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“VIA MICAELICA”: QUANTE NE SONO ESISTITE ? CHI CI CAPISCE E’ BRAVO.

settembre 30, 2016

 Le fonti bibliografiche e gli antichi itinerari tramandano che fin dall’epoca longobarda (VII secolo) la città di Benevento, capitale dell’omonimo ducato, era collegata con il santuario di Monte Sant’Angelo da un percorso denominato Via Sacra Langobardorum o via Micaelica o via dell’Angelo.

Oggi c’è la < smania > della novità che sta creando solo CONFUSIONE, disorientando lo studioso o il curioso.

Hanno deciso che NON esiste UNA Via Sacra Langobardorum o via Micaelica o via dell’Angelo, ma più itinerari con gli stessi nomi.

Giudicate voi.

Nel sito www.retecamminifrancigeni.eu/index.php, è scritto:

CAMMINO DELL’ARCANGELO (Via Micaelica da Benevento).  Sull’asse viario della Via Appia Traiana, a Benevento, si innesta un suggestivo cammino, detto CAMMINO dell’Arcangelo,   convergente al Santuario di San Michele nel Gargano, meta antichissima di pellegrinaggi da tutta l’Europa cristiana longobarda e germanica.

L’ultimo tratto, che coincide con la Via Micaelica  da Roma, è detto anche Via Sacra Langobardorum: un antico cammino, erede di ancora più antichi tratturi, che, staccandosi dalla via Appia Traiana all’altezza di Troia, permetteva di raggiungere, attraverso gli attuali S. Severo, Stignano, S. Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, il santuario di San Michele, al culmine del Gargano.

Concorda con quanto letto, la pubblicazione: La via Francigena della Capitanata. […] (2008), a cura di Vecchione, Pazienza, Russo, Infante, Longo, del Giudice e Guglielmi che hanno pubblicato l’itinerario percorso da Bernardo il Saggio nell’anno 870 .

Il percorso rosso corrisponde alla Via Sacra Langobardorum o la via Micaelica o la via dell’Angelo.

 

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L’ itinerario percorso dal Bernardo il Saggio nell’anno 870.

Il suddetto percorso dovrebbe corrispondere, nell’ultimo tratto, alla descrizione (da Benevento a Monte Sant’Angelo), dell’itinerario disegnato nella sottostante cartina (linea gialla): dal sito

www.angolohermes.com/Approfondimenti/San_Michele/Micaelica.html., così descritto: Tranche 3: da Roma a Monte Sant’Angelo. Roma – Castelgandolfo – Nemi – Velletri – Giulianello – Cori – Sermoneta – Sezze – Fossanova – Terracina – Fondi – Sperlonga – Sessa Aurunca – Francolise – Sant’Angelo in Formis (Capua) – Casertavecchia – Sant’Agata de’ Goti – Foglianise – Benevento – Buonalbergo – Aequum Tuticum – Troia – Lucera – San Severo – Santuario di Stignano – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo.

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Dal sito L’ Angolo di hermes: L’itinerario (giallo)  S. Angelo in Formis-Benevento- Monte Sant’Angelo.

Oggi vengono proposti nuovi e diversi percorsi denominati via Micaelica che, identificando non UNO, ma 4 (quattro) itinerari per raggiungere Monte Sant’Angelo, escludono la città di Benevento ed altre storiche località .

Il sito PELLEGRINANDO documenta l’esistenza di più itinerari proposti da autori diversi, denominati via Micaelica.

giallo: itinerario Seracchioli – blu: itinerario D’Atti/Cinti – rosso: itinerario Iubilantes mattone: itinerario ministeriale.

giallo: itinerario Serracchioli blu: itinerario D’Atti/Cintirosso: itinerario Iubilantesmarrone: itinerario ministeriale.

Si legge (il grassetto è d. r.): L’ itinerario odierno non è ancora definito in modo univoco.  Non è ancora stata apposta la segnaletica orizzontale e verticale. Esistono luoghi di accoglienza povera prevalentemente in strutture religiose e luoghi di sosta in strutture private turistiche.

C’è un percorso “ufficiale” tracciato su iniziativa del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo, al quale hanno aderito le Regioni Lazio, Puglia, Molise e Campania: http://www.viefrancigenedelsud.it/it/. Sono scaricabili dal sito le tracce GPS ed è consultabile una mappa interattiva nella quale sono visualizzabili i percorsi, le strutture di accoglienza pellegrina e turistica.

Segue la descrizione dell’itinerario D’Atti/Cinti (blu): nella loro guida (vedi sotto) propongono un itinerario che differisce dal precedente nel tratto laziale e campano riunendosi con quello a Benevento e proseguendo sostanzialmente coincidente sino a Brindisi.   Da qui il cammino prosegue fino a Santa Maria di Leuca.

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Itinerario (rosso) D’Atti/Cinti

E’ l’UNICO, tra quelli che stiamo esaminando, che corrisponde alla descrizione tramandate dalle fonti bibliografiche e dai primi pellegrini, ossia l’antico ed originario percorso:

Benevento-Casalbore-Troia-Siponto-MonteSant’Angelo: Via Sacra Langobardorum o Via micaelica o via dell’Angelo.

L’itinerario di Angela Serracchioli, nella sua guida (vedi sotto) propone un itinerario francescano/micaelico che inizia a Poggio Bustone, termine del Cammino di Francesco per raggiungere Monte Sant’Angelo.   Questo percorso si snoda più a nord rispetto agli altri, partendo dal Lazio, attraversando Abruzzo, Molise e terminando in Puglia, sul Gargano.

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Itinerario (giallorosso) Serracchioli. (ripr.ne deformata)

In territorio Molisano l’itinerario della Serracchioli attraversa le località: Carovilli, Carpinone, Sant’Angelo in Grotte, Sant’Elena Sannita, Ripalimosani, Toro e Pietracatella.

Ignoro, fatta eccezione di Sant’Angelo in Grotte, se nelle altre località sia presente una antica testimonianza della devozione a San Michele; è certo che sono state trascurate altri centri del Molise in cui esistono strutture medievali dedicate all’Arcangelo.

Segue l’itinerario, così descritto: L’associazione “Iubilantes“ di Como ha realizzato nel 2002 un pellegrinaggio da Roma a Monte Sant’Angelo. L’itinerario ha seguito quello di Nikulas sino a Cassino. Di qui, anziché seguire a sud per il Matese e l’Irpinia, è salito nel Sannio, raggiungendo Lucera, San Severo, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo.

