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“ALLIPHAE”/”ALLIFAE”/ALIFE NEL TERRITORIO DEI “CAUDINI”.

luglio 15, 2018

Il Massiccio del Matese è il confine naturale tra una parte della regione Molise (del territorio dei Pentri) e una parte della regione Campana (del territori degli Irpini e dei Caudini). (vedi figura).

Una secolare polemica localizza l’antica città di Alliphae/Castello del Matese e la romana Allifae/Alife oggi Alife, NON nel territorio dei Caudini, a sud nel Massiccio del Matese, bensì nel territorio dei Pentri, localizzati a nord del Massiccio del Matese.

Una differenza non di poco conto che esclude l’importanza, come esamineremo, dei confini naturale rappresentati dalle montagne, dalle colline, dai fiumi, etc..

Le linee/termini di confine scelte per le loro caratteristiche sul Massiccio del Matese, sui Monti Trebulani, sul Taburno, sul Tifata e sui rilievi minori presenti nel territorio pentroirpinocaudino, separavano tra loro il territorio dei Pentri, degli Irpini, dei Caudini, dei Sidicini, degli Aurunci e dei Campani. (vedi figura).

La conoscenza dell’orografia della Valle Alifana e della Valle Telesina, il corso del fiume Volturno, danno il loro contributo alla soluzione della secolare vexata quaestio.

Il Massiccio del Matese svolge un ruolo fondamentale per localizzare le 3 popolazioni di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita: Pentri, Irpini e Caudini. (vedi figura).

Il territorio a sud del Massiccio del Matese (estensione linea gialla). I territori dei Sidicini, degli Aurunci, dei Campani e degli Irpini. Gli altri principali termini di confine: Monti Trebulani, Tifata e Taburno. Il fiume Volturno. Il confine (attuale giallo-arancio) tra la regione MOLISE (territorio dei Pentri) e la regione CAMPANA (territorio degli Irpini, dei Caudini e dei Sidicini).

Salmon (1985) scrive: A confine occidentale del Sannio fa la guardia un grande bastione naturale, l’aspro Massiccio del Matese/mons Tifernus (lungo più di 40 chilometri e largo circa 25, con un lago carsico alla sua sommità e una cima il Monte Miletto, che si innalza oltre i 2000 metri (2.050, n. d. r.). Il massiccio è visibile quasi fino all’Adriatico e domina l’ampia vallata del fiume Volturno (l’antico Volturnus), separandola dalla stretta valle del Tammaro (l’antico Tamarus) più est. Al pari del Monte Taburno il Massiccio del Matese ha una propagine verso ovest, sull’altra sponda (occidentale) del Volturno […]. Ciascuno di questi gruppi montuosi poteva servire come ultima possibilità di rifugio per l’una e per l’altra delle tribù del Sannio: […], i Monti Irpini per il popolo omonimo, il Monte Taburno per i Caudini e la Montagna del Matese per i Pentri. (vedi figura).

I monti: Matese.  TL/Trebulani. Tb/Taburno. TF/Tifata.  Pt/Partenio. Tr/Termine.                                                              

T. Salmon Il Sannio e i Sanniti  (1985).

Salmon, sostenendo il Monte Taburno per i Caudini e la Montagna del Matese per i Pentri, non tiene conto che la Montagna del Matese era il rifugio anche degli Irpini a est e dei Caudini a sud.

Lo storico, come esamineremo, convinto che Alife fosse in territorio Pentro e NON in territorio Caudino, esclude quest’ultimo dalla vicinanza alle pendici meridionali della Montagna del Matese; pertanto anche i vicini territori della città di Telesia e gli altri insediamenti ad essa vicini, erano in territorio Pentro ? (vedi figura di una ipotesi improponibile).

Inoltre gli Irpini, stanziati nel territorio a sud della Montagna del Matese, ossia a nord di Benevento, loro capitale, potevano trovare rifugio proprio sul Matese, oltre al citato monte Taburno che li separava dai Caudini , ed ancora più a sud, potevano rifugiarsi anche sul Partenio o Monti dell’Avella e sul Terminio, che, probabilmente, corrispondevano ai Monti Irpini ricordati da Salmon.

Gli stessi Caudini, non solo potevano trovare rifugio sul versante settentrionale e occidentale del monte Taburno, come giustamente sostiene Salmon, ma sulle pendici del Massiccio del Matese meridionale e, più a sud, sul versante orientale dei monti Trebulani, e ancora sul Tifata, versante settentrionale e sul Partenio versante settentrionale, nella cui valle era stata fondata Caudium/Montesarchio, loro capitale. (vedi foto).

Ipotesi improponibile.

La REALTA’.

Per volere o per mera coincidenza Bojano, capitale dei Pentri, Benevento, capitale degli Irpini e Montesarchio, capitale dei Caudini furono fondate nei pressi o alle pendici di massicci montuosi idonei per il rifugio, la difesa e le comunicazioni visive diurne e  notturne con le altre comunità. (vedi figure).

La localizzazione di Bojano.

 

La localizzazione di Benevento e di Montesarchio

Il Massiccio del Matese nei confronti degli altri sistemi montuosi aveva una prerogativa: posto tra i versanti del mare Adriatico a nord e del mare Tirreno a sud era visibile a molta distanza ed era l’unico a separare i territori dei 3 popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita stanziati alle sue pendici: i Pentri  a nord, gli Irpini a sud e sud est, i Caudini a sud ovest.

Quale migliore pietra termine di confine per delimitare i loro territori ?

Non una semplice pietra per riconoscere i confini, ma una montagna sacro utile anche per il rifugio, il controllo dei rispettivi territori e per le rapide comunicazioni visive diurne e notturne; era il simbolo della loro unità nella reciproca indipendenza e sovranità. (vedi figura).

Alliphae/Alife il suo primo sito è stato identificato con Castello del Matese distante poco più di 10 km.: un insediamento proprio alle pendici meridionali del confine naturale rappresentato dal Massiccio del Matese ed il suo territorio, come esamineremo, era pertinente ai Caudini che a nord confinavano con i Pentri, a ovest con i Sidicini, a sud con gli Aurunci e i Campani, a est con gli Irpini. (vedi figure).

I monti: Matese. TL/Trebulani. TB/Taburno. TF/Tifata. PT/Partenio. TR/Termine.

 

Le popolazioni confinanti con i Caudini: Pentri, Irpini, Campani, Aurunci e Sidicini.

La scoperta di un santuario italico nella località di Capo di Campo a quota 1050 mt., tra le cime del Massiccio del Matese, nei pressi dell’omonimo lago, permette di formulare una nuova ipotesi sulla linea di confine tra i Pentri  a nord e i Caudini a  sud. (vedi figure 1 e 2).

Soricelli (2015): Il sito di Capo di Campo si colloca all’estremità sud-orientale della piana occupata dal lago del Matese, a circa m 1050 s.l.m., a ridosso di un tratturo che ricalca uno dei percorsi che in antico scavalcavano il massiccio matesino collegando la Campania al Sannio. Tale percorso, lasciata la piana alifana e raggiunto il passo di Pretemorto, attuale passo di Miralago, scendeva nella piana lacustre passando in prossimità del nostro sito, scavalcava la sella del Perrone, raggiungeva le Tre Torrette, passando sotto la fortificazione sannitica che la controllava, le girava intorno percorrendo valle Uma e poi ridiscendeva, attraversando il santuario di Ercole in loc. Civitella a Campochiaro, fino a raggiungere la sottostante piana di Bojano ove incrociava il tratturo Pescasseroli-Candela.(vedi figura 3).

Fig. 1. Il probabile confine tra Pentri e Caudini dopo la scoperta del santuario italico di Capo di Campo.

 

Fig. 2. Il confine MOLISE-CAMPANIA (linea bianca). Confine (tr.to) tra Pentri, Caudini e Irpini dopo la scoperta di Capo di Campo. Estensione del Massiccio del Matese (giallo tr.to).

 

Fig. 3. Confine tra Pentri, Caudini e Irpini dopo la scoperta di Capo di Campo (linea tr.ta). Strade esistenti (linea continua viola). Trattuto Pescasseroli-Candela (1). UNO dei Tratturelli (2che scavalca il Matese.

