COLLE DI ROCCO/GUARDIAREGIA-CAMPOCHIARO (HERCUL RANI)-SAN POLO MATESE-BOJANO (BOVAIANOM). CAMMINANDO NELLA STORIA E CON LA STORIA CON I SAFINI/SABINI/SABELLI/SANNITI. (VIII PUNTATA).

Lasciando il santuario sannita/pentro sito nella località di san Pietro dei Cantoni, ci incamminiamo lungo il sentiero a destra fino all’incrocio con il sentiero proveniente da destra e lo seguiremo, vegetazione permettendo, fino alla località Colle di Rocco, sede di un insediamento sannita/pentro posto alla quota di circa 1025 mt. sul versante settentrionale del Massiccio del Matese.

Caratteristica comune a tutti gli altri insediamenti fortificati fino ad ora visitati, anche da Colle di Rocco si controllavano, si comunicava e si proteggevano le pianure di Bovaianom/Bojano e di Saipins/Sepino, tra i principali centri sorti sul percorso del tratturo Pescasseroli-Candela.

come raggiungere (tracciato giallo) Colle di Rocco dal santuario sannita/pentro di san Pietro dei Cantoni.

 L’insediamento fortificato su Colle di Rocco, permetteva le comunicazioni visive tra le fortificazioni a sud di Bovaianom/Bojano: la fortificazione di Saipins/Sepino e la civitas sannita romana di Saepinum.

De Benedittis (1977): […]. ad est di Guardiaregia, è collocato a circa 1025 m; anch’esso (centro fortificato, n. d. r.) assai simile a quello di Montefalcone (del Sannio, n. d. r.)Restano ben conservati 110 m che terminano chiaramente ad angolo su entrambe le estremità; non si esclude sia più lungo. Anche qui il materiale è preso sul posto; le mura sono alte m 1,60 e presentano una profondità di m 2,20, una misura già rinvenuta nel recinto di Civitanova del Sannio. La sua collocazione sulla montagna sovrastante il passo di Vinchiaturo permette di mettere in comunicazione il recinto di Campochiaro con quello di Sepino-Terravecchia.

La Regina (1989). Fortificazioni sannitiche a Colle di Rocco.

Scendendo dall’insediamento fortificato di Colle di Rocco lungo il sentiero a sinistra, raggiungiamo la pianura ed il tratturo Pescasseroli-Candela che, dopo la visita al santuario sannita/pentro di Hercul Rani, percorreremo nel tratto tra Campochiaro e San Polo Materse nel cui sottosuolo fu scoperta una vasta necropoli. (vedi figura).

Un territorio ricco di Storia e, soprattutto, di testimonianze archeologiche utili per modificare le stime sul periodo in cui avvenne il definitivo stanziamento dei popoli di stirpe Safina/Sabina/Sabella/Sannita; ma non solo, quando inizieremo il Cammino nella Storia e con la Storia lungo il percorso dalla città di Spoleto, capitale del Ducato longobardo omonimo, alla città di Benevento anch’essa capitale del Ducato omonimo, conosceremo le vicende vissute sempre dal territorio pertinente alla città di Bojano: ancora una volta si conferma l’esistenza di città fondate per essere indiscusse protagoniste nella grande Storia

In merito alla scoperta della necropoli sannita/pentra, Moscati, scrisse (ed.ne 1999): […], l’ampia necropoli tornata alla luce recentemente presso  Boiano.o […]. La datazione si colloca tra l’VIII e il VII secolo a. C.: siamo dunque dinnanzi a testimonianze tra le più antiche finora conosciute della cultura di area sannitica. Successivamente, scendono fino al IV-III secolo alcune tombe maschili, contenenti bacili e cinturoni di bronzo, punte di lancia e di giavellotto, ceramiche varie.                                                                                                                     

Tra i reperti più antichi già conosciuti in passato e pertinenti al X-VIII sec. a. C. ricordiamo ed ammiriamo tre cuspidi di lancia, già descritte da D’Agostino nell‘anno 1980: Le testimonianze più antiche legate alla presenza umana in questo territorio si riferiscono alla prima età del ferro e sono relative a cuspidi di lancia in bronzo rinvenute presso Bojano. (vedi figura).

