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IL TRATTURO PESCASSEROLI – CANDELA NEL TERRITORIO DI “BOVAIANOM”/ “BOVIANUM”/ BOJANO.

ottobre 13, 2018

< Transumanza >: trasferimento stagionale (autunno-primavera) degli animali dai pascoli delle montagne e delle colline alle pianure con un clima più mite.

A differenza di quanto qualcuno ha scritto, la transumanza coinvolge quasi tutte le regioni italiane del nord, del centro e del sud, isole comprese, ed alcune nazioni europee.

La sua origine si perde nella notte dei tempi e può essere giudicata un fenomeno naturale: l’istinto degli animali li guidò verso le pianure più rigogliose per il clima e per l’abbondante presenza di acqua.

Il territorio della regione Molise fu particolarmente interessato da questo fenomeno naturale, compreso come è tra le regioni dell’Italia centrale e quelle meridionali.

Il territorio del MOLISE. (da http://chiviaggiaimpara.blogspot.com).

Il suo territorio è attraversato da tutti i tratturi che dagli altopiani abruzzesi (vedi in basso figura 2 da http://www.dailyslow.it) conducono al Tavoliere delle Puglie (vedi figura 3 da https://www.istockphoto.com).

I tratturi nel territorio del MOLISE (da SlideShare).

 

Dai              monti                   alla                      pianura   

La pianura di Bojano, posta a settentrione del Massiccio del Matese, con una superficie di circa 100 km², era/è attraversata da ovest ad est dal tratturo Pescasseroli-Candela e da sud a nord est, dal tratturello Matese-Cortile-Centocelle.

Il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela (linea nera continua, al centro della figura da https:www.pnterest.it).

Il tratturo Pescasseroli-Candela nei pressi della città di Bojano, precisamente dopo aver abbandonato la località di santa Margherita (ad ovest del cimitero) utilizzata per la sosta ed il riposo delle pecore, modificava il percorso rettilineo tipico quando si attraversa una pianura priva di ostacoli, si spostò da est verso sud per giungere ai piedi della collina dell’odierna Civita Superiore di Bojano; successivamente, abbandonando la città di Bojano, riprendeva il suo percorso rettilineo.

La modifica del percorso, molto probabilmente, fu causata dalla esistenza di un lago o di una palude a nord della pianura: una antica tradizione locale tramanda che nella pianura di Bojano esisteva un lago, confermata da alcuni toponimi presenti nel suo territorio.

. Per l’etimologia del fiume Biferno, nome originario Tiferno (all’epoca il suo percorso non era regolare), Cianfarani (1978) scrive:  Nell’antico nome dell’attuale Biferno (lat. Tifernum), si può ravvisare la parola pregreca Tiphospalude, e Typhepianta palustre, riscontrata nell’ambiente mediterraneo: la pianta palustre diedero il nome all’attuale fiume.

La pianura (verde) e Bovaianom/Bojano (giallo) e il tratturo Pescasseroli-Candela (linea verde) nel XI-IX sec. a. C.. Resti di mura poligonali (linee gialle).

2°. La Salita la Piaggia è posta a 540 m. s. l. m., sulle pendici della collina sulla cui sommità è Civita Superiore di Bojano. E’ una delle contrade della città, ma nel passato fu una delle 3 rocche dell’insediamento sannitico-romano e medievale della città di pianura.

Dal sito dell’Enciclopedia Dantesca (1970) a cura di L. Blasucci si apprende che piaggia. Dal latino medievale plagia, ” pendio “, ” terreno in pendenza “; subordinatamente ” costa “, ” spiaggia ” (plagia maris) che Dante ricorda nell’ “: If. VII 108 In la palude va c’ha nome Stige / questo tristo ruscel, quand’è disceso / al piè de le maligne piagge grige, ossia ai piedi della scarpata che divide il quarto dal quinto cerchio infernale.

3°. Il Guado della Foce si localizza a nord-ovest della città di Bojano, nei pressi del ponte della Callora sul torrente Rio (vecchio percorso della S. S. 17) e di Santa Margherita, posta sul tratturo Pescasseroli-Candela, località dove stanziavano gli armenti prima di attraversare il centro della città pentra-romana-medievale.