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Itinerario (rosso) Iubilantes.

L’itinerario, correttamente, segue l’ originario, antico e tradizionale percorso seguito da Nikulas da Roma a Benevento per la via Latina/Casilina fino a Cassino: perché DOPO è salito nel Sannio, raggiungendo Lucera, San Severo, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo ?

Più che del Sannio, si tratta del territorio della regione Molise pertinente ai Sanniti PENTRI che MAI è stato attraversato né dalla via Francigena (vedi articolo VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.), né dalla Via micaelica.

Inoltre, come accade per l’itinerario Serracchioli, l’itinerario Iubilantes nel territorio molisano ha trascurato località in cui ancora esistono strutture medievali che testimoniano il culto per San Michele: la cartina evidenzia unicamente Venafro, Montaquila, Bojano, Vinchiaturo, Ferrazzano, Riccia e Campodipietra; soprattutto l’itinerario molisano non corrisponde alla Via micaelica descritta dalle fonti bibliografiche e dai primi pellegrini.

Il sito Pellegrinado.it, prosegue nella descrizione (rosso e grasseto sono è d.r.): Anacleto, Mario, Rinaldo hanno percorso la Via Micaelica, sperimentando alcuni percorsi, verificandoli, proponendo variantiQuesta è la descrizione del loro cammino, proposto a chi voglia ripercorrerlo e segnale miglioramenti e precisazioni al tracciato.

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Itinerario Anacleto, Mario, Rinaldo.

Riassumendo, le tappe dell’ itinerario sono: Roma – Albano Laziale – Artena – Anagni – Alatri – Isola Liri – Atina – Colli al Volturno Santuario dell’Addolorata di Pastena VinchiaturoJelsi – San Marco La Catola – San Severo – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo – Siponto.(I centri in grassetto rosso sono in territorio molisano).

  è una via Micaelica perché la meta è Monte Sant’Angelo, ma non corrisponde alla tradizionale ed originale via Micaelica che non attraversava il territorio della regione Molise e che esclude alcune località legate al culto di San Michele fin dal medioevo.

Dopo quest’ampia panoramica: quale è il percorso, il tracciato dell’antica ed originale via micaelica ?

Oreste Gentile.

 

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L’ UNIONE EUROPEA E LA “VIA MICAELICA”.

settembre 29, 2016

Con la ricorrenza nel giorno 29 settembre in cui la chiesa celebra San Michele Arcangelo, insieme a Gabriele e Raffaele, esaminiamo le viae più importanti che hanno sempre permesso di raggiunge Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia.

(Giovanni 1,45-51): […]. Natanaele esclamò; “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”.

Parafrasando l’esclamazione di Natanaele noi possiamo dire: Dall’Unione Europea può mai venire qualcosa di buono ?

Con i tanti problemi economici – finanziari e politici ancora da risolvere, L’UE non trova di meglio che emanare direttive su: la lunghezza delle banane, il diametro delle albicocche, un baccello non deve avere meno di 3 piselli, la curvatura dei cetrioli, il diametro “giusto” delle vongole, i decibel dei tosaerba per limitare l’inquinamento acustico.

Di recente, L’Ue ci impone il formaggio senza latte […]. In parole povere Bruxelles decide che per adeguarci alle schifezze in uso negli altri Paesi europei dobbiamo permettere anche noi la produzione del formaggio «zero latte». E per raggiungere questo bel risultato la Commissione Ue si è presa il disturbo e la fatica di mandarci una lettera ufficiale di messa in mora per infrazione. Non è così che si aumenta il prestigio e la legittimità delle istituzioni europee. Del resto Bruxelles ha già dato via libera al cioccolato senza cacao, al vino senza uva e alla carne annacquata.

Poteva mancare “una premurosa attenzione” dell’UE per la nostra cultura ?

Dal momento che l’Unione Europea ha iniziato a finanziare, come scrive il sito http://www.politichepiemonte.it/site/index, Il progetto Per Viam. Pilgrims’ Routes in Action, finanziato dall’Unione Europea, vede collaborare partner europei coinvolti nella valorizzazione degli itinerari di pellegrinaggio certificati dal Consiglio d’Europa al fine di migliorare la comunicazione, la visibilità e la fruibilità della Via Francigena e degli altri itinerari storici di pellegrinaggio quali il Cammino di Santiago di Compostela, quello di San Michele, la via di Sant’Olav, l’itinerario di San Martino di Tours, attraverso il coinvolgimento di dieci Paesi Europei ed il rafforzamento politico-istituzionale lungo l’asse Nord-Sud del Mediterraneo, sono nati, come i funghi dopo la pioggia ed il calore del sole, “nuovi ed ineditiitinerari di pellegrinaggio (?) che stravolgono quanto hanno tramandato le antiche fonti bibliografiche sui principali “itinerari” seguiti dai primi, veri pellegrini da non confondere con i moderni < camminatori >.

Oggi va molto di moda il cosiddetto “Pellegrinaggio (definito dal dizionario Sabatini Coletti: Viaggio verso un luogo sacro, fatto per devozione, penitenza, preghiera) culturale e religioso” che dovrebbe (sottolineo dovrebbe), seguire gli antichi itinerari per raggiungere le 3 mete principali: Gerusalemme, Roma, Monte Sant’Angelo Santiago de Compostella.

Per i pellegrini provenienti dal nord dell’Europa, d’obbligo era il passaggio e la sosta nella città di Roma, tanto che le vie per raggiungerla vennero denominate Romee ed una di esse, la via Francigena (vedi figura), soprattutto in epoca Longobarda, divenne la più importante per il collegamento con la città di Pavia, capitale del regno longobardo.

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dal sito L’Angolo di Hermes: La via Francigena.

Hanno scritto: L’Europa in cammino. Non esiste una sola via Francigena: vi sono bensì numerose vie di pellegrinaggio che portano questo nome, tracciate nel corso dei secoli dai popoli in movimento attraverso l’Europa. (vedi nel sito l’articolo VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.)

Allo stesso modo, con i finanziamenti (o direttive ?) dell’Unione Europea, la Storia dell’antica via per il Monte Sant’Angelo è stata stravolta: non esiste più UNA via micaelica, ma TANTE vie micaeliche.

