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LE 2 (DUE) O 1 (UNA) CROCE DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.

ottobre 10, 2019
Papa Celestino V, al secolo figlio di Pietro di  Angelerio e di Maria, irritato per la pubblicazione di una antica ed artistica croce che si vuole sia stata da lui donata o inviata al popolo della città di Isernia, ha rilasciato la seguente intervista:
Non essendo esperto in arte orafa, dice l’anziano frate, non posso descrivere nei suoi particolari la CROCE che avrei donato o spedito al popolo di Isernia o stimare l’anno della sua realizzazione.
Non ignoro la sua esposizione in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954), ma l’epoca della realizzazione della CROCE, come è scritto nella legenda della sua presentazione, avvenne nella SECONDA META’ DEL SEC. XIV.

NATO NELL’ANNO del Signore 1209 (a proposito stanno dimenticando di celebrare i miei 810 anni della mia nascita) e tornato alla Casa del Padre nell’anno 1296 (XIII sec.), potevo donare o inviare al popolo di Isernia 1 (UNA) CROCE che sarebbe stata realizzata nella metà XIV secolo ?
Ho fatto tanti miracoli, ma NON quello di donare o inviare UNA CROCE dal secolo XIII alla metà del secolo XIV.
MI SBAGLIO ?
Oreste Gentile.
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IL VATICANO HA SUPERATO PONZIO PILATO.

settembre 20, 2019
IL CASO DELLA PATRIA DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.
Da una intervista di TG 3 Molise a l’arcivescovo metropolita, Giancarlo Maria Bregantini, della diocesi di Campobasso-Bojano:
D.: C’è ancora una diatriba tra S. Angelo Limosano e Isernia per chi ha dato i natali a Celestino V o abbiamo la certezza?
R.: La diatriba resterà sempre perché il Vaticano se l’è sbrigata con: è nato nel Molise. Noi diciamo da gente di questo luogo che è nato a Sant’Angelo Limosano, altri diranno altre cose. Noi lo motiviamo per la particolare vicinanza che ha avuto questo Sant’Angelo con Faifoli dove lui è cresciuto come novizio, si è approfondita la sua vocazione ed è stato lì che ha emesso i voti, perciò c’è certamente una ragione diremo affettiva ed effettiva.
Ponzio Pilato si lavò le mani, delegando il popolo a scegliere tra Gesù e Barabba.
Il Vaticano, lascia TUTTI nel secolare DUBBIO, permettendo la disputa della famosa nascita.
La secolare disputa continua con la erezione di 3 (TRE) monumenti rappresentanti papa Celestino V in 3 (TRE) località diverse: Isernia, Sant’Angelo Limosano e Sant’Angelo di Raviscanina.

E’ PRENDERE IN GIRO IL SANTO FRATE EREMITA ED ILLUDERE I CITTADINI DELLE 3 (TRE) LOCALITA’ IN CONTESA ?
PROPRIO IL VATICANO !
SCHERZA CON I FANTI E LASCIA STARE I SANTI.
Per fortuna la Provvidenza rimedia agli ERRORI degli uomini.
Il Cammino del Perdono, ideato ed organizzato da Il Movimento Celestiniano con sede in L’Aquila: Il Cammino del Perdono nasce dal desiderio di riscoprire quegli elementi e quei personaggi che favorirono la rappacificazione tra popoli da secoli in guerra a causa delle famigerate Crociate Cristiane.
Dal sito http://ilcamminodelperdono.eu: Il percorso collega il luogo di nascita di San Pietro Celestino alla città che ne vide principalmente le gesta. Il cammino ripercorre, quindi, le tappe fondamentali della esistenza di Celestino, passando attraverso alcuni dei luoghi ove si rifugiò da eremita e che conservano ancora una forte spiritualità ed una bellezza mistica.

I luoghi coinvolti nel percorso sono: Monticchio, Fossa Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, Campana, Fontecchio, Acciano, Madonna della Santità, Castelvecchio Subequo, Castel di ieri, Goriano Sicoli, Raiano, Pratola Peligna, Sulmona, Badia di Santo Spirito, Eremo di Sant’Onofrio, Eremo di Sant’Onofrio, Marane, Pacentro, Campo di Giove, Vado di Coccia, Palena, Eremo della Madonna dell’Altare, Roccaraso, Castel di Sangro, S. Pietro Avellana, Pescolanciano, Civitanova del Sannio, Sant’Angelo Limosano.
L’intero percorso misura 220 km.

L’itinerario da L’AQUILA a SANT’ANGELO LIMOSANO.

Oreste Gentile.

IL MOLISE CHE NON ESISTE, RESISTE.

settembre 18, 2019

Coloro che continuano a dire o scrivere: il Molise non esiste, dimostrato una grande ignoranza non più tollerabile, per ovvi motivi, ai giorni nostri.

Nella mia giovinezza vissuta per motivi scolastici nella bella città di Pesaro, alla domanda: di dove sei? Rispondere, Bojano, Campobasso o Molise, i miei interlocutori commentavano: Campania, Napoli, Puglia; neppure Abruzzo.

Cosa farci se nelle scuole di ogni ordine e grado avevano trascurato l’insegnamento o lo studio della geografia.

Oggi non dovremmo più trovarci in questa situazione, ma se qualcuno volesse conoscere il Molise attraverso la lettura della sua Storia, si troverebbe disorientato vista la diffusione permanente delle cosiddette “storie di campanile o credenze popolari” il più delle volte documentate esclusivamente da una sempre invocata “tradizione” orale fondata sul NULLA, ma creata “ad hoc” pur di negare l’evidenza.  

Nel presente sito https://molise2000.wordpress.com si possono consultare gli articoli (in elenco solo alcuni) pubblicati.

 

IL TERRITORIO DELLE REGIONE MOLISE. IL TERRITORIO DEGLI  SANNITI/PENTRI ED IL TERRITORIO DEI SANNITI/FRENTANI CON GLI ATTUALI 136 “CAMPANILI”.

