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LA “GIUDECCA” IN CIVITA SUPERIORE DI BOJANO.

dicembre 17, 2016

Giudecca nella Enciclopedia Treccani on line: Nome dato anticamente in varie città d’Italia al quartiere abitato dagli Ebrei o prevalentemente da Ebrei.

Nella città di Bojano, nel borgo denominato Civita Superiore di Bojano che domina la città e l’omonima pianura posta a settentrione del massiccio del Matese, esiste, pur indicando una via, la denominata località Giudecca: il toponimo dovrebbe testimoniare l’esistenza ed identificare il quartiere abitato dagli Ebrei o prevalentemente da Ebrei.

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Civita Superiore di Bojano, già Rocca Boiano: la Località Giudecca (tratto intero rosso: la via omonima) e la sua probabile estensione (linea punteggiata rossa).

 

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La cinta muraria (tra il tratt,gio rosso, vista da sud) del castrum di Rocca Boiano, parete esterna delle abitazioni della Località (via) Giudecca.

Pur essendo diffusa tra i cittadini di Bojano l’opinione della presenza di una comunità ebraica nella località Giudecca in Civita Superiore di Bojano, si è sempre ignorato il periodo del suo arrivo, ma potremmo sapere di più conoscendo le vicende storiche di cui fu indiscussa protagonista Civita Superiore di Bojano, all’epoca denominata Rocca Boiano.

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La toponomastica (rettangolo bianco in alto a sn.) indica Località Giudecca. La via è parallela alle mura del lato sud (and.to est-ovest) del castrum di Rocca Boiano.

 

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Particolare di alcune delle abitazioni (sullo sfondo) che “poggiano” sul muro di cinta (lato sud) di Rocca Boiano, terminando ad est con una torre d’angolo. L’ingresso delle abitazioni “affaccia” sulla Località (via) Giudecca.

La Storia, per i secoli X-IX a. C. ricorda la colonizzazione del territorio posto a settentrione del massiccio del Matese da parte dei giovani di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita.

Presero il nome di Pentri e sulla sommità della collina (Civita Superiore di Bojano) fondarono Bovaianom, la loro città madre, la capitale che dominava la vasta pianura.

Con la dominazione romana, l’importante insediamento divenne l’acropoli della città sannita-romana fondata lungo le pendici della collina e nella pianura interessata dal percorso della via consolare Minucia (Corfinio-Brindisi) e dalla via che permetteva di raggiungere Teano degli Apuli (San Paolo Civitate) e la costa adriatica.

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1. Civita Superiore di Bojano. 2. La città di Bojano in epoca romana. T. Tratturo Pescasseroli-Candela. V. via da Bovianum a Teneapulo ed alla costa adriatica.

Con la caduta dell’impero romano e con la presenza dei Longobardi, l’antico sito di Bovaianom, proprio per la sua originale localizzazione, tornò ad essere protagonista della Storia: l’insediamento, con la costruzione delle mura di cinta con più torri, divenne un castrum ed al suo interno, nella zona più elevata, fu costruito un castello.

Era sorta Rocca Boiano a difesa di Boiano, la civitas di pianura.

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Rocca Boiano (lato sud) vista da monte Crocella: il castello (a sn.) separato in modo chiaro dal castrum (borgo a ds.).

E’ in questo periodo che le vicende di Rocca Boiano e della civitas di Boiano tornarono a legarsi con la Storia di Benevento ed alla comunità ebraica presente nella città, già capitale dei Sanniti Irpini.

Nel periodo longobardo la città di Benevento fu il capoluogo dell’omonimo ducato e, successivamente, del principato che comprendeva i territori già dei Pentri e dei Frentani, oggi regione Molise.

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Anno 667: il duca Romualdo, figlio del re Grimoaldo, concesse al bulgaro Alzecone, scrisse Paolo Diacono, una vasta regione sino allora deserta, e cioè le città di Sepino, Boviano, Isernia e altre con i loro territori. Come ordinò che Alzecone, anziché duca, venisse chiamato gastaldo. I Bulgari abitano ancora oggi (VIII sec.) quei luoghi e, sebbene parlino anche latino, non hanno tuttavia perso l’uso della loro lingua.