In principio fu la Via Sacra Langobardorum.

Scrive Dalena (grassetto anche precedente è del redattore): Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo I (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano tramite il diverticolo “Troia-Siponto-Monte-Sant’Angelo”, denominato Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo.[…].

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Via Sacra Langobardorum o Via dell’Angelo o Via Peregrinorum o Via Micaelica: Benevento (BN)-Troia (TR)-Siponto (SI)-Monte Sant’Angelo (S. M.). Vedi anche Itinerario di Bernardo.

Tra VII e VIII secolo è ricordato ancora il passaggio di alcuni pellegrini settentrionali per le strade maestre del Ducato (di Benevento, n.d.r. ) diretti in Terrasanta, come l’abate Thomas di Farfa all’inizio dell’VIII secolo, al ritorno, e San Magdalveo nel 757 che avrebbero seguito lo stesso itinerario compiuto dal monaco Bernardo tra l’867 e l’870. […].

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da  LA VIA FRANCIGENA NELLA CAPITANATA, autori vari: l’ Itinerario di Bernardo. (rosso-nero). La Via Sacra Langobardorum (rossa).

Lo stesso itinerario francigeno si inserisce, e non solo simbolicamente, dentro un altro grande itinerario di fede e devozione, denominato “Via dell’Angelo”, che collegava Mont-Saint-Michel (Normandia) al santuario micaelico del Gargano attraverso l’abbazia di San Michele della Chiusa in Val di Susa, fondata verso la fine del X secolo da pellegrini francesi diretti al santuario garganico.

Un’altra testimonianza di Dalena: Il monaco islandese Nikulas Saemundarson, abate del monastero benedettino di Thingeyrar, durante il viaggio a Gerusalemme effettuato tra il 1151 e il 1154 che Da Benevento il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana/Francigena sino a Troia, da dove un diverticolo denominato ‘via Peregrinorum’, forse da identificarsi con l’antica via sacra Langobardorum, conduce a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario prosegue verso Bari, per una sosta al santuario nicolaiano, e verso il porto di Brindisi lungo la direttrice adriatica attraverso le città costiere di Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo.

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Da la VIA FRANCIGENA NELLA CAPITANA, autori vari: L’ Itinerario di Nikulas Saemundarson (rosso-nero). Via Sacra Langobardorum (rossa).

Scrive Giuseppe Piemontese (sottolinea e grassetto il redattore), probabilmente dopo l’iniziativa (o direttiva) della Unione Europea: Recentemente, tuttavia, attraverso alcune pubblicazioni (Corsi, Infante, Bertelli) riguardanti i percorsi su cui sono sorti gli insediamenti micaelici in Italia, si tenta di sottovalutare o negare del tutto l’importanza della Via Sacra Langobardorum, confutandone il significato e la stessa esistenza.

Il tutto a vantaggio di una generalizzazione degli itinerari micaelici, sorti lungo la Via Francigena. Noi invece, siano convinti che fu propria la presenza dei Longobardi nell’Italia meridionale a dare origine alla Via Sacra Langobardorum, che era ben differente dal percorso canonico della Via Francigena o Via Francesca. Con i Longobardi, infatti,  si ebbe un grande sviluppo del pellegrinaggio micaelico da Benevento al Gargano, tanto da creare una vera e propria “strata peregrinorum“, che prenderà, in seguito, la denominazione di Via Sacra Langobardorum.

E tale noi la chiameremo, in quanto la presenza  qualificante e determinate dei Longobardi nell’Italia centro-meridionale, ha determinato la nascita di una vera e propria civiltà e cultura legata al culto micaelico, civiltà che sopravvivrà anche dopo la scomparsa della Longobardia Maior, ad opera di Carlo Magno (742-814), mentre essa continuerà nella Longobardia Minor, fino all’XI secolo, con al centro la città di Benevento, da cui parte e si sviluppa la Via Sacra Langobardorum.

Del resto di una “strata peregrinorumlongobarda,  si parla già al tempo della regina Ansa, moglie di Desiderio (756-774), la quale aveva dato disposizione affinché i pellegrini diretti al santuario di San Michele sul Gargano avessero la massima protezione da parte delle autorità. Ciò lo si ricava dall’Epitaphium Ansae reginae, riportato dallo storico longobardo Paolo Diacono nella sua opera Historia langobardorum.

Inoltre lo stesso percorso, che va da Benevento verso il Gargano, attraversando i territori di San Severo, la valle di Stignano, la gola del torrente Jana presso San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, lo troviamo, quale strada di pellegrinaggio micaelico, in un documento dell’849, intitolato Redelgisi et Siginulfi Divisio Ducatus Beneventani, in cui, in seguito alla divisione del ducato di Salerno dal principato di Benevento, si fa esplicito riferimento al pellegrinaggio che si era sviluppato verso il santuario garganico.

Con tale accordo i beneventani si impegnavano a consentire ai salernitani l’attraversamento indisturbato dei propri territori per poter raggiungere il santuario garganico. In seguito abbiamo diversi altri  documenti che attestano l’esistenza di una via sacra verso il santuario garganico (sacra perché nel santuario micaelico vi era la prerogativa dell’indulgenza plenaria).[…].

In tutti gli altri casi, come abbiamo visto, il pellegrinaggio diretto verso il santuario di San Michele si chiamava Via Francesca e nella dizione popolare Via Sacra Langobardorum.

Via Francigena del sud è una qualifica, quindi, indistinta e generalizzante, che comprendeva l’intero percorso viario del pellegrinaggio cristiano dalla Francia fino a Roma. Mentre quello più specifico riguardante Benevento e il Gargano, sia lungo la direttiva della Litoranea che quella dell’Appia-Traiana,  poteva essere chiamata, come lo intendiamo noi, come Via Francesca o più propriamente Via Sacra Langobardorum, che costituiva un itinerario specifico riguardante l’Italia meridionale, con riferimento esclusivo al santuario micaelico.

