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TRE “PICCOLI BOJANESI” RICORDANO LA STORIA DEI LORO PADRI E LA STORIA DI BOJANO.

marzo 13, 2018

La pubblicazione San Biagio in Boiano da chiesa “de porta” a parrocchia emarginata (2018) curata da C. Colalillo e M. P. Pettograsso ha permesso di scoprire, con la consulenza di C. Ricci, l’esistenza di un “neonato anonimo”, deceduto prima di compiere un anno di vita, figlio di Aelius Vitalis vissuto nella civitas romana Bovianum/Bojano nella prima metà del III secolo d. C.. (vedi figure).


Non è un caso unico: esiste una seconda lapide con l’iscrizione datata a III-IV secolo d. C. che ricorda il piccolo Caio Probiliano figlio di Quinto vissuto 9 mesi e 10 giorni, sepolto al quinto giorno delle calende di marzo (25 marzo); una terza lapide di Ugo Serafin, figlio di Antonio e Amelia, fanciullo di quindici mesi deceduto l’11 giugno 1862. (vedi figure).

Se sconosciute sono le cause della loro morte, possiamo conoscere la storia dei loro sfortunati genitori e la storia della città Bojano per il breve periodo della loro esistenza.

Il “neonato anonino” era figlio di Aelius Vitalis, veteranus degli equites singulares Augusti.
Una vasta letteratura, soprattutto straniera, si è interessata agli equites singulares, in maggioranza uomini di origine celtica.
Alcuni studiosi sostengono formassero un corpo di cavalleria della Guardia Imperiale, chiamata in più iscrizioni anche Equites singulares Augusti Caesaris, domini nostri che, in numero di 1.000 accompagnavano l’imperatore ed i governanti delle provincie romane.

Claudio Calaiacono, Sulle tracce della maledetta “scorta” degli imperatori (2017) scrive: In una sala (del Museo della Civiltà Romana, n. d. r.) sono stati riprodotti tutti i bassorilievi della Colonna Traiana, idealmente “srotolata” per apprezzarne ogni dettaglio. Cercate la scena numero 89 e osservatela attentamente. È un momento della guerra di Traiano contro i Daci, una battaglia in cui si vedono alcuni soldati a cavallo. Si tratta di un corpo di assoluto prestigio composto da eccezionali cavalieri, il cui compito era quello di difendere l’imperatore durante le battaglie. Erano gli Equites Singulares, angeli custodi a cavallo.

L’autore ricorda la loro triste fine: schieratisi con Massenzio contro Costantino nella battaglia dell’anno 312 presso Ponte Milvio, sconfitti, il corpo degli Equites fu così annientato nel disonore, e la loro memoria cancellata per sempre. […].
Una campagna di scavo recentissima ha portato alla luce i resti di quei soldati, seppelliti con le loro armi e vestiti con ricchissimi tessuti in oro. Sono proprio i lamenti d’oro di quegli indumenti a essere giunti a noi, rivelando con certezza la sepoltura di quei valorosi angeli custodi degli imperatori romani.
Il nome Esquilino, uno dei rioni di Roma, deriva dal castrum degli Equites Singulares Augusti: la loro caserma, castra priora equitum singularium era localizzata sul Celio nei pressi dell’attuale via Tasso.
Dove oggi sorge la Basilica di San Giovanni in Laterano, l’imperatore Settimio Severo edificò un nuovo grande complesso denominato Castra Nova equitum singularium.
C. Ricci, scrive: Ignoriamo le ragioni che influirono nella scelta di Aelius Vitalis di stabilirsi presso Boiano dopo il congedo; si trattò forse di motivi familiari, dal momento che l’assegnazione di terre ai veterani da parte degli imperatori divenne pratica desueta già a partire dagli inizi del II secolo.
Aelius Vitalis era già in congedo e, pertanto, scampò all’eccedio di Ponte Milvio avvenuto 
nell’ anno 312, viveva nella civitas romana di Bovianum/Bojano.
L’antica capitale dei Sanniti/Pentri, era stato municipio romano sotto G. Cesare (48 – 46 a. C.), successivamente colonia lege Julia con le assegnazioni agrarie (43-41 a. C.) e prima dell’anno 75 d. C. colonia flavia per lo stanziamento dei veterani della legione XI Claudia dell’imperatore Vespasiano. (vedi figure dal C. I. L.).

