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1^ PUNTATA.  C’E’ TANTA VOGLIA DI CAMMINARE CON LA  STORIA E NELLA STORIA. “” LE VIE ROMEE “” E “” LA VIA FRANCIGENA. “”

ottobre 30, 2020

E’ aumentata la voglia di camminare: si utilizzano gli itinerari più antichi, originati per motivi religiosi o per cause di guerre; ma di recente sono stati creati dei nuovi percorsi, accreditati per essere stati utilizzati nel passato.

La penisola italica, per la sua millenaria Storia, è considerata ancora oggi un “ponte” naturale per collegare le regioni del nord Europa con le regioni dell’oriente mediterraneo. (vedi figura).

Successisamente, con la diffusione del cristianesimo, nacquero le vie romee: permettevano ai devoti pellegrini provenienti dal nord dell’Europa di raggiungere Roma, pregare sulle tombe di Pietro, di Paolo, di altri santi martiri e per visitare la città residenza del Papa. (vedi figura).

www.eviandando.it    Le vie romee.

 All’inizio fu la via romea, nome assunto, scrive la Treccani, nel Medioevo, nel tratto fra Ravenna e Pomposa, dalla Via Popilia romana, essendo l’abituale percorso dei pellegrini provenienti da Venezia e dalle Alpi orientali e diretti verso Roma. Il nome poi si estese più a N fino ad Adria e più a S fino a Rimini. Successivamente, nel 18° sec., il nome fu dato alla strada (molto più interna della precedente, a N di Ravenna) che congiunge Ferrara con Ravenna, poi con Rimini (ora Statale Adriatica). La vecchia strada R., decaduta a poco a poco a sentiero, fra le pinete e le valli di Ravenna e di Comacchio, fra Ravenna e Venezia.

Pertanto, l’altra via consolare Popilia sempre costruita dal console Publio Popilio Levante nell’anno 132 a. C. tra le città di Capua e Reggio Calabria, non era una via romea visto il suo percorso a sud della città di Roma.  (vedi figura).

wikipedia.org

Genericamente era dette romee tutte le vie attraverso cui i pellegrini (romei) giungevano a Roma, in particolare la via Francigena.

Molti erano i percorsi e diverse le loro denominazioni: molto spesso fu dato il nome della località più importante attraversata o il nome della popolazione residente o derivava dalla caratteristica morfologia del territorio; ma UNICO era l’itinerario della via Francigena, già via romea.

All’inizio della sua storia, la via romea, successivamente chiamata via Fancigena o Francisca, era l’itinerario più importante e famoso, grazie alla diffusione del cristianesimo ed al suo sempre più frequente uso fatto dai devoti pellegrini, residenti nel nord dell’Europa per visitare sì la città di Roma ma, volendo, avrebbero potuto proseguire, con la consolare via Appia  fino a Benevento e poi con la via consolare Traiana, verso i porti più importanti della Puglia per raggiungere la Terrasanta.

Il percorso della UNICA via romea, chiamata via Fancigena o Francisca, iniziava da Canterbury e dopo l’Inghilterra, proseguiva per la Francia, la Svizzera; attraversando il valicato passo del Gran San Bernardo, entrava  l’Italia per giungere a Roma, dopo 1. 800 km., di cui 1.000 km. in territorio italico (vedi figura).

La caduta dell’impero romano d’occidente fu la conseguenza della morte dell’imperatore romano Romolo Augustolo, avvenuta nell’anno 476 d. C.; pertanto, l’importante via romea proveniente dall’Inghilterra fu soprattutto utilizza dalle popolazioni germaniche per invadere e conquistare l’Italia.

Con il trascorre del tempo, oltre ai pellegrinaggi, furono incrementati gli scambi commerciali e, dopo l’arrivo dei Longobardi, con la presenza in Italia dei Franchi, giunti utilizzando il percorso centro-meridionale della via romea presente nel loro territorio italico, fu denominato via Francigena o via Francisca.(vedi figura).

Risale all’anno 990 il viaggio dell’arcivescovo Sigerico e la sua descrizione del percorso con le varie tappe in occasione del ritorno dalla città di Roma alla sua residenza nella città di Canterbury, dopo avere ricevuto il Pallio dal Papa.

Percorse tutta l’antica via romea, già denominata via Francigena o via Francisca, correva l’anno 990 ed i Franchi erano saldamente al potere in Italia. (vedi fig.).

Lavia Francigena o via Francesca, già via romea. (da Cammini d’Europa).

OGGI, facendo scempio della Storia, alcune regioni italiane rivendicano un percorso della LORO via Francigena; vedi ad esempio: la Sicilia, i cui territori INEQUIVOCABILMENTE erano ESCLUSI DALL’ITINERARIO DELLA VIA FRANCIGENA. (vedi fig.).

La Magna Via Francigena (da Terre di Mezzo).

Altre, vedi il Molise, vantando la presenza ancora oggi del toponimo via francesca o via francisca nei loro territori posseduti dai Franchi, ha impropriamente creato un legame con il piu famoso ed unico itinerario, denominato via Francigena o via Francesca.

Una domanda molto pertinente pone il sito www.lovelymolise.com: Anche in Molise passava un tratto della via Francigena? Come sovente accade, non tutti gli studiosi sono d’accordo sulla questione. Per alcuni c’era una via Francigena anche in Molise che collegava il Lazio ai percorsi della Campania e della Puglia. Per altri invece si tratta di una questione ‘politica’ che non trova riscontro nelle fonti storiche.

SAGGIA VALUTAZIONE.

NO STORIA, NO VIA FRANCIGENA O VIA FRANCESCA NEL MOLISE.

La rivendicazione si basa UNICAMENTE su alcune fonti storiche le quali, non citano la via Francigena o la via Francesca nel territorio del Molise, ossia l’antico  percorso utilizzato dai Longobardi, dai Franchie dall’ arcivesco Sigerico, bensì alcuni più o meno lunghi tratti di antiche strade localizzati un po’ qua, un po’ là, ristrutturati o creati durante la dominazione dei Franchi.

Dalena (2017), in merito alla diffusione del toponimo  francisca per identificare una via presente, guarda caso, anche in territorio del Molise, ricorda: La denominazione Francisca deriverebbeanche dallo stanziamento lungo queste strade di coloni francesi che via via si trasformarono da livellari in enfiteuti e possessori di terre. Lo riprova un contratto di livello di ventinove anni  stipulato nel 962 dall’abate vulturnense Paolo II con un gruppo di otto persone native << de Francia >> insediato a Cerasuolo, non lontano dal Volturno, quasi al confine tra la Terra Sancti Benedicti e la Terra di Sancti Vincencii.

Il Chonicon Vulturnense nel testo del Doc. 93 redattonell’ anno 954, cita per 2 volte la via Francisca (oggi nelle carte IGM località Francesca) a sud  dei centri di Santa Maria Oliveto e Roccaravindola; nelle sue vicinanze si localizzava la silva Cicerana. (vedi figura).