 

SAN FRANCESCO NELLA REGIONE MOLISE

LA ” PENTRIA “.

DIOMEDE ed il SANNIO.

SAN FRANCESCO IN MOLISE 

ANNIBALE NEL TERRITORIO DEI “SANNITI PENTRI”

MONTEFALCONE NEL SANNIO non è “MARONEA”.

FROSOLONE NON E’ L’ANTICA “FRESILIA”.

LANDOLFO BORRELLO ED I COLONI VENEZIANI IN AGNONE (IS).

FERRAZZANO NON E’ “FERENTINO”.

ALTO SANNIO o NAZIONE SANNITA? VOGLIONO RISCRIVERE LA STORIA DEI SANNITI.

FO’RLI’ del Sannio: quale la vocale tonica

Rodolfo “di Molhouse” o “di Mulhausen”, normanno, conte di Bojano: mai esistito!

LA “CONTEA” DI PIETRABBONDANTE E LA “CONTEA” DI CAMPOMARINO: NON SONO MAI ESISTITE.

LA BATTAGLIA DI CANNE: QUANDO IL FIUME OFANTO SFOCIAVA NEL MARE JONIO.

GIAMBATTISTA MASCIOTTA: uno storico non attendibile.

PESCHE (IS) E LA NASCITA DI PAPA CELESTINO V: UNA “BUFALA” !

“ad pyR VIII” = “ad Pir(um)”: una “bufala” !

PAPA CELESTINO V. NARCOTIZZATI DA UNA “TRADIZIONE” FONDATA SUL “NULLA” E CHE ABUSA DELLA CREDULITA’ POPOLARE.

PAPA CELESTINO V: QUALCUNO MENTE SUL LUOGO DELLA SUA NASPAPA CELESTINO V. CONTINUA LA SAGRA DELLE BUGIE!CITA!

LA BATTAGLIA DI CANNE: ANCORA DUE BUFALE!

LA TRIBU’ DEI PENTRI: LA REGIONE MOLISE “RISCRIVE” LA STORIA!

PAPA CELESTINO V: UN PATRONO CONTESO DA UNA CITTA’ ED UN PAESE.

 

IL CERTIFICATO DI NASCITA DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E MARIA.

