LA VIA CONSOLARE MINUCIA da CORFINIUM/Corfinio a BRUNDISUM/Brindisi ed il DECUMANO DELLA CIVITAS SANNITA/ROMANA di BOVIANUM/BOJANO. 

Radke (1981), scrive: Dalle fonti letterarie – si tratta, però, in confronto a quelle delle pietre miliari, di una testimonianza meno importante – è attesta, oppure si deduce con certezza, la costruzione di una strada da parte di un consule negli esempi seguenti: […]. 19.  221 a. C.  via Minucia (Cic. Att. IX, 6, 1 e altri).

CHI gli altri autori dopo Cicerone (106 – 43 a. C.) ?

  1. Cicerone sull’esistenza della via consolare Minucia, scrisse […]. Aggiunse alle sei coorti stanziate in Alba si erano unite a Curio sulla via Minucia; il che gli era stato scritto da Cesare, il quale sarebbe a Roma tra pochi dì.
  2. Orazio (65 – 8 a. C.): […]. Ma di che cosa disputa? Se Castore ne sappia più di Dòcile, se per Brindisi è meglio la via Appia o la Minucia.
  3. Strabone (64 a. C. – 23 d. C ).: […]. Ci sono due vie che partono a Brendesion: la prima è una mulattiera che passa attraverso il territorio dei Peucezi chiamati Pedicli e poi attraversa quello dei Dauni e dei Sanniti fino a raggiungere Beneventum. Su questa via c’è la città di Egnatia e poi Celia, Netium, Canusium ed Herdonia. L’altra via, che passa per Taranto […]. E’ chiamata via Appia. […]. Tutte e due le vie, dopo essere partite da Brentesion, si ricongiungono presso Beneventum e la Campania. La via che conduce da qui fino a Roma si chiama Appia e passa attraverso Caudium, Calatia, Capua e Casilinum, fino a Sinuessa. (vedi figure).

CHIARO ?

Dopo quanto descritto dagli antichi Storici: la via consolare Minucia si originava presso Corfinio e giungeva a Brindisi; possiamo ipotizzare seguisse ed intersecasse i principali percorsi dei tratturi provenienti dagli altipiani dei monti dell’odierno Abruzzo centrale: il Celano-Foggia, il Castel di Sangro-Lucera e il Pescasseroli-Candela; oggi corrisponde alla S. S. 17. (vedi figura).

La recente scoperta al di sotto dell’alveo del fiume Calderari, in pieno centro della moderna città di Bojano, di una strada di epoca romana, conoscendo l’estensione della civitas sannita/romana, possiamo ammirare, seppure in pessime condizioni di manutenzione, uno dei decumani, ossia le strade all’interno di una città con direzione da est verso ovest.

Il decumano scoperto a Bojano, ha una lunghezza di circa 44 mt. ed una larghezza di circa 9 mt., fino ai 14. 30 mt. con il marciapiede, la cui larghezza per il tratto scoperto, è di circa 2. 40 mt.: vi si affacciavano gli ingressi degli edifici abitativi e commerciali (vedi in seguito decumano massimo di Ercolano).

Il suo selciato realizzato con pietre poligonali, in ottimo stato di conservazione, permette di formulare alcune ipotesi sulla antica urbanizzazione della civitas sannita/romana di Bovianum/Bojano, tenendo ben presente quanto accadde per la vicina civitas Saepinum/Altilia/Sepino, la cui costruzione nella pianura dell’alto Tammaro iniziò dopo la definitiva conquista romana del precedente insediamento fortificato di Saipins nell’anno 293 a. C..

L’insediamento fortificato della città madre e capitale dei Sanniti/Pentri, Bovaianom/Bojano, occupato definitivamente dai Romani nell’anno 305 a. C., obbligò gli abitanti, con l’aiuto dei Romani, a urbanizzare il territorio pianeggiante posto alla base della collina inglobando, come accadde per Saepinum/Altilia/Sepino, il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela.

La civitas sannita/romana Bovianum/Bojano si allungava, allargandosi, verso est, nord ed ovest: dalla base della collina dove si localizzava il lato destro del tratturo Pescasseroli-Candela e, per i reperti rinvenuti negli anni passati, si estendeva fino all’attuale linea ferroviaria.

Per la vasta area urbanizzata, come per le altre civitates, esisteva più di un decumano (tra cui quello di recente scoperto) e più di un cardo (vedi figura), come testimonia l’antico assetto urbano, come vedremo, dell’antica città di Ercolano: più di un decumano, più di un cardo.

L’ insediamento montano sannita/pentro di Bovaianom. La civitas sannita/pentra/romana di Bovianum con i tracciati dei decumani e dei cardi. Il decumano scoperto (tratto rosso al centro della figura). Il tratturo Pescasseroli-Candela.

Nella civitas Saepinum sono stati riportati alla luce: il decumano, già tratturo Pescasseroli-Candela, poi via consolare Minucia ed il cardo, già tratturello proveniente dai pascoli del Massiccio del Matese; nell’area del loro incrocio fu creato il foro.

Nella civitas di Saepinum è interessante notare subito dopo l’ingresso ovest di Porta Bojano e lungo il percorso del suo decumano, largo non più di 4. 00 mt.: i solchi delle ruote dei carri lasciate sul selciato e quanto resta dei marciapiedi e degli antichi passaggi pedonali, ben sistemati e comodi per il transito dei carri e dei pedoni.(vedi figure).

