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GLI ANTICHISSIMI TERRAZZAMENTI SANNITI/PENTRI DI BOVAIANOM/BOJANO DIVENNERO VIE E VICOLI.

marzo 31, 2021

La sommità della collina dove oggi sorge Civita Superiore di Bojano, nei secoli XI-IX a. C. era la sede della 2^ fortificazione di Bovaianom, città madre e capitale del popolo dei Sanniti/Pentri; lungo le pendici della collina esposte a nord, oggi si notano diversi appezzamenti di terreno parzialmente coltivati, ma interessanti per la presenza di più di un terrazzamento al di sotto ed a di sopra della strada provinciale n. 100 da Bojano a Civita Superiore di Bojano. (vedi figura).

Da non confonderli con un muro di sostegno in cemento coperto dalla vegetazione, costruito intorno agli anni ’50 per bloccare un movimento franoso.

L’ipotesi della loro presenza si basa sull’esistenza, ancora oggi, di altri terrazzamenti in opera megalitica scoperti nel giardino del Palazzo Ducale, lungo la base della collina ed alla destra del tratturo Pescaseroli-Candela.

Un sopralluogo potrebbe confermare se questi terrazzamenti furono costruiti utilizzando dei grossi massi con le superfici più o meno lavorate, come erano solito fare i Sanniti/Pentri anche in occasione della fondazione della loro città madre e capitale, Bovaianom/Bojano, tra i secc. XI-IX a. C.: dalla sommità dell’attuale borgo di Civita Superiore di Bojano, con una serie di terrazzamenti in rozza opera poligonale, da est verso ovest, parallelamente, occuparono le pendici della collina esposte a nord per terminare sul lato destro del tratturo Pescasseroli-Candela, largo circa 110 mt. dove Bovaianom, stando a quanto ancora oggi resta delle sue mura, confinava con la vasta pianura di circa 100 kmq.. (vedi figura).

I terrazzamenti oggi sono sottratti alla nostra attenzione a causa della irregolare messa a dimora delle numerosissime piante di pino poste ad ogni ricorrenza della cosiddetta “Festa degli Alberi” e MAI diligentemente potate. (vedi figura). 

Le mura di terrazzamento avevano una triplice importanza: creavano e sostenevano una superficie pianeggiante su cui costruire le abitazioni, permettevano la coltivazione e davano la possibilità di predisporre i guerrieri per la difesa dell’insediamento. (vedi figure. 2^ figura: Terrazzamento delle mura poligonali sannite. da Telesianarrando.it. 3^ figura: Terrazzamento con strada e scalinata in territorio di Bojano).

Terrazzamenti con strada e scalinata lungo le pendici della collina

Le superfici orizzontali dei terrazzamenti furono utilizzate per il piano di calpestio dei vicoli ancora oggi esistenti nel centro storico di Bojano: si sviluppano da ovest verso ovest, grosso modo parallelamente al tratturo Pescasseroli Candela, oggi via Garibaldi, corso Umberto I, via Biferno. Da Porta Pasquino (ovest) a Porta san Biagio (est). (vedi figura).

Le vie più importanti sono denominate: 1. Via Corte Vecchia. 2. Via GargagliaVia ColleSalita Piaggia. 3. Via Erennio Ponzio che confluisce nella Via ColleSalita Piaggia. (vedi figura, colorazione gialla).

Probabilmente, anche la S. P. n. 100 dalla città di Bojano a Civita Superiore di Bojano, utilizzò per tratti più o meno lunghi, modificandoli, i piani dei terrazzamenti. (vedi figura).

provinciale

Un interessante disegno dell’abate Pacichelli (1703) ci mostra la città di Bojano all’epoca in cui egli visse: da est e ad ovest si notano le mura medievali con le porte di accesso. Il disegno evidenzia parzialmente l’antica urbanizzazione della città, iniziando dalla pianura dove era/è ubicata ancora oggi la chiesa cattedrale con gli altri edifici di culto ed edifici abitativi costruiti a ridosso delle mura medievali

Parallelamente ed all’interno delle mura medievali, nel disegno si notano gli edifici, anche di culto, costruiti a partire da ovest, ossia da Porta Pasquino, lungo corso Umberto I e via Biferno per terminare ad est nei pressi della chiesa costruita proprio su Porta san Biagio e nei pressi di una torre ancora oggi esistente a sud ed alla sinistra dell’ingresso della citata chiesa. (vedi figura).

