VI PUNTATA. UNA AMARA SORPRESA NELLA CITTA’ MADRE E CAPITALE DEI SANNITI/PENTRI (XI-IX A. C.). C’E’ TANTA VOGLIA DI CAMMINARE CON LA STORIA E NELLA STORIA    

Nel nostro cammino nella Storia e con la Storia, ci accingiamo a visitare gli insediamenti costruiti dai giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti sulle sommità delle colline e delle montagne per difendersi, per comunicare visivamente tra loro e per proteggere le pianure di Bojano e di Sepino, poste a settentrione del Massiccio del Matese ed attraversate da ovest ad est dal tratturo Pescasseroli-Candela. (vedi figura).

Nella città di Bojano la sosta si protrarrà, e di questo mi scuso con i miei compagni di cammino, ma è utile per meglio conoscere, attraverso le scoperte archeologiche, quanto è accaduto nel suo territorio nel periodo Storico che stiamo rivivendo lungo l’itinerario utilizzato dai giovani migranti tra il XI-IX sec. a. C..

Visiteremo e conosceremo l’antica Storia degli attuali centri di Castrelpetroso, Sant’Angelo in Grotte, Macchiagodena, Frosolone, Spinete e, dopo Bojano, San Polo Matese, Campochiaro, Baranello/Monte Vairano, Monteverde di Vinchiaturo, Guardiaregia e Cercamaggiore, terminando il cammino nel territorio pertinente a Sepino, a confine con il territorio degli Sanniti/Irpini, lì dove il tratturo Pescasseroli-Candela devia verso est per raggiungere la vasta pianura di Candela nel territorio dei Dauni.

Riprendiamo il cammino dal valico di Castelpetroso dove il tratturo Pescasseroli-Candela, ancora percorribile fin oltre il confine del territorio dei Sanniti/Pentri con i Sanniti/Irpini, era controllato e difeso dal sovrastante ed ampio insediamento localizzato alla quota di 900-1.000 mt., tra Castelpetroso e Sant’Angelo in Grotte. (vedi figure).

Ciò che videro i giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti prima del valico di Castelpetroso.

L’insediamento sopra Castelpetroso.

Cianfarani (1978) ipotizza, vista la presenza della odierna Basilica minore dell’Addolorata e la sua vicinanza al tratturo, il culto di dèi guaritori, i quali suggeriscono cure e rimedi ai loro fedeli immersi nel sonno all’interno del santuario (quello italico, n. d. r.). […] e il santuario di Castel Petroso che aduggia la severa bellezza del monte Miletto con la goffa mole pseudogotica.

Camminando, notiamo a sinistra, Macchiagodena, centro medievale denominato dai LongobardiMaccla de godino (argomento del nostro prossimo Cammino); nel suo territorio di Vallefredda è possibile visitare un esteso sito sannita/pentro confinante ad ovest con l’insediamento di Sant’Angelo in Grotte  e ad est con la fortificazione di Civitelle di Frosolone.

www.iserniaturismo.it scrive: Nel complesso, il territorio fa parte di quell’area delimitata dal massiccio del Matese e dalla depressione di fondovalle della Piana di Bojanodove correva la grande viabilità, e le alture dell’Alto Molise.

Vallefredda (gola d’ingresso da Macchiagodena)  vista  da nord); sullo sfondo il Massiccio del Matese e monte Miletto (2050 m. s.l.m., a destra). (www.teleaesse.it).

 

Localizzazione di Vallefredda.   Foto di Charles Myne. Vallefredda (particolare).

foto b/n di N. Paone.

Luigi Scaroina Maria Carla Somma (2015) ricordano: gli oggetti rinvenuti in passato nel territorio di Macchiagodena, in particolare un’oinochoe a becco obliquo in bronzo di fine VI-inizi V sec. a.C. e 3 secchie in bronzo datate tra I e II sec. d.C. e una patera, anch’essa in bronzo, di I sec. a.C..