Dal sito Garzanti LinguisticaGuado2. il punto in cui un corso d’acqua si può guadare: cercare, trovare un guado; un guado difficile, pericoloso. Etimologia: ← lat. vădu(m), connesso con vadĕre ‘andare, passare’, con gu- iniziale tipica delle voci di orig. germanica.

Un guado che permetteva al tratturo di evitare una vasta depressione della pianura denominata Paduli di Sotto.

4°. Paduli di Sotto è la vasta area localizza a nord-est della pianura di Bojano che si estende da Guado della Foce fino alla strada provinciale 49 Bojano-Colle d’Anchise dove la depressione del terreno è inferiore a 480 m. s. l. m..

L’etimologia Paduli dal Nuovo Dizionario dei sinonimi della lingua italiana di N. Tommaseo2511. Palude, Paduli, stagno, acquitrino, pozzanghera, pozza, pantano, piscina, gora, bottaccio. […]. I Toscani dicono Padule (in nota 2: Villani; Crescenzio; Machiavelli; Martelli.)impadulare e padulaccio non sono né di tant’uso né sì buon suono, come paludaccio e impadulare. La notata differenza, però, non può dirsi costante.

Da quanto esaminato, se proprio non era un lago, esisteva una vasta zona paludosa.

La deviazione verso sud del tratturo Pescasserroli-Candela nei pressi di Guado della Foce e Paduli di Sotto (cerchio punt.to giallo).

 Un’altra anomalia del tratturo Pescasseroli-Candela nella pianura di Bojano è la sua larghezza intra moenia della città medievale che, ancora oggi, coincide con le vie comprese tra Porta Pasquino, ingresso ad ovest della città e la Porta san Biagio uscita ad est per proseguire verso Saepinum/Altilia.

Le vie si identificano con corso Umberto I, un tratto della via di largo Duomo, entrambe già strada provinciale 49, e via Biferno.

Una miniatura del XVI secolo, rappresenta Bojano, erede della  città medievale.

Il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela (linea verde) del periodo medievale nella città di Bojano. 1. Porta Pasquino. 2. Porta san Biagio.

 

Il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela. Le mura medievali della città di Bojano (linee rosse). 1. Porta Pasquino. 2. Porta La torre. 3. Porta di Visco. 4. Porta Santa Maria. 5. Porta san Biagio.

 

1. Porta Pasquino.   2. Inizio di corso Umberto I (Google).  3. Interno di corso Umberto I.

Il tratturo prosegue: 1. Ingresso al Largo Duomo (già S. P. 49, foto Google) e prosegue 2. per via Biferno (da Google).  3. Via Biferno.  4. Porta San Biagio (ricostr. A. Cimmino).

1.                                         2.                               3.                                                  

4.

La larghezza del tratturo Pescasseroli-Candela, variando da 5. 50 mt. a 3. 50 m.  nella città di Bojano, da Porta Pasquino, Corso Umberto I, via laterale Largo Duomo, via Biferno e Porta san Biagio, non creava nessun problema per il passaggio degli armenti, visto che la larghezza del decumano della civitas di Saepinum, da Porta Bojano all’incrocio con il cardo, varia da 4. 60 a 3. 30 mt..

All’epoca, UNICAMENTE gli OVINI erano trasferiti nella vasta pianura dauna, pertanto la larghezza del tratturo Pescasseroli-Candela, all’interno della civitas Bovianum e della civitas Saepinum, non creava problemi al loro passaggio.

Che siano state UNICAMENTE le pecore ad essere trasferite periodicamente nel Tavoliere di Puglia è testimoniato dalla istituzione della Dogana delle pecore (dohana peducum) o Dogana della mena delle pecore di Puglia per amministrare i pascoli e, scrive Pasquale di Cicco (1987): regolava la più antica industria meridionale. Nella sua essenza la Dogana delle pecore è istituzione molto remota, le cui tracce più sicure ed antiche possono trovarsi già nel IV secolo a.C. e le vicende seguirsi in una lunga e secolare successione.

Che le pecore passassero nella civitas Saepinum attraverso Porta Bojano è ancora oggi testimoniato dall’iscrizione (anno 170 d. C.) incisa in lato, sul piedritto destro, di tre lettere scritte ai magistrati della civitas per denunciare gli abusi dei stationarii e dei magistrati di Saepinum e di Bovianuma ai conduttores delle pecore di proprietà imperiale.

Porta Pasquino di Bovianum (ric,ne)     Porta Bojano di Saepinum.