Allo stato delle cose, la torre medievale fu costruita sulla superficie piana di un terrazzamento sito lungo le pendici della collina. (vedi figura).

Le mura medievali. I terrazzamenti. La torre.
Le mura medievali (rosso). I terrazzamenti (giallo). La torre (senape).

Pacichelli, con gli altri edifici localizzati nel suo disegno in terza fila, permette di identificare 2 terrazzamenti che oggi corrispondono al 2. Via GargagliaVia ColleSalita Piaggia ed al 3. Via Erennio Ponzio che confluisce nella Via ColleSalita Piaggia. (vedi figura).

Il suo disegno localizzò il palazzo vescovile tra corso Umberto I e via Gaspare Gargaglia, presso l’odierna chiesa di sant’Erasmo, già convento di Santa Chiara.

Iniziando un percorso in piano da ovest verso est, lungo corso Umberto I, notiamo che per superare i dislivelli tra i vari terrazzamenti la cui superficie pianeggiante aveva permesso, come già detto, la realizzazione delle vie, furono costruite delle lunghe scalinate in pietra (la maggior parte OGGI sostituite con  “strade” in betonelle)con direzione da nord a sud: era il vico o il vicoletto con diversa pendenza, ancora oggi esistenti. (vedi figure).

Prima di imboccare Corso Umberto I (ovest-est), dal Largo Episcopio (quota 488 mt.), inizia la via Numerio Decimio (nord-sud): a sinistra si procede sul terrazzamento utilizzato per costruire la Via G. Gargaglia (ovest-est, quota 495 mt.) e, successivamente, un altro terrazzamento  per realizzare la via Erennio Ponzio (ovest-est, quota 505 mt.).

Dopo il Largo Episcopio, e subito dopo l’inizio di Corso Umberto I (quota 493 mt.), sulla destra, c’è il Vico Lavinaro che permette di raggiungere la citata Via G. Gargaglia (quota 496 mt.). A Vico Lavinaro, segue Vico San Luigi (quota 491 mt.) con innesto ancora una volta con Via G. Gargaglia (quota 496 mt.) che a sinistra conduce in Piazzetta San Martino (quota 496 mt.).

La Piazzetta San Martino (quota 496 mt.) è dominata da un alto terrapieno (terrazzamento ?): da quota di 496 mt. raggiuge la quota 505 mt. dove c’è un giardino ed a quota 512 mt. la Via Erennio Ponzio (ovest-est), raggiungibile dalla piazzetta con una ripida scalinata (nord-sud). (vedi figura).

Tornando a percorre il Corso Umberto, dopo il vico San Luigi, il vico Malizia, a destra, di fronte alla medievale Porta di Visco, sale da quota 493 mt. a quota 501 mt. per incrociare Via Colle (ovest-est) e via Erennio Ponzio (ovest-est), dando inizio alla ripida Salita Piaggia (ovest-est). (vedi figure).

Anche le superficie piane degli altri terrazzamenti presenti lungo le pendici della collina e paralleli al tratturo Pescasseroli-Candela, furono utilizzati per costruire le vie (ovest-est), e collegate, dopo Corso Umberto I, con i vicoli (nord-sud) al Largo Duomo ed a Via Biferno.