Successivamente, le scoperte di Del Pinto, arricchendo come abbiamo visto nella IV puntata nel nostro cammino le testimonianze archeologiche del popolo dei Sanniti/Pentri, documentano un periodo più antico della loro  presenza: una fibula ad arco serpeggiante (…). Questo tipo di arco si sviluppa soprattutto in Italia centrale tra X e IX secolo ed un tipo di vaso caratteristico dell’Eubea databile tra la fine del IX e la prima metà dell’VIII sec. a. C..

Il versante nord est del Massiccio del Matese ed a sud est di Bojano, era percorso da una fitta rete di tratturelli utili alle greggi per scendere dai pascoli montani e raggiungere il tratturo Pescasseroli-Candela.

Uno dei tratturelli, oggi S.P. 331, dal territorio del Sannio/Caudino, valicando il Matese, proseguiva sul versante del Sannio/Pentro e raggiungeva l’attuale Guardiaregia, la pianura ed il tratturo su citato. (vedi figure. N. B. per un errore di informazione, nelle figure in cui compare la S. P. 164, in realtà è la S. P. 331).

La fitta rete di tratturelli  (vedi figura linea continua gialla) esisteva anche a sud ovest della città madre e capitale dei Sanniti/Pentri: scendevano dai pianori di Campitello Matese, dei Prati di Civita e da altri di minore estensione, sempre per collegarsi con il tratturo Pescasseroli-Candela. (vedi figura).

Terrazzamenti in rozza opera poligonale lungo le pendici della montagna a settentrione del Massiccio del Matese ad ovest di Bojano per i tratturelli provenienti dai pianori dei Prati di Civita e da Campitello Matese e per creare aree pianeggianti pre favorire la coltivazione.

                                               

                                           

Dopo esserci incamminati dal tratturo Pescasseroli-Candela lungo uno dei tratturelli per raggiungere a sud il santuario sannita/pentro Hercul Rani, sostiamo un attimo per osservare sia gli ultimi contrafforti del Massiccio del Matese solcati da profondi canaloni causati dalle abbondanti precipitazioni, sia i fitti boschi ed anche non vedendole, i pianori dove stanziavano le greggi.

Questo territorio, intorno all’anno 311 a. C., fu testimone di una imboscata organizzata dai Sanniti/Pentri, forse alleati con i loro consanguinei, contro l’esercito romano reduce dalla grave ed umiliante sconfitta presso le Forche Caudine (321 a. C.), ma riorganizzati, stavano realizzando una inarrestabile espansione.

Lo Storico greco-siculo ricordò: I consoli romani, penetrati nel territorio nemico con un esercito, vinsero in battaglia i Sanniti, n.d.r.) in una località chiamata Talio. I vinti (i Sanniti, n. d. r.) allora occuparono un colle chiamato Sacro e al sopraggiungere della notte i Romani si ritirarono nel loro accampamento; […]. Successivamente, aggiunse, furono posti presidi nelle città di Cataracta e Ceraunilia.

Livio, descrivendo stesso avvenimento dell’anno 311 a. C., fu più ricco di particolari: dopo la conquista di Cluviae/Casoli sita nel territorio dei Carecini Supernates, i consoli Romani si trasferirono in Boviano/Bojano: era questa la capitale dei Sanniti Pentri, la città di gran lunga più ricca e fornita di armi e di uomini.

I capi del Sannio, avendo programmato di tendere insidie avevano inviato ai consoli dei contadini fuggiaschi per  organizzare delle imboscate per cogliere di sorpresa e a circondare l’esercito, quando si fosse disordinatamente abbandonato al saccheggio.      

Pertanto, fu reso nota ad uno dei consoli che una grande quantità di bestiame era stata sospinta verso un bosco fuori mano (… pecoris vim ingentem in saltus avium compulsam esse …), lo indussero a condur là le legioni armate alla leggera per far preda. Ivi un grande esercito nemico (i Sanniti, n. d. r.) aveva occupato di nascosto le vie e, quando vide che i Romani erano entrati nel bosco, balzato fuori all’improvviso con gran frastuono, piombò loro addosso alla sprovvista.

La Regina in base a quanto letto, dà grande importanza alla citazione saltus avium, proponendone la localizzazione con una sua documentata disquisizione sulle citazione: percorso arduo di montagna e il saltus che ha tuttavia anche l’accezione tecnica, nel linguaggio giuridico, di luogo ricco di boschi e di pasture con la presenza di un insediamento rurale.