Capo di Campo, al momento, rappresenta uno dei termini di confine scelto e stabilito dai Pentri e dai Caudini, i 2 popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita, localizzato nel cuore del Massiccio del Matese e pertinente al territorio pentro, come testimoniano i < bolli > dei meddix tuticus dei Pentri sui laterizi della fornace di Bovaianom/Bovianum/Bojano, la loro città madre, la capitale.

Soricelli: Al più tardi nel II sec. a.C. (periodo 1), l’area doveva essere occupata da un edificio, per la cui realizzazione era stata prevista la messa in opera di grossi blocchi squadrati di calcare fossilifero, legati con malta e, talora, con grappe a coda di rondine, accuratamente sagomati, nel quale è verosimile riconoscere un edificio di culto. L’imponenza della struttura e la presenza di bolli laterizi dall’officina pubblica di bovaianom, fanno escludere che l’edificio abbia avuto una destinazione privata, mentre la posizione assolutamente isolata presso la sommità del Matese non rende credibile la possibilità di una struttura pubblica di tipo civile. Inoltre, il materiale ad esso riferibile, sebbene per ora quantitativamente limitato, orienta nettamente verso una destinazione sacra del sito. […]. Il rinvenimento di questi bolli permette di assegnare il controllo della conca lacustre, dei pascoli circostanti e delle attività economiche che su di essa gravitavano, ai Sanniti Pentri e, molto probabilmente, proprio a bovaianom, posta immediatamente alle sue spalle e ad essa direttamente collegata da un tracciato che ancora oggi parte da Civita di Bojano, raggiunge la sorgente di Capo d’Acqua, attraversa la valle dell’Esule [(dove è presente ceramica di IV-II/I sec. a.C.): ritrovamenti di Salvatore Buompane, n.d.r.]. e da qui scende nella piana lacustre.  (vedi figura).

 Ciò comporta che il confine tra Allifae bovaianom (e, dunque, tra i territori controllati da Roma e dai Sanniti Pentri), nel III-II sec. a.C., debba essere spostato verso sud, quanto meno lungo la più bassa linea di rilievi che cinge sul lato meridionale la conca del lago del Matese, se non più a valle, all’altezza delle fortificazioni del Cila e di Castello del Matese. L’abbandono dell’edificio può essere collocato nei primi anni del I sec. a.C., forse in relazione con gli avvenimenti della guerra sociale che investirono pesantemente bovaianom ed il suo territorio (App. BC. 1, 51, 223-225; Obseq. 56). È da sottolineare, a riguardo, che le monete repubblicane fin qui rinvenute negli strati d’uso dell’edificio sannitico o residue negli strati posteriori sono tutte anteriori al 90 a.C. (la moneta più tarda sicuramente databile è rappresentata da un denario suberato di C. Claudius Pulcher databile al 110-109 a.C..

La linea di confine tra i Pentri (MOLISE) e i Caudini (CAMPANIA) nel corso della Storia non dovrebbe avere subito sostanziali cambiamenti, considerando quanto accadde con la presenza di Annibale nel territorio di Alife dopo la battaglia di Canne.

Il confine naturale era ed è rappresentato dal Massiccio del Matese; esiste la linea del confine odierno (tr.gio bianco) tra le regioni MOLISE e CAMPANIA e la linea del confine dell’epoca italica (tr.gio arancione) ipotizzato dopo la scoperta del caposaldo rappresentato dal santuario di Capo di Campo pertinente al territorio dei Pentri. (vedi figura).

Le linee di confine. Il Massiccio del Matese (linea punt.ta giallo). Il confine tra il MOLISE e la CAMPANIA (linea continua bianca). Il confine tra Pentri, Caudini e gli Irpini (linea punt.ta arancione e azzurro).

La scoperta nel santuario di bolli laterizi a lettere osche, provenienti dalle fornaci dell’antichissima Bojano, permette, scrive Soricelli, di assegnare il controllo della conca lacustre, dei pascoli circostanti e delle attività economiche che su di essa gravitavano, ai Sanniti Pentri e, molto probabilmente, proprio a bovaianom, posta immediatamente alle sue spalle.

Soricelli: I bolli di Capo di Campo risultano tutti attestati anche nel santuario di Ercole in loc. Civitella a Campochiaro, ad eccezione del n. 10, attualmente privo di confronti. […]. Il bollo n. 9  infatti può essere ricostruito nella sua interezza grazie ad un esemplare da Campochiaro (scheda Campochiaro, Civitella, loc., herekleis (gen.)/ Hercules: fonti epigrafiche, n. 29) che risulta provenire dal medesimo punzone utilizzato per gli esemplari di Capo di Campo. La lettura che di esso si propone è la seguente: n·pap·mr·nu·t, con la prima parte del bollo da sciogliere n(iumsis) pap(iís) m(a)r( ), mentre nu·t, piuttosto che alla formula onomastica di n(iumsis) pap(iís), potrebbe riferirsi alla natura del suo ufficio e sciogliersi, semmai, nu(mnud) t(outas), ovvero «a nome / per conto della comunità»: n·pap·mr·nu[·t] N. Papius Mr. f. nomine [rei publicae] «N. Papio, figlio di Mr., per conto della comunità (ha eseguito / ha curato)».

Il termine di confine, pertanto, tra i Pentri e i Caudini è testimoniato dalla località Capo di Campo e dal suo santuario; NON esistono, al momento, testimonianze per sostenere: nel III-II sec. a. C., debba essere spostato verso sud, quanto meno lungo la più bassa linea di rilievi che cinge sul lato meridionale la conca del lago del Matese, se non più a valle, all’altezza delle fortificazioni del Cila e di Castello del Matese.

Qualunque siano stati i motivi che al momento ignoriamo, i termini di confine tra i Pentri, gli Irpini e i Caudini furono scelti e stabiliti in occasione della presa di possesso dei loro rispettivi territori (secoli XI-IX a. C.).

Le linee di confine. Il Massiccio del Matese (linea punt.ta giallo). Il confine tra il MOLISE e la CAMPANIA (linea continua bianca). Il confine tra Pentri, Caudini e gli Irpini (linea punt.ta arancione e azzurro).

Quanto è stato scoperto a Capo di Campo, ricorda il bollo laterizio a lettere osche con impresso il nome del magistrato repubblicano appaltatore dei lavori Ni. Dekitiis Mi. e del costruttore G. Papiis Mitileis, proveniente dalle fornaci della capitale Bojano, scoperto nel santuario italico di Schiavi d’Abruzzo: permette di fissare uno dei termine di confine del territorio dei Pentri con i Carecini a nord e i Frentani a nord est: la cima di Colle d’Albero visibile dalla fortificazione di monte Crocella, già colle pagano, già Colle Samnium, già Colle Sacro, sito sulle ultime propaggine settentrionali del Massiccio del Matese, permise ai Pentri di fissare i termini di confine del loro territorio, da ovest verso est e sud, con i consanguinei Peligni, Carecini, Frentani, Irpini e Caudini. (vedi figura).

Dalla fortificazi one di monte Crocella, già Colle Samnium, già Colle Sacro: la valle dei Pentri (in primo piano) con una “parte” della capitale Bovianum. In alto: Colle d’Albero (termine di confine) e Schiavi d’Abruzzo sede del santuario italico.

Alcuni storici del XVIII secolo, senza una chiara documentazione, localizzarono Alliphae/Alife nel territorio dei Caudini.

Storici del XVIII secolo e studiosi contemporanei, senza una chiara documentazione e con descrizioni a volte contraddittorie, la localizzano nel territorio dei Pentri, sostenendo: Alife è una delle città più antiche del Sannio Pentro.

Le bibliografie classiche ricordano Alife negli avvenimenti in cui fu coinvolta, NON la ricordano nel territorio dei Pentri e hanno lasciando chiari indizi per localizzarla nel territorio dei Caudini.

Tra gli storici del passato, Gianfrancesco Trutta, nato in Alife, in Dissertazioni istoriche delle antichità Alifane (1776) localizzò Alife nel territorio dei Pentri.

Lo studioso NON ritenne il Massiccio del Matese  il confine naturale tra il popolo dei Pentri e dei Caudini quando ricordò la città di Piedimonte: […] è situato a piè, del gran Matese, sulla strada maestra, che mena per detto Monte al Sannio montuoso, e per la quale comunicavano i Sanniti Pentri di qua, con gli altri Pentri di là della montagna: che esistesse una via di comunicazione tra i 2 versanti del Massiccio del Matese è più che probabile, al contrario: è improbabile che nella vasta pianura posta a sud di esso fossero presenti i Pentri, NON i Caudini e gli Irpini.