Non esiste una documentazione bibliografica o archeologica per conoscere lo sviluppò urbano della Bovaianom, sannita/pentra e poco conosciamo della civitas sannita/romana Bovianum, tranne una descrizione di Appiano: la città era molto bella e difesa da 3 rocche, protagonista nell’anno 89 a. C., essendo stata scelta sede della 2^ capitale della Lega Italica in occasione della Guerra Sociale (91-88 a. C.).

La 1^ rocca fortificata si localizza sulla sommità di monte Crocella, a quota 1040 mt.; la civitas sannita/romana Bovianum si estendeva nella pianura; conservava il suo antichissimo insediamento, l’acropoli  sulla sommità della collina di Civita Superiore di Bojano, sua 2 ^ fortificazione ed includeva la 3^ fortificazione, identificata con la Contrada La Piaggia. (vedi figura).

Oreste Gentile.

LA VIA CONSOLARE MINUCIA da CORFINIUM/Corfinio a BRUNDISUM/Brindisi ed il DECUMANO DELLA CIVITAS SANNITA/ROMANA di BOVIANUM/BOJANO. 

marzo 13, 2021

Radke (1981), scrive: Dalle fonti letterarie – si tratta, però, in confronto a quelle delle pietre miliari, di una testimonianza meno importante – è attesta, oppure si deduce con certezza, la costruzione di una strada da parte di un consule negli esempi seguenti: […]. 19.  221 a. C.  via Minucia (Cic. Att. IX, 6, 1 e altri).

CHI gli altri autori dopo Cicerone (106 – 43 a. C.) ?

  1. Cicerone sull’esistenza della via consolare Minucia, scrisse […]. Aggiunse alle sei coorti stanziate in Alba si erano unite a Curio sulla via Minucia; il che gli era stato scritto da Cesare, il quale sarebbe a Roma tra pochi dì.
  2. Orazio (65 – 8 a. C.): […]. Ma di che cosa disputa? Se Castore ne sappia più di Dòcile, se per Brindisi è meglio la via Appia o la Minucia.
  3. Strabone (64 a. C. – 23 d. C ).: […]. Ci sono due vie che partono a Brendesion: la prima è una mulattiera che passa attraverso il territorio dei Peucezi chiamati Pedicli e poi attraversa quello dei Dauni e dei Sanniti fino a raggiungere Beneventum. Su questa via c’è la città di Egnatia e poi Celia, Netium, Canusium ed Herdonia. L’altra via, che passa per Taranto […]. E’ chiamata via Appia. […]. Tutte e due le vie, dopo essere partite da Brentesion, si ricongiungono presso Beneventum e la Campania. La via che conduce da qui fino a Roma si chiama Appia e passa attraverso Caudium, Calatia, Capua e Casilinum, fino a Sinuessa. (vedi figure).

CHIARO ?

Dopo quanto descritto dagli antichi Storici: la via consolare Minucia si originava presso Corfinio e giungeva a Brindisi; possiamo ipotizzare seguisse ed intersecasse i principali percorsi dei tratturi provenienti dagli altipiani dei monti dell’odierno Abruzzo centrale: il Celano-Foggia, il Castel di Sangro-Lucera e il Pescasseroli-Candela; oggi corrisponde alla S. S. 17. (vedi figura).

La recente scoperta al di sotto dell’alveo del fiume Calderari, in pieno centro della moderna città di Bojano, di una strada di epoca romana, conoscendo l’estensione della civitas sannita/romana, possiamo ammirare, seppure in pessime condizioni di manutenzione, uno dei decumani, ossia le strade all’interno di una città con direzione da est verso ovest.

Il decumano scoperto a Bojano, ha una lunghezza di circa 44 mt. ed una larghezza di circa 9 mt., fino ai 14. 30 mt. con il marciapiede, la cui larghezza per il tratto scoperto, è di circa 2. 40 mt.: vi si affacciavano gli ingressi degli edifici abitativi e commerciali (vedi in seguito decumano massimo di Ercolano).