Il passaggio degli armenti in corso Umberto I.

IL TRATTURO PESCASSEROLI-CANDELA nella Storia di Bojano.

Il tratturo Pescasseroli-Candela fu artefice della fondazione dell’insediamento Sannitico/Pentro di Bovaianom/Bojano: seguendo il suo percorso i giovani migranti Safini/Sabini/Sabellli/Sanniti, (la tradizione ricorda fossero 7. 000 guidati da Comio Castronio), tra i secoli XI-IX a. C.) giunsero ed occuparono la vasta pianura ed il territorio posto a settentrione del Massiccio del Matese.

Sulla sommità della collina e delle pendici della odierna Civita Superiore di Bojano, fondarono Bovaianom/Bojano, la città madre, la capitale del popolo dei Pentri.

Fecero derivare il nome del loro primo insediamento da BOVE/BUE, l’animale guida o il simbolo totemico che avevano seguito lungo il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela; si denominarono Pentri per la scelta di abitare sulle sommità dei monti e delle colline, controllare e difendere i tratturi ed il territorio sottostante, per comunicare visivamente tra loro.

Il territorio dei Pentri. ll confine. Gli insediamenti (punto rosso). I tratturi, i tratturelli e i bracci.

Nei periodi storici vissuti dalla città di Bojano, il tracciato del tratturo Pescasseroli-Candela ha, senza alcun dubbio, subito delle modifiche volute sia da coloro che fin dai secoli XI-IX a. C. vi dimorarono, sia a causa delle distruzioni belliche e dei fenomeni naturali: terremoti, frane, alluvioni.

Quando vi giunsero i giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti in occasione della loro migrazione (ver sacrum), il naturale tracciato del tratturo seguiva parallelamente la base della collina sulla cui sommità e lungo le pendici i Sanniti/Pentri avrebbero fondato Bovaianom/Bojano, loro città madre e capitale, come testimoniato le mura in opera poligonale lungo la destra degli odierni corso Umberto I e via Biferno: sono di maniera diversa a secondo l’epoca della loro costruzione.

1^ e 2^   Via Biferno (Quaranta).  3^ Via Biferno (larghetto Gentile).

Possiamo ipotizzare: con i Pentri i principali tratturi, divenuti vere e proprie vie di comunicazione, avessero una lunghezza variabile secondo la meta da raggiungere: il Pescasseroli-Candela aveva una lunghezza di 211/233 km. ed una larghezza, oggi stimata anche per gli altri tratturi di circa 110 mt..

Il lato destro del tratturo Pescasseroli-Candela era/è sufficientemente riconoscibile per essere parallelo alle mura poligonali prossime alla base della collina; non altrettanto il lato sinistro: gli eventi bellici e naturali nel corso dei secoli ne hanno spesso modificato la localizzazione.

A sinistra: Bovaianom si localizza alla destra del tratturo. Resti delle mura poligonali (tratti rossi). Ipotesi della larghezza (110 mt. ?) del tratturo Pescasseroli-Candela da 1. Porta Pasquino a 4.  Porta san Biagio. Il lato destro (linea verde continua) segue le mura poligonali. Il lato sinistro è sempre stato dipendente dal variare della larghezza del percorso. A destra: BOVAIANOM. Resti delle mura poligonali. Ipotesi della larghezza (110 mt. ?) del tratturo Pescaserroli-Candela.

Con la conquista ed il dominio dei Romani, i Pentri furono costretti ad abbandonare l’insediamento di Bovaianom e costruire nella sottostante pianura la più ampia civitas Bovianum.

Come accadde per la civitas Saepinum, costruita in pianura dopo la conquista della pentra Saipins, anche il percorso (ovest-est) del tratturo Pescasseroli-Candela, interno della civitas Bovianum divenne il decumano che, probabilmente, conservò la localizzazione originaria del lato destro del tratturo, mentre potrebbe essere stato spostato verso nord il lato sinistro per aumentarne la larghezza.

Bovaianom pentra (linee gialle). La civitas Bovianumprobabile estensione (linea punt.ta rossa) e la sua acropoli (cerchio giallo punt.to).

Il decumano, come per Saepinum, coincideva con il percorso della via consolare Minucia, costruita dal console Minucio Rufo nell’anno 221 a. C.: utilizzando anche il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela collegava Corfinio, posto sulla via consolare Valeria, con la città di Brindisi, passando per Sulmona, Castel di Sangro, Isernia, Bojano, Sepino etc..