agosto 31, 2019
PRESO ATTO che alla data del 31 agosto 2019 il quotidiano Primo Piano Molise non ancora pubblica quanto dichiarato in data 13 aprile 2008 nell’articolo: Il Papa: “L’iserniano Celestino V”: […], documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino. L’associazione “La Fraterna” a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.
VISTA la dichiarazione del vescovo mons. Camillo Cibotti: Sembra quasi – ha affermato in conferenza stampa – che il Santo Patrono sia mortificato, perché non è sentito come ad esempio accade a Venafro per i Santi Nicandro, Marciano e Daria. E’ importante per la città l’identificazione il Patrono.
CONSIDERATO che il patrono della città di Isernia, non era mai stato san Pietro Celestino, proclamato tale UNICAMENTE in base ad un parere del Consiglio Comunale, come da articolo pubblicato dal quotidiano Nuovo Molise in data 11 giugno 2004: Pur riconoscendo l’alta competenza e l’autorità del Pontificio Comitato, nel prendere atto di tale comunicazione si evidenzia che il nuovo Statuto della Città di Isernia, recentemente adottato dal Consiglio Comunale, sancisce all’art. 1, comma 3, che: << Patrono della città di Isernia è San Pietro Celestino, la cui festività religiosa e civile è fissata per il giorno 19 maggio>>; a dispetto di quanto scrisse (1640-44) l’isernino Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, era san Nicandro e san Marciano: , si congettura ancora dall’antica protezione, che questi gloriosi Martiri han sempre tenuto, e tengono d’Isernia, e di Venafro, nelle quali da tempo antichissimo essi soli sono stati tenuti per padroni, e protettori, e CONTRO l’autorevole parere della Biblioteca Apostolica e del Pontificio Comitato di Scienze Storiche: […]. In accoglimento della Supplica avanzata dalla libera unione di studi agiografici, sotto il titolo di “Unione laicale Santissima Vergine Ausiliatrice”, va fatto manifesto che, in via non contingente, San Pietro Celestino Papa (Celestinus V Pontifex) è semplicemente compatrono secondario della Città dell’Isernia in Molise. Il principale (primis est) è San Nicandro, martire del sec. IV, protector della medesima Città e della Diocesi. Ne fanno nitida fede Atti Sinodali nonché episcopali Acta Pastoralis; vieppiù il “Decretum Pii”, il “Museo Italico” di Mabillon, la “Epistola ad Ecclesiam Aesemiensem e la coeva “Epistola Pastoralis ad clerum et populum” del vescovo Lodovico Cigni.
PRESO ATTO che nel periodo di soli 5 anni sono stati celebrati 2 (DUE) anniversari per gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio: il anniversario negli anni 2009-2010 fu organizzato dalla Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana di cui fa parte la diocesi di Isernia-Venafro, con la peregrinatio delle spoglie del santo papa in diverse località dell’Abruzzo e Molise, tra cui Isernia, e la presenza il 4 luglio 2010 nella città di Sulmona del papa emerito Benedetto XVI;
il 2° anniversario è stato celebrato nell’anno 2015 nella sola città di Isernia alla presenza di papa Francesco I.
PRESO ATTO che le testimonianze per accreditare alla città di Isernia la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, si sono rivelate TUTTE INFONDATE:
1). La casa natale di Pietro di Angelerio nella città di Isernia.
2). Il fondo paterno o una vigna nei pressi della città di Isernia dove Pietro di Angelerio avrebbe fatto edificare un monastero.
3). La visita di san Francesco di Assisi nella città di Isernia dove avrebbe incontrato il piccolo Pietro di Angerio di circa 6 o 8 anni.
4). La lettera del vescovo Giacomo.
5). La Bolla di papa Gregorio X.
6). La pergamena del vescovo Matteo.
7). La pergamena del vescovo Dario.
8). La pergamena del vescovo Roberto.
9). La presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.
10). Il dono di papa Celestino V di UNA o DUE croci alla città di Isernia.
11). L’anno di nascita di Pietro di Angelerio.
12). Il cognome della madre di Pietro di Angelerio.
13). Il monastero nei pressi della città di Isernia dove Pietro di Angelerio fu novizio.
PRESO ATTO che l’Annuario Pontificio organo ufficiale informativo pubblicato dalla Santa Sede (su google: annuario pontificio prima pubblicazione) dalla sua prima edizione (anno 1716), nella edizione dell’anno 1862 era scritto: CXCIII. S. Celestino V, d’Isernia, Angeleri dal Murrone, c. 1294. Si dimise dal Pontificato dopo aver seduto m. 5, g. e che fino alla edizione dell’anno 1997 era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone [… ].
PRESO ATTO che dall‘anno 1998, lo stesso Annuario Pontificio, senza una giustificazione, dichiara: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone […].
ESAMINATE E LETTE le antiche fonti bibliografiche ricche di informazioni UTILI per localizzare ed identificare il luogo di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, la cui ATTENDIBILITA’ è TESTIMONIATA dagli autorevoli giudizi di mons. Sergio Pagano (2012) e di mons. Giuseppe Petrocchi (2013).
Mons. Pagano:
1). L’Autore della cosiddetta Vita C, la fonte più attendibile sulle gesta di Celestino V, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa. […] povera contadina Maria, sposa di Angelerio. […]. Abbiamo quindi la Vita (C) di Celestino V attribuita ai monaci celestini Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona. La datazione del manoscritto fu fissata dal bollandista Van Ortoy tra il 1303 e il 1306;studi più recenti (Eugenio Susi) la collocano però dopo il 1306.
2). […]. Bisogna menzionare in primo luogo la cosiddetta «Autobiografia» di Celestino V, la fonte agiografica più antica che possediamo, tradizionalmente attribuita allo stesso Pietro del Morrone, ma più probabilmente redatta, subito dopo la sua morte, da un anonimo compagno sulla base dei ricordi del santo eremita.
3). […]. Vita volgare di Stefano Tiraboschi, del secolo XV, tramandata dal manoscritto Cl. V, n. 68 della Biblioteca Marciana di Venezia.
4). Pure un grande studioso di Celestino V. ben noto anche qui a L’ Aquila, Peter Herde, ha scritto che la scelta di Pietro del Morrone […].
Mons. Petrocchi: […]. Nella più importante testimonianza agiografica sul Santo, quella che è ormai da tutti conosciuta come Vita C, scritta da due compagni di Pietro del Morrone Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona […].
PRESA VISIONE E LETTO l’articolo a firma dell’arcivescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini pubblicato dal Messaggero di Sant’Antonio (luglio-agosto 2008) scritto dopo la sua visita pastorale all’antico monastero benedettino di Santa Maria in Faifolis: In questo monastero benedettino […] e lui (Pietro di Angelerio) proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.
PRESA VISIONE ED ASCOLTATA l’intervista dell’arcivescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini rilasciata a TG 3 Rai il 25 luglio 2019:
D.: C’è ancora una diatriba tra S. Angelo Limosano e Isernia per chi ha dato i natali a Celestino V ho abbiamo la certezza?
R.: La diatriba resterà sempre perché il Vaticano se le sbrigata con: è nato nel Molise. Noi diciamo da gente di questo luogo che è nato a Sant’Angelo Limosano, altri diranno altre cose. Noi lo motiviamo per la particolare vicinanza che ha avuto questo Sant’Angelo con Faifoli dove lui è cresciuto come novizio, si è approfondita la sua vocazione ed è stato lì che ha emesso i voti, perciò c’è certamente una ragione diremo affettiva ed effettiva.
SI CERTIFICA
Il papa Celestino V, al secolo Pietro, figlio di Angelerio e di Maria, è nato in Sant’Angelo Limosano il giorno 29 giugno 1209.
(Oreste Gentile)

IL PARERE DI UNO STORICO, LUDOVICO GATTO, E L’OPPORTUNISMO DELLA CHIESA SUL LUOGO DI NASCITA DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.