A tale proposito, ricorda Piemontesi, così scrive G. Otranto: “Tra le tante strade secondarie che facevano corona alla Traiana, assunse particolarmente importanza la cosiddetta Via Sacra Langobardorum, denominazione che non ha riscontro in epoca medievale, ma viene abitualmente usata dagli studiosi moderni per indicare la via che penetrava nel Gargano da sud-ovest e che era percorsa principalmente dai Longobardi di Benevento per raggiungere la grotta dell’angelo di cui erano particolarmente devoti: per questo fu definita sacra. Nel tratto terminale, passava per l’antica Ergitium, nelle vicinanze di San Severo, attraversava la valle di Stignano, raggiungendo l’attuale convento di San Matteo a San Marco in Lamis, per poi proseguire verso San Giovanni Rotondo, da dove, attraverso la valle di Carbonara, convogliava i pellegrini, che confluivano da tanti  diverticula laterali, verso al grotta-santuario”.

Evidentemente l’assunzione del culto micaelico da parte dei Longobardi venne ad incidere positivamente sullo sviluppo sociale e culturale delle popolazioni meridionali, ampliando e intensificando la rete viaria fra Benevento e il Gargano, attraverso la nascita di quella che sarà per antonomasia chiamata la Via Sacra Langobardorum, che costituirà una delle costanti principali di tutto il pellegrinaggio medievale e che diventerà una delle vie principali nel contesto storico-geografico fra Oriente ed Occidente.

Scrive il sito Iubilantes.it (sottolinea e grassetto del redattore): Via Micaelica italiana e europea. La Via Micaelica: importanza di un itinerario europeo. Destinazione: il monte dell’Angelo. […]. Il nostro percorso per Monte S. Angelo vuole essere, nelle nostre intenzioni, non solo un tratto dell’antichissima Via Sacra Longobardorum ma anche la via italiana verso la Terrasanta. Come la Via Francigena, riconosciuta nel 1994, e il Cammino di Santiago, riconosciuto negli anni ’80, anche il Cammino verso il Monte dell’Angelo dovrebbe essere riconosciuto dal Consiglio d’Europa come Itinerario Culturale Europeo [riconoscimento ottenuto nel 2007, N.d.R.].

Fa riflettere il fatto, non certo casuale, che un percorso più ampio sulle tracce dei Monti dell’Angelo porta inevitabilmente ad una dimensione transeuropea e agli avamposti più cruciali della cristianità: a Mont St. Michel in Normandia, avamposto verso il nord; alla Sacra di San Michele, avamposto nelle Alpi; e infine, appunto, a Monte S. Angelo, avamposto verso l’oriente. Le grandi rotte di pellegrinaggio hanno fatto la comune civiltà europea. E certamente la Via MICAELICA è stata una di queste. A questo dovremmo lavorare. Bisogna riportare la gente a riscoprire le più antiche tradizioni, e a farlo camminando sulle antiche strade che hanno fatto l’Europa: questo è l’obiettivo concreto al quale ci piace lavorare.” […].

Il cammino  “verso il monte dell’Angelo”, o Via Micaelica, è un percorso storico fondamentale per la storia italiana ed europea.

Dall’VIII al XIII secolo, dai tempi longobardi  e per tutta la Pax normanna l’itinerario terrestre attraverso l’Italia in direzione Gerusalemme è stato quello che portava ai porti della Puglia. L’itinerario si snodava principalmente lungo l’asse viario Appia, Casilina (Casamari – Montecassino), Appia Traiana, Via Sacra Langobardorum (San Severo- Monte Sant’Angelo).

Quello, appunto, ripercorso dal pellegrinaggio Iubilantes.

Nulla da eccepire dopo questa dettagliata e documentata premessa, ma l’itinerario che esamineremo, proposto da Iubilantes, stravolge il percorso dell’antico itineraro su descritto con dovizia di particolari.

L’ itinerario Iubilantes disegnato (rosso) nella cartina inizia da Roma, prosegue lungo la via Casilina (Casamari-Montecassino), poi devia, abbandonando la tradizionale via Appia Traiana e la Via Sacra Langobardorum, citate nella descrizione, verso la città di Venafro e proseguire nel territorio interno della regione Molise.

L’itinerario Iubilantes (linea rossa): prima di Mignano Monte Lungo, devia per Venafro e prosegue nel territorio della regione Molise fino a Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Barletta.

L’ itinerario Iubilantes (linea rossa): prima di Mignano Monte Lungo, devia per Venafro e prosegue nel territorio della regione Molise fino a Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Barletta.

L’itinerario proposto da IubilantesLa “Via Micaelica” può diventare, merita di diventare, un itinerario dello spirito e della cultura da riproporre alla comunità mondiale. Come per il Cammino di Santiago, percorso da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo; come  per la Via Francigena, nella cui valorizzazione l’Associazione Iubilantes è da tempo fortemente impegnata, così dovrebbe essere per questo straordinario percorso, che può essere definito – e lo è davvero in numerosi antichissimi documenti – la “via Francigena” del Sud, la via italiana verso la Terrasanta.

Lo testimoniano numerosi itinerari, a partire dall’Itinerarium Bernardi monaci franci (870) che fondò Mont St. Michel recando con sé “reliquie” dal santuario garganico; autorevole e celebre l’itinerario di Nikulas de Munkathvera, abate islandese (1154) che, dopo essere giunto a Roma percorrendo la Francigena, si imbarca in Puglia dopo avere seguito il consueto itinerario Appia – Casilina – Monte S. Angelo. Lo testimonia l’esperienza dello stesso San Francesco, anch’egli pellegrino al Santuario garganico di San Michele nel suo percorso missionario verso la Terrasanta.

Purtroppo le testimonianze di Berardi monaci e Nikulas de Munkathvera, giustamente invocate da Iubilantes, non corrispondono all’itinerario che essi propongono attraverso il territorio interno della regione Molise.

LA “VIA FRANCIGENA DELLA CAPITANATA” STUDIO PER UN PROGETTO DI VALORIZZAZIONE TURISTICA ED ECONOMICA DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI FOGGIA Vincenzo Vecchione, Pasquale Pazienza, Massimo Russo, Renzo Infante, Luigi Longo, Michele Del Giudice e Raffaele Guglielmi. Quaderno n. 14/2008, permette di ristabilire la verità sugli antichi itinerari che dalla città di Roma raggiungevano Monte Sant’Angelo ed i porti della Puglia.

