PAPA CELESTINO V (Pietro di Angelerio) e lo STEMMA DELLA CITTA’ DI ISERNIA.

Finalmente, mi son detto, quando ha appreso che un noto quotidiano del Molise ha pubblicato importanti novità per confermare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nella città di Isernia.
Probabilmente era la risposta che l’Associazione “La Fraterna” di Isernia attendeva dalla Biblioteca monumento nazionale di Montecassino dopo avere l’inoltrato, nel lontano aprile 2008, a detta dell’autore dell’articolo (che si definisce iserniANO e non iserNINO) formale richiesta per visionare alcuni documenti dove è chiaro, come le luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.
CHE DELUSIONE, dopo aver letto il nuovo articolo.
Dopo più di 20 anni, l’Associazione “La Fraterna” non ancora riceve una risposta dalla Biblioteca monumento nazionale, in compenso, il noto quotidiano del Molise, dà la notizia di una ennesima prova per confermare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nella città di Isernia: è lo stemma della città di Isernia.
Fino ad oggi, TUTTE le prove che avrebbero dovute confermare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, in Isernia, si sono rivelate delle BUFALE: 1. Il cognome dei genitori. 2. L’esistenza di un fondo paterno nella città di Isernia. 3. La visita di san Francesco di Assisi ad Isernia. 4. La lettera del vescovo Giacomo. 5. La Bolla di papa Gregorio X. 6. La pergamena del vescovo Matteo7. La pergamena del vescovo Dario. 8. La pergamena del vescovo Roberto. 9. La presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14-15 ottobre 1294. 10. Il suo anno di nascita.

Ergo, nell’anno 2018, dopo la pubblicazione dell’articolo del 30 ottobre u. s., come esamineremo, le BUFALE arrivano a quota 12.
L’articolista scrive di non avere notizie sull’epoca dell’adozione dello stemma della città di Isernia, del suo autore; ma ricorda l’esistenza di un privilegio concesso alla città di Isernia da Carlo V nell’anno 1521 (l’articolo riporta 1251, sicuramente una svista) su cui è riprodotto lo stemma che nel corso dei secoli è stato più volte ritoccato ed abbellito, lasciando invariato lo “scudo” e la disposizione delle “lettere”.
L’attuale stemma (vedi figura), si afferma, risale all’anno 1956: L’ideatore dello stemma d’Isernia tenne senz’altro presente lo stemma dei frati celestiniani che consisteva in una croce nera con una “S” sull’asta verticale (a volte al posto della “S” vi era un serpente), il tutto in campo azzurro.

Stemma  Celestiniano   anno 1520             Stemma della città di Isernia

Lo stemma della Congregazione dei Celestini (sigla O.S.B. Coel) è SEMPRE stato rappresentato dalla CROCE con una S della Salus e dello Spirito Santo, ma non sono rari i casi in cui compare la S della Serpente, dovuti soprattutto alla libera interpretazione di coloro che, qualche secolo dopo la morte del Santo fondatore dell’Ordine, fecero dell’iniziale S dello Spirito Santo, sostituita con la S di Serpente.
Alcuni esempi.
Sul frontespizio della biografia di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, scritta nell’anno 1520 dal poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano, fu stampano lo stemma della Congregazione: lo scudo (?) con al centro, ben evidente, la Croce e la S dello Spirito Santo. (vedi figura).

Il sito:
http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/ordini%C2%B7                congregazionedeicelestiniosb.html. Insegne araldiche: Ordini · Congregazione dei celestini O.S.B, pubblica una CROCE con attorcigliata la S dello Spirito Santo, data (indicativa) anno 1715.

 

 

Dal sito:
https://www.google.it/search?q=basilica+di+collemaggio+stemma+celestino: Santa Maria di Collemaggio. L’Aquila. Logo del Papa Celestino V, lo stemma dell’ordine celestiniano.

Nella volume di P. Herde (2004), Celestino V, sono pubblicati 2 stemmi di cui ignoro la data della realizzazione: il (a sinistra) è della Congregazione Celestiniana; il è lo stemma papale di Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Dal sito: http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=1&t=20
Lo stemma in questione si trova ad Oria (Br), scolpito al di sopra del balcone dei Celestini, residuo dell’antico palazzo abbattuto nel 1912 dalla giunta del sindaco Gennaro Carissimo per far posto alla costruzione dell’edificio scolastico.
Ben visibile, in alto ed al centro, l’originale stemma dei Celestini.