E’ difficile immaginare un confine tra i Pentri, gli Irpini e i Caudini che non sia stato (ancora lo è) il Massiccio del Matese, un <  termine di confine > naturale, visibile da tutti i territori dei popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita confinanti con i Pentri.

Trutta, convinto della localizzazione di Alife nel territorio dei Pentri, in occasione di quanto accadde dopo la vittoria dei Cartaginesi a Canne, scrisse:[…], vedo chiaramente, che Alife in quel tempo si mantenne a’ Romani fedele, giacchè era ne’ Sanniti Pentri: le descrizioni liviane, che esamineremo, descrivendo quanto accadde dopo la battaglia di Canne, smentiscono Trutta ed escludo Alife dal territorio dei Pentri. (vedi in seguito).

Di tutt’altro parere G. M. Galanti (1790), non ha dubbi sulla localizzazione di Alife e del popolo dei Caudini: Capitolo X.  Della regione Alifana. Questa regione contiene le diocesi di Alife, di Telese, di Cajazzo e una parte della diocesi di Sant’Agata de’ Goti. Era anticamente abitata da’ Sanniti Caudini. E’ dominata da due monti degli Appennini detti, Matese a settentrione e Taburno a oriente, ed ha a mezzogiorno i monti Tifata. Il colle Trebulano è a occidente, ed è un gruppo di colline di figura quasi triangolare, cinto in parte dal Volturno. La campagna che fra questi monti è bagnata dal Volturno, dal Torano, dal Calore e dall’Isclero è molto fertile, e vi prospera il frumentone. […]. (Vedi figura).

Descrizione de’ luoghi principali. ALIFE. E’ situata poco lontana dal Volturno in una spaziosa pianura nelle vicinanze del Matese tra Venafro e Telese: era anticamente una città rinomata del Sannio Caudino. […].

Una descrizione chiara e aderente alla realtà geografica e storica.

Il territorio dei CAUDINI: La picciola porzione della Campania racchiusa tra li Monti Tifata, Taburno e Matese dicevasi Sannio Caudino con i fiumi: Volturno, Torano, Calore e l’Isclero.

Galanti: Telese è una città del Sannio. Nella storia Romana è celebre il nome di Ponzio Telesino.  LIBRO IX. COROGRAFIA DEL SANNIO. CAPITOLO I. Saggio della sua Storia. Questa provincia ha 46 miglia nella sua maggiore lunghezza e 42 miglia della sua larghezza. Confina coll’Abruzzo, colla Capitanata, col Principato Ulteriore e colla Campania felice dalla quale è separata dal Matese ch’è uno degli Appennini. La sua superficie è 880 miglia quadrate e 180 mila abitanti. Questa provincia, che oggi è tenuta in picciola considerazione, fu già sede de’ Sanniti, ch’è quanto dire di popoli numerosi e potenti, i quali per quasi cento anni contrastarono a’ Romani l’impero dell’Italia. Le diverse popolazioni, che componevano il Sannio, si dividevano principalmente in Pentri e Irpini […]. La picciola porzione della Campania racchiusa tra li Monti Tifata, Taburno e Matese dicevasi Sannio Caudino:  la città di Alliphae e il suo territorio erano, pertanto, pertinenti alla picciola porzione della Campania racchiusa tra Monti Tifata, Taburno e Matese.

Una descrizione corografica chiara e ricca di particolari che già nell’anno 1790, se fosse stata esaminata con attenzione, avrebbe dato la giusta localizzazione sia al popolo dei Caudini, sia alla città di Alife. (vedi figura).

Il territorio dei Caudini delimitato dai Monti Tifata, Taburno e Matese citati da Galanti, ma vanno ricordati anche i Trebulani, confine sud ovest dei Caudini con gli Aurunci e i Sidicini.

M. ALFANO (1823): Alife Città Vescovile suffraganea di Benevento in una spaziosa pianura del Monte Matese, poco lungi dal fiume Volturno, d’aria malsana, circa 30 miglia da Capoa distante, e 24 da Napoli.[…]. Il suo titolo di contea è di Gaetani. E’ antichissima, fondata dagli Osci, popoli originarj da’ Tirreni, che furono i primi abitatori dell’Italia. Col tempo divenne una delle sette città del Sannio Caudino: la spaziosa pianura del Monte Matese era pertinente alla città di Alife; ergo, posta la pianura di Alife a sud nel Monte Mateseconfinava e non era  nel territorio dei Pentri.

Da quanto letto, già nell’anno 1823 si poteva localizzare Alife nel territorio dei Caudini, essendo UNA delle sette città del Sannio Caudino. (vedi figura).

Fu tolta a’ Sanniti da Fabio Massimo, prosegue Alfano, che li fece passare per sotto il vergognoso giogo; e dopo averla cinta di mura, la costituì Colonia Militare, siccome leggesi in una lapide.

Nel ricordare Sant’Agata dei Goti, identificandola con l’antica Saticula, la definisce Oppido del Sannio, senza precisare se Irpino, Caudino o Pentro.

Per la città di Telese, Alfano ricorda: Città disabitata in una pianura, 5 miglia da Cerreto distante, e 30 da Capoa, feudo dei Sangro Casacalenda. In tempo della repubblica Romana era una celebre Città dell’antico Sannio, senza precisare: Caudino, Irpino o Pentro ?

Giustiniani (1846): La region Sannite più vasta in lunghezza che in larghezza era circondata al nord dai Frentani ed Apuli, all’est dagli Apuli e Lucani, al sud dai Lucani e Campani, all’ovest dagli Ausoni e Peligni. […]. (vedi figura).

Antiche tradizioni ci additano vicatim le sue prime abitazioni, fin anche alle falde ed alture dei monti: indi ci accennano le sue città più o meno riguardevoli, come tra i Pentri Bojano, Telese, Esernia, Alife, TriventoTifernoSepino, Murganzia, Duronia, Calazia, Cassa, Orbitano, Plistia ec.; tra i Caudini Caudio, Saticola, Trebola, Compulteria ec.; e tra gl’Irpini Callife (Gioia Sannita, era Caudina, n. d. r.), Avellino, Rufrio (Presenzano, era Sidicina, n. d. r.)Taurasia, Aeca, Aequatico, Erdonia, Trevico, Aquilonia, Cominto, Romulea, Malevento, Consa, Eclano ec. […]. (vedi figura).

Giustiniani: La region Sannite (confini nero): Carecini, Pentri, Irpini e Caudini, detti Sanniti della montagna, in seno al più vasto territorio (confini rosso) dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti.

Era la Campania divisa dal Sannio per mezzo dei monti Tifati, e dalle falde occidentali degli Appennini. […]. Divenuti infatti i Sanniti ogni dì più audaci ed ambiziosi, obbligarono i degenerati Etruschi a render comune anche l’importante città del Volturno (Capua, n. d. r.) e il suo contado. […]. A tal risposta, Cornelio penetrò dalla Campania nel Sannio Caudino, e rese soggette a se Alife, Callife, e Rufrio.

Giustiniani ritenne Alife e Callife/Gioia Sannitica nel Sannio Caudino; esiste qualche dubbio per Rufrio/Rufrae/Presenzano per essere località di confine dei Sidicini con i Pentri nord-nord est, con gli Aurunci a sud e con i Caudini a sud est.

Il Rendiconto delle tornate e dei lavori dell’Accademia di archeologia (1888), riporta: Le Forche Caudine sono il tema di un lavoro storico topografico letto dal Prof. … descritta altrove da Livio col nome di valle di Saticula; il che non solo concorre ad assicurare definitivamente la corrispondenza di Saticula con S. Agata dei Goti che si localizza nel territorio dei Caudini.

Viti (1855): potè allora avvenire che anche gli abitatori (di Piedimonte d’Alife, n. d. r.) della vicina Alife, una delle capitali Città del Sannio Pentro, si portasse a costruire sulla propinqua falda dell’Appennino il Castello superiore di Piedimonte […].

E’ inverosimile che il Sannio Pentro avesse più di una capitale: la Storia ricorda la sola Bovaianom/Bovianum/Bojano, localizzata a nord del Massiccio del Matese.

