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I “CENTRI FORTIFICATI” NEL SANNIO PENTRO.

aprile 30, 2018

PREMESSA.

 Mura ciclopiche, dal dizionario Treccani on line: mura c., quelle costituite da macigni rozzi ed enormi, sovrapposti senza regolarità (anche dette poligonali o pelasgiche, perché gli antichi attribuivano le mura di alcune cittadelle micenee ai Pelasgi e ai Ciclopi).

Furono utilizzate nella costruzione dei terrazzamenti per vincere i dislivelli e costruire sul piano le abitazioni, per creare le aree da destinare alla coltivazione, per il controllo e la difesa del territorio.


La Regina (2013): Le fortificazioni megalitiche sono invece costruite con attenzione agli aspetti difensivi, facendo ricorso soprattutto all’asperità dei luoghi, senza impiegare maestranze specializzate nella lavorazione della pietra. Le mura si datano all’epoca delle guerre sannitiche (?, n. d. r.) e costituiscono un sistema organicamente predisposto per la tutela del territorio su iniziativa dello stato. Le mura sembrano quindi realizzate con il contributo obbligatorio di una parte della popolazione, specialmente degli individui soggetti alla leva militare e con il lavoro di prigionieri deportati ‘in lapicidinis’, seguendo le istruzioni di comandanti esperti di poliorcetica poco interessati all’eleganza della costruzione.

Di Stefano (2001), conferma l’importanza e la funzione dei centri fortificati costruiti nel territorio del Sannio Pentro: La sorveglianza avveniva attraverso il completo controllo visuale del territorio, la capacità, attraverso sentieri secondari, di intervenire velocemente nei confronti di un aggressore, e la possibilità di comunicare con le altre fortificazioni attraverso eventuali segnali luminosi. […].

Esistevano delle fortificazioni minori di cui Di Stefano scrive: Queste fortificazioni minori contornano le cime più grandi, creando un omogeneo sistema difensivo a guardia del territorio e dei suoi accessi. […].

Tutte le fortificazioni sono poste in maniera tale da essere visibili reciprocamente e la loro distanza non è mai superiore ai dieci chilometri dalle cinte contigue. E’ stata inoltre verificata la possibilità di comunicazione con cinte appartenenti a sistema difensivi di altre zone, tanto da poter parlare di un omogeneo sistema strategico “regionale”. […].

Ciò induce a pensare che questi sistemi fortificati non fossero limitati solamente alle aree che essi difendevano direttamente, ma fossero parte di una difesa più generale, che comportava collegamenti con cinte più lontane, non attinenti al contesto territoriale di appartenenza.

La posizione delle cime presso il massiccio del Matese, dislocate ad anello su tutti i lati del rilievo, costituisce un esempio lampante.

La pianura a settentrione del Massiccio del Matese. Il tratturo Pescasseroli-Candela (1) e il tratturello Matese-Cortile-Centocelle (2). I centri fortificati.

La funzione delle cinte, in mancanza di dati di scavo, si può dedurre solo dalla loro grandezza e posizione: le più piccole, apicale, si può ipotizzare avessero compiti esclusivamente militari (vedi il centro fortificato di monte Crocella di Bojano, n. d. r.). La loro frequentazione doveva essere limitata alle esigenze o alle stagioni. Le più estese […], oltre al controllo strategico del territorio, avranno ospitato insediamenti stabili o avranno avuto la funzione di rifugi in quota per la popolazione che viveva in “vicatim”.

 

LO STANZIAMENTO DEI SAFINI/SABINI/SABELLI/SANNITI/PENTRI. 

Tra i secoli XI-IX a. C., uno dei gruppi di giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti protagonista della migrazione (ver sacrum), seguendo un bue, animale sacro al dio Ares/Mamerte/Marte, o un vessillo con il suo simbolo totemico, percorrendo dalla Sabina (pianura del lago Cotilia) le vie (tratturi) utilizzate dalle greggia per le stagionali migrazioni (transumana), giunsero e presero possesso della pianura posta a settentrione del massiccio del Matese, espandendosi fino ad occupa parte dei territori oggi pertinenti alle province di Chieti e L’Aquila, il territorio della provincia di Isernia e gran parte della provincia di Campobasso.

I percorsi dei tratturi più importanti dalla Sabina alla Daunia.

Fondarono la loro città madre, Bovaianom (osco)/Bovianum (latino)/Bojano, la capitale del nuovo popolo che si chiamò Pentri.

Il loro nome, scrive Salmon (1977), contiene la stessa radice del celtico pen-, <sommità>, il che implica che i Pentri erano un popolo di montanari. Essi popolavano il cuore del Sannio, la regione del Massiccio del Matese e le sue vicinanze, e le valli del fiume Trinius (Trigno) e Tifernus (Biferno).

Tutto fa pensare che fossero forti e temibili, la spina dorsale della nazione.

Un buon numero di essi era concentrato nella sola zona aperta del Sannio, oltre all’Irpinia, di una certa estensione, la valle dominata da Bovianum e Saepinum, attraversata da ovest verso est dal tratturo PescasseroliCandela e dal tratturello MateseCortileCentocelle.

 

Il territorio dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti PENTRI. I “popoli” confinanti. I fiumi.

Il territorio dei Sanniti/Pentri si caratterizza ancora oggi per la presenza dei centri fortificati (o, recinti) costruiti sulla sommità delle colline e delle montagne soprattutto con lo scopo di controllare e difendere gli insediamenti di pianura, le vie di comunicazioni, nonché di comunicare rapidamente tra loro con i raggi riflessi del sole, con il fumo e con il fuoco durante la notte.

I centri fortificati nel territorio dei Sanniti/Pentri.       

 

L’IMPORTANZA DEL CENTRO FORTIFICATO DI “MONTE CROCELLA” DI BOJANO.

Il centro fortificato che domina da sud la pianura di Bojano, scoperto nell’anno 1984, all’apparenza senza importanza per le sue dimensioni di circa 900 mq., posto sulla sommità di monte Crocella, già colle pagano, a 1040 mt. s. l. m., svolse un ruolo di primaria importanza nella Storia dei Sanniti Pentri.

 

Monte Crocella visto da nord.             Monte Crocella visto da sud.

Strada di accesso (a) al centro fortificato (b). Centro (c). Plan.tria                                                              

Sommità di monte Crocella. Muro di terrazzamento lato ovest.

Sommità di monte Crocella. Muro di terrazzamento lato nord ovest.

Muro di terrazzamento lato nord visto dall’alto.      Visto dal basso

Dalla sommità di monte Crocella furono scelti e fissati i < capisaldi di confine > con i popoli consanguinei: Peligni, Carecini, Frentani, Irpini e Caudini; potremmo identificare il monte Crocella, già Colle Pagano, con il colle chiamato sacro ricordato da Diodoro Siculo (I sec. a. C.) e con il collis Samnius di Festo (II sec. d. C.): sacralità dovuta alla scelta e alla definizione dei confini del territorio dei Pentri. (vedi figura, procedendo da ovest verso est).

Dalla pianura dei Sanniti/Frentani di Larino, due dei <capisaldi > di confine con i Sanniti/Pentri: la cima Serra Guardiola mt. 669 (in lontananza a destra) e la cima Monte Cece mt. 697 (a sinistra).

Un’altra prerogativa del centro fortificato di monte Crocella o è propria di Bovaianom/Bovianum/Bojano, città madre, capitale dei Sanniti/Pentri, era la sua equidistanza dalle città madre, dalle capitali degli Irpini, Benevento; dei Caudini, Montesarchio; dei Campani, Capua (Santa Maria Capua Vetere) e dei Sidicini, Teano.

Inoltre era equidistante da Aufidena (Alfedena, 1), Aufidena romana (Castel di Sangro, 2), Montefalcone del Sannio (6). (vedi figura).

Fissati i confini del loro territorio, i Sanniti/Pentri iniziarono l’occupazione e la creazione dei loro siti sulle montagne, sulle colline e nelle pianure; tutto avvenne dopo il loro arrivo databile tra XI-IX sec. a. C.: potrebbero avere già trovato i centri fortificati, adattandoli alle loro esigenze di difesa, di comunicazioni o, come nel caso della fortificazione di monte Crocella di Bojano, utilizzarli anche per fissare i confini del loro territorio con quelli dei consanguinei loro confinanti.

I centri fortificati dovevano esistere già prima dell’VIII sec. a. C., considerando la scoperta di numerose necropoli dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti datate a quell’epoca ed esistevano certamente prima del VI-V sec. a. C. quando i Sanniti: Carecini, Pentri, Caudini e Irpini, definiti Sanniti della montagna iniziarono l’invasione dei territori campani con la conquista della città etrusca di Capua (445 a. C.) e della città greca calcidese di Cuma (421-420 a. C.).

Appiano (95 ca.-165 d. C. ca.), descrivendo la guerra sociale, ricordò: Silla espugnati gli accampamenti di Papio Mutilo procedette a Boviano dove era il consiglio comune dei rivoltosi. Aveva la città tre fortezze e i Bovianesi si tenevano all’erta. Or questi spedì milizie attorno con l’ordine di espugnare la fortezza che più potessero, significandone il fatto col fumo. Dato alfine questo segno, Silla attaccò di fronte il nemico, e combattendo per tre ore, potentissimamente presa la città. Tali sono le imprese di Silla in quella estate; con il giungere dell’inverno si recò a Roma per chiedere il consolato.

De Sanctis (Polverini, 1976): La città, che in posizione forte all’incontro delle vie conducenti ad Esernia, Benevento e Venusia possedeva tre acropoli sulle pendici del monte, fu difesa accanitamente dai SannitiSilla, mentre attaccava il nemico frontalmente dalla pianurainviò reparti di truppe ad occupare a tergo dei difensori le acropoli con l’ordine di dargli mediante fumate il segnale dell’occupazione. Così dopo tre ore di aspro combattimento s’impadronì anche della seconda capitale degli insorti.

Nell’anno 89 a. C. Silla aveva espugnato Bovianum/Bojano, la civitas sannitaromana costruita, dopo la conquista romana, nella pianura ai piedi della collina sulla cui sommità e lungo le sue pendici, con una serie di terrazzamenti, era stata fondata Bovaianom, la città madre, la capitale dei Sanniti/Pentri, oggi Civita Superiore di Bojano, che divenne l’acropoli della civitas di pianura.