La Regina, ricordando: allora occuparono un colle chiamato Sacro, citato da Diodoro Siculo, ne propone la identifica con l’arce di Bovianum, impiantata sul crinale di un’altura del tutto isolata alle pendici del Matese.

Bovaianom/Bojano non aveva una sola arce, ne possedeva 3, come ricordò Appiano, e solo dopo la sua occupazione da parte di un piccolo contingente del suo esercito romano, Silla riuscì dopo 3 ore di combattimento ed un lungo assedio a conquista e distruggere la Bovianum civitas romana che, scrisse sempre Appiano, era molto bella e difesa da 3 arce.

L’arce conquista, la identifico con il colle Sacro, sita sulla sommità di monte Crocella (1.040 mt.) ricordato da Diodoro Siculo o con il collis Samnius ricordato da Festo; essendo di notevole importanza strategia per coordinare rapidamente le comunicazioni visive tra Bovaianom e tutti gli altri insediamenti del territorio dell’intero Sannio. (vedi descrizione dettagliata nella IV puntata).

Pertanto, possiamo ipotizzare la localizzazione dell’imboscata programmata dai Sanniti contro i Romani, in base alla citazione: dei boschi dove erano stati nascosti ingenti quantità di bestiame, come avevano riferito i “falsi” delatori sanniti; alla esistenza di un colle chiamato Sacro e ad un percorso arduo di montagna, tra i monti, i boschi ed i vasti pascoli del Massiccio del Matese che, secondo La Regina, si trovava certamente sul Matese a sud est di Bojano. Presso Campochiaro, in località Civitavecchia, a quota 1296, vi è l’altura fortificata nota con il nome delle Tre Torrette, difficilmente accessibile, delimitata da valloni e, su di un lato, da uno strapiombo altissimo della montagna. Ritornando alla realtà, l’insediamento Sannita/Pentro delle Tre Torrette o Civitavecchia, sito all’altezza variabile dai 1.200 ai 1.400 mt..                                                                                                                                          La fortificazione aveva una triplice importanza: a). coordinava le comunicazioni visive tra il centro fortificato di monte Crocella (il colle chiamato Sacro) di Bovaianom, la città madre e capitale dei Sanniti/Pentri, con tutti gli altri insediamenti; b). controllava e c). difendeva i percorsi del tratturo Pescasseroli-Candela e del tratturello che, come vedremo, dalla pianura di Bojano saliva verso il santuario italico di Ercole per poi proseguire verso sud-sud ovest per raggiungere il territorio dei Sanniti/Caudini e dei Sanniti/Irpini residenti a sud-est del Massiccio del Matese.

Teatro dell’imboscata (vedi fig. in alto). Localizzazione del santuario di Hercul Rani e l’importanza della localizzazione della fortificazione delle Tre Torrette (vedi figura in basso).

Dopo avere ricostruito ed  illustrato uno dei tanti scontri tra i Sanniti e gli invasori Romani, abbandoniamo il tratturo Pescasseroli-Candela per riprendere il cammino lungo il sentiero verso il santuario di Ercole/Hercul Rani.                                   

La Tabula Peutingeriana lo identifica con il toponimo Hercul Rani e lo localizza correttamente, osservandola attentamente, da sud verso nord, alla destra di Bobiano/Bojano, ma così come lo presenta la Tabula non corrisponde alla realtà: il toponimo Hercul Rani fu posto vicino alla figura delle 2 torri utili per localizzare ed identificare Aecas/Troia (FG) sulla via per Lucerie/Lucera, Arpos/Arpi e Siponto; mentre è reale il suo collegamento con Sepinum e questa con Benevento; inoltre, essendo di minore importanza, mancavano le vie/tratturelli per collegare il santuario al territorio dei Sanniti/Pentri e con le popolazioni limitrofe della stessa origine: i Sanniti/Caudini, i Sanniti/Irpinied i Sanniti/Frentani.

                                           

Per sottolineare l’importanza del santuario, abbiamo il parere della S.A.B.A.A.A.E. del Molise (1982): Le più antiche testimonianze di vita relative all’epoca storica del territorio campochiarese, sono costituite da alcuni reperti isolati raccolti nel corso dello scavo del santuario: una fibula ad arco semplice della prima Età del Ferro (X sec. a. C., n. d. r.), un frammento di bracciale di bronzo di età arcaica; sembra opportuno ricordare la presenza, tra i materiali del santuario, di frammento di lamina bronzea con una borchia emisferica applicata presso il margine e, vicino, il foro per una seconda; il frammento si può riconoscere come appartenente ad un cinturone analogo a tipi di produzione capenate che si trovano frequentemente nella cultura picena e che vengono datati tra la metà del VII e la metà del VI sec. a. C..