Valle Freddacon la sua posizione geografica gravitante sull’importante asse viario di collegamento tra il Pescasseroli-Candela ed i restanti tratturi dell’Alto Molise, pur avendo carattere di un insediamento secondario rispetto ai principali centri sannitici. E’ stimato essere stato: l’asse viario di collegamento tra il Pescasseroli-Candela ed i restanti tratturi dell’Alto Molise.

Un asse viario descritto da La Regina (2013)  ed utile per proporre un futuro itinerario culturale per il nostro cammino nella Storia e con la Storia: dal territorio dei Sanniti/Marrucini al territorio dei Sanniti/Pentri.    Questa strada, scrive La Regina, che attraversava il santuario (di Pietrabbondante, n. d. r.), faceva parte del percorso più diretto tra la valle dell’Aterno e il versante settentrionale del Matese, in particolare tra Teate Marrucinorum e Bovianum attraverso le sedi dei Marrucini, dei Carricini e dei Pentri, rasentando gli insediamenti di Rapino, Guardiagrele–Comino, Càsoli-Piano La Roma (Cluviae), Iuvanum, Montenerodomo, Quadri, Capracotta, Pietrabbondante, Chiauci-Colle d’Onofrio, Civitanova e Frosolone; oppure, noi possiamo ipotizzare, un itinerario  tra Sant’Angelo in Grotte e Macchiagodena difeso dai loro rispettivi insediamenti. (vedi figura).

La strada proposta da La Regina (tracciato giallo e rosso) dalla valle dell’Aterno alla pianura di Bojano. Tratturo Pescasseroli-Candela (7). Tratturo Castel di Sangro Lucera (6). Via da Bovianum/Bojano a Teano degli Apuli/San Paolo Civitate, sul tracciato dei bracci tratturali MateseCortile (15) e Cortile–Centocelle (8).

Questo collegamento, abbandonato nelle epoche successive, prima della pianura di Bojano era ben difeso anche dalla fortificazione posta ad est, oggi località Civitelle di Frosolone.

ZappittelliScacciavillaniLabbate Sui rilievi meridionali della montagna di Frosolone, a circa 1000 mt a sud-est della fortificazione sannitica di Civitelle (B. Sardella), in località Colle San Martinoc’è la presenza di allineamenti di blocchi di grandi dimensioni, a pianta rettangolare (circa 13,70 m x 10,50 m), relativi probabilmente ad una struttura di difficile interpretazione architettonica anche per un secondo corpo adiacente al lato minore in direzione sud-est.

Il sito di Colle San Martino visto dall’alto.

In particolare, il sito di “Civitelle”, conosciuto anche con il nome di Castellone, comprende una vasta area fortificata che si estende tra le alture di Castellone nord (1205 m) e Castellone sud (1207,40 m) e digrada verso valle nella zona denominata San Martino, seguendo il pendio naturale. Complessivamente la fortificazione racchiude un’area di 150000 mq avente un perimetro di 1900 m. Tra le due cime si trova una piccola valle, in zona Castellone, orograficamente meno esposta agli agenti atmosferici, all’interno della quale molto probabilmente era presente una qualche struttura abitativa.

La Regina, evidenziano ZappittelliScacciavillaniLabbate, pur riconoscendo nella fortificazione un insediamento stabile superiore ad un comune aggregato ruralelo ritiene un insediamento rurale dalla forte vocazione difensiva; non un centro urbano a causa della eccessiva altitudine, il tipo di accessi, la disorganica articolazione degli spazi interni e la mancanza di decoro nella costruzione delle mura. (vedi figure Dell’Orto-La Regina).

Le Fortificazione sannitiche di Frosolone, terza cerchia di mura.

 

Primo piano della terza cerchia di mura.