Infante (2009) scrive, ricordando il periodo storico della presenza nell’Italia meridionale dei Normanni, succeduti ai Franchi: […]. Troia e Siponto. L’attestazione più antica sembra quella riportata da un documento del 1024, in cui compare il nome di “via Francigena”. In tale documento, detto anche Privilegium Baiolorum Imperalium, si tracciano i confini del territorio di Troia e, ad un certo punto, […]. Ed ancora: in ipso rigo qui nominatur Porcilli, et de alio latere fine ipse rivus iam dicti Porcili quo modo venit in iam dicta via francisca, et est infra ipsa dicta finem vineis petie XIII et dono atque concedo de aliis meis rebus que ego habeo in ipso dictum comitatu Termolense.

Pertanto, nei territori della penisola italica dominati dei Franchi, il toponimo Francesca identificava ed ancora oggi identifica, l’area presso la Tavera Ravindola ed il toponimo via francisca si localizzava in un territorio tra Troia, Siponto e Termoli.

Da est ad ovest, da nord a sud del vasto territorio dell’Italia centro-meridionale occupato dai Franchi, molto frequente doveva essere l’uso, in ricordo della loro presenza, del toponimo francisca o francesca; testimonia, come scrive Dalena: La denominazione Francisca deriverebbeanche dallo stanziamento lungo queste strade di coloni francesi, native << de Francia >>.

Dalena ricorda più di un itinerario utilizzato dai Franchi per invadere o per sedare focolai di ribellioni nei territori occupati; essi furono denominati via francesca o via francisca, ma NULLA avevano in comune con l’itinerario di Sigerico, ASSOLUTAMENTE religioso da Roma a Canterbury (o viceversa),utilizzato dai pellegrini e, successivamente, anche e soprattutto, per scopi commerciali e militari.

Concludendo, prima e dopo i Franchi c’erano state le invasione di altri popoli e, come illustrato per la diffusione del toponimo francesca o francisca, ancora oggi esistono diverse località occupate dai Longobardi con i toponimi: Fara, Staffoli, Gualdo, Sala etc., mentre altre con il toponimo saraceni o saracino, ricordano la presenza dei Saraceni.

SI, più di UNA via francesca o francisca, ma l’itinerario dell’UNICA via Francigena o via Francesca, come testimonia la Storia, si originava a Cantherbury e terminava a Roma.

Successivamente da Roma i pellegrini ed i commercianti, proseguivano verso i porti pugliesi per raggiungere la Terrasanta: la famosa via consolare Appia era la più frequentata e passava per le importati città di Capua e di Benevento, ma soprattutto, lungo il percorso denominato convenzionalmente Via Francigena del Sud, era importante la presenza dei monasteri: permettevano ai pellegrini di soddisfare lo “spirito” ed ai mercanti o a quanti erano dediti ad altre attività, offriva la possibilità di trovarvi ristoro  e riposo.

In seguito, con la diffusione del culto per l’Arcangelo Michele i viaggiatori potevano anche incamminarsi verso il luogo della sua apparizione: Monte Sant’Angelo. (vedi figura).

Con il passare del tempo e la scarsa manutenzione dell’antica via consolare Appia, soggetta all’impraticabilità di alcuni tratti (tra cui la ricordata area paludosa dell’agro pontino, ricorda Dalena, indirizzarono i pellegrini lungo la direttrice Latina/Casilina, che dalla seconda metà del X secolo, viene considerata via Francisca.

Essa, scrive Dalena, staccatasi dalla via Prenestina/Latina in prossimità di Teano, attraverso il Pons Marmoreus, si collegava all’antica direttrice Venafro-Alife-Benevento e alla Traiana poco oltre Benevento. (vedi figura a sn., l’ itinerario rosso da Radke  la direttrice (Venafro)-Alife-Telese-Benevento. Figura a ds. dall’Itinerarium Provinciarum  l’itinerario TeanoAlifeTeleseBenevento).

A tale proposito è spontaneo e logico denominare via Francigena del sud l’itinerario  a sud di Roma,  città mèta della via Francigena.

NON ESISTONO VIE (plurale), ma una SOLA,UNICA VIA, convenzionalmente chiamata Francigena del sud.

Il percorso della cosiddetta Francigena del sud, dapprima identificato, dopo la città di Roma, con la via consolare Appia;successivamente lo divennela via Latina/Casilina, con una probabile deviazione per la città di Venafro per raggiungere le città di Alife, Telese e Benevento. (vedi figura).

Dopo la deviazione della Latina/Casilina per Venafro, si poteva proseguire per Alife, etc.: oppure da Teano esisteva una bretella per Alife etc..

Che la via Francigena del sud proseguisse verso Venafro per visitare ed essere ospitati presso il monastero di San Vincenzo al Volturno e poi tornare indietro verso Alife, è INVEROSIMILE a causa delle continue distruzioni subite dal famoso monastero nel corso della sua TORMENTATA Storia, ricordata da http://abbaziasanvincenzo.org:

Subito dopo la nascita, nel 703, il cenobio benedettino intraprende un cammino di espansione che culmina nella gloriosa fase avuta durante l’impero carolingio. Uno sviluppo di crescita rapido e imponente al quale però è seguito anche un rapido declino. Già nella prima metà del IX secolo, giungono i primi segnali di difficoltà per la comunità e il loro imponente monastero.

Soprattutto l’incursione saracena particolarmente cruenta dell’881 può rappresentare il brusco passaggio dalla fase di ascesa a quella di declino che culmina con l’abbandono del sito originario e lo spostamento sulla riva opposta del fiume. Anche qui, dove oggi sorge la nuova abbazia, una storia non facile modella le fasi di vita della nuova e più piccola comunità mentre, dall’altra parte del fiume, secoli di silenzio cancellano ogni traccia visiva dell’antica abbazia; come illustra anche il sito www.avvenire.it/agora/pagine/san-vincenzo-al-volturno: In particolare, si è capito che, nel corso della ricostruzione avvenuta tra la fine del X secolo e la prima metà del successivo.

In situazioni meno precarie erano i monasteri esistenti lungo l’altro percorso: l’abbazia cassinese di Santa Maria in Cingla nel territorio di Ailano; il monastero di Santa Maria della Ferrara nel territorio di Vairano Patenora; nei pressi di Alife, in località Porchiera, il restaurato santuario della Madonna delle Grazie e nel territorio dell’antica Telesia (od. San Salvatore Telesino) i pellegrini avrebbero potuto visitare ed essere ospitati nell’abbazia benedettina di san Salvatore (VII-IX secolo) prima di giungere nella città di Benevento, capoluogo del ducato/principato dove era possibile visitare l’Abbazia longobardo di Santa Sofia: dall’anno 768 ospitò le reliquie di San Mercurio e di altri 31 martiri cristiani, tanto da essere stata stimata, scrive www.santasofiabenevento.it, la Chiesa nazionale e simbolo della spiritualità del popolo longobardo.

Da Benevento si poteva scegliere l’itinerario da seguire: la più antica via consolare Appia o la più comoda via consolare Traiana, già via consolare Minucia, ricorda da Cicerone (10643 a. C.), da Orazio (658 a. C.) e da Strabone (p. 60 aC.-c20 d. C.), con la possibilità di visitare anche la grotta dell’apparizione micaelica di Monte Sant’Angelo. (vedi figura riassuntiva).