agosto 31, 2019
Richiamo la vostra attenzione su ciò che si leggere nel volume CELESTINO V PONTEFICE E SANTO (2006) di Ludovico Gatto e curato da Eleonora Plebani, in merito ai luoghi della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio e di Maria.
Il risultato della ricerca dei due storici permette di smentire le pretese di altre località che ancora oggi rivendicano la nascita del papa molisano: Sant’Angelo Raviscanina (CE), Macchia d’Isernia, Pesche (IS), Sant’Angelo in Grotte (IS), Ausonia (FR), Sezze (LT) o altre località pronte a rivendicarla.
Gatto e Plebani hanno concentro la loro attenzione sulla città di Isernia ed il piccolo centro di Sant’Angelo Limosano in provincia di Campobasso, le uniche località ricordate dalle biografie antiche e recenti di papa Celestino V, evidenziando l’inesistenza di dubbi sulla localizzazione e la identificazione del monastero benedettino dove il diciassettenne Pietro iniziò il noviziato: monastero di Santa Maria in Faifoli, al tempo pertinente alla diocesi di Benevento.
Il prof. Ludovico Gatto, nel giorno della sua morte, fu ricordato da La Repubblica: Ma Ludovico Gatto, scomparso ieri a 88 anni, era molto di più, uno studioso e docente tra i più noti del Medioevo e autore di un’ampia opera di divulgazione grazie a numerosi libri destinati al grande pubblico, professore emerito di storia medievale nella Facoltà di Lettere e filosofia della Sapienza.
Nel capitolo I luoghi della nascita Isernia o S. Angelo Limosano ? , Gatto scrisse: Le fonti in proposito non sono molto precise. Tommaso da Sulmona, l’autore della cosiddetta Vita C, per esempio, si limitò a dire che Pietro di Angelerio vide la luce in una zona non lontana da Santa Maria di Faifoli, nella diocesi beneventana. Nella bolla di canonizzazione invece, lo si fece passare per originario della Terra di Lavoro. Più spesso però lo si è voluto nativo di Isernia, città di certa misura evoluta, e per quei tempi popolosa. A proposito del capoluogo molisano sappiamo bene – e giova dirlo – che durante il Medioevo esso fu sottoposto a varie vicende che ne determinarono il decadimento rispetto alla prosperità dell’età romana dei tempi di Traiano o degli Antonini. Varie distruzioni e incendi verso la fine del IX secolo – nell’880 – alla fine del XII – nel 1199 – e nei primi decenni del XIII – nel 1223 – proprio a ridosso della nascita di Pietro di Angelerio, ne accentuarono il dissesto. Tuttavia il numero dei “fuochi” della città, pur fra alti e bassi dovuti ai numerosi terremoti, alle vicende belliche e alle calamità naturali, si mantenne più o meno costante. Qualche migliaio di persone, nel ‘200, vi abitò dunque certamente, entro la cerchia ben difesa delle mura ove risiedettero pure uomini in qualche modo illustri, quali il giurista Andrea, professore di Diritto e giudice della Magna Curia. E ciò si sostiene anche sulla base di suggestioni del Telera propenso a legare la vita dell’ < Almifico > così denominò Celestino la regina Giovanna I di Napoli – a un centro cittadino.
Tuttavia, le prove su cui si basa quest’ultima ipotesi, non sono completamente certe, mentre motivi maggiormente plausibili lo qualificherebbero, proprio secondo le affermazioni dell’accreditata e generalmente affidabile Cronica di Stefano Tiraboschi del ‘400, come nativo in S. Angelo Limosano.
Gatto concluse: Comunque, sia che la sua provenienza debba collocarsi nella più importante e conosciuta Isernia e quindi si confermi appieno l’origine cittadina del santo, sia invece che vada collocata in S. Angelo Limosano, si tratta sempre di località molisane, situate nei pressi del monastero benedettino di S. Maria di Faifoli, cui Pietro fu legato, separato da S. Angelo Limosano, soltanto dalla valle bifernina.

Il monastero di Santa maria in Faifoli e la localizzazione di Isernia e Sant’Angelo Limosano.

Quante volte nel passato vi sarà capitato di sentirvi dire: Aaaah sei di Campobasso! Campania, Napoli !
Questo accadde ad alcuni dei biografi di papa Celestino V; ad esempio Telera, evidenziato da Gatto: propenso a legare la vita dell’Almifico/papa Celestino V a un centro cittadino e non al piccolo castrum di Sancto Angelo, identificato da Tiraboschi (1450): In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin e, soprattutto, in 2 (DUE) chiarissime descrizione, da Stefano di Lecce (1471-1474):
(
1^) Petrus de Castello Sancti Angeli, Comitatus Molisii, prope Limosanum.
(2^) monasticum habitum, cui nomen erat Sancta Maria in Fayfolis, prope castellum Limosani et Sancti Angeli terram, unde iam ipse oriundus fuit.
Ed ancora, il biografo Marini (1640): Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo: Così hanno alcuni manoscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si hà che fu il Beato Roberto de Sale (sepolto in Morrone, Campobasso).
Dopo secoli di polemiche dobbiamo essere ancora presi in giro ?
Pur essendo chiaro il luogo dove nacque papa Celestino V, l’Annuario Pontificio, organo ufficiale della Chiesa, dall’anno 1998, cancellando n. a Isernia, attesta nato nel Molise, scegliendo UNICAMENTE il nome del territorio, essendo sia Isernia che Sant’Angelo Limosano, come scrisse Gatto, località molisane.
ALLA FACCIA DELLA VERITA’.
Oreste Gentile.

IL “CAMMINO DEL PERDONO” LOCALIZZA ED IDENTIFICA IL PAESE NATALE DI PAPA CELESTINO V (al secolo PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA).

agosto 15, 2019

Dal sito http://ilcamminodelperdono.eu/

Che cos’è Il Cammino del Perdono


Sulle tracce degli antichi avvenimenti storici risalenti al XIII secolo in chiusura dell’epoca medievale, il Movimento Celestiniano ha ricostruito, secondo l’attuale visione geografica ed ambientale, quei percorsi spirituali ed umanistici che hanno caratterizzato quell’epoca tanto intensa quanto ricca di contrasti. Il Cammino del Perdono nasce dal desiderio di riscoprire quegli elementi e quei personaggi che favorirono la rappacificazione tra popoli da secoli in guerra a causa delle famigerate Crociate Cristiane. Il perdono fu la chiave che all’epoca ricondusse alla pace, alla fine delle crociate ed alla chiusura di quell’era buia e sterile chiamata Medio Evo, gettando le basi per la creazione della nostra moderna società e dei valori che oggi accomunano i popoli di tutto il mondo, anche quelli apparentemente in contrasto. Tra i luoghi più importanti dell’epoca, e sulla storia e la vita di San Pietro Celestino V e delle altre figure importanti di quel periodo (Federico II, il Sultano ElKamil, San Francesco D’Assisi), nascono cinque stupendi quanto unici percorsi turistici che attraversano mete sconosciute alle masse e garantiscono un viaggio non solo fisico, ma emotivo e trascendentale.

Il Cammino del Perdono: L’AQUILA – SANT’ANGELO LIMOSANO.

L’itinerario SU I PASSI DI CELESTINO, ricostruito sulla base delle più antiche biografie su Pietro di Angelerio e di Maria, permette di percorre  soprattutto i tratturi utilizzati per il suo primo viaggio: dal paese natale, Sant’Angelo Limosano, al castrum di Castel di Sangro, nel cui territorio iniziò i primi 3 anni di vita eremitica: era partito all’età di 20 anni (1229-1232)

Il percorso da Sant’Angelo Limosano a Castel di Sangro esclude il percorso da Isernia a Castel di Sangro.