Il percorso della via consolare Minucia (giallo) CorfinioBovianum/Bojano.

La via romana scoperta di recente al centro di Bojano, al di sotto dell’alveo del fiume Calderari, non può essere considerata il decumano/via consolare Minucia della civitas: il lastricato non presenta i tipici “solchi” delle ruote dei carri ed i “passaggi pedonali” a grossi blocchi, ben evidenti nel decumano (via Minucia) di Saepinum.

La civitas romana. Percorso (tra le linee verdi tratteggiate) del tratturo Pescasserroli-Candela. Bovaianom insediamento Pentro (estensione della sua cinta muraria linea tratt.ta gialla). Mura poligonali esistenti (trattini rossi). La civitas Bovianum (sua probabile estensione). La via romana scoperta (tratto continuo).

 

Saepinum/Altilia. Il decumano: “passaggio pedonale” (in alto cerchio giallo); “solco” delle ruote dei carri (in basso cerchio giallo).

Nel periodo medievale la civitas Bovianum sita in pianura, lentamente fu abbandonata a causa dei fenomeni naturali e, soprattutto, per la disfatta dell’impero romano causata dalle invasioni barbariche.

Gli abitanti, per una migliore difesa, tornarono ad occupare sia l’antichissimo insediamento di Bovaianom, divenuto l’acropoli della civitas romana, sia le pendici della collina, già abitate dai Pentri.

La costruzione delle mura di cinta a difesa della civitas medievale, oggi dovrebbe corrispondere agli edifici costruiti sul lato da ovest verso est del corso dei Pentri e di via Turno, riducendo la larghezza del tratturo che ancora oggi si può localizzare ed identificare da Porta Pasquino con il corso Umberto I, la via laterale di largo Duomo (entrambi già strada provinciale 49) e la via Biferno fino a Porta san Biagio.

Itratturo Pescasseroli-Candela, diventato il percorso della via consolare Minucia, aveva conservato l’originaria localizzazione del suo lato destro, mentre il lato sinistro si localizza/va a nord, a ridosso delle mura di cinta medievali, intra moenia. 

La larghezza del tratturo in epoca pentra (giallo) e romana era compresa tra la linea verde continua  e la linea verde tratteggiata.     BOJANO MEDIEVALE. Strutture esistenti(linee gialle) dei Pentri: La Piaggia e i resti di mura poligonali (linea intera gialla); probabile terrazzamento pentro (linea punt.ta gialla). Il percorso del trattuto Pescasseroli-Candela (linea verde continua) era interno alla città medievale (a destra della linea rossa punt.ta) da Porta Pasquino (1) a Porta san Biagio (5). Le altre porte della città medievale: Porta La Torre (2). Porta di Visco (3). Porta Santa Maria (4). 

Non più le invasioni, quanto più le catastrofi naturali, soprattutto i terremoti, modificarono ancora una volta il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela/via consolare Minucia, come evidenzia una antica miniatura (1774) e una  cartografia dell’anno1802 (?).

Cimmino illustra la miniatura dell’anno 1778 realizzata da Vincenzo Magnacca e Nicola Conte in occasione della reintegra del Tratturo Pescasseroli-Candela: il tragitto viene posto, in basso, come un elemento schematico – lineare ed uniforme – sono, però, ben indicati i principali elementi che si incontravano lungo il percorso; per Bojano, oltre alla veduta realistica della città, vengono riportati: il “Ponte (sul fiume) Caldararo” e la “Font(ana) delle pietre cavate”, posta nei pressi della chiesetta diS. Antuono”. Manca il guado del fiume Turno che, necessariamente, doveva effettuare chi volesse passare all’esterno delle mura (attuali corso dei Pentri e via Turno) e non all’interno (attuali corso Umberto I, via Biferno); elemento che invece viene ben evidenziato nelle immagini relative alle successive Reintegre, sia in quella del 1811 sia in quella del 1826. Ciò sembra confermare l’ipotesi, esposta nel mio precedente intervento, che prima del terremoto del 1805 l’attraversamento avvenisse all’interno, tra Porta Pasquino e Porta San Biagio, dopo all’esterno .