Un itinerario denominato via Francigena del sud, iniziando dall’antica città di Venafro e proseguendo verso le altre antiche città di Isernia, di Bojano, di Sepino per giungere a Benevento, non avrebbe offerto ai pellegrini o ai comuni viandanti alcuna struttura religiosa per il ristoro dell’anima e del corpo.

Ergo, la via Francigena del sud da Roma seguiva un percorso nei territori localizzati a sud del Massiccio del Matese. (vedi figura).

La via Francigena del sud /via Francigena del sud a sud del Massiccio del Matese.

PER DAVVERO LA REGIONE MOLISE NON OFFRE UN ITINERARIO PERTINENTE AL SUO IMPORTANTE RUOLO SVOLTO NELLA STORIA ?

CAMMINANDO INDIETRO NELLA SUA STORIA, scopriamo e propaniamo alcuni percorsi molto, ma molto più antichi delle vie romee e della via Francigena o via Francisca, o della via Francigena del Sud; IL PIU’ ANTICO RISALE AI SECOLI XI-IX a. C.: prima della fondazione di Roma (753 a. C.); prima dell’arrivo dei Longobardi (VI sec. d. C.) e degli altri popoli invasori.

Per le bellezze naturali, per le numerosissime testimonianze archelogiche e per i  monumenti del più antico passato, ci limiteremo ad illustrare i vari percosi e ricordare  le località più importanti in modo da STIMOLARE LA VOSTRA CURIOISITA’ ED IL VOSTRO INTERESSE PER UNA VISITA.

SCOPRIRETE QUANTO, ED E’ DAVVERO TANTO, C’E’ DI BELLO ED INTERESSANTE DA CONOSCERE.

                                              BUON VIAGGIO NEL PASSATO.

Oreste Gentile.

(continua).

LA BUFALA STORICA PLANETARIA DELLA PRESENZA DI PAPA CELESTINO V NELLA CITTA’ DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 DI OTTOBRE DELL’ANNO 1294; IL SUO REGALO ALLA CITTA’ DI 2 (DUE) CROCI ED IL VITALIZIO DEL RE CARLO II AI CONGIUNTI DEL PAPA.

ottobre 15, 2020

I sostenitori della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio e di Maria, fra le tante BUFALE nel tempo SMENTITE, esibiscono 2 prove.

La 1^ prova. il dono di 2, dico e ripeto, DUE croci di argento di fattura longobarda-bizantina alla cattedrale della città di Isernia.

Cantera, chi più di lui, aveva interesse ad esibire una testimonianza certa per accreditare la presenza del papa molisano nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 nella città di Isernia e di esservi anche NATO ?

Dopo avere modificato gli itinerari del viaggio di trasferimento da L’Aquila a Napoli del corteo papale e reale; dopo avere INVENTATO e DESCRITTO una sosta ed un soggiorno del papa nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294, avrebbe perso la < ghiotta > prova di descrivere le 2 croci donate dal papa alla cattedrale della < sua Isernia > ?

Ebbene, Cantera IGNORAVA l’esistenza delle 2 croci donate alla cattedrale della città, per un motivo molto semplice: le 2 CROCI NON ERANO MAI ESISTITE.

Chi più del già citato Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, tenace sostenitore della nascita in Isernia di Pietro di Angelerio e di Maria, avrebbe potuto conoscere la VERITA’ del dono delle 2 croci ?

Ebbene, Ciarlanti dichiarò: e due Croci, ch’egli in dono mandò (si, avete letto bene: MANDO’) alla sua Patria (Isernia), che nel Duomo si conservano: ossia Celestino V, non ERA PRESENTE IN ISERNIA, ma le mandò da una località ignota in un’epoca altrettanto ignota.

Ma c’è un altro REBUS da risolvere: TUTTI e lo stesso Ciarlanti, sostengono che le croci fossero 2 (dico DUE) e TUTTI, tranne Ciarlanti, come esaminato, sostengono che fossero state donate in occasione della presenza del papa molisano in Isernia il 14 e 15 ottobre 1294.

Ebbene, il compianto mons. A. Gemma, vescovo della diocesi di Isernia-Venafro, scrisse in un articolo per il quotidiano Nuovo Molise, nella cronaca di Isernia del 30 agosto 1998, a proposito del dono delle 2 CROCI: […], e qui (in Isernia) tu lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione quella croce argentea che il tesoro della cattedrale gelosamente custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Chi non dice la VERITA’ ?

Ciarlanti, che ricordò le 2 croci MANDATE da Celestino V o Gemma che dichiarò: quella croce (ossia UNA) tu lasciasti ?

ENTRAMBI HANNO TORTO.

ESISTE solo UNA croce ed ASSOLUTAMENTE NON FU MANDATA IN DONO, come scrisse Ciarlanti, né fu PERSONALMENTE LASCIATA, come scrisse Gemma.

In base a quanto fu scritto in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra dei cimeli e documenti (L’Aquila 1954), il Catalogo della Mostra delle reliquie e cimeli della città di Isernia, così descrisse l’UNICA CROCE in esposizione era: 18. Croce in argento dorato (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo; tempestata di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di Isernia. (vedi figura).


In base alla descrizione dell’UNICA croce esposta in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra dei cimeli e documenti (L’Aquila 1954), ESSA, IN ALCUN MODO, PUO’ ESSERE MESSA IN RELAZIONE con papa Celestino V.

AMMESSO E NON CONCESSO fosse stata mandata o donata personalmente dal papa alla città di Isernia nell’anno 1294, ossia alla fine del XIII secolo, come si può GIUSTIFICARE la sua realizzazione alla Seconda metà del sec. XIV, ossia intorno all’anno 1350, mentre Celestino V l’avrebbe avuta tra le mani nell’ anno 1294, ossia sei anni prima alla fine del XIII secolo ?

Ergo, la croce esibita, NON TESTIMONIA NEL MODO PIU’ ASSOLUTO quanto scrisse mons. Gemma, stimandola essere: […] emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

NO CROCE, NO LEGAME, NO NASCITA DI PAPA CELESTINO V NELLA CITTA’ DI ISERNIA.

La 2^ prova. Hanno scritto: il re Carlo II d’Angiò aveva assegnato, in occasione della visita di papa Celestino V, un annuo vitalizio ad alcuni suoi congiunti residenti nella città di Isernia.

Dovrebbe essere un’altra TESTIMONIANZA per confermare la nascita ed il forte legame affettivo di papa Celestino V con la città di Isernia.

Anche per questa TESTIMONIANZA ESISTONO seri dubbi sull’utilizzo fatto da alcuni dei suoi biografi favorevoli alla nascita nella città di Isernia.

L’annuo vitalizio, sarebbe stato assegnato tra il giorno 14 e 15 ottobre 1294, quando Celestino V ed i suoi più stretti parenti si sarebbero incontrati in Isernia; ossia, l’annuo vitalizio avrebbe dovuto avere la data del 14 o 15 ottobre 1294.

Dell’annuo vitalizio erano CONVINTI e lo SOSTENNERO: Cantera (1892), Celidonio (1954) e con essi, TANTI altri autori nostri contemporanei.

La VERITA’ l’aveva già descritta Ciarlanti che, come sappiamo era convinto della nascita di papa Celestino V nella città di Isernia.

