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Vincenzo Eduardo Gasdia. Uno storico attendibile ? LA RISPOSTA AI LETTORI.

dicembre 7, 2017

Ho conosciuto la Storia di Campobasso in 2 volumi di Gasdia, l’edizione dell’anno 1960, per il capitolo A cavallo tra dugento e trecento. Il papa campobassano.

Ero interessato, a differenza degli uomini di Chiesa, alla vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, e, tra i tanti autori antichi e contemporanei, scoprii che Gasdia, aveva scritto, convinto: Mi sono chiesto molte volte: perché i Campobassani sono infinitamente tiepidi pel loro papa sicuramente campobassano perché molisano: Celestino V ?

Mi meravigliai non poco dell’assioma campobassano = molisano: Gasdia accreditava alla storia di Campobasso tutti gli avvenimenti accaduti nel territorio dell’attuale regione MOLISE, a iniziare dalla Storia dei Sanniti Pentri (XI – IX sec. a. C.).

Poco male, ma i lettori, esaminando le sue descrizioni, sapranno identificare i personaggi e le località che furono i veri protagonisti della Storia del Molise.

Purtroppo l’attenta lettura, il confronto di quanto scrisse Gasdia e consultando i documenti e le fonti bibliografiche antiche, ci faranno scoprire più di una disattenzione (?) che modifica la Storia medievale del Molise e in particolare l’antica Storia della città di Bojano che “volente o dolente”, dal  XI – IX a. C. al XIII sec. d. C., ebbe un ruolo da protagonista di primaria importanza.

Sorvolando sulla Storia dei Sanniti Pentri e Frentani, esaminiamo quanto scrisse (in rosso) Gasdia per il periodo medievale longobardo: Alzecone giunse nel territorio di campobasso < cum omni suo ducatu et exercitu >, cioè con la massa della popolazione che era guardata dalla gente in armi; ma Paolo Diacono ha tramandato in modo chiaro, per l’anno 667: E Romualdo, dopo averli ascoltati con benevolenza, assegnò loro una vasta regione sino allora deserta, e cioè le città di Sepino, Boviano, Isernia e altre con i loro territori. (vedi figura).

Gasdia: Guadelperto o Guandelperto, secondo alcuni scrittori di cose campobassane sarebbe l’ultimo gastaldo di Boiano ed insieme il primo conte del contado di Molise. Questo nuovo vocabolo, Contado di Molise, prese il posto del precedente, Gastadato di Boiano; il contado poi chiamano anche comarca.

Ercheperto, scrisse: In quel tempo Maielpoto Telesino e Guandelperto gastaldo di Boiano con molte cure e con preghiere assoldarono Lamberto, duca di Spoleto, e Gerardo conte dei Marsi, ed andarono incontro allo stesso Saugdan, che ritornava dalla devastazione di Capua, affrontandolo nella terra di Ario (Ariano Irpino ?,n. d. r.).

Correva l’anno 860 e, stando alle cronache dell’epoca, Guandelperto fu l’ultimo gastaldo longobardo titolare del gastaldato di Boiano, MAI ebbe il titolo di conte, non ancora esisteva il contado di Molise: si parlerà di Contado o di contea di Molise solo dall’anno 1142.

Molto scrisse Gasdia per il periodo medievale normanno e, pur ricordando il papa Leone IX e i contendenti longobardi e normanni che presero parte alla battaglia di Civitate avvenuta nell’anno 1053,   trascurò la presenza di un normanno al fianco di Roberto il Guiscardo: Hos Bovianensis comitis comitata Radulfi; era il conte Rodolfo di origine normanna, all’epoca già titolare della contea longobardo franca di Boiano.

Con il titolo Signorie forestiere del volume, Gasdia illustrò al lettore La gens Molise. […]. E’ l’opinione di molti a proposito della gens Molise che i primi soggetti di essa si siano appropriato il vocabolo del feudo locale ad essi pervenuto assumendolo come proprio cognome, quando, come si sa, i cognomi non esistevano ancora e si andavano formando. Ma qual era codesto cognome all’origine?  Appunto perché nel secolo XII era cognome in formazione abbiamo varietà di forme: Molissi (genitivo), de Molisio, de Mulisio, de Mulisi, de Molino, de Molina (assai meno frequente), de Molinis e, scrive d’Ovidio, ma non mi sento incoraggiato a seguirlo, Molinensis, che a me non è mai occorso di leggere. E non è finita.