Scrivono S. Capini e La Regina (2015): Il sito del santuario corrisponde all’antica Herculaneum, località ricordata da Livio (10, 45, 10) per la battaglia là combattuta nel 293 a.C.: la circostanza che il passo liviano, nel contesto descrittivo dell’avvenimento, parli di un oppidum murato, si spiega ricordando che quello di Campochiaro è il solo santuario dei Sanniti munito di una cinta muraria, edificata già nella fase di IV sec. a.C. e analoga, nell’aspetto, a quelle degli insediamenti fortificati. […].

Il santuario subì ingenti danni da un forte terremoto nel III sec. a. C., ma fu ristrutturato per continuare ad essere frequentato fino al II sec. d. C.: le tracce di una modesta frequentazione del santuario proseguono fino al II secolo d. C., quando un incendio […]. [Sannio Pentri e Frentani. (1980)].

Anche dopo una probabile distruzione da parte di Silla in seguito alla conquista ed alla distruzione della vicina Bovianum/Bojano, 2^ capitale delle Lega Italia in occasione della Guerra Sociale, il santuario continuò a svolgere le sue funzioni religiose e politiche.

Tra il III ed il IV secolo si assiste ad una ripresa della frequentazione del sito, da mettere verosimilmente in rapporto con l’uso dei percorsi viari che attraversano questa parte del territorio. Non esiste alcun elemento che faccia pensare a qualche forma di sovrapposizione del culto cristiano, se si esclude, in tempi recenti, la creazione di uno spazio religioso denominato “la Madonnella”. (vedi figura).

                                                   

Il santuario si localizza ai “piedi” dell’insediamento fortificato delle Tre Torrette ed era dedicato principalmente a Hercules/herekleis (genitivo)/Ercole, con un tempio ed altre strutture edili costruite su un terrazzamento artificiale a grossi massi in opera poligonale; ma è documentata per ora la presenza dei Dioscuri, raffigurati su una placchetta di argento dorato (IV sec. a. C.), […].

L’area terrazza del santuario visto dall’alto. Il tempio (in alto a sn.) e la porta dell’ingresso a ovest (a ds.).

La Divinità titolare del culto nel santuario e nel tempio, scrivono CapiniLa Regina: era Ercole: a lui si riferiscono molti dei ritrovamenti effettuati e soprattutto una dedica graffita su ceramica che conserva l’epiclesi con cui Ercole era invocato in questo luogo, aisernis, aggettivo che rimanda al nome antico del Matese.

Non essendo stato ancora scoperto un santuario pentro nelle immediate vicinanze della città madre e capitale, Bovaianom/Bojano, quello di Hercul Rani di Campochiaro è stato stimato essere stato il suo principale luogo di culto.

La planimetria del santuario ci permette di localizzare ed ammirare la porta di ingresso ad ovest ed il tempio nella parte superiore del terrazzamento costruito a grossi blocchi di pietra in opera poligonale visibili a nord, con un andamento per un lungo tratto da est a ovest. (vedi figura).                                                                                       

Del tempio, scrive La Regina, resta solamente la parte inferiore del basamento che misura m 15,30 di lunghezza e m 21,30 di lunghezza, a cui è da aggiungere un’ampia gradinata frontale di cui sono riconosciute le fondazioni. […]. Era prostilo, probabilmente tetrastilo, di ordine ionico, con decorazioni di terracotta applicate alle trabeazioni lignee e al tetto. […]. L’edificio si data nella II metà del II sec. a. C., probabilmente intorno al decennio 130-120 a. C.. (vedi figura).

Primo piano del muro di terrazzamento in opera poliginale (SBAMolise).

Come per la città di Bojano anche Campochiaro NON HA un proprio Museo Archeologico; possiamo ammirare solo una parte dei reperti archeologici UNICAMENTE (spero siano esposti) fra i TANTI, nell’UNICO Museo Archeologico Sannitico istituito nella città di Campobasso; ma ALCUNI li possiamo ammirare grazie alle immagini fotografiche pubblicate nell’articolo curato da Capini e LA Regina in FANA, TEMPLA, DELUBRA. CORPUS DEI LUOGHI DI CULTO DELL’ITALIA ANTICA (2015).