Ciarlanti (1640), proprio in merito all’annuo vitalizio, aveva scritto a CHIARE LETTERE: come nel Regist. del 1298. e 1299. e non potendo poi quegli (riferendosi ai parenti del papa) averle, ce le assegnò sopra la bagliva di Sulmona, come nel Regist. dei 1298 con la data in Napoli al 1. di Settembre; […]: B. Carolus II. etc. Secreto Aprutii, necnon Bajuolis, et Cabellotis, seu Credenceriis Cabellae Bajulationis, et altorum Jurium Curiae nostrae ad ipsa Cabellam spectatibus in Sulmona praesentibus, etc. Pridem per patentes literas nostras Secreto Apuliae, nenc non Bajolationis Fogiae tum presentibus, quam futuris sub certa forma recolimus injunxisse, ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis quod. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosantae Romanae, ac universalis Ecclesiae Summi Ponteficis ed in seguito fu specificato: dicto scilicet Nicolao de annuo redditu untiarum auri decem, et cui libet praedictorum   et Petri, de annuo redditu unciarum auri quinque percipiendo per eos in Terra, vel bonis fiscalibus Regni nostri nostra Curiam assignandis sub debito debito militari servitio […].

In poche parole, Ciarlanti così riassunse: Erano pure fratelli germani di tale Santissimo, e famosissimo Papa, a cui contemplazione il Re lì fe sì picciol non dono, ma gravoso assegnamento per servigio militare che avessero a fare.

Pertanto, l’ANNUO VITALIZIO era stato SI, VERAMENTE stato concesso ai parenti di Celestino V, MA NON IN OCCASIONE DELLA SUA PRESENZA NELLA CIVITAS DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 OTTOBRE 1294 (trattasi di UNA BUFALA STORICA PLANETARIA), MA FU CONCESSO IN DATA 1° SETTEMBRE 1298, ossia 2 anni dopo la morte di Pietro di Angelerio e di Maria, avvenuta il 19 maggio 1296 nel castello di Fumone.

NELLE BIOGRAFIE di TELERA e di SPINELLI NON C’E’ TRACCIA DELL’ANNUO VITALIZIO nell’anno 1294; NON C’E’ TRACCIA DEL SOGGIORNO ISERNINO del 14 e 15 ottobre 1294.

La verità sulla concessione dell’annuo vitalizio era già nota al biografo Marini già nell’anno 1630, data della pubblicazione della sua opera, prima ancora che la conoscesse Ciarlanti (1640), ma NON fu MAI ACCETTATA, al pari della IDENTIFICAZIONE, da parte di Marini,  DEL VERO LUOGO DI NASCITA di Pietro di Angelerio e di Maria, dagli UOMINI DI CHIESA e dagli STUDIOSI (sic) nostri contemporanei che CONTINUANDO A PRENDERE IN GIRO GLI IGNARI FEDELI.

Marini, in modo CHIARO, scrisse: Mi avisa si bene il Molto Reverendo Padre Abbate D. Francesco d’Ailli d’haver letto nel Regio Archivio della Zecca di Napoli, dove dice esser registrate molte cose antiche di quel regno, in un libro Pergameno, che Carlo secondo Rè di Napoli doppò la morte di questo nostro santo, donò una certa rèdita od entrata perpetua de danari ad un nipote del santo, il nome del quale dice di non ricordarsi, sopra la gabella della bagliva della Città di Sulmona e sopra la dogana di Foggia, à devotione di questo Santo Pietro, che fù Celestino Quinto.

TUTTO ACCADDE DOPO LA MORTE di questo Santo Pietro, che fù Celestino Quinto.

Dopo avere consultato anche le altre biografie di papa Celestino V, scritte da alcuni storici del nostro tempo, trovo davvero DELUDENTE la loro condivisione della presenza del papa molisano nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.

Oreste Gentile.

  

 

 

UNA BUFALA STORICA PLANETARIA: LA PRESENZA DI PAPA CELESTINO V NELLA CIVITAS DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 OTTOBRE 1294.

ottobre 14, 2020

Cantera (1892), scrisse: […], ed indi nello stesso giorno di 13 visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, ove nominò Abate Nicola del suo ordine, e si INVENTO’: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15.

 

CHI ?  Ma papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio e di Maria.

Perché fu inventato il viaggio e la sua presenza nella città di Isernia ?

Per sostenere UNICAMENTE la nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia.

Cantera non era l’unico biografo di papa Celestino V ad essere convinto della sua nascita nella civitas di Isernia; prima di lui ci furono: Telera (1640), Spinelli (1741) ed ancora più convinto era Ciarlanti (1640), arciprete della cattedrale della città di Isernia.

Marini (1630) ed ALTRI più antichi biografi del papa, ASSOLUTAMENTE LA IGNORAVANO.

Ed allora, COME MAI i biografi Telera, Spinelli e Ciarlanti, tra i biografi più convinti delle origini isernine di papa Celestino V, IGNORAVANO la presenza del pontefice nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 nella città di Isernia ?

MISTERO.

Per sostenere la sua convinzione, Cantera non sdegnò di manipolare, come abbiamo già esaminato, quanto era stato già stato scritto dai più autorevoli biografi sul viaggio/trasferimento di papa Celestino V dalla città di L’Aquila alla città di Napoli.

La città di Isernia, risulta SEMPRE ESCLUSA dai documenti sottoscritti da papa Celestino V durante le soste nelle località site sul percorso del suo trasferimento, diligentemente ricordati e pubblicati da Potthaste e dallo stesso Cantera.

Cantera, sfruttando la mancanza dei documenti solitamente sottoscritti da Celestino V nelle sue soste più o meno lunghe, per rendere credibile il passaggio ed il soggiorno di Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294, propose un itinerario da Sulmona ad Isernia che, SI, è sempre esistito, ma in quella occasione non era pertinente: la partenza avvenne da Sulmona, ma la destinazione NON era la città di Isernia, bensì il monastero vulturnense. (vedi figura).

Già non corrispondeva al vero il doppio viaggio dell’anziano papa da Sulmona a Castel di Sangro e poi di nuovo a Sulmona, descritto da Cantera; ma nella sua pubblicazione Cantera, senza una plausibile giustificazione, scrisse: Per andare da Sulmona ad Isernia dovevasi transitare << per partes Vallis Oscure, Peschi, Rivinigri et Foruli >>, e nel dì 17 giunse a S. Germano ed ivi deliberò di visitare il celebre Archicenobio di Monte Cassino ove restò fino al 20 ottobre 1294. (vedi figura).

NON c’azzeccava (simpatica forma dialettale) la descrizione dell’itinerario da Sulmona ad Isernia (circa 75 km.) se lo stesso Cantera, dando per certa la presenza di papa Celestino V il giorno 13 ottobre 1294 nel monastero vulturnense, avrebbe dovuto quanto meno descivere un itinerario più breve (circa 26 km.) da percorrere visto che il giorno 14 ottobre 1294 Celestino V partiva dal monastero vulturnense per il suo INVENTATO viaggio verso la città di Isernia.