L’ Itinerarium Bernardi monaci franci dell’anno 870, citato da Iubilantes ed illustrato in precedenza, è stato pubblicato dal su citato Studio:

2. ITINERARIO DEI LUOGHI SANTI DI BERNARDO IL SAGGIO (870)

2. ITINERARIO (linea nera) DEI LUOGHI SANTI DI BERNARDO IL SAGGIO (870).

Bernardo intraprende il viaggio da Roma e anche se non menziona tutte le tappe del viaggio, sembra probabile che egli segua la via Traiana fino a Troia, da dove si dirama l’antica strada per raggiungere il porto di Siponto, e di lì affronti la salita sino al santuario micaelico. […].

Studio che ha pubblicato anche l’itinerario di Nikulas de Munkathvera citato  da Iubilantes: autorevole e celebre l’itinerario di Nikulas de Munkathvera, abate islandese (1154) che, dopo essere giunto a Roma percorrendo la Francigena, si imbarca in Puglia dopo avere seguito il consueto itinerario Appia – Casilina – Monte S. Angelo. Lo testimonia l’esperienza dello stesso San Francesco, anch’egli pellegrino al Santuario garganico di San Michele nel suo percorso missionario verso la Terrasanta.  La descrizione e la figura allegata smentiscono il passaggio per il territorio interno della regione Molise.

3. L’ITINERARIO DI PELLEGRINAGGIO AI LUOGHI SANTI DI NIKULAS DI MUNKATHVERA, ABATE ISLANDESE (1151-1154).

3. L’ITINERARIO (linea nera) DI PELLEGRINAGGIO AI LUOGHI SANTI DI NIKULAS DI MUNKATHVERA, ABATE ISLANDESE (1151-1154).

Dopo quanto esaminato, un cultore di Storia resta davvero confuso.

Il sito L’Angolo di hermes, ne I segreti di San Michele. La via Micaelica, descrive la Trache 3: da Roma a Monte Sant’Angelo: Sermoneta–Sezze–Fossanova–Terracina– Fondi–Sperlonga-Sessa Aurunca–Francolise–de’ Goti–Foglianise–Benevento– Buonalbergo-Aequum Tuticum–Troia–Lucera-San Severo-Monte Sant’Angelo, non fa altro che ricordare il percorso della via Appia (con una deviazione per Foglianise) e della Via Sacra Langobardorum o via Micaelica da Benevento a Monte Sant’Angelo.

Consultando il sito Pellegrinando|Francigena del Sud e Via Micaelica http://www.pellegrinando.it › Cammini in Italia e in Europa, abbiamo la testimonianza di ciò che sta accadendo da quando l’ Unione Europea ha iniziato il finanziamento, il recupero e la valorizzazione delle antiche viae percorse dai pellegrini dalla città di Roma a Monte Sant’Angelo ed ai porti della Puglia.

Hanno scritto (grassetto del redattore) giustamente: Viene chiamata Via Micaelica, o Via dell’Angelo, se la si considera la Via che collega Roma con Monte S. Angelo, ove si trova l’antichissimo santuario ipogeo di San Michele. Sempre più spesso, anche se impropriamente, viene chiamata “Francigena del Sud” se la si considera l’ideale prosecuzione della via che collega il nord Europa con Roma.  Il suo tracciato segue l’itinerario della romana Via Latina (detta più comunemente Casilina) o della Via Appia fino a Capua e lungo la Via Appia Traiana.

Tra il 1151 ed il 1154 Nikulas di Munkathvera, abate islandese del monastero di Thingor, si recò in pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme e scrisse un diario accurato nel quale descrisse itinerari, varianti di percorso, luoghi visitati. Oltrepassata Roma l’abate scelse la Via Latina in quanto la Via Appia nel tempo si era andata impaludando nell’area Pontina; passò da Frascati, Ferentino, Ceprano, Aquino, Capua, Montecassino, Benevento, Siponto, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Bari. Un’altra descrizione di questo percorso è stata lasciata dal re francese Filippo Augusto che, tornando alla fine del secolo XII dalla terza crociata, sbarcò ad Otranto, seguì la costa pugliese percorrendo poi la via Appia Traiana e la Via Latina, in un percorso coincidente in sostanza con quello di Nikulas.

Questa direttrice di viaggio ha garantito, fin dall’epoca romana, un collegamento tra il mediterraneo orientale e Roma. Le navi potevano attraccare ad Otranto, Brindisi, Bari, Siponto. Le vie consolari, nonostante l’abbandono seguito alla decadenza e poi alla caduta dell’impero romano, che ne garantiva la continua manutenzione, conducevano a Roma e, attraverso la Via Francigena, all’Italia e all’Europa del nord. Questa direttrice fu quindi utilizzata per scopi commerciali, civili, bellici oltre che come via di pellegrinaggio.

Anche su questa Via erano presenti luoghi di ospitalità e protezione dei viandanti e dei pellegrini. Diversi ordini cavallereschi e congregazioni ospitaliere assicuravano questo servizio, stimolati a questo dallo slancio religioso costituito dalle sette Crociate che, fra l’XI ed il XIII secolo, fecero transitare nell’Italia del sud eserciti, volontari, pellegrini, uomini di chiesa. La necessità di provvedere anche al sostentamento di queste persone spinsero questi ordini religiosi e cavallereschi ad intraprendere attività agricole e commerciali.

I principali ordini cavallereschi su questa via erano i Templari, i Cavalieri Teutonici, gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme. Le principali congregazioni ospedaliere erano l’Ordine di Santo Spirito, i Cruciferi, e Betlemiti.

A questa dettagliata descrizione seguono i disegni di alcuni itinerari (vedi cartina in basso), ma alcuni di essi NULLA hanno a che fare con i percorsi  precedentemente descritti ed utilizzati ab antiquo dai pellegrini ricchi o poveri, dai commercianti, dai vari ordini cavallereschi, dai papi, dai re e dagli imperatori. (per saperne di più vedi articolo Chi ci capisce è bravo.)

giallo: itinerario Seracchioli – blu: itinerario D’Atti/Cinti – rosso: itinerario Iubilantes mattone: itinerario ministeriale.

Itinerari pubblicati da Iubilantes: giallo: itinerario Seracchioli – blu: itinerario D’Atti/Cinti – rosso: itinerario Iubilantes mattone: itinerario ministeriale.

L’itinerario dell’antica via Micaelica tramandato dalla Storia, percorso e descritto nei minimi dettagli dagli antichi pellegrini nobili e plebei è sopravvissuto a tutte le epoche ed alle vicende che hanno interessato l’Italia centro-meridionale, quale è lo scopo di proporre delle varianti a quanto è stato già sperimentato, verificato e proposto ab antiquo ?