Nell’anno 1276 effettuò il percorso inverso: partendo dai romitori o da uno dei tanti monasteri fondati sul Morrone ed in alcuni centri della Maiella, prese dimora del monastero di Santa Maria in Faifoli, non lontano dal suo castrum di origine, Sant’Angelo Limosano, per essere stato nominato abate (1276-1279) dall’arcivescovo di Benevento, Capodiferro.

Una circostanza che ha indotto mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita della diocesi di Campobasso Bojano, a pubblicare sul Messaggero di Sant’Antonio (luglio-agosto 2008), dopo la sua visita pastorale: In questo monastero benedettino […] e lui (Pietro di Angelerioproviene da un paesello posto sull’altra costa della vallataSant’Angelo Limosano.

Giudizio confermato in una intervista al TG3 regione Molise il 25 luglio 2019:

Domanda: C’è ancora una diatriba tra S. Angelo Limosano e Isernia per chi ha dato i natali a Celestino V o abbiamo la certezza? Risposta: La diatriba resterà sempre perché il Vaticano se le sbrigata con: è nato nel Molise. Noi diciamo da gente di questo luogo che è nato a Sant’Angelo Limosano, altri diranno altre cose. Noi lo motiviamo per la particolare vicinanza che ha avuto questo Sant’Angelo con Faifoli dove lui è cresciuto come novizio, si è approfondita la sua vocazione ed è stato lì che ha emesso i voti, perciò c’è certamente una ragione diremo affettiva ed effettiva.

La localizzazione del castrum di Sant’Angelo Limosano dal sito del monastero di Santa Maria in Faifolis.

Oreste Gentile.

CERTIFICATO DI NASCITA DI PAPA CELESTINO V (Pietro di Angelerio).

agosto 12, 2019

PRESO ATTO che alla data del 12 agosto 2019 il quotidiano Primo Piano Molise non ancora pubblica quanto dichiarato in data 13 aprile 2008 nell’articolo: Il Papa: “L’iserniano Celestino V”: […], documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino. L’associazione “La Fraterna” a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.

VISTA la dichiarazione del vescovo mons. Camillo CibottiSembra quasi – ha affermato in conferenza stampa – che il Santo Patrono sia mortificato, perché non è sentito come ad esempio accade a Venafro per i Santi Nicandro, Marciano e Daria. E’ importante per la città l’identificazione il Patrono.

CONSIDERATO che il patrono della città di Isernia, non era mai stato san Pietro Celestino, proclamato tale UNICAMENTE in base ad un parere del Consiglio Comunale, come da articolo pubblicato dal quotidiano Nuovo Molise in data 11 giugno 2004: Pur riconoscendo l’alta competenza e l’autorità del Pontificio Comitato, nel prendere atto di tale comunicazione si evidenzia che il nuovo Statuto della Città di Isernia, recentemente adottato dal Consiglio Comunale, sancisce all’art. 1, comma 3, che: << Patrono della città di Isernia è San Pietro Celestino, la cui festività religiosa e civile è fissata per il giorno 19 maggio>>; a dispetto di quanto scrisse (1640-44) l’isernino Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, era san Nicandro e san Marciano: … , si congettura ancora dall’ antica protezione, che questi gloriosi Martiri han sempre tenuto, e tengono d’Isernia, e di Venafro, nelle quali da tempo antichissimo essi soli sono stati tenuti per padroni, e protettori, e CONTRO l’autorevole parere della Biblioteca Apostolica e del Pontificio Comitato di Scienze Storiche: […]. In accoglimento della Supplica avanzata dalla libera unione di studi agiografici, sotto il titolo di “Unione laicale Santissima Vergine Ausiliatrice”, va fatto manifesto che, in via non contingente, San Pietro Celestino Papa (Celestinus V Pontifex) è semplicemente compatrono secondario della Città dell’Isernia in Molise. Il principale (primis est) è San Nicandro, martire del sec. IV, protector della medesima Città e della Diocesi. Ne fanno nitida fede Atti Sinodali nonché episcopali Acta Pastoralis; vieppiù il “Decretum Pii”, il “Museo Italico” di Mabillon, la “Epistola ad Ecclesiam Aesemiensem e la coeva “Epistola Pastoralis ad clerum et populum” del vescovo Lodovico Cigni.

PRESO ATTO che nel periodo di soli 5 anni sono stati celebrati 2 (DUE) anniversari per gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio: il anniversario negli anni 2009-2010 fu organizzato dalla Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana di cui fa parte la diocesi di Isernia-Venafro, con la peregrinatio delle spoglie del santo papa in diverse località dell’Abruzzo e Molise, tra cui Isernia, e la presenza il 4 luglio 2010 nella città di Sulmona del papa emerito Benedetto XVI;
il 2° anniversario è stato celebrato nell’anno 2015 nella sola città di Isernia alla presenza di papa Francesco I.

PRESO ATTO che le testimonianze per accreditare alla città di Isernia la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, si sono rivelate TUTTE INFONDATE:
1). La casa natale di Pietro di Angelerio nella città di Isernia.
2). Il fondo paterno o una vigna nei pressi della città di Isernia dove Pietro di Angelerio avrebbe fatto edificare un monastero.
3). La visita di san Francesco di Assisi nella città di Isernia dove avrebbe incontrato il piccolo Pietro di Angerio di circa 6 o 8 anni.
4). La lettera del vescovo Giacomo.
5). La Bolla di papa Gregorio X.
6). La pergamena del vescovo Matteo.
7). La pergamena del vescovo Dario.
8). La pergamena del vescovo Roberto.
9). La presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.
10). Il dono di papa Celestino V di UNA o DUE croci alla città di Isernia.
11). L’anno di nascita di Pietro di Angelerio.
12). Il cognome della madre di Pietro di Angelerio.
13). Il monastero nei pressi della città di Isernia dove Pietro di Angelerio fu novizio.