CERTAMENTE era da prediligere un itinerario più adeguato alle esigenze di un viaggiatore ultraottantenne quale era Pietro di Angerio/papa Celestino. (vedi nella figura il confronto tra i 2 itinerari).

Bisogna tenere anche conto che, stando il corteo papale e reale presso il monastero di san Vincenzo al Volturno, se fosse vero, ma NON LO E’, in base a quanto scritto da Cantera, per andare dalla città di Isernia al monastero di Montecassino l’itinerario sarebbe stato più lungo. (vedi confronto tra il VERO itinerario (fig. a sn.) e l’itinerario basato sulla BUFALA di Cantera (fig. a ds.).

Ebbene, se proprio Cantera scrisse: Il 13 ottobre Celestino proseguì l’itinerario e da Sulmona passò a Castel di Sangro […] ed indi nello stesso dì di 13 ottobre visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, […] e di seguito aggiunse: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15, che c’azzeccava (nella simpatica forma dialettale) la citazione e la descrizione dell’itinerario da Sulmona ad Isernia, in precedenza da noi esaminato, se la meta era il monastero vulturnense ? (vedi figure precedenti).

Il papa molisano ed il suo numeroso corteo, ripartendo dal monastero vulturnense, AVREBBERO senz’altro SCELTO UN ITINERARIO PIU’ BREVE per raggiugere il monastero di Montecassino.

La città di Isernia in base ai documenti redatti all’epoca ed a TUTTE le biografie antiche, tranne la SOLA descrizione di Cantera era ESCLUSA. (vedi foto).

Diversi autori contemporanei, senza verificare la veridicità di quanto illustrato da Cantera, oltre a CONDIVIDERLA, l’hanno arricchita con altri avvenimenti MAI, dico MAI accaduti e MAI, dico MAI, ricordati dagli antichi biografi di papa Celestino V.

2  (due) SAREBBERO gli AVVENIMENTI e NESSUNO DI ESSI CORRISPONDE ALLA REALTA’.  

1^. il dono di 2, dico e ripeto, DUE croci di argento di fattura longobarda-bizantina alla cattedrale della città di Isernia. (vedi figura).

2^. il re Carlo II d’Angiò aveva assegnato un annuo vitalizio ad alcuni congiunti di papa Celestino V, residenti nella città di Isernia.

 

Oreste  Gentile.

(continua).

 

 

ANCORA UN “GIALLO”. LA PRESENZA DI PAPA CELESTINO V NEL MONASTERO DI SAN VINCENZO AL VOLTURNO IN OCCASIONE DEL SUO VIAGGIO DALLA CITTA’ DE L’AQUILA ALLA CITTA’ DI NAPOLI.

ottobre 13, 2020

             

Cantera ricordò, come illustrato nel precedente articolo, il viaggio di andata e di ritorno di papa Celestino V dalla città di Sulmona al castrum di Castel di Sangro, nel giorno 12 ottobre 1294.

Il giorno dopo, ossia il 13 ottobre 1294, sempre e solo secondo Cantera, il viaggio riprese dalla città di Sulmona e, passando nuovamente per il castrum di Castel di Sangro, giunse al monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno.

L’anziano papa, all’epoca aveva 85 anni compiuti, avrebbe percorso circa 171 o 196 km. in una carrozza trainata da cavalli, seguita da un lungo corteo, per una strada prevalentemente di montagna. (vedi cartine).

 Cantera, è bene ricordare, scrisse: […], ed indi nello stesso giorno di13 (proveniente nientepopodimeno ed inverosimilmente, da Sulmona) visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, ove nominò Abate Nicola del suo ordine; e di seguito: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15.

MARINI, TELERA e SPINELLI, NULLA scrissero in occasione del passaggio da Castel di Sangro e della visita al monastero di san Vincenzo al Volturno.

Ma ancora di più, vedremo nel prossimo articolo, come i 3 biografi IGNORASSERO, NEL MODO PIU’ ASSOLUTO che: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15.

La visita e la sosta nel monastero di san Vincenzo al Volturno ci furono e, forse, si protrassero per più giorni per permettere a papa Celestino V di porre un radicale rimedio alla decadenza materiale e spiritualmente dell’antico monastero e, procedendo, come vedremo, anche alla nomina di un abate di sua fiducia.  

Il monastero di san Vincenzo al Volturno. (foto http://www.sanvincenzoalvolturno.it).

Papa Celestino V aveva una grande esperienza per riorganizzare la vita religiosa di un monastero; nell’anno 1276 era stato nominato abate del monastero di Santa Maria in Faifoli da Capoferroarcivescovo di Benevento:  Mentio religiosi viri fr. Petri de Morronoabbatis monast. S. Marie de Faypula, ord. Sancti Benedicti, qui assecuratur ab hominibus casalium Corneti (o Cerreti) et Sancti Benedicti in Comitatu Molisii.

La chiesa del monastero di Santa Maria in Faifolis (foto regione Molise).

Nella dettagliata descrizione pubblicata da Potthast e dal documento n. 23997 si apprende: il giorno 13 ottobre 1294 il papa era presente nel monastero di san Vincenzo al Volturno; ma NULLA è dato sapere di cosa fece dei giorni successivi; probabilmente la sosta nel monastero vulturnense si protrasse e NULLA VIETA di IPOTIZZARLA durata fino al giorno 16 ottobre 1294 (quindi una sosta di circa 4 gg.), visto il successivo documento n. 23998, redatto in data 17 ottobre 1294 in ap. S. Germano, ossia presso il monastero benedettino di Montecassino, dove svolse gli stessi impegni, già adottati per il monastero di san Vincenzo al Volturno.

Infatti, così furono descritti da Marini: Da Sulmona à Napoli (Marini, NULLA scrisse su quanto accadde nel monastero di                s. Vincenzo al Volturno) fece Celestino il viagio per San Germano, & andò di persona à Monte Cassino, per riformare quel Monastero, & unirlo alla sua religione, e vi fece perciò eleggere pe Abbate Angelerio uno de suoi discepolihavervi introdotti cinquanta de suoi Monaci, e sforzati quei Monaci neri à pigliare l’habito de suoi, che è di colore camelino di vilissimo panno: […].

Ciò che accadde nel monastero di Montecassino, era già successo in modo del tutto simile nel monastero vulturnense: la nomina del nuovo abate, Nicola, anch’egli dell’ordine celestiniano, da parte del papa molisano e la riorganizzazione dello stesso monastero nel pieno della sua decadenza materiale e spirituale.

Cantera, è bene ricordare, scrisse: […], ed indi nello stesso giorno di 13 (proveniente nientepoponimenoche ed inverosimilmente, da Sulmona) visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, ove nominò Abate Nicola del suo ordine; e di seguito scrisse: sic et simpliciter: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15.

Sempre da Potthast apprendiamo, dal documento n. 23999 redatto in data 23 ottobre 1294, la presenza del papa e del corteo al suo seguito nella città di Theanae/Teano, dopo la visita al monastero di san Vincenzo al Volturno, successiva alla sua visita del monastero di Montecassino.

In Theanae si trattenne, come testimonia il documento n. 2400, redatto in data 28 ottobre 1294, con le solite sottoscrizioni di documenti con argomenti politici (influenzate del re angioino) e religiosi; ergo, si trattene in base alle date ed ai numeri di protocollo, 5 giorni.