Il suo selciato realizzato con pietre poligonali, in ottimo stato di conservazione, permette di formulare alcune ipotesi sulla antica urbanizzazione della civitas sannita/romana di Bovianum/Bojano, tenendo ben presente quanto accadde per la vicina civitas Saepinum/Altilia/Sepino, la cui costruzione nella pianura dell’alto Tammaro iniziò dopo la definitiva conquista romana del precedente insediamento fortificato di Saipins nell’anno 293 a. C..

L’insediamento fortificato della città madre e capitale dei Sanniti/Pentri, Bovaianom/Bojano, occupato definitivamente dai Romani nell’anno 305 a. C., obbligò gli abitanti, con l’aiuto dei Romani, a urbanizzare il territorio pianeggiante posto alla base della collina inglobando, come accadde per Saepinum/Altilia/Sepino, il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela.

La civitas sannita/romana Bovianum/Bojano si allungava, allargandosi, verso est, nord ed ovest: dalla base della collina dove si localizzava il lato destro del tratturo Pescasseroli-Candela e, per i reperti rinvenuti negli anni passati, si estendeva fino all’attuale linea ferroviaria.

Per la vasta area urbanizzata, come per le altre civitates, esisteva più di un decumano (tra cui quello di recente scoperto) e più di un cardo (vedi figura), come testimonia l’antico assetto urbano, come vedremo, dell’antica città di Ercolano: più di un decumano, più di un cardo.

L’ insediamento montano sannita/pentro di Bovaianom. La civitas sannita/pentra/romana di Bovianum con i tracciati dei decumani e dei cardi. Il decumano scoperto (tratto rosso al centro della figura). Il tratturo Pescasseroli-Candela.

Nella civitas Saepinum sono stati riportati alla luce: il decumano, già tratturo Pescasseroli-Candela, poi via consolare Minucia ed il cardo, già tratturello proveniente dai pascoli del Massiccio del Matese; nell’area del loro incrocio fu creato il foro.

Nella civitas di Saepinum è interessante notare subito dopo l’ingresso ovest di Porta Bojano e lungo il percorso del suo decumano, largo non più di 4. 00 mt.: i solchi delle ruote dei carri lasciate sul selciato e quanto resta dei marciapiedi e degli antichi passaggi pedonali, ben sistemati e comodi per il transito dei carri e dei pedoni.(vedi figure).

L’utilizzo primario dell’unico decumano della civitas di Saepinum riportato alla luce era: il transito dei mezzi di trasporto ed il passaggio dei pedoni e delle greggia, come dimostrano le disposizioni impartite dai prefetti romani scolpite alla destra dell’ingresso di Porta Bojano, per proteggere le pecore dal furto da parte di coloro che erano preposti al loro controllo.

Esaminando il decumano recentemente scoperto in Bojano e valutando l’ottimo stato di conservazione del suo selciato, protetto nei secoli dallo spesso (circa 3 mt.) strato di terra su cui scorrevano le acque del fiume Calderari, l’assenza dei solchi delle ruote dei carri e delle grosse pietre utilizzate per i passaggi pedonali, possiamo pensare ad un diverso utilizzo rispetto al decumano di Saepinum: il decumano di Bovianum era interdetto al transito dei carri; ciò spiegherebbe il motivo dell’assenza dei profondi solchi delle ruote dei carri.

Si potrebbe obiettare che con il trascorre dei secoli tutto è stato levigato dal deflusso delle acque, ma è un fenomeno improbabile visto che sulla superfice del decumano non potevano scorrere le acque in quanto protetto da uno spesso strato di terreno (circa 3 mt.), ma è soprattutto l’assenza dei grossi massi di pietra utilizzati per i passaggi pedonali a testimoniare il suo utilizzo esclusivamente per il traffico pedonale: oggi si presenta con la sua superficie ben levigata e priva di avvallamenti.