Da Roma, centro della cristianità, dapprima con la via Appia e successivamente con la via Latina o via Casilina, i pellegrini avevano al possibilità di visitare e sostare presso le abbazie di Casamari, di Montecassino ed altre meno importanti, fino a raggiungere la città di Benevento, capoluogo del ducato longobardo, per visitare la famosa basilica di Santa Sofia, le tombe dell’apostolo Bartolomeo, di san Barbato e venerare le reliquie di altri Santi.

Da Benevento la via Sacra langobardorum o via Micaelica o via dell’Angelo permetteva un rapido ed agevole percorso per raggiungere Monte Sant’Angelo: 3 denominazioni diverse , ma hanno sempre identificato un unico antico ed originale percorso.

La smania del nuovo, stravolgendo la Storia: hanno creato dei nuovi itinerari denominandoli “via micaelica” che nulla hanno a che fare con il percorso dei primi pellegrini il cui unico scopo era la visita e la sosta in luoghi ritenuti “santi”.

Oreste Gentile

 

 

Oreste Gentile.

I “SANNITI” REALIZZAVANO. I “POLITICI” PROMETTONO ! I TRATTURI (IERI) E LE STRADE STATALI (OGGI). SI STAVA MEGLIO, QUANDO SI STAVA PEGGIO !

settembre 15, 2016

Tanti incontri, tante chiacchiere, tante promesse e, soprattutto, quanto tempo perso !

Non sanno più cosa inventarsi per la crescita economica e sociale delle nostre Regioni; ora è la volta della costruzione di nuove strade per migliorare il movimento di uomini e di mezzi.

Hanno impiegato circa 30 anni per realizzare 2 S. S. dette “fondovalli” : La Bifernina (S. S. 647, in figura n. 1) da Bojano (CB) a Termoli (CB) e la Trignina (S. S. 650, in figura n. 2) da Isernia a S. Salvo (CH), per migliorare i collegamenti tra la costa adriatica e l’entroterra (Molise, Abruzzo, Lazio e Campania).

Intorno agli anni ’70 iniziarono i lavori della “fondovalleSangritana (S. S. 652, in figura n. 3) che collega Fossacesia (CH) a Castel di Sangro (AQ), non ancora ultimati nell’anno 2016.

Oltre alla S. S. Adriatica che corre lungo la costa adriatica e la “A 14”, autostrada adriatica, le altre S. S. presenti in Abruzzo e Molise sono: la S. S. 17 “Appulo Sannitica” (in figura S.S. 17, linea gialla) che si origina presso Antrodoco (RI) e giunge a Foggia, seguendo a grandi linee il tracciato del tratturo Pescasseroli-Candela (in figura linea verde); è disegnata nella Tabula Peutingeriana (in figura linea gialla) del III sec. d. C, come via consolare Minucia da Corfinio (AQ) a Brindisi.

La S. S. 87 “Sannitica” (in figura linea gialla) da Napoli a Termoli (CB), nel tratto molisano segue il tracciato del tratturello Matese-Cortile- Centocelle ed è presente nella Tabula Peutingeriana con il tracciato Bobiano/Bojano-ad canales/Baranello-ad pyr-Campolieto-geronium/Gerione/Casacalenda (vedi figura).

La S. S. 6 dir. (in figura linea azzurra) da San Pietro in Fine (CE) a Venafro (IS) e la S. S. 85 da Venafro ad Isernia. Disegnata anche nella Tabula Peutingeriana.

La S. S. 158 della “Valle del Volturno” (in figura linea senape) dal bivio di Roccaravindola (IS) (o bivio Monteroduni) ad Alfedena (AQ)-Castel di Sangro (AQ), disegnata nella Tabula Peutingeriana per un breve tratto che si origina da ad Rotas (Monteroduni) e si ferma all’Appennino.

La S. S. 86 “Istonia” dal bivio di Fòrli del Sannio (Is), presso S. S. 17, prosegue per Agnone (IS) e giunge a Vasto (CH).

Queste sono le strade più importanti che interessano il territorio del Molise ed una parte del territorio dell’Abruzzo.

I loro tracciati risalgono alla preistoria quando gli animali, migrando al cambiamento di stagione dagli altopiani abruzzesi e molisani alla vasta pianura dauna, tracciarono diversi itinerari: i tratturi.

1. Tratturo Pescasseroli- Candela. 2. Tratturo Castelo di Sangro-Lucera. 3. Tratturello del Matese-Cortile-Centocelle. 4. Tratturo Celano-Foggia. A. Sprondasino-Castel del Giudice. B. Ateleta-Biferno. 5. Centurelle-Montesecco. 6. L’Aquila-Foggia.

1. Tratturo Pescasseroli- Candela. 2. Tratturo Castelo di Sangro-Lucera. 3. Tratturello del Matese-Cortile-Centocelle. 4. Tratturo Celano-Foggia. A. Sprondasino-Castel del Giudice. B. Ateleta-Biferno. 5. Centurelle-Montesecco. 6. L’Aquila-Foggia.

Nelle epoche storiche, alcuni dei percorsi tratturali furono utilizzati dai Romani per costruire importanti vie consolari ancora in uso nelle epoche successive e fino all’epoca moderna quando, con le opportune modifiche, divennero le Strade Statali. La più antica rappresentazione di alcune di esse è documentata dalla Tabula Peutingeriana del III secolo d. C..

Tabula Peutingeriana (III sec.): in evidenza (linea gialla) le strade i cui tracciati sono stati utilizzati dalle moderne Strade Statali riportate nella soprastante figura. [da sinistra verso destra: VE = Venafro. Punto nero = ad Rotas (Monteroduni). C. S. = Castel di Sangro. IS = Isernia. Punto rosso = Cluturno (Santa Maria del Molise). BO = Bojano. Punto nero = Hercul Rani (Campochiaro). Punto nero = Sepinum (Sepino)]. [da BO = Bojano in alto verso sinistra: punto nero = ad Canales (Baranello). Segue punti neri = ad Pyr (Campolieto) e Geronum (Casacalenda).