Il territorio (confine rosso) della colonia della civitas Bovianum. I confini del territorio dei Sanniti/Pentri prima della conquista romana.

Come si presentava la civitas Bovianum agli occhi del “neonato anonimo” e di Caio
Probiliano 
?

Bovianum si era sviluppata nella pianura attraversata da 2 strade: la via consolare Minucia che, seguendo parte il tratturo Pescasseroli – Candela, collegava la civitas Corfinium al porto di Brundisium; ed una via che, seguendo il tratturello Matese – Cortile-Centocelle e attraversando il territorio dei Sanniti/Frentani di Larino, collegava Bovianum alla via litorale adriatica.

L’acropoli di Bovianum era l’insediamento di Bovaianom, sorto sulla sommità della collina dell’odierna Civita Superiore di Bojano, già città madre, capitale dei Sanniti/Pentri, che si estendeva con una serie di terrazzamenti in “opera poligonale” fino al percorso del tratturo Pescasseroli-Candela.

Solo ammirando la bellezza della civitas Saepinum, possiamo immaginare la maggiore estensione e la bellezza della civitas Bovianum. (vedi figure).

Planimetria della civitas Saepinum.  La civitas Bovianum. 1. Acropoli. 2. Estensione della civitas (punt.gio giallo). Il tratturo Pescasseroli-Candela/via consolare Minucia. Via per la litorale adriatica.

Il territorio dei Sanniti/Pentri con la riforma augustea dell’anno 7 d. C. fu incluso nella IV Regione Samnium e fece parte del distretto Campania et Samnium con la riforma di Diocleziano dell’anno 297.

Se la data III – IV stimata del decesso è esatta, Caio Probiliano figlio di Quinto fu inconsapevole testimone di questi mutamenti amministrativi e chissà, forse fu coinvolto e vittima del terribile terremoto dell’anno 346: oltre ad ingenti danni materiali deve aver generato senza dubbio ripercussioni assai pesanti sulla situazione economica […].  In tale clima di emergenza, prosegue M. Gaggiotti (1978), ad un primitivo funzionario (Aunotius Iustinianus), che forse sintomaticamente e non casualmente appare sprovvisto di qualsiasi distinzione di rango, segue un vir clarissimus (Fabius Maximus), inviato probabilmente per le sue esperienze o supposte capacità organizzative e decisionali, necessarie in un frangente del genere.

[F] abius Maximus, [v(ir) c(larissimus), ] [a fundame]ntissecre[etarium fecit] [curante Arrunt]io Attico [p]a[t]r[ono Bovianen(sium)]. Datazione: 352-357 d. C..

Nulla si conosce di Quinto Probiliano, padre del neonato Caio, ma la stele è importante per testimoniare a partire dal III-IV secolo la presenza cristiana nella città di Bojano, sede di diocesi: Laurentius, in base alla documentazione esistente, è considerato il 1° episcopus Bovianensis per avere sottoscritto gli atti del sinodo
romano indetto da papa (498 – 514) Simmaco nell’anno 502.

I confini della diocesi di Bovianum non rispettarono quelli della colonia romana: una piccola parte fece parte della diocesi di Limosano mentre i territori a est che confinavano con i Sanniti/Irpini, furono assegnati alla diocesi di Benevento, ad eccezione di Sassinoro che, probabilmente terra irpina, fu assegnata alla diocesi di Bovianum. (vedi figure).

Il territorio delle diocesi di Bojano.   Il territorio della colonia Bovianum.

Più notizie si hanno per il periodo in cui visse il piccolo Ugo Serafin, figlio di Antonio.                                             Era nato 11 marzo dell’anno 1861.

Lo sfortunato padre Antonio nel ricordare la nascita di Ugo nella città di Bojano, già liberata dalla presenza dei Borboni, invoca il piccolo Ugo a intercedere presso Dio per la liberazione di Venezia.

Il Veneto e Venezia per essere annessi a l’Italia dovette aspettare la fine della terza guerra d’indipendenza, conclusa il 3 ottobre 1866 a Vienna con la firma del trattato di pace.