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Nell’anno 667 i territori delle 3 città citate da Diacono costituirono un unico gastaldato, ma nell’anno 860, quando i Franchi si erano già sostituiti ai Longobardi nel governare la penisola italica ed il ducato di Benevento che con Arechi II era divenuto principato indipendente (774), esistevano già 6 distinti gastaldati: Venafro, Isernia, Trivento, Termoli, Larino e Boiano il cui gastaldo, Guandelperto, di sua iniziativa e con l’aiuto di Maielpoto telesino con molte cure e con preghiere assoldarono Lamberto duca di Spoleto, e Gerardo conte dei Marsi, per contrastare l’avanzata dell’esercito dei Saraceni guidati da Saugdan.

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I confini dei gastaldati-contee-diocesi di: 1. Venafro. 2. Isernia.              3. Trivento. 4. Termoli. 5. Larino. 6. Bojano.

Con il dominio dei Franchi i gastaldati, conservando la loro originaria estensione territoriale, divennero contee con un proprio titolare.

In seguito, alla fine dell’anno 900, con l’istituzione del principato di Capua e del principato di Benevento, le contee di Venafro ed Isernia furono amministrate dai principi di Capua, le contee di Trivento, Termoli, Larino e Boiano dai principi di Benevento.

Nello stesso tempo, le diocesi episcopali istituite agli inizi del IV-V secolo nei capoluoghi dei municipia delle 6 civitates capoluogo delle omonime gastaldati/contee, furono così amministrate: le diocesi di Venafro ed Isernia dalla metropolita di Capua, le diocesi di Trivento, Termoli, Larino e Boiano dalla metropolita di Benevento.

Nell’anno 1003 Maria, figlia del conte Roffrid, appartenente alla nobiltà del principato di Benevento, era già titolare del gastaldato di Boiano, non ancora contea: lo divenne prima dell’anno 1032.

Uno stretto rapporto politico, amministrativo esisteva tra la città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, poi principato longobardo-franco, e la civitas di Boiano, capoluogo dell’omonimo gastaldato, poi contea.

Stretto era anche il rapporto religioso: la diocesi di Boiano era suffraganea della metropolita di Benevento e con Benevento, che conserva le sacre reliquie, condivideva e condivide il patrono: san Bartolomeo.

Questo stretto rapporto politico, amministrativo e religioso permette di conoscere l’epoca della presenza di una comunità ebraica nella Civita Superiore di Bojano, nel medioevo Rocca Boiano.

Dal sito Italia Giudaica: Quando Benevento passò alla Chiesa, la città ospitava una comunità ebraica dalle radici secolari e in pieno rigoglio. Tracce dell’antica presenza potrebbero essere due epigrafi latine databili al sec. V, dedicate a un Acholitus senior e a un Faustinus senior[2]. Infatti, senior sembra essere l’equivalente del titolo, abituale fra i giudei, di presbyteros e indicare quindi una funzione comunitaria (Cod. Iust.  XVI 8, 2). Quanto al nome Faustinus, esso era assai diffuso nei secoli V-VI presso alcune famiglie di notabili ebrei di Venosa.[…].

A metà del IX secolo la comunità era ormai ampiamente attestata: verso l’850 essa accolse il celebre maestro di misteri Abu Aron di Bagdad, che, da Gaeta, dove era sbarcato, si stava recando in Puglia. Ebrei di Oria venivano nello stesso periodo a B. per affari, come i fratelli Shefatiah ed Eleazar b. Amittai.[…].