E’ evidente, gli storici e gli studiosi, nelle loro descrizioni, non sempre hanno fatto distinzione tra Pentri, Irpini e Caudini, popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita; li identificarono e identificano ancora oggi, come già detto: UNICAMENTE SANNITI; quando parlano del territorio del Matese-Casertano, dichiarano di essere stato in origine parte del Sannio, senza specificare che è il territorio del Sannio Caudino.

L’equivoco probabilmente si originò dalla ambizione dei Carecini, dei Pentri, degli Irpini e dei Caudini, detti i Sanniti della montagna, di conquistare i territori della fertile pianura campana, iniziato con la conquista della città di Capua (o città del Volturno) occupata dagli Etruschi: divennero, senza alcuna distinzione, Sanniti, un appellativo usato in seguito dalle bibliografie antiche, dagli storici e dagli studiosi contemporanei.

Sanniti, come scrive Salmon, furono identificati da Livio UNICAMENTE i Pentri: Quel che è certo è che dalla fine del III secolo (a. C., n. d. r.) ogni volta che il nome Sanniti viene usato col   significato di < abitanti del Sannio > esso serve di norma a indicare i Pentri. Furono essi, e non gli Irpini o i Caudini, a venire inseguito inclusi nella IV Regione, quella ufficialmente nota come < Sannio >, nella divisione augustea dell’Italia. 

Salmon, stimato il più attento tra gli storici e studiosi contemporanei dei Sanniti, non offre una soluzione per localizzare il territorio occupato dai Caudini e a proposito dei confini del Sannio alla metà del IV sec. a. C., scrive: […]. Ad ovest il confine attraversava i Monti Trebulani separando da un lato le sidicine Rufrae e Teanum e l’aurunca Cales dalle città sannite di Trebula e Cubultaria dall’altro (in territorio Caudino, n. d. r.). Più a sud, nella Campania vera e propria, Saticula e Caudium erano certamente nel Sannio, ma non specifica trattarsi del territorio dei Caudini; mentre, scrive Salmon: Calatia, Suessula, Nola e Abella vengono descritte come esterne ad esso  (dal territorio Caudino, n. d. r. ).

Lo storico ignora i Caudini, ignora i confini pertinenti al loro territorio, ma ricorda Trebula, Cubulteria, Saticula e la loro capitale Caudium, affermando in modo generico: certamente nel Sannio che, a rigore di logica NOI sappiamo corrispondere al territorio Caudino, tanto vero che in seguito lo storico precisa per la città di Trebula: A Trebula Balliensis, nel Sannio, vi è un area che costituiva probabilmente il luogo in cui si riunivano l’assemblea dei Caudini.

Perché non specifica che per < nel Sannio > s’intende il < territorio Caudino >, considerando che presso Trebulla Balliensis, scrive proprio Salmon, vi è un area che costituiva probabilmente il luogo in cui si riunivano l’assemblea dei Caudini ?

N. B.

Trebula/Treglia/Pontelatone, territorio Caudino, in linea d’aria è distante poco più di 16 km. da Alife/Castello del Matese.

Salmon, ricordando alcuni dei monti e alcune delle città considerate da Galanti (1790), Alfano (1823) e Giustiniani (1846) in territorio Caudino, ignora o non giudica degne di menzione le conclusioni a cui i 3 studiosi erano giunti: erano TUTTE in territorio Caudino.

D’altronde le 7 città ricordate da  G. M. ALFANO, pertinente TUTTE al territorio Caudino, hanno in linea d’aria da Alife queste distanze: Telesia/San Salvatore Telesino, che era in territorio Caudino, dista da Alife 17 km.; Cubulteria/Alvignano, che era in territorio Caudino, dista da Alife 9 km. e da Telesia/San Salvatore Telesino che era in territorio Caudino 14. 37 km.; Trebula Balliensis/Treglia che era in territorio Caudino dista da Alife 13 km.; Caiatia/Caiazzo che era in territorio Caudino dista da Alife 17 km.; Saticula/Sant’Agata de’ Goti che era in territorio Caudino dista da Alife 30 km. e Caudium/Montesarchio, la capitale dei Caudini, dista da Alife 39. km..

Sono particolari non di poco conto per localizzare Alliphae/Castello del Matese/Allifae/Alife nel territorio dei Caudini. (vedi figura).

Il territorio della città di Alliphae/Castello del Matese ancora oggi confina a sud con il territorio di Cubulteria/Alvignano, città appartenuta ai Caudini: UNICAMENTE il territorio o agro di Alife dovrebbe essere considerato in territorio Pentro, pur essendo a sud del Massiccio del Matese, confine naturale, come esamineremo, anche per i popoli degli Irpini e dei Caudini ?

Potremmo ipotizzare, ma è solo una mera ipotesi: Alliphae/Castello del Matese nel territorio dei Pentri se la linea di confine NON fosse il Massiccio del Matese, ma la riva destra del fiume Volturno; di conseguenza avremmo: il territorio pertinente ad Alliphae/Castello del Matese sarebbe nel territorio Pentro, mentre Cubulteria/Alvignano, Caitia/Caiazzo e Cubulteria/Treglia, poste sulla riva sinistra del Volturno sarebbero, come giustamente erano, in territorio Caudino.

La linea di  confine tra i Pentri e i Caudini se fosse stata rappresentata dalla riva destra del fiume Volturno, al pari di Alliphae/Castello del Matese, avrebbe ESCLUSO dal territorio dei Caudini i centri di Telesia/San Salvatore Telesino, Saticula/Sant’Agata dei Goti e la stessa capitale, Caudium/Montesarchio, città SICURAMENTE Caudine pur essendo alla destra del fiume Volturno.

Il fiume Volturno NON poteva essere considerato il confine naturale tra i territori dei Pentri e dei Caudini e degli Irpini: la linea di confine che ancora oggi separa le regioni MOLISE e Campania, passava UNICAMENTE sul Massiccio del Matese (vedi figura).

Mera IPOTESI: la riva destra del Volturno confine tra i Sidicini, i Pentri, i Caudini e gli Aurunci.

N. B.

Quando si parla di Allifae/Castello del Matese (il primo insediamento caudino) e di Alife romana, si intende tutto il territorio a esse pertinente.

Salmon: Dopo la guerra sociale, tutti i Pentri avevano acquisito la piena cittadinanza romana. Aufidena, Bovianum, Fagifuale, Saepinum e Terventum appartenevano tutte alla tribù Voltinia  e secondo le divisioni augustee appartenevano alla Regione IV: tutte queste città, eccetto forse Aufidena, erano state dei < Sanniti > ai tempi della guerra sociale. Ma oltre a questi, vi erano anche altri (? n. d. r.) Pentri.  Studiosi della storia locale ritengono probabile a ragione, che Allifae fosse pentra (in nota: subì danni ad opera di Annibale,  come era prevedibile nel caso di una comunità pentra, Livio XXII, 13, 17, 18; XXVI 9; cfr. Silio Italico VIII 535; XII 526. ) ed in tal caso la loro ubicazione e il fatto che ne divisero le sorti fa pensare che anche Casinum, Venafrum ed Atina lo fossero (Pentre, n. d. r.).

Salmon chiama in causa Livio XXII, 13, 17, 18; XXVI 9, ma lo storico latino, come esamineremo, NON offre alcuna descrizione per localizzare Alife nel territorio dei Pentri; idem Silio Italico VIII 535 scrisse: illic Nuceria et Gaurus, navalibus actaprole Dicarchea; multo cum milite Graiaillic Parthenope ac Poeno non pervia Nola, Allifae et Clanio contemptae semper Acerrae.  XII 526: irreperibile.

 N.B.

Per la localizzazione di Allifae, Salmon si è fidato degli studiosi della storia locale (alcuni di essi sono stati esaminati in precedenza, n. d. r.), al punto da sostenere: vi erano altri Pentri oltre ai Pentri di Aufidena, Bovianum, Fagifulae, Saepinum e Terventum; certo, erano Pentri gli abitanti di Venafrum, territorio Pentro, ma NON LO ERANO MAI STATI, come esamineremo, gli abitanti delle  città di  Casinum e di Atina (vedi figura).

Le colonie (.) romane nel territorio dei Pentri: Aufidena/Castel di Sangro. Trivento. Fagifaulae/Montagano. Sepino. Bojano. Isernia. Venafro.

