“SANNIO”. USO E ABUSO DEL TOPONIMO.

La Storia ricorda un fenomeno migratorio, il ver sacrum (o primavera sacra), avvenuto tra i secoli XI IX a. C., causato dall’incremento demografico e dalle scarse risorse nella regione denominata *Safnio/Sabina.

Scrisse Devoto (1967): Da una forma italica *Safio- è stato derivato il nome di *Safini, latinizzato nella forma Sabini; è il termine che indica le tribù più vicine a Roma dalla parte di nord-est, più tardi tutto il territorio compreso tra il Nera e l’Aterno.

Da una forma italica *Safno- è stato derivato il nome della regione *Safnio, in latino Samnium, in osco safinim: da questo, con suffisso greco, il nome degli abitanti Samnites, che compare per la prima volta nella forma Saunitai nello Pseudo-Scilace.

L’estensione del territorio dei *Safini/Samnites/Sanniti dopo le migrazioni, soprattutto quello bagnato dal mare Adriatico, venne descritto da Scilace di Carianda (V sec. a. C.), nel Periplo: 15. Sanniti. Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione (Gargano, n. d. r.), ci sono i sanniti. […]. La navigazione costiera della terra dei sanniti dura due giorni e una notte.

16. Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona.                                                                             I Samnites/Sanniti della costa adriatica, in base alla descrizione di Scilace, erano i Frentani, i Marrucini, i Vestini ed i Piceni, la cui presenza fu confermata molti secoli dopo da Strabone (67 a. C.-17 d. C.).   

Pseudo Scilace: I popoli localizzati ed identificati lungo le coste centro-meridionali della penisola Italica (V sec. a. C.).

Pallottino (1984), ricordando il nome della regione, *Safnio/Samnium/Sabina prima della espansione di Roma, la localizzò: Possiamo tuttavia ritenere, specialmente alla luce delle scoperte e degli studi più recenti, che in un’area compresa tra le Marche, gli Abruzzi e la provincia di Rieti si sia venuta configurando, almeno a partire dagli inizi dell’età del ferrouna unità etnica alla quale si può attribuire il nome generale di Sabini (o, nella loro propria fonologia, Safini). [….]. 

LaSabina. Il territorio *Safnio/Samnium/Sannio(XI-IX sec. a. C.).

 Al nucleo originario si ricollegano, con una differenziazione verosimilmente più tardiva, diversi popoli dell’area abruzzese (Vestini,Marsi,Peligni,Marruciniecc.); mentre più a sud appartengono alla stessa stirpe i Sanniti del Molise (Pentri Frentani di Larino, n. d. r.) e della Campania (Irpini Caudini, n. d. r.), dalla cui diaspora gemmeranno in piena età storica i Campani, i Lucani, i Bruzi.

Pertanto, erano discendenti dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti: i Piceni, i Vestini, gli Aequi, i Marsi, i Peligni, i Marrucini, i Frentani, i Carecini, i Pentri, gli Irpini, i Caudini ed i Lucani.

Il loro vasto territorio era il *Safnio/Samnium/Sannio, distinzione confermata da Strabone: Il Piceno e la parte interna della penisola2. Dopo le città dell’Umbria situate fra Ariminum ed Ancona c’è il Piceno. I Picentini emigrarono dalla Sabina, sotto la guida di un picchio che aveva mostrato la via ai loro primi capi. Di qui il loro nome: chiamano infatti picus questo uccello e lo considerano sacro ad Ares. […]. Oltre il Piceno c’è il territorio dei Vestini, dei Marsi, dei Peligni, dei Marrucini, dei Frentani, di stirpe sannitica. (vedi figura).

Tra i secoli VI-V a. C. alcuni dei Safini/Sanniti, cosiddetti della “montagna”: i Carecini, i Pentri, gli Irpini, i Caudini e, forse i Frentani, iniziarono la conquista di alcune città greche ed etrusche localizzate nel territorio campano, ma dovettero affrontare i primi scontri con la nascente potenza di Roma: dopo l’unica sconfitta dei Romani presso le Forche Caudine ed i vari trattati di pace, i popoli discendenti daiSafini/Sabini/Sabelli/Sanniti furono definitivamente sconfitti nell’anno 88 a. C..

La presenza nel territorio campano dei Sanniti cosiddetti della “montagna” causò una errata illustrazione di Strabone sulla origine dei Sanniti appartenenti alla popolazione dei Pentri: Intorno ai Sanniti c’è un’altra tradizione secondo cui i Sabini, da lungo tempo in guerra contro gli Umbri, […]. Quelli (i Sabini, n. d. r.fecero dunque così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini. E’ verisimile perciò supporre che il loro nome Sabelli sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori (i Sabini, n. d. r.).

Lo storico greco si era DISTRATTO: il paese degli Opici non era quello dove, secondo la tradizione il toro si sdraiò, per dormire, bensì, ricordando e citando Antioco (II metà del V sec. a. C.), lo stesso Strabone illustrò un’altra realtà: Antioco dice che questa terra (la pianura campana, n. d. r.) era abitata dagli Opici, ai quali si dà anche il nome di Ausoni; e che Polibio (210/128-203/121 a. C., n. d. r.), proseguì Strabone: distingue due diverse stirpi e la sua opinione è questa: egli dice infatti che Opici ed Ausoni abitavano questo territorio attorno al Crater (Vesuvio).

Strabone, sempre citando Antioco che visse molto prima di lui, aggiunse: dice che questa terra (Campania, n. d. r.) era abitata dagli Opici, ai quali si dà anche il nome di Ausoni; e Polibio distingue due diverse stirpi e la sua opinione è questa: egli dice infatti che Opici ed Ausoni abitavano questo territorio attorno al Crater (Vesuvio).

Opici od Opikoi, nella lingua latina Oschi Osci, era il nome di un unico popolo che abitò per primo la pianura campana e furono ricordati da Antioco, da Polibio (da Antioco), daTucidite (460-395 a. C.) e da Dioniso di Alicarnasso (60/55/-8 a. C.) che a sua volta aveva consultato Antioco e Tucidite.

Gli Opici (greco), Oschi od Osci (latino), subita la conquista dei popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita, ovvero i Pentri, i Carecini, gli Irpini e i Caudini, si < fusero > con essi, dando origine al popolo dei Campani.

Pallottino, scrisse: altro nome dei Campani è Osci, donde la designazione comune di lingua osca per tutte le parlate italico-orientali del Sud. (vedi figura).

I popoli Safini/Sabini//Sabelli/Sanniti, gli Ausoni e gli Opici nel territorio campano prima della dominazione Romana.

L’uso improprio del toponimoSamnium/Sannio e quello dei suoi abitanti, iSanniti, dovrebbe risalire alla fine del III sec. a. C..