PRESO ATTO che l’Annuario Pontificio organo ufficiale informativo pubblicato dalla Santa Sede (su google: annuario pontificio prima pubblicazione) dalla sua prima edizione (anno 1716), nella edizione dell’anno 1862 era scritto: CXCIII. S. Celestino V, d’Isernia, Angeleri dal Murrone, c. 1294. Si dimise dal Pontificato dopo aver seduto m. 5, g. e che fino alla edizione dell’anno 1997 era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone [… ].

PRESO ATTO che dall‘anno 1998, lo stesso Annuario Pontificio, senza una giustificazione, dichiara: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone […].

ESAMINATE e LETTE le antiche fonti bibliografiche ricche di informazioni UTILI per localizzare ed identificare il luogo di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, la cui ATTENDIBILITA’ è TESTIMONIATA dagli autorevoli giudizi di mons. Sergio Pagano (2012) e di mons. Giuseppe Petrocchi (2013).

Mons. Pagano:
1). L’Autore della cosiddetta Vita C, la fonte più attendibile sulle gesta di Celestino V, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa. […] povera contadina Maria, sposa di Angelerio. […]. Abbiamo quindi la Vita (C) di Celestino V attribuita ai monaci celestini Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona. La datazione del manoscritto fu fissata dal bollandista Van Ortoy tra il 1303 e il 1306; studi più recenti (Eugenio Susi) la collocano però dopo il 1306.
2). […]. Bisogna menzionare in primo luogo la cosiddetta «Autobiografia» di Celestino V, la fonte agiografica più antica che possediamo, tradizionalmente attribuita allo stesso Pietro del Morrone, ma più probabilmente redatta, subito dopo la sua morte, da un anonimo compagno sulla base dei ricordi del santo eremita.
3). [..]. Vita volgare di Stefano Tiraboschi, del secolo XV, tramandata dal manoscritto Cl. V, n. 68 della Biblioteca Marciana di Venezia.
4). Pure un grande studioso di Celestino V. ben noto anche qui a L’ Aquila, Peter Herde, ha scritto che la scelta di Pietro del Morrone […].

Mons. Petrocchi: […]. Nella più importante testimonianza agiografica sul Santo, quella che è ormai da tutti conosciuta come Vita C, scritta da due compagni di Pietro del Morrone Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona […].

PRESA VISIONE E LETTO l’articolo a firma dell’arcivescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini pubblicato dal Messaggero di Sant’Antonio (luglio-agosto 2008) scritto dopo la sua visita pastorale all’antico monastero benedettino di Santa Maria in Faifolis: In questo monastero benedettino […] e lui (Pietro di Angelerio) proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.

PRESA VISIONE ED ASCOLTATA l’intervista dell’arcivescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini rilasciata a TG 3 Rai il 25 luglio 2019: D.: C’è ancora una diatriba tra S. Angelo Limosano e Isernia per chi ha dato i natali a Celestino V ho abbiamo la certezza? R.: La diatriba resterà sempre perché il Vaticano se le sbrigata con: è nato nel Molise. Noi diciamo da gente di questo luogo che è nato a Sant’Angelo Limosano, altri diranno altre cose. Noi lo motiviamo per la particolare vicinanza che ha avuto questo Sant’Angelo con Faifoli dove lui è cresciuto come novizio, si è approfondita la sua vocazione ed è stato lì che ha emesso i voti, perciò c’è certamente una ragione diremo affettiva ed effettiva.

SI CERTIFICA

Il papa Celestino V, al secolo Pietro, figlio di Angelerio e di Maria, è nato in Sant’Angelo Limosano il giorno 29 giugno 1209.
(o. g.)

“SANNITI/PENTRI”: GLI UOMINI CHE GOVERNARONO BOJANO (e parte dell’antico MOLISE). 1^ parte.

Mag 31, 2019

IL GOVERNO DEI MAGISTRATI SUPREMI/MEDDIS TUVTIKS (m. t.).

(N. B. per cause tecniche, per alcune vocali delle iscrizioni in osco sono prive dell’accento).

Nella buona e nella cattiva sorte, i magistrati supremi/meddis Tuvticus (m. t.) furono protagonisti dell’ascesa e del declino del popolo dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri e della loro città madre e capitale, Bovaianom/Bovianum/Bojano.

La Storia del territorio del Molise iniziò tra il XI ed il IX secolo a.C., allorquando due gruppi di giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, denominatisi Pentri e Frentani, occuparono il territorio compreso a sud del Massiccio del Matese, ad est dal corso del fiume Fortore, a nord est dal mare Adriatico e dalle colline con la cima di colle d’Albero e ad ovest dalla catena delle Mainarde.

Comprendeva, nel suo territorio, le attualità località di Alfedena e Castel di Sangro ad ovest, oggi in provincia de L’Aquila; Castiglione Messer Marino, Schiavi d’Abruzzo, Borrello, Castelguidone, Celenza sul Trigno, Roio del Sangro, Rosello, San Giovanni Lipioni e Torrebruna in provincia di Chieti.

Il territorio dei Pentri e dei Frentani (di Larino).

Bovaianom (osco), Bovianum (romano), Bobiano/Boviano/Boiano/Bojano (medievale) era la loro città madre, la capitale; il meddis tuvtiks (m. t.) era il magistrato supremo, unico e di nomina annuale, scrive La Regina (1989), che detiene i più elevati poteri pubblici, giurisdizionali e militari. Rappresenta inoltre il popolo negli atti con la divinità, come è dimostrato dalla dedicatio del tempio minore di Pietrabbondante. Detiene l’imperium e può essere acclamato embratur, acquisendo così il diritto di esercitare il trionfo. Ha facoltà di convocare il senato per proporre deliberazioni, anche di spesa pubblica, di cui è esecutore. Ha inoltre capacità di affidare autonomamente opere pubbliche e private.

Il m. t. è anche magistrato eponimo, esercitavano l’autorità ed il loro operato sarebbe stato giudicato dal popolo.

