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SAN BARTOLOMEO IN GALDO (BN), ANTICO INSEDIAMENTO “SANNITA/PENTRO” O “SANNITA/IRPINO” ?

luglio 23, 2020

In questa estate dell’anno 2020, della epidemia coronavirus, dopo circa 3.000 anni dall’insediamento dei giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti nei territori centro meridionali della penisola italica, c’è chi domanda: l’odierna città di San Bartolomeo in Galdo era sita al territorio dei Sanniti/Pentri o nel territorio dei Sanniti/Irpini ?

Cerchiamo di rispondere alla domanda utilizzando la rappresentazione cartografica dei territori delle 2 antiche popolazioni.

La cartina raffigura il territorio dei Sanniti/Pentri e dei Sanniti/Frentani (di Larino) dove, nel territorio dei Pentri, con capitale Bovianum/Bojano, si localizzavano anche alcuni insediamenti oggi pertinenti alle province di L’Aquila (vedi ad esempio Alfedena, Castel di Sangro) e di Chieti (vedi da esempio Castiglione M. M., Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna).

Il territorio pertinente alla 2 popolazioni Sannite venne a costituire, nel corso della Storia, il territorio dell’attuale regione MOLISE.

La seconda cartina propone il territorio degli Irpini (giallo), con capitale Beneventum/Benevento, dove la localizzazione di San Bartolomeo in Galdo dovrebbe essere pressappoco nell’alto corso del fiume Fortore.

Ergo, San Bartolomeo in Galdo era nel territorio dei Sanniti/Irpini.

Con la dominazione romana e la riforma augustea, Plinio (I sec. d. C.), descrivendo i distinti territori, ricordò i Pentri nella IV Regio IV Sabina et Samnium ed Frentani di Larino e gli Irpini, nella II Regio Apulia et Calabria.

Nella descrizione della IV Regio, nessun indizio permette di localizzare il territorio pertinente a San Bartolomeo in Galdo nel territorio dei Pentri, mentre Plinio, nel descrivere il territorio della II Regio, ricordò Larinantes cognomine Frenatani e i Ligures qui cognominatur Corneliani et qui Baebiani.

Ebbene, la Storia documenta con Julius Beloch (1926) Es reichte bis S . Bartolomeo in Galdo , wo sich eine Inschrift mit ihrer Tribus , der Velina , gefunden hat (IX 938 ) , also bis an die Berge , die Samnium von Apulien trennen . Die Hauptstadt der … Ager Taurasinus . 542 VI 2 . Die italischen … (È andato a S. Bartolomeo in Galdo, dove è stata trovata un’iscrizione con la sua tribù, la Velina (IX 938), fino alle montagne che separano il Sannio dalla Puglia. La capitale di Ager Taurasinus … ):                                                      nel territorio pertinente a San Bartolomeo in Galdo furono inviati i Liguri Corneliani ?

La tribù Velina, scrisse Levi (1988), è quella in cui vengono incluse le colonie dei liguri trapiantate nel Sannio […].

Pareti (1952): E poiché Taurasia, con ogni probabilità, era là dove un secolo dopo ci compare l’ager Taurasinus, in cui furono … (~- Pago Veiano presso Pescolamazza), lungo l’attuale via da Benevento a Lucerà, per SBartolomeo in Galdo e Volturara. Fot..

Athenaeum vol. 42 (1964), si legge: dalle Alpi Apuane all’ager Taurasinus (precisamente al sito degli attuali Reino e (?) San Bartolomeo in Galdo) e sopravvissuti con lo stesso etnico nell’età repubblicana e imperiale ( v . M . ZAMBELLI, Ligures B ., « Diz . Ep . di Ant …).

Salmon (1977), descrivendo gli avvenimenti dell’anno 295 a. C.: […]. Muovendo verso sud, si assicurò la totale acquiescenza di <Lucana> prendendovi ostaggi, ed espugnò, presumibilmente, saccheggiandola, Taurasia, il cui territorio, l’Ager Taurasinus, tra Luceria e Beneventum, è nei pressi dell’odierna San Bartolomeo in Galdo.

