La “VIA DEI 2 DUCATI LONGOBARDI” : da SPOLETO a BENEVENTO. Proposta di un itinerario storico e religioso.

La Storia ricorda l’arrivo dei Longobardi in Italia (568-774), la istituzione del regno longobardo e dei 36 ducati, tra essi, nell’Italia centro meridionale (570), il ducato di Spoleto ed il ducato di Benevento, cosiddetta Langobardia minor.

Il territorio pertinente al ducato di Benevento, ha scritto Cilento: parte della provincia Valeria con il Chietino, e il ducato romano fino ai territori di Atina, Aquino, Fondi e la zona di Formia-Traetto; a sud, il Salento (detto allora Calabria) fino a Taranto e Brindisi, la Lucania fino ad Acerenza e il Bruzio fino a Cassano, Cosenza e Crotone. La fascia costiera della Campania, con l’enclave di Gaeta, da Cuma ad Amalfi, rimase sotto il controllo dei Bizantini, nonostante i ripetuti attacchi dei Longobardi.

 

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I confini dei territori dell’Italia longobarda

 

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                                                                                                   Ducato di Benevento

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(Nella città di Benevento): il territorio pertinente al “suoducato

Le principali strade che permettevano le comunicazioni tra il ducato di Spoleto ed il ducato di Benevento erano, con le varie deviazioni, la via Francigena (verde) e la via litorale del mare Adriatico (senape): la prima attraversava anche il territorio del ducato romano, la seconda, i territori dell’esarcato e della pentopoli.

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La Storia, con le descrizioni di Paolo Diacono (720/724 – 799 c.), ricorda la via interna che, attraversando unicamente i territori dei 2 ducati longobardi centro-meridionali, era un sicuro collegamento tra la città di Spoleto e la città di Benevento.

Si ritiene riferibile all’incirca a questo periodo un’impresa di re Autari. E fama che, attraverso la regione di Spoleto, giungesse a Benevento impadronendosi di quel territorio (584 ?) e poi spingendosi fino a Reggio, ultima città dell’Italia, posta di fronte alla Sicilia.

Aggiunse: 7 Di Grimoaldo che, sollecitato da suo figlio Romualdo, giunse a Benevento.[…]. Era allora duca di Benevento il figlio ancora giovinetto di Grimoaldo, Romualdo, il quale non appena seppe dell’avvicinarsi degli Imperiali, inviò subito al padre, al di là del Po, il suo balio, Sesualdo, per scongiurarlo di recare al più presto soccorso al figlio e ai Beneventani che lui aveva nutrito. E infatti Grimoaldo, messo al corrente della situazione, mosse subito alla volta di Benevento per portare aiuto al figlio […].

< Sta’ saldo, o mio signore > gli disse Sesualdo (a Romualdo), tornato a Benevento dopo aver incontrato Grimoaldo: sii fiducioso e non smarrirti perché tuo padre s’avvicina a portarti aiuto. Già stanotte è accampato con un forte esercito lungo le rive del Sangro.

Il corso < medio > del fiume Sangro (giallo) era il confine naturale di una parte del territorio dell’attuale regione Molise che, pertinente al ducato longobardo di Benevento, costituiva il gastaldato del bulgaro Alzecone istituito nell’anno 667 con i territori, scrisse Diacono, pertinenti ai centri di Sepino, Bojano ed Isernia.

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Con l’espansione Longobarda, i gastaldati dell’odierno territorio del Molise divennero 6: Venafro, Isernia, Trivento, Termoli, Larino e Bojano, con le rispettive sedi delle diocesi episcopali.

Il successivo dominio dei Franchi sostituì i gastaldati con le contee.

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Via dei 2 Ducati longobardi (rosso): da SPOLETO, 1 Rieti.                2  L’Aquila. 3 Castel di Sangro. 4 BENEVENTO. f. S. corso del fiume Sangro. Il territorio (nero) della regione Molise con i 6 gastaldati/contee.

Quanto tramandato da Diacono permette di localizzare l’esercito di Grimoaldo presso le rive del fiume Sangro, probabilmente non lontano dall’abitato di Castel di Sangro sito sull’antica via consolare Minucia che da Corfinio, raccordandosi con la via proveniente da L’Aquila, Rieti e Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato, permetteva di raggiungere, dopo avere attraversato i gastaldati di Isernia e di Bojano, ovvero i territori posti a settentrione del massiccio montuoso del Matese, la città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducato.Il suo percorso si originò principalmente seguendo il tracciato dei tratturi che dai territori montani dell’Aquilano conducevano alla pianura dauna.