Oakley, proseguono i tre autori, invece, individua il sito come un insediamento abbastanza complesso e ben congegnato al punto tale da prevedere zone abitate stabilmente, aree adibite al pascolo e zone predisposte esclusivamente per la difesa. Secondo Oakley l’aspetto più importante è che l’area fortificata comprenda tre circuiti murari; quello più a settentrione è totalmente delimitato in zona Castellone nord e sarebbe stata l’acropoli del sito.

Sulla base della classificazione di Lugli, è accettabile inserire il tipo di mura rilevato nell’opera poligonale di prima maniera, con una doppia differenziazione nella tecnica costruttiva. Alcuni tratti di cinta fortificata dovevano avere un doppio parametro, ipotizzabile sulla base delle evidenze archeologiche: a valle andava a costituire il muro di sostruzione e a monte definiva la cortina del recinto, a volte riempita con del pietrame per creare dei terrazzamenti. Questi tratti sono stati ubicati nelle zone dove è maggiore la visibilità del territorio circostante. (vedi figura).

Dopo la visita alle Civitelle di Frosolone ed avere ammirato quanto di buono e di bello realizzarrono i Sanniti/Pentri, padroni del territorio e giudicati rozzi pastori, in compagnia della delusione per non conoscere ancora l’antico toponimo del sito, riprendiamo il nostro cammino verso la città di Bojano.

I motivi di localizzare Bovaianom/Bojano la città madre e capitale sulla sommità della collina e lungo le sue pendici poste a settentrione del Massiccio del Matese, sono stati ampiamente illustrati nella precedente IV puntata nel nostro cammino: i 7.000 giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti si denominarono Pentri per avere scelto di cotruire i propri insediamenti sulle sommità delle colline e delle cime delle montagne; pertanto, a differenza degli altri gruppi di migranti, per la loro identificazione nei nuovi territori non adottarono il nome della specie dell’animale scelto per guida, ma preferirono attribuirlo, ECCEZIONALMENTE, alla città madre, alla capitaleBovaianom. (vedi figura).

Vi illustro una ipotesi molto suggestiva per scoprire l’etimologia del nome della città di BO JANO, la pentra  BOVA IANOM, la romana BOV IANUM o BOB IANO, la medievale BOV IANO.

Il nome è composto da 2 sostantivi con una diversa etimologiaBOVA – IANOM; BOV – IANUM o BOB – IANO;    BOV – IANO ed infine il moderno BO –JANO. 

BOVABOV o BOB e l’odierno BO derivano da BUE, un BOS taurus primigenius, l’animale guida o la sua raffigurazione totemica su di uno stendardo seguito dai 7. 000 giovani migranti.

IANOM, IANUM – IANOIANO JANO della 2 parte del toponimo potrebbe  derivare dal dio italico IANUSJANUS GIANO, divinità che per gli antichi popoli, come scrive Ramorino (2004), era il Dio d’ogni principio, ed ogni inizio dell’umana attività era sacro a Giano. Il principiar bene era per gli antichi un buon augurio per procedere bene nell’impresa. Quindi nulla si incominciava senza chiedere la protezione di Giano e anche qualsiasi cerimonia religiosain onore di qualsiasi divinitàdoveva essere precedutada una preghiera a Giano.                                                                                                                              Se così fosse, IANUS, JANUS o GIANO fu invocato insieme con il dio ARES dai SABINI (nel loro territorio esiste un monte Giano) in occasione del ver sacrum per un buon augurio per procedere bene nell’impresa di dare origine a nuovi insediamenti, a nuove città, a nuovi popoli e nuove civiltà.                                  IANUSJANUS o GIANO veniva raffigurato bifronte, ovvero guardava al passato ed al futuro:  i Safini/Sabini/Sabelli /Sanniti con il ver sacrum avevano lasciato alle spalle il loro passato e si erano incamminati verso il loro futuro.