Il centro fortificato di monte Crocella, da sempre utilizzato per comunicare con gli altri insediamenti sparsi per il territorio dei Sanniti/Pentri e dei loro confinanti consanguinei, dovrebbe corrispondere alla fortezza ricordata da Appiano o una delle acropoli ricordate da De Sanctis.

La 2^ fortezza corrisponde al già citato antico sito di Bovaianom, acropoli della Bovianum di pianura.

La 3^ fortezza si localizza e identifica con l’odierna contrada La Piaggia-san Michele, all’apice di una serie di terrazzamenti in mura megalitiche che iniziano dalla base della collina alla destra del percorso del tratturo Pescasseroli-Candela.

Guerra sociale. Planimetria della civitas Bovianum sannita-romana (giallo). 1. Bovaianom-acropoli. 2. Contrada La Piaggia San Michele. 3. Fortificazione di monte Crocella.

 

L’estensione della civitas sannitica romana Bovianum (nel tratt.gio gallo). L’acropoli (Bovaianom, nel tratt.gio rosso) . Il tratturo Pescasseroli-Candela. La via per la litorale adriatica.

 

1. L’acropoli (Bovaianom) della civitas sannitica romana Bovianum (giallo). 2. Terrazzamento La Piaggia-San Michele. 3. centro fortificato monte Crocella. Posizione dell’esercito di Silla di fronte alla civitas Bovianum.

 

  GLI ALTRI CENTRI FORTIFICATI DEI SANNITI/PENTRI.

La descrizione dei centri fortificati di cui esiste un’ampia documentazione, inizia da nord ovest e procede verso sud est, seguendo i percorsi dei tratturi che attraversavano e attraversano il territorio dei Sanniti/Pentri: PescasseroliCandela (7), Castel di SangroLucera (6), CelanoFoggia (5), AteletaBiferno (11); il tratturello MateseCortileCentocelle (15 e 8) ed i bracci SprondasinoCastel del Giudice (12) e PescolancianoSprondasino (13).

I percorsi dei principali tratturi.

 

I centri fortificati nel territorio dei Sanniti/Pentri.

                   

ROCCACINQUEMIGLIA. ALFEDENA. CASTEL DI SANGRO.

 Tre centri fortificati a difesa delle vie di accesso al territorio dei Sanniti/Pentri e per la comunicazione visiva con i vicini popoli consanguinei: Sanniti/Marsi, Sanniti/Peligni e Sanniti/Carecini.

Di Stefano evidenzia: L’importanza strategica della zona è, inoltre, testimoniata dalla presenza di tre importanti tratturi nel territorio di Castel di Sangro: il Lucera-Castel di Sangro, il Pescasseroli-Candela ed il Celano-Foggia. […]. La zona di Castel di Sangro costituisce punto di convergenza di una serie di tracciati di importanza primaria, che non potevano essere lasciati senza sorveglianza. […].E in effetti la funzione primaria che le tre fortificazioni svolgevano era la sorveglianza integrata dei tracciati e dei valichi d’accesso a nord ovest del territorio occupato dai Sanniti/Pentri.

Ingresso nord ovest (cerchio giallo) nel territorio del Sannio/Pentro con i tratturi: Celano-Foggia (5), Castel di SangroLucera (6) e Pescasseroli-Candela (7).

Le tre cime di Castel di Sangro, Alfedena e Roccacinquemiglia sono tutte a vista fra di loro, unite oltre che mediante la viabilità principale anche attraverso una serie di percorsi secondari. Le tre fortificazioni sono, come già detto, disposti su rilievi minori, tutti intorno ai mille metri di altitudine, ma in posizione di grande importanza strategica. […].

E’ stata verificata la possibilità di comunicazione con cinte appartenenti a sistemi difensivi di altre zone, tanto da poter parlare di un omogeneo sistema strategico “regionale”. Infatti, dalle cime più orientali (sic, n. d. r.) come Castel di Sangro o Roccacinquemiglia, è perfettamente visibile Monte S. Nicola, presso il comune di Capracotta, sede di un’altra grande cinta fortificata, e dalle Morge è possibile

trasmettere agevolmente segnali con la cinta di monte Cavallerizzo presso Vastogirardi. Le due cinte di Capracotta e Vastogirardi sono situate su rilievi molisani che costituiscono la spalla meridionale della valle del Sangro.

Distano circa quindici chilometri da Castel di Sangro e rivestono un’importanza strategica particolare in quanto sorvegliano gli accessi che da nord conducono verso il fiume Trigno e il comprensorio di Pietrabbondante.

I centri fortificati a difesa dei tratturi: Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera e Pescasseroli-Candela, ingresso nord ovest del Sannio Pentro.

 

ROCCACINQUEMIGLIA.

 Di Stefano: Le fortificazioni di Castel di Sangro e Roccacinquemiglia, invece, occupano i rilievi presso le pendici meridionali dell’Arazecca: la loro presenza consente il controllo capillare dell’alta valle del Sangro e del valico del tratturo Celano-Foggia presso Castel di Sangro. La cinta fortificata di Roccacinquemiglia, situata circa 5 chilometri da Castel di Sangro, è catalogabile come una struttura “pluriapicale con vallecola interna”. La fortificazione corre sulla mezzacosta di tre rilievi dalla quota omogenea, intorno  ai 1150 m. con il circuito medio di 1500 m. La presenza all’interno delle mura, di uno spazio pianeggiante da un lato aumentava considerevolmente l’area intramuranea fruibile, quantificabile in circa 108.500 metri quadrati. […]. Lo spazio pianeggiante interno fa ipotizzare che la cinta ospitasse al suo interno strutture abitative stabili, necessitanti di spazi meno ristretti, rispetto a quelli offerti dai pendii.

Il monte Arazzeca visto dalla fortificazione di monte Crocella.

                                    

Planimetria e particolare delle mura.

 

ALFEDENA.        

Di Stefano: La fortificazione di Alfedena-il Curino è posta presso le pendici occidentali della cresta del monte Arazecca, presso il valico del tratturo Pescasseroli-Candela e la strettoia del fiume Sangro presso Barrea. […]. Sul valico della Forca, presso Alfedena, incombono non solo la già citata cinta del Curino ma anche la contigua cinta di Civitalta, da cui si ha il controllo completo dell’area. […]. La più nota è sicuramente quella sul monte Civitalta (quota 1190 m); le scarse evidenze rendono difficoltosa, a tutt’oggi, una precisa identificazione tipologica della cinta. […].

Il Curino, generalmente identificato con l’Aufidena sannitica, è una fortificazione definibile come “cinta pluriapicale con vallecola interna”. Il circuito delle mura, lungo circa 1750 m, cinge una serie di cime disposte parallelamente con orientamneto nord-sud.

Civitalta di Alfedena e la valle del Curino di Alfedena vista da Civitalta (Mattiocco).

 

1^ Planimetria Curino              e    Civitalta (Di Stefano). 2^ Plan.tria fortificazione Civitalta (Mattiocco).

              

Particolare della cinta poligonale del Curino di Alfedena (E. Mattiocco).

 

Traccia della fortificazione di Civitalta, verso SW. Particolare della cinta muraria di Civitalta (Mattiocco).

                  

CASTEL DI SANGRO (Aufidena romana).

Di Stefano: La cinta di Castel di Sangro è edificata su di un rilievo calcareo dalla conformazione molto particolare: il colle è caratterizzato da una cima allungata (quota 1004 m), lunga poco più di un centinaio di metri, la quale sul versante settentrionale si allarga fino a raggiungere gli 80 m. Le pendici di questo colle, molto diverse l’una dall’altra, costituiscono la sua peculiarità. Nel versante orientale il pendio ha un dislivello di circa 50 m. che separano la cima da una serie di declivi, oggi coltivati, che scemano dolcemente fino al fondovalle Sangro. Il versante nord

Il versante nord è quello più scosceso ed inaccessibile, con oltre 150 m di dislivello rispetto al corso del fiume Sangro.

Gli altri due versanti sono caratterizzati da piano scosceso, che partendo dalla cima scende di oltre 50 m di quota, ed è delimitato ad ovest ed a sud da un dislivello di circa 30 m. il che rendeva i due versanti assolutamente inaccessibili. Alle pendici meridionali di questo colle si trova il centro abitato di Castel di Sangro.

La cinta, che in alcune sue parti conserva tratti di murari imponenti, è stata variamente catalogata: si è parlato, sulla scorta delle ricerche, di inizio secolo, di una fortificazione con cinte multiple concentriche avvolgenti le pendici. La ricostruzione generalmente accettata è quella di una semplice cinta apicale, che munisce il ciglio tattico del rilievo. […]. La fortificazione si presenta come la congiunzione fra una cinta apicale ed una di pendio. La cinta “superiore” muniva la parte sommitale del rilievo di quota (1004 m), limitandosi a seguirne la conformazione. […]. La lunghezza complessiva della cinta superiore è stimabile intorno ai 700 m, e la su forma irregolare era dovuta alla conformazione irregolare del colle. […]. La lunghezza complessiva della cinta di pendio era di circa 550 m, per una lunghezza totale delle due cinte di circa 1250 m ed una superficie interna quantificabile intorno ai 61.750 metri quadrati.

Dell’Orto-La Regina, planimetria delle fortificazioni sannitiche di Castel di Sangro. Veduta dell’altura fortificata che sovrasta il centro abitato.

 

Mattiocco. Particolare della cinta muraria. Mura poligonali alle “Scale del Lupo”.

E. Mattiocco (1989) descrive l’assetto urbano della civitas Aufidena/Castel di Sangro: potrebbe affacciarsi anche l’ipotesi, comunque neppure in questo caso suffragata da alcuna prova obiettiva, di un prolungamento verso il basso del perimetro murario destinato, a somiglianza di quanto è documentato altrove (Bovianum, Lucus Angitiae), a racchiudere l’abitato vicano sottostante che, in epoca romana, assumendo decise connotazioni di tipo urbano, ebbe sicuramente un suo proprio apparato difensivo.

Da La Regina. L’insediamento fortificato di Lucus Angitiae/Luco dei Marsi.

 

1^ L’insediamento fortificato di Bovaianom/ Bojano. 2^ L’ insediamento fortificato di Aufidena/Castel di Sangro.

Luco dei Marsi alle pendici della fortificazione di Monte Penna.

 

Castel di Sangro alle pendici della fortificazione di Colle san Giovanni.

 

Bojano alle pendici della fortificazione di Civita Superiore, già Bovaianom. (foto https://bojanodavivere.it.).

 

MONTENERO VALCOCCHIARA.