Gasdia scrisse su Marchisio: Tra il ginepraio di tante difficoltà un’altra più grave si insinua. I cognomi Molisio o Molino sarebbero la deformazione del cognome Marchisio, < frequentissimo oltre ogni credere nella diplomatica remota di molti comuni pentri ed anche frentani >. E su questa frequenza il Masciotta per conto suo è disposto ad ammettere che i < Marchisio o Molisio fossero nel secolo X ed XI gli eredi o diretti o collaterali del condottiero slavo (Alzecone bulgaro) del secolo VII >.

Sempre sullo stesso argomento, Gasdia ritenne utile far conoscere l’opinione degli altri studiosi; ne ricordò 10 vissuti in epoche diverse.

Il Rossi, scrisse Gasdia, tende a mostrare che il cognome originario dei Molise era Marchisio, e dice che Ugone di Molise famoso duce normanno era nipote di Tancredi Marchese o Marchisio cantato da Torquato Tasso.

Giovan Gioviano Pontano, è d’opinione che i Molise trassero origine e cognome dal castello di MoliseGiovannatonio Summonte aderisce a Pontano. Il Giannone poi scrive che l’origine della Contea di Molise risale al gastaldato di Boiano e che prese il nome da una sconosciuta città del Sannio antico chiamata Molise, dalla quale a loro volta derivarono il proprio cognome i Molise. Gianvincenzo Ciarlanti nelle sue  < Memorie historiche del Sannio > pensa che la gens Molise abbia dato il proprio cognome alla località Molise. Giuseppe Maria Galanti nel < Saggio sopra l’antica storia dei primi abitatori d’Italia > è della stessa opinione. Il Del Re opina che i Molise abbiano trasmesso il loro cognome al castello di Molise. Così anche il Giustiniani il quale scrive che Ugone di Molise diede il proprio cognome al castello di Molise da lui medesimo edificato. E dal castello divenuto titolo feudale sarebbe poi passato per estensione al contado. Il Tria poi scrive che la contea di Boiano fu puramente e semplicemente trasferita a Molise. Ma non tocca affatto il cognome. Il D’Attellis è anch’esso del parere che furono i Molise a dare il loro cognome al paese.

Proseguì Gasdia: La verità è che ci sono prove, come l’esistenza di Dio, pro e contra, in senso o nell’altro, se prevale il sofisma e si abbandonò a una lunga disquisizione lasciando il lettore all’oscuro dell’origine del nome MOLISE e aumentando la confusione affrontando l’argomento Donde venivano i Molise.

Altra incognita, scrisse Gasdia: donde erano venuti a noi nel territorio pentro questi che poi si chiamarono Molise?. C’è chi opina che i Molise provenissero dal ceppo langobardo, che dal ceppo normanno, e chi dal ceppo slavo bulgaro. Mi domando; perché non unghero e perché non saraceno? E se invece fossero proprio, come dire?, cresciuti in fama e potere per meriti poi gradatamente acquisiti in casa?

Giudico sconcertante ciò che Gasdia scrisse nella Conclusione. Fin tanto che l’insperato ritrovamento di documenti non ci illumini di più continuerò a ritenere che – se anche seduce l’idea di un soprannome o bulgaro o langobardo o normanno latinizzato, portato da un insigne guerriero cui venne assegnata una comarca che egli denominò dal suo gentilizio Molisius –  Molise fu un territorio o grande o piccolo da cui il suo feudatario prese cognome quando i cognomi erano in formazione. Quel nobile salito in eccelsa fortuna sotto gli Altavilla rese illustre nei secoli l’umile terra d’origine, Molise, la contea di Molise, la provincia gioacchina di Molise. Rammentiamo intanto la prima apparizione del nome Molise nel 1187: segue la nota n. 25 riferita a: Masciotta I : 132.

In merito alla nota n. 25, Masciotta aveva scritto in modo semplice e chiaro: … il comunello o feudo di Molise, non è menzionato nel Catalogo borrelliano dei baroni del 1187.