Iniziamo dalle Tegole prodotte in un’officina pubblica, probabilmente di Bovianum, recanti bolli rettilinei impressi con sigilli bronzei; iscrizioni in lettere incavate, con direzione da destra a sinistra se non diversamente indicato.            I bolli servivano per datare la produzione. È adottata a tal fine la dizione che compariva negli elenchi della cronologia ufficiale, con l’annotazione della magistratura eponima annualem(eddíss) t(úvtíks), seguita dalla formula onomastica dei singoli magistrati, anch’essa abbreviata. […].                                                                      I nomi si devono quindi leggere in caso nominativo, come viene peraltro dimostrato dall’abbreviazione del prenome m(ina)z  secondo il criterio adottato anche nei Fasti consolari; l’ablativo assoluto è invece usato in altri contesti, come in latino. In alcuni casi tuttavia il nome è da sciogliere in caso genitivo con la carica posposta, m(eddikiaí) t(úvtíkaí) = in magistratu publico.[…].                                                                                                                             

La destinazione dei laterizi a edifici pubblici di Bovianum e della zona circostante, ossia ai santuari di Campochiaro, Colle d’Anchise, Castello del Matese, e anche a edifici pubblici di Saepinum, nell’ area urbana e al santuario della Mefite a S. Pietro di Cantoni, dimostra che la res publica (túvtú/touto) rappresentata dal meddix tuticus era costituita dall’intera comunità dei Samnites Pentri e non da singole entità cantonali.

La Regina (1989) in merito al ritrovamento dei bolli anche in altri siti, scrive: I bolli si datano nell’arco di circa un secolo prima della guerra sociale. A Pietrabbondante le tegole bollate compaiono in edifici del II sec. a.C.– inizi del I sec. a. C. (Tempio A, Tempio B, domus publica), ma non nel Tempio del santuario orientale, distrutto alla fine del III sec. a.C.. […]. I bolli si datano nell’arco di circa un secolo prima della guerra sociale

Tra i ritrovamenti non mancano alcuni resti di decorazioni architettoniche: Gli scarsissimi frammenti di terrecotte architettoniche raccolti finora nel corso dello scavo appartengono a serie decorative diverse: si riconoscono antefisse con potnia theron di tipi diversi; altre con figura maschile; serie diverse di lastre traforate; antepagmenta con palmette contrapposte e doppie spirali. Si tratta, in ogni caso, di pochissimi frammenti isolati […] tra questi, un’antefissa con scena di Ercole che lotta con il leone ed un frammento di sima con gocciolatoio a testa di leone. Provengono probabilmente da un fregio, pochissimi frammenti raccolti in situazioni diverse. (vedi figura).

[…]. La ceramica a vernice nera rappresenta il nucleo più significativo, essendo del tutto isolata una piccola lekythos a reticolo. Le forme attestate sono generalmente diffuse in tutta l’Italia meridionale, e particolarmente in Campania, in Apulia e nel Sannio, tra la metà del IV e la metà del III sec. a.C.; ciascuna forma è presente in più esemplari che appaiono caratterizzati da una grande omogeneità nelle caratteristiche tecniche. Sono presenti patere di forme diverse, coppe a vasca emisferica, coppe e coppette con parete concavo-convessa (fig. 56), coppe e coppette con orlo rientrante (fig. 57), skyphoi (fig. 58), piccole olpai (fig. 59), alle quali si aggiunge un unico esemplare di coppetta miniaturistica.                                                                                                              Il materiale comprende ancora un solo unguentario e un frammento di una lucerna del tipo delle kitchen lamps. La classe maggiormente rappresentata quantitativamente è la ceramica comune, con pochi vasi di argilla depurata – tre brocche (fig. 60), un’anfora (fig. 61), una coppetta – ed una abbondante quantità di ceramica grezza, presente però con una varietà di forme piuttosto esigua: accanto a pochi esemplari di brocche, bacini, scodelle (fig. 62) e coperchi, la grande maggioranza del materiale è infatti costituita da olle di dimensioni diverse (figg. 63-64). L’insieme è stato interpretato come il vasellame utilizzato per un banchetto sacro.