IANUSJANUSGIANO era venerato custode e protettore dei limita, dei confini stimati sacri ed inviolabili, così scrive Sogari (2009)dato che ogni qual volta si parla di definire un confine ed un termine da vigilare si parla di Giano e anche questo non è ignoto alla toponomastica che ci indica, in alcune regioni, le attività che lo avrebbero visto come Nume Tutelare. Giano è a guardia dei confini, non dobbiamo aver tema di errori a definirlo in tal modo, quindi da Dio prettamente simbolico e occultato diventa una figura manifestamente attiva e partecipe della vita degli antichi Gentili Italici che ne avevano diffuso il culto in molte aree agricole ma anche a delimitazione di aree selvagge a mo’ di divisione tra il mondo selvatico ed il mondo degli uomini e delle relative attività umane.

Come illustrato nella IV puntata del nostro cammino nella Storia e con la Storia, i confini del territorio dei Sanniti/Pentri erano stati scelti e fissati dalla sommità di monte Crocella, già il colle chiamato Sacro ricordato da Dionisio (I sec. a. C.) o il collem cui nome erat Samnio, ricordato da Festo (II sec. d. C.), occupato dai hominum septe milia duce Comio Castronio.                                                                                                   

Della città di Bojano abbiamo conosciuto nella IV puntata i motivi per cui giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti denominatisi Pentri, avevano preferito fondare sulla sommità della collina, oggi denominata Civita Superiore di Bojano, Bovaianom la loro città madre e capitale.

Il territorio di Bojano agli occhi dei giovani migranti presentava delle altre caratteristiche non meno importanti ed idonee per fondare un insediamento stabile, sicuro e difendibile.

Un esempio, già visto nella IV puntata, è l’insediamento della sannita/pentra Aufidena, non dissimile da quello ancora esistente di Lucus Angitiae e dell’insediamento di Bovaianom: la costruzione di una fortificazione una sulla sommità di una collina o di una montagna ed il suo sviluppo lungo il pendio, con una serie di terrazzamenti sostenuti da pietre in rozza opera poligonale, raggiungeva la pianura. (vedi figura).

Mattiocco (1989), nella IV puntata, descrive la civitas Aufidena/Castel di Sangropotrebbe affacciarsi anche l’ipotesi, comunque neppure in questo caso suffragata da alcuna prova obiettiva, di un prolungamento verso il basso del perimetro murario destinato, a somiglianza di quanto è documentato altrove (Bovianum, Lucus Angitiae), a racchiudere l’abitato vicano sottostante che, in epoca romana, assumendo decise connotazioni di tipo urbano, ebbe sicuramente un suo proprio apparato difensivo.

Da una attenta osservazione si nota la somiglianza e quindi i criteri di scelta dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, per costruire i loro insediamenti  dove il territorio offriva la possibilità di sfruttare la sommità di un rilievo, le sue pendici e parte della pianura sottostante: Lucus Angiutiae/Luco dei Marsi; Aufidena/Castel di Sangro e Bovaianom/Bojano. (vedi figure).

L’altra prerogativa, comune ad altri importanti insediementi era la presenza di una palude o di un lago; nel territorio di Bojano, come già illustrato ampiamente nella IV puntata, all’epoca dell’arrico dei giovani migranti esisteva una palude o un lago. (vedi figura).

La localizzazione della città di Bojano, ma anche di altri insediamenti sanniti, favorendo la difesa,  il controllo del territorio e le comunicazioni, non mutò nel corso della Storia; pertanto, nelle epoche successive alla sannita e romana, ci furono radicali interventi di ristrutturazione da parte nei nuovi conquistatori: Longobardi, Franchi, Normanni, Angioini etc., idonei alle loro tradizioni ed esigenze.

Queste radicali trasformazioni, ad esempio, non accadde per la città di Sepino in quanto la sua localizzazione mutò nel corso della Storia; infatti ancora oggi esistono ben distinti l’insediamento sannita di Saipins/Terravecchia; l’insediamento romano di Saepinum/Altilia e l’insediamento medievale nella Sepino moderna.