 

 

Da: http://www.museionline.info/tipologie-museo/basilica-di-santa-croce-lecce.
Il portale maggiore, costruito nel 1606, presenta […]. Sulle porte laterali sono esposti gli stemmi della Congregazionedei Celestini […].: nello stemma, in alto si nota la caratteristica CROCE e la S dello Spirito Santo.

 

Da: Palazzo dei Celestini a Carmiano: memorie di barocco e tabacco. Pubblicato il 14/06/2018 da fondazioneterradotranto.

Affresco nel palazzo (ex baronale) dei Celestini (XVI-XVIII) residenti in Carmiano già nel 1448 poco dopo il loro arrivo: il loro stemma non è dissimile dagli altri già esaminati, binomio: CROCE e S dello Spirito Santo.

 

Da: http://www.iluoghidelsilenzio.it/eremo-abbazia-di-santo-spirito-roccamorice, si nota il simbolo della Congregazione dei Celestini e l’anno 1689.

 

 

Da: STEMMA%20CELESTINI/la%20bottega%20del%20disordine_%20Il%20chiostro%20di%  20palazzo%20Celestini.html

Lo stemma celestiniano sul portale di via dei Quaranta in San Severo. Sotto la fascia centrale                               sono riportate le due pagnotte, simbolo dei lasciti normanni. In alto lo stemma di Celestino V con a lato due gigli angioini. (vedi figura).

 

Da http://www.fondazioneterradotranto.it/ Oria. Da: Un caso di araldica pontificia immaginaria, alla nota 30, si legge: Lo stemma innalzato dai monaci della Congregazione Celestina non ebbe nel corso del tempo una configurazione stabile. Manca lo spazio per approfondire la questione. In questa sede mi limito pertanto a dire che in origine i monaci portarono uno scudo d’argento, alla croce latina accollata alla lettera S, il tutto di nero: la bicromia bianco/nero rappresenta l’araldizzazione dell’abito monastico, mentre la lettera S sta probabilmente per Santo Spirito (ma altre spiegazioni sono state addotte), al quale Pietro del Morrone era particolarmente devoto, come provano anche i numerosi monasteri eretti sotto questo titolo e alcune fra le denominazioni primitive della Congregazione (v. supra, nota 14). Successivamente lo stemma fu incrementato con l’aggiunta di altre figure di carattere allusivo: un monte all’italiana di tre cime, probabile allusione ai monti Morrone e Maiella, cari al papa eremita, e due gigli, in ricordo della speciale protezione e del sostegno accordati ai Celestini dai sovrani angioini di Napoli e da quelli di Francia. Lo stemma divenne così d’azzurro, alla croce latina di nero (alias d’oro), accollata alla lettera S d’oro, accostata da due gigli dello stesso e fondata su un monte all’italiana di tre cime di verde, movente dalla punta. Ma vi furono varianti sia negli smalti, sia nella foggia della croce.

 

Talora la lettera S assunse una forma serpentina. Cfr. Maiorano, Mari, Gli stemmi superstiti cit., pp. 80-88; G. Zamagni, Il valore del simbolo: stemmi, simboli, insegne e imprese degli Ordini religiosi, delle Congregazioni e degli altri Istituti di perfezione, Cesena 2003, pp. 53-54.

 

Da quanto esaminato, lo stemma della Congregazione dei Celestini NON ha alcuna relazione con lo stemma della città di Isernia che si è arrogata la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