Con i Longobardi, il percorso era un rapido e, soprattutto, sicuro collegamento tra i 2 capoluoghi perché attraversava solo i territori (fig. 2 linea gialla) del dominio longobardi; successivamente, con l’apparizione (490-493) ed il culto dell’arcangelo Michele voluto dai Longobardi dopo la definitiva vittoria contro i Bizantini, divenne un itinerario religioso.

Il percorso (fig. 1 linea verde tratt.ta) era conosciuto già nel X-IX sec. a. C. dai giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti che lo utilizzarono quando abbandonarono, con la migrazione legata al ver sacrum, la Sabina per occupare i territori centro meridionale della penisola italica.

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                                                               fig. 1

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   fig. 2 Tratturo Castel di Sangro-Lucera (1 verde). Tratturo Pescasseroli-Candela (2 verde). Cammino dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti (via gialla). Via dei 2 Ducati longobardi Spoleto-Benevento (linea rossa): segue in parte il percorso dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti che dopo Corfinio coincide con la via consolare Minucia; dopo Sepino segue di nuovo il Cammino dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti.

Esisteva anche la via di raccordo tra Bojano (via consolare Minucia) e Benevento (via consolare Appia, via consolare Latina Casilina e via consolare Traiana), come testimonia il suo utilizzo da parte dei consoli (Romani) che avevano il campo nei dintorni di Boviano (Bojano).

Tito Livio, descrivendo ciò che accadde dopo la battaglia di Canne (216 a. C.), scrisse: Fulvio, a cui era toccato in sorte quella provincia, partito di notte (dal campo nei dintorni di Boviano) si introdusse nelle mura di Benevento: l’esercito romano, in una sola notte coprì la distanza da Bojano a Benevento.

La via che univa Spoleto a Benevento, attraversando i territori più interni dei rispettivi ducati, permetteva ai pellegrini di raggiungere sì i porti della Puglia per proseguire verso la Terra Santa, ma dopo l’apparizione dell’Arcangelo Michele, anche il santuario di Monte Sant’Angelo.

Presso la città di Benevento, la via dei 2 Ducati longobardi si collegava alla via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo (in figura, linea senape) che conduceva a Monte Sant’Angelo dopo essere passata per Troia, Foggia, Siponto e Manfredonia.

Non era l’itinerario (giallo) più frequentato dai pellegrini che, partendo dalle regioni del nord Europa, desideravano visitare e soggiornare nei santuari e nei monasteri più importanti sorti lungo il percorso Roma, Monte Sant’Angelo e Terrasanta.

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La via dei 2 Ducati longobardi (gialla). La via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo (linea senape).

Fu privilegiata la via Francigena (rossa) per giungere a Roma, sede del Pontefice, delle tombe dei martiri San Pietro, San Paolo e di altri Santi.

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Per raggiungere i porti della Puglia, ad esempio Brindisi (4), si proseguiva lungo la via Appia (rossa) o la via Latina/Casilina (nera) che in seguito fu preferita all’Appia, per visitare e pernottare presso il monastero benedettino di Casamari e di Montecassino (2), tanto per citarne i più importanti.

La via Appia, la via Latina/Casilina e la via dei 2 Ducati longobardi convergevano nella città di Benevento (3) dove, con la via Appia o con la via Traiana-Minucia si proseguiva per uno dei porti della Puglia.

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1 Roma. 2 Cassino. 3 Benevento. 4 Brindisi. Via Appia. Via Latina/Casilina. Via Traiana Minucia. SPO. (Spoleto). Via dei 2 Ducati longobardi (gialla).

La città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, era una tappa importante per i pellegrini: avevano la possibilità venerare le reliquie di San Bartolomeo, di San Mercurio, Sant’Eliano e di numerosi altri martiri e confessori venerati nel monastero longobardo di Santa Sofia.

Quanto illustrato è documentato da un antico itinerario, forse il primo della storia dei pellegrinaggi verso la Terra Santa: Itinerarium Burdigalense (rosso), percorso e descritto da un anonimo pellegrino, probabilmente un funzionario statale con relativo seguito, parte nel 333 d.C. dalla città di Bordeaux in Francia (Burdigala) e attraverso il fitto sistema viario dell’impero si reca sui luoghi della vita di Gesù.