 Fortificazione di Monte Castellano.

Mario Pagano-Michele Raddi (2006): L’estensione della cinta muraria è di circa 480 ml, racchiudendo un’area di circa 1, 5 ha con uno sviluppo medio altimetrico intorno ai 1000 m s.l.m.. […]. La fortificazione sembrerebbe rientrare nella tecnica edilizia di prima maniera del Lugli, e lo stato di conservazione della cinta per buona parte è discreto.  La funzione di questo insediamento è da collegare alla presenza di grande aree per il pascolo ed all’attraversamento  della zona di più tratturelli di collegamento ai pascoli d’altura, alle montagne del versante molisano e abruzzese, area Mainarde e della Meta. Inoltre, la fortificazione di Monte Castellano resta un avamposto formidabile per il collegamento anche con i centri sannitici dell’Abruzzo, come ad esempio Aufidena.

 

1^Località Madonna della Fonte. Veduta da Colle Castellano. 2^ Monte Castellano veduta aerea da ovest.

 

1^ Fortificazione di Monte Castellano. Particolare delle mura. 2^ Particolare della tecnica edilizia.

Fortificazione di Pozzo Dattone.

L’area racchiusa dalla cinta occupa una superficie di 1.50 ha, per una lunghezza lineare di circa 500 m. e probabilmente riveste il ruolo fondamentale di controllo di un percorso antico, che attraversa l’insediamento. […]. E’ stato eseguito un rilievo dettagliato del sito che ha permesso di evidenziare sulla sommità dell’altura, a quota 1.050 s.l.m., i resti di una piccola chiesa medievale.                                  

 

Planimetria.                                                   Montenero. Pozzo Dattone

              

RIONERO SANNITICO.

Centro fortificato di Castello, presso MontaIto. (E. Mattiocco).

Sorge nei pressi del tratturo Pescaseroli-Candela alla quota di 1199 mt.; il muro corre per circa 400 metri tutt’intorno alla sommità dell’altura seguendone la morfologia piuttosto irregolare, rasentando la cresta lungo il versante di NW, per poi piegare verso settentrione, flettere a gomito per discendere con una curva ad ampio raggio lungo il pendio orientale e risalire in quota verso occidente fino a chiudere un area di circa 8500 mq.

Planimetria del centro fortificato.   Particolare della cinta muraria.

 

Particolare del centro fortificato.

 

 SAN PIETRO AVELLANA.

La Regina evidenzia una recinzione minore, autonoma nella parte più elevata dell’altura della fortificazione di monte Miglio.

Dell’Orto-La Regina. Il monte Miglio. Planimetria del centro fortificato.

 

1^ Particolare della mura di cinta. 2^ da http://www.moliseexplorer.com particolare delle mura di cinta.

 

   CAPRACOTTA.

 La Regina: A sud di Capracotta, e a monte della strada che la collega con il bivio di Staffoli, la vetta del Monte Cavallerizzo (m 1524) è fortificata con un imponente tratto di mura in opera poligonale. La costruzione delimita, con andamento curvilineo nord-ovest-sud, uno spazio protetto naturalmente sul lato orientale dalla ripidità della montagna. L’area fortificata ha una superficie di oltre 27.000 mq., e ad essa si accede da una porta situata all’estremità occidentale. Non era certamente destinata a forme di insediamento permanente, ma aveva carattere prettamente difensivo.

Aveva comunicazioni visive con il centro fortificato di monte Miglio (m. 1350) di San Pietro Avellana, a sud est di monte Cavallerizzo, il monte Saraceno (m. 1212) di Pietrabbondante, a sud est, e il monte S. Nicola, a nord ovest, sempre in territorio di Capracotta. Dalla vetta del Monte Cavallerizzo, scrive La Regina, si può godere  una veduta straordinaria, amplissima, di tutto il Molise.

Dell’Orto-La Regina. Monte Cavallerizzo. Planimetria e particolare del centro fortificato.

Una seconda fortificazione si localizza su monte S. Nicola a quota 1517 mt..

1^ https://www.capracottatracking.com particolare della cinta muraria e 2^ Monte S. Nicola.

 

AGNONE.

 Da http://www.regione.molise.it/web/assessorati/bic.: In località S.Lorenzo sono venute alla luce numerose […]. Nella stessa zona sono visibili i resti di una fortificazione sannitica in opera poligonale.

1^ Planimetria da Studi sull’Italia dei Sanniti (2000). Agnone. Località San Lorenzo.

 

1^ https://www.pontelandolfonews.com    2^ Altosannio Magazine: Un tratto delle mura poligonali di San Lorenzo nel 1964 Foto A. La Regina

 

 

 BELMONTE DEL SANNIO.

 Da Terra e Cuore d’Abruzzo e Molise: […]. In epoca preromana l’area è abitata dai Sanniti che hanno lasciato traccia nella cintura fortificata in opera poligonale sul monte Roccalabbate ai cui piedi, nel 1027, viene fondata la Badia di Santa Maria della Noce. (vedi figura).

 

 MONTEFALCONE NEL SANNIO.

 E’ un errore identificare Montefalcone nel Sannio di cui ignoriamo l’antico nome con Marmoreas, corrotta in Maronea. (vedi articolo Montefalcone nel Sannio non è Maronea. Molise2000 Blog).

L’antico sito dei Sanniti/Pentri era posto a confine con il territorio dei Sanniti/Frentani (di Larino) e conserva sul monte La Rocchetta i resti di una fortificazione. (vedi figure).

1^ Planimetria fortificazione (La Regina). 2^ Localizzazione della fortificazione.

 

Montefalcone (CB): fortificazioni sannitiche (La Regina, 1989).

 

  PIETRABBONDANTE.

 La Regina (2013): Il monte che sovrasta il santuario sannitico di Pietrabbondante è stato denominato Caraceno nel secolo scorso ma il toponimo originale, Seraceno o Saraceno, è ben documentato dalla cartografia ottocentesca. La vetta è chiusa su due lati da mura megalitiche formate da blocchi di pietra non lavorati, visibili sul lato settentrionale e su quello occidentale. L’esplorazione è iniziata nel 1959 ed è proseguita negli anni successivi. Non ancora invaso dalla vegetazione, il tracciato della fortificazione era allora interamente riconoscibile sul versante occidentale per la lunghezza di 225 metri alla quota costante di circa 1180-1190 metri, con un andamento dettato dalla curva di livello; a tratti le mura si conservavano in elevato, come tuttora si possono vedere, e per il resto affioravano appena dal piano di campagna; lungo il loro allineamento era ben visibile il materiale lapideo crollato verso l’esterno dell’area fortificata. Saggi di scavo hanno consentito di misurarne lo spessore (m. 2,30) e di scoprire, alla distanza di 73 metri dall’estremità nord-occidentale, una postierla larga un metro, conservata per l’altezza di m. 1,60. L’estremità settentrionale del muraglione si congiunge con una roccia prominente; quella meridionale con una parete rocciosa molto scoscesa; la linea difensiva proseguiva con andamento ovest-est, quasi parallelo al tratto settentrionale sfruttando il forte dislivello della parete rocciosa fino al vecchio sentiero per Monte Lamberti, poi modificato da lavori per renderlo carrabile. Sul lato settentrionale le mura, solo in parte visibili, formano un angolo retto con quelle del versante occidentale e si estendono fino alla Morgia dei Corvi, un alto sperone roccioso, per la lunghezza di circa 850 metri scendendo dai 1200 ai 1000 metri di altitudine. […]. La restante parte della fortificazione è ricostruibile solo ipoteticamente riguardo alla posizione puntuale delle mura, ma in maniera abbastanza sicura per la conformazione generale e la dimensione approssimativa dell’area racchiusa: ne restano brevi tratti individuati con saggi di scavo soprattutto alla base della Morgia dei Corvi e tra questa e un’altra prominenza ubicata a ovest di essa. Sulla Morgia vi era una postazione di avvistamento con sostruzioni megalitiche; da qui la fortificazione doveva collegarsi con la roccia del Castello, per poi seguire un tracciato corrispondente all’attuale allineamento di case lungo il versante meridionale del Corso Sannitico e della Piazza Vittorio Veneto; doveva poi risalire verso la sommità del monte per saldarsi con la parete di roccia naturale presso il sentiero per Monte Lamberti. Nulla dimostra per ora che la sommità del monte fosse completamente circondata da mura ai margini di una cerchia più estesa come a Frosolone e a Cercemaggiore. […].

È comunque da escludere che il recinto fosse molto più ampio e che potesse includere la località Calcatello con il santuario. L’area fortificata aveva una forma lunga e stretta: si sviluppava per 1240 metri, con una larghezza non superiore ai 225 metri. Lo spazio interno non ha rivelato resti d’insediamento italico, né tracce di occupazione, accertate solamente sugli speroni rocciosi adibiti a posizioni stabili di avvistamento. […].

Un piccolo nucleo di sepolture comprendente anche alcune tombe a tumulo, databili tra la prima metà del V ed il III secolo a.C., è stato trovato casualmente nel corso di lavori alla Troccola fuori del recinto murario a una quota di circa 1050 metri. […]. Al momento presente non vi sono elementi per credere che l’area fortificata fosse stabilmente occupata da un insediamento, sia pure di modesta entità; sembra più probabile che essa sia stata creata per l’arroccamento difensivo, nei casi di necessità, delle comunità insediate in piccoli nuclei nel territorio circostante. La fortificazione svolgeva inoltre una funzione di controllo su un punto di passaggio obbligato, cioè sulla sella di Pietrabbondante e quindi sulla via che da nord a sud collegava la valle del Sangro con quella del Trigno.

Questa strada, che attraversava il santuario, faceva parte del percorso più diretto tra la valle dell’Aterno e il versante settentrionale del Matese, in particolare tra Teate Marrucinorum e Bovianum attraverso le sedi dei Marrucini, dei Carricini e dei Pentri, rasentando gli insediamenti di Rapino, Guardiagrele-Comino, Càsoli-Piano La Roma (Cluviae), Iuvanum, Montenerodomo, Quadri, Capracotta, Pietrabbondante, Chiauci-Colle d’Onofrio, Civitanova e Frosolone. Un miliario di Montenerodomo (CIL IX 5974) dimostra che nel IV secolo d.C. vi era una strada che da Teate si dirigeva verso il Sangro nei pressi di Trebula (Quadri) donde si diramavano percorsi diversi. La prosecuzione verso Bovianum non divenne una ‘via publica’ romana, ma del percorso più antico restano tracce nella viabilità locale e nei sentieri abbandonati che tuttora collegano quei luoghi; se ne apprende implicitamente l’esistenza anche da Livio (IX 30-32) a proposito delle operazioni dell’anno 311 a.C. nel Sannio. Livio riferisce infatti che il console Giunio Bubulco Bruto dopo aver preso Cluviae avrebbe espugnato anche Bovianum. Alcuni non hanno voluto darvi credito, giudicando poco verosimile una penetrazione romana nella regione sannitica in epoca così alta, e supponendo che in luogo di Bovianum si debba intendere Iuvanum nei Carricini; questo sarebbe però da dimostrare e la forzatura della testimonianza antica non appare ammissibile. […].