Casinum/Cassino e Atina NON erano in territorio Pentro, bensì nel territorio dei Volsci, al confine ovest dei Pentri, tant che proprio Salmon scrive: […], e durante il IV secolo il Sannio si espanse in questa direzione giungendo ad includere i territori fino al fiume Liri: a quel tempo Atina, Casinum, Arpinum, Fregelle e Interamna Lirenas (e presumibilmente  Venafrum e Aquinum) erano città Sannite.

Ergo, Salmon avrebbe dovuto precisare: Atina, Casinum, Arpinum, Fregelle e Interamna Lirenas e Aquinum DIVENNERO città Sannite NON per fondazione, ma UNICAMENTE per essere state conquistate dalla lega sannitica nel IV secolo a. C..

Salmon, scrive: […]. Nei venticinque anni successivi al 354 Roma ottenne il controllo di Sora, Satricum, Fabrateria e Luca (? n. d. r.), tutte città volsce e tutte, per quanto ci è noto, a ovest del fiume (Liri, n. d. r.). Sappiamo da Livio che i Sanniti erano tenuti al corrente degli avvenimenti e che non sollevarono obiezioni. Allo stesso modo, i Romani non si opposero a che i Sanniti s’impadronissero di Interamna, Casinum, Arpinum (e, presumibilmente, Aquinum) e distruggessero Fregellae; due di queste città erano certamente dei Volsci e tutte erano situate a est del fiume.

E’ da ritenere che le città conquistate (non fondate) dai Sanniti, ossia dai 4 popoli uniti in una Lega detta sannitica,  Carecini, Pentri, Irpini e Caudini (forse anche i Frentani, in un primo momento): Atina, Casinum, Arpinum, Fregelle, Interamna Lirenas  e Aquinum NON potevano essere considerate città pertinenti a uno dei territori della Lega Sannitica, né tanto meno ai Pentri: TUTTE erano state fondate nei territori abitati da popoli NON di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita.

La linea di confine del territorio dei Pentri ancora una volta era stata tracciata idealmente sulla sommità delle montagne scelte come termini di confine rappresentate dalla Catena delle Mainarde e dai Monti Marsicani nei pressi di Barrea, Alfedena e Castel di Sangro, con le cime di monte Greco, di monte Arazecca etc. (vedi figura).

Il confine (linea arancione) occidentale del territorio dei Pentri. Il corso del fiume Liri (bianco).

 

Dalla fortificazione di Monte Crocella furono fissati a ovest i capisaldi di confine del territorio dei Pentri con i Volsci e i Peligni. (leggasi Mainarde e Arazecca).

Per le vicende di Alife, citate da Salmon, che videro protagonista Annibale nel Sannio prima e dopo la battaglia di Canne, si rimanda a quanto sarà illustrato dalla bibliografia classica che escludono Alife dal territorio dei Pentri.

Salmon: […]. Le città dei Caudini comprendevano Caudium, la loro <capitale>, e tre località sui monti Trebulani o nelle loro vicinanze, ad ovest del Volturno: Caiatia, Trebula e Cubulteria [in nota: Nessuno scrittore antico menziona esplicitamente tali città come caudine, ma Livio (XXIII 14.13) lo lascia chiaramente intendere. [(n. d. r.: nell’ordine sono Caiazzo, Ponteleone (Treglia sua frazione) e Alvignano)]. (vedi figura).

Anche Telesia, probabilmente la città natale del grande Gavio Ponzio, e Saticula, divenuta colonia latina nel 313, erano presumibilmente (sic !) caudine. (In nota precisa: La narrazione di Livio degli eventi delle Forche Caudine fa pensare che Ponzio, l’eroe sannita, fosse un caudino, e sembra che egli fosse originario di Telese. Saticula era certamente sannita, ed è difficile immaginare a quale tribù potesse appartenere, se non ai Caudini). (vedi figura).

I Caudini, prosegue Salmon: vivevano tra le montagne ai margini della pianura campana (Monte Taburno e Monti Trebulani), nella valle dell’Isclero e lungo il tratto centrale del Volturno. (In nota precisa: Grazio Falisco, Cynegetica 509, ritiene che il Monte Taburno fosse in territorio caudino).

Salmon con le sue descrizioni, conferma che NON era il fiume Volturno il confine tra i Pentri e i Caudini, bensì, non ricordato da Salmon, il Massiccio del Matese. (Vedi figura).

 Salmon evidenzia: E’ vero che Livio non li nomina, ricordando gli Irpini, specificatamente nella sua narrazione delle guerre sannitiche, ma egli non menziona neppure i Carecini né i Caudini. Perfino i Pentri vengono nominati individualmente solo una volta da Livio e due da Dionigi. La ragione per cui gli scrittori antichi non differenziavano le varie tribù sannitiche nel parlare di questo periodo storico è ovvio. A quel tempo la Lega sannitica esisteva ed agiva unitariamente, quindi non c’era motivo per nominare singolarmente le varie tribù. Ciononostante, Livio dice chiaramente che gli Irpini erano uno dei popoli del Sannio e che le guerre sannitiche furono in parte combattute in territorio irpino e, avrei aggiunto,Caudino,vedi l’episodio delle Forche Caudine.

N. B.

L’errore di localizzare Alliphae/Castello del Matese e Alife romana nel territorio dei Pentri si originò quando i Romani, trasformarono i Caudini in una quantità di comunità completamente separate e forse tentarono di frazionare ancora di più gli Irpini, rendendo < indipendenti > gli Avellinesi (Salmon).

Ciò spiegherebbe l’opinione corrente di ritenere Sannio unicamente il territorio della provincia di Benevento; Irpinia il territorio della provincia di Avellino; valle Caudina il territorio nei pressi della città di Montesarchio (Caudium) con le sue forche caudine; sena una antica denominazione, la Valle Telesina e la Valle Alifana le 2 valli che si estendono a sud del (onnipresente) Massiccio del Matese.

Nell’anno 343 a. C. la pace tra Romani e Sanniti ebbe termine e il primo scontro avvenne con la sconfitta dei Sanniti vicino al Monte Barbaro (l’antico Mons Gaurus), in Campania. Ma l’altro console, A. Cornelio Cosso, nel tentativo di invadere il Sannio, cadde in un’imboscata vicino alla fortezza di Saticula e riuscì a salvarsi. Seguì la sconfitta dei Sanniti presso Suessula.

Da quanto tramandato da Livio e ricordato da Salmon, è chiaro che gli scontri tra le due potenze NON interessarono, all’epoca, il territorio dei Pentri, bensì il suo confine sud occidentale nel territorio dei Caudini, con la fortezza di Saticula/Sant’Agata dei Goti (non lontana dalla capitale Caudium) e Suessula in territorio degli Aurunci. […]. (vedi figura).

 Salmon precisa: Le vittorie di Valerio Corvo al Monte Barbato (Garaus) e a Suessula nel 343 sembrano anticipare le campagne di Roma contro Annibale in quelle stesse zone nel 215.

Come avremo modo di esaminare, dopo la disastrosa battaglia di Canne (216 a. C.) il teatro degli scontri tra Romani e Cartaginesi si spostò nei territori degli Irpini, dei Caudini e dei Campani; il territorio dei Pentri fu escluso e non subì, come vedremo, la presenza e la devastazione di Annibale.

I Pentri fu l’unico popolo, tra i Sanniti, a restare fedele alleato dei Romani, prima e dopo Canne.

Con la conquista di Napoli e l’attigua Paleopolis già in possesso dei Sanniti, Salmon ricorda: Intanto, con un’azione di copertura, pare nella valle del Volturno di fronte  a Callife (Pratella o Gioia Sannita ? n. d. r.), Alife e Rufrae (Presenzano, n. d. r.), il collega di Filone, Cornelio Lentulo, impediva l’invio dei rinforzi dal Sannio: non era  un attacco diretto al territorio dei Pentri, ma un accerchiamento per indebolire i loro alleati della Lega Sannita.

A tale proposito, G. Guadagno (1998) scrive: Quando, nel 326 a.C., i Romani iniziarono la seconda guerra contro i Sanniti, Tito Livio (59 a.C – 17 d.C.) ci ricorda che per penetrare nel Sannio Caudino furono occupate dai primi: « Alliphae, Calliphae, Rufrium e il resto del territorio al primo arrivo dei consoli fu devastato in lungo e in largo », e che, nel 310 a.C., il « console Caio Marcio Rutilio, prese d’assalto i Sanniti, con cui si era scontrato presso la città di Alife », nel momento in cui il loro vecchio capo, Erennio Ponzio, si era recato nell’accampamento alifano, e che, infine, risultati « contro l’esercito dei Sanniti, con cui si era scontrato presso la città di Alife », finalmente lo vinse e lo fece passare sotto il “giogo”. (vedi figura).