Sepino. I suoi 3 insediamenti        Bojano. I suoi 3 insediamenti nella nella Storia.                                     nella Storia.

Coloro che mi stanno seguendo in questo cammino nella Storia e con la Storia, giungendo nella città di Bojano, dopo quanto illustrato ed ammirato nella IV puntata, rimarranno DELUSI.                                                            Infatti, oltre a non poter godere la vista delle opere di edilizia: strade, abitazioni, templi, teatri ed anfiteatri, terme etc., realizzate nella città madre e capitale dei Sanniti/Pentri nel corso della sua lunga Storia, in Bojano non esiste un Museo Archeologico.

NELLA COLPEVOLE MANCANZA DI UN MUSEO ARCHEOLOGICO NELLA CITTA’ MADRE E CAPITALE DEI SANNITI/PENTRI, DOBBIAMO ACCONTENTARCI DI AMMIRARE LE FOTOGRAFIE DEI REPERTI SCOPERTI NEL SUO TERRITORIO.

Documentano la presenza dei Sanniti/Pentri già nel IX secolo a. C.; i loro rapporti commerciali e culturali con le popolazioni confinanti della loro stessa origine o di origine diversa: i Greci della Daunia; i Greci e gli Etruschi delle colonie nel territorio campano e con le popolazioni greche dell’oltremare Adriatico.

Da essi appresero la scrittura soprattutto dell’alfabeto greco calcidese utilizzato dai coloni greci presenti nel territorio campano e, non avendo una zecca propria, utilizzarono le loro monete visto che fino ad allora, per le transazioni commerciali, avevano utilizzato il baratto.

Fece eccezione, con una propria zecca, come illustrato nella IV puntata, la città di Isernia.

Sappiamo che gli Italici coniarono le proprie monete solo in occasione della Guerra Sociale (91-88 a. C.), probabilmente utilizzando una zecca mobile, dapprima a Corfinio, come già visto, in Bojano e per ultima, come illustrato, in Isernia.

Vale le pena documentare (non esiste un suo esemblare nella città di Bojano) una delle monete coniate allorquando fu la 2^ sede della capitale della Lega Italica.

La Guerra Sociale, Denario, Bovianum, c. 89 a.C.; AR (g 3,17; mm 19; h 2); Testa laureata di Italia a s.; dietro, Viteliù (retrogrado ed in caratteri oschi), Rv. Soldato elmato stante in posizione frontale, tiene una lancia; poggia il piede su uno stendardo romano ed al suo fianco è un toro sdraiato. (da https://auctions.bertolami).

Il grado di civiltà e benessere conseguito dai Sanniti/Pentri è testimoniato da ciò che è stato anche scoperto nel territorio pertinente a Bovaianom, loro città madre e capitale.

Il mio grande rammarico, dopo tanto cammino in vostra compagnia, è non potervi guidare in un museo dei Sanniti/PentriQUI’ proprio in Bojano, nella loro città madre e capitale; forse l’UNICA tra le capitali dei popoli italici a NON AVERE UN MUSEO ARCHEOLOGICO PENTRO.

E’ UNA VERGOGNA: visitando la città di Bojano ed il suo territorio, origine del popolo dei Pentri ed embrione di una parte del territorio della attuale regione Molise quando divenne contea normanna di Boiano per merito del conte Ugo (I) de Moulins/Molinis/Molisio e contea di Molise durante la titolarità del figlio, il conte Ugo (II) nell’anno 1142, NON ABBIAMO LA POSSIBILITA’ DI VEDERE ED AMMIRARE QUANTO DI BELLO SEPPERO REALIZZARE O ACQUISTARE DAGLI ALTRI POPOLI.

DOPO I SANNITI, VI DIMORARONO: I ROMANI, I LONGOBARDI, I NORMANNI, GLI SVEVI E GLI ANGIOINI.