N. B.
Se uno dei celestiniani si fosse ispirato allo stemma della città di Isernia per creare quello della Congregazione, saremmo autorizzati a pensare ad un omaggio al luogo di nascita, Isernia, del loro Santo fondatore.
Così non è stato, forse è accaduto il contrario con l’unico scopo di accreditarne la nascita alla città di Isernia, anche alla luce di ciò che l’articolista ha scritto: l’ideatore dello stemma d’Isernia tenne senz’altro presente lo stemma dei frati Celestiniani che consisteva in una croce nera con una ‘S’ sull’asta verticale (a volte al posto della ’S’ vi era il serpente) il tutto in campo azzurro. A Ferentino (dove fu sepolto Celestino V dopo la sua morte avvenuta nel castello di Fumone) la ‘S’ bianca sull’asta verticale risulta prolungata sull’asta trasversale della Croce e, dopo che i Celestini francesi ebbero un certo sopravvento nell’Ordine, nel campo azzurro si trovano due gigli bianchi di Francia.
Per quante ricerche abbia fatto, questo (vedi figura) è l’unico stemma trovato in cui S è posta sull’asta verticale risulta prolungata sull’asta trasversale della Croce, tenendo in considerazione il commento: Tutto l’apparato decorativo (potale, pozzo, acquasantiera…) del complesso architettonico del Monastero dei Celestini di San Severo è caratterizzato dalla ripetizione di uno stemma alquanto singolare (due pagnotte, sotto la croce con il serpente) che trova le sue origini in un monastero, oggi abbandonato e allo stato di rudere, tra Apricena e Poggio Imperiale: san Giovanni in Piano.

Sito http://labottegadeldisordine.blogspot.com/2011/ Stemma celestiniano in vico Marzille di San Severo.

L’articolista scrive: C’è da ricordare che l’Ordine dei Celestini fu fondato da Celestino V, Papa nel 1294, il quale nacque a Isernia nel 1215 e morì nel 1296. Lo stemma papale, invece, del nostro ‘Santone’ era raffigurato da un leone rampante rivolto verso sinistra, d’argento in campo azzurro, con una fascia trasversale rossa; esso sarebbe stato suggerito dal cognome della madre di Celestino che, secondo molti storici, si chiamava Maria Leone. Per concludere rimane da dire che si possono fare tante disquisizioni sul simbolismo e sulle figure araldiche dello stemma d’Isernia, ma ritengo che le cose siano molto più semplici di ciò che sembrano: a mio avviso il simbolo dell’ “impresa” isernina ci conduce a Papa Celestino V, il nostro illustre concittadino Pietro Angelerio.
Ho sempre sostenuto e sosterrò, in base alle più antiche biografie del Santo molisano, la sua nascita in Sant’Angelo Limosano avvenuta nell’anno 1209 (o, forse, come esamineremo, nel 1210).
Per il luogo della sua nascita abbiamo una delle biografie più antiche, scritta da Stefano di Lecce negli anni 1471-1474: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano e lo ripetè allorquando ricordò il monastero dove aveva svolto il noviziato: si chiamava Santa Maria del Molise(corruzione di Faifoli, n. d. r.), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.
Più chiaro di così.
Cosa volete, alcuni ipocriti uomini di Chiesa, seguendo l’esempio di Ponzio Pilato che al loro confronto è un dilettante, pur di non accreditare la nascita a Sant’Angelo Limosano, hanno rinuncianto a dichiararlo nato in Isernia, scegliendo: nato in terra di Isernia.
Pensate: esistono ben 8 (dico OTTO) INDIZI tramandati dalle sue più antiche biografie che identificano Sant’Angelo Limosano il luogo della nascita.
L’articolista sostiene la nascita nell’anno 1215 ?
Alcuni ipocriti uomini di Chiesa, simili a sepolti imbiancati, hanno dapprima celebrato l’anniversario degli 800 anni della sua nascita tra gli anni 2009 e 2010; successivamente, per non fare un torto alla città di Isernia, hanno (RI)celebrato gli 800 anni della nascitala nell’anno 2015.
Se hanno interpretato in tale maniera le più antiche biografie di Pietro di Angelerio, quale credibilità possiamo dare loro allorquando ci vengono a illustrare gli antichi testi della religione cristiana ?
Basta la volontà di leggere e dare credito a 2 biografie del Santo, scritte da 2 dei suoi più affezionati discepoli, la cosiddetta Vita A (1303-1306) e Vita C (1303-1306), in cui è scritto, nella 1^: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX dir maii, Vixit autem iste sanctus anni LXXXVI: la morte avvenne nel 1296 e visse anni 86, ossia 1296 – 86 = 1210.