 Guadagno: Le successive battaglie tra Romani e Sanniti si svolsero lontano dal « territorio alifano ». Solo nel 290 a.C. si raggiunse la pace. I Sanniti rimasero indipendenti, ma legati ai Romani da un “foedus”, in un’alleanza vincolante. I Romani per controllare meglio i Sanniti, vinti ma non domati, inviarono nel “territorio alifano” coloni. Così anche il Medio-Volturno, dopo essere stato colonizzato, assunse le caratteristiche tipiche del paesaggio agrario romano. La popolazione sannitica (gli Alifani, n. d. r), decimata dall’esercito romano, dalle montagne e dalle colline del Matese scese a valle, dove il territorio era stato diviso secondo i principi della “Centuriatio”, “Parcellata in quadrati regolari”, dopo aver individuato le due fondamentali linee, che si incrociavano ad angolo retto, del “decumanus maximus” da Est a Ovest, e del “cardo maximus” da Nord a Sud. Con la colonizzazione romana tutto “il territorio alifano” assunse un aspetto completamente nuovo, e, nella pianura, all’incrocio “decumanus” e del “cardo”, veniva edificata Alliphae, con terme, templi, acquedotti, teatro, anfiteatro, criptoportici, foro… mentre il territorio che lo circondava appariva, nella buona stagione, ricco di campi coltivati a frumento in pianura, e, in collina, a vigneti ed a uliveti. Sparse ovunque, sorgevano splendide “villae”, “fora, vici, conciliabula, frazioni”.

Gli Alifani avevano degli insediati sulle pendici meridionali del Massiccio del Matese e il confine con i Pentri era stato tracciato più a nord come è testimoniato di recente da santuario pentro di Capo di Campo.

Che Alife e il suo territorio NON fossero abitati dai Pentri è testimoniato, evidenziando ancora una volta, anche dalle vicende che la videro protagonista dopo la battaglia di Canne.

Dopo la seconda guerra punica (218-207 a.C.), il pretore urbano inviò un prefetto ad Alife (praefectura sine suffragio), che trattò durissimamente le popolazioni locali a causa dell’appoggio che le indomite popolazioni sannite avevano offerto ad Annibale.

Ergo, gli Alifani si erano schierati a favore di Annibale dopo la sconfitta dei Romani a Canne, mentre il popolo dei Pentri aveva confermato la sua fedele alleanza agli sconfitti.

Successivamente, scrive Guadagno, soprattutto durante l’epoca di Silla (dall’estate dell’ 82 a.C.), con la presenza ad Alliphae di soldati colonizzati, e, determinatasi una duratura pace e stabilità politica dell’Impero, iniziò, come per tutti i territori romanizzati, anche per Alliphae un periodo di straordinario splendore.

Quanto letto permette di acquisire maggiori notizie aderenti alla realtà degli avvenimenti che interessarono Alife e il suo territorio.

Soprattutto evidenzia (esamineremo con maggiori dettagli) come la presenza di Annibale sia utile per localizzare, se ancora ci fossero dei dubbi, l’antica città di Alife nel territorio dei Caudini.

Salmon, convinto della localizzazione di Alife nel territorio dei Pentri, non la ricorda nel corso della seconda guerra sannitica, né in occasione della terza quando ci furono incursioni da parte degli insediamenti caudini dei Monti Trebulani (Trebula Balliensis, Cubulteria, e Caiatia) nell’Agro Falerno e nell’Agro Vescino: possibile che l’insediamento di Alife non sia stato protagonista visto la vicinanza, non più di 16 km. dai citati centri caudini ? (vedi figura).

In quale evento Salmon localizza con sicurezza il territorio dei Pentri ?

Se in precedenza gli attacchi dei Romani avevano interessato i territori dei Caudini e degli Irpini stanziati a sud del Massiccio del Matese, per conquistare a nord  il territorio dei Pentri, gli eserciti romani si mossero da nord verso la Valle dei Pentri dove si localizzava la loro città madre, la capitale, Bovaianom/Bovianum/Bojano.

Correva l’anno 305 a. C., Salmon: E’ quindi probabile che il doppio assalto abbia avuto luogo all’estremità settentrionale del massiccio e cioè che i Romani si siano mossi dal Campus Stellatis in direzione del passaggio lungo il versante nord del Massiccio del Matese in due colonne, da entrambi i lati della Rocca Monfina, […]. Dopo che le due colonne si furono riunite, forse nei pressi di Rufrae (Presenzano, n. d. r.), l’opposizione nemica dovette ulteriormente intensificarsi, poiché i Sanniti dovettero radunare tutti gli uomini disponibili di Venafrum, Aquilonia (?, n. d. r.) ed Aesernia per impedire ai Romani di aggirare l’estremità settentrionale del massiccio e dirigersi verso la valle del Biferno, in cui si trovavano posizioni-chiave dei Pentri. Secondo una delle fonti di Livio, il console Minucio perse la vita, ma i Romani riuscirono a spezzare la resistenza del nemico, prendere prigioniero il generale Gellio e riversarsi nella valle dei Pentri, dove avrebbero finalmente espugnata Bovianum, la loro < capitale >. Questa versione di fatti è nel complesso confermata da Diodoro. (Vedi figura).

L’itinerario seguito dai 2 eserciti Romani verso la Valle dei Pentri.

Da quanto esaminato NESSUNA descrizione permette di localizzare nel territorio dei Pentri la città di Alife e il suo territorio, poste a sud del Massiccio del Matese.

Lo stesso accadde per gli avvenimenti nell’anno 291 a. C.; Salmon: […], due eserciti romani mossero sul Sannio, e stavolta non fu possibile fermarli. Il proconsole Fabio Gurgite sgominò i Pentri muovendo attraverso la gola che si trova all’estremità meridionale del Massiccio del Matese dove la fortezza di Saepinum non costituiva ormai più un ostacolo, e conquistò la roccaforte di Cominium Ocritum, mentre il console Postumio Megello, muovendo dall’Apulia, sbaragliava gli Irpini.

Il sito di Cominium Ocritum è tuttora ignoto: alcuni autori lo localizzano nel territorio degli Irpini, altri in quello dei Pentri.

Salmon ricorda sì la fortezza di Saepinum, ma nessuno degli autori classici la citò nei suoi racconti, né ricordarono l’itinerario che avrebbe percorso il console Postumio.

Dionisio di Alicarnasso (60/55 – dopo 8 a. C.) ricordò: Fabio vincitore dei Sanniti, denominati Pentri e, mentre era intento all’assedio di Cominio, fu sollevato dal comando da Postumio.

Livio, ricordando la presenza dei Carteginesi nel territorio degli Irpini, uno dei popoli italici passato con Annibale dopo la sua vittoria presso Canne, permette di localizzare Cominio Ocrito nei pressi di Benevento, territorio Irpino: Annone, il quale nelle vicinanze della città di Cominio Ocrito ebbe notizia del disastro degli alloggiamenti, […], ritornò tra i Bruzzi, più simile ad uno che fugge che ad uno che si mette in marcia.

Vedremo che il territorio dei Pentri non fu coinvolto nelle vicende che, dopo Canne, videro protagonista Annibale e il suo esercito nei territori della penisola italica centro-meridionale.

Dopo quanto esaminato, non esistono riferimenti storici e geografici sufficienti per localizzare l’antica Alliphae/Alife o Castello del Matese, l’insediamento di montagna, e il suo agro nel territorio dei Pentri stanziati a ovest, a nord e a est del Massiccio del Matese.

Un motivo della difficoltà degli storici e degli studiosi di localizzare la città di Allifae nel territorio dei Caudini potrebbe essere spiegata da ciò che scrive Salmon: Evidentemente, i Romani erano decisi non solo ad annientare lo stato tribale dei Caudini, ma anche a sradicare definitivamente ogni senso di solidarietà tribale con i popoli affini della zona più a est; ma crea qualche dubbio allorquando, ricordando la localizzazione dei municipi dopo la sconfitta degli Italici, scrive: A questi si possono aggiungere i luoghi che all’epoca di Strabone, Plinio e Tolomeo facevano da lungo tempo parte della Campania: Allifae, Caiatia, Telesia, Trebula e Venafrum.