Il fittissimo sistema di insediamenti fortificati (oppida) e di postazioni difensive di altura (castella) dimostra d’altra parte che le incursioni delle legioni romane difficilmente potevano essere respinte con azioni campali, e che l’arroccamento di abitati e di fortezze costituiva la forma di difesa più efficace. Le mura del Monte Saraceno, come quelle delle altre fortificazioni di cui sono costellate le alture del Sannio, sono costruite con blocchi megalitici informi e pietre di dimensioni minori per il riempimento degli interstizi. Il materiale veniva cavato a monte della costruzione e trascinato in basso per essere allineato secondo una quota costante, come sul lato occidentale, oppure con un andamento ortogonale rispetto alle curve di livello, come sul lato settentrionale. La fortificazione si avvaleva di pareti rocciose naturalmente scoscese, integrate, ove necessario con tratti artificiali, come sulla Morgia dei Corvi. […].

1. monte Saraceno. 2. Santuario    planimetria del centro              italico                                                    fortificato.

      

In nero l’allineamento delle fortificazioni megalitiche; in rosso il loro tracciato ipotetico basato sull’andamento orografico; in giallo le strade antiche.

 

1^ La Regina. La vetta del monte vista da sud-est, 1959. 2^ La terrazza a ovest della vetta, 1962.

 

1^ Il versante occidentale della fortificazione, 9 agosto 1962Mura sul versante occidentale, 1959.

 

1^ Postierla, veduta dall’esterno verso nord-est. 2^ Postierla, guancia settentrionale vista dall’interno delle mura, 9 agosto 1962.

 

1^. Postierla, guancia meridionale, vista dall’esterno, 9 agosto 1962. 2^. Postierla, 5 luglio 2012.

 

1^. Postierla 27 luglio 2007  2^. Mura sul versante settentrionale della fortificazione, 27 luglio 2009.

 

1^.  Mura sulla Morgia dei Corvi, 1961.            2 ^. La Morgia dei Corvi (in alto a destra).

    

CAROVILLI.

 Guide archeologiche Laterza (1984): A Carovilli, sul Monte Ferrante, in posizione strategica tra il tratturo Castel di Sangro-Lucera ed il tratturo Celano-Foggia, è ubicato un centro fortificato di notevole entità, con tracce di insediamento rappresentate da ceramica di IV-III sec. a. C. e da armi di ferro. Il monte è circondato da mura distribuite in alcuni tratti su diversi ordini con andamento parallelo. Sul versante meridionale esse si allineano su tre tracciati a distanza regolare di pochi metri.

   Dell’Orto-La Regina.

                                            

CHIAUCI.

 Da http://www.riservamabaltomolise.it/i-nostri-comuni/chiauci.html: È presente una fortificazione sannitica  sulla cima piatta di colle S. Onofrio [(IV secolo a.C.) ? n. r. d.]. La cinta muraria presenta tratti ben conservati e numerosi blocchi calcarei sovrapposti, con uno sviluppo complessivo di oltre 2400 metri. Le pietre che la compongono sono di grandi dimensioni, sbozzate a faccia vista e posizionate “a secco” (senza l’utilizzo di malta), con pietre di minori dimensioni utilizzate per il riempimento dei pochi interstizi tra un blocco e l’altro. Attualmente è ancora possibile leggere la presenza lungo i tratti murari di due porte di accesso, una delle quali ad apertura obliqua (porta scea). (vedi figure Dell’OrtoLa Regina).

 

CIVITANOVA DEL SANNIO.

http://www.softwareparadiso.it/ambiente/archeologia_caselle_civitanova.htm: I reperti sono tratti lunghi qualche decina di metri, poco oltre se ne vedono ancora, più brevi ma sempre a cingere un terrazzamento tra rocce e, ora, dentro un fitto bosco, ben poco accessibile se è vero che, dentro quell’area, si riesce difficilmente a trovare una strada per scendere a valle. Il fatto è che il sistema ha un lato, quello a nord, completamente chiuso da rocce alte decine di metri e a strapiombo, e sugli altri fronti i massi poggiati dall’uomo, a secco, pesanti anche una decina di quintali. La verità è che internamente ne sono stati visti un paio grandi più di due metri cubi ciascuno e, quindi, del peso che si aggira sulle quattro o cinque tonnellate per ognuno di essi

La tecnologia della costruzione. I massi, di forma non squadrata, erroneamente definiti poligonali, come altrove si dice in questo stesso sito, sono stati posti in opera a secco, come venivano trovati in natura. Essi bloccano i passaggi tra una roccia e un’altra. Alcuni sono rotolati a valle, come appare evidente e come si deduce dall’attuale altezza delle mura: poco oltre i due metri. Mentre dovevano essere almeno il triplo in origine a giudicare dalla funzione e, soprattutto, dalla presenza di fianco delle altezze naturali delle rocce fra cui s’incastravano. Unico modo per essere dissuasive verso un attacco nemico. Non si nota dovunque una pur minima lavorazione delle pietre. Come si dice anche in altre pagine, i costruttori dell’epoca non dovevano essere in possesso di attrezzature capaci di sagomare i massi o di spaccarli a renderli meno pesanti per il trasporto. Non si capisce per quale ragione avessero dovuto fare sforzi immani per spostare ciò che, a pezzi, poteva avere la medesima funzione, anzi si sarebbe potuto costruire con maggiore celerità e tecnica

Particolare delle mura sannitiche. L’altezza di questo muro è di circa 2 metri. Un altro tratto di muro di cinta, di fianco al precedente.

La tecnologia della costruzione I massi, di forma non squadrata, erroneamente definiti poligonali, come altrove si dice in questo stesso sito, sono stati posti in opera a secco, come venivano trovati in natura. Essi bloccano i passaggi tra una roccia e un’altra. Alcuni sono rotolati a valle, come appare evidente e come si deduce dall’attuale altezza delle mura: poco oltre i due metri. Mentre dovevano essere almeno il triplo in origine a giudicare dalla funzione e, soprattutto, dalla presenza di fianco delle altezze naturali delle rocce fra cui s’incastravano. Unico modo per essere dissuasive verso un attacco nemico.

 

PESCOLANCIANO.

Il territorio di Pescolanciano attraversato dal tratturo Caste di Sangro-Lucera, da ovest verso est, si caratterizza per la presenza di 2 centri fortificati: uno si localizza sulla collina di Santa Maria dei Vignali, a nord ovest, l’altro sul monte Totila, a sud del percorso tratturale.

Non lontano (vedi figura) si localizzano i centri fortificati di Carovilli, di Chiauci, di Civitanova e di Duronia, quest’ultimo in comunicazione visiva con la collina Civita Superiore di Bojano dove fu fondato il primo insediamento dei Sanniti/Pentri, Bovaianom/Bovianum, la città madre, la capitale. (vedi figura).

 Pagano-Raddi: Una delle più notevoli e ben conservate cinte poligonali del Molise è quella della collina di Santa Maria dei Vignali presso Pescolanciano, che domina per lungo tratto il tratturo Castel di Sangro-Lucera nel punto in cui esso incrocia un asse importante per la viabilità trasversale dell’area.

E’ costituita da due cinte, nella più esterna delle quali è stata scavata una monumentale porta, protetta da un leggero saliente della muratura e, a breve distanza dall’esterno, da un’ opera avanzata, costruita in fretta con tecnica più scadente e con blocchi appena sbozzati. Quella della sommità presenta un fossato ancora ben riconoscibile nel lato più esposto, che dovrebbe risalire all’epoca sannitica oppure essere stato realizzato solo in epoca medievale, quando la collina fu nuovamente occupata. (vedi figura La ReginaB. Di Marco).

 Della cinta  (vedi fig. sopra, n. d. r.) possedevamo finora un rilievo di B. De Marco. Essa racchiude un’area di circa 6 ettari.  I recenti rilievi effettuati con l’ausilio del GPS satellitare hanno evidenziato che la fortificazione copre un area di 2,2 ha. Per una lunghezza lineare di circa 770 m, con andamento medio altimetrico della cinta pari 920 m s.l.m.

Santa Maria dei Vignali. Particolare della fortificazione nei pressi della porta nord.

 

1^. Strada di accesso alla porta nord ovest della fortificazione. 2^. Particolare dell’ opera poligonale di seconda maniera. 3^. Particolare della porta nord ovest. 4^. Fortificazione sannitica, tratto nord nei pressi della porta.

Sul versante sud-ovest di Santa Maria dei Vignali, durante un sopralluogo effettuato da alcuni studiosi sono state scoperte alcune grosse cisterne con relativi canali di raccolta, ricavati direttamente nel banco roccioso. Ciò potrebbe indicare la presenza di un esteso abitato….

Per il centro fortificato di monte Totila, Franco Valente (2010), scrive: […]. E’ noto che le cosiddette rocche sannitiche sono frequenti nel territorio ed hanno sempre una consistenza muraria di grande rilevanza, ma è altrettanto certo che nel territorio esiste una miriade di piccoli recinti ben definiti da sistemi murari che, pur non avendo le caratteristiche delle difese ciclopiche, sembrano in grado di offrire una sorta di difesa .

Se ne trovano in grande quantità, per esempio, su monte Cesima (Sesto Campano-Presenzano) o comunque nelle zone di montagne aventi una particolare conformazione per la disponibilità non solo di vaste aree da destinare ai pascoli, ma anche di terreni da volgere ad attività agricole. Tra queste particolare interesse presenta quel monte che si chiama Totila e che è compreso tra i comuni di Miranda, Sessano e Pescolanciano. Esso, per la posizione particolare e per le caratteristiche morfologiche, si trova a costituire uno dei punti nodali del sistema sannitico […].               

1^. Monte Totila. 2^. Residui di cinte megalitiche su monte Totila. 3^. Residui megalitici su monte Totila. 4^. Residui di cinte megalitiche su monte Totila.