Nella 2^: Anno Domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°. VII. die XIX mai; anno 1296 – 87 = 1209.
Nacque nell’anno 1210 o nell’anno 1209 ? Morì a 87 o a 86 anni ?
Nato il 29 giugno, in un anno X, e morto sicuramente il 19 maggio dell’anno 1296, avrebbe compiuto esattamente 87 anni di lì a 1 mese e 10 giorni: ossia sarebbe nato nell’anno 1210; ma qualche suo biografo preferì un “calcolo per difetto” e stimò avesse 86 anni nel giorno della morte 19 maggio 1296.
E’ CERTEZZA: l’anno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, non era il 1215: vade retro anno 1215.
L’articolista, scrive ancora: Lo stemma papale, invece, del nostro ‘Santone’ era raffigurato da un leone rampante rivolto verso sinistra, d’argento in campo azzurro, con una fascia trasversale rossa; esso sarebbe stato suggerito dal cognome della madre di Celestino che, secondo molti storici, si chiamava Maria Leone.
In quanto allo stemma, lascio al lettore decidere se la descrizione di un leone rampante rivolto verso sinistra, d’argento in campo azzurro è aderente agli stemmi pubblicati ((vedi fugura) in Google: il leone rampante rivolto a sinistra, non è azzzurro in campo più o meno giallo ?

 

 

E’ molto probabile che lo stemma papale di Celestino V non sia stato scelto e né ideato dal neoeletto Pietro di Angelerio, ma sia stato “creato” addirittura dopo la sua morte, come illustra Marcello Semeraro in UN LEONE RAMPANTE CON UNA FASCIA A TRAVERSO (vedi fig. 2): LO STEMMA PAPALE DELLA CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA DI ORIA, UN CASO DI ARALDICA PONTIFICIA IMMAGINARIA. (http://www.fondazioneterradotranto.it).

LO STEMMA PAPALE
Lo stemma in questione, di grandi dimensioni, venne collocato al termine dei lavori costruzione della facciata settecentesca voluta dall’abate Tommaso Marrese nel 1718[12]. Timbrato da una tiara priva di infule e accollato alle chiavi petrine decussate, di cui restano solo le impugnature[13], lo scudo presenta una foggia ovale accartocciata e raffigura al suo interno un leone rampante attraversato da una fascia diminuita (fig. 2). L’analisi del manufatto e del contesto di committenza non lascia dubbi sulla sua attribuzione. Si tratta dello stemma di Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio (1209/10-1296), il celebre papa eremita, fondatore dell’omonima Congregazione monastica, che rinunciò al soglio petrino dopo appena cinque mesi dalla sua elezione e che finì i suoi giorni prigioniero di Bonifacio VIII nel castello di Fumone[14].
N.B.
Tuttavia, quello scolpito sulla facciata della chiesa oritana non è lo stemma pontificio realmente innalzato da Pietro del Morrone, semplicemente perché egli non ne ebbe mai uno vero. Si tratta, invece, di un’insegna fittizia, di un’arma di fantasia che qualcuno gli attribuì a posteriori, di un vero e proprio falso, insomma, di cui restano, come vedremo, numerose testimonianze. Com’è noto, il primo pontefice di cui si possa attestare con certezza l’uso di uno stemma nell’esercizio della sua carica fu Bonifacio VIII (1294-1303), ma è con Clemente VI (1342-1352) che la conformazione dell’arma papale si canonizza nella forma che diventerà classica (scudo ornato da tiara e chiavi decussate, legate da un cordone)[15], mantenendosi tale fino al pontificato di Benedetto XVI[16]. Quanto a Celestino V, le prime attestazioni della sua arma leonina non rimontano oltre il XVI secolo. Sull’origine di questa insegna sono state avanzate alcune ipotesi suggestive ma prive di qualsiasi riscontro storico e documentario[17]. Secondo alcuni studiosi, si tratterebbe dell’arma parlante dei Leone (o de Leone), nobili di Alife e Venafro, dai quali discenderebbe Maria, madre del pontefice[18]. Secondo altri, invece, l’insegna sarebbe stata ricalcata su quella del cardinale Guglielmo Longhi (†1319), che fu fra i porporati creati da Celestino V nel corso del suo breve pontificato. Quest’ultima ipotesi è quella che ha goduto di una maggiore fortuna[19]. Lo stemma del cardinale Longhi, apparentemente simile a quello attribuito ex post a papa Celestino, si trova scolpito in coppia ai lati del sarcofago del suo pregevole monumento funebre ammirabile nella basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo[20]. All’interno di una cornice modanata compare un leone attraversato da una banda diminuita e trinciata, ma il manufatto non contiene alcuna indicazione cromatica utile alla ricostruzione degli smalti originari[21] (fig. 3).
Il Longhi apparteneva a una nobile famiglia bergamasca e fu anche intimo della corte angioina, abile diplomatico nonché amico di Bonifacio VIII, per incarico del quale gestì la delicata fase di abdicazione del papa eremita. Dopo la morte di quest’ultimo nel castello di Fumone, inoltre, ne prese in custodia il corpo e presenziò alla sua sepoltura nella tomba terragna posta al centro della chiesa di S. Antonio Abate a Ferentino. Secondo lo studioso Fabio Valerio Maiorano, è possibile che «in ricordo dell’evento, il cardinale de Longhi abbia fatto incidere sulla lastra sepolcrale la propria insegna araldica, in epoche successive “interpretata” e scambiata erroneamente per lo stemma papale di Celestino V»[22].