I 3 storici citati da Salmon non permettono di localizzare Allifae nel territorio dei Caudini e neppure nel territorio dei Pentri.

Strabone (64 a. C. – 20 d. C. ? ) nella sua descrizione non diede alcun indizio per localizzare Allifae nella Campania, scrisse: Poi ci sono alcune località, fra cui Venafro, da cui proviene l’olio migliore. La città è situata su un’altura ai cui piedi scorre il Volturno che, dopo essere passato anche vicino a Casilinum, si getta in mare presso la città omonima. Aesernia ed Allifae sono città che un tempo furono sannite: la prima è stata distrutta nella guerra contro i Marsi, la seconda esiste ancora.

Città che un tempo furono sannite ?

Pentre, Irpine o Caudine ?

Aesernia, con certezza, era pentra e Allifae era Caudina.

Strabone non dà notizie di Caiatia, pertinente ai Caudini; ricordò Telesia, vicino Venafrum che stimò in modo generico città Sannita; ricordò Bovianum e Aesernia, città dei Pentri e Panna, ancora sconosciuta; seguì il ricordo di Beneventum e Venusia.

Plinio (23 – 79) ricordò gli Allifani quando illustrò: Questa regione, a partire dal Tevere è la prima d’Italia secondo la divisione di Augusto. All’interno sono le colonie di Capua -detta così dalla pianura di 40 miglia in cui sorge- Aquino, Suessa, Venafro, Sora, Teano Sidicino, Nola; le città di Avellino, Ariccia, Alba Longa, Acerra, Alife, Atina, Alatri, Anagni, […], Suessola, Telese, Trebula Balliense.

Nella II regione augustea erano stati inclusi i territori che ci interessano: gli Irpini e i Caudini, Venafro, città pentra di confine, e i Frentani di Larino.

Nulla prova che Allifae possa essere considerata pentra.

Tolomeo (100-170 d. C.), citato da Salmon, ricordando il territorio de’ Sanniti [Abruzzo], non dà notizie precise per localizzare Alife nel territorio dei Pentri, scrisse semplicemente e in modo chiaro: Boiano Esernia Sepino Allifa Tutico Telesia Benevento Caudio.

In verità, Boiano Esernia Sepino erano città dei Pentri; Allifa Telesia e Caudio erano nel territorio dei Caudini, Tutico e Benevento in territorio Irpino.

Gli autori classici e la riforma augustea testimoniano la perdita dell’identità storica delle città fondate dai discendenti dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti voluta da L. C. Silla (138 – 78 a. C.).

Strabone: E quando (Silla, n. d. r.) compilò le sue liste di proscrizione, non si dette pace finché non annientò o scacciò dall’Italia chiunque portasse un nome sannita. A coloro che lo rimproveravano per la sua ferocia, egli rispondeva di aver imparato che nessuno dei Romani sarebbe potuto vivere in pace finché anche un solo Sannita fosse sopravvissuto. Ed infatti, ad oggi, le loro città sono ridotte a villaggi e alcune, anzi, sono scomparse del tutto: Bovianum, Aesernia, Panna, Telesia vicino a Venafro e altre simili, nessuna delle quali è degna di essere considerata città.

Ricapitolando quanto scritto da Salmon, erano città caudine UNICAMENTE: Calatia/Caiazzo, Trebula/Treglia/Ponteleone, Cubulteria/Alvignano, Telese, Saticula/Sant’Agata dei Goti e Caudium/Montesarchio; vivevano tra le montagne: monte Taburno e i monti Trebulani, nella valle dell’Isclero e lungo il tratto centrale del Volturno.

Dopo quanto esaminato, la città caudina di Alliphae/Castello del Matese e la città romana di Alifae si possono localizzare e identificare UNICAMENTE nel territorio dei Caudini. (vedi figura).

Salmon ha ignorato il confine a nord del tratto centrale del Volturno, ossia il Massiccio del Matese meridionale che domina/va la Valle Telesina dove si localizza San Salvatore Telesino, l’antica Telesia, e la moderna Telese, città in territorio Caudino; posta a ovest delle 2 località, distante poco più di 20  km., vi era/è Allifae/Alife: tutte poste a sud del Massiccio del Matese e a nord del tratto centrale del Volturno e della valle dell’Isclero.

La Valle Telesina. Telese (primo piano) ai piedi del monte Pugliano. San Salvatore Telesino (al centro) ai piedi della Rocca. Il monte Acero (in alto a destra). La Valle Alifana (in fondo). da https://www.anteprima24.it

Come potevano i Pentri essere localizzati sul versante sud del confine naturale rappresentato dal Massiccio del Matese dalle cui pendici iniziavano 2 valli contigue: la Valle Alifana a sud ovest e la Valle Telesina a sud est, confinante la prima valle a sud ovest con i monti Trebulani e la seconda valle confinante con il versante occidentale del monte Taburno stimato il confine naturale tra i Caudini e gli Irpini ? (vedi figura).

La bibliografia classica offre elementi utili per localizzare Allifae/Alife nel territorio Caudino, NON in quello dei Pentri, confermando la sua localizzazione in base alla descrizione di ciò che accadde nella penisola italica centro meridionale durante la presenza di Annibale e del suo esercito: MAI nel territorio dei Pentri.

Polibio, prima della battaglia di Canne (216 a. C.), ossia quando i popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita erano alleati di Roma, scrisse: I Cartaginesi, devastate le località sopra enumerate, varcarono l’Appennino e, discesi nel territorio del Sannio (inteso degli Irpini e dei Caudini, n. d. r.), assai fertile e da lungo tempo immune da guerre, poterono disporre di tanta abbondanza di viveri, […]. Fecero una scorreria anche nel territorio di Benevento (Irpino, n. d. r.), colonia romana: presero fra l’altro la città di Venosa (in nota: da identificarsi forse con il moderno villaggio di Castel Venere; Livio XXII,13,1, invece di questa località, cita Telesia, centro sannitico a nord-ovest di Benevento.), priva di mura e piena di ogni sorta di provviste.

Annibale NON conquistò la città di Venosa, ma l’odierna Castel Venere, poco distante da Telesia; scrisse Livio: Annibale passò, attraverso il territorio degli Irpini, nel Sannio; saccheggiò il territorio beneventano, prese la città di Telesia.

Proveniente da Arpi, in Daunia, Annibale Passò attraverso il territorio degli Irpini, nel Sannio, ma il territorio degli Irpini era parte del Sannio; potremmo identificare il Sannio citato dallo storico con il territorio dei Caudini perché Telesia era, senza dubbio, città caudina.

Ergo, Annibale passò attraverso il territorio degli Irpini, dopo aver saccheggiato il territorio beneventano che era irpino, valicò il Taburno, entrò nel territorio dei Caudini e prese la città di Telesia/San Salvatore Telesino. (vedi figura).

 Annibale, prosegue Livio, mosse l’esercito verso la Campania per impadronirsi di Capua: lo indussero a dirigersi dal Sannio verso la Campania; da quale Sannio ?

Avendo occupato Telesia, era nel territorio del Sannio Caudino, teatro degli scontri.

Allifae era a pochi chilometri da Telesia, con certezza in territorio caudino, tanto da essere coinvolta nelle scorrerie dell’esercito cartaginese: Annibale discese nella pianura di Stellato attraverso il territorio di Alife, di Caiazzo e di Cales. (vedi figura).

Frattanto Annibale, fatto passare l’esercito attraverso il giogo, dopo avere assalito alcuni nemici proprio sul valico, pose gli accampamenti nel territorio di Alife.

Il giogo potrebbe essere localizzato nei pressi dei monti Trebulani: uno alla destra (est) passava per Caiazzo, l’itinerario di Annibale proveniente da Alife, diretto a Cales; l’altro (a ovest) potrebbe essere localizzato presso il giogo del monte Calligula dei monti Trebulani a nord di Cales, città dei Sidicini.

Quanto descritto accadde nei territori posti a sud del Massiccio del Matese, confine naturale tra le popolazioni dei: Pentri a nord, Caudini a sud e gli Irpini a sud ovest. (vedi figura).

Livio: Anche Fabio mosse il campo e, attraversato il passo sopra Alife, si fermò in un luogo alto e reso forte dalla stessa sua posizione.