Illuminante e quanto mai appropriato l’esempio del decumano massimo riportato alla luce nella antica città di Ercolano e descritto nel sito https://www.pompei.it/scavi-ercolano/decumano-massimo: Il decumano massimo è la strada principale delle città romane e quindi anche di Ercolano e per questo ospitava ai suoi lati le case più prestigiose. Molto trafficata era riservata solo al traffico pedonale.

Qui (scrive http://www.vesuvioweb.com/it) fu scoperto l’arco trionfale, le grandi case-ville con le ampie fauci aperte sugli ampi marciapiedi (dai 2,50 metri ai 2,80 metri) e poi le fontane. Stupisce tuttavia e stupì certamente all’epoca dello scavo, la larghezza della carreggiata, ben 12 metri (in Bovianum/Bojano era di 9 mt.). […].

La fontana di Ercole che era stata costruita per abbeverare gli animali da traino, che passavano per il cardo V, segnava in maniera assolutamente inequivocabile il limite del traffico su ruota.

Uno dei decumani scoperto nella città di Bojano, dalla larghezza di poco inferiore al decumano massimo di Ercolano, 9.00 mt rispetto ai 14 mt., ma superiore al decumano di Saepinum largo 4.00 mt., era interdetto al passaggio dei carri, pertanto cerchiamo di localizzare il decumano pertinente alla via consolare Minucia nella civitas di Bovianum/Bojano, tenendo presente ciò che accadde nella civitas Saepinum/Altilia/Sepino.

Nella civitas di Saepinum la via consolare Minucia era il decumano, già percorso del tratturo Pescasseroli-Pescasseroli la cui larghezza massima, valutata a 111 mt., si ridusse a 4.00 mt. attraversando la civitas di Saepinum.

Conosciamo il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela nella città di Bojano, ma non la sua reale larghezza a causa delle continue modifiche dell’assetto urbano succedutesi nel tempo e causato soprattutto dai frequenti terremoti.

L’unico dato certo è il suo lato destro rappresentato dalle mura di terrazzamento in opera poligonale, oggi ancora esistenti: erano il limite dell’insediamento montano della città madre e capitale dei Sanniti/Pentri, Bovaianom/Bojano.

Pertanto, la reale larghezza di 111 mt. del tratturo Pescasseroli-Candela pone il lato sinistro del suo percorso, come dimostra la figura, al di là dell’attuale corso dei Pentri e nei pressi della 3^ fila degli alberi di platani di piazza Roma ed anche dopo l’edificio che ospita l’odierna sede municipale, già convento francescano edificato nell’anno 1347; pertanto, l’area era molto più vasta, probabilmente era l’area dove, all’epoca dei Sanniti/Pentri, si svolgeva il mercato che, guarda caso, si continua a svolgere.

Quella vasta area nel corso dei secoli, MAI fu occupata da costruzioni, tranne nel 1347 con il convento di san Francesco.

La vasta area occupa circa 3. 500 ha. e presenta una caratteristica forma ellittica irregolare dovuta ai fabbricati che oggi la delimitano; nominalmente è stata divisa in Piazza della Vittoria, a nord est; Piazza Roma a nord ovest e Via Cavallerizza a nord: potrebbe identificarsi con il foro, vedi quello di Saepinum, originato dall’incrocio del decumano, via consolare Minuccia, oggi denominato corso dei Pentri, già S. S. 17 Appulo Sannitica, con uno dei due cardi centrali provenienti da sud, dalla base della collina.

 

 

Oggi il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela nell’attraversare Bojano ha una larghezza variabile, molto inferiore ai normali 111 mt.; si riduce a poco più di 5 mt. quando attraversa intra moenia la città medievale di Boviano/Bobiano/Boiano/Bojano: era ed è un percorso proprio a ridosso delle mura medievali: da Porta Pasquino, ad ovest, fino a Porta san Biagio ad est, e parallelo alle 2 porte della cinta muraria a nord: Porta di Visco e Porta Santa Maria.

Questo è quanto.

 Oreste Gentile.