Tabula Peutingeriana (III sec.): in evidenza (linea gialla) le strade i cui tracciati sono stati utilizzati dalle moderne Strade Statali riportate nella soprastante figura. [da sinistra verso destra: VE = Venafro. Punto nero = ad Rotas (Monteroduni). C. S. = Castel di Sangro. IS = Isernia. Punto rosso = Cluturno (Santa Maria del Molise). BO = Bojano. Punto nero = Hercul Rani (Campochiaro). Punto nero = Sepinum (Sepino)]. [da BO = Bojano in alto verso sinistra: punto nero = ad Canales (Baranello). Segue punti neri = ad Pyr (Campolieto) e Geronum (Casacalenda).

Lo stato attuale delle principali vie di comunicazione tra l’Abruzzo ed il Molise (figura).

Stato attuale: 1. S.S. 647 “Bifernina” Bojano-Termoli. 2. S. S. “Trignina” S. Salvo-Isernia. 3. S. S. “Sangritana” Fossaceca-Castel di Sangro. 4. Fondo valle Verrino: “Trignina” - Agnone. 5. “Fresilia”: Bifernina - Frosolone. T. (verde) tracciato tratturo. P. (giallo) via nella Tabula Peutingeriana. S. S. 17 e 87 (strade statali odierne). S. S. 156 (strada statale Volturno). C. S. Castel di Sangro. IS Isernia. VE Venafro. BO Bojano. 4. (azzurro) S.S. Venafrana.

Stato attuale: 1. S.S. 647 “Bifernina” Bojano-Termoli. 2. S. S. “Trignina” S. Salvo-Isernia. 3. S. S. “Sangritana” Fossaceca-Castel di Sangro. 4. Fondo valle Verrino: “Trignina” – Agnone. 5. “Fresilia”: Bifernina – Frosolone. T. (verde) tracciato tratturo. P. (giallo) via nella Tabula Peutingeriana. S. S. 17 e 87 (strade statali odierne). S. S. 156 (strada statale Volturno). C. S. Castel di Sangro. IS Isernia. VE Venafro. BO Bojano. 4. (azzurro) S.S. Venafrana.

La S. S. “Sangritana”, Fossacesia – Castel di Sangro, iniziata all’incirca nel 1970 non è ultimata, ma in più di un incontro a scadenze pluriennali, si è discusso di una nuova strada definita “transcollinare” o “dorsale appennica”, il cui tracciato (nella cartina tratteggio bianco) dovrebbe essere parallelo alla S. S. 17 (linea gialla), ma più a nord-est verso la costa adriatica, utile per collegare le 3fondovalli” (nella figura: la 1. la 2. e la 3. ancora da completare).

collinareLa nuova strada denominata “transcollinare” o “dorsale appenninica”, è considerata un opera di primaria importanza tant’è che se ne discute da più anni.

Cronologicamente, si ricorda che nel dicembre 2009 il sito www.mynews.it/sotto-costa pubblicava: Oggi, nella sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, i rappresentanti delle Regioni Marche, Abruzzo e Molise e delle Province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti e Campobasso hanno firmato il Protocollo d’intesa che costituisce il primo concreto passo verso la realizzazione della Dorsale Marche – Abruzzo – Molise, un corridoio stradale che, nella sostanza, riprende la vecchia idea progettuale della transcollinare ed ha lo scopo di mettere in collegamento le aree interne delle tre regioni interessate. Sottolineando: Con questa nuova arteria stradale verranno messi in collegamento tra loro le strade di fondovalle che costituiscono le principali infrastrutture di collegamento trasversale. Ad esempio, nel Molise, si avrà finalmente un raccordo fra la Trignina ( S.S. 650) e la Bifernina (S.S. 647) . Dobbiamo tener conto, che l’assenza di grandi vie di comunicazione ha penalizzato le nostre aree interne, determinandone lo spopolamento. Solo con un raccordo veloce fra la montagna e la costa sarà possibile frenare l’esodo di popolazioni verso la costa.[…].

La dorsale Marche – Abruzzo – Molise rientra nelle opere di interesse nazionale in quanto infrastruttura strategica a valenza interregionale. Le opere previste in Molise avranno il costo presumibile di 18 ml. di euro. 

Considerando la fondamentale importanza della nuova arteria stradale, la cosiddetta “prima pietra” dovrebbe avere già una sua giusta collocazione ed invece, nell’anno 2016, siamo ancora al punto 0 (zero); solo: parole, parole, parole !

Il 10 settembre dell’anno 2016 TERMOLIlive ore 23.00, ha pubblicato: Una transcollinare per collegare Bifernina, Trianina e Val di Sangro.

Per l’occasione il Presidente della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ha annunciato l’approvazione del progetto definitivo per il completamento della Fondovalle Sangro, un arteria importante anche per il Molise. “Un grande traguardo – commenta Maurizio Cacciavillani, responsabile enti locali per il Molise-, ma ora è il momento di pensare al collegamento delle tre arterie principali della regione molisana, al fine di congiungere il capoluogo Campobasso con la Val di Sangro, zona di fondamentale importanza anche per i molisani, essendoci molte attività produttive, ed anche in vista del progetto di parco archeologico Alto Sannio, che abbraccia località dell’Alto Molise e dell’Abruzzo.

Ergo: a). La “fondovalle” Sangritana”, già denominata S. S. 652, iniziata intorno agli anni 70, nell’anno 2016 avrebbe raggiunto l’agognato traguardo dell’approvazione del suo progetto definitivo. b). In merito al collegamento delle tre arterie di cui è il momento di pensare alla data del 10 settembre 2016, ignorando che già 7 anni prima, nel dicembre 2009 (vedi sopra), era stato firmato nella sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, i rappresentanti delle Regioni Marche, Abruzzo e Molise e delle Province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti e Campobasso, il Protocollo d’intesa che costituisce il primo concreto passo verso la realizzazione della Dorsale Marche – Abruzzo – Molise, un corridoio stradale che, nella sostanza, riprende la vecchia idea progettuale della transcollinare ed ha lo scopo di mettere in collegamento le aree interne delle tre regioni interessate.

I Sanniti che già nel X secolo a. C. popolavano e dominavano nei territori della penisola italica, molto più pratici dei “politici” dei nostri giorni, avevano risolto i problemi della viabilità migliorando i percorsi dei tratturi e creandone dei nuovi: ciò che oggi è stato fatto o è ancora da realizzare, i Sanniti lo avevano già fatto.