Gli stretti rapporti degli ebrei pugliesi e campani con B.(enevento) erano favoriti dalla felice posizione della città,  in cui l’Appia Antica si biforcava nella Traiana e incrociava le strade provenienti dal mar Tirreno e dal Sannio. Nell’VIII secolo, inoltre, la città aveva vissuto con Arechi II una splendida stagione culturale, che non dovette lasciare indifferenti i giudei. Un tale ambiente e opere come la  Historia romana  di Paolo Diacono (756-774) e la  Historia  Longobardorum  dello stesso autore, fanno ritenere probabile l’attribuzione alla nostra comunità del Sefer Yosefon, il capolavoro della storiografia ebraica medievale composto nel X secolo.

La comunità ebraica, Giudecca, di Benevento occupava un esteso quartiere con 3 sinagoghe:

 

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Benevento: San Nazario de Jiudeca in piazza Piano di Corte.

 

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Benevento: San Tommaso de Jiudeca nei pressi di Porta Somma.

 

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Benevento: Santo Stefano de Judeca o de Neophitis in via Bartolomeo Camerario.

Quando arrivarono gli Ebrei a Rocca Boiano/Civita Superiore di Bojano ?

Prima ipotesi.

I periodi del loro arrivo potrebbero essere diversi e sempre dipendenti dalle vicende che videro protagoniste le comunità ebraiche residenti nella città di Benevento o nelle regioni limitrofe.

Ricordando quanto scritto da Paolo Diacono sulle condizioni in cui versavano nell’anno 667 i territori pertinenti alle città di Sepino, Boiano ed Isernia: una vasta regione sino allora deserta, è ipotizzabile che oltre ai bulgari di Alzecone, anche dei coloni ebrei potrebbero essere stati invitati od obbligati a stabilirsi in quei centri.

Purtroppo, la loro presenza e la presenza dei Longobardi hanno una scarsa documentazione a causa delle vicende che in ogni epoca (sannitica, romana, medievale e la distruttrice epoca moderna) compromisero le strutture urbanistiche sorte sulla sommità della collina di Rocca Boiano e nella stessa civitas di Bovianum.

Rocca Boiano offriva alla comunità ebraica una migliore difesa e la pianura sottostante un maggiore sviluppo agricolo per le sue numerose sorgenti di acqua utili, come vedremo, anche per lo sviluppo dell’industria tessile, mentre la via verso la Daunia e la costa adriatica e la via consolare Minucia verso la città di Benevento, favorivano gli scambi commerciale.

Ciò che resta a testimoniare la presenza dei Longobardi e della comunità ebraica, è una < balaustra > in cui fu scolpito il nodo longobardo o nodo di Salomone ed il toponimo Giudecca dove risiedeva la comunità di Ebrei.

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Pluteo Nodo longobardo o nodo di Salomone di Rocca Boiano.

Prerogativa della comunità ebraica presente nella città di Benevento era il mestiere o l’arte della tessitura e della colorazione delle stoffe: una attività che necessitava di una grande disponibilità di acqua.

In Italia Giudaica è scritto: Alla morte del principe longobardo Landolfo VI (1077), gli ebrei passarono, come tutta la città, sotto il dominio della Curia romana alla quale pagavano gabelle per il diritto di tingere e di vendere le stoffe.[…].

Nel suo noto Itinerario Benjamin de Tudela racconta che nel 1165 fu ospitato a Benevento, dove risiedevano circa 200 famiglie, dai suoi correligionari. Nel 1198 dentro il quartiere occupato dagli ebrei vi erano tre chiese parrocchiali che, alla propria denominazione, facevano seguire “de Judeca”. Gli ebrei avevano il controllo della tintoria dei drappi locali. Il drappo beneventano era molto rinomato.

Borgia in Memorie istoriche della pontificia città di Benevento (parte seconda, 1763), descrivendo le Proprietas que remansit Curie de regalibus Beneventi, ricordò la < tassa > della Curia romana per Tincta Judeorum.

Proprio la presenza delle abbondanti sorgenti di acqua avrebbe favorito il trasferimento di alcuni Ebrei dalla città di Benevento o dalle regioni limitrofe a Rocca Boiano o nella civitas di Boiano.

Nella città di Bojano ancora oggi esistono alcuni toponimi o si ha memoria del loro utilizzo nel passato: via Tintiere vecchie, ancora esistente, e via valchiere, oggi via Turno ed una area detta valcaturo.