Al loro comando, i Pentri, alleati con i consanguinei Carecini, Caudini e Irpini (in un primo momento forse con i Frentani), iniziarono una lenta ed incisiva conquista di alcune delle più importanti città presenti nel territorio campano fondate dagli Etruschi e dai coloni greci: Capua (Santa Maria Capua Vetere) dei primi, Cuma dei secondi.

I “Sanniti della montagna” occuparono alcune città nel territorio campano.

Ricordare i nomi dei magistrati supremi è davvero arduo: i Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti fino al VIV sec. a. C. ignoravano la scrittura che appresero, insieme all’uso delle monete, dai popoli presenti nel territorio campano.

Alfabeto osco                            Esemplare di monetazione campana.

Di alcuni, scrive La Regina: la documentazione epigrafica ha restituito un numero notevole di nomi di m. t. sannitici, soprattutto del II secolo a. C., senza che ci sia tuttavia la possibilità di ricostruire una sequenza ordinata. Sequenze parziali sono determinabili su base prosopografica. Il nucleo più cospicuo proviene da un’officina pubblica di Bovianum/Bojano per la produzione di tegole.

La pentra Bovaianom, la romanaBovianum. Localizzazione delle officine/fornaci dei laterizi (foto a sn.). Le officine/fornaci della località Pincere (1 e 2) e località sant’Antonio Abale (3) (foto a ds.).

 I laterizi venivano bollati con l’indicazione dell’anno. Bolli di questo tipo si sono trovati nel santuario di Campochiaro, oltre che a Bojano e in altre aree circostanti. Nella maggior parte dei casi essi recano in forma abbreviata l’indicazione della magistratura seguita dalla formula onomastica trimembre del magistrato, secondo il seguente schema:

  1. t. mi. heri. uv. = m(eddiss) t(vtikuus) Mi(nis) Heri(is) Uv(eis) ossia ‘medix tuticus Minius Herius Ovi f..

Bollo su coppo con l’iscrizione in lettere alfabeto osco (da destra a sinistra): m. t. mi. heri: ùv .

I meddiss tuvtikus resero grande sia Bovaianom/Bojano, la città madre, la capitale che il popolo dei Sanniti/Pentri, sostenendo contro l’espansione romana 3 guerre dette sannitiche: la 1^ dal 343 al 341 a. C.; la 2^ dal 328 al 304 a. C.; la 3^ dal 298 al 290 a. C. e, per ultima, la Guerra Sociale dal 91 a. C. all’88 a. C..

Non conosciamo il nome di tutti; tra quelli ricordati da La Regina, descriviamo coloro che, più di altri, si distinsero per interventi civili e militari.

PAPII

Br. Paapiis/Brutulus Papius nell’anno 323 a. C, citato da Tito Livio in Ab urbe condita: Un nome soprattutto s’udiva nel coro unanime delle grida, quello di Brutolo Papio; era un uomo nobile e potente, senza dubbio il responsabile della rottura della recente tregua.

Sconfitto, fu inviato prigioniero a Roma, giungendovi cadavere: egli si era sottratto, scrisse Livio, col suicidio all’ignominioso supplizio.

La Regina, tra i discendenti di Br. Paapiis, certamente sempre presenti in Bovaianom/Bovianum/Bojano, ricorda G. Paapiis G. Mutil, embratur/C. Papius C.f.Mutilus imp.  nella Guerra sociale (91-89 a. C.).

Paapiis G. Mutil fu tra i promotori e protagonista dell’ultimo conflitto tra i dominatori Romani ed i ribelli ed indomiti popoli italici sempre pronti a difendere la loro libertà. Di lui, scrive Salmon (1974: […]: molte (monete, n. d. r.) recano addirittura, il suo nome, e alcune perfino il suo titolo (embratur, l’equivalente osco del latino imperator). […]: su una emissione troviamo addirittura Italia in latino su una faccia e Papio in osco sull’altra. (vedi figure).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Guerra SocialeC. Papius C.f. Mutilus, Denario, Zecca al seguito di Papius (in Campania ?), c. 90 a.C.,   AR, (g 3,80, mm 19, h 10). Testa di Libero con corona di foglie di edera a d.; davanti, MVTIL EMBRATVR in caratteri oschi, Rv. Un toro stante verso d., nell’atto di abbattere una lupain ex. [C] PAAPI in caratteri oschi. (da https://www.deamoneta.com).

Monete 347 – La Guerra Sociale, Denario, zecca al seguito di C. Paapius (in Campania ?), c. 90 a.C.; AR (g 3,77; mm 21; h 11); Testa elmata di Marte a s.; sotto, Mutil embratur (retrogrado ed in caratteri oschi), Rv. Scena di giuramento: due soldati indicano con le spade un maialino tenuto da un giovanein ex. C. Paapi. C (retrogrado ed in caratteri oschi). Sydenham 640; Campana 86-97. Molto raro. Patina di collezione e area di ossidazione al dritto, q.spl.. (da https://www.deamoneta.com).

 

Monete 346 – La Guerra Sociale, Denario, zecca al seguito di C. Paapius (in Campania ?), c. 90 a.C.; AR (g 3,99; mm 22; h 12); Busto elmato e drappeggiato di Marte a d.; dietro, X e Viteliu (retrogrado ed in caratteri oschi), Rv. Scena di giuramento: quattro guerrieri, due per parte, indicano con le spade un maialino tenuto da un giovane; in ex. C. Paapii. C. (retrogrado ed in caratteri oschi). Sydenham 637; Campana 83. Raro, rimbalzo di conio al dritto, patina di collezione: spl.. (da https://www.deamoneta.com).

Nelle fasi finali (anno 89 a. C.) della Guerra sociale, G. Paapiis G. Mutil, sconfitto presso Saepinum assistette da protagonista alla conquista romana, scrive Salmon, de la città natia di Papio, Bovianum. Lo stesso Papio, ferito, trovò rifugio a Aesernia, dove gli insorti trasferirono anche la loro capitale, dall’ormai caduta Bovianum.