Nel viaggio di ritorno dalla Terra Santa e lo sbarco nella città Brindisi, l’itinerario proseguì sulla via Traiana Minucia fino alla città di Benevento e sulla via Appia per le città di Capua e di Roma (http://burdigale.weebly.com/il-cammino.htmlun): ciuitas brindisi (Brindisi) milia XI mansio spilenaees milia XIIII mutatio ad decimum milia XI ciuitas leonatiae milia X mutatio turres aurilianas milia XV mutatio turres iuliana milia VIIII ciuitas beroes (Bari) milia XI mutatio butontones (Bitonto) milia XI ciuitas rubos (Ruvo) milia XI mutatio ad quintumdecimum milia XV ciuitas canusio (Canosa) milia XV mutatio vndecimum milia XI ciuitas serdonis (Erdonia) milia XV ciuitas aecas (Troia) milia XVIII mutatio aquilonis milia X Finis apuliae et campaniae. Mansio ad equum magnum milia VIII mutatio uicus forno nouo milia XII ciuitas beneuento (Benevento) milia X ciuitas et mansio claudiis milia XII mutatio nouas milia VIIII ciuitas capua (Capua) milia XII.

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Itinerarium Burdigalense (rosso)

 

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ITINERARIUM BURDIGALENSE (334) nel tratto Brindisi- Troia- Benevento. (da Renzo Infante).

Dalena: Questo itinerario assume nel IV secolo forte rilevanza per l’elevato flusso di pellegrini che lo percorrono dall’Occidente verso i luoghi santi tanto che s. Girolamo verso il 397 si dice oppresso dalla moltitudini dei laici e monaci che vi accorrono da ogni parte del mondo. […].

Questo accadeva circa 300 anni prima dell’apparizione dell’arcangelo Michele, avvenuta tra l’anno 490 ed il 493, sul monte Drion del promontorio del Gargano.

I Longobardi, convertiti al cattolicesimo, subito manifestarono una grande devozione all’Arcangelo, tanto da dedicargli le loro chiese e dipingere la sua effige sulla loro bandiera.

La città di Benevento, per l’esistenza delle due strade consolari, la via Appia e la via Traiana Minucia, acquisì una maggiore importanza: il santuario di Monte Sant’Angelo era ubicato nel territorio dell’omonimo ducato ed i pellegrini lo potevano raggiungere prima dell’imbarco per la Terra Santa.

Dalena: La via Traiana, infatti, che ricalcava la via di Minucio che rientrava in quell’ampio programma di ammodernamento viario del governo traianeo ricordato da Galeno, sin dalla sua costruzione nel 109 d. C., cominciò gradatamente a sostituire la via Appia da Benevento a Brindisi quando cominciò a diffondersi il culto micaelico del Gargano.

Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo I (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano

tramite il diverticoloTroia-Siponto-Monte Sant’Angelo”, denominato Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo”: pellegrini di area longobarda, di diversificata estrazione sociale, dall’uomo comune ai massimi rappresentanti della dinastia longobarda (Grimoaldo, Romualdo I, Romualdo II, Pertarito, Cuniperto, Ansa, Atalperga) e anche di altri paesi, specialmente d’Oltralpe, in transito per la Terrasanta, tra cui alcuni anglosassoni attestati dalle iscrizioni runiche nella grotta dell’Angelo.

[…], l’assestamento politico del Mezzogiorno, tra VI e VII secolo, sotto i bizantini e i longobardi di Benevento, resero più sicuro il transito e favorirono varie forme di pellegrinaggio, di laici e religiosi, per le strade più importanti del Meridione d’Italia: la vita di Santa Artellaide, la più antica testimonianza odeporico-devozionale, consente di cogliere l’importanza dell’itinerario “Benevento-Siponto” nei collegamenti tra il Settentrione d’Italia e le sponde adriatiche nella dinamica dei pellegrinaggi verso la Terrasanta, che, da Roma sino a Benevento, scendevano lungo la via Latina e la via Appia.