Ancora una volta, la città di Bojano, già protagonista della Storia antica e medievale dell’Italia, vide i suoi abitanti partecipare attivamente alla liberazione: Capo di questi coraggiosi era Girolamo Pallota, scrisse Nicola Marucci (aprile 1923): un distinto e autentico patriota, deputato al Parlamento Napoletano del’48 […]. Il Pallotta adunque, d’accordo con tutti i Comitati d’agitazione del Mezzogiorno, anelava il momento di poter tradurre in atto quello che il suo amicissimo di cuore e di fede, Stefano Iadopi d’Isernia, aveva predicato qui il 1848, cioè, in caso di rivoluzione nelle altre parti del Regno, proclamare la immediata istituzione di un “governo provvisorio”. […].

La mattina del 5 settembre 1860, su gli antichissimi ruderi del Castello di Civita Superiore si vide sventolare la bandiera tricolore! Il simbolo invocato, ed aspettato da tanto tempo dagli uomini appartenenti alla nuova fede, apparso e scomparso come meteora nel 1848. era lì a sventolare al sole e alla brezza molisana di quel mite
settembre con su la bianca croce di Savoia, e quel simbolo, da tanto tempo desiderato, sognato, finalmente era lì, arra di pace, promessa di quiete per 
tutti coloro – o quanti! – che avevano sofferto e che avevano veduto i loro cari fuggitivi, dispersi, esuli, carcerati!

La bandiera tricolore sventolò dal castello di Civita Superiore di Bojano, primo insediamento dei Sanniti/Pentri, città madre e capitale. Sede dei conti titolari della contea longobarda/franca e normanna di Bojano. L’imperatore Federico II se ne assicurò il possesso.

Erano guidati dai colonelli Pateras, Fanelli e Raimondi. Era loro cappellano il Canonico Bianchi, altri dice il La Riccia, abbruzzese; e degli uomini che seguivano pochi erano armati di schioppo, i rimanenti con lunghe mazze alle cui punte erano stati fermati stili, falci, ronche ed altri arnesi rurali. […].
Tutti i boianesi d’ogni classe e il Battaglione della Guardia Nazionale, comandato dal Maggiore Michelangelo Campanella, mossero loro incontro coi soliti < Evviva! > echeggianti per queste nostre convalli e con grande meraviglia dei capi dei Cacciatori del Vesuvio, che non si aspettavano una così festosa accoglienza da parte del popolo.
Ma la ragione bisogna ritrovarla nel fatto che le masse erano state predisposte alla rivoluzione oltre che dal Pallotta, dai liberali Casale, Chiovitti, Nardone, Gatti, Campanella, Sisto, Perrella, Romano, Tiberio, ecc. ecc. e la Guardia Nazionale era veramente e sinceramente di sentimenti italiani.
Il Pallotta, patriota di incontestabile probità come dice il Colonello Medico Petella, nella sua pregevole opera     < La Legione Matese >, ospitò nel suo palazzo Pateras, Fanelli e Raimondi
.
Quivi, nella così detta Loggia dei Pallotta, per acclamazione, Girolamo Pallotta fu acclamato                            < Pro-dittatore > e dichiarata la decadenza del governo borbonico; la annessione di tutto l’estendimento strategico boianese alla Monarchia del Re Galantuomo; la proclamazione, per esso estendimento, della dittatura di Giuseppe Garibaldi e da quel giorno tutti gli atti civili e giudiziari dovevano essere intestati a < Vittorio Emanuele Re Costituzionale e Giuseppe Garibaldi Dittatore >.
Il Governo provvisorio risultò così costituito: Pallotta Girolamo, Pro Dittatore; Raimondi Ercole, Segretario generale; Romano Gennaro, Tabegna Giovanni Giuseppe, Sisto Biagio, Ministri; Diamente Gaetano, segretario particolare del Governo provvisorio
.
E le autorità costituite? Il Sindaco, il Primo Eletto, Antonio Tiberio, era un gentiluomo e liberale di antica data.

Il palazzo di  G. Pallotta.