L’utilizzo primario dell’unico decumano della civitas di Saepinum riportato alla luce era: il transito dei mezzi di trasporto ed il passaggio dei pedoni e delle greggia, come dimostrano le disposizioni impartite dai prefetti romani scolpite alla destra dell’ingresso di Porta Bojano, per proteggere le pecore dal furto da parte di coloro che erano preposti al loro controllo.

Esaminando il decumano recentemente scoperto in Bojano e valutando l’ottimo stato di conservazione del suo selciato, protetto nei secoli dallo spesso (circa 3 mt.) strato di terra su cui scorrevano le acque del fiume Calderari, l’assenza dei solchi delle ruote dei carri e delle grosse pietre utilizzate per i passaggi pedonali, possiamo pensare ad un diverso utilizzo rispetto al decumano di Saepinum: il decumano di Bovianum era interdetto al transito dei carri; ciò spiegherebbe il motivo dell’assenza dei profondi solchi delle ruote dei carri.

Si potrebbe obiettare che con il trascorre dei secoli tutto è stato levigato dal deflusso delle acque, ma è un fenomeno improbabile visto che sulla superfice del decumano non potevano scorrere le acque in quanto protetto da uno spesso strato di terreno (circa 3 mt.), ma è soprattutto l’assenza dei grossi massi di pietra utilizzati per i passaggi pedonali a testimoniare il suo utilizzo esclusivamente per il traffico pedonale: oggi si presenta con la sua superficie ben levigata e priva di avvallamenti.

Illuminante e quanto mai appropriato l’esempio del decumano massimo riportato alla luce nella antica città di Ercolano e descritto nel sito https://www.pompei.it/scavi-ercolano/decumano-massimo: Il decumano massimo è la strada principale delle città romane e quindi anche di Ercolano e per questo ospitava ai suoi lati le case più prestigiose. Molto trafficata era riservata solo al traffico pedonale.

Qui (scrive http://www.vesuvioweb.com/it) fu scoperto l’arco trionfale, le grandi case-ville con le ampie fauci aperte sugli ampi marciapiedi (dai 2,50 metri ai 2,80 metri) e poi le fontane. Stupisce tuttavia e stupì certamente all’epoca dello scavo, la larghezza della carreggiata, ben 12 metri (in Bovianum/Bojano era di 9 mt.). […].

La fontana di Ercole che era stata costruita per abbeverare gli animali da traino, che passavano per il cardo V, segnava in maniera assolutamente inequivocabile il limite del traffico su ruota.

Uno dei decumani scoperto nella città di Bojano, dalla larghezza di poco inferiore al decumano massimo di Ercolano, 9.00 mt rispetto ai 14 mt., ma superiore al decumano di Saepinum largo 4.00 mt., era interdetto al passaggio dei carri, pertanto cerchiamo di localizzare il decumano pertinente alla via consolare Minucia nella civitas di Bovianum/Bojano, tenendo presente ciò che accadde nella civitas Saepinum/Altilia/Sepino.

Nella civitas di Saepinum la via consolare Minucia era il decumano, già percorso del tratturo Pescasseroli-Pescasseroli la cui larghezza massima, valutata a 111 mt., si ridusse a 4.00 mt. attraversando la civitas di Saepinum.

Conosciamo il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela nella città di Bojano, ma non la sua reale larghezza a causa delle continue modifiche dell’assetto urbano succedutesi nel tempo e causato soprattutto dai frequenti terremoti.

L’unico dato certo è il suo lato destro rappresentato dalle mura di terrazzamento in opera poligonale, oggi ancora esistenti: erano il limite dell’insediamento montano della città madre e capitale dei Sanniti/Pentri, Bovaianom/Bojano.

Pertanto, la reale larghezza di 111 mt. del tratturo Pescasseroli-Candela pone il lato sinistro del suo percorso, come dimostra la figura, al di là dell’attuale corso dei Pentri e nei pressi della 3^ fila degli alberi di platani di piazza Roma ed anche dopo l’edificio che ospita l’odierna sede municipale, già convento francescano edificato nell’anno 1347; pertanto, l’area era molto più vasta, probabilmente era l’area dove, all’epoca dei Sanniti/Pentri, si svolgeva il mercato che, guarda caso, si continua a svolgere.

Quella vasta area nel corso dei secoli, MAI fu occupata da costruzioni, tranne nel 1347 con il convento di san Francesco.

La vasta area occupa circa 3. 500 ha. e presenta una caratteristica forma ellittica irregolare dovuta ai fabbricati che oggi la delimitano; nominalmente è stata divisa in Piazza della Vittoria, a nord est; Piazza Roma a nord ovest e Via Cavallerizza a nord: potrebbe identificarsi con il foro, vedi quello di Saepinum, originato dall’incrocio del decumano, via consolare Minuccia, oggi denominato corso dei Pentri, già S. S. 17 Appulo Sannitica, con uno dei due cardi centrali provenienti da sud, dalla base della collina.

 

 

Oggi il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela nell’attraversare Bojano ha una larghezza variabile, molto inferiore ai normali 111 mt.; si riduce a poco più di 5 mt. quando attraversa intra moenia la città medievale di Boviano/Bobiano/Boiano/Bojano: era ed è un percorso proprio a ridosso delle mura medievali: da Porta Pasquino, ad ovest, fino a Porta san Biagio ad est, e parallelo alle 2 porte della cinta muraria a nord: Porta di Visco e Porta Santa Maria.

Questo è quanto.

 Oreste Gentile.

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