Il nuovo itinerario religioso, caldeggiato dai Longobardi del ducato-principato di Benevento, divenne la via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo: con una < deviazione > di pochi giorni di cammino raggiungeva Monte Sant’Angelo, seguendo il percorso, scrive Dalena: Troia-Siponto-Monte Sant’Angelo, utilizzato da: Bernardo il Saggio (867-870), (1151-1154), frate inglese (1344-1345), Anselmo e Giovanni Adorno (1470-1471). (vedi figura)

Dalena ricorda quanto lasciò scritto il monaco islandese Nikulas Saemundarson (o Nicolas Munkathvera), abate del monastero benedettino di Thingeyrar, durante il viaggio a Gerusalemme effettuato tra il 1151 e il 1154, annota puntualmente l’itinerario, le distanze, i tempi di percorrenza tra i luoghi di sosta e della via Appia.[…].

Da Benevento il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana/Francigena sino a Troia, da dove un diverticolo denominato ‘via Peregrinorum’, forse da identificarsi con l’antica via sacra Langobardorum, conduce a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario prosegue verso Bari, […]. San Magdalveo nel 757 che avrebbero seguito lo stesso itinerario compiuto dal monaco Bernardo tra l’867 e l’870.

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La via dei 2 Ducati longobardi di Spoleto–Benevento attraversava i territori di 4 regioni: Umbria, Abruzzo, Molise e Campania, come strada “militare” per facilitare e rendere più sicuri gli spostamenti dell’esercito longobardo nei territori della Langobardia minor.

Con il diffondersi della devozione per l’Arcangelo Michele, divenne anche un itinerario di pellegrinaggio: una vera e propria via pellegrinorum che vide sorgere lungo il suo percorso monasteri, chiese ed edicole votive.

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La via dei 2 Ducati longobardi (gialla), già via dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, nel territorio della regione Molise nel tratto: Castel di Sangro, Isernia, Bojano, Sepino e Benevento.

La via dei 2 Ducati longobardi di Spoleto e di Benevento, era sì una via micaelica, ma assolutamente non può essere identificata con la più antica, tradizionale e più famosa via peregrinorum o via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo, ricordata da Santa Artellaide, martirizzata in Benevento nell’anno 570.

Era la strata percorsa, forse per primo, da San Magdalveo nel 757, ma sicuramente dal monaco Bernardo negli anni 867-870, da Nicola Munkathvera (o Nikulas Saemundarson) negli anni 1151-1154, da un anonimo frate inglese nel 1344-1345 e, non ultimi, Anselmi e Giovanni Adorno nel 1470-1471.

 

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Con il trascorre dei secoli, l’antica via dei 2 Ducati longobardi ha perso la sua importanza religiosa.

La città di Benevento, privata dell’importanza politica ed amministrativa che nel medioevo aveva acquisita sui territori pertinenti alle attuali regioni Abruzzo e Molise, venuta meno la devozione dei pellegrini di quelle regioni per le reliquie conservate e venerate nelle sue chiese, è stata esclusa dagli itinerari moderni che seguono le strade più comode che il più delle volte, trascurando le località dove la devozione è “secolare”, ne prediligono altre che mai hanno manifestato una particolare devozione all’Arcangelo Michele.

Lungo il tratturo Pescasseroli Candela (elenco dei centri attraversati), in parte già incluso nell’itinerario del Cammino dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, della via consolare Minucia e della via dei 2 Ducati, si localizzano i centri dove ancora oggi si venera (in rosso) l’Arcangelo Michele.

In provincia di IS: Rionero Sannitico, Forlì del Sannio, Isernia, Miranda, Pettoranello del Molise, Castelpetroso, Sant’Angelo in Grotte, Santa Maria del Molise, Cantalupo nel Sannio.

In provincia di CB: San Massimo, Boiano, San Polomatese, Campochiaro, Guardiaregia, Sepino, Cercemaggiore.

E’ doveroso ricordare che, pur non essendo pertinente alla via dei 2 Ducati longobardi ed alla via peregrinorum o via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo, la diocesi di Larino può vantare una delle chiese più antiche, edificata in territorio di Civitacampomarano e dedicata a San Michele, come ricorda e testimonia una lettera di papa Gelasio redatta tra gli anni 493494, ovvero pochi anni dopo la 1^ apparizione dell’Arcangelo.

La chiesa, scrive Otranto, è stata localizzata nel territorio di Civitacampomarano in prossimità del tratturo Celano-Foggia.

La via micaelica che permetteva ai pellegrini di raggiungere dal territorio di Larino il santuario di Monte Sant’Angelo corrispondeva all’antica via litorale adriatica; ma questa è un’altra Storia.

 

Oreste Gentile

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