 

FORLI DEL SANNIO.

De Benedittis e Cecilia Ricci (2007): La fortificazione di Castel Canonico si pone nell’alta valle del fiume Volturno tra due antiche città romane: Aufidena al nord ed Aesernia al sud. […]. Il territorio di Forli è costeggiato da due tratturi: il Pescasseroli – Candela ad ovest ed il tratturo Lucera – Castel di Sangro ad est. Sono questi due percorsi, quelli tratturali e quello della valle della Vandrealla, a rappresentare nel tempo gli elementi di congiunzione tra Aufidena a nord ed Aesernia a sud.

Localizzazione della fortificazione di Castel Canonico-Forli del Sannio. 5. Tratturo Celano-Foggia. 6. Tratturo Castel di Sangro-Lucera.

 

Le mura di Castel Canonico delimitano un’area approssimativamente romboidale di circa 21.000 mq; il perimetro è di poco più di 600 m (612 m). Le dimensioni dei perimetri delle fortificazioni sannitiche variano: alcuni superano i 5 km, altri non raggiungono i 400 m per cui quella di Forli si colloca tra quelle piccole.

Le mura in alcuni tratti non hanno continuità in quanto utilizzano, quando c’è, la presenza della roccia affiorante, soprattutto sui lati scoscesi; è in particolare utilizzato questo sistema sui lati sud ed est, dove il pendio è molto ripido e quindi difeso già dalla conformazione naturale.

 

ACQUAVIVA D’ISERNIA.

Il sito http://infomolise.molisedati.it/sito/moligal.nsf dà notizia: Località La Spina, resti di fortificazione sannitica.

 

CERRO AL VOLTURNO.

Nel suo territorio esistono 2 centri fortificati su: Monte della Foresta e Monte Santa Croce.

Territorio di Cerro al Volturno. Monte della Foresta ( piano). Monte Santa Croce ( pian0).

Pagano-Raddi: La fortificazione sannitica di Monte della Foresta di Cerro al Volturno (IS) riconosciuta nel 1990, rappresenta una delle scoperte archeologiche più interessanti dell’area dell’alto Volturno.

Essendo una delle più modeste cinte murarie dell’area, per una lunghezza lineare di circa 100 metri e con un orientamento del tratto murario nord-sud, con esposizione sul versante est di difficile interpretazione archeologica, in quanto durante i rilievi sono emersi nuovi particolari sulla consistenza dell’insediamento e sulla sua funzione. L’Alta Valle del Volturno svolge un ruolo fondamentale nell’antichità come area attraversata da numerosi tratti viari con destinazioni differenti.

Monte della Foresta di Cerro al Volturno ha una posizione centrale rispetto ad un’area in cui il fiume Volturno rappresenta una difesa naturale dell’insediamento. L’altura è punto di incrocio di due importanti vie di comunicazioni, l’una verso l’Alto Sangro, l’altra verso Isernia attraverso Fornelli, dove nei pressi della località Acropoli nel Comune di Macchia d’Isernia si congiungeva ad una importante via proveniente da Colli a Volturno, versante sinistro del fiume Volturno, che a sua volta confluiva nella famosa via Romana, sul versante destro del fiume: viabilità importante, derivata dalla località Francesca nel Comune di Montaquila.

La visibilità per 360° da quota 964 n s.l.m.. sull’area circostante, permette l’avvistamento di numerose fortificazioni tra cui, Monte san Paolo, La Portella nel comune di Castel san Vincenzo (in nota: Fortificazione scoperta da Michele Raddi e Giancarlo Pozzo, poco conosciuta e studiata), la Romana presso Isernia e i centri fortificati dell’Alto Molise, questa caratteristica conferisce al sito un ruolo fondamentale per il controllo del territorio.

In primo luogo, la fortificazione, data la sua dimensione (vedi monte Crocella di Bojano, n. d. r.) poteva svolgere solo una funzione di difesa in modo molto limitato, in quanto proprio il versante est, quello esposto ad eventuali attacchi, è del tutto indifendibile, di facile accesso per il raggiungimento dell’insediamento posto a quota 994 m s. l. m., mentre quello ovest ha una conformazione geomorfologica accidentata, tale da rendere vano ogni eventuale attacco da quel lato.

 Dal Comune di Cerro al Volturno: Il primo insediamento ha origini sannite, come testimoniano i resti di questa civiltà emersi sulla vetta del monte Santa Croce, nel territorio comunale: resti di fortificazioni, tra cui una muraglia lunga circa 600 metri, larga circa 2,5 metri ed alta oltre i 3 metri.

Le mura megalitiche.

                                                                            

COLLI AL VOLTURNO.

Da Club Alpino Italiano. Sottosezione di Montaquila Sezione di “Valle del Volturno” Piedimonte Matese. Escursione del 15 novembre 2015: L’escursione si svolgerà nell’area del Parco Archeologico di Monte San Paolo dove si trovano le vestigia di un insediamento d’epoca sannita costituite dai resti di una poderosa cinta muraria e di una struttura adibita al culto.

Ciò non esclude una frequentazione del sito in età precedente (al 293 a. C. , n. d. r.); il complesso di Monte San Paolo era collocato infatti in un punto di snodo importantissimo sia per i traffici commerciali che per i contatti con le altre tribù sannite collocate al di là della catena delle Mainarde. Oltre ai resti della poderosa fortificazione è stato riportato alla luce in località Monte Tuoro un complesso identificato come luogo di culto per il materiale votivo rinvenuto, databile tra III-II secolo a. C.; lungo il pendio e nella zona limitrofa affiorano resti di materiale e strutture murarie riferibili ad un probabile abitato.

Un tratto della fortificazione posta sulla sommoità di Monte S. Paolo (Raddi 2012).

 

Particolari delle mura di cinta della fortificazione.

        

 

 VENAFRO.

 Scrive Maurizio Zambardi (2013): Sono trascorsi più di sette anni da quando fu individuato, quasi per caso, un lungo tratto di mura in opera poligonale di epoca sannitica su Monte Santa Croce a Venafro. Da allora molti altri rinvenimenti si sono aggiunti ai primi, arricchendo il quasi inesistente bagaglio di conoscenze che si aveva sull’argomento in questione. Infatti, ad eccezione di un piccolo tratto di pochi metri posto in località “Le Croci”, nulla si conosceva di strutture di epoca sannitica nel territorio di Venafro prima del 1999. […].

Questi recinti assolvevano a diverse funzioni e avevano lunghezza variabile, a seconda dell’importanza della zona da difendere. I piú piccoli, che si trovavano in posizioni particolarmente idonei per il controllo di vaste aree, erano strutturati come dei veri e propri osservatori fortificati; gli altri, di dimensioni superiori, oltre alla fondamentale funzione di controllo, costituivano centri di raccordo e rifugio per gli abitanti sparsi nelle sottostanti pianure, o di campi trincerati per il concentramento delle forze o per lo stazionamento provvisorio degli eserciti. […].

L’utilizzazione di tali fortificazioni è venuta certamente meno con la fine delle Guerre Sannitiche, […]. La parte alta di Monte Santa Croce è caratterizzata dalla presenza di rilevanti strapiombi e scoscendimenti rocciosi che costituiscono di per sé una poderosa difesa naturale. Le aree delimitate da questi strapiombi si sono rivelate strategicamente importanti nel momento in cui sono state racchiuse dall’uomo grazie ad opere murarie. Le ampie zone cosí protette e fortificate sono state poi regolarizzate con terrazzamenti che hanno reso agevoli le superfici, utili sia per lo stanziamento stabile di centri abitati che per la messa a coltura dei terreni o delle aree di pascolo.

Da http://www.francovalente.it/:

Planimetria cinta muraria Monte Santa Croce-Rocca Sarturno di Venafro.

 

Monte Santa Croce.

 

La pianura di Venafro (est) vista da Monte Santa Croce.

La parte alta di Monte Santa Croce è caratterizzata dalla presenza di rilevanti strapiombi e scoscendimenti rocciosi che costituiscono di per sé una poderosa difesa naturale. Le aree delimitate da questi strapiombi si sono rivelate strategicamente importanti nel momento in cui sono state racchiuse dall’uomo grazie ad opere murarie. Le ampie zone cosí protette e fortificate sono state poi regolarizzate con terrazzamenti che hanno reso agevoli le superfici, utili sia per lo stanziamento stabile di centri abitati che per la messa a coltura dei terreni o delle aree di pascolo.

 Remo Di Chiaro, in http://remoblogga.blogspot.it/2012/10/le-mura-sannitiche.html, scrive: A Venafro, però, di queste cinte murarie, se si esclude un piccolo tratto di una decina di metri posto in località “Le Croci” nella parte alta di monte Santa Croce, sembrava non ve ne fosse traccia. Di recente invece, sul versante meridionale della stessa montagna le mura sono state individuate in una zona posta a monte della strada che da Venafro porta a Conca Casale. Ciò che le contraddistingue sono la loro lunghezza e la maniera rettilinea con cui salgono, seguendo una linea di maggior pendenza della montagna e oltrepassando la macchia verde di una pineta.

Le mura sono realizzate con l’impiego di enormi massi di calcare, grossolanamente sbozzati e sovrapposti l’uno all’altro senza malta.[…].

Venafro. Le mura sannitiche.

 

ISERNIA/CASTELROMANO.

https://it.wikipedia.org/wiki/: Tuttora si conservano resti di tre imponenti cinte murarie poste a difesa di un insediamento fortificato (oppida) ed un ingresso largo circa 4 metri dov’è ancora visibile la pavimentazione stradale, risalente ai secoli III secolo a.C. e IV a.C., abitato dai Sanniti della tribù Pentra […] L’abitato, che occupava l’area pianeggiante alle pendici del monte, era difeso da mura in opera poligonale, ben individuabili sul lato est, mentre il lato occidentale era protetto da uno strapiombo naturale. Di questa prima struttura si individua, in prossimità della porta, un raddoppiamento delle mura su livelli diversi. A sud dell’abitato, in località Croce, una seconda cinta muraria proteggeva il sepolcreto con decine di tombe, attualmente indagate solo in parte. Una terza fortificazione alla sommità del monte delimitava un’area ricca di materiale archeologico affiorante. Le mura sono realizzate con grossi massi sbozzati e più o meno squadrati, sovrapposti con una certa regolarità, con scaglie irregolari negli interstizi.