L’anno 1187 ricordato da Gasdia, non era pertinente a la prima apparizione del nome Molise, bensì all’anno di una delle edizione del Catalogo borrelliano dei baroni o Catalogus baronum redatto fra il 1150 e il 1168. 

Rinviando l’illustrazione della vera origine del cognome MOLISE e dei personaggi della nobile casata d’origine normanna, leggiamo ancora quanto propose Gasdia nella Genealogia di Rodolfo di Molise.

I Molise appariscono innanzi tutto come una razza molto prolifera. Una contessa Emma, della quale non conosciamo altre notizie genealogiche che la sua discendenza, come figlia, da un Goffredo, ebbe due mariti un Raho o Raone Trincanotte, da Eboli, e Gimmondo di Molise. Non è nemmeno noto quale dei due sia stato il primo marito. Dal grembo fecondo di questa donna nacquero almeno otto figli, Guglielmo, che sembra nato dal matrimonio col Trincanotte, e Rodolfo, Roberto, Ugone, Antonio, Gismondo II, Alano, Tustano, tutti sicuramente figli di Gismondo I di Molise. Quando noi conosciamo di Emma, attraverso atti di pietà religiosa, corre l’anno 1082 ed è già vedova d’entrambi i mariti, nonna, per parte del figlio di suo figlio Guglielmo (Trincanotte ?), di tre giovani, Ruggero, Roberto e Rainulfo Tricanotte, e per parte di Rodolfo di Molise di altri sette nipoti.

Rodolfo di Molise era conte di Boiano e d’Isernia, e da moglie Alberada (l’Aubèree dei Normanni) aveva generato i sette figli: Ugo od Ugone I, Guglielmo, Raul, Ruggero, Roberto, Alice e Beatrice. Di Ugone I abbiamo a più riprese notizie dal 1085 al 1094 al 1105. Egli era succeduto a suo padre nella comarca di Molise, nella contea di Boiano, e fedele alla tradizione della sua famiglia era di ottimi costumi cristiani. Il Gattola di Montecassino afferma, con fondamento, che i Molise feudalmente dipendevano dai principi di Capua, come vassalli del principe Riccardo e poi di Giordano. La comarca di Ugone I aveva un’estensione notevole, superava infatti il nostro Molise, raggiungendo l’Adriatico lungo le sponde del Biferno ed il Tirreno fino a Castellamare del Volturno.

Ugone I aveva costituito alle proprie dipendenze numerosi suffeudatari, e senza dubbio non avrà trascurato i suoi figli, per quanto da quello che noi conosciamo non sia possibile identificare che il solo Ruggero, il quale teneva Pratella e Montedipietro. Ecco l’elenco dei suffeudatari. […].

Gasdia, aveva preso visione di diverse fonti bibliografiche ed è davvero molto, molto strano, frequentando assiduamente la Biblioteca Monumento Nazionale dell’abbazia di Montecassino, l’avere ignorato quanto tramandavano le antiche pergamene conservate nell’archivio della Biblioteca che testimoniano le “donazioni” sottoscritte dai conti di origine normanna titolari della contea di Boiano.

Avvedendosi della sua scoperta degli strafalcioni pubblicati da alcuni studiosi che aveva consultato, avrebbe potuto dare una risposta certa alle sue stesse domande, risolvere i suoi dubbi e non creare confusione all’ignaro lettore.

Gasdia ha descritto vicende non pertinenti alla Storia del gastaldato longobardo di Boiano e alla contea longobardo franca normanna di Boiano, denominata contea di Molise dall’anno 1142.

Iniziamo dalla sua affermazione: Alzecone giunse nel territorio di campobasso < cum omni campobasso; Paolo Diacono, storico longobardo, ricordò unicamente le città di Sepino, Boviano, Isernia e altre con i loro territori.

La sua lunga disquisizione, già esaminata, sull’origine del cognome MOLISE disorienta il lettore ignaro delle vicende dei migranti normanni che, prima dell’anno 1053, fissarono la dimora in Boiano e nel suo territorio, già contea longobardo franca.  (vedi figura).

I 6 gastaladati longobardi, poi contee longobardo franche: 1. Venafro. 2. Isernia. Trivento. 4. Termoli. 5. Larino. 6. Boiano.