Appena proclamato il Governo provvisorio se ne dette comunicazione al Sotto Intendente d’Isernia, signor Giacomo Venditti, il quale, esultante ed esaltato, rispondeva: < Lo slancio dei popoli è voce di Dio! Il Governo provvisorio in nome di Vittorio Emanuele e Garibaldi Dittatore, è istituito >.
E qui convenivano tutti i liberali dei paesi vicini e cioè: San Massimo, Roccamandolfi, Cantalupo, Sant’Angelo in Grotte, Castel Petroso, Macchiagodena, Cameli (oggi Sant’Elena Sannita) Spinete, Colledanchise, Vinchiaturo, Guardiaregia, Campochiaro, San Polo Matese, ecc., ecc. Insomma Boiano, in quei giorni divenne una ….. Clobenza a rovescio!
Marucci conclude: Boiano, tra le tante pagine della sua storia ignorata, misconosciuta, derisa anche, (perché no?) ne ha una veramente gloriosa ed è quella del 5 settembre 1860, nel qual giorno (era di mercoledì), due giorni prima che Garibaldi entrasse in Napoli, proclamò la decadenza della Dinastia borbonica e la Dittatura di Giuseppe Garibaldi con Vittorio Emanuele re d’Italia.
Tale atto d’immensa audacia, che, ripetendosi le tragedie del 1899, del 1821, e del 1848, poteva avere per epilogo la forca, fu compiuto da Girolamo Pallotta e da pochi altri boianesi audaci come lui e perciò sarebbe doveroso ricordare con un marmo, un sasso, una corona – che divenisse testimonianza alla più lontana posterità – il luogo, la data e il nome di quegli uomini che tanto amore portarono per l’Italia
.

E Ugo Serafin, sfortunato padre di Ugo ?

F. Tavone scrive (2011): La presenza di Antonio Serafini (sic) a Bojano si può spiegare tenendo presente che immediatamente dopo l’Unità l’esercito nazionale fu impegnato a domare il brigantaggio sviluppatosi nell’ex Regno delle Due Sicilie e il Matese all’epoca, ma non solo, era rifugio privilegiato di alcune bande. […].                Nato a Monselice, in provincia di Padova, il 28 febbraio 1827, da Vincenzo e Antonia Martinengo, Antonio Serafini (sic) nel 1848 si pone al servizio del Governo Provvisorio Veneto, formatosi dopo la cacciata degli Austriaci, arruolandosi nella Legione Padovana, divenuta poi Brenta e Bacchiglione. Ottiene i gradi di caporale, di sergente e di sottotenente.                                                                                                          Nell’agosto del 1849 lascia il servizio in seguito alla restaurazione nel Veneto del governo asburgico. L’anno dopo è forzatamente arruolato nell’esercito austriaco. Nel 1852 è ammesso alla Scuola cadetti, nella quale copre l’incarico di sergente contabile. Il 22 febbraio 1856 ottiene il congedo illimitato. Il 24 giugno si sposa con la cittadina Amalia Brigo, l’Amalia citata nella lapide.                                                                                                    Richiamato in servizio nel 1859 diserta per motivi politici. Impellente era per lui il raggiungimento dell’Unità d’Italia. Nel luglio dello stesso anno è sergente nel III Reggimento Brigata Reggio, del quale un mese dopo diviene sottotenente grazie a decreto del Dittatore delle Province Modenesi. Con tale carica il 25 marzo del 1860 entra nell’esercito nazionale. Nel successivo mese di novembre ottiene la carica di luogotenente, con la quale lo troviamo a Bojano. La carriera di Serafini (sic) non si ferma qui.
Dopo il decesso del piccolo Ugo probabilmente abbandonò la città di Bojano quando il Veneto liberato fu annesso al regno dei Savoia: Nel 1866, scrive Tavone, è capitano nel XV° e nel XVI° Reggimento Fanteria. Tra gli anni Settanta e Ottanta è capitano contabile a Treviso.                                                                                              Va sottolineato che Antonio Serafini (sic) partecipa alla prima guerra di indipendenza, riceve dal Governo dell’Emilia una medaglia d’argento commemorativa per la campagna di Venezia del 1848 ed è autorizzato a fregiarsene insieme a quella istituita con Regio Decreto del 4 marzo 1865 per le guerre combattute a favore dell’indipendenza e dell’Unità d’Italia.
ONORE al papà del piccolo Ugo Serafin.

Tre periodi storici vissuti dalla città di Bojano illustrati dalla breve vita di 3 neonati.

Oreste Gentile.

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