La “transcollinare” o Dorsale Marche-Abruzzo-Molise, i Sanniti, nei loro rispettivi territori: Marrucino, Carecino e Pentro già l’avevano realizzata per migliorare le comunicazioni e gli scambi commerciali.

Sopravvive ancora oggi: il suo tracciato è stato utilizzato per le altre Strade Statali e, soprattutto, per le numerose strade provinciali nei loro rispettivi territori abruzzesi e molisani.

Nella cartina: la “transcollinare” o “dorsale appenninica” dei Sanniti (linea gialla). Le 3 S. S. di “fondovalle” (linea bianca). Le località (punto rosso) nell’ordine citate da La Regina tra Chieti (partenza) e Bojano (arrivo).

Nella cartina: la “transcollinare” o “dorsale appenninica” dei Sanniti (linea gialla). Le 3 S. S. di “fondovalle” (linea bianca). Le località (punto rosso) nell’ordine citate da La Regina tra Chieti (partenza) e Bojano (arrivo).

La Regina scrive: Questa strada che attraversa il santuario (di Pietrabbondante, n. d. r.), faceva parte del percorso più diretto tra la valle dell’Aterno e il versante settentrionale del Matese, in particolare tra Teate Marrucinorum (Chieti, n. d. r,) e Bovianum attraverso le sedi dei Marrucini, dei Carricini e dei Pentri, rasentando gli insediamenti di Rapino, Guardiagrele-Comino, Càsoli-Piano La Roma (Cluviae), Iuvanum, Montenerodomo, Quadri, Capracotta, Pietrabbondante, Chiauci, Colle d’Onofrio, Civitanova e Frosolone. Un miliario di Montenerodomo (CIL IX 5974) dimostra che nel IV secolo d. C., vi era una strada che da Teate (Chieti, n. d. r.) si dirigeva verso il Sangro nei pressi di Trebula (Quadri) donde si diramavano percorsi diversi. La prosecuzione verso Bovianum (Bojano, n. d. r.) non divenne una “via publica” romana, ma nel percorso più antico restano tracce della viabilità locale e dei sentieri che tuttora collegano quei luoghi; se ne apprende implicitamente l’esistenza anche da Livio (IX, 31) a proposito delle operazioni dell’anno 311 a. C. nel Sannio.

Gli stessi Sanniti: Marrucini, Carricini e Pentri, se avessero conosciuto l’esistenza del toponimo < Alto Sannio > per identificare e localizzare, come è stato scritto, alcune località dell’Alto Molise e dell’Abruzzo, si sarebbero < scompisciati dalle risate >: nella Storia non è mai esistito un < Alto Sannio >.

I Sanniti erano a conoscenza che il territorio oggi denominato Alto Molise, altro non era che il territorio più settentrionale dei Sanniti Pentri, a confine con i Sanniti Carecini e con i Sanniti Frentani.

Anche alcune località dell’Abruzzo meridionale, oggi denominato Alto Sangro: Alfedena, Castel di Sangro, centri oggi in provincia de L’Aquila, erano comprese nel territorio dei Sanniti Pentri ed a confine con i Sanniti Peligni.

E’ certo: tra le strade iniziate e non ancora finite, dorsali da realizzare non si sa quando e nuovi toponimi, ancora una volta siamo costretti ad esclamare: si stava meglio quando si stava peggio !

Oreste Gentile

 

 

 

 

A A A CERCASI MAGNATE PER LA CITTA’ DI BOJANO.

settembre 10, 2016

CERCASI MAGNATE ITALIANO O STRANIERO PER FARE RINASCERE LA CITTA’ DI BOJANO IN PROVINCIA DI CAMPOBASSO.

La città di BOJANO. Passato GLORIOSO,. Futuro INCERTO.

La città di BOJANO. Passato GLORIOSO,. Futuro INCERTO.

LA STORIA DI QUESTA CITTA’ E’ INVIDIABILE: FONDATA INTORNO AL X- IX SEC. A. C. FU CAPITALE DEI SANNITI PENTRI.

Il territorio (rosso) della tribù dei "PENTRI".

Il territorio (rosso) della tribù dei SANNITI PENTRI. I “tratturi” (linea verde).

CON LA CONQUISTA ROMANA FU MUNICIPIO, COLONIA E SEDE DI DIOCESI EPISCOPALE.

La contea del conte Rodolfo de Molinis/de Molisio.

I confini (rosso) della colonia, del municipio e della diocesi episcopale della civitas BOVIANUM.

CAPOLUOGO DELLA CONTEA LONGOBARDO-FRANCA, CAPOLUOGO DELLA CONTEA OMONIMA IN EPOCA NORMANNA E DELLA PIU’ ESTESA CONTEA DI MOLISE.

La contea di MOLISE (anno 1142), già contea di BOJANO, nella sua massima espansione.

La contea di MOLISE (confine rosso, anno 1142), già contea di BOJANO, nella sua massima espansione. Titolare: conte Ugo (II) de Molisio, genero di re Ruggero II.

LA SUA DECADENZA INIZIO’ NEL XIII SECOLO, MA FU ANCORA, NELL’ANNO 1860, PROTAGONISTA DELL’UNITA’ D’ITALIA.

mmmmmmm

Quivi, nella così detta Loggia dei Pallotta, per acclamazione, Girolamo Pallotta fu acclamato < Prodittatore > e dichiarata la decadenza del governo borbonico; la annessione di tutto l’ estendimento strategico boianese alla Monarchia del Re Galantuomo. […].

IL SOTTOSUOLO DEL SUO TERRITORIO HA RESTITUITO UN INGENTE NUMERO DI REPERTI ARCHEOLOGICI (IL PIU’ ANTICO RISALE AL X-IX SECOLO A. C.), PERTANTO SI RENDE NECESSARIO L’ISTITUZIONE DI UN MUSEO CIVICO.

ALCUNI REPERTI:

cuspidi

pet

 

pet-4pet-1pet

 

VISTA LA LENTEZZA DELLA BUROCRAZIA, SI CHIEDE UN CONTRIBUTO FINANZIARIO PER LA “NASCITA” DEL MUSEO CIVICO PER IL RILANCIO CULTURALE E TURISTICO DELLA CITTA’.

E’ IN GIOCO L’ESISTENZA STESSA DELLA CITTA’.

GRAZIE A QUANTI CONTRIBUIRANNO AL SUO SALVATAGGIO.