Soprattuto negli ultimi anni, TANTE SONO LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE SCOPERTE NEL TERRITORIO PERTINENTE ALLA PENTRA BOVAIANOM, ALLA ROMANA BOVIANUM, ALLA MEDIOEVALE BOVIANO/BOBIANO/BOIANO/BOJANO.

DOVE SONO ?

ALCUNE SI POSSONO AMMIRARE NEL MUSEO SANNITICO DI CAMPOBASSO; LA MAGGIOR PARTE SONO BEN CONSERVATE, CHISSA’ FORSE IN QUALCHE MAGAZZINO DELLA SOPRINTENDENZA.

E’ UNA VERGOGNA.

INASCOLTATO IL SUGGERIMENTO E L’AUSPICIO DI DE BENEDITTIS (2005): Ricerche sul Sannio per il periodo compreso tra l’Età del Ferro e le Guerre Sannitiche; per ora quello che possiamo proporre è un piccolo tassello che può contribuire alla ricostruzione di un periodo della storia della piana ancora oscuro e alla valorizzazione di una struttura museale di cui la città di Bojano ha diritto.

SOTTOLINEO ed EVIDENZIO: HA DIRITTO.

A NULLA E’ VALSA LA PETIZIONE SOTTOSCRITTA DA CIRCA 1.000 BOJANESI PER LA ISTITUZIONE DI UN MUSEO ARCHEOLOGICO, tranne UNA SUA OCCASIONALE APERTURA, TANT’E’ CHE ALCUNI SITI INTERNET ANCORA INVITANO A VISITARLO.

Probabilmente, la città di BOJANO è l’UNICA città madre, l’UNICA capitale DI UN ANTICO POPOLO A NON AVERE UN MUSEO PER DOCUMENTARE IL SUO GLORIOSO PASSATO.

Qui, scrive ancora De Benedittisnegli strati superficiali della zona denominata Camponi, posta tra i comuni di Guardiaregia e Spinete, si erano collocate aree funerarie risalenti cronologicamente al periodo compreso tra il IX ed il IV sec. a.C..

Nel camminare nella Storia e con la Storia della città di Bojano, OGGI POSSIAMO ammirare UNICAMENTE le fotografie dei numerosi ed interessanti reperti archeologici.

Pertanto, lasciato Frosolone, il cammino ci porta a Spinete, distante da Bojano meno di 6 km., nel cui territorio furono scoperti numerosi tegoloni di argilla utilizzati per la copertura degli edifici religiosi e civili. (vedi figure).

Alcuni tegoloni hanno impresso il nome del meddíss túvtiks, ossia il magistrato supremo dei Sanniti/Pentri residenti in Bovaianom/Bojano, la loro città madre e capitale, dove aveva sede anche il senato pentro.

La tradizione di lavorare l’argilla per i tegoloni ed altri manufatti, è stata mantenuta in vita fino al secolo scorso con l’esistenza di più di una fornace (se ricordano 13) nelle vicinanze del percorso del tratturo PescasseroliCandela; ed ancora oggi è possibile ammirare quanto resta di alcune. (vedi figura).         

Le fornaci era sì nei pressi delle cave di argille, ma queste si localizzavano in 2 vaste aree soggette ad un particolare clima molto diverso dal restante territorio della città pedemontana esposta prevalentemente a nord e privata dei raggi solari dall’autunno ad oltre l’inizio della stagione primaverile. Tale situazione permetteva nelle 2 aree la coltivazione dell’uva, dell’ulivo e di quant’altro necessitava di una temperatura mite.                                  Ergo, i Sanniti/Pentri residenti nella città madre e capitale, producevano, diversamente dai loro poco intelligenti discendenti (sic) anche vino ed olio. (vedi figura).

Non solo tegoloni in argilla, ma anche oggetti votivi, probabilmente anche la testa femminile fittile rinvenuta in Spinete. [vedi figura Luigi Scaroina e Maria Carla Somma (2015)].