Il giorno 3 novembre 1294 era già in Capuae, documento n. 24001 e NULLA si conosce di come abbia trascorso i giorni, fino al 13 novembre, documento n. 24002, allorquando era già presente nella città di Napoli, sede del regno angioino.

FINE DEL VIAGGIO.

IMPORTANTE NOTARE: durante i soggiorni nelle città in occasione del trasferimento dalla città di L’Aquila alla città di Napoli, papa Celestino V dedicava sempre una parte del suo tempo ad impartire delle nuove disposizioni di carattere politico e religioso, tutto diligentemente protocollato e trascritto da Potthast nel Regesta Pontificem Romanorum (18741875).

Risulta chiaro: non tuti i giorni in cui soggiornava, l’anziano pontefice sottoscriveva documenti; probabilmente, in base alla numerazione del protocollo, RIPOSAVA e ne aveva ben ragione all’età di 85 anni.

E’ bene ancora una volta ripetere: questo accadde anche durante il suo soggiorno nel monastero di san Vincenzo al Volturno, come testimonia il documento n. 23997 del 13 ottobre 1294 e, sulla base del documento n. 23998, redatto il 17 ottobre 1294 ap. S. Germanum, Celestino V, a buon diritto e con il consenso di re Carlo II d’Angiò, avrebbe riposato per 4 giorni.

Era già accaduto nel lungo soggiorno in L’Aquila dopo la sua elezione; accadde in Sulmona ed accadde, per i motivi già esposti, presso il monastero vulturnense; e di lì a poco sarebbe accaduto durante il suo soggiorno presso il monastero di Montecassino, testimoniato, come per il monastero vulturnense, dall’UNICO documento n. 23998, già citato, sottoscritto il 17 ottobre 1294.

Successivamente, il documento n. 23999 con data 23 ottobre 1294, essendo stato redatto nella città di Theanae, TESTIMONIA il soggiorno di papa Celestino V dal 17 ottobre al 22 ottobre 1294 nel monastero di Montecassino.

Cantera, UNICO tra i biografi antichi di papa Celestino V, sfruttò la mancanza di notizie e di documenti per affermare, URBI ET ORBI:

NEL 14 ANDO’ AD ISERNIA, RIMANENDOVI FINO AL DI’ 15.

Il GIALLO, diventerà una vera BUFALA nella prossima ed ultima puntata del giorno 15 ottobre 2020.

Oreste Gentile.

(continua).

 

 

IL “GIALLO” SI INFITTISCE. IL VIAGGIO DI PAPA CELESTINO V e del re CARLO II d’ANGIO DALLA CITTA’ DI SULMONA AL CASTRUM DI CASTEL DI SANGRO.

ottobre 12, 2020

Desta non poca meraviglia la mancanza di notizie da parte del suo maggiore biografo, don Lelio Marini Abbate Gen. de i Celestini (1630), sulla presenza di papa Celestino V nel castrum di Castel di Sangro il giorno 12 ottobre 1294 dopo il suo soggiorno, come abbiamo esaminato, nella città di Sulmona.

In base al documento n. 23996 pubblicato da Potthast, il papa molisano il giorno 12 ottobre 1294 era presente nel castrum di Castel di Sangro: Quaestionem inter abbatem conventumque monasterii s. Mariae Monte Virginis ord. s. Ben. et B. Avellinensem episcopum super quodam annuo censu unius librae cerae ortam terminat.

LA STORIA, come suole dirsi, si TINGE ANCORA PIU’ DI GIALLO ed inizia proprio sulla presenza di papa Celestino V e del suo numeroso corteo nel castrum di Castel di Sangro. (vedi foto).

Cantera (1892) ricordò un viaggio di andata e ritorno dell’anziano papa (84 anni) dal castrum di Castel di Sangro: il 13 ottobre Celestino proseguì l’itinerario e da Sulmona passò a Castel di Sangro, nella quale terra vi era recato pure il giorno precedente (ossia il 12), ed indi nello stesso dì 13 ottobre visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, ove nominò Abate Nicola del suo ordine.

Semplifichiamo quanto letto: il 13 ottobre il papa da Sulmona si recò a Castel di Sangro, dove era già stato il giorno 12 ottobre, e proseguì il viaggio per visitare il convento di S. Vincenzo.

E’ INVEROSIMILE: un uomo di 85 anni, papa Celestino V, con la necessità di re Carlo II d’Angiò di condurlo con tanta fretta nella città di Napoli, capitale del suo regno, potesse sostenere in molto meno di 24 ore un viaggio pari a: il giorno 12. Sulmona-Castel di Sangro + Castel di Sangro-Sulmona = 98 km. ed il giorno 13. Sulmona-Castel di Sangroconvento di S. Vincenzo al Volturno = 73 km. (passando per Alfedena) o 98 km. (passando per Rionero Sannitico – Bivio di Fòrli S. – Acquaviva d’Isernia – Cerro -Castel san Vincenzo), per un totale di 171 km. o 196 km. in una sola giornata. (vedi foto).

ASSURDO. 

Infatti, esaminando quanto scrissero in proposito i suoi biografi più (e meno) accreditati, NESSUNO ricordò quanto illustrato da Cantera.

Marini, come già esaminato, non ritenne opportuno ricordare la sosta in Castel di Sangro: da Sulmona lo fece arrivare direttamente a San Germano, & andò di persona à Monte Cassino per riformare quel Monastero […].

Telera (1648), scrisse: In Castel di Sangro al suo passaggio, si liberarono moltissimi ossessi dal demonio, e furono sanati infermi di ogni sorta di male, che si tralasciano da raccontare minutamente e, successivamente, il papa era In S. Germano […].

Spinelli (1663) fu molto, molto conciso nel descrivere quanto accadde dopo l’elezione al pontificato e la lunga permanenza di Celestino V nella città di L’Aquila: Nel proseguire l’incominciato cammino, passò dalla città di Sulmona, tralasciando quanto descritto minuziosamente da Marini in merito alla permanenza del papa, nella “patria di Ovidio (Sulmo mihi patria est)”, (vedi precedente articolo), dal giorno 7 al giorno 11 ottobre 1294.

Al pari di MARINI e TELERA, anche SPINELLI, NULLA scrisse del passaggio per Castel di Sangro e, come esamineremo, NEMMENO della visita al monastero di san Vincenzo al Volturno dove era giunto il giorno 13 ottobre 1294.

Dando credito a Potthast, il documento n. 23997 da lui esibito, fu redatto il giorno 12 ottobre 1294 nel castrum di Castel di Sangro, una località che aveva già vista la presenza del giovane Pietro di Angelerio e di Maria, dopo il compimento dei 20 anni e l’abbandono della sua patria: arrivò nel pomeriggio (ore 15) di un giorno, probabilmente nel mese di gennaio dell’anno 1229, per iniziare il suo lungo periodo di eremitaggio durato circa 65 anni; i primi 3 anni proprio nei pressi di Castel di Sangro.

Le sue più antiche biografie concordano: la partenza in compagnia di un confratello, che di lì a poco lo avrebbe abbandonato, avvenne da una località non identificata e così ricordata: lassando il proprio sangue (Bugatti, 1520) e Usciamo dalla Patria, & andiamo lontano à servire à Dio (Marini, 1630).