Altri reperti sono stati datati tra il III e la metà del I sec. a. C.; comprendono terrecotte architettoniche (frammenti di lastre traforate ed una testa di cavallo da un fregio), frammenti di intonaco dipinto, ceramica comune e a vernice nera, unguentari; si notano inoltre una cuspide di lancia ed un sauroter di ferro (i soli elementi relativi all’armamento finora trovati nel santuario, probabilmente, per le reciproche proporzioni, pertinenti al medesimo oggetto), alcune piccole clave di bronzo, una stele d’argento, riferimento miniaturistico a simulacri analoghi a quelli lignei dal santuario della Mefite nella valle di Ansanto (fig. 65).

Stele miniaturistica d’argento (da Capini 1980).

Siamo costretti a vedere SOLO le immagini degli oggetti recuperati nel corso della campagna di scavi condotta dalla Soprintendenza archeologica del Molise.

Sempre a causa della ASSENZA di un Museo Archeologico Pentro non possiamo conoscere ed ammirare le numerose ed antichissime monete; la maggior parte di esse non furono coniate dai Sanniti/Pentri, tranne le loro emissione nel I sec. a. C. in occasione della Guerra Sociale, probabilmente con una zecca mobile: in Corfinio dei Sanniti/Peligni; in Bojano ed in Isernia dei Sanniti/Pentri.

Ancora una volta siamo costretti a vedere SOLO le immagini di quelle recuperate nel corso della campagna di scavi condotta dalla Soprintendenza archeologica del Molise: I ritrovamenti monetari dal santuario di Campochiaro costituiscono un nucleo piuttosto interessante per la loro abbondanza e varietà […]. La maggior quantità di monete, quasi un terzo di quelle raccolte, si concentra nel III secolo e deve essere messa in rapporto con la seconda fase del santuario. Si tratta per lo più di monete campane del tipo Apollo/toro androprosopo […]; abbondate è pure la documentazione relativa ad Aesernia la cui presenza va direttamente messa in rapporto con la rinomanza del santuario nell’ambito del territorio pentro.  (vedi figure).


Quanto visto testimonia la numerosa presenza nel santuario dedicato ad Ercole di popolazioni non solo di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita, ma anche popoli dei territori confinanti agevolati, come visto in precedenza, dai percorsi tratturali per i residenti a sud del Massiccio del Matese, mentre le popolazioni della costa adriatica, Sanniti/Frentani e gli abitanti dell’Apulia potevano accedere per mezzo della via anonima da Bobiano/Bojano a teneapulo/Teano degli Apuli/San Paolo Civitate, costruita in epoca romana seguendo, nel territorio pentro ed in quello frentano, il percorso del braccio tratturale MateseCortileCentocelle (vedi IV puntata).

Dopo la visita al santuario della Civitella, riprendiamo il cammino per raggiungere l’insediamento fortificato delle Tre Torrette.

Potremmo percorre una moderna e comoda strada asfaltata, ma è preferibile seguire un antico sentiero, partendo da quota 800 mt per raggiungere quota 1.070 mt.) ed attraversando dapprima un moderno luogo di culto detto “la Madonnella”, dedicato alla Madonna del Carmelo, e proseguire, vegetazione permettendo, lungo il pendio della montagna verso la Fonte Francone.

Percorrendo l’antico sentiero si nota quanto resta di una scalinata realizzata con gradini in pietra non lavorata e lì dove il tracciato curva per supera il dislivello, esiste ancora oggi uno spazio sufficiente per agevolare l’incontro ed il passaggio per chi sale e per chi scende.

Dopo una breve sosta ristoratrice presso la fonte, riprendiamo il cammino lungo il tratturello alla sinistra dell’antica fonte: agevole e non impegnativo ci permette di raggiunge Valle Uma e, volendo, si può proseguire verso la S. P. 331 (in cartina S. P. 164) per essere nel territorio dei Sanniti/Caudini.                                                                      Noi deviamo a destra verso l’insediamento fortificato delle Tre Torrette ad una quota di 1200-1400 mt..

La sua importanza era triplice: coordinava le comunicazioni visive tra il centro fortificato di monte Crocella (1040 mt.) e di Bovaianom (da 450 a 740 mt.) con gli altri insediamenti costruiti nel territorio pentro; controllava e difendeva i percorsi del tratturo Pescasseroli-Candela e del tratturello che dalla pianura di Bojano, salendo verso il santuario italico di Hercul Rani, raggiungeva Valle Uma per poi  proseguiva verso il territorio dei Sanniti/Caudini e dei Sanniti/Irpini residenti a sud del Massiccio del Matese.