Tintiere deriva da tincta (Judeorum), la lavorazione quasi in esclusiva dei colori e delle tinte dei tessuti da parte delle comunità ebraiche.Valchiere e valcaturo sono la corruzione di Gualchiera o Valchiera, di derivazione longobarda: Walcan o Walkjan = pressare, tipico delle macchine idrauliche che rendevano il tessuto più resistente attraverso l’infeltrimento della lana.

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1. via Tintiere Vecchie. 2. via Valchiere. Chiesa san Biagio (punto rosso).

 E’ verosimile, stando alla testimonianza dei 2 toponimi longobardi, che alcuni membri della comunità ebraica residenti nella città di Benevento si fossero o siano stati obbligati a trasferirsi in Rocca Boiano nel periodo della presenza del gastaldo bulgaro Alzecone o subito dopo, stabilendo nella località Giudecca la loro residenza.

La loro principale attività di tingere e di lavorare la lana, come testimoniano i 2 toponimi tintiere e valchiere da gualchiera o valchiera, fu svolta nella città di Boiano la cui pianura era/è ricca di sorgenti di acqua.

Nei pressi della via valchiere e la vicina località valcaturo, già nell’anno 1241 esisteva Ecclesia Sancti Blasii de Porta Bojano: era anche nei pressi del valcaturo dove operavano le valchiere e dedicata a San Biagio per ricordarene il martirio: fu torturato con i pettini di ferro delle macchine utilizzate per cardare la lana e poi fu decapitato. E’ patrone dei cardatori di lana e protettore contro il “male di gola”.

I Regesti Gallucci pubblicati da G. De Benedettis nel 2011, ricordano per gli anni 1138 e 1147 un atto di vendita rogato per mano di N. Machabeo di Boiano: un “cognome” utilizzato dalle comunità ebraiche ed il nome Salathiele figlio di Giovanni Saneb di d(ett)a Città (di Boiano) per gli anni 1166 e 1168.

Nei Regesti Gallucci più volte furono ricordate, fuori dal centro di Boiano, li Valcatori siti a Riofreddo sopra il Ponte, posseduti da esso Vesc(ov)o, dicendo che né ad essi frati, né ad altro spetta rag(io)ne alc(u)na sopra detti Valcatori, ma mostrando le loro ragioni si offere pronto di stare a’ Giustizia l’anno del sig(no)re per l’anno 1307 e per il 1314, agosto 24 Due Molini e tre valcatori a Rio freddo iuxta la possessione di Nicola di Boiano et altri fini.

Seconda ipotesi.

Le comunità ebraiche furono protagoniste della Storia anche con l’imperatore Federico II.

Riccardo Calimani in Storia degli ebrei italiani (volume primo) scrive: Dieci anni dopo (1231) estese a tutti gli ebrei del regno la speciale protezione accordata ai tranesi nel 1224 e confermò che la vita e gli averi di tutti erano tutelati dai suoi provvedimenti. Agli episcopati diminuì i redditi che essi percepivano dalle giudecche e decise che i contributi di tutte le tintorie fossero pagate al regio fisco.

Si evidenzia che la citazione della Ecclesia Sancti Blasii de Porta Bojano dell’anno 1241, era pertinente ad una confisca dell’imperatore.

Federico II aveva una particolare predilezione per Rocca Boiano, all’epoca conosciuta anche come Castrum Boyani, tanto che nell’anno 1223 si riservò il suo possesso: potremmo ipotizzare che in quel periodo una comunità di Ebrei possa essere stata trasferita su suo ordine a Rocca Boiano nella località poi denominata Giudecca.

Terza ipotesi.

L’ultima ipotesi è sempre legata ad una < migrazione > di una comunità di Ebrei che si sarebbe stabilita nella località Giudecca di Rocca Boiano a causa degli avvenimenti del XVII secolo.