  Erano migranti Normanni provenienti dal castrum di Moulins al comando di Rodolfo primogenito di  Guimondo, signore del castrum di Moulins.

Il conte Rodolfo, come tutti i Normanni presenti nell’Italia meridionale, fece derivare il proprio cognomine dal nome del castrum dove era nato: MOULINS, italianizzato in MOLINIS o MOLISIO. (vedi figura).

Il castrum di MOULINS, oggi

 Lo stesso accadde per la più famosa famiglia normanna Altavilla, giunta in Italia prima di Rodolfo: dalla località di provenienza, la normanna HAUTANVILLE, si denominò ALTAVILLA.

Gasdia non avrebbe dovuto accettare passivamente le 10 ipotesi sull’origine del cognomine dei conti normanni di Boiano e della loro nazione di origine e di provenienza, ma avrebbe dovuto approfondire le ricerche per non alimentare la confusione al punto che scrisse: Ugone di Molise famoso duce normanno era nipote di Tancredi Marchese o Marchisio cantato da Torquato Tasso;  ed a porre domande all’ignaro lettore a cui lui, studioso, avrebbe dovuto dare una risposta più aderente alla realtà: Altra incognita, donde erano venuti a noi nel territorio pentro questi che poi si chiamarono Molise?. C’è chi opina che i Molise provenissero dal ceppo langobardo, chi dal ceppo normanno, e chi dal ceppo slavo bulgaro. Mi domando: perché non unghero e perché non saraceno? E se invece fossero proprio, come dire?, cresciuti in fama e potere per meriti poi gradatamente acquisiti in casa?

Quale risposta avrebbe potuto dare l’ignaro lettore?

Era Gasdia a dover dare delle risposte, vista la sua assidua frequentazione della Biblioteca di Montecassino, ricca di documenti originali, di cronache dell’epoca e di pubblicazioni antiche; lui avrebbe dovuto chiarito i dubbi e rispondere ai suoi interrogativi.

Egli non ignorava le donazioni della contessa Emma che aveva addirittura definito atti di pietà religiosa, tanto che scrisse: Una contessa Emma, della quale non conosciamo altre notizie genealogiche che la sua discendenza, come figlia, da un Goffredo, ebbe due mariti un Raho o Raone Trincanotte, da Eboli, e Gimmondo di Molise. Non è nemmeno noto quale dei due sia stato il primo marito. Dal grembo fecondo di questa donna nacquero almeno otto figli, Guglielmo, che sembra nato dal matrimonio col Trincanotte, e Rodolfo, Roberto, Ugone, Antonio, Gismondo II, Alano, Tustano, tutti sicuramente figli di Gismondo I di Molise. Quando noi conosciamo di Emma, attraverso atti di pietà religiosa, corre l’anno 1082 ed è già vedova d’entrambi i mariti, nonna, per parte del figlio di suo figlio Guglielmo (Trincanotte ?), di tre giovani, Ruggero, Roberto e Rainulfo Tricanotte, e per parte di Rodolfo di Molise di altri sette nipoti. (vedi figura).

Purtroppo, il testo originale del diploma dalla contessa Emma nell’anno 1082 e gli altri che furono sottoscritti negli anni 1083, 1089, e ancora 2 (due) nell’anno 1090, smentiscono Gasdia.

Nel testo originale dell’anno 1082 si legge: Nos emma (filia quondam) ioffrit, que prius fui uxor domni rao qui dictus est trincanocte de eboli, et postea uxor fui guimundi, qui dictus est de molisii, una cum rucgerio et robberto et rao nepotis nostris, filiis quondam guidelmi qui fuit filius nostrer. Noi Emma, figlia del defunto ioffrit, fui prima moglie del signore Rao (Rodolfo n. d. r.) detto Trincanotte di Eboli, e dopo fui moglie di Guimundi, che dicono essere de Molisii, con Ruggero e Roberto e Rao (Rodolfo, n. d. r.) nostri nipoti, figli del defunto Guglielmo che fu nostro figlio.

 

Diploma sottoscritto da Emma, contessa di Eboli, conservato nella Biblioteca dell’Abbazia di Cava dei Tirreni, arca B 22.