Pla.tria fortificazioni (B. di Marco).         Le mura di Castel                                                                                            Romano nel 1982 (foto F.                                                                                Valente).

 

Le mura di Castel Romano nel 1982 (foto F. Valente).

 

LONGANO.

Mario Pagano-Michele Raddi: Le fortificazioni di Monte Longo nella toponomastica dell’ I. G. M. I. e nella identificazione catastale di località Saraceno, rappresenta uno dei baluardi di difesa indispensabile per il raggiungimento del versante sud-est delle cime del Matese, attraverso un percorso ben identificato di viabilità secondarie e rispetto al tratturo Pescasseroli-Candela.

La posizione strategica della fortificazione sannitica di Monte Longo pone l’accento sulle caratteristiche difensive di un’area di passaggio ai pascoli del Matese e al versante campano, attraverso il valico obbligato del valico di Monte Civita (1.168 m s. l. m.).

Sito del Comune: localizzazione                 Planimetria (Pagano-Raddi).  della fortificazione (giallo).

 

PETTORANELLO.

 http://www.comune.pettoranellodelmolise.is.it: […]. A testimoniarne la presenza, nello specifico dei Pentri, sono state rilevate tracce di una fortificazione costituita da una cinta muraria che circonda l’altura di “Castelluccio” e percorsa all’interno da un sentiero che si collega alla piana di Pantaniello e al fiume Carpino, presumibilmente a controllo e difesa della valle del fiume, importante via di accesso all’Alto Molise. (vedi figura).

                                        

MACCHIAGODENA.

Una fortificazione sannitica nella località Vallefredda di Macchiagodena.

http://www.iserniaturismo.it/ scrive: Nel complesso, il territorio fa parte di quell’area delimitata dal massiccio del Matese e dalla depressione di fondovalle della Piana di Bojano, dove correva la grande viabilità, e le alture dell’Alto Molise. La conformazione geologica è costituita da rocce calcaree, arenarie e argille; queste ultime si espandono dal versante subito a valle dell’attuale centro urbano a sud-est fino a raggiungere il fondovalle. […].

 

Localizzazione di Vallefredda.   Foto di Charles Myne. Vallefredda                                                                (particolare).

 

da http://www.teleaesse.it.. Vallefredda (gola d’ingresso da Macchiagodena)  vista  da nord); sullo sfondo il massiccio del Matese e monte Miletto (2050 m. s.l.m., a destra).

 

                   (Foto B/N di Natalino Paone).

Valle Fredda, con la sua posizione geografica gravitante sull’importante asse viario di collegamento tra il Pescasseroli-Candela ed i restanti tratturi dell’Alto Molise, pur avendo carattere di un insediamento secondario rispetto ai principali centri sannitici, rappresenta un luogo fondamentale per il trasferimento degli armenti dall’altura alla pianura e viceversa, e proprio in questa prospettiva l’indagine archeologica potrebbe svolgere un ruolo rilevante, nei prossimi anni, per accertare l’estensione e l’importanza di tale insediamento.

Quale asse viario di collegamento tra il Pescasseroli-Candela ed i restanti tratturi dell’Alto Molise?

Questa strada, scrive La Regina (2013) che attraversava il santuario (di Pietrabbondante, n. d. r.), faceva parte del percorso più diretto tra la valle dell’Aterno e il versante settentrionale del Matese, in particolare tra Teate Marrucinorum e Bovianum attraverso le sedi dei Marrucini, dei Carricini e dei Pentri, rasentando gli insediamenti di Rapino, GuardiagreleComino, Càsoli-Piano La Roma (Cluviae), Iuvanum, Montenerodomo, Quadri, Capracotta, Pietrabbondante, Chiauci-Colle d’Onofrio, Civitanova e Frosolone; o, probabilmente, nel territorio difeso dalle fortificazioni di Frosolone, Civitella, e di Macchiagodena, Valle Fredda.(vedi figura).

La strada (gialla) dalla valle dell’Aterno alla pianura e la probabile strada (gialla punt.ta) verso Bojano.

       

FROSOLONE.

ZappittelliS. ScacciavillaniL. Labbate (2016): Il territorio di Frosolone e in particolare la sua montagna è caratterizzato da sempre dalla presenza di ampie areali e cime dalle cui sommità è possibile godere di un’ottima visuale dei territori circostanti e di buona parte della regione. A tale proposito ne sono un esempio le cime di Colle dell’Orso (1393 m), da cui è possibile avere un’ampia veduta della zona di Isernia. Dalle alture di Colle Confalone (1348 m) e del vicino Monte Marchetta (1376 m), invece, si scorgono parte dei territori dell’area matesina a sud; ad est, tutta la zona del Molise centrale e del basso Molise fino a raggiungere i monti Dauni e il Beneventano; da nord-ovest, invece è possibile intravedere il complesso della Majella.[…].

Quanto descritto evidenzia l’importanza strategica del centro fortificato di Civitelle: oltre al controllo e alla difesa del tratturo Pescasseroli-Candela a sud e il tratturo Castel di Sangro-Lucera a nord, permetteva di gestire rapidamente le comunicazioni visive tra la capitale, Bovaianom (monte Crocella) e tutti gli insediamenti dei Sanniti/Pentri. (vedi figure).

Tratturo Pescasseroli-Candela (7). Tratturo Castel di Sangro-Lucera (6). Via Teate-Bovianum (tratt.ta).

Sui rilievi meridionali della montagna di Frosolone, a circa 1000 m a sud-est della fortificazione sannitica di Civitelle (B. Sardella), in località Colle San Martino, c’è la presenza di allineamenti di blocchi di grandi dimensioni, a pianta rettangolare (circa 13,70 m x 10,50 m), relativi probabilmente ad una struttura di difficile interpretazione architettonica anche per un secondo corpo adiacente al lato minore in direzione sud-est.

Il sito di Colle San Martino visto dall’alto.

In particolare, il sito di “Civitelle”, conosciuto anche con il nome di Castellone, comprende una vasta area fortificata che si estende tra le alture di Castellone nord (1205 m) e Castellone sud (1207,40 m) e digrada verso valle nella zona denominata San Martino, seguendo il pendio naturale.

Complessivamente la fortificazione racchiude un’area di 150000 mq avente un perimetro di 1900 m. Tra le due cime si trova una piccola valle, in zona Castellone, orograficamente meno esposta agli agenti atmosferici, all’interno della quale molto probabilmente era presente una qualche struttura abitativa.

Dell’Orto-La Regina: Planimetria delle fortificazioni sannitiche di Frosolone (Isernia).

 

La localizzazione del centro fortificato di Civitele/Frosolone.

 

A sud di Civitelle, tracce di mura megalitiche tra le strade di servizio del centro eolico.

 La Regina, evidenziano i tre autori, pur riconoscendo nella fortificazione un insediamento stabile superiore ad un comune aggregato rurale, lo ritiene un insediamento rurale dalla forte vocazione difensiva; non un centro urbano a causa della eccessiva altitudine, il tipo di accessi, la disorganica articolazione degli spazi interni e la mancanza di decoro nella costruzione delle mura. (vedi figure Dell’Orto-La Regina).

Tav. 232 a-b. Fortificazione sannitiche di Frosolone, terza cerchia di mura.

           

Primo piano della terza cerchia di mura

 Oakley, invece, individua il sito come un insediamento abbastanza complesso e ben congegnato al punto tale da prevedere zone abitate stabilmente, aree adibite al pascolo e zone predisposte esclusivamente per la difesa. Secondo Oakley l’aspetto più importante è che l’area fortificata comprenda tre circuiti murari; quello più a settentrione è totalmente delimitato in zona Castellone nord e sarebbe stata l’acropoli del sito.

Tratto delle mura più a settentrioneLe mura in corrispondenza della porta d’accesso.

Sulla base della classificazione di Lugli, è accettabile inserire il tipo di mura rilevato nell’opera poligonale di prima maniera, con una doppia differenziazione nella tecnica costruttiva. Alcuni tratti di cinta fortificata dovevano avere un doppio parametro, ipotizzabile sulla base delle evidenze archeologiche: a valle andava a costituire il muro di sostruzione e a monte definiva la cortina del recinto, a volte riempita con del pietrame per creare dei terrazzamenti. Questi tratti sono stati ubicati nelle zone dove è maggiore la visibilità del territorio circostante. (vedi figura 13).

 Nella zona di Castellone Nord sono stati rilevati alcuni tratti di queste mura, che in diversi punti sono ancora leggibili e misurano circa 4,50 m (vedi figura 14). Altri muri sono costruiti con un unico parametro e hanno uno spessore medio di 1.50 metri. Sono costituiti da blocchi sbozzati grossolanamente, atti comunque ad essere giustapposti gli uni sull’altro, dalle svariate forme di parallelepipedo. Gli spazi tra i blocchi sono chiusi da massi di dimensioni minori e da blocchi smussati a forma di zeppe o di scaglie.

 

 

Il tratto delle mura in corrispondenza della porta: muro di monte e muro di valle.

 

 Altri particolari del centro fortificato.

Centro fortificato (interno) visto da ovest. L’abitato di Frosolone a destra. Sullo sfondo monte Vairano.

 

Il centro fortificato visto da nord. I monti di Schiavi d’Abruzzo in fondo a sinistra.

 

Muro di cinta a sud, con allineamento da est ad ovest.

 

Struttura poligonale muro interno al centroMuro di terrazzamento interno nord-sud.

 

Muro di cinta (a sinistra) lato sud. Muro di terrazzamento con interno abitativo.

 

Muro di terrazzamento (a sinistra) a ridosso di un ricovero di pietra a secco.

 

  DURONIA.

 http://www2.provincia.campobasso.it/cultura: La fortificazione di Duronia, sulla sommità di Civita a quota 925 s.l.m., presenta mura di circa 2 m. di spessore, con una cortina esterna di grossi blocchi di forma poligonale poco lavorati e una interna di blocchi più piccoli. Le mura, conservate per lunghi tratti nella parte occidentale, si vanno a collegare a tratti fortificati naturalmente da dirupi rocciosi o da pendii molto ripidi. Il perimetro è poco meno di 1 Km, con una superficie interna di 70.000 mq. È possibile scorgere, lungo il percorso, la presenza di una piccola porta che si apre frontalmente, larga circa m.1. L’altura fortificata domina la valle del fiume Trigno e più da vicino quella del torrente Fiumarello, suo affluente. Ai piedi settentrionali dell’altura corre il tratturo Castel di Sangro-Lucera.