Gli autori, a differenza di quanto disegnato per gli altri percorsi dei tratturi, per la città di Bojano fecero una eccezione: venendo da ovest (da sinistra nelle figura), disegnarono il tratturo Pescasseroli-Candela nel tenimento pianeggiante di S. Massimo e, dopo il confine frà Bojano e S. Massimo ed attraversato il fiume Callora, utilizzando il ponte Caldararo, proseguiva “dritto”, non verso Bojano ed all’interno delle sue mura di cinta medievali, ma all’esterno verso i tenimenti di S. Polo, Campochiaro e Guardiaregia.

Magnacca e Conte  vollero dare una visione completa della non comune localizzazione di Bojano, già città madre e capitale dei Pentri: se avessero tracciato all’interno di essa il percorso tratturale avrebbero compromesso la sua caratteristica sistemazione su 3 livelli fortificati importanti dal punto di vista strategico, ossia: Bovaianom, oggi Civita Superiore di Bojano, la contrada La Piaggiasan Michele e la città in pianura sannita romana.

Il loro compito primario era la reintegra anche del trattuto Pescasseroli-Candela, pertanto pensarono bene di estrapolare il percorso interno della città, disegnandolo a nord ed  esterno ad essa.

Gli indizi più salienti per localizzare ed identificare il percorso del tratturo  Pescasseroli-Candela, sono: 1. le arcate del ponte Caldoraro/Calderari; 2. il percorso del tratturo che, dopo averlo passato, fa il suo ingresso attraverso Porta Pasquino  per seguire la lunghezza del ( livello) l’insediamento della città posto in pianura e uscire da Porta san Biagio per proseguire verso le Fonte delle  pietre cavate/Pietre cadute e la chiesetta di S. Antuono.

Qualsiasi altra localizzazione del percorso del tratturo avrebbe compromesso il panorama della città di Bojano.

da Il Molise e la Transumanza di Pasquale di Cicco ed. Iannone 1997.

Nell’anno 1808 o 1859, ossia dopo il terremoto del 1805, è la  mappa realizzata da Zampi evidenzia a destra 3 percorsi anonimi provenienti da destra (nord ovest): il percorso ad ovest nella figura, è l’UNICO che identifica e localizza il tratturo Pescasseroli-Candela: dopo avere attraversato due costruzioni prosegue nei pressi di due sorgenti le cui acque, unendosi in un solo corso, sfocia nel fiume anonimo da identificare con il fiume Caldoraro (oggi Calderari) disegnato anche nella miniatura Magnacca-Conte.

Il percorso, dopo  avere incrociato gli altri due alla sua sinistra, proseguiva per piazza Pasquino e, entrando in città attraverso Porta Pasquino, proseguiva per corso Umberto I, per la via laterale di largo Duomo, per via Biferno ed usciva da Porta san Biagio per raggiungere le sorgenti delle Pietre Cadute.

E’ importante evidenziare un dato inconfutabile: la mappa documenta un itinerario identificabile con il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela che, proveniente da ovest, dopo avere incontrato alla sua sinistra altre due strade,  è l’UNICO a proseguire per piazza Pasquino, entrare nella città medievale da Porta Pasquino, percorrere corso Umberto I, la via laterale di piazza Duomo, via Biferno, uscire da Porta san Biagio per proseguire verso le sorgenti delle Pietre Cadute e Saepinum/Altilia.

In evidenza: il percorso verde evidenzia il tratturo Pescasseroli-Candela. Le sorgenti ed i fiume Calderari eTurno. Le porte della città medievale: 1. Porta Pasquino. 2. Porta la Torre. 3. Porta di Visco. 4. Porta Santa Maria. 5. Porta san Biagio. La fortificazione (riquadro giallo) La Piaggia san Michele. Muro di cinta medievale da Porta san Biagio alla fortificazione La Piaggia-san Michele.

Importante è la localizzazione del convento di san Francesco, oggi sede municipale; Zampi lo localizzò nell’ampio spazio esterno alle mura della cinta a nord della città medievale, nelle cui vicinanze non esisteva una strada, ed il corso del fiume Calderaro/Calderari con alla destra due affluenti: il Turno e le acque della sorgente delle Pietre Cavate/Pietre Cadute disegna nella miniatura di Magnacca e Conte.