Da Corriere Sannita, it (marzo 2016): Nel 1442, Alfonso d’Aragona salì al potere e concesse alcuni privilegi agli Ebrei. Tuttavia nel 1458, alla morte di Alfonso, Benevento ritornò sotto lo Stato pontificio. A Benevento, essendo nello Stato Pontificio, fu risparmiata l’espulsione degli Ebrei ordinata dai Reali di Spagna nel 1541. Disgraziatamente, dopo l’elezione di Papa Paolo IV nel 1555, gli Ebrei sentirono una crescente pressione per indurli alla conversione e diversi si convertirono al cattolicesimo. Nel 1569 gli Ebrei furono espulsi da Benevento e da altre piccole città sotto il potere pontificio. Gli Ebrei ritornarono a Benevento nel 1617, ma nel 1630 furono espulsi definitivamente e non vi fecero più ritorno.

Il plurisecolare legame storico e religioso tra la città di Benevento e la città di Bojano accrediterebbe anche questa 3^ ipotesi, ma i toponimi di origine longobarda che ancora esistono nelle 2 città, tintiere e gualchiere, connessi alla preminente attività delle comunità ebraiche ed i “cognomi” di alcuni personaggi presenti nella civitas di Boiano daterebbe il loro arrivo a Rocca Boiano tra l’VII secolo, presenza in Boiano di Alzecone, ed il IX secolo.

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

BOJANO NEGLI “ANTICHI ITINERARI”.

dicembre 17, 2016

 BOJANO/BOVAIANOM/BOVIANUM/BOVIANO-BOBIANO, capitale storica della regione Molise, fu fondata dai SAFINI/SABINI/SABELLI/SANNITI tra i secoli X-IX a. C. alle falde settentrionali del massiccio del Matese e svolse un ruolo di primaria importanza nel corso della Storia, soprattutto nel periodo compreso tra il X-IX secolo a. C. ed il XIII secolo.

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Il territorio presso Bojano nel X – IX sec. a. C.. (tratturo verde)

I tratturi permisero la migrazione (ver sacrum) dei giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti verso i territori prescelti per dare origine alle nuove popolazioni: Piceni, Marrucini, Vestini, Equi, Marsi, Peligni, Carecini, Frentani, Pentri, Irpini, Caudini e Lucani.

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Le direzioni delle migrazioni dei giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti

Lo sviluppo della città di Bojano fu favorito fin dalla sua fondazione (X-IX a. C.), da uno dei tratturi che attraversavano da occidente ad oriente il territorio della attuale regione Molise e consentivano la transumanza stagionale delle greggi dagli altipiani dell’Abruzzo alle coste adriatiche ed alla pianura dauna.

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I percorsi dei tratturi

 

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I tratturi nel Molise. Da: [PDF] MoliSeb Wine & FoodBlog.

 Il tracciato del tratturo denominato Pescasseroli-Candela, come vedremo, raccordandosi a nord con gli altri percorsi, permise di costruire la via consolare Minucia: passando per la città di Bojano, collegava la città peligna di Corfinio, posta sulla via consolare Valeria, con la città di Brindisi.

Bojano, in osco Bovaianom, in latino Bovianum, fu la città-madre, la capitale dei PENTRI fino alla conquista romana; 2^ capitale della Lega Italica in occasione della guerra sociale (I sec. a. C.), colonia, municipio e sede di diocesi episcipale durante il dominio romano.

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Le colonie, i municipia e le diocesi episcolali nel territorio dei Sannti Pentri e Frentani: 1. Venafro 2. Isernia 3. Trivento 4. Termoli 5. Larino 6. Bojano

Con il dominio dei Longobardi, Bojano fu capoluogo di uno dei gastaldati (anno 667) nel ducato di Benevento e, successivamente, di uno dei 6 gastaldati nel ducato di Benevento istituiti nei territori che avrebbero costituita la regione Molise.