Fig. (sinistra). Dell’Orto-La Regina. Il tratturo Castel di SangroLucera (linera verde). Fig. (destra). Centro fortificato sannitico ….  difesa naturale attraverso l’altura di Duronia, visto dal centro fortificato di Civitanova del Sannio (IS).

 

Il tratturo Castel di Sangro-Lucera separa l’abitato di Duronia dalla Civita; visibile Civitelle di Frosolone.

 

 

http://www.molise.org/territorio/Campobasso/Duronia: La Civita Le mura ciclopiche. 1. Civitanova del S.. 2. Pietrabbondante. 

Dell’Orto-La Regina. Fortificazioni sannitiche di Duronia.

                                 

A nord, il centro fortificato di Civita di Duronia (nel cerchio giallo) è visibile da monte Crocella e da Civita Superiore di Bojano. La pianura di Bojano (in primo piano). (Vedi ingrandimento in basso).

 

Dal centro fortificato di monte Crocella è possibile comunicare con i centri di Vallefredda, Colle dell’Orso, Duronia, Castiglione M. M., Colle d’Albero confine con i Sanniti (Carecini e Frentani) e Schiavi d’Abruzzo, sede di santuario sannitico/pentro.

 

CASTROPIGNANO.

De Benedittis: Quella di Castropignano vede il perimetro di mura distendersi dall’altura su cui sorgono i ruderi del Castello d’Evoli fin giù a lambire la valle del Biferno. Qui risale per rinchiudere una lunga lingua in cui si erge, quasi al centro, il Cantone della Fata, una sporgenza rocciosa posta al centro dell’area delimitata. Le strutture murarie, per lo più ben conservate, sono in luce in alcuni tratti per oltre 2 metri di altezza. Più in alto, a ridosso del castello, restano tracce di una seconda cinta più piccola.[…], è segnalato il rinvenimento di alcune tombe che dai materiali recuperati sono databili alla fine del IV sec. a. C..

 

Planimetria della fortificazione sannitica di Castropignano.           

 

Fig. 1. Il terrazzamento naturale del castello visto da est. (da Creative Motion). Fig. 2. Il terrazzamento naturale visto da sud. (da PaesiOnline.it).

 

Castropignano: Fortificazioni sannitiche. (La Regina, 1989).

 

ORATINO.

http://www.molise.org: La torre del paese e’ collocata su una rupe chiamata “la rocca”, che scende a picco sull’argine destro del fiume Biferno. 

Data la sua ubicazione strategica, la “rocca” e’ stata sempre considerata una fortificazione naturale e fin dall’epoca sannitica rafforzata anche con delle mura
Il primo insediamento si ebbe durante la preistoria quando sono state riportate alla luce delle ceramiche risalenti al XIV-XIII secolo a.C.. La seconda fase di occupazione riguarda strutture molto antiche, tra cui le mura sannitiche le cui superfici sono rivestite da lastre in pietra o marmo di forma poligonale
.

Fig. 1. La rocca  vista da est. ( http://rete.comuni-italiani.it foto valdanterolfo).   Fig. 2.Planimetria.

 

La rocca di Oratino vista da ovest (http://rete.comuni-italiani.it  foto A.   Giammateo).

 

CAMPOBASSO.

De Benedittis (1977): Il quarto recinto, quello di Campobasso, è collocato sulla montagna denominata S. Antonio. Data la sovrapposizione medievale e gli squarci subiti dalla montagna in epoca recente […], non rimangono che pochi tratti ben conservati; tuttavia le dimensioni ipotetiche, che dovrebbero essere confermate dallo scavo […]; da ciò si può dedurre che il perimetro, di forma ovoidale piuttosto allungata, non doveva superare gli 800 m circa. Anche qui per la sua costruzione si è proceduto alla creazione di un gradone nel pendio del monte con la sistemazione di un paramento esterno formato da grossi blocchi squadrati rozzamente e sovrapposti a secco con successivo riempimento del tratto interno. […]. La funzione principale di recinto è probabilmente, oltre a quello di controllo dell’area circostante, in cui si snodano diversi tratturi, anche quella di collegamento tra il recinto di Monte Vairano e quelli vicini.

De Benedittis (1988): Nell’area da noi considerata ricade anche quanto sopravvive delle strutture megalitiche rinvenute sulla sommità del Monte S. Antonio di Campobasso. Di esso sono stati riconosciuti due tratti: il primo, posto sul versante Nord, fiancheggia la strada che conduce al castello Monforte; il secondo, sul versante Sud, è riutilizzato in parte dal primo circuito medievale di mura che caratterizzano il centro storico di Campobasso. Qui, tra i ruderi della chiesa di S. Michele Arcangelo (oggi scomparsa), uno dei più antichi edifici ecclesiastici costruiti nella parte alta di Campobasso, fu anche rinvenuta agli inizi del XX sec. una iscrizione osca andata purtroppo perduta [….].

Fig. 1. Planimetria della fortificazione sannitica di Campobasso. Fig. 2. Tracce (ev.te giallo) di mura megalitiche alla base del castello Monforte (http://slideplayer.it).

 

Fig. 1. Fortificazioni sannitiche. (La Regina 1989). Fig. 2.      Fortificazioni sannitiche: porta. (La Regina 1989)

 

Fortificazioni sannitiche inglobate in mura medievali. (La Regina 1989).

 

 FERRAZZANO

De Benedittis (1977): Il quinto recinto, quello di Ferrazzano, è stato individuato solo in parte sul versante nord, ma un’indagine più accurata permetterà il rinvenimento anche del tratto a sud già segnalato in passato tuttavia è possibile presumere che il perimetro non superi i 1.000 m. Va notata la connessione di questo recinto con quello di Monteverde per il controllo della valle del Tappino, via naturale molto importante per i collegamenti tra il cuore del Sannio e la Daunia

De Benedittis (1988): Noto già dal ‘600, se n’è persa ogni traccia fino ai giorni nostri. Anche qui possano riconoscersi due circuiti di mura: il primo delimita la parte alta del monte su cui sorge l’abitato di Ferrazzano di cui sostanzialmente sembra avere la stessa superficie; ben più vasto il secondo percorso che dalla cima del monte si estende a ventaglio in direzione del torrente Tappino fino ad inglobare parte della sottostante area pianeggiante dove oggi sorge il campo sportivo.

Le strutture qui rivenute sono ben conservate ed emergono dal terreno in alcuni tratti per quasi tre metri. Qui è forse possibile riconoscere una delle porte che si aprivano nel circuito murario più esterno.

Dal sottostante pendio posto sul lato Nord si diparte un braccio tratturale non riportato sulle carte che sembra mettere in comunicazione Ferrazzano con il braccio tratturale Matese-Taverna del Cortile.  

Planimetria della fortificazione sannita di Ferrazzano. (De Benedittis).

                       

Fortificazioni sannitiche (La Regina 1989).

 

 GILDONE.

 http://archeologicamolise.beniculturali.it/: Le mura sono realizzate a 902 m s.l.m. e dominano la valle del torrente Carapelle e il tratturo Castel di Sangro-Lucera. Il circuito murario è realizzato con blocchi irregolari e si segue in maniera discontinua; racchiude sia il pianoro superiore sia zone piuttosto accidentate, in particolare sul lato orientale e nord-orientale

La Regina (1989). Planimetria della cinta muraria.

 

Particolari della cinta muraria.

 

 

BARANELLO/BUSSO.

La pianura di Bovaianom/Bojano e le sue fortificazioni viste da monte Crocella.

 http://archeologicamolise.beniculturali.it/: Monte Vairano è un centro importante del Sannio Pentro. Occupa un altopiano del monte omonimo, parallelo al Massiccio del Matese, caratterizzato da quattro colline che vengono regolarizzate con opere di terrazzamento. Il sito è crocevia di percorsi naturali che lo collegano alle coste adriatiche e di due tratturi, il Pescasseroli-Candela e il Fittola-Mulino Grande, che ne evidenziano la centralità rispetto al territorio circostante.

L’abitato è stato parzialmente indagato, mostra uno sviluppo nel IV-III secolo a.C. ed un ridimensionamento intorno alla metà del I secolo a.C. (poco si conosce della frequentazione dell’area nel VI-IV secolo a.C.). Il territorio circostante attesta la presenza nel periodo repubblicano di siti fortificati e piccoli insediamenti rurali; all’inizio del I secolo d.C. si assiste ad un abbandono dei primi e ad un ridimensionamento dei secondi, gli insediamenti rurali che restano produttivi subiscono ampliamenti e modifiche strutturali.

La cinta muraria, della fine del IV secolo a.C., racchiude un’area di 50 ettari e si sviluppa su un tracciato di circa 3 km. È realizzata usando la cosiddetta puddinga ciottolosa, formata da ciottoli di fiume ed arenaria, e inglobando la roccia affiorante quando è sufficiente elemento di difesa. Il circuito è interrotto dall’apertura di tre porte a doppio battente: Porta Occidentale ad ovest; Porta Vittoria o Porta Orientale ad est e Porta Meridionale o Porta Monteverde a sud. Nei pressi di Porta Vittoria e della Porta Meridionale sono state individuate delle strutture quadrangolari interpretate come basi di torri di guardia con un alzato probabilmente in materiale deperibile. Una fornace è stata individuata presso Porta Vittoria, utilizzata nel II secolo a.C. per la produzione di ceramica a vernice nera.

(Dell’Orto-La Regina). 1 Porta Vittoria. 2 Porta Meridionale. 3 Porta Occidentale. 4 Local.ne casa LN.

 

porta Vittoria.                             Porta Meridionale il quartiere                                                                   (da http://archeologica molise ……).

 

Mura poligonali.

 

  La casa di LN.

Nei pressi della Porta Meridionale è individuata e completamente scavata una piccola struttura abitativa del II secolo a.C. chiamata Casa di LN per il ricorrere delle due lettere in osco graffite su diversi oggetti rinvenuti al suo interno. Nella pianta, di forma quadrangolare, è condizionata da due strutture preesistenti che sono l’alta sostruzione alle spalle della casa e la strada che la fiancheggia. I muri nord ed ovest sono realizzati con blocchi di pietra, gli altri due usando la tecnica del “torchis” in cui l’argilla, mescolata a paglia e fieno, è usata a riempire un’intelaiatura lignea. Il pavimento, in cocciopesto, è ad un livello leggermente più alto del piano stradale. Si attesta la presenza di intonaco rosso nelle pareti e nero nello zoccolo. Il tetto, probabilmente a due falde, era coperto con tegole e caratterizzato da un’antefissa, raffigurante la lotta tra Eracle e il leone Nemeo, avente probabilmente la funzione di acroterio.  La casa è costituita da un solo vano che presenta un piano di cottura, realizzato con una grande tegola posta di piatto, presso l’angolo sudest e sul lato opposto il lavabo e la conduttura fittile che permetteva il deflusso dell’acqua. L’esistenza di un telaio verticale a pesi può essere ipotizzata in seguito al rinvenimento di 39 pesi di forma tronco-piramidale e tronco-conica.