Dei reperti archeologici ammiriamo UNICAMENTE le immagini di alcuni pertinenti ai secc. X-VIII a. C. ed un Mercurio del IV sec. a. C., trovati per primi nel territorio di Bojano nell’800 ed esposti nel Museo Sannitico di Campobasso.

Si hanno notizie della esistenza di reperti pertinenti ad una necropoli pentra scoperta in occasione degli scavi di fondazione di fabbricati nella odierna borgata Maiella ad ovest della città di Bojano e della chiesa di santa Maria dei Rivoli costruita su un tempio romano, non lontano dal percorso del tratturo Pescasseroli-Candela e, probabilmente, fuori le mura della Bovianum romana (vedi figura) se le sue mura di cinta dovessero corrispondere a quelle preesistenti e pertinenti alla pentra Bovaianom dove si localizzava ad ovest, nel medioevo, Porta sant’Erasmo.

Sia la necropoli sannita/pentra, sia una necropoli altomedievale, pertinente ad un contingente di origine protobulgaro o avara, si localizzano ad est di Bovaianom/Bovianum/Boviano, ma sempre in prossimità del tratturo Pescasseroli-Candela. (conosceremo la necropoli altomedievale in un prossimo cammino da Spoleto a Benevento sulle orme dei Longobardi).

reperti recuperati da Del Pinto sono circa 250 ed avrebbero potuto arricchire più di una sala museale se nella città madre e capitale dei Sanniti/Pentri si fosse manifestata la VOLONTA’ di istituire un Museo dei Sanniti/Pentri.

Da istituire non in una città < senza Storia  >, ma in una città che più o meno in ogni epoca e fin dalla sua origine (XI-IX a. C.) ha sempre controllato ed amministrato un territorio che dall’anno 1142 sarà chiamato Molise.

Ricordiamo il giudizio Moscati (1999) sui primi oggetti scoperti: […], l’ampia necropoli tornata alla luce recentemente presso Boiano. […]. La datazione si colloca tra l’VIII e il VII secolo a. C.: siamo dunque dinnanzi a testimonianze tra le più antiche finora conosciute della cultura di area sanniticaSuccessivamente, scendono fino al IV-III secolo alcune tombe maschili, contenenti bacili e cinturoni di bronzopunte di lancia e di giavellottoceramiche varie.

Furono esaminati i componenti sia dei corredi maschili: residui di cinturoni ed alcuni gancicuspidi di lancia; sia dei corredi femminili: anellibraccialiarmillefibule.  (vedi figura).

Le scoperte di Del Pinto continuarono, arricchendosi di altre preziose testimonianze.

Le avremmo potuto ammirare nelle sale del Museo dei Sanniti/Pentri di Bojano e conoscere quanto di bello avevano realizzato o acquistato da altri popoli quei rozzi pastori-guerrieri.

NON ESISTENDO UN MUSEO, siamo costretti ad apprezzare i numerosi reperti grazie alle immagini descritte e pubblicate da De Benedittis (2005).

In una delle sale di un immaginario Museo Archeologico Pentro della città di Bojano, possiamo AMMIRARE, tra i TANTI, i 2 REPERTI PIU’ ANTICHI, databili tra la fine del IX e la prima metà dell’VIII sec. (vedi figure).

Dovendo continuare il cammino nelle Storia e con la Storia per conoscere le altre testimonianze archeologiche ancora presenti nel territorio dei Sanniti/Pentri, dedichiamo la nostra visita alle sale dell’immaginario Museo Archeologico Pentro di Bojano dove sono esposti gli oggetti più antichi, ossia pertinenti all’Età del Ferro e, via via, alle epoche successive.

 

Prima di tornare alla realtà dopo avere immaginato la nostra visita al Museo Archeologico Pentro della città di Bojano, vediamo ciò che resta di un fregio dorico  pertinente ad un monumento funerario del I sec. a. C..

