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 IL POPOLO DEI   SANNITI: ” VERITA’ VO’ CERCANDO “.

gennaio 4, 2019

Continuano a farsi del male da soli, a piangersi addosso, dando ad altri la colpa se non riescono a venire a capo della storia del popolo dei Sanniti (e del medioevo molisano).

Le loro lamentele sono insistenti, ripetitive e stimano non vero quanto scritto dagli storici, soprattutto Romani, del popolo dei Sanniti e dei circa 50 anni di scontri contro la potenza Romana,

Ripetono che la storia è stata illustrata dai vincitori Romani e, mentre alcuni storici contemporanei si sforzano di migliorarne la conoscenza avvalendosi delle scoperte archeologiche e delle necropoli con i loro corredi funerari, alcuni studiosi (?) molisani, probabilmente per protagonismo o per campanilismo, vanno controcorrente ed ostacolano la conoscenza del passato delle popolazioni presenti nella penisola italica prima dell’avvento e durante il dominio di Roma.

Interpretano ad usum delphini non tanto le descrizioni delle vicende belliche, quanto le localizzazioni e le identificazioni degli antichi insediamenti, degli antichi itinerari o della presenza di una antica popolazione.

Il caso della localizzazione e della identificazione della città di Bovianum è emblematico: secondo Mommsen, esisteva una vetus presso Pietrabbondante ed una undecumanorum presso Bojano; la prima capitale dei Carecini, la seconda capitale dei Pentri.

Senza trattare i particolari della secolare polemica, risolta dai maggiori storici, può essere stimato   < credibile > uno storico che modificò con queste giustificazione: nulla è contrario; così è necessario; sembrasuppongo; E né è contrariocome è lecito (supporre)nulla impediscequantunque per dire il vero la chiara citazione di Plinio Secondo il Vecchio (23-79 d. C.) della Historia Naturalis (III, 12, 107): Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere, colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum ?

Colonia era ed è un sostantivo singolare femminile; il plurale era al tempo di Plinio e lo è tutt’oracoloniae.

CHIARO ?

Cosa scrisse Mommsen ?

LIV. BOVIANUM UNDECUMANORUM (Bojano). Tribù Voltinia.

Samnium, ait Plinio 13, 12, 107, colonia (immo coloniae/anzi le colonie) Bovianum vetus et alterum cognomine Undecumanorum.

Ed aggiunse: … due città (Bovianum, n. d. r.), delle quali una è chiamata chiaramente capitale dei Sanniti Pentri (Livio 9,31), l’altra dei Sanniti Caraceni che fu una volta capitale allo stesso modo, nulla è contrario; per dare maggiore credibilità ritenne opportuno ripetere nel C.I.L. Regio IV, LVII. BOVIANUM VETUS. (Pietrabbondante prope Agnone). Tribù Voltinia.: Ciò se avvertimmo rettamente che nel medesimo luogo (Pietrabbondante, n. d. r.) è indicata la capitale della gente, come l’altra dei Pentri, così è necessario che qua fosse la città primaria dei Sanniti Caraceni.

Con la sua interpretazione, volle dimostrare l’esistenza nel passato di 2 (due) Bovianum: una, Pietrabbondante, capitale dei Carecini, l’altra capitale dei Pentri, dimenticando per distrazione o consapevolmente, quanto scritto dal geografo greco Tolomeo (100-170 d. C.) allorquando citò i Caraceni o Carecini o Carracini: stimò, non Bovianum vetus/Pietrabbondante, bensì, unicamente, Aufidena (Castel di Sangro): Caracenorum, qui sunt infra Frentanos, Aufidena.

Oggi si continua a sostenere: Mommsen disse … ; Mommsen scrisse .

Il metodo Mommsen è stato adottato in epoca moderna da uno studioso (?) molisano, tanto da manipolare la descrizione del glottologo Devoto (1967) in merito ad una delle tribù dei Sanniti: […]; quella dei Pentri con la capitale Boviano, nell’alto bacino del Trigno, del Biferno, del Fibreno, del Volturno; […].

Per accreditare la localizzazione e la identificazione di una della 2 (due) Boviano con Pietrabbondante, ha scritto soltanto: quella dei Pentri con la capitale Boviano, nell’alto bacino del Trigno.

Omettendola citazione degli altri tre bacini fluviali ricordati da Devoto, lo studioso(?) molisano identifica Bovianocapitale dei Pentri, con Pietrabbondante sita nell’alto bacino del Trigno.