 

 Insegna araldica del cardinale de Longhi

 

N.B.. Marcello Semeraro, scrive: Fra tutti gli stemmi di fantasia della cronotassi papale anteriore a Bonifacio VIII, l’insegna araldica attribuita al papa eremita vanta il primato di essere quella che presenta la configurazione più instabile e variabile nel corso del tempo

Per concludere: papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, NON aveva commissionato il suo stemma papale ed è una BUFALA assimilare l’immagine del leone ad un INESISTE cognome della madre MARIA: esso (lo stemma. n. d. r.) ha scritto l’articolistasarebbe, stato suggerito dal cognome della madre di Celestino che, secondo molti storici, si chiamava Maria Leone.

Per brevità non approfondiremo l’argomento, ma basta EVIDENZIARE: TUTTI i suoi più antichi biografi: dal vescovo Guidonis (1261-1331) a Celestino Telera (1648) non hanno dato un cognome alla madre, al padre di Pietro (figlio di Angelerio); solo dall’anno 1663, qualche storico inventò il cognome Leone per Maria, la madre di Pietro.
Perché NON fu adottato il cognome (che non esisteva) del padre, il cui nome era Angelerio ?
Quanto mai interessante è la nota [18] della pubblicazione di Semerario: In realtà i cognomi de Angeleriis e de Leone sono sconosciuti ai primi biografi di Celestino V e sono stati tirati fuori per accreditarne l’origine isernina, basandosi su due documenti la cui autenticità è stata giudicata dubbia da studiosi del calibro di Peter Herde. Cfr. P. Herde, Celestino V, santo, in «Encicplopedia dei Papi», disponibile al seguente indirizzo: http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-celestino-v_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/.
Terminiamo con l’appellativo di Santone con cui, dicono, gli Isernini usano chiamare papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, con l’unico scopo di accreditare la sua nascita alla città di Isernia.
Nulla di eccezionale chiamarlo Santone, che in Google significa: 1.Eremita, asceta o mago dell’Oriente, spec. dell’India; e Treccani: 1. Persona, in genere di età avanzata, dedita alla vita religiosa e alle pratiche ascetiche, e oggetto di venerazione da parte dei fedeli, con partic. riferimento alle religioni orientali.
Probabilmente Pietro di Angelerio, o Pietro di/da Morrone fu chiamato Santone in contrapposizione a Roberto de Salle, suo carissimo e diletto giovane discepolo, che Pietro chiamò affettuosamente Santuccio.
Non esistono, né penso esisteranno, eclatanti scoperte sul luogo e l’anno di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, visto che dopo più di 20 anni anche l’articolista iserniano ancora attende di visionare alcuni documenti dove è chiaro, come le luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.
Resta l’amarezza di quanta ipocrisia esista in alcuni uomini di Chiesa a cui è demandato il compito di fare chiarezza e della divulgazione di bufale da parte di alcuni articolisti.

Oreste Gentile

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