Scrisse Salmon (1977): è che dalla fine del III secolo (a. C., n. d. r.) ogni volta che il nome Sanniti viene usato col significato di < abitanti del Sannio > esso serve di norma a indicare i Pentri.

Livio (59 a. C.-17 d. C.) conosceva l’origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita, del popolo dei Pentri, avendo ricordò Bovianum/Bojano, la loro capitale: Caput hoc erat Pentrorum Samnitium.

La riforma amministrativa, voluta nel 7 d. C. dall’imperatore Augusto, divise la penisola italica in 11 regiones più le 2 isole; l’esteso territorio dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, secondo la descrizione di Plinio (I sec. d. C.), fu diviso: la II Regione includeva Hirpinos, Calabriam, Apuliam, Sallentinos ed i Caudini, ricordati da Plinio unicamente con il nome della loro capitale: Caudio.

Della IV Regione, denominata Sabina et Samnium/Sannio, elencò dapprima le colonie istituite nei territori di quelle che egli considerava le popolazioni più valorose d’Italia: i Frentani, i Carecini, i Marrucini, i Peligni, i Marsi, gli Aequi, i Vestini; proseguì con l’elenco delle colonie che stimò essere Sannite, presenti nel territorio dei Pentri: Bojano,[…], Alfedena, Isernia, Faifoli, Sepino […], Trivento,  ed evidenziando che i Sanniti furono detti anche Sabelli, e Saunitai dai Greci.

Nella descrizione, successivamente elencò le colonie nel territorio della Sabina e, separatamente, le colonie degli Aequicoli, dei Marsi, includendo i popoli dei Piceni e dei Pretuzi nella V Regione. (vedi figura da wikipedia).

Tra gli storici dell’antichità, Sesto Pompeo Festo (II sec. d. C.) ha causato una grande confusione; ricordando i Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti in occasione della loro migrazione/ver sacrum dalla Sabina verso i territori centro meridionali della penisola italica, scrisse: Samnitibus nomen inditum propter genus hastae quas saunia appellant, quibus uti solebat. Alii dicunt ex Sabinis vero sacro natos circiter hominum septe milia duce Comio Castronio, profectus occupasse collem cui nome erat Samnio, ideque traxisse vocabulum. (Villa, 1984).

Come potevano i giovani migranti, fin dalla loro origine (circa XI-IX a. C.) denominati Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, derivare il loro vocabulum da un colle il cui nome era Sannio?

La Storia li conosceva già essere Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, pertanto solo il gruppo dei migranti al seguito di Comio Castronio avrebbe dato il vocabulo Sannio al colle, la meta del loro arrivo e del loro stanziamento.

Al tempo (II sec. d. C.) in cui scrisse Festo, come aveva ricordato Salmon e prima di lui Livio, i Romani dalla fine del III secolo (a. C., n. d. r.)  ritenevano che il nome Sanniti usato col significato di < abitanti del Sannio > serviva di norma a indicare i Pentri. (vedi figura 1 e 2).

Molto probabilmente Festo aveva descritto la migrazione/ver sacrum dei giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, ma gli UNICI a seguire, come abbiamo appreso da Strabone, un toro/bue, si denominarono Pentri (visto che erano già Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti).

Nel III sec. d. C., sotto l’imperatore Diocleziano, la IV Regione augustea denominata Sabina et Samnium perse la sua autonomia amministrativa: unita alla Campania costituirono la provincia Campania et Samnium. (vedi figura).

 

 

La PROVINCIA SAMNIUM.

Successivamente, probabilmente a causa del terremoto dell’anno 346, fu istituita la provincia Samnium, separata dalla Campania, come testimonia il Codex Theodosianus: Anno Dom. 413. Ubi octo Italiae provinciae nominarut, Campania, Tuscia, Picenum, Samnium, Apulia, Calabria, Brutij, & Lucania.

F] abius Maximus, [v(ir) c(larissimus), ] [a fundame]ntis secre[etarium fecit] [curante Arrunt]io Attico [p]a[t]r[ono Bovianen(sium)]. Datazione: 352-357 d. C..

Per l’anno 452 abbiamo una ulteriore conferma dell’esistenza della provincia Samnium: l’epistolae di papa Leone I Magno: […] universis episcopis per Campaniam, Samnium et Picenum constitutis e nei Dialoghi di papa Gregorio Magno fra gli anni 593-594: Nuper in Samniae provincia […], quot Samnii provincia noverunt.

Le provinciae: 1. Valeria. 2. Campania. 3. Samnium. 4. Apulia et Calabria.

La provincia Samnium, sia CHIARO, comprendeva UNICAMENTE i territori di alcune popolazioni di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita: i Marrucini, i Frentani, i Carecini, i Pentri, ed i territori pertinenti alle città caudine di Telese e di Alife (e qualche centro della Daunia settentrionale?).

Furono ESCLUSI i territori delle altre città del popolo dei Caudini e tutto il territorio degli Irpini con la città di Benevento, già loro capitale. (vedi figura).

 

IL SAMNIUM/SANNIO IN EPOCA LONGOBARDA E NORMANNA.

La dominazione Longobarda istituì nell’Italia centro-meridionale il ducato di Spoleto con inclusi i territori pertinenti ai popoli di origine Safina/Sabina/Sabelli/Sannita: i Sabini, i Marsi, degli Aequi, i Vestini ed i Peligni; mentre i territori dei Marrucini, dei Frentani, dei Carecini, dei Pentri, degli Irpini e dei Caudini; parte del territorio dei Volsci e dei Sidicini; il territorio campano, il dauno eparte di quello dei Peucezii e dei Lucani costituirono il ducato, poi principato di Benevento o Langobardia minor.

Nei documenti e negli atti ufficiali il territorio pertinente al ducato, poi principato di Benevento o Langobardia minor fu identificato e citato: territorio di Benevento (anni 749-756); provincia di Benevento (anno 810) e territorio della città di Benevento (anno 981), sempre distinto dal territorio della provincia Samnium. (vedi figura).

ESCLUSIVAMENTE Paolo Diacono (720/24-799), storico longobardo, scrivendo dopo diversi anni dalla conquista longobarda dell’Italia, ricordò: La quattordicesima provincia, con inizio dal fiume Pescara, è Sannio: fra la Campania, l’Adriatico e la Puglia. Vi si trovano le città di Chieti, Aufidena, Isernia, Sannio, disfatta dall’antichità, da cui si ebbe nome l’intera provincia, e la capitale: la ricchissima Benevento. I Sanniti presero il nome dal tipo di lancia che erano soliti portare: saynia, in greco ([…]. In hac sunt urbes Theate, Aufidenam, Hisernia et antiquitate consumpta Samnium, a qua tota provincia nominatur, et ipsa harum provinciarum caput ditissima Beneventus.).

Per una distrazione o per volere accreditare alla città di Benevento un ruolo di primaria importanza, essendo all’epoca sede del ducato (poi principato) longobardo, lo storico longobardo Paolo Diacono la stimò capitale della provincia Samnium (non del ducato/principato omonimo).

Impropriamente denominò Sannio tutto il territorio del ducato, poi principato di Benevento; un toponimo già pertinente, tra i secoli IV e VI, UNICAMENTE alla già descritta provincia Samnium, con i territori dei Marrucini, dei Frentani, dei Carecini, dei Pentri, nonché i territori delle città caudine di Telese e di Alife, con l’ESCLUSIONE della città di Benevento e del suo il territorio.

UNICAMENTE Diacono ricordò una città denominata Sannio (disfatta dall’antichità) che avrebbe dato il proprio nome Sannio a l’intera provincia, ossia alla quattordicesima provincia del regno longobardo di cui avrebbe dovuto essere capitale la ricchissima Benevento.

Diacono aveva scritto nell’ VIII sec. d. C., ma nei secoli precedenti (a partire dal XI-IX sec. a. C.) NESSUNO storico greco o latino aveva ricordato un< città> denominata Sannio nel vasto territorio dei Safini/Sabini/Sabelli/Sannitie, sorprende NON avesse ricordato nella sua citazione (lo fece solo in un capitolo successivo) la città di Boviano o Bobiano o Bojano, città madre e capitale dei Sanniti/Pentri, popolazione cui appartenevano le città di Aufidena ed Isernia, ricordate dallo storico longobardo.  

Non solo, Diacono in occasione della morte di Romuoldo, duca di Benevento, scrisse: gli successe, reggendo le genti sannite per tre anni, suo figlio Grimoaldo; ed aggiunse: Morto anche Gisulfo, duca dei Beneventani, il popolo dei Sanniti ne elevò al ducato il figlio Romualdo.

Fu fatto un uso improprio della denominazione Sannita: il ducato, poi principato di Benevento, era costituito, oltre che dal popolo dei Sanniti, anche dai Marrucini, dai Frentani, dai Carecini, dai Pentri, dagli Irpini (Benevento), dai Caudini, dai Lucani; nonché da una parte, forse la più numerosa, di popoli NON di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita che elevò al ducato Romualdo figlio Gisulfo; essi erano i Volsci, i Sidicini, i Campani, i Dauni ed i Peucezii.

Per l’origine in comune con il popolo dei Sanniti, ignorati da Diacono, oltre a quelli succitati, ricordiamo che erano di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita anche i Sabini, i Piceni, i Vestini, gli Aequi, i Marsi ed   i Peligni, a loro volta inclusi nel ducato di Spoleto. (vedi figura).

RICAPITOLANDO.

Con la riforma augustea nel 7 sec. d. C., la II regione Apulia et Calabria includeva, oltre alla città di Benevento ed il suo territorio già abitato dai Sanniti/Irpini, quello dei Sanniti/Caudini.

Nella IV regione erano stati inclusi i Sanniti: Frentani, Carecini, Marrucini, Peligni, Marsi, Aequi, Vestini, Pentri, Sabini, Aequi e Marsi.

Nella V Regione i Sanniti: Piceni e Pretuzi

Con l’imperatore Diocleziano nel III sec. d. C., la IV Regione augustea denominata Samnium perse la sua autonomia amministrativa: unita alla Campania costituì la provincia Campania et Samnium.

Nell’anno 346 fu istituita la provincia Samnium: la città di Benevento con il suo territorio già irpino ed il territorio già dei Caudini, RIMASERO nella provincia Campania.

Dopo quanto scritto da Paolo Diacono, alcuni degli antichi cronisti, ma NON i documenti e gli atti ufficiali redatti all’epoca, conoscendo la Storia dei territori e delle popolazioni di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita per essere stati tenaci, ma sfortunati difensori della loro libertà contro i Romani, per millanteria non disdegnarono, dopo quando scritto da Diacono, di ENFATIZZARE e stimare Sannio l’intera provincia, e la capitale: la ricchissima Benevento, e ritenere i loro duchi ed i loro principi: duce Samnitium o dux Samnitibus o princeps et dux Samnitibus.

Infatti, nella Diversarum gentium historiae antiquae scriptores tres Di Jordanes, si legge: XXXIX. Defucto itaque Gisulfo Beneventanorum; duce Samnitium populus Romoaldum eius filium ad regendum se sublimavit; mentre il Chronicon Salernitanum, li ritenne titolari di un principatum Samnitum: Radelchis (titolare 839- 851) ut supra diximus Beneventanus princeps dum tenuisset principatum Samnitum annos 11 et menses 11; oppure: Sed dum Radelgarium (titolare 851-854) extinctum de hac luce nimirum fuisset, Adelchis, (titolare dal 854 al 878) frater eius principatum Samnitum optinuit.

In Monumenta Germanie historica (III), per gli Annales Beneventani, senza alcuna giustificazione fu scritto: Anno domini 788 mense Agusti 7. Kal. Septembris obiit Arechis, princeps et dux Samnitibus atque fundator sanctae Sophiae e nella Chronica Sancti Benedicti: Gisulfus prior dux Beneventi devastavit Campaniam, qui prefuit Samnitibus ann. 17.

Come esamineremo, nei documenti e negli atti ufficiali trascritti nel Chronicon Vulturnene, sottoscritti dai duchi e dai principi, la città di Benevento fu sempre giudicata UNICAMENTE capitale del ducato e, successivamente, del principato omonimo: Radelchisi princeps Beneventanus; Adelchisum principe Beneventanum o Beventanorum princeps Adelchi o Beneventanum principem Adelchisum; Atenolfus, ut diximus, principatum Beneventanum; Landolfo, Benevenatus princeps.

Il SAMNIUM/SANNIO NEL CHRONICON VULTURNENSE.

Diacono, scrivendo l’Historia Langobardorum, redatta presumibilmente dall’anno 787 all’anno 789, non tenne conto, forse l’ignorava, della ricca documentazione esistente alla sua epoca ed utilizzata dal monaco Giovanni, tra gli anni 11111139, per la redazione del Chronicon Vulturnense: dalla fondazione del monastero di S. Vincenzo martire nell’anno 703 fino prima metà del XII sec..

Nella quasi totalità dei documenti trascritti nel Chronicon Vulturnense ed esistenti al tempo di Diacono, fu data la massima evidenza al toponimo del territorio dove era localizzato il monastero dedicato a S. Vincenzo martire, INEQUIVOCABILMENTE distinto dal territorio del ducato, poi principato di Benevento.

Dal documento più antico, si apprende: [Doc. 9-(689-706)], Gisulfo, sommo duca della gente dei Longobardi, dichiarava la costruzione del monastero di S. Vincenzo nel territorio della nostra santa città di Benevento, presso la sorgente del fiume Volturno.

Nota bene: la sorgente del fiume Volturno era sì dentro i confini del territorio del ducato/principato di Benevento (vedi figura a sn.), ma nel territorio pertinente all’antica provincia Samnium da cui era stato escluso quello occupato dai Sanniti/Irpini. (vedi figura ds.).

[Doc. 10-25 maggio 715]. Fu proprio il re Carlo per grazia di Dio re dei Franchi e dei Longobardi e patrizio romano, a dichiarare che il monastero era stato edificato dai santi uomini Paldo, Tato e Taso nella provincia del Sannio presso il fiume Volturno.

Il testo originale recita: […], quod a santis viris Paldone, Tatone et Tasone in Samnii provincia super Volturnum fluvium edificatum fuerat, […]. (vedi figura ds.).

Fu proprio re Carlo Magno a confermare l’inclusione della provincia del Sannio, istituita nel IV sec. d. C., nel ducato/principato longobardo di Benevento o Langobardia minor.

Un’altra lettera, (Doc. n. 27, vol. I), del sovrano testimonia: […] del monastero di San Vincenzo Martire, che è costruito nel luogo che è detto Sannio sul fiume Volturno,.

Il testo originale recita: […] Pauli (abbatis ex monasterio Sancti) Vincencii martiris, (quod est constructum in loco qui dicitur) Samnii, super fluvium Vulturnum. […].

Il [Doc. 11-(749-756)], del signore Astolfo, sommo re dei Longobardi, per intercessione di Gisulfo, esimio duca della gente dei Longobardi, nel territorio di Benevento, presso la sorgente del fiume Volturno, concediamo e confermiamo al venerabile monastero di S. Vincenzo martire, IGNORATO da Diacono, permetteva di localizzare il monastero di S. Vincenzo nel territorio di Benevento (ergo, Gisulfo, non era un duce Samnitium e non esisteva il principatum Samnitum, vedi pagina precedente) presso la sorgente del fiume Volturno e, più precisamente, come confermò Arechi, principe delle genti Longobardi con il [Doc. 12-marzo/aprile 758-26 dicembre 760)]: […], al monastero di S. Vincenzo, che è situato nel territorio del Sannio presso il fiume Volturno, ossia nel territorio già denominato provincia Samnium, incluso nel ducato/principato di Benevento.

Il testo originale recita: […], in monasterio Sancti Vincencii, quod situm est in finibus, Samnie, iuxta Vulturno flumine.

La precisa localizzazione del monastero di S. Vincenzo fu ricordata da Desiderio, imperatore per disposizione della divina provvidenza, con il [Doc. 14-anteriore al 774): […], che è costruito nel territorio del Sannio, presso la sorgente del fiume Volturno.

Diacono IGNORAVA: il territorio del Sannio altro non era che la provincia Samnium.

La distinzione tra i 2 territori fu descritta in modo CHIARO, INCONFUTABILE ed è EVIDENTE come, all’epoca, il territorio pertinente al ducato/principato di Benevento, a differenza di quanto aveva scritto lo storico longobardo, non fu MAI identificato con il toponimo Sannio, pur essendo stato il territorio beneventano, nell’antico passato occupato dal popolo dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Irpini.

Nel [Doc. 15(742-751)].  Gisulfo si dichiarò: sommo duca a Benevento della gente dei Longobardi, al venerabile monastero di S. Vincenzo martire, che è situato entro i confini del Sannio nel territorio di Benevento presso la sorgente del fiume Volturno.

Nel successivo documento, [Doc. 16-(742-751)], sempre Gisulfo, sommo duca dei longobardi, dichiarò il monastero nel territorio beneventano presso la sorgente del fiume Volturno, omettendo quanto aveva precisato nel Doc. 15, ossia: situato entro i confini del Sannio, ma affermando genericamente nel territorio beneventano, ossia nel territorio del ducato/principato di Benevento.

INDUBBIA era la localizzazione del monastero di S. Vincenzo presso la sorgente del fiume Volturno e, soprattutto, il sito aveva conservato il toponimo Sannio.

Localizzazione ed identificazione confermate anche dal [Doc. 17-754 luglio)], ancora una volta IGNORATO da Diacono: Stefano (vescovo servo dei servi di Dio) ad Atto (venerabile abate del martire di Cristo Vincenzo, fondato presso la sorgente del fiume Volturno, nelle parti del Sannio, nel territorio di Benevento e, […]. Pertanto, poiché avete chiesto a noi che il monastero del beato Vincenzo martire, situato presso il fiume Volturno, nelle parti del Sannio.

Il territorio Sannio e il territorio di Benevento erano sì distinti, ma appartenenti al ducato/principato di Benevento.

Altri documenti confermano la precisa identificazione e localizzazione del territorio Sannio nei confini del ducato/principato di Benevento, evidenziando che già al tempo di Diacono la provincia Samnium ed il territorio dei Sanniti/Pentri, era stato già diviso, (correva l’anno 667), in gastaldati con capoluogo le antiche civitas romane e sedi vescovili: Venafro, Isernia, Trivento, Bojano, che successivamente, con la presenza dei Franchi, divennero la sede delle contee.

Il territorio Sannio presso le sorgenti del fiume Volturno, si localizzava nel territorio pertinente al gastaldato, poi contea di Venafro. (vedi figure).

Altri documenti, ignorati da Diacono, confermano la NETTA distinzione tra il territorio del Sannio e il territorio di Benevento: Anno 754. […], nelle parti del Sannio, nel territorio di Benevento e, […]. […], a noi che il monastero del beato Vincenzo martire, situato presso il fiume Volturno, nel territorio di Benevento, nelle parti del Sannio. Anno 758-760. […], al monastero di S. Vincenzo, che è situato nel territorio del Sannio presso il fiume Volturno. Anno 787. Carlo re dei Franchi e dei Longobardi e patrizio dei Romani al venerabile abate Paolo e ai monaci del monastero di S. Vincenzo, situato nel territorio di Benevento, nelle terre del Sannio.

Anno 787. […], (che è stato costruito nel luogo che è detto) Sannio, presso il fiume Volturno.

Il testo originale recita: Vincencii martiris, (quod est costructum in loco qui dicitur) Samnii, super fluvium Vulturnum, SMENTENDO quanto scritto un anno dopo nel Monumenta Germanie historica (III), per gli Annales Beneventani, in cui è scritto: Anno domini 788 mense Agusti 7. Kal. Septembris obiit Arechis, princeps et dux Samnitibus atque fundator sanctae Sophiae.

SMENTITE confermate anche dai documenti e dagli atti ufficiali sottoscritti negli anni successivi; MAI citarono: principatum Samnitum e dux Samnitibus; UNICAMENTE Beneventane provinciae, Beneventane provincie o fine Beneventi.

Anno 807. Nel nome del Signore.  Al tempo del nostro eccellentissimo signor Grimoaldo, per divina provvidenza principe della provincia di Benevento, […], offriamo al monastero di S. Vincenzo, levita e martire, che è situato sul fiume Volturno, nel territorio del Sannio, […].

NULLA di nuovo nei documenti e negli atti ufficiali redatti negli anni successivi alla pubblicazione dell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono.

Anno 810. […]. Noi, gloriosissimo Grimoaldo, per divina provvidenza principe della provincia di Benevento, su richiesta del nostro referendario Aodoaldo, abbiamo concesso al monastero di S. Vincenzo martire, che è situato nel territorio del Sannio, presso il fiume Volturno.

Il testo originale recita: Grimoaldus, Dei previdencia, Beneventane provinciae princeps. […], in monasterio Sancti Vincencii martyris, qui situs est in finibus Samnie, iuxta Vulturno flumine.

Anno 812. […] che è posto presso il fiume Volturno nella zona del Sannio. Anno 817. […] al monastero di S. Vincenzo, situato nel Sannio presso il fiume Volturno.

Che il toponimo Sannio non indicasse UNICAMENTE il territorio pertinente al monastero di S. Vincenzo, è documentato nel Chronicon Vulturnense riguardante l’offerta di un casale a Macchia nel Sannio al tempo (anni 824-842) dell’abate Epifanio.

Il sito di Macchia, nella traduzione in italiano del testo latino, è stato identificato con l’attuale Macchiagodena, un insediamento esistente nel territorio dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri prossimo a Bovianum/Bojano, già loro città madre e capitale.

Si conferma che all’epoca il territorio dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri, su cui era stato edificato anche il monastero di S. Vincenzo, era sì nei confini del ducato/principato di Benevento, ma si localizzava nell’antica provincia Samnium.

Macchia, con il toponimo Macla Godani, fu ancora ricordata nell’anno 1003 per la donazione della chiesa di S. Apollinare al monastero di S. Vincenzo, da parte della titolare della contea di Boiano, contessa Roffrid, appartenente alla nobiltà longobarda del principato di Benevento.

Interessante è il [Documento 1 – febbraio 1070 ] Io Berardo, figlio del fu Giovanni, che ora abito nel castello di Pietra Abbondante nel territorio Beneventano.

Il castello di Pietra Abbondante era sì nel territorio Beneventano, ma ESATTAMENTE si localizzava, al pari del monastero di S. Vincenzo, nel territorio della provincia Samnium ed i suoi abitanti erano stati i Sanniti/Pentri.

Nel I sec. a. C. era stato il principale centro religioso di tutti i Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti in occasione della Guerra Sociale (91-88 a. C.).

Il toponimo Sannio compare anche nel doc. 167 del marzo 989 per identificare la zona in cui era la località Cerro: […], e inoltre da abitare, piantare vigneti per ventinove anni nella zona del Sannio, nella località detta Cerro.

Cerro è l’odierno Cerro al Volturno in prov. di Isernia, distante dal monastero di S. Vincenzo circa 5-6 km. (3-9 a piedi); pertanto, al pari di Macla Godani/Macchiagodena e Pietrabbondante ed il monastero vulturnense, erano nel territorio abitato da Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri: sì nel ducato/principato di Benevento ma, precisamente nel territorio già della provincia Samnium.

Anno 833-836. […]. Noi, gloriosissimo Sicardo, per divina Provvidenza principe della provincia di Benevento, su richiesta Roffredo, nostro referendario, concediamo al monastero del beato Vincenzo, situato nel territorio del Sannio, presso il fiume Volturno.

Il testo originale recita: Nos vir glorissimus Sicardus, Dei providencia, Beneventane provincie princeps, […], concedimus in monasterio Beatissimi Vincencii martyris, quod situm est in finibus Samnie, iuxta fluvio Vulturno.

E’ bene ricordare anche i 2 documenti, il dell’anno 944: […], quod situm est in partibus Samnie, territorio Beneventano, super fontem Vulturni fluminis ed il dell’anno 965/966: […], in partibus Samnie sito, unde flumen Vulturnus oritur, dove finibus corrisponde a limite o confine e partibus a terre o territorio denominato Sannio, toponimo ereditato da quello della provincia istituita tra i secoli IV-VI secolo, divenuta parte integrante del ducato/principato di Benevento, dove si localizzava il monastero di S. Vincenzo martire.

L’ESATTA localizzazione ed identificazione del monastero di S. Vincenzo descritte dai cronisti dell’epoca non mutò nel corso dei secoli neanche dopo la sua distruzione operata dai Saraceni guidati da Saudan nell’anno 881, né con il suo abbandono per circa 30 anni (vi tornarono intorno all’anno 911).

Anno 936. […], Rambaldo, umile abate del monastero di S. Vincenzo, situato nel territorio di Benevento, nella zona chiamata Sannio, sul fiume Volturno.

Il testo originale recita: […] ex monasterio Sancti Vincencii, quod situm est in fine Beneventi, ubi Samnia vocatur, super fluvium Vulturnum.

Anno 894. […] del monastero di S. Vincenzo situato nel territorio di Benevento, sul fiume Volturno, nella zona della Sannio.

Il testo originale recita: ex monasterio Sanctii Vincencii, quod situm est in partibus Beneventi, super fluvium Vulturnum, in locuin ubi Samnia vocatur.

Anno 968. […] Paolo, abate del monastero di S. Vincenzo, situato presso le sorgenti del fiume Volturno, nella regione del Sannio, nel territorio di Benvento.

Il testo originale recita: […] … monasterio Sancti Vincencii, situ supra Vulturni fontes, loco Samnie, territorio Beneventano.

Anno 992. […] situato presso la sorgente del fiume Volturno, nella zona del Sannio, nel territorio beneventano. Anno 976. […]. Fondato e costruito presso la sorgente del fiume Volturno, nella zona del Sannio.

Quando agli inizi del XI secolo il principato di Capua fu reso autonomo dal principato di Benevento, il territorio appartenente al monastero di S. Vincenzo, fu assegnato al principato capuano ed il toponimo Sannio continuò ad identificare il territorio dove si localizzava il monastero di S. Vincenzo, situato presso la sorgente del fiume Volturno, sempre pertinente ad una regione, ad un territorio, e ad una località denominata Sannio.

Il nuovo assetto amministrativo non mancò di creare una certa confusione nella redazione dei diplomi trascritti nel Chronicon Vulturnense, tant’è che il monastero di S. Vincenzo fu assegnato a volte al principato di Capua, a volte al principato di Benevento, confermando sempre l’originaria ed unica denominazione del territorio o regione pertinente al monastero: SANNIO.

Anno 1010: Così concedo, consegno e dono al monastero di S. Vincenzo, levita e martire, situato nel territorio capuano nella località Sannio. Anno 1011. Così concedo, consegno e dono al monastero di S. Vincenzo, levita e martire, situato nel territorio capuano nella località del Sannio. Anno 1021: […] è venuto Pietro, monaco e preposto del monastero del beato Vincenzo, che nella zona di Benevento, nella località presso il fiume Volturno chiamata Sannio. Anno 1040. […], offriamo al monastero di S. Vincenzo, che è presso la riva del fiume Volturno, nel territorio di Benevento, nella zona del Sannio. Anno 1022: […], diacono del monastero di S. Vincenzo, costruito presso la sorgente del fiume Volturno, vicino la città di Capua. Anno 1029: […] abbiamo offerto a Dio e alla chiesa di S. Vincenzo, levita e martire, che è situata nel territorio di Capua, nella località del Sannio. Anno 1104Al venerabile Giosuè, abate del monastero del martire di Cristo Vincenzo, situato presso la sorgente del fiume Volturno nelle zone del Sannio, nel territorio di Benevento. (vedi figura).

Il monastero nel principato di Capua.

Con il successivo dominio dei Normanni nell’Italia centro-meridionale, i documenti trascritti nel Chronicon Vulturnense, NON mutarono la localizzazione e l’identificazione del monastero di S. Vincenzo; il toponimo Sannio continuò ad identificare con precisione il luogo su cui era stato edificato: presso le sorgenti del fiume Volturno e pertinente amministrativamente al principato di Capua.

La signoria fondiaria della Terra Sancti Vincencii.

Il ricordo di un unico territorio denominato Samnium/Sannio in cui si localizzava anche il capoluogo della contea normanna di Boiano, risale all’anno 1082 come conferma la donazione alla chiesa di S. Maria sita nella civitas Saepinum, da parte del normanno Rodolfo, titolare della contea di Boiano, all’epoca pertinente al Principatus domini Iordani capuani princeps: Cartula Oblationis [1082], febbraio.     

[…]. Ideoque nos hi sumus Raul gratia Dei comes filius quondam dompni Guimundi qui fuit comes, ortus in Europis partibus Alpis et nunc, Deo tuente, comitatum teneo in Sampnitis partibus que vulgo Bubiano vocatur.

Sampnitis è la corruzione di Samnitis/Sanniti e Bubiano quella di Bobiano/Bojano (vedi figura Tabula Peutingeriana III-V sec. a. C.).

Sampnitis è affine a Sampnie scritto nell’anno 1045 per identificare, come esamineremo, il castello Sampnie (odierno Castel San Vincenzo) edificato nei pressi dell’antico monastero longobardo di S. Vincenzo martire presso le sorgenti del fiume Volturno

Il conte Rodolfo era consapevole della localizzazione della sua contea di Boiano nella provincia Samnium (corrotto Sampnitis o Sampnie) di cui faceva parte anche il territorio presso le sorgenti del fiume Volturno, su cui era stato edificato il monastero di S. Vincenzo, entrambi all’epoca compresi nel principato di Capua.

Il toponimo Samnie, Samnia, Samniae, Samnii, Samnium scritto nei documenti del Chronicon Vulturnense e Sampnitis, ricordato dal conte Rodolfo nella sua donazione, CERTAMENTE non poteva essere riferito ad un villaggio, né ad una città, ma al territorio ed al popolo; territorio denominato provincia Samnium dal IV sec..

Sampnie, ricordato nell’anno 1045, potrebbe essere la corruzione di Samnium/Sannio per identificare e localizzare il castello; Sampnitis, ricordato nell’anno 1082, per identificare nella forma corrotta, i Samnitis, suoi abitanti.

SANNIO: CITTA’ O CASTELLO ?

Dimostrare l’esistenza nell’antico passato di un “insediamento” o di una “città” denominata Samnium/Sannio, sempre IGNORATO dalla Storia, è quanto mai difficile, tuttora si ignora la sua localizzazione nel vasto territorio occupato dai Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti.

Il longobardo Paolo Diacono nel VIII sec., come già esaminato, sostenne: […] Vi si trovano le città di Chieti, Aufidena, Isernia, Sannio, disfatta dall’antichità, da cui si ebbe nome l’intera provincia, e la capitale: la ricchissima Benevento.

Sì, l’intera provincia fu denominata Sannio, NON per l’esistenza di una città omonima, bensì, come ricorda la Storia, per il toponimo *Safnio/Samnium della patria di origine dei popoli migranti di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita.

Sì, della stessa origine erano gli Irpini con capitale Benevento ed i Caudini con capitale Caudio/Montesarchio, ma ad eccezione della città caudine di Alife e Telese, erano stati ESCLUSI dal territorio della provincia Samnium.

VERAMENTE è esistito ed esiste, documentato a partire dal X secolo, un insediamento presso il complesso monastico di S. Vincenzo martire più volte ricordato nel Chronicon Vulturnense: Castello Samnie o castello Sampnie localizzato in partibus Samnie situs super Vulturni fluminis o, con più esattezza: est () in partibus Beneventanis, () super fluvium Vulturni locus, () ubi Samnia vocatur in () castello Sampnie.

Anno 982. […] monasterii martiris Sancti Vincencii Christi, in partibus Samnie, situs super Vulturni fluminis. […]. Actu de Castello Samnie.

Anno 985. […] monasterium Sancti Vincencii in partibus Samnie, situs super Vulturni fluminis fontes […]. Actum de Castello Samnie.

Anno 988. […]  monasterii Sancti Vincencii, situs super Vulturni flumini fontes […]. Actum de Castello Samnie.

Anno 995. […] monasterium Sancti Vincencii, situs super Vulturni fluminis fontes  […]. Et te Ummo notarium scribere rogavimus in acto de Castello Samnie.

Anno 1011-1045. […].  Monastero di S. Vincenzo, situato nella zona di Benevento, sul fiume Volturno, nella località detta Sannio. […]. Per vostra sicurezza abbiamo chiesto a Indolfo, chierico e notaio, di scrivere nel distretto (in actu nel testo, n. d. t.) di S. Vincenzo, nel Castello del Sannio.

Il testo originale recita: […] ex monasterio Sancti Vincencii, qui situm est in partibus Beneventanis, super fluvium Vulturni locus, ubi Samnia vocatur […] in actu Sancti Vincencii, in castello Sampnie. (vedi figura).

Cosa era accaduto?

Con il “ritorno alla vita” del monastero di S. Vincenzo, agli inizi del X secolo, dopo la distruzione dell’anno 881 e la fuga nella città di Capua dei monaci superstiti alla strage dei Saraceni, si originò, con le numerose donazioni di terre e di beni da parte dei nobili longobardi e franchi una vera e propria signoria monastica, la Terra Sancti Vincencii, con la concessione ai coloni, per contratto (libellum), di grandi estensioni di terreni da urbanizzare e coltivare.

Agli stessi coloni, documenta il Chronicon Vulturnense, fu concesso di costruire i castra a difesa dei quali, oltre alle mura di cinta, potevano erigere torri e castelli, soprattutto nelle zone di maggiore interesse strategico.

Fra quelli ricordati (anche con i loro nomi latini) dai documenti e dagli atti ufficiali del Chronicon Vulturnense, è stato possibile, localizzando i castra ed i castelli costruiti nel territorio della signoria monastica sorta presso le sorgenti del fiume Volturno, di localizzare e di identificare il Castello Samnie o Castello del Sannio o castello Sampnie con l’odierno Castel San Vincenzo: Castello di Scapoli, Fossa Cieca, Colle Sant’Angelo, Castello di Guado Porcino, Tenzonoso, Cerro con Spina, Acquaviva, Rionero, Mala Cocchiara, Alfedena, Foruli, castello di Fornello, Castiglione, Pizzone, Castel Nuovo, Rocchetta di Colli Cerro [(vedi fig.1° )dal sito: Convegno “Reviviscentia Terrae Sancti Vincentii”].

I castra ed i castelli costruiti nel territorio pertinente alla signoria monastica di S. Vincenzo (a nord di Venafro e nord-est di Isernia). TUTTI localizzati nella provincia Samnium.

Il Castello Samnie o Castello del Sannio o castello Sampnie, l’odierno Castel San Vincenzo, fu costruito in prossimità e ad ovest del centro monastico di S. Vincenzo presso le sorgente del fiume Volturno, in un territorio che nel corso dei secoli fu identificato (in ordine cronologico): territorio della nostra santa città di Benevento (689-706); nella provincia del Sannio (715); entro i confini del Sannio, nel territorio di Benevento (742-751); nelle parti del Sannio, nel territorio di Benevento (754); nel territorio del Sannio (774); nel territorio di Benevento, nelle terre del Sannio (787); nel luogo che è detto Sannio (787); in finibus, Samnie (810); situato nel Sannio (812); in fine Beneventi, ubi Samnia vocatur (936); in partibus Samnie (944); in partibus Samnie sito (965/966); loco Samnie, territorio Beneventano (968); nella zona del Sannio (976); nella zona del Sannio, nel territorio beneventano (992); nel territorio di Capua, nella località del Sannio (1029); nel territorio di Benevento, nella zona del Sannio (1040); nelle zone del Sannio, nel territorio di Benevento (1104).

Il monastero di S. Vincenzo martire (quadrato nero) nel territorio della Provincia Samnium (confine nero) nel principato di Benevento (territorio azzurro).

SAMNIUM/SANNIO: L’ABUSO.

Dopo quanto esaminato dai documenti e dagli atti ufficiali sottoscritti dai re, dai duchi e dai principi sia del ducato/principato di Benevento, sia del principato di Capua, è ERRATO continuare a sostenere l’esistenza di un principatum Samnitum, come NON sono Mai esistiti i titoli nobiliari di dux Samnitibus o princeps et dux Samnitibus.

Al contrario, si può sostenere, senza ombra di dubbio: il monastero di S. Vincenzo, sito presso le sorgenti del fiume Volturno, era sì nel territorio della nostra santa città di Benevento (689-706) ma, esattamente, nella provincia del Sannio (715).

Nel territorio della provincia Samnium istituita intorno all’anno 346 e ricordata nell’anno 715 come provincia del Sannio dal re Carlo Magno, confinante ad ovest con la signoria Monastica di Montecassino ed a nord con il ducato di Spoleto, NON era esistita una città denominata Sannio; NEMMENO nelle sue varie “corruzioni” Samnia o Sampnie, che furono adottate per identificare, oltre alla località presso la sorgente del fiume Volturno anche il castello, odierno Castel San Vincenzo, costruito non prima della fondazione del monastero di S. Vincenzo.

In epoca contemporanea e senza tenere in alcun conto delle pubblicazioni degli antichi storici e delle più recenti scoperte archeologiche, il toponimo SANNIO, è stato “sfruttato” per localizzare ed identificare alcuni territori della penisola italica diversi dalla loro origine.

Da uno dei tanti siti internet si legge: L’Appennino Sannita fa parte dell’Appennino Meridionale ed è il tratto che si trova fra la Campania, il Molise e la Puglia. (vedi figura da http://www.moldrek.com/campania.).

Corretta (fig. a sn.) la localizzazione dei M. dell’Irpinia tra le province di Benevento e di Avellino, NON corretta la denominazione M. del Sannio nell’Appenino Campano. L’ App. Sannita (vedi fig. a ds.) dovrebbe identificare la catena montuosa dell’Italia centrale dalla Sabina alla Lucania, NON UNICAMENTE i monti tra il Molise, la Campania e la Puglia.

Dopo M. Matese, Monti del Sannio nell’Appennino         
Campano  ed i Monti dell’Irpinia.

Nel passato, per ricordare l’antico popolo presente in epoca storica nel territorio denominato oggi Molise, si fece un uso improprio del toponimo Sannio: fu aggiunto al nome di alcuni comuni localizzati nel territorio già dei Sanniti/Pentri: Rionero Sannitico; Fòrli del Sannio; Belmonte del Sannio; Cantalupo nel Sannio; Sant’Elena Sannita; Civitanova del Sannio; Morrone del Sannio; Torella del Sannio; Mirabello Sanitico; San Giuliano del Sannio.

Tutti erano/sono nel territorio pentro, pertanto sarebbe stato più corretto aggiungere al nome del centro urbano < dei Pentri >, come accadde per il comune pertinente al territorio dei Sanniti/Frentani: Montorio nei Frentani.

Lo stesso accadde per alcuni comuni nella provincia di Benevento: San Giorgio del Sannio; Cerreto Sannita; San Leucio del Sannio; Colle Sannita; Pesco Sannita; San Martino Sannita; Santa Croce del Sannio, fu utilizzato impropriamente Sannio o Sannita, dimenticando la presenza dei Sanniti/Irpini, CORRETTAMENTE ricordati per la provincia di Avellino, anch’essa territorio irpino: Ariano Irpino; Monteforte Irpino; Altavilla Irpina; Montecalvo Irpino; Volturara Irpina; Bagnoli  Irpino; Capriglia Irpina; Melito Irpino; Savignano Irpino; Salza Irpina; Petruro Irpino.

La città Benevento, memore di quanto fu scritto nelle antiche Cronache, ma non nei documenti e negli atti ufficiali già esaminati, ha sempre rivendicato con orgoglio per sé e per il territorio della sua provincia il toponimo Sannio che, al contrario come abbiamo esaminato, identificava, con quello della provincia di Avellino, un territorio denominato SANNIO/IRPINO, pertinente fino dai secoli XI- IX a. C. al vasto territorio del centro – sud della penisola italica occupati dai *Safini/Samnites/Sanniti, denominati Irpini. (vedi figura).

Oggi, con il toponimo Sannio si identifica UNICAMENTE la provincia di  Benevento e con  Alto Sannio il suo territorio a nord, a confine con quello già dei Sanniti/Pentri, ad est con quello dei Dauni ed a sud con l’attuale provincia di Avellino, UNICA ad essere denominata Irpinia. (vedi figure).

Il territorio della provincia di Benevento o Sannio (fig. a sn.).  Il territorio dell’Alto Sannio nella provincia di Benevento e il territorio della provincia di Avellino o Irpinia.

Con la diffusione in tempi recenti di una nuova ipotesi, conosciuta come < sindrome viteliù >, un Alto Sannio è stato localizzato a nord del territorio della regione Molise, già denominato Alto Molise, pertinente dal secolo XI-IX a. C. al popolo dei Sanniti/Pentri. (vedi figura).

Tra gli argomenti proposti dalla < sindrome viteliù >, SCONOSCIUTI dalla STORIA, i giovani protagonisti della migrazione (ver sacrum), erano sì Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, ma partendo dalla Sabina si chiamarono impropriamente < Vitelios >

I < Vitelios > non possono essere identificati con i settemila giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti perché era un altro popolo, come scrisse Devoto: i Viteloi vivevano in un altro territorio ed era un’antica tribù protolatina, che occupava una parte imprecisata dell’odierna Calabria, portava un nome che doveva sonare approssimativamente come VITELOI e Aristotele (384/383 a.C.–322 a.C.) ha conservato in forma greca: Italoi.

Questo nome vien derivato da Ellanico (V sec. a.C.) dal nome indigeno del vitello. []. E benché rappresenti un acquisto ben tardo per gli Italici, che fino alla grande invasione del mezzogiorno lo ignoravano, ha diritto d’esser mantenuto anche oggi

Secondo la nuova ipotesi, i < Vitelios > avrebbero preso possesso di un territorio che dovrebbe corrispondere all’Alto Sannio (in terra molisana) e, successivamente (sull’esempio dei vasi comunicanti), dopo diverse generazioni, un’altra migrazione avrebbe originato i Sanniti/Pentri e, nel tempo (?) altre migrazioni avrebbero dato origine ai Sanniti/Caudini, ai Sanniti/Irpini ed ai Sanniti/Lucani. (vedi figura).

Una ipotesi del resto non originale già avanzata da Mommsen (1817-1903): La tradizione racconta come i Sabini, incalzati dagli Umbri, […] votassero una primavera sacra, vale a dire, che giurassero di mandar fuori per fondare in paesi esteri agli Dei nazionali tutti i figli e le figlie, che fossero nate nell’anno della guerra, tosto ch’essi fosser pervenuti in età da ciò. uno di questi sciami votivi fu condotto dal toro di Marte e diè origine ai Sabini o Sanniti che prima presero stanza sui monti lungo il fiume Sangro, e di là partendo occuparono in appresso il bel piano a levante del monte del Matese alle sorgenti del Tiferno, e nell’antico e nuovo territorio, dal toro che li capitanò, chiamarono Boviano i luoghi delle loro adunanze e dei loro magistrati, posti nel territorio antico presso Agnone, nel nuovo presso Boiano.  La picca di Marte guidò la seconda colonia votiva, da cui uscirono i Picenti, popolo astato, che occupò il paese che oggidì la Marca d’Ancona. Una terza colonia sotto l’insegne di un lupo (hyrpus) fermò stanza nel paese di Benevento e prese il nome di Irpini. Nello stesso modo dallo stipite comune si ramificarono le altre ma ….. piccole ramificazioni.

La < sindrome viteliù >, causata dalla descrizione di Mommsen, NON è confermata dalla Storia, né dalla documentazione archeologica: si sarebbero originate popolazioni sì della stirpe Safina/Sabina/Sabella/Sannita, NON < Vitelios >, che, emigrando in tempi diversi nelle nuove sedi, avrebbero acquisito una evoluzione cronologicamente inferiore. (vedi figura).

Salmon, ritenne il Sannio, all’epoca della istituzione delle Regioni augustee, essere stato abitato da: i Sanniti/Pentri, i Sanniti/Caudini ed i Sanniti/Irpini; distinguendo però: un Sannio occidentale: la terra dei Caudini era nella Regione I (Lazio e Campania); un Sannio meridionale: la terra degli Irpini, per la maggior parte nella Regione II (Puglia) e un Sannio settentrionale: la terra dei Carecini e dei Pentri, per la maggior parte nella Regione IV (Sannio). (vedi figura).

Il SANNIO secondo Salmon: Sannio settentrionale (PENTRI e Carecini); Sannio meridionale (CAUDINI) e Sannio meridionale (IRPINI).

Ma nella Regione IV (Sabina et Samnium), oltre alle popolazioni ricordate da Salmon: Pentri e Carecini, considerato Sannio settentrionale, vi erano i Frentani, i Marrucini, i Peligni, i Marsi, gli Aequi, i Vestini e la Sabina. (vedi figura).

Volendo localizzare un territorio denominato Alto Sannio, MAI ricordato dalla Storia, interpretando alto = latitudine, si identificherebbe con il territorio dei Piceni, più a nord rispetto al territorio degli altri popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita; altrimenti, se alto = altezza sul livello del mare, la scelta interesserebbe in assoluto, i popoli dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti stanziati presso il massiccio del Gran Sasso (mt. 2912). (vedi figura).

 Per concludere: NON è MAI esistito nella Storia, né fu ricordato dagli Storici un territorio denominato Pentria. (vedi figura).

Fu utilizzato da V. E. Gasdia nella sua voluminosa pubblicazione sulla Storia di Campobasso edita nell’anno 1960, per identificare il territorio pertinente ai Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri, ma Pentria trovò ampia diffusione nell’anno 1970 con la istituzione della seconda provincia molisana con capoluogo la città di Isernia: da quell’anno la Pentria identificò IMPROPRIAMENTE ed ESCLUSIVAMENTE il territorio della provincia omonima, e la città divenne, come scrivono e dicono, il capoluogo pentro, tanto da indurre La Regina (1974) a precisare: Una denominazione di territorio costruita sull’etnico < Pentri > non è mai esistita, in quanto il loro ambito territoriale si è sempre chiamato < Samnium >. La ricostruzione moderna, Pentria, diffusa localmente, è errata e antistorica; ma, è bene evidenziare come scrisse Livio e Salmon, Samnium e Samnites dopo il III sec. a. C., identificarono UNICAMENTE il territorio ed il popolo dei Sanniti/Pentri. (vedi figura).

Samnium, successivamente, identificando la provincia omonima istituita intorno all’anno 346, fu ricordato nei diplomi e negli atti ufficiali pubblicati nel Chronicon Vulturnense per meglio localizzare l’insediamento monastico di S. Vincenzo al Volturno presso la sorgente del fiume Volturno.

Nelle forme corrotte di Samnia o Sampnie identificò UNICAMENTE il castello, oggi Castel San Vincenzo, costruito nelle del complesso monastico.

Oreste Gentile.

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