Papa Celestino V, sostando nel castrum di Castel di Sangro, definì, come testimonia il documento n. 23996 con data 12 ottobre 1294, una disputa: Quaestionem inter abbatem conventumque monasterii s. Mariae Montis Virginis ord. s. Ben. et Avellinensem episcopum super quodam annuo censu unius librae cerae ortam terminat.

Cantera ricordò il descritto provvedimento papale, ma, come già esaminato, fece tornare nello stesso giorno 12 ottobre, il vecchio papa nella città di Sulmona per poi affrontare, il 13 ottobre un nuovo il viaggio verso il monastero di san Vincenzo al Volturno, dopo avere percorso, a 85 anni, circa 171 o 196 km..

Cantera, è bene ricordare, scrisse: […], ed indi nello stesso giorno di 13 (venendo nientepopodimeno ed inverosimilmente, direttamente dalla città Sulmona) visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, ove nominò Abate Nicola del suo ordine; e di seguito scrisse: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15.

MA QUESTO E’ UN ARGOMENTO CHE TRATTEREMO AMPIAMENTE IN UNO DEI PROSSIMI APPUNTAMENTI.

Oreste Gentile.
(continua).

IL VIAGGIO DI PAPA CELESTINO V e del re CARLO II d’ANGIO’ DALLA CITTA’ DI L’AQUILA ALLA CITTA’ DI SULMONA.

ottobre 8, 2020

La partenza dalla città di L’Aquila, presumibilmente avvenne la mattina del 6 ottobre, avendo stabilito già il 7 ottombre 1294 la sua residenza in monasterio s. Spititus prope Sulmonam, come ricordò Potthast, un luogo di culto a lui particolarmente caro.

Infatti, agli inizi del suo lungo periodo di eremitaggio, circa 65 anni, dopo averne trascorsi 3 nei pressi del castrum di Castel diSangro, si era rifugiato sul Monte Morrone, nei pressi della città di Sulmona, d’onde, scrisse Marini(1630), acquistò perpetuo cognome, e fama celeberrima per tutto il mondo, che non finirà mai più.

In quel medesimo luogo, trà l’altre opre fatte da lui, ricordò Marini, fù la Chiesa, & il luogo di Santa Maria del Morrone, nel quale anco incominciò ricevere, & admettere compagni e discepoli. […]. In oltre si raccoglie (si apprende), che questo luogo di Santa Maria del Morrone era nella parte inferiore, & alla radice del Monte (Morrone), & à punto dove fu poi ampiata è chiamata Santo Spirito, per le donazioni di terreni colti ed incolti.

L’ampliamento dei possedimenti fondiari della Chiesa, & il luogo di Santa Maria del Morrone, fecero sì che l’estesa proprietà fondiaria e la stessa chiesa di Santa Maria costituissero il Monastero & Abbatia di San Spirito dove papa Celestino V, soggiornò dal 7 all’11 ottobre prima di riprendere il viaggio alla volta del castrum di Castel di Sangro.

Il Monastero & Abbatia di San Spirito.

In quel lasso di tempo, oltre a svolgere i compiti importanti e solenni, essendo la più alta carica della gerarchia della Chiesa cattolica, papa Celestino V si interessò anche di faccende politiche.

Golinelli (2007), ricorda: Tra 7 giovedi e martedi 11 ottobre fece sosta con il seguito e la curia nella sua Sulmona presso l’abbazia di Santo Spirito, da dove operò come pontefice permettendo di prendere la tonsura con i primi quattro ordini minori religiosi e assegnando l’amministrazione della Chiesa di Lione al giovane figlio di Carlo II d’Angiò, Ludovico, che doveva morire poco dopo, in odore di santità, nel 1297 e fu canonizzato nel 1317 ed intervenendo in favore del vescovo di LUNI.

Il giorno 9 ottobre ritornò ad ammonire il re d’Aragona, perché aveva sposato la cugina Isabella di Castiglia, senza le necessarie dispense canoniche, per cui i loro figli, risultando illegittimi, non avrebbero potuto succedergli al trono.

Lo stesso giorno, ricorda Golinelli, consacrò in modo solenne l’altare di Santo Spirito alla presenza di sette cardinali e di una grande folla.

Il giorno seguente, domenica 10 ottobre 1209, s’incamminò sull’erta del Monte Morrone e finalmente raggiunse il suo amato eremo di Sant’Onofrio.

 Re Carlo II era sempre con lui, a confermarne gli atti e corroborandoli con altri suoi privilegi, soprattutto a vantaggio dei monasteri celestiniani.

C’era un pensiero che assillava il papa, quello di proteggere come buon pastore il gregge dei suoi monaci, e per questo egli sembrava disposto a scambiare favori col sovrano, concedendogli in cambio tutto ciò che egli chiedeva.

Tra il re Carlo II d’Angiò e l’anziano eremitapapa Celestino V si era stabilito un tacito accordo: Do ut des.

Il giorno 11 ottobre, ricordò Potthast nel doc. 23995 la littera papae unientis conventui S. Petri prope Beneventum certa monasteria et ecclesias hic exspressas.

Durante la sua permanenza nella città di Sulmona, papa Celestino V, operò alcuni miracoli, a conferma della sua santità:            Doppò che Celestino partì dall’Aquila l’istesso giorno, overo il seguente (come è più credibile per la longheza del viagio) passò detto Raiano, che è nel piano di Valva ò di Sulmona (e di quà si raccoglie che ritornò per la strada fatta nell’andare) lui una donna chiamata Amata, contratta e fidrata in tutti i suoi membri in modo, che non solo non poteva andare, ma ne anco muoversi, ò mutarsi da un luogo ad un altro, se non era portata da altri, ò se non si trascinava per terra: Portata da Padre & posta longo la strada, per la quale Celestino doveva passare, Datagli la benedizione col segno della Croce sopra di lei dal Santo Papa, fù in un subito da quell’hora perfettamente liberata, e si levò da se stessa, & andò e caminò libera e speditamente senza impedimento alcuno.

Seguirono, come ricordò Marini, ad opera del papa molisano altri miracoli nelle città interessate dal suo viaggio verso la città di Napoli.

Durante il suo soggiorno sulmonese, Marini ricordò: Mentre Celestino era nel Monastero di Santo Spirito presso Sulmona, venne à morte uno dei Cardinali fatti dal medesimo Pontefice de i doi del suo Ordine, quello che si chiamava Pietro […]. Si trovava sempre al fianco del Potefice (Pontefice, Celestino V) l’Arcivescovo di Benevento Frà Pietro Aquilano, che nel secolo si chiamava Giovanni de Castro Celi come Vicecancegliere, una nomina che fu disapprovato dagli altri cardinali.

Quanto descritto. accadde in occasione della presenza di papa Celestino V, del re angioino e del numeroso corteo nella città di Sulmona.

Assolti tutti i compiti politici e religiosi, tutti si mossero alla volta del castrum di Castel di Sangro.

Il probabile itinerario seguito da corteo papale e reale dalla città di  Sulmona al castrum di Castel di Sangro.