Troncando la frase di Devoto, lo studioso (?) molisano non solo ha modificato il pensiero e le conoscenze del glottologo, ma ha smentito Mommsen che aveva sostenuto per Pietrabbondante: così è necessario che qua fosse la città primaria dei Sanniti Caraceni.

Era il territorio dei Pentri, di cui Boviano era la capitale, ad estendersi, come scrive Devoto, nell’alto bacino del Trigno, del Biferno, del Fibreno, del Volturno, bacini fluviali citati partendo da nord, verso sud e sud ovest.

Chiaro ?

Per confondere la storia dei Sanniti non certo voluta dagli storici romani o greci, c’è ad esempio, la localizzazione e la identificazione di Fresilia, di Marmoreas (modificata erroneamente in Maronea) e di Meles.

Fresilia, antico sito dei Marsi, fu identificata con Frosolone il cui insediamento fortificato, non ancora identificato, si localizza nel cuore del territorio dei Pentri.

Di Marmoreas, scrisse Livio (59 a. C.-17 d. C.): In Italia il console Marcello, dopo aver ripreso per tradimento Salapia, strappò con la forza ai Sanniti le città di Marmoree (Marmoreas) e di Mele (Meles). Qui furono sopraffatti circa tremila soldati di Annibale, che vi erano stati lasciati come guarnigione.

Alcuni studiosi (?) molisani, non certo gli storici romani o greci, hanno identificato Marmoree (Marmoreas), modificandolo in Maronea, con Montefalcone del Sannio il cui insediamento fortificato, non ancora identificato, si localizza ai confini del territorio dei Pentri con i Frentani.

Alcuni studiosi (?) molisani, non certo quelli romani o greci, hanno identificato Mele Meles con il paese di Molise, località sita nel cuore del territorio dei Pentri.

E’ bene ricordare in proposito: correva l’anno 210 a. C., dopo la battaglia di Canne del 2 agosto 216 a. C., i Romani ed i soli Pentri loro alleati, sconfitti, continuarono a contrastare i movimenti dell’esercito cartaginese nei territori dauniirpinicampani etc..

I Sanniti a cui i Romani, scrisse Livio, avevano strappato Marmoree e Meles, sicuramente non erano i Pentri, essendo sempre stati loro alleati: Marmoree Meles non potevano essere in territorio pentro.

Visto che siamo in argomento, sfatiamo un’altra accusa agli storici romani o greci: dove hanno scritto, come sostengono, che Annibale attraversò il territorio dei Pentri, saccheggiando e distruggendo ?

Come già evidenziato, dal suo arrivo in Italia l’unico popolo della stirpe Safina/Sabina/Sabella/Sannita che tenne fede al patto di alleanza con i Romani furono i Pentri e, tenuto conto della tattica dell’esercito cartaginese di preferire le vaste pianure, temendo le insidie delle valli circondate dalle montagne, Annibale avrebbe potuto attraversare indenne il territorio montuoso pentro ?

L’unico scontro vittorioso dei Romani contro Annibale avvenne nel territorio dei Frentani, ai confini con la Daunia, nei pressi di Gerione nell’anno 217 a. C., grazie al propizio intervento del sannita/pentro Numerio Decimio.

Gli storici Polibio (fine II sec. a. C.) e Livio, con dovizia di particolari, illustrarono gli itinerari dell’esercito guidato da Annibale prima e dopo la battaglia di Canne del 2 agosto 216 a. C. (vedi articolo in https://molise2000.wordpress.com/2016/04/02/annibale-nel-territorio-dei-sanniti-pentri/): nessuno degli itinerari attraversò il territorio dei Pentri.

Quale storico romano o greco ha descritto la presenza dell’esercito cartaginese ed il saccheggio del santuario di Pietrabbondante (non ancora santuario dei ribelli italici, divenuto tale solo negli anni 91-88 a. C.) o del santuario di Hercul Rani, presso Bovianum/Bojano ?

Quale storico romano o greco ha ricordato l’esistenza di un Alto Sannio, territorio coincidente con l’Almosavail luogo di origine della nazione sannita che per almeno cinque secoli (VI – I a. C.) ebbe il suo cuore pulsante tra Castel di Sangro, l’antica Aufidena, gli altopiani di S. Pietro Avellana, Carovilli, Vastogirardi, Capracotta, Pescopennataro, Agnone e Pietrabbondante. Secondo il leggendario archeologo Mommsen, le cui teorie oggi vengono confermate dai più recenti scavi di Pietrabbondante fu da questo territorio che le prime generazioni di giovani sanniti migrarono per espandersi nelle valli di Isernia-Venafro e Bojano-Sepino per costituire i Pentri e poi, un (sic) secoli di primavere sacre, verso Benevento e la Campania per formare Caudini, Hirpini e Lucani ?