 

L’albero genealogico della contessa di Eboli.

Non solo il testo del diploma dell’anno 1082, ricordato da Gasdia, smentisce Gasdia, ma lo smentiscono anche i diplomi sottoscritti dalla contessa Emma negli anni 1083, 1089 e i 2 (due) diplomi dell’anno 1090: ignoravano l’ esistenza del figlio di suo figlio Guglielmo (Trincanotte ?), di Rodolfo di Molise e degli altri sette nipoti.

Rao o Rodolfo ricordato nei 5 diplomi sottoscritti dalla contessa Emma permettono di identificare unicamente Rao Trincanotte, il suo primo marito, e Rao, suo nipote in quanto figlio del defunto Guglielmo.

La contessa Emma MAI ricordò nelle sue donazioni Rodolfo di Molise e i suoi sette figli.

E’ FALSO ciò che scrisse Gasdia: Rodolfo di Molise era conte di Boiano e d’Isernia, e da sua moglie Alberada (l’Aubèree dei Normanni) aveva generato i sette figli: Ugo od Ugone I, Guglielmo, Raul, Ruggero, Roberto, Alice e Beatrice. Di Ugone I abbiamo a più riprese notizie dal 1085 al 1094 al 1105. Egli era succeduto a suo padre nella comarca di Molise, nella contea di Boiano, e fedele alla tradizione della sua famiglia era di ottimi costumi cristiani. Il Gattola di Montecassino afferma, con fondamento, che i Molise feudalmente dipendevano dai principi di Capua, come vassalli del principe Riccardo e poi di Giordano. La comarca di Ugone I aveva un’estensione notevole, superava infatti il nostro Molise, raggiungendo l’Adriatico lungo le sponde del Biferno ed il Tirreno fino a Castellamare del Volturno. Ugone I aveva costituito alle proprie dipendenze numerosi suffeudatari, e senza dubbio non avrà trascurato i suoi figli, per quanto da quello che noi conosciamo non sia possibile identificare che il solo Ruggero, il quale teneva Pratella e Montedipietro. Ecco l’elenco dei suffeudatari. […].

La Storia illustra: 1°. Rodolfo de Moulins/de Molinis/de Molisio, conte di Boiano MAI dichiarò di essere conte d’Isernia. Ughelli, in Italia Sacra (16431662), ricordò: Rodulphum de Molinis Boviani Comitem. Fu proprio Rodolfo a sottoscrivere le donazioni dell’anno 1088 e dell’anno 1092, dichiarando: Ego Rodulfus comes Dei gratia cognomine de Molinis patrie Boianensis e Ego Rodulfus cognomine de Molisio Dei gratia Comes patriae Bovianensis; ed il figlio Ugo (I) sa di essere per Domini gratia Bovianensis Comes: il territorio della contea longobardo franca di Isernia era stata annessa dal conte Rodolfo alla contea normanna di Boiano con il beneplacito di Giordano, principe di Capua ed alla donazione del principe Riccardo I, padre di Giordano, entrambi appartenenti alla famiglia normanna dei Drengot. (vedi figura: diplomi di donazione del conte Rodolfo e del conte Ugo (I).

2°. La moglie del conte Rodolfo de Moulins/de Molinis/de Molisio NON era mai stata Alberada (l’Alberada dei Normanni), come sostenne Gasdia; la prima moglie fu Alferada, deceduta dopo il suo arrivo in Italia; Emma fu la seconda moglie e i figli: Ugo (I), Roberto, Rodulfi, Guglilemo, Adelizia e Beatrice. (vedi figura).

NON era mai esisteva una figlia Alice, ma 2 nipoti: Ruggero e Roberto, figli di Roberto.

Alberada evocata da Gasdia, in realtà era la sorella di Rodolfo conte di Boiano, rimasta in Normandia.

Quale significato dare alla citazione di Gasdia: comarca di Molise nella contea di Boiano?

Comarca nella lingua catalana corrisponde al termine italiano contea: esisteva una contea (comarca) di Molise nella contea di Boiano?

Il conte Ugo (I) successe al conte Rodolfo e, come scrisse giustamente Gasdia, ampliò i confini della contea di Boiano.

Per volontà o per distrazione, Gasdia commise ancora un grave errore, creando confusione NON nella storia di Campobasso, ma nella Storia di Bojano e della regione Molise: accreditò al conte Ugo (I), nato prima dell’anno 1088 e deceduto prima dell’anno 1113, ciò che sarebbe accaduto al tempo di suo nipote conte Ugo (II), figlio del conte Simone, vissuto fino all’anno 1160.

Fu al tempo del conte Ugo (II) de Molinis/de Molisio, nell’anno 1142, che la contea di Boiano fu denominata contea di MOLISE o, come scrive Cuozzo (1989): Mulisium (Molise). Istituita nel 1142, fu concessa da re Ruggiero a Ugo II de Mulisio, già conte di Boiano.

La contea di MOLISE, già contea di Boiano (confine rosso).

Fu nell’epoca del conte Ugo (II) la redazione del Catalogus Baronum (11501168) con l’elenco dei feudatari e dei feudi del regno normanno di Sicilia.

Per quanto riguarda la contea di Molise, amministrata dal conte Ugo (II) de Moulins/de Molinis/de Molisio, NON esistevano tra i numerosi suffeudatari, come scrisse Gasdia, un Ruggero, figlio di Ugone I, o meglio dovrebbe essere figlio del conte Ugo (II) che, guarda caso, come esamineremo, morì dopo l’anno 1160 senza lasciare eredi.

Ciò che scrisse Gasdia era pura fantasia: avere identificato un Ruggero il figlio del conte Ugo (II), dimostra la superficialità delle sue ricerche: nel Catalogus Baronum fu ricordato Rogerius de Molisio, feudatario del conte di Molise, di Pratellam e Montem Petralimprandum, ma l’elenco cita anche un Rogerius de Mulisio, feudatario del conte di Molise, teneva in demanio Baranello nel principato di Capua e Petrellam nel ducato di Apulia.

Nessuno dei DUE era figlio del conte Ugo (II) de Moulins/de Molinis/de Molisio, titolare della contea di Molise, già contea di Boiano.

Gasdia continuò a creare confusione nella Storia della città di Bojano e della regione Molise; scrisse al paragrafo Carestia a pagina 314 del volume I: All’anno 1053 va attribuita la notizia che a far parte dell’esercito normanno si trovano un conte di Telese ed un conte di Boiano < dont la prèsence confirme l’envahissement de la principautè >>. Forse costui è Guglielmo Molise, signore di Campobasso, atteso che egli è ricordato tale durante il regno di Roberto Guiscardo d’Altavilla (1057 + 1085). In quest’epoca si nota che vi fu gran carestia a Campobasso, talchè si panificava con farina di querce desseccate ed altre cortecce d’alberi miste con poca farina di frumento. Nel 1085 circa il conte di Boiano è Rodolfo, che milita coi Normanni. La testimonianza è dell’Apuliense. Hos Bovianensis comitis comitata Rodulfi, Est virtus et consilio pollentis, et armis.

Già la confusione era TANTA: Gasdia passò a illustrare i fatti accaduti all’epoca di Ugo (I) e di Ugo (II) de Moulins/de Molinisi/de Molisio, nonno il primo, nipote il secondo, ossia tra gli anni 1088 1160, ricordando un avvenimento accaduto nell’anno 1053 che in realtà vide protagonista il conte Rodolfo, padre del conte Ugo (I) e bisnonno del conte Ugo (II).

Si trattava, come già ricordata, della famosa battaglia combattuta nell’anno 1053 presso Civitate: erano contrapposti gli ultimi nobili di origine longobarda e l’esercito di papa Leone IX ai nuovi conquistatori Normanni

Le cronache dell’epoca e giustamente Gasdia, citando Apuliese, ricordò in modo chiaro uno dei contenenti normanni presente e protagonista:  Hos Bovianensis comitis comitata Rodulfi.

Cosa combinò Gasdia ?

Accreditò a un anonimo e sconosciutissimo Guglielmo Molise, signore di Campobasso quanto accaduto al Bovianensis comitis comitata Rodulfi: Guglielmo Molise, signore di Campobasso, atteso che egli è ricordato tale durante il regno di Roberto Guiscardo d’Altavilla (1057 + 1085).

IGNORO chi fosse costui.

Gasdia scrisse: Ugone II, conte di Boiano avrebbe dimorato a Molise, e di là avrebbe trasferito la sua dimora a Campobasso. Il titolo di Boiano sarebbe stato abbandonato per assumere quello del contado di Molise, tipica istituzione normanna, opera di Ruggero II d’Altavilla conte, poi re di Sicilia (1101 + 1154). […]. Da questo Ugo od Ugone conte di Molise discende un Simone, il quale, morto ad Isernia l’anno 1105 oppure 1113, fu portato a seppellire nell’atrio della chiesa di Montecassino.

SCONCERTANTE.

NON esiste un solo documento, non una fonte bibliografica che avalli la dimora di Ugone II, conte di Boiano, nel paese di Molise e la sua dimora a Campobasso.   

Il conte Simone, figlio primogenito del conte Ugo (I), era il padre, non il figlio di Ugo od Ugone [(il conte Ugo (II)]: sottoscrisse una donazione nell’anno 1113 e morì nell’anno 1117 nella città di Isernia a causa di un terremoto: His pertubationibus insistentibus, Symon filius Ugonis de Molisi, apud Yserniam, vita decessit eius ad hoc monasterium delatum atque in atrio ecclesiae beati Benedicti reconditum est.

Gasdia, forse a causa della sua < non conoscenza > dei discendenti del normanno conte Rodolfo de Moulins/de Molinis/de Molisio, titolare della contea di Boiano, non si avvide che Roberto, il secondo figlio del conte Ugo (I) e zio del conte Ugo (II), per la minore età del nipote, fu nominato titolare- reggente della contea di Boiano.

Divenuto titolare il nipote conte Ugo (II), Roberto fu nominato dominus castri Sepini e i suoi discendenti divennero domini campobassi.

Il conte (reggente) Roberto fu il “capostipite” della dinastia dei domini campobassi  della famiglia de Moulins/de Molinis/de Molisio, come testimoniano le pergamene dell’epoca conservate presso l’Archivio Parrocchiale di santa Cristina di Sepino. (vedi figura).

 

Dalla confusa illustrazione di Gasdia delle vicende del conte Ugo (II), vale la pena esaminare quanto scrisse del matrimonio  del conte Ugo (II) di cui le cronache dell’epoca ignorarono il nome della moglie: Ugone II sposò un’Altavilla: Clarizia, Clarice, Clemenza, origine della grandezza del Molise. Incertezza sul nome.

La Storia ricorda il matrimonio del conte Ugone II, titolare della conte di Molise, già contea di Bojano, con una figlia, forse Adelaide, di re Ruggero II; quest’ultimo era stato l’amante della sorella (non si conosce il nome) del conte Ugo (II) e dalla loro relazione era nato Simone, in memoria del padre della sorella del conte Ugo (II), il conte Simone, deceduto in Isernia.

Clarizia, Clarice, Clemenza fu la consorte del conte Ugo (II) e, soprattutto, non era un’Altavilla.

Una maggiore diligenza nella ricerca bibliografica avrebbe permesso a Gasdia di conoscere: Clemenza la contessa di Catanzaro non era la figlia di re Ruggero II, ma fu figlia di Segegualda, moglie del fu Raimondo di Catanzaro. Entrambi nel 1167, 28 luglio, ind. XIV, donarono alla Chiesa di Cefalù .

Clemenza la contessa di Catanzaro era figlia legittima di Raimondo di Catanzaro.

La ricca documentazione sull’epopea della famiglia comitale de Moulins/de Molinis/de Molisio probabilmente fu all’origine della confusione di Gasdia, tanto da scambiare il conte Ugo (II) con il conte Ugo (I):

Dimorando nel nativo Molise, Ugone I*  generò da Clemenza di Catanzaro, Roberto*, Simone* e Clarizia* o Clarice* (alcuno per errore ha scritto Sancia). […]. Ugone I di Molise* morì nel suo feudo intorno al 1160. Suo figlio Simone*, premortogli, venne seppellito a Montecassino; ignoriamo invece dove morì e dove fu sepolto il padre. Rimasero di lui la vedova*, un figlio ed erede del maggiorasco Roberto, e Clarice*, fatta contessa di Campobasso e maritata a Tebaldo di Baro borgognone, capitano di ventura.

Errata corrige: il protagonista di quanto illustrato da Gasdia non era il conte Ugo o Ugone I, ma il nipote, il conte Ugo (II), figlio del conte Simone.

1°. Nel nativo Molise, Gasdia intendeva la contea di Molise o il paese di Molise? Probabilmente il conte Ugo (II) morì nella città di Palermo, sede della corte reale.

2°. Ugone I citato da Gasdia, che poi sarebbe il conte Ugo (II), NON aveva sposato Clemenza di Catanzaro, bensì una figlia di re Ruggero II e non LASCIO’ eredi.

3°. Roberto e Simone erano gli UNICI figli del conte Ugo (I); non era mai esistita una figlia Clarizia o Clarice (o Sancia).

4°. Ugone I di Molise NON morì intorno al 1160; il 1160 era l’anno della morte di Ugone (II) de Moulins/de Molinis/de Molisio, conte di Molise.

5°. Il conte Simone morì nell’anno 1117, NON prima del conte Ugo (I), suo padre che era deceduto nell’anno 1113.

6°. Non è dato sapere se Rimasero (di lui) la vedova Gasdia  si riferiva al conte Ugo (I) che aveva generato Simone e Roberto o al conte Ugo (II) che non lasciò eredi: NESSUNO Roberto e Clarice (o Sancia) contessa di Campobasso.

E’ difficile seguire l’ordine cronologico per comprendere gli avvenimenti descritti da Gasdia visto il suo metodo di selezione e di verifica delle fonti bibliografiche  consultate.

E’ difficile seguire l’ordine cronologico per comprendere gli avvenimenti descritti da Gasdia visto il suo metodo di selezione e di verifica delle fonti bibliografiche  consultate.

Scrivere: Ugone in occasione delle nozze di Clarice le assegnava in dote quattro piccoli feudi: Campobasso, Sepino, Tappino e San Giovanni in Gulfo.

E ancora: Morto Ugone entrò in possesso del contado suo figlio Roberto. La vedova guadagnò la Sicilia, rientrando a corte, in Palermo, dove ritrovò la madre sua naturale e tutta la parentela. E qui, questa bellezza fatale ordì la rovina della casata dei Molise, degli antichi signori di Boiano e di Campobasso.

NESSUNA fonte bibliografica conferma quanto illustrato da Gasdia.

Tornando alle vicende che coinvolsero la contessa di Catanzaro, probabilmente mai sposata, le cronache dell’epoca descrivono la sua ribellione al re Gugliemo I; in terra di Calabria fu sconfitta e condotta alla presenza del sovrano insieme alla madre e agli zii materni TommasoAlferio; prosegue il cronista: […]; e la Contessa con sua madre prima in Messina, indi a Palermo menate, rimaser quivi prigioniere.

Con l’ultima disattenzione di Gasdia, si conclude la nostra analisi: Nell’anno 1085 il re Ruggero I di Sicilia, consentito al matrimonio di sua figlia Clemenza o Clarizia o Clarice – bastarda – col conte Ugo od Ugone di Molise, figlio di Rodolfo conte di Boiano e d’Isernia, le assegnava in dote CampobassoCosì, jure maritali, Ugone divenne conte di Campobasso, o meglio, signore, titolo unificato coi precedenti, costituendo così per la prima volta il contado personale dei Molise.

La confusione è tanta.

1°. Nell’anno 1085 non esisteva re Ruggero I di Sicilia, bensì Ruggero I gran conte di Sicilia, fratello di Roberto il Guiscardo, e padre di Ruggero II, re di Sicilia.

2°. Il conte Ugo od Ugone di Molise era figlio di Rodolfo, ossia era il conte Ugo (I) il cui titolo nobiliare era conte di Boiano, non esistendo la contea di Molise (1142).

3°. Non esistendo il matrimonio tra un Ugo od Ugone, ossia il conte Ugo (II), con Clemenza o Clarizia o Clarice, non esisteva la dote Campobasso.

4°. Ugone (I o II) non assunse MAI il titolo di conte di Campobasso.

 

Quanto esposto può bastare per farvi emettere un giudizio.

Oreste Gentile.

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