Il materiale della casa restituisce ceramica da mensa (a vernice nera ed acroma), da cucina e da dispensa; si segnala un dolio contenente farro e legumi in cui è stata ritrovata una valva di ostrica. La struttura viene distrutta da un incendio nella prima metà del I secolo a.C., l’area diventa quindi luogo di passaggio in funzione di Fonte Canala, si registra comunque una frequentazione fino all’età medievale.

La casa di LN.

 

VINCHIATURO – MIRABELLO SANNITICO.

 

I centri fortificati visti dalla fortificazione di monte Crocella. Il sito (in basso a sinistra) di Bovaianom/Bojano, città madre e capitale dei Sanniti/Pentri.

 De Benedittis (1977): Il terzo recinto, quello di Monteverde, è posto sulla montagna denominata La Rocca a S O di Monte Vairano, da cui dista in linea d’aria non più di 5 km. La cinta è formata da grossi blocchi irregolari sovrapposti a secco e si presenta per lunghi tratti in buono stato di conservazione. La sua lunghezza è di circa 600 m. Presenta una forma leggermente triangolare con vertice in direzione nord. […]; Non appaiono angoli, né torri; l’area racchiusa è di circa 30-40.000 mq; va dunque incluso tra i recinti minori a cui è assegnabile una funzione di avvistamento e segnalazione oggi non meglio classificabile. In effetti la sua collocazione appare quanto mai opportuna per mettere in comunicazione la cinta di Monte Vairano con la piana di Sepino e con i recinti a quest’ultima connessi come quello di Monte Saraceno presso Cercemaggiore; né d’altra parte va escluso il controllo esercitato dal recinto su due arterie notevoli quali il tratturo che da Campochiaro porta a Casacalenda e l’alto corso del torrente Tappino […].

De Benedittis (1988): Sulla cima posta sull’altra sponda del torrente Tappino è posta un’altra cinta di piccole dimensioni (700 m. circa di perimetro) di forma ellittica collocata ad un’altezza di poco meno di 1000. Sul lato Nord-Est sono forse riconoscibili resti della porta. A breve distanza dalla cima sorgono i ruderi della chiesa di S. Maria di Monteverde che dà il nome alla località.

Planimetria della fortificazione sannitica di Monteverede.                

Mirabello Sannitico (CB), Monte La Rocca: fortificazione sannitiche (da La Regina 1989).

 

 Altri particolari delle mura del centro fortificato.

 

 

 

 

 CERCEMAGGIORE. MONTE SARACENO.

 

Monte Saraceno, i confini dell’Irpinia e la pianura di Bojano visti (est) da monte Crocella.

 http://archeologicamolise.beniculturali.it: L’insediamento di Cercemaggiore, ubicato sulla cima di Monte Saraceno, si sviluppa nella parte più alta del monte, a quota 1089 metri s.l.m. È articolato in due cinte, il cui circuito in parte si sovrappone. La più antica circonda la parte più alta della montagna ed include un’area di circa 20.000 mq. Le mura sono a doppia faccia a vista, dello spessore di m. 1,50 circa. Sono visibili attualmente, due porte, entrambe perpendicolari al muro, prive dell’architrave. La seconda cerchia di mura, molto più estesa della prima, include uno spazio di circa 220.000 mq. Le mura sono generalmente costruite con blocchi rozzi di forma poligonale, con una sola faccia a vista. Vi si aprono due porte. Quella principale a nord-ovest, è la più grande, è obliqua al muro e si apre in corrispondenza di un percorso che attraversa tutta l’area interna alla fortificazione, sfociando a sud-ovest (qui era probabilmente collocata una porta analoga, presso una sorgente).

Un’altra porta, molto piccola e di struttura molto semplice si apre a sud, conserva ancora il blocco di pietra che funge da architrave. (vedi figure).

1^. Planimetria (Dell’Orto-La Regina).  2^. La fortificazione di monte Saraceno (primo piano) e Cercemaggiore in fondo (http://archeologicamolise.beniculturali.it).

 

1^. Particolare delle mura (archeologicamolise).  2^. Particolare delle mura e della porta sud (Dell’Orto-La Regina).

Altri particolari del centro fortificato di monte Saraceno.

Monte Saraceno. Tratto di muro lato sud.

 

Postierla lato ovest vista dall’interno della fortificazione.

 

Postierla lato ovest vista dall’esterno della fortificazione.

 

Monte Saraceno. Il terrazzamento lato nord est.

 

Particolare del muro di terrazzamento lato nord est.

 

CAMPOCHIARO.TRE TORRETTE/CIVITAVECCHIA.  

 L’attenzione degli studiosi si è concentrata soprattutto sul santuario italico dedicato a Ercole nella località Civitella, trascurando il centro fortificato della località Tre Torrette-Civitavecchia, alla quota di 1200-1400 mt..

La sua importanza era duplice: coordinava le comunicazioni visive tra il centro fortificato di monte Crocella e di Bovaianom, la capitale dei Sanniti Pentri con gli altri insediamenti; controllava e difendeva i percorsi del tratturo Pescasseroli-Candela e del tratturello che dalla pianura di Bojano saliva verso il santuario italico di Ercole per proseguire verso il territorio dei Sanniti/Caudini e dei Sanniti/Irpini insediati a sud del massiccio del Matese.                           

1. Fortificazione di monte Crocella. 2. Fortificazione Tre Torrette-Civitavecchia. 3. Santuario italico di Ercole/Civitella. 4. Campochiaro. B. BOVAIANOM/Civita Superiore di Bojano. Tratturo Pescasseroli-Candela (linea condinua). Tratturello (linea tratt.ta).

                             

1^. da Guide archeologiche Laterza (1984).  2^. da Dell’Orto-La Regina. PLANIMETRE del centro fortificato Tre Torrette/Civitavecchia.

  

Particolari di una torre del centro fortificato di Tre TorretteCivitavecchia.

 

Particolari di un recinto.

   

1^. Dal centro fortificato delle Tre Torrette: vista a nord ovest di terrazzamenti e insediamenti.        2^.   Serie di terrazzamenti.

 

GUARDIAREGIA.

De Benedittis (1977): […]. ad est di Guardiaregia, è collocato a circa 1025 m; anch’esso (centro fortificato, n. d. r.) assai simile a quello di Montefalcone (del Sannio, n. d. r.). Restano ben conservati 110 m che terminano chiaramente ad angolo su entrambe le estremità; non si esclude sia più lungo. Anche qui il materiale è preso sul posto; le mura sono alte m 1,60 e presentano una profondità di m 2,20, una misura già rinvenuta nel recinto di Civitanova del Sannio. La sua collocazione sulla montagna sovrastante il passo di Vinchiaturo permette di mettere in comunicazione il recinto di Campochiaro con quello di Sepino-Terravecchia.

La Regina (1989). Fortificazioni sannitiche a Colle di Rocco.

                       

SEPINO.

http://archeologicamolise.beniculturali.it/: Sorge in posizione strategica sulla valle del Tammaro, sulla omonima altura a quota 953 metri. Da tale posizione si controllano sia il percorso della valle (il tratturo Pescasseroli-Candela) sia la via che dalla valle risale sui monti del Matese. Il circuito delle mura si sviluppa per circa 1500 metri e sfrutta, dove esistente, la difesa naturale costituita da speroni rocciosi e strapiombi. Caratteristica delle mura è la doppia cortina muraria, una esterna più bassa e l’altra arretrata di circa 3 metri rispetto alla prima; tra le due corre un terrapieno utilizzato per il cammino di ronda. Lungo il percorso sono visibili tre porte di cui quella orientale, detta “postierla del Matese“, si apre in corrispondenza della via di accesso dal valico; la seconda è sul lato nord-ovest, la cosidetta “porta dell’Acropoli“, dalla quale si usciva per l’approvvigionamento idrico delle tre Fontane. La più importante per funzione e dimensione è quella che si apre nell’angolo est delle mura, la cosiddetta “porta del Tratturo“, nella quale sbocca la via proveniente dalla vallata. Delle tre, la “postierla del Matese” è quella meglio conservata, con un’apertura di m. 1,20 e un’altezza di m. 2,50; la copertura è ottenuta con grandi lastroni di pietra disposti in piano.

 

1^. Planimetria Di Marco-La Regina2^ http://archeologicamolise. 

 

http://beniculturali.it/ particolare della cinta muraria a doppia cortina nei pressi della postierla del Matese.

La postierla del Matese.

Particolari della cinta muraria e delle strutture interne al centro fortificato.

1^. Coop. Altilia P.L s.c.a.r.l.              2^. Particolari della cinta muraria esterna a doppia cortina lato sud.

 

                                        It.vikiloc-Foto di Sepino.

Con la caduta dell’impero romano, le popolazioni che erano state obbligate ad abbandonare i centri fortificati costruiti sulle sommità delle montagne e delle colline, per difendersi dall’invasione delle popolazioni provenienti dalle regioni del nord Europa, tornarono dove avevano trovato rifugio i loro progenitori Sanniti/ Pentri.

Ne potenziarono la difesa costruendo nuove mura di cinta adeguate alle nuove esigenze: le mura più alte con o senza i < merli >; erano i castra, con o senza un castello, dimora del signore e comandante.

Diversi furono i centri fortificati ristrutturati, ma altri ne furono costruiti su quasi tutto il territorio, un fenomeno definito incastellamento.

Civita Superiore di Bojano, già  Bovaianom. Nel medioevo Rocca Boiano costituita dal castrum ad est e il castello  ad ovest.

L’esteso territorio occupato dai Sanniti/Pentri nei secoli  XI-IX a. C., con l’esclusione di alcuni centri oggi pertinenti alle province di L’Aquila e di Chieti, nell’anno 1142 d. C. costituì la contea di MOLISE, già contea di Boiano.

Centri fortificati dei Sanniti/Pentri.

 

Contea di Boiano-MOLISE: centri fortificati e loro incastellamento.

Questa è un’altra grande e bella Storia.

 

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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