1. Fortificazione di monte Crocella.          2. Fortificazione Tre Torrette-Civitavecchia3. Santuario italico di Ercole/Civitella.              4. Campochiaro.               B. BOVAIANOM/Civita Superiore di Bojano. Tratturo Pescasseroli-Candela (linea continua). Tratturello (linea tratt.ta).

 

Planimetrie del centro fortificato Tre Torrette/Civitavecchia da Guide archeologiche Laterza (1984). a sn. Dell’Orto-La Regina (1978).

Al nostra arrivo e dopo aver < ripreso fiato >, ammiramo quanto fu realizzato dai Sanniti/Pentri.

Particolari di una torre del centro fortificato de Le Tre TorretteCivitavecchia.

                                               

I particolari di un recinto.

Serie di terrazzamenti a nord ovest del centro fortificato de Le Tre Torrette

                                              

Terminata la visita, riprendiamo il cammino utilizzando dopo la Fonte Francone, la  comoda strada asfalta che scende nella sottostante pianura di Bojano ed il tratturo Pescasseroli-Candela per raggiungere la città di Bojano dove terminerà il nostro cammino nella Storia e con la Storia dei  Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti denominatisi Pentri quando, partendo dalla loro terra di origine il *Safnio, in latino Samnium (Devoto 1967), presero stabile dimora sulla sommità delle colline, delle montagne e nella pianura posta a settentrione del Massiccio del Matese.

Area delle necropoli e le cave lungo il tratturo Pescasseroli-Candela (asfalto) direzione Saepinum nel tratto San Polo Matese e Campochiaro.

Per coloro che non hanno avuto la possibilità di vedere i reperti archeologici scoperti nella vasta area di Camponi (le foto sono pubblicate nella IV puntata) e sottratti alla ammirazione per la NEGLIGENZA di quanti stanno privando la città di Bojano di un MUSEO ARCHEOLOGICO DEI PENTRI, riproponiamo una breve documentazione  fotografica.

TROPPO BELLI per non riproporli alla vostra ATTENZIONE.

Dopo quanto ammirato, abbiamo la conferma del grado di civiltà raggiunto dal popolo dei Sanniti/Pentri  e SMENTISCONO chi continua a giudicarli UNICAMENTE dei rozzi pastori.

Proseguendo verso la città di Bojano dove terminerà il nostro cammino, sempre lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, alla nostra sinistra si localizza una vasta area caratterizzata da un microclima, oggi completamente abbandonata alla crescita non regolata della vegetazione di bassi ed alto fusto, ma all’epoca dei Sanniti/Pentri aveva offerto la possibilità di coltivare anche l’olivo, la vite e di quanto poteva svilupparsi con una temperatura mite; di conseguenza, oltre ai prodotti tipici dell’agricoltura, disponevano con l’allevamento del bestiame di latte, di carne, di lana, di pelle, di olio, di vino etc..                                                                                                                              Non dimenticando le cave di argilla la cui lavorazione permetteva la produzione di oggetti di vario genere ed utilità.

Il nostro cammino che ha interessato anche il tratturo Pescasseroli-Candela, partendo dal territorio denominato *Safnio/Samnium/Sannio, durante le varie tappe ci ha fatto conoscere e rivivere un invidiabile passato dei popoli originati dai giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti;  purtroppo ci riporta alla realtà osservando le condizioni attuali del suo antico percorso. (vedi figura).

Il tratturo Pescasseroli-Candela (dir.ne Pescasseroli) come si presente oggi nei pressi di Bojano (est).

Siamo arrivati, il traguardo del nostro cammino nella Storia e con la Storia dei Safini/Sabini/Sabelli/Sannti/Pentri, è presso la porta orientale della città medievale di Bojano, porta san Biagio a guardia della quale, ancora oggi, esiste un torre medievale, inglobata tra le mura di una moderna casa privata: era l’ingresso orientale della civitas medievaleBovianum/Boviano/Bobiano/Boiano/Bojano: ci dà appuntamento al nostro prossimo cammino sulla Via dei 2 Ducati longobardi di Spoleto e di Benevento.

Oreste Gentile.

 

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