De Martino (1979): Il materiale epigrafico pone i Liguri Baebiani nella località Macchia, mentre per i Corneliani si suppone che fossero nel luogo attuale di SBartolomeo in Galdo. Studiosi di questo argomento suppongono che l’ager Taurasinus fosse proprio …

Patterson (1988): […]. Diversamente l’ubicazione (o la stessa esistenza) della città dei Liguri Corneliani è un vero mistero, sebbene taluni hanno suggerito che questa si sarebbe trovata vicino a Castelvetere Valfortore (12-14 km. da San Bartolomeo in Galdo, n.d.r.).

Patterson dubita dell’esistenza di due distinte comunità: una città distinta e separata dei Liguri Corneliani e che il nome dell’insediamento a Macchia (di Circello, n. d. r.) sia semplicemente una versione abbreviata dei <Ligures Baebiani et Corneliani>.

Tagliamonte (1996): Così per esempio, nel 180 a. C., nell’episodio della deportazione di 47.000 Liguri Apuani, distinti in due gruppi (detti Ligures Baebiani e Ligures Corneliani, dal nome dei due proconsoli, M. Baebius Thamphilus e P. Cornelius Cethegus, incaricati del loro trasferimento), in area irpina, nell’ager Taurasinorum (con sedi amministrative localizzate rispettivamente presso Circello, loc. Macchia, e  San Bartolomeo in Galdo, località Castelmagno), se da un lato costituisce un’ulteriore tappa nel processo di destrutturazione della regione, dall’altro risponde verosimilmente all’esigenza di far fronte al fenomeno dello spopolamento delle campagne.  

Sirago (2000): Sannio (quasi metà della sua popolazione) 64 , e li sistemarono nell’ ager Taurasinus , praticamente a nord e ad est di … Giunsero i Liguri dalle mura di Benevento fino a S . Bartolomeo in Galdo e scesero fino a Celenza Valfortore ( Ligures ….

Gli Storici, a parte i dubbi sulla stessa esistenza dei Liguri Corneliani, manifestati, come abbiamo esaminato, da Patterson, sono convinti della localizzazione dei Liguri Corneliani e l’ager Taurasinun nei territorio della città di San Bartolomeo in Galdo.

Tornando ad esaminare la cartografia realizzata sulla base delle antiche bibliografie, evidenziamo i confini territoriali stabiliti con la istituzione dei municipi durante la dominazione romana che poi vennero adottati con l’arrivo del cristianesimo per i confini delle diocesi episcopali.

Il territorio pertinente a San Bartolomeo in Galdo MAI fu compreso dentro il confine dei municipi pentri.

Stessa situazione con la istituzione della provincia Campania et Samnium, nell’anno 297; le varie popolazioni presenti nei territori dell’Italia centro meridionale conservarono i loro antichi confini: il territorio pertinete a San Bartolomeo in Galdo era sempre localizzato nel territorio degli Irpini.

 

Sempre FUORI dai confini del territorio dei Pentri, negli anni successivi quando fu istituita la provincia Samnium con i popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita: Marrucini, Frentani di Lanciano e di Larino, Carecini, Pentri ed i territori delle città di Alife e di Telese pertinenti al popolo dei Sanniti/Caudini.

Ancora una volta fu ESCLUSO dal territorio dei Sanniti/Pentri il territorio pertinente all’odierna città di San Bartolomeo in Galdo, sempre compreso nel territorio dei Sanniti/Irpini, mentre furono incluse 2 città dei Sanniti/Caudini: Alife e Telese i cui territori si localizzavano al di là del Massiccio del Matese, confine naturale tra i popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita.

Con l’avvento del cristianesimo nei territori dei Sanniti/Pentri e Frentani furono istituite le diocesi episcopali i cui confini coincidevano con quelli dei municipi romani: in NESSUNO dei loro territori si localizzava la città di San Bartolomeo in Galdo, essendo sita nel territorio dei Sanniti/Irpini.

Nel territorio dei Sanniti/Pentri: 1. Diocesi di Venafro. 2. Diocesi di Isernia. 3. Diocesi di Trivento. 4. Diocesi di Bojano + diocesi di Sepino. Nel territorio dei Sanniti/Frentani: 5.  Diocesi di Larino. 6. Diocesi di Termoli.

Anche per i periodi storici successivi il territorio dei Sanniti/Pentri e quello pertinente alla città di San Bartolomeo in Galdo, furono sempre distinti, ma uniti solo amministrativamente durante la dominazione longobarda quando, con l’istituzione del ducato di Benevento, SOLO il territorio già dei Pentri, con i suoi antichissimi ed immutati confini, costituì il gastaldato del protobulgario Alzecone (vedi figura).

Nel successivo periodo della dominazione normanna, ancora una volta, il compatto territorio dei Sanniti/Pentri costituì la contea di Boiano che dall’anno 1142 fu denominata contea di Molise: la città di San Bartolomeo in Galdo era ESCLUSA dai suoi confini.

Per concludere, esaminiamo i capisaldi di confine ad est del territorio dei Sanniti/Pentri che separavano dal loro territorio quello dei Sanniti/Irpini, confrontandoli con all’attuale confine tra la regione Molise e la regione Campania e Puglia.

Essi furono scelti e posti sulle cime e lungo le “catene” dei monti che vanno da sud verso nord est nei territori di Parlupiano (?), Sepino (MO), Morcone (CA), San Giuliano del Sannio (MO).

Inoltre: Decorata (CA), Riccia (MO) e Castelvetere Val Fortore (CA) i cui territori sono caratterizzati dal vasto Bosco Mazzocca e, successivamente, il confine continua nella stretta valle e lungo il corso del fiume Fortore verso il mare Adriatico.                                  La sua sponda sinistra segnò il confine con il territorio ad ovest dei Sanniti/Pentri (Molise) e con quello a nord dei Sanniti/Frentani (Molise) e lungo la sua sponda destra con il territorio dei Dauni. (vedi figura).

Quanto esposto è confermato dalla possibilità di localizzare ed identificare dalla sommità di monte Crocella le cime delle catene montuose e delle colline scelte opportunamente dai giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti per fissare i termini di confine, stabili e sicuri, tra il territorio dei Pentri con i Peligni a nord ovest, con i Carecini a nord, con i Frentani a nord, nord est, con i Dauni ad est e gli Irpini  a sud est.  Il Massiccio del Matese a sud  separava i Pentri ancora dagli Irpini e dai Caudini.

Questo è quanto.

Oreste Gentile.

GLI ANTICHI CENTRI FORTIFICATI DEL SANNIO/PENTRO. LORO UTILIZZO.

luglio 16, 2020

Dalla cima del monte Crocella, a quota mt. 1040, già denominato Colle Pagano in epoca medievale, nell’anno 1974 fu scoperta una fortificazione di circa 900 mtq. in rozza opera poligonale di 1^ maniera, con all’interno una cisterna per conservare l’acqua. (vedi figure).

Considerando che gli storici Diodoro Siculo (I se. a. C.) e Festo (II sec. d. C.) hanno ricordato: il primo, un colle sito nel territorio dei Sanniti: In Italia i consoli romani, penetrati nel territorio nemico con un esercito, vinsero in battaglia i Sanniti in una località chiamata Talio. I vinti (i Sanniti, n. r. d.) allora occuparono un colle chiamato Sacro ed il secondo, ricordò […]. Alii dicunt ex Sabinis vero sacro natos circiter hominum septe milia duce Comio Castronio, profectus occupasse collem cui nome erat Samnio, ideque traxisse vocabulum. (vedi in merito l’articolo IL COLLIS SAMNIUS O IL COLLE CHIAMATO SACRO DEI SANNITI/PENTRI.), si ipotizza la identificazione dell’antico colle Sacro o collem cui nomen erat Samnio con il monte Crocella.
Le sue dimensioni fanno pensare alla presenza di un ridotto contingente di Sanniti/Pentri, ma con l’importante compito di controllare il territorio circostante che, guarda caso, corrispondeva a quello occupato dai giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti che si chiamarono: Pentri.
La fortificazione fu scelta in quanto permetteva le comunicazioni visive diurne con i raggi reflessi del sole o il fumo, quelle notturne con il fuoco, tra Bovaianom/Boviaunum/Bojano, la città madre e capitale dei Sanniti/Pentri e gli insediamenti presenti su tutto il loro territorio che si estendeva a sud della Massiccio del Matese e confinava, procedendo da est, con il popolo degli Sanniti/Irpini, loro consanguinei; con i Dauni, di altra origine; con i Sanniti/Frentani; con i Sanniti/Carecini e con i Sanniti/Peligni e la popolazione dei Volsci, di altra origine.
Descrivendo una circonferenza immaginaria, il monte Crocella, già Colle Pagano, già colle Sacro o collem cui nomen erat Samnio, risulta essere il principale caposaldo da dove i Sanniti/Pentri scelsero e fissarono per le loro caratteristiche morfologiche, i termini di confine tra i loro territori. (vedi figura).

E’ dalla sommità di monte Crocella che si dominava e domina tutto il territorio dei Sanniti/Pentri ed inoltre, si controllava e si comunicava rapidamente, come già detto, con tutti gli altri insediamenti fortificati costruiti sulla sommità delle colline e delle montagne. (vedi figura da Monte Crocella).

 

I centri fortificati dei Sanniti/Pentri nel territorio delle province di Campobasso e di Isernia.

Ed allora, installate su ognuna delle antiche fortificazioni sannite un impianto fotovoltaico con una sola lampada e provate ad immaginare a quale spettacolo suggestivo notturno potremo assistere da ogni centro abitativo e non del Molise: tanti punti luminosi che ci portano indietro nella Grande Storia del nostro territorio quando i Sanniti/Pentri, con l’accensione di un fuoco, riuscivano a comunicare rapidissimamente tra loro e con i loro consanguinei più lontani.
Altro che smartphone.

Oreste Gentile.

GLI EBREI E LA GIUDECCA IN CIVITA SUPERIORE DI BOJANO, GIA’ ROCCA BOIANO.

luglio 14, 2020

In quale epoca gli Ebrei iniziarono ad abitare in Civita Superiore di Bojano ?

In un altro articolo avevo formulato 3 ipotesi, ma con il presente articolo mi soffermo sulla 1^ ipotesi per dimostrare quanto sia la PIU’ REALE: gli Ebrei già dai primi anni del secolo VII era presenti nel territorio di Bojano, basandomi sulla esistenza, ancora oggi, sia del toponimo Giudecca o via della Giudecca, sempre utilizzato in antico per identificare il quartiere abitato dagli Ebrei (stimo volgare definirlo ghetto), sia su ciò che resta di un pluteo di epoca longobarda con nodi di Salomone, erano residenti in Rocca Boiano/Civita Superiore di Bojano. (vedi figure).

Ferorelli (1966) stimò l’arrivo degli Ebrei nell’Italia meridionale quasi nello stesso tempo che a Roma. Per recarsi dall’oriente a quella città, dovevano generalmente sbarcare a Brindisi o a Pozzuoli, e, per la via Appia attraversare l’antica Calabria, cioè Terra d’Otranto, e poi la Puglia, il Sannio e la Campania.

Per la loro nuova residenza, potevano non scegliere anche il territorio pertinente alla città di Bojano ?

Il territorio del Sannio, intendendo quello Pentro, era attraversato da ovest ad est dalla via consolare Minucia esistente dal 221 a. C.: da Corfinio, raggiungeva Brindisi dopo avere attraversato Isernia, Bojano e Sepino; e prima, da Isernia, deviando per Venafro, collegava il Sannio/Pentro alla via consolare Latina/Casilina ed alla città di Roma.

Ma la Minucia divenne ancora più importate nel periodo longobardo per facilitare le comunicazioni tra Spoleto, capitale del ducato omonimo con Benevento, capitale dell’altro ducato omonimo.

Inoltre, un’altra via romana collegava Bojano con Larino e San Paolo Civitate. (vedi figura).

Nel territorio Pentro, precisamente nella città di Venafro, ricordò Ferorelli, già risiedeva un ebreo che comprò nel 591 alcuni vasi sacri da due chierici.

Questa testimonianza, permette di stimare la presenza degli Ebrei anche nei territori pertinenti nell’anno 667 al gastaldato di Alzecone nel ducato longobardo di Benevento o Langobardia minor.

Se liberi cittadini e dediti al commercio, scrisse Ferorelli, potevano, almeno alcuni, restare o tornar subito in tali regioni, allettati dalla fertilità del suolo (il territorio di Bojano lo era e lo è tuttora, n. d. r.) e dalla floridezza delle città marittime; se prigionieri di guerra e schiavi poteva invece, anche in parte, esservi mandati a coltivare i latifondi dei Romani: Bovianum/(Bojano), dopo la definitiva conquista di Silla (91-88 a. C.) era diventata, al pari della vicina Saepinum/Sepino ed altre del Sannio/Pentro: Isernia, Trivento, Venafro e Castel di Sangro, oggi in Abruzzo, un florido municipium, poi colonia romana e, con l’avvento del cristianesimo, sede di diocesi episcopale.

Siamo così, con certezza, all’ultimo secolo dell’era antica (I sec. a. C., n. d. r.), e, con grande probabilità, al tempo in cui a Roma si dirigevano o da poco erano giunti i primi ebrei; ed è per questo che contemporaneamente essi ben potevano esistere o cominciare a prendere stabile dimora anche in altre città dell’Italia meridionale.

Ferorelli pubblicò un elenco delle città dell’Italia meridionale in cui gli Ebrei dimorarono durante la seconda metà del XV: sono ricordate tra le tante città, Campobasso ed Isernia; NON Bojano e Venafro, città dove nell’anno 591 era avvenuto l’acquisto di alcuni vasi sacri da parte di un Ebreo ivi residente.

Alla luce di quanto esposto possiamo ipotizzare, visto ancora oggi l’esistenza del toponimo Giudecca in Civita Superiore di Bojano e del citato pluteo di epoca longobarda che gli Ebrei NON fossero più presenti durante la seconda metà del XV.

Esistono documenti attestanti la presenza e l’attività di uomini di origine Ebraica nella città di Bojano: nel settembre dell’anno 1147 era presente il notaio di origine Ebraica, N. Machabeo, rogò una concessione di Roberto, Vescovo di Boiano a’ Cosmo figlio di Pietro habitator di Boiano; nel gennaio dell’anno 1168 viveva in Bojano il cittadino di origine Ebraica Salathiele figlio di Giovanni.

Quando gli Ebrei avrebbero presero dimora per la prima volta in Rocca Boiano/Civita Superiore di Bojano ?

MANCANDO una documentazione certa, il loro arrivo può essere basato sugli avvenimenti che videro protagonisti per lungo tempo i territori pertinenti alle città di Bojano e di Benevento, considerando lo stretto rapporto amministrativo tra il territorio già dei Sanniti/Pentri e il ducato di longobardo (poi principato) di Benevento in cui era stato incluso dal VI secolo.

La Storia ricorda il ripopolamento del nostro territorio con l’arrivo di coloni Protobulgari, sicuramente vi erano anche gruppi di Longobardi in cerca di fortuna e non mancavano alcuni membri della aristocrazia beneventana

A questo trasferimento potrebbero avere partecipato gli Ebrei, vista la loro numerosa presenza fin dal V secolo nella città di Benevento che ospitava una comunità ebraica dalle radici secolari e in pieno rigoglio. Tracce dell’antica presenza potrebbero essere due epigrafi latine databili al V secolo.

La presenza di una comunità di Ebrei nella città, capitale del Ducato, il cui territorio confinava con il gastaldato di Alzecone, è ricordata: La prima testimonianza storica certa della presenza di Ebrei a Benevento è segnalata verso l’836, essi facevano parte del ceto mercantile durante il principato di Sicardo, Principe longobardo e godevano della sua protezione, così come quelli di Amalfi. Ciò era dovuto alla necessità di dare impulso ai commerci che erano quasi nulli a causa della grande arretratezza delle aree interne sotto il dominio longobardo.

CHIARO ?

Il territorio pertinente al gastaldato di Boiano, rispetto ai gastaldati istituiti nell’antico territorio del Sannio/Pentro, era il più vicino alla città di Benevento, una vicinanza accresciuta ancora più per la dipendenza della diocesi episcopale di Boiano dal metropolita di Benevento e per avere in comune il loro santo patrono: san Bartolomeo. (vedi figura).

Inoltre, molto più importante per i rapporti tra la capitale Benevento ed il gastaldato di Boiano, era la via, già descritta, che facilitava e favoriva la comunicazione e gli scambi commerciali della capitale del ducato di Benevento con Spoleto, capitale dell’omonimo ducato, e con la più lontana Pavia, sede del regno longobardo.

Potremmo ipotizzare: quanto accadeva nella città di Benevento, capitale del ducato, si rifletteva nel territorio del gastadato di Boiano.

Cesare Colafemmina,ha ricordato: In quel tempo gli ebrei dell’Italia meridionale eccellevano nell’arte della tintoria (tincta Iudeorum), divenuta quasi una loro specializzazione; la Giudecca, rione della loro residenza nella città di Benevento, era sita nella parte nord-orientale.

Ebbene, riscontrando l’inesistenza del toponimo Giudecca nella città di Bojano, ma ESCLUSIVAMENTE nella borgata di Civita Superiore di Bojano, si è autorizzati ad ipotizzare la loro residenza nella Giudecca localizzata tra le antiche mura (intramoenia) del castrum di Rocca Boiano (vedi figura) e svolgevano, come esamineremo, tutte le loro attività artigiane e commerciali nella sottostante città.

Il castrum di Rocca Boiano.         Rocca Boiano e la sottostante localizzazione della Giudecca.      Boiano medievale.

Rocca Boiano con la caduta dell’impero romano, dopo essere stata l’acropoli della civitas romana Bovianum sviluppata in pianura e sede del primo insediamento della città madre dei Sannita/Pentri e capitale Bovaianom, fondata nel XI-IX sec. a. C., tornò a svolgere il suo ruolo di “protezione” e di “difesa” dei suoi abitanti che, tornando a risiedervi dopo il parziale abbandono della civitas di pianura, la potenziarono con mura di cinta e con una rocca edificata sull’area più elevata del territorio; successivamente fu ampliata per diventare un vero e proprio castello. (vedi figura).

Le case di abitazione della Giudecca, ancora oggi esistenti, si localizzano a sud del borgo e furono costruite a ridosso delle mura perimetrali di difesa del castrum; una collocazione simile alla tecnica di costruzione adottata per la Giudecca nella città di Salerno: Con il tempo le case si addossarono al muro della città e si fusero con esso: così nel 1271 l’ebreo Salomon de Tincta chiese il permesso di aprire delle finestre nel muro meridionale della città per dare luce alla propria casa e la facoltà gli fu accordata, purché le aperture non risultassero dannose per la città stessa e pregiudizievoli per i vicini. (vedi figura).

Le case di Salerno addossate  Le case della Giudecca addossate al muro  al muro di cinta della città.    di cinta del castrum.

Il cognome de Tincta dell’ebreo salernitano Salomon testimonia, come in precedenza ricordato, la maggiore attività a cui gli Ebrei si dedicavano ed eccellevano: nell’arte della tintoria (tincta Iudeorum) e, avendo la possibilità di sfruttare le risorse idriche della vasta pianura di Bojano e la presenza dell’importante tratturo Pescasseroli-Candela e del tratturello Matese-Cortile-Centocelle, svilupparono la manifattura laniera con la costruzione delle valchiere o gualchiera in località denominate Valcaturo, come ancora oggi nella città di Bojano esistono i toponimi: tintiere, per identificare una strada; valcaturo, gualchiera o valchiera, dal germanico walkan o dal francese gauchier, per identificare la località dove esse erano state costruite.

Un’altra testimonianza della residenza e della preminente attività degli Ebrei nel territorio di Bojano è l’esistenza della chiesa dedicataa san Biagio, costruita a ridosso di una delle porte di accesso alla città medievale e nei pressi della località denominata nel passato Valcaturo e della esistenza di via Valcaturo, oggi via Turno.

Perché è importante la denominazione san Biagio della chiesa ?

La chiesa esisteva prima dell’anno 1241 ed in quell’anno Federico II ne espropriò gli arredi ed altri beni, come accadde per le chiese esistenti nelle diocesi episcopali della contea di Molise: il santo che ancora si venera è protettore degli cardalana, essendo stato torturato con i pettini utilizzati per la filatura della lana.

Ergo, se nell’anno 1241, epoca federiciana esisteva la chiesa di san Biagio, se nella città di Bojano operavano le gualchiere o valchiere utilizzate solitamente dagli abili artigiani di origine Ebraica, se consideriamo l’assenza nella città di Bojano di una località che nel suo toponimo ricordasse, come era in uso, la loro stabile residenza, gli Ebrei erano già presenti nel territorio di Bojano nell’anno 1241 (ante) e risiedevano nella Giudecca del castrum di Rocca Boiano.

Il nome Gualchiera/e deriva dal termine longobardo Walkan = rotolare, in questo caso molto probabilmente indicante una macchina che gira (http://caivaldarnosuperiore.it/), utilizzate e diffuse con la presenza dei Longobardi per la lavorazione della lana.

Nell’articolo Il mulino di Via Turno (ru mul∂ni∂ll∂) Margherita Lucarelli docente di lettere del Liceo Scientifico di Bojano, in Mainelli (2003), scrive: Nel grafico della Reintegra del tratturo del 1811, l’area della Chiesa di S.Biase, presso la porta omonima, mostra la biforcazione delle acque affioranti in superficie in Fiume Turno e in Fosso della Valchiera. Oggi esiste ancora il toponimo Valcaturo per indicare l’area del Fosso della Valchiera detto anche La canala che, situata a ridosso delle mura di Porta S.Biagio sul percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, costituiva un servizio della stazione degli armenti di S. Antonio Abate. […]. Presso la porta S. Biagio è presente ancora un dislivello di alcuni metri. Sul punto del salto maggiore del Fosso della Gualchiera, detto poi La canala, è individuabile una struttura muraria in pietra a crociera che insiste sul dislivello e sul letto de La canala stessa inclusa nella struttura. Ciò ne fa suppore lo sfruttamento nel periodo di massimo splendore della transumanza, cioè coevo alle Gualchiere del secolo XVIII.

Non a caso, il toponimo dell’attuale centro abruzzese di Fara San Martino testimonia la sua origine Longobarda: Fara, ossia l’insediamento dove vivevano individui discendenti dallo stesso progenitore che, guarda caso, sfruttando le acque del fiume Verde, avevano localizzato ed esiste oggi una (nel passato forse più di una) gualchiera.

Gualchiera Orsatti in Fara San Martino. (da farasanmartino.comunitaospitali.it).

La civitas Boviano/Bojano la cui pianura era ricca di acque, come testimoniano i citati toponimi, aveva la sua o le sue gualchiere e la sua o le sue tintiere, utilizzate dagli Ebrei in qualità di proprietari o di operai, residenti nella Giudecca di  Rocca Boiano, già acropoli della civitas sannitaromana, localizzata nella sottostante pianura e parzialmente abbandonata, soprattutto nei suoi quartieri meno difendibili dalle incursioni dei Saraceni contro i quali si scontrò, perdendo la vita, Guandelperto, gastaldo di Boviano/Bojano nell’anno 860.

Abitando nella Giudecca di Rocca Boiano, gli Ebrei erano attivi nei loro opifici localizzati ad est della città di Bojano e nella località poco distante denominata per l’abbondanza delle acque Rio freddo.

Quando l’operosa attività degli Ebrei iniziò a non essere più autonoma, ma soggetta al potere civile e, soprattutto ecclesiastico ?

Come sempre, quanto accadde agli Ebrei residenti nella città di Benevento, accadde agli Ebrei residenti nel territorio della città di Bojano, con il principe Longobardo Landolfo VI: egli si era impossessato nell’anno 1054 della città capoluogo del principato, epoca in cui la contea di Bojano era retta dal normanno il conte Rodolfo de Moulins/Molinis/Molisio per avere sposato la titolare, la contessa Emma Roffrid, appartenente alla nobiltà longobarda del principato longobardo franco di Benevento.

Colafemmina ha ricordato: Dopo questo intervento, gli ebrei di Benevento non avranno più a che fare con principi secolari, se non saltuariamente e per periodi non lunghi, ma con la Santa Sede, perché, come si è detto, alla morte di Landolfo VI (1077) il papa prese definitivamente possesso della città e, con essa, degli ebrei. E il primo atto del governo pontificio nei confronti di fu quello di assicurarsi la tassa sulle loro tintorie (tincta Iudeorum), un reddito che era fino ad allora appartenuto quest’ultimi all’erario privato del principe. In quel tempo gli ebrei dell’Italia meridionale eccellevano nell’ arte della tintoria, divenuta quasi una loro specializzazione.

In base ai documenti tutt’ora esistenti gli Uomini Chiesa gestivano nel territorio della città di Bojano le gualchiere ed i mulini già nell’anno 1307: il vescovo Guglielmo agì contro il procuratore dei frati Minori per il possesso dei Valcatori siti a Rio freddo sopra il Ponte; lo stesso vescovo Guglielmo, sempre nell’ anno1307, prese possesso di tre Valcatori siti in Rio freddo; mentre nell’anno 1314 con il vescovo Angelofurono ricordati Due Molini e tre valcaturi a Rio freddo; sempre degli stessi immobili si ha notizia nell’anno 1333 con il vescovo Andrea; nell’anno 1403 con l’Abb. Cicco de Senis e nell’anno 1404 gli Abb.ti Antonio e nuovamenteCicco de Senis, trattano una locazione della mità di un Molino, e di un Valcaturo di essi canonici, sito dove si dice alle pietre dirrupe (oggi, Pietre cadute, n. d. r.) ed infine, nell’anno 1405, una locazione in emphytheusim di un Mulino, e loco di Valcaturo della Chiesa di san Bartolomeo.

Nei successivi documenti (163 e 164) dell’anno 1516, 12 luglio, sottoscritti da Silvio Pandone vescovo di Boiano fu ricordato un molino < in pertinensiis S. Poli >, con due macine sito in Rio freddo; non furono ricordati i valcaturi, forse non oggetti della donazione (o andati in disuso ?).

L’ultimo documento trascritto nei Regestri Gallucci è dell’anno 1655, ma dall’anno 1405, 25 marzo, NON si hanno notizie dei valcaturi.

Dopo quanto esaminato, valutiamo le varie ipotesi esposte nel corso degli anni sull’arrivo e la presenza degli Ebrei nella località Giudecca in Civita Superiore di Bojano.

In ordine cronologico, hanno proposto l’arrivo degli Ebrei nel castello di Rocca Boiano all’epoca dell’imperatore Federico II (1194-1250): […]. Un’ulteriore cinta muraria, che fortificava il castello, si univa alla cinta merlata che racchiudeva l’intera cittadella; un insieme di mura quindi di cui ancora oggi si conserva la parte occidentale, parte importante perchè al proprio interno erano sorte delle piccole abitazioni riservate ad una colonia di ebrei, giunti al seguito di Federico II. (http://www.regione.molise.it/web/turismo/turismo.nsf).

C’è chi sostiene l’arrivo di una colonia di Ebrei nell’anno 1456 per incrementare la popolazione della città di Bojano più che decimata dal terremoto, detto di santa Barbara, dell’anno 1456.

Il sito https://www7.tau.ac.il/omeka/italjuda/items/show/590, ricorda che Negli ultimi decenni del XV secolo il vescovo di Boiano, da cui C. (Campobasso n. d. r.)dipendeva, trasferì qui la sua residenza, e prese ad angariare gli ebrei, proibendo ai macellai di rifornire di carne macellata e tagliata secondo il loro uso, come era stato solito e consueto. La comunità ricorse alla Camera della Sommaria, che in data 30 luglio 1482 invitò il prelato a non creare novità e dissidi. La lettera non raggiunse l’effetto desiderato, perché il 25 settembre 1489 la Sommaria intervenne di nuovo, questa volta contro il capitano cittadino che aveva multato due macellai per avere preparato la carne per gli ebrei: se gli Ebrei svolgevano le loro attività in Campobasso, probabilmente erano presenti, nell’anno 1482, anche nella città di Bojano.

C’è chi ha ricordato le migrazioni/fuga degli Ebrei a causa della secolare persecuzione, come illustra il sito it-it.facebook.com › civitasuperiore › posts › la-storia: La storia degli Ebrei Sefarditi di cui alcuni dopo la cacciata dalla Spagna si stabilirono nella odierna Giudecca a Civita. […]. Alla fine il governo trovò la soluzione della questione ebraica in Spagna: l’editto di espulsione del 1492: gli ebrei dovevano lasciare la Spagna entro tre mesi.    

Pur sostenendo la presenza degli Ebrei nella città di Bojano nei periodi: 1°. Ante anno 1250 della morte di Federico II; 2°. All’anno 1456,dopo il disastroso terremoto; 3°. All’anno 1482/89,con il vescovo di Boiano; 4°. All’anno 1492 a causa dell’editto di espulsione dalla Spagna, NESSUNO ha identificato nella città di Bojano una località che ricordasse la loro residenza; l’UNICA, ancora oggi e fin dal periodo alto medievale, è la Giudecca in Civita Superiore di Bojano, già Rocca Boiano.

TUTTE le epoche potrebbero aver visto SI’ l’arrivo di Ebrei nel territorio pertinente alla città di Bojano, ma la Storia, per ora, documenta nel territorio di Bojano l’esistenza di UNA sola località di residenza: la Giudecca.

Inoltre, per fugare ogni altro dubbio, similmente per quanto accadde nell’anno 1271 nella città di Salerno su esplicita richiesta de l’ebreo Salomon de Tincta, anche nella Giudecca di Rocca Boiano le case si addossarono al muro della città e si fusero con esso, purché le aperture non risultassero dannose per la difesa della Rocca e pregiudizievoli per i vicini.

Oreste Gentile.