Fabio, probabilmente, aveva preceduto Annibale e, prima che questi si accampasse nella pianura di Alife, aveva posto l’esercito a difesa del passo sopra Alife, accesso, attraverso il Massiccio del Matese, al territorio dei Pentri. (vedi figura).

Teatro degli scontri descritti da Livio. Via Appia (1). Via Venafro-Alife-Telese-Benevento (2).

 Livio: Allora Annibale, fingendo di dirigersi verso Roma attraverso il Sannio, ritornò, invece, nella regione dei Peligni per darsi al saccheggio; […].

Dalla terra dei Peligni Annibale ripiegò indietro la marcia e volgendosi verso l’Apulia giunse a Gereonio/Gerione, […]. Il dittatore pose un campo fortificato nel territorio di Larino.

Un trasferimento MAI avvenuto.

Questi spostamenti di Annibale descritti da Livio hanno suscitato dei dubbi a Salmon: Livio XXII, 18.6 sgg. Fa compiere ad Annibale una lunga deviazione attraverso il territorio dei Peligni, ma le sue stesse parole (< tum per Samnium Romam se petere simulare >) mostrano come egli confonda qui la marcia di Annibale nel 217 con quella del 211, quando effettivamente egli attraversò il territorio dei Peligni XXVI, 11.11).

Dopo la vittoriosa battaglia di Canne (216 a.C.), scrisse Livio: Passarono quindi ai Cartaginesi queste popolazioni: Campani, Atellani, Calatini, Irpini, parte dell’Apulia, i Sanniti tranne i Pentri, tutti i Bruzi, i Lucani, e oltre a questi gli Uzentini, quasi tutto il litorale greco, i Tarentini, quei di Metaponto, i Crotonesi, i Locresi e tutti i Galli cisalpini: avendo già nominato gli Irpini, per i Sanniti tranne i Pentri intende gli altri consanguinei tra cui i Caudini.

Annibale, scrisse Livio, tornò nel Sannio: chiamato nella terra degli Irpini da Stazio Trebbio, che gli prometteva di consegnargli la città di Compsa (Conza, n. d. r.) e dopo la presa di Capua  si erano alleati ai Cartaginesi: i Bruzi e gli Apuli, una parte dei Sanniti e dei Lucani, già citati in precedenza dallo storico latino.

Annibale, ricevuta la resa di Capua condusse l’esercito nel territorio di Nola, provocando la reazione del pretore Claudio Marcello che, scrisse Livio, si diresse a Caiazzo e di qui, varcato il fiume Volturno, passando per il territorio di Saticola e di Trebula, salito fino a Suessula, giunse a Nola attraverso i monti. (vedi figura).

 Livio ricordò: Fabio occupò con la forza le città di  Combulteria (Alvignano), Trebula (Treglia/Ponteleone)  e Austicola (?) che erano passate dalla parte dei Cartaginesi; ancora: Marcello, da Nola che occupava con una guarnigione, fece frequenti incursioni nel territorio irpino ed in quello dei Sanniti Caudini, mettendo tutto a ferro e fuoco per rinnovare il ricordo delle antiche sconfitte subite dai Romani nel Sannio.

Lo scenario degli scontri tra l’esercito di Annibale, vittorioso a Canne, e l’esercito Romano non mutò: i territori interessati erano quelli dei Campani, degli Irpini, ma soprattutto quello dei Caudini con le città di Telesia, Combulteria/Alvignano e Trebula/ Treglia/Ponteleone: erano stati alleati dei Cartaginesi.

Livio: […]; l’altro console, Fabio, si diresse verso il Sannio per devastarne i campi e riprendere con le armi le città che erano passate al nemico. Il paese di Caudio nel Sannio fu più di tutto devastato violentemente; i campi furono incendiati in lungo e in largo ricca; fu fatta ricca preda di bestiame e di uomini; le città di Compulteria, Telesia, Compsa, Fagifula (?) e Orbitanio (?) furono prese con la forza: per la 1^ volta si evidenzia l’esistenza del paese/territorio di Caudio pertinente al vasto territorio denominato SANNIO.

La città di Allifae per quale motivo dovrebbe essere localizzata nel territorio dei Pentri  se la città  caudina di Combulteria/Alvigno  dista in linea d’aria 8. 51 km. e la città caudina di Telesia dista 17. 40 km. e la città caudina di Caiazzo 16. 95 km. ?

Infatti, in una precedente citazione,  Livio aveva scritto che Annibale, fatto passare l’esercito attraverso il giogo, dopo avere assalito alcuni nemici proprio sul valico, pose gli accampamenti nel territorio di Alife, senza alcun impedimento per essere i Caudini divenuti alleati.

I Caudini, in base alle descrizioni degli storici antichi, avevano fissato i termini di confine dai popoli localizzati all’intorno, dando la preferenza alle montagne: i monti Trebulani, a sud ovest, li separava dai Sidicini; i monti Tifata li separava dai Campani a sud; il Partenio e il Taburno separava, a sud e sud est, il territorio Caudino da quello degli Irpini e l’imponente Massiccio del Matese, a nord e nord est, dove si localizzavano Allifae/Alife  e Telesia, separava gli Irpini e i Caudini dai Pentri. (vedi figura).

Livio: Annibale nel giorno in cui passò il Volturno pose l’accampamento non lontano dal fiume; il giorno dopo giunse nel territorio dei Sidicini; al di là di Cales. Qui si fermò un sol giorno per saccheggiare, indi condusse i suoi per la via Latina, attraverso i territori di Suessa, di Alife e di Cassino diretto nell’agro Fregellano. (vedi figura).

Per raggiungere la città di Alife Annibale, oltre alla via Latina, probabilmente utilizzò la via (?) che, staccandosi dalla via Latina dopo aver lasciato la cittàdi Venafro, in territorio dei Pentri, MAI attraversato o invaso dall’esercito Cartaginese, segue per un tratto il corso del fiume Volturno per raggiungere le città di Alife, di Telesia e di Benevento, capitale degli Irpini. (vedi figura).

La Viaanonima(? bianca tr.ta) dalla via Latina (bianca tr.ta), dopo Venafro raggiungeva  Alife, Telesia e Benevento. Itinerario di Annibale: dal territorio dei Sidicini, al di là di Cales, attraverso i territori di Suessa,  di Alife e di Cassino …. .

Annibale evitò sempre di attraversare il territorio dei Pentri, una popolazione da sempre fedele alleata dei Romani soprattutto dopo la battaglia di Canne.

Il territorio dei Pentri non offriva ai Cartaginesi la possibilità di applicare la loro tattica di guerra per utilizzare al meglio la loro arma migliora, la cavalleria, cui era indispensabile una vasta pianura.

Le pianure nel territorio dei Pentri si localizzavano nell’agro della città di Venafro, di Bojano, loro capitale e di Sepino; si caratterizzavano per essere circondate da montagne e colline sulla cui sommità erano stati costruiti centri fortificati (punti rossi) per la difesa del territorio con le sue vie rappresentate dai tratturi (vedi figura) e dalla principale via consolare Minucia, per le rapide comunicazioni visive con le popolazioni confinanti.

Territorio dei Pentri (confine linea nera tr.ta). Tratturello AlifeCampochiaro (linea tr.ta).                                                                                            

Il territorio dei Pentri e le sue fortificazioni (punti rossi).

Il territorio dei Pentri svolse un’importante funzione di < cerniera > tra Roma e l’Apulia dove più volte Annibale affrontò i Romani. (vedi figura).

Livio dapprima ricordò l’aiuto vittorioso portato da Numerio Decimio, cittadino pentro di Boviano/Bojano, all’esercito romano accampato nei pressi di Gereonio/Gerione in territorio dei Frentani; fu l’unica vittoria dei Romani prima della gravosa sconfitta di Canne: per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

Dopo Canne, mentre l’esercito Cartaginese spadroneggiava nei territori Irpini, Caudini, Campani etc., Livio ricordò che nel territorio di Boviano/Bojano era accampamento una parte dell’esercito romano: Notizia di tutte queste cose come si erano svolte giunse ai Beneventani, che mandarono subito dieci messi ai consoli che avevano il campo nei dintorni di Boviano. (vedi figura).

La centralità del territorio dei Pentri e gli Itinerari di Annibale. (linee tratteggiate  gialla).

Da quanto esaminato, NON esiste UNA fonte bibliografica che possa sostenere la localizzazione della città Caudina di Alliphae/Allifae/Alife nel territorio dei Pentri.

Oreste Gentile.

 

 

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