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Con i Franchi, i gastaldati divennero contee e, con il dominio dei Normanni, Bojano accrebbe la sua importanza avendo esteso i confini della omonima contea inglobando i territori pertinenti alle contee di Venafro, Isernia, Trivento, parte di quella di Larino e con 2 feudi: Serracapriola in provincia di Foggia e Castelvolturno in provincia di Caserta.

Nell’anno 1142 la Contea di Boiano fu denominata Contea di Molise.

Molise, per ricordare la famiglia comitale Molinis, Molisio originaria del feudo normanno di MOULINS.

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La contea di Molise nella sua massima espansione (confine rosso).

La contea di Molise, con capoluogo Boiano, fu protagonista di tutti gli avvenimenti che videro impegnati i suoi titolari in conflitto con i re e gli imperatori presenti all’epoca nell’Italia centro meridionale.

La sua decadenza inizò con il dominio degli Angioini.

In considerazione del suo ruolo, Bojano fu presente negli itinerari e nella più antica cartografia.

La più antica carta geografica che rappresenta la città di Bojano in base alle coordinate geografiche calcolate all’epoca, è la Geografia di Tolomeo (I sec. d. C.).

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Le coordinate calcolate da Tolomeo.

 

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 ( Nota: nella cartina realizzata secondo le coordinate calcolate da Tolomeo nel I secolo, la localizzava di Bovianum/Bojano (bianco) a nord di Aesernia/Isernia ha sollevato il classico “polverone” per sostenere la sua identificazione con l’odierna Pietrabbondante (IS): era la conferma che era esistito Bovianum vetus citato nella Storia una sola volta da Plinio. Coloro che hanno voluto “sfruttare” l’imprecisione causata dalle coordinate geografiche di Tolomeo, non hanno valutato che altre città non rispettavano le odierne localizzazioni: Sulmo/Sulmona, Corfinium/Corfinio, Aufiudena/Castel di Sangro, Anxanum/Lanciano e lo stesso territorio dei Frentani, erano stati posti più a sud di Bovianum/Bojano, mentre nella realtà sono a nord di Bojano e della stessa Pietrabbondante ).

Si deve ad un console romano la costruzione della via Minucia che interessava i territori interni della penisola italica con un percorso parallelo alla via Appia, alla via Latina/Casilina ed alla via litorale adriatico.

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La Via consolare Minucia (giallo). 1 Corfinio. 2. Bojano (tratto giallo). Via Appia (1). Via Latina/Casilina (2), Via Traiana (azzurro), Via litorale adriatico (marrone).

Secondo Radke (1981), il costruttore della via Minucia dovrebbe essere scelto tra: M. Minucio Rufo console nel 221 a. C., Quinto Minucio Rufo console nel 197 a. C. e Q. Minucio Thermus console nel 193 a. C.. Radke propende per M. Minucio Rufo.

La via Minucia fu ricordata da Cicerone (106 – 43 a. C.), da Orazio (65 – 8 a. C.) e da Strabone (p. 60 a. C. – c. 20 d. C.) che scrisse: Ci sono due vie che partono da Brendesion: la prima è una mulattiera che passa attraverso il territorio dei Peucezi chiamati Pedicli e poi attraverso quello dei Dauni e dei Sanniti fino a raggiungere a Beneventum. Su questa via c’è la città di Egnatia e poi Celia, Netium, Canusium ed Herdonia. L’altra via, passa per Taranto, volge un pò verso sinistra, allungando l’itinerario di circa un giorno. E’ chiamata via Appia ed è maggiormente praticabile per i carri.

La prima, ricordata da Strabone come una mulattiera era la via Minucia che oggi si identifica con la S. S. Appulo Sannita 17.

La via consolare Minucia (1) fu disegnata nella Tabula Peutingeriana (Itineraria picta/dipinto) le cui edizioni furono stimate all’anno 170 ed all’anno 365.

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Bojano si localizza e si identifica con Bobiano (2 torri) ed è posto ad oriente della catena appenninica e non lontano (a sinistra) da Hercul Rani (Campochiaro).