NON ESISTEVA un percorso all’esterno della città medievale o nei pressi del convento di san Francesco o che fosse parallelo al corso del fiume Calderari; anche gli altri percorsi, ben evidenziati nella mappa, sono TUTTI localizzati sempre all’interno della Bojano medievale

 

 

 

La mappa di Zampi corrisponde, senza alcun dubbio, a quanto fu evidenziato nella miniatura di Magnacca e Conte dell’anno 1774.

Un percorso del tratturo Pescasseroli-Candela diverso dall’originale illustrato fino ad ora, fu disegnato in occasione della reintegra dell’anno 1811 eseguita dopo il disastroso terremoto dell’anno 1805 che interessò particolarmente l’assetto urbano della città di Bojano.

Il nuovo percorso era  extra moenia: da Porta Pasquino aveva abbandonato corso Umberto I, la via laterale di Largo Duomovia Biferno, per seguire le vie esterne che oggi corrispondono a corso dei Pentri e via Turno (già via Valcaturo).

Gli autori nei pressi di Porta Pasquino e Porta san Biagio ritennero opportuno disegnare cumuli di maceri causate dal crollo delle 2 porte e di parte della cinta muraria del lato nord della città che impedivano l’accesso,il passaggio e l’uscita dalla città.

Figura in alto: disegno della reintegra  dell’anno 1811. 2^ figura: i cumuli di macerie (cerchio rosso) presso Porta Pasquino e Porta san Biagio. Il percorso del tratturo originario (linea continua verde) ed il percorso alternativo (linea verde discontinua).

In proposito, Emilia Sarno ha scritto: Particolare della pianta del tratturo Pescasseroli-Candela nel tenimento di Bojano: a differenza della carta del 1778 (vedi sopra, n. d. r.), ora i periti tratteggiano solo l’insediamento in piano con una curva chiusa di colore rosso, dall’Atlante del 1826 dei regi agrimensori Giovanni e Michele Jannantuono Fonte: Archivio di Stato di Campobasso, permettendo di avere una visione più chiara del percorso del tratturo Pescasseroli-Candela nella città di Bojano dopo il terremoto dell’anno 1805.

Il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela dalla chiesa del Purgatorio proseguiva extra moenia, testimoniato dalla Chiesa Cattedrale sita al lato destro (la Chiesa Cattedrale era sul lato sinistro quando il tratturo era extra moenia) per evitare i cumuli di  macerie presso Porta  Pasquino e Porta san Biagio (vedi figura precedente).

La ricostruzione post terremoto modificò l’assetto urbano della città di Bojano: le mura di cinta a nord, da Porta Pasquino a Porta san Biagio, parzialmente distrutte, furono utilizzate per le nuove costruzioni di civile abitazione ed il tratturo PescasseroliCandela/via consolare Minucia tornò a seguire, come oggi, il percorso intra moenia.

1. foto. Proveniente dalla chiesa del Purgatorio (chiesa in fondo) il tratturo entra in Piazza Pasquino. 2. foto. Porta Pasquino. Ingresso ovest della città di Bojano.

 

1. Porta Pasquino vista da ovest. 2. Ingresso Corso Umberto I. 3. Interno Corso Umberto I.

 

1. Via Biferno vista da ovest. 2. Via Biferno vista da est. 3. Intra moenia nei pressi di Porta san Biagio. 4.  Porta san Biagio vista da est.

Gli edifici, posti a nord, che oggi separano via Biferno (a sud) da via Turno (già via Valcaturo), seguendo il percorso intra moenia del tratturo Pescasseroli-Candela/via consolare Minucia, furono costruiti dopo il terremoto dell’anno 1805 sui “resti” delle mura di cinta della città medievale, come è testimoniato dalla data della costruzione incisa sulla “chiave di volta” delle loro  porte di ingresso.

1. Le abitazioni sulle mura medievali (vista da ovest). 2. Vista da est, si notano i contrafforti. Le date ricordano l’anno della loro costruzione.

Sulla “chiave di volta” incisi  gli anni della ricostruzione dopo il terremoto dell’anno 1805.

 

PER CONCLUDRE:

Un tratto del tratturo Pescasseroli-Candela nel territorio compreso tra i comuni di San Polo Matese e Campochiaro (visto da est). In giallo: 1. La fortificazione pentra di monte Crocella, già Colle Pagano, già Collis Samnius o Colle chiamato sacro. 2. Civita Superiore di Bojano, già Rocca Boiano, già Bovaianom.

     Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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