Non esiste una sola fonte bibliografica antica romana o greca, che possa avallare quanto suddetto: né Polibio, né Strabone, né Livio, né Plinio etc., avevano un interesse particolare per mistificare quanto era accaduto non nei secoli VI – I a. C., come hanno scritto, visto che la migrazione/ver sacrum dalla Sabina avvenne molti secoli prima, ossia tra i secoli XI-IX a. C..

Le teorie del leggendario archeologo Mommsen, di cui abbiamo già esaminato il metodo di esposizione, oggi NON vengono confermate dai più recenti scavi di Pietrabbondante, né si può sostenere: da questo territorio (alto Sannio o Almosava, n. d. r.) che le prime generazioni di giovani sanniti migrarono per espandersi nelle valli di Isernia-Venafro e Bojano-Sepino per costituire i Pentri e poi, un (sic) secoli di primavere sacre, verso Benevento e la Campania per formare Caudini, Hirpini e Lucani.

La storia dei Sanniti non è stata vandalizzata dagli autori romani preoccupati più ad esaltare le gesta romane che la cultura sannita o dei popoli italici considerati di classe inferiore,bensì da alcuni studiosi (?) molisani che addirittura hanno identificati i 7.000 giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti con i cosiddetti vitelios, popolo (sconosciuto con tale denominazione) che Devoto chiaramente localizza e descrive: Un’antica tribù protolatina, che occupava una parte imprecisata dell’odierna Calabria, portava un nome che doveva sonare approssimativamente come VITELOI e Aristotele (384/383 a.C.–322 a.C., n.d.r.) ha conservato in forma greca: Italoi. Questo nome vien derivato da Ellanico (V sec. a.C.) dal nome indigeno del vitello. […].

Se imprecisione ci fu nella descrizione della migrazione/ver sacrum, va imputata al geografo greco Strabone (67 a. C.-20 d. C.): Intorno ai Sanniti c’è un’altra tradizione secondo cui i Sabini, da lungo tempo in guerra contro gli Umbri, […]. Quelli (i Sabini, n. d. r.) fecero dunque  così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini. E’ verisimile perciò supporre che il loro nome Sabelli sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori (i Sabini, n. d. r.).

Non è corretta la citazione: nel paese degli Opici, essendo stata una popolazione presente nel territorio campano.

(vedi articolo https://molise2000.wordpress.com/2016/01/12/strabone-gli-opici-gli-oschi-osci-e-la-lingua-osca/).

Ancora oggi, purtroppo, si continua a sostenere che i Sanniti giunsero nel paese degli Opici o, correggono, degli Oschi o Osci, presenti nel territorio dell’attuale Molise.

Chi fra gli storici e i geografi romani o greci ha ricordato un territorio denominato Pentria, se non alcuni studiosi (?) molisani, tanto da indurre La Regina (1978), per non creare confusione, a precisare: Una denominazione di territorio costruita sull’etnico < Pentri > non è mai esistita, in quanto il loro ambito territoriale si è sempre chiamato < Samnium >. La ricostruzione moderna, Pentria, diffusa localmente, è errata e antistorica.

Chi fra gli storici e i geografi romani o greci, se non alcuni studiosi (?) molisani, hanno scritto nel sito della regione Molise: La più imponente per numero e importante per identità culturale erano sicuramente i Pentri, che occuparono un territorio che corrisponde grosso modo all’attuale provincia di Isernia.

Pentri, non occuparono anche un area corrispondente all’attuale provincia di Campobasso, di L’Aquila e di Chieti ?

Chi fra gli storici romani o greci, se non unicamente alcuni studiosi (?) molisani, hanno interpretato e sostengono in modo errato il toponimo ad pirum (VIII), una località della Tabula Peutingeriana, presso l’odierno Campolieto, in cui è scritto in modo chiaro ad pyr VIII ?

Gli storici ed i geografi romani o greci non hanno alcun coinvolgimento con la storia medievale del Molise, ma sono alcuni studiosi (?) molisani a creare tanta confusione da disorientare, ancora una volta, coloro che vorrebbero conoscere correttamente fatti e personaggi.

Oreste Gentile.

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