Le località poste sulla via consolare Minucia e riportare nella T. P., sono nell’ordine: Corfinio, Sulmona, Campo di Giove, Castel di Sangro, bivio Fòrli del Sannio, Isernia, Santa Maria del Molise, Bojano, Campochiaro, Sepino, Ariano Irpino.

Da Bobiano si originava una altra via (2) che lo collegava con adcanales (Baranello), e con: ad pyr (Campolieto), Geronum (Gerione-Casacalenda) e Teneapulo (S. Paolo Civiate).

Bobiano/Bojano era collegato anche con la costa del mare Adriatico con un percorso che seguiva il tracciato del tratturo Matese-Centocelle, oggi identificabile con la odierna S. S. 87 Sannitica.

Nella città di Bojano, all’inizio di via Francesco Cavadini l’iscrizione STRADA S. AGOSTINO PER NAPOLI E TERMOLI testimonia l’esistenza della via che collegava la capitale dei Sanniti Pentri con il territorio dei Sanniti Frentani, con la costa adriatica ed il territorio die Dauni.

Una via precursora dell’attuale S. S. 647 “Bifernina“, da Bojano a Termoli.

 

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Foto R. Colella.

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All’epoca della T. P., il tracciato da Bobiano/Bojano raggiungeva nell’ordine: adcanales nei pressi di Baranello (? CB), l’odierna taverna Cortile nei pressi di Campobasso, dove incrociava il trattuto Castel di Sangro-Lucera, ad pyr presso Campolieto (CB), Geronum/GerioneCasacalenda (CB) e teneapulo/San Paolo Civitate (FG).

Un lungo tratto della via consolare Minucia pertinente al percorso da Milano a Reggio Calabria, fu descritto nell’Itineraria Antonii Augusti (Itineraria ad notata/descrittivo, anni 284-305): Iter quod a Mediolano per Picenum et Campaniam ad Columnam, id est Traiectum Siciliae ducit mpm DCCCCLVI sic […].

Castello Firmano mpm XX. Troento civitas mpm XXVI. Castro civitas mpm XII. Aterno civitas mpm XXIIII. Interpromium vicus mpm XXV. Sulmone civitas mpm XXVIIII. Aufidena civitas mpm XXIIII. Serni civitas mpm XXVIII. Boviano civitas mpm XVIII. Super Thamari fluvium mpm XVI. Ad Equum tuticum mpm XXI. Ad Matrem magnam mpm XVI.

Nel secolo VII la città di Bojano è ricordata dal Ravennatis Anonymi Cosmographia come Bobianum, localizzata dopo la città di Esernia (Isernia) e prima del sito di Rani (Hercul Rani/Campochiaro nella Tabula Peutingeria):

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e nel Guidonis Geographia: Bobianum si localizza tra Cleturcium (Santa Maria del Molise) e Rani (Campochiaro).

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In epoca medievale il territorio della regione MOLISE, già pertinente alle popolazioni italiche dei Sanniti Pentri e dei Sanniti Frentani, svolse un ruolo di primaria importanza per le comunicazioni tra il nord ed il sud della penisola italica.

Le cronache dell’epoca longobarda, ricordano l’esistenza di una via che facilitava le comunicazioni tra la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato, con la città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducatoprincipato, e da qui, con la Via Sacra Langobardorum, si poteva raggiungeva il santuario di Monte Sant’Angelo.

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La via dei 2 Ducati (gialla). La via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo (linea senape)

La via dei 2 Ducati, in epoca federiciana, fu testimone della ribellione del conte Tommaso di Celano e delle contessa Giuditta, titolare della contea di Molise.

Fu utilizzata per il trasferimento degli eserciti dell’imperatore e dei ribelli fedeli al conte da Rocca Boiano, l’odierna Civita Superiore di Bojano, e dalla città di Bojano, capoluogo della contea di Molise, al castellum di Rocca Mandolfi ed a Celano, capolugo della omonima contea.

Con l’avvento degli Angioini iniziò il lento declino della città di Bojano: la contea di Molise non più data in feudo e fu amministrata dalla corte reale.

Oreste Gentile