Oreste Gentile.

(continua).

UN VERO GIALLO. L’ITINERARIO DALLA CITTA’ DI L’AQUILA ALLA CITTA’ DI NAPOLI, PERCORSO DA PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.

ottobre 6, 2020

Dopo la sua elezione (voluta dal re Carlo II d’Angiò) al soglio pontificio, avvenuta il 29 agosto 1294 nella città di L’Aquila con il nome di Celestino V, l’eremita Pietro di Angelerio e di Maria, aveva già compiuto 85 anni, vi si trattenne fino al giorno 6 ottobre per iniziare un lungo viaggio e raggiungere, nel più breve tempo possibile la città di Napoli, sede del regno angioino.

Per volere del sovrano la sede pontificia NON sarebbe più stata la città di Roma, bensì presso nel palazzo reale.

I biografi che si interessarono al trasferimento di papa Celestino V, per volere dal re Carlo II d’Angiò, furono diversi ed alcuni molto sommariamente; UNICAMENTE 2 ricordarono, con maggiori particolari e diligentemente, ogni sua azione nelle città visitate: A. Potthast in Regesta Pontificatum Romanorum (1875) e B. Cantera in San Pier Celestino (1892).

L’itinerario scelto per il trasferimento nella città partenopea avrebbe permesso al papa molisano di trascorre qualche giornata nei luoghi testimoni della sua formazione spirituale: Sulmona, nei cui pressi aveva iniziato la sua vita eremita, il castrum di Castel di Sangro, lo aveva ospitato come semplice eremita, dopo la sua prima esperienza monastica durata solo 3 anni (17 a 20) nel monastero di Santa Maria in Faifoli, non lontano dal suo castrum sancto angelo/Sant’Angelo Limosano, in Terrae Laboris et Comitatus Molisii, ma nella diocesi di Benevento.

Nell’itinerario era prevista anche una sosta presso il monastero di san Vincenzo al Volturno, per porre rimedio alla sua decadenza spirituale e materiale; poi proseguire il viaggio verso il monastero benedettino di Montecassinoper farvi adottare la nuova regola dell’ordine monastico dei celestini, autorizzata da papa Gregorio X nell’anno 1274.

In base alle descrizioni di Potthast e di Cantera, l’itinerario scelto dal re angioino può essere identificato in base alle località dove erano state programmate le soste di papa Celestino V, del re, il corteo di cardinali e di militari al loro seguito.

L’itinerario e la residenza napoletana voluto da re Carlo II d’Angiò, testimonia che papa Celestino V avrebbe goduto di < una sovranità limitata >.

Dalla città di L’Aquila, seguendo l’attuale S. S. 17, l’antica via consolare Minucia, si arrivava/arriva nella città di Sulmona e, successivamente al castrum di Castel di Sangro, posto a confine tra l’Abruzzo ed il Molise, per raggiungere in breve tempo il monastero di san Vincenzo al Volturno e, successivamente, il monastero di Montecassino.

Dal castrum di Castel di Sangro esistevano/esistono 2 strade che differiscono poco nella loro distanza dal monastero vulturnese e dal monastero di Montecassino.

Il 1^ itinerario segue il vecchio percorso della odierna S. S. 158, detta della Valle del Volturno, ovvero la via antiqua che, come vedremo nella figura, fu disegnata nella Tabula Peutingeriana: dal municipio romano di Aufidena (Castel di Sangro), passa per Alfedena e Pizzone e raggiunge il monastero di San Vincenzo al Volturno. (vedi figura).

Il vecchio percorso della S. S. 158 nella T.P. da Aufidena (Castel di Sangro) -Pizzone- Castel san Vincenzoad Rotas (bivio Monteroduni).

 

1° itinerario Castel di Sangro-Castel San Vincenzo della S. S. 158.

Il 2^ itinerario era meno agevole: per giungere al monastero vulturnense, da Castel di Sangro, seguendo la S. S. 17 si giunge a Rionero Sannitico Rigo Nigro e, successivamente, al bivio di Fòrli del Sannio/Foruli o Forulum si devia per Acquaviva d’Isernia, la medievale Lacum vivum, per collegarsi nei pressi del bivio di Cerro al Volturno, alla citata S. S. 158 e raggiungere il monastero vulturnense.

2° itinerario Castel di Sangro-Castel san Vincenzo.

 

Dal monastero di san Vincenzo al Volturno, come già illustrato si prosegue per il monastero di Montecassino: per Colli al Volturno, poi fino al bivio di Rocca Ravindola e nei pressi del bivio per Monteroduni/ad Rotas nella T. P., quindi si prosegue per Venafro e San Pietro in Fine/ad flexum (nella T. P.), per giungere a Montecassino/Casinum. (vedi figura).

L’itinerario scelto da papa Celestino V: dal monastero di s. Vincenzo al Volturno al bivio di Monteroduni (ad Rotas) – San Pietro in Fine (ad flexum) – Montecassino

Fatta questa doverosa premessa, è interessante ricordare, tra le tante disposizioni emanate da papa Celestino V durante il soggiorno nella città di L’Aquila, il documento ricordato da Potthast con il n. 23956 del 2 settembre 1294: concesse a coloro che avessero visitato la ecclesiam b. Maria de Trivento ord. S. Ben.Indulgenzia 5 annorum et 5 quadragenarum.

Il giorno 5 ottobre papa Celestino V è ancora nella città di L’Aquila in procinto di partire per la città di Sulmona scortato dal corteo reale e dai suoi più alti prelati,come testimonia il documento n. 23989 pubblicato da Potthast.

Cantera, descrisseun itinerario diverso, scelto dal re angioino,per raggiungere da L’Aquila la città di Napoli: Ordinò (il re lo aveva deciso il 20 settembre 1294), al Giustiziere di Abruzzo di preparare il frodo dovendo il pontefice e la Curia Romana recarsi a Napoli per via Sulmona e per la valle di Sora (in nota scrisse: …. per iter Sulmonense alisque per iter vallis Soranae itinerantibus utenlilium.).

E’ INCOMPRESIBILE la scelta di percorre un itinerario per raggiungere e visitare UNICAMENTE il monastero di Montecassino; probabilmente un intervento  ed una espressa richiesta di papa Celestino V,fece mutare il programma del re: evitando di passare per la valle Sorana, avrebbe avuto la possibilità di visitare le località dove aveva soggiornato all’inizio della sua lunga vita eremitica (circa 65 anni) e, durante la sosta, impartire delle nuove e precise disposizioni per questo o quel monastero esistente in Italia o all’estero, nonché per i suoi cardinali e per gli altri uomini chiesa.

Inoltre, l’itinerario avrebbe escluso, oltre a Castel di Sangro, il monastero di san Vincenzo al Volturno che in quel periodo stava vivendo una forte decadenza spirituale. (vedi figura).

L’itinerario proposto da re Carlo II d’Angio e “bocciato” da papa Celestino V.

 La partenza dalla città di L’Aquila, presumibilmente avvenne la mattina del 6 ottobre,  avendo già il 7 ottombre,  dalla sua residenza in monasterio s. Spititus prope Sulmonam, come ricordò Potthast.

Oreste Gentile.

(continua).