Quello che di bello e particolarmente interessante da ammirare è un “unicum”, stiamo essere del IV sec. a. C.: una spada di bronzo raffigurante Ercole barbuto; secondo La Regina, utilizzata più per cerimonie che per un combattimento.

Dopo avere ammirato quanto di interessante e di bello un Museo Archeologico Pentro nella città di Bojano, potrebbe offrire al turista e allo studioso per documentare la Storia millenaria del territorio pertinente al popolo dei Sanniti/Pentri, la ultima attenzione la dedichiamo alla conoscenza ed al giudizio espresso dallo storico greco Appiano (II sec. d. C.) per la romana civitas Bovianum in occasione dell’assedio e della conseguente conquista e radicale sua distruzione durante la Guerra Sociale, ultimo e definitivo scontro tra i due popoli sempre rivali: i Sanniti ed i Romani.

AppianoSilla mutando luogo mosse l’armi contro Buoani (Bojano, n. d. r.), la qual gente era stata un comune ricettacolo delle città ribellate. Era la città molto bella, e guardata da tre fortezze. Onde Silla mondò alcuni soldati innanzi: e comandò che si studiasse di insignorirsi (occupasse, n. d. r.) d’una delle tre rocchee poi si facesse il cenno del fuoco. Vegendo Silla il fumo assaltò i nemici, e combattendo per lo spazio di tre ore continueprese la città. E queste cose furono fatte da Silla in quella state (in quella estate, n. d. r.) con una somma felicità.

Dopo quanto documentato ed illustrato della Storia di Bojano grazie alle immagini dei reperti archeologici esposti nel Museo Archeologico Sannita VIRTUALE, riprendiamo il nostro cammino e, utilizzando i vecchi sentieri, dal tratturo Pescasseroli-Candela, possiamo raggiungono la sommità della collina di Civita Superiore di Bojano, già Bovaianom, ed osservare le tracce degli antichi terrazzamenti in rozza opera poliginale ed alcuni brevi percorsi con la presenza di quanto resta degli antichissimi gradini in pietra per agevolare il cammino a cavallo o a piedi e quanto resta dei gradini di 2 antichi viottoli: dalla pianura salgono alla sommità di Civita Superiore di Bojano. (veidi figura).

                                           

La sommità di monte Crocella è raggiungibile sia a piedi,  partendo dal centro di Bojano, sia con l’utilizzo dell’auto fino a Civita Superiore di Bojano (parcheggio B percorso a piedi più lungo o il percorso  A  più breve) con lo scopo di ammirare, dalla fortificazione sannita con le sue mura di terrazzamento in rozza opera poligonale, l’ampio panorama sul territorio del Molise  da ovest verso est (vedi figure)  (vedi IV puntata).

I percorsi.

 Il panorama dalla sommità di monte Crocella sull’ampia pianura di Bojano e su una parte del territorio del Molise dei Sanniti/Pentri, da ovest verso est.

Dopo la permanenza nella città di Bojano per meglio conoscere la sua antichissima Storia, riprendiamo il cammino nella Storia e con la Storia sempre lungo il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela che per un lungo tratto, soprattutto nella pianura tra San Polo Matese e fino al corso del torrete Quirino, ha conservato eccezionalmente la sua larghezza originale di circa 110 mt.. (vedi figure).

Il tratturo Pescasseroli-Candela tra San Polo Matese e Campochiaro controllato da monte Crocella e Civita Superiore di Bojano. In lontananza il valico di Castelpetroso.

Faremo di volta in volta delle deviazioni per visitare le località di maggiore interesse storico: San Polo Matese, Campochiaro, Guardiaregia, Monte Vairano, Cercemaggiore e Sepino, arrivo e conclusione del nostro cammino nella Storia e con la Storia.

Oreste Gentile.

(continua).

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: