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UN ANTICO PERCORSO “MICAELICO” RIVALUTATO NELL’ANNO 2020.

settembre 6, 2020

PER LA PRIMA VOLTA, DOPO MOLTI ANNI DAL SUO ABBANDONO, VERRA’ RIUTILIZZATO  UN ANTICO PERCORSO. MICAELICO RIVALUTATO NELL’ANNO 2020.

 Dall’ITINERARIO Via Micaelica Molisana: PROGRAMMA “Via e ciclovia micaelica molisana edizione 2020”.

DAL SANNIO AL GARGANO

Si riprenderà dopo una settimana ca., il percorso medievale, in Molise, seguendo il Matese-Cortile-Centocelle, braccio di collegamento fra i tratturi Pescasseroli-Candela/Castel di Sangro-Lucera/Celano-Foggia/Sant’Andrea-Biferno. Segue snodo verso la Puglia Geronum Rotello Torrente TanaCivitate (tratturo Magno). (vedi figura).

Mi ha piacevolmente sorpreso la scelta da parte dell’Associazione Via Micaelica Molisana di percorrere quest’anno l’itinerario che, partendo dalla città di Bojano, già capitale dei Sanniti/Pentri, segue il tratturo Pescasseroli-Candela per raggiunge il loro antichissimo santuario di Hercul Rani (nella Tabula Peutingeriana: Campochiaro) e proseguire, come illustreremo, lungo la direttrice del tratturello Matese-Cortile-Centocelle dove incrocia il tratturo Celano-Foggia.

Questo era una parte dell’antico itinerario per raggiungere il santuario miacaelico, mentre l’Associazione propone di seguire l’incerto tracciato disegnato nella Tabula Peutingeriana per coinvolgere i centri di Casacalenda (Geronum), Rotello, San Paolo Civitate (teneapulo) etc. (vedi figura).

I trattuti nel Molise.                     Il percorso MateseCortile–                                                                        Centocelle ed il tratto per Geronum                                                          RotelloTorrente Tana e Civitate                                                              (Tratturo Magno).

 

La T.P.: Hercul Rani/Campochiaro. Bobiano/Bojano.adcanales/Baranello ?. ad pyr/Campolieto. Geronum/Gerione/Casacalenda.

, sorpreso: dopo DIVERSI anni dal suo abbandono, torna in auge il lungo tratto del più antico itinerario utilizzato dai pellegrini residenti nei centri localizzati a sud-sud ovest della regione Molise: Venafro, Isernia, Bojano e Campochiaro (santuario Hercul Rani) per raggiungere il santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, dopo essere passati, come esamineremo, per l’odierno centro di Bonefro. (vedi figura).

Nei tempi moderni (ignoro quando), l’antico itinerario fu abbandonato: i pellegrini residenti nella città di Bojano, per giungere al santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, preferirono il vecchio percorso della S. S. 17 Appulo Sannitica, seguito fino al bivio di Campochiaro che corrispondeva alla via consolare Minucia (221 a. C.) da Corfinio a Brindisi, già parte del tracciato del tratturo Pescasseroli-Candela, ricordata da Strabone 60 a. C.-20 d. C.:  Ci sono due vie che partono da Brendesionla prima è una mulattiera che passa attraverso il territorio dei Peucezi chiamati Pedicli e poi attraverso quello dei Dauni e dei Sanniti fino a raggiungere a Beneventum.

Dal bivio di Campochiaro, la S. S. 17 non seguivano l’itinerario della Minucia, ma deviavano a nord-est e, nei pressi di Vinchiaturo, proseguivano a destra verso est, coinvolgendo fino a Monte Sant’Angelo: Gildone, Jelsi, Gambatesa (successivamente, Casalvecchio di Puglia, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo). (vedi figura).

L’itinerario odierno in territorio molisano da Bojano a Gambatesa.

L’itinerario di quest’anno, Ripropone l’antico percorso che iniziava dalla città Venafro, raggiungeva la città di Isernia e, seguendo la S. S. 17/via consolare Minucia/tratturo PescasseroliCandela raggiungeva la città di Bojano.

Da Bojano, seguendo la direzione della antica via anonima, disegnata nella Tabula Peutingeria nonchè l’itinerario corrispondente al tratturello MateseCortileCentocelle (a grandi linee fu utilizzato per la costruzione nel terrirorio del Molise della S. S. 87 nel tratto da Campobasso/Taverna del Cortile-Campolieto/ad pyrum, verso la località di Centocelle nei pressi di Ripabottoni).

Lasciandosi in lontananza, sulla sinistra, Casacalenda/geronum, proseguiva a destra, verso est, con il tratturo Celano-Foggia fino a lambire il centro di Bonefro.

Lasciandosi ancora sulla sinistra Santa Croce di Magliano e sulla destra San Giuliano di Puglia, scendeva nella stretta valle, attrarversava il fiume Fortore per  raggiungere, seguendo la direzione del tratturello NunziatellaStignano, il santuario Santa Maria di Stignano, San Marco in Lamis-San Giovanni Rotondo ed infine Monte Sant’Angelo. (vedi figura nel percorso molisano).


 

In questo contesto, il centro di Bonefro svolgeva un ruolo importantissimo.

Scrive Colabella (1974): Era il mese di maggio di mille anni fa (1974-1000= 974 n. d. r.). Alcuni pellegrini diretti al Santuario di San Michele Arcangelo si fermarono in una raduna ai confini tra il Sannio e l’Apulia, per ritemprare i loro corpi polverosi arsi dal sole. Erano partiti molti giorni prima dalla Piana di Venafro, ma ormai erano vicini alla meta: dicevano gli anziani che, una volta guadate le acque della Sciumara (il fiume Fortore tra il Sannio e la Puglia (?), n. d. r.), laggiù nella valle, non rimaneva che percorrere che un tratto di pianura Apula. In effetti all’orizzonte nella sua mole maestosa si stagliava il promontorio del Gargano.

Corrispondeva al percorso più antico, già ricordato in una pubblicazione dell’anno 1858: Intrapresero buon numero di venafrani il pellegrinaggio per Monte Gargano, affine di visitar la Basilica di s. Michele Arcangelo, quando colti per via da ignoto infortunio, fermaronsi in un bosco della diocesi di Larino. Quivi, per motivi che non permettevano di rimpatriare, vollero stabilirsi, e in quel luogo sul declivio d’una montagna edificare un paese, che denominarono Venafro, poi corrotto in Bonifro o Bonefro. Ignorasi l’epoca dell’avvenimento, bensì anteriore al 1038, in cui Bonefro esisteva […]. L’occasione medesima di venerare la celebratissima grotta del Monte s. Angelo, eccitò quasi ogni anno i venafrani a recarvisi.

Quell’antico itinerario di pellegrinaggio precedette l’arrivo, lo stanziamento ed il culto per l’arcangelo Michele, dei conquistatori Longobardi nel territorio beneventano nell’anno 570/71.

G. Mascia, scrive: Ricadente nella diocesi di Larino, in prossimità del tratturo Celano-Foggia (fondamentale arteria di collegamento tra gli Abruzzi e il Gargano), la più antica delle chiese molisane dedicate a San Michele è ricordata in una lettera di papa Gelasio I del 493-494. La sua edificazione va senz’altro messa in connessione con l’affacciarsi del culto garganico. Sita in territorio di Civitacampomarano, o comunque in una località quae mariana vocatur, come precisa la lettera papale, la chiesa rimarrà isolata finché al culto del Santo non arriderà la fortuna assicurata dai longobardi, per irradiazione politica e/o delle abbazie benedettine.

La suddetta chiesa micaelica, in prossimità del percorso tratturale Celano-Foggia, poteva essere già interessata dal passaggio e dalla visita dei pellegrini della nostra attuale regione devoti all’Arcangelo, prima di proseguire il viaggio verso il più celebre santuario di Monte Sant’Angelo.

I pellegrini dalla città di Venafro, giunti a Bojano percorrendo da Isernia la via consolare Minucia, già Tratturo Pescasseroli-Candela, avrebbero potuto o dovuto seguire l’itinerario oggi utilizzato dai pellegrini bojanesi: Gildone, Jelsi, Gambatesa, (Casalvecchio di Puglia, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo). (vedi figura); invece deviarono a sinistra, preferendo il percorso del tratturello Matese-Cortile-Centocelle, già via della T. P. da Bobiano/Bojano a teneapulo/San Paolo Civitate. (vedi figure prec.).  

Ricordando le cronache antiche per quanto accadde nei pressi di Bonefro, l’itinerario seguito dai pellegrini di Venafro certamente doveva coincidere con lo stesso itinerario, più antico, utilizzato dai pellegrini di Bojano, l’unico che dava la possibilità di visitare prima di proseguire per Monte Sant’Angelo, anche il 1° santuario (in senso assoluto) micaelico edificato presso Civitacampomarano in territorio Molisano. (vedi figure di confronto).

 

l culto di San Michele o dell’Arcangelo Michele o di Sant’Angelo era ed è molto diffuso nella regione Molise.

Nei suoi 132 comuni grandi e piccoli, 49 lo celebrano in modo particolare: 17 nella provincia di Isernia (comuni 52) e 32 nella provincia di Campobasso (comuni 84). (vedi figura, punti rossi).

G. Mascia, scrive: I comuni molisani a patronato micaelico sono: Acquaviva Collecroce, Baranello, Campolieto, Monteroduni, Pesche, Ripalimosani, Sant’Angelo del Pesco, Sant’ Elena Sannita e Campodipietra (compatronato): Con l’eccezione di Baranello (8 maggio) e Campodipietra (12 agosto), il santo vi è festeggiato il 29 settembre. (vedi figura, punti neri).

Osservando la localizzazione delle comunità in cui il culto di san Michele è da sempre radicato, il numero maggiore è lungo l’antico percorso da Venafro-Isernia-Bojano-Baranello-Campobasso-Ripalimosani-Matrice-Campolieto-Ripabottoni e Bonefro, località che, tranne Venafro, Macchia d’Isernia e Monteroduni, dalla città di Isernia sono localizzate lungo la direttrice del tratturo Pescasseroli-Candela fino a Campochiaro (e Sepino), lungo il tratturello MateseCortileCentocelle ed il tratturo Celano-Foggia.

A differenza del percorso da Bojano a Monte Sant’Angelo utilizzato in tempi moderni: Vinchiaturo, Gildone, Jelsi e Gambatesa, centri non legati al culto micaelico, da Campochiaro, seguendo la direzione del tratturello Matese-Cortile-Centocelle, era ed è possibile visitare i centri sorti lungo il percorso dove il culto micaelico è ancora oggi vivo come nel lontano passato. (vedi figura).

Oreste Gentile.