Salmon; ne ricorda la morte nella città di Nola, suo ultimo rifugio nell’anno 80 a. C.: era pienamente un cittadino romano.

Salmon ricorda un suo discendente, M. P. Mutilo: come console, divenne famoso come uno dei sostenitori del programma moralizzatore di Augusto. Il suo carattere servile, comunque, non era in armonia con il suo nome, ed è ovvio ch’egli era completamente romanizzato.

STATII

Tra i protagonisti dei primi scontri dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti contro i Romani, La Regina ricorda Staatiis K, identificandolo con [-] Statius Gelli f., citato da Livio: […]; si presero ventisei insegne, il comandante in capo dei Sanniti Stazio Gellio e molti altri uomini, ed entrambi gli accampamenti. Anche la città di Boviano, il cui assedio era iniziato il giorno seguente, fu in breve tempo conquistata, e i consoli riportarono il trionfo per la grande gloria che s’erano acquistata con le loro imprese.

Era il 305 a. C., l’anno che avrebbe segnato la definitiva conquista della città madre e capitale dei Sanniti/Pentri: i vincitori Romani, riconoscendo l’importante ruolo  svolto da quel popolo nella Storia, concessero a Bovaianom/Bovianum/Bojano ed ai Sanniti/Pentri una < sovranità limitata >, permettendo ai magistrati supremi, residenti nella capitale sita nella pianura a settentrione del Massiccio del Matese, di realizzare, come esamineremo, anche importanti interventi di edilizia pubblica e privata.

Fra i tanti interventi finanziati dai magistrati supremi, il più monumentale fu il santuario italico localizzato presso l’attuale Pietrabbondante che, a partire dal IV sec. a. C., vide dapprima la costruzione di un tempio jonico e successivamente del tempio detto A.

A partire dal II sec. a. C. ed inizio I sec. a. C., il maggiore sviluppo edilizio del santuario si realizzò con la costruzione del complesso tempio-teatro e la domus publica: la probabile residenza del meddìss tuvtikus quando si riunivano i rappresentanti dei popoli italici: divenne il santuario dei ribelli Italici.

La Regina, infatti, ricorda: G. Staatiis L. Klar, nato nel 122 a. C., m.t. poco prima del 90, entra nel senato romano con Silla e viene proscritto nel 42.

Finanziò la costruzione del cosiddetto Tempio B del Santuario italico di Pietrabbondante, come testimonia una iscrizione in alfabeto osco incisa sul lato occidentale del podio: g. staatiis.l.klr [- m.t. suvad eitiuva]d. pestlum. upsannum faamated.p.LX . (Vedi figure).

 Pietrabbondante. Il santuario dei ribelli italici.

 

Il tempio B. (prospetto anteriore).            Il tempio B e teatro (prospetto posteriore).

 

Iscrizione: g. staatiis.l.klr [- m.t. sùvad eìtiuva]d. pestlùm Upsannum faamated.p.LX .

STAII

Livio ricordò la presenza di [Minaz ?]Staiis Minateìs/[Min. ?] Staius Minati f. in un ennesimo scontro avvenuto in territorio campano nell’anno 296 a. C. tra i Sanniti ed i Romani: […]. (I Romani, n. d. r.) Compirono poi un’azione degna di nota: piombarono infatti sul comandante Staium Minatum/Stazio Minacio, che accorreva presso i reparti e li incoraggiava; dispersi quindi i cavalieri ch’erano con lui, lo circondano, lo prendono ancora a cavallo e lo trascinano dal console romano.

Di questa famiglia era Minaz Staiis Minateis/Min. Staius Min. f. che, ricorda La Regina, compare Nei due inventari più antichi, tra i doni conservati nel tempio di Apollo a Delo, è elencata una corona d’oro. Gli inventari più recenti, a partire dal 166, registrano una corona d’argento tra gli oggetti del tempio di Artemide provenienti da Serapo. Sono dunque due le corone donate dallo stesso personaggio.

La correzione del nome in Staius, per la presenza a Delo di Minatus Staius Ovi f. e di C. Staius Ovi è ben fondata.

[…]. Il testo originario, latino, sarà quindi stato Minato Staio Minatei f. fato ex Cumis pro medicatod. La data del dono è di poco anteriore al 180. Negli anni precedenti avevano donato corone d’oro al tempio di Apollo delio i magistrati romani che si erano recati in Oriente, si veda T. Quinctius Flaminius, console del 198, A. Atilius Serranus, pretore nel 192, C. Livius Salinator, pretore nel 191, L. Cornelius Scipio, console nel 190, tutti registrati nella stessa iscrizione 442 su cui compare per la prima volta Minatus Staius.

[…]. Qualunque sia stato il motivo del dono di Minato Staio ai templi di Delo, vi è certamente una connessione con la presenza nell’isola di due suoi nipoti, documentata tra il 130 e il 125 a. C.. Forse fu quella l’occasione in cui gli Staii cominciarono ad interessarsi a Delo.

I rapporti religiosi e commerciali dei Sanniti/Pentri: altro che < rozzi pastori >.

Altri membri della famiglia STAII: T. Staiis T. [m.t.]/T. Staius t.f., Fece costruire la sommità del Tempio A di Pietrabbondante intorno al 180 a. C. e Gn. Staiis Mh.Stafidins metd.t./Cn. Staius Mr.f.Stafidius fu il Dedicante del tempio A di Pietrabbondante intorno al 180 a. C.. (vedi figura).

m.t. L. Staiis Mr./L Staius Mr.f. è presente sui bolli di Bovianum dal santuario Hercul Rani di Campochiaro: m.tl.stai.mr e della stessa Bovianum: g.kammt.lstamr. Fu m.t. almeno due volte, in un caso subentrando a G. Kam (  ), morto in magistratu. (vedi figura).

Tempio A visto dal satellite.                         Tempio A. (da tripAvisor).

 

Il santuario Hercul Rani di Campochiaro.

m.t. L. Staiis Mr./L Staius Mr.f. compare in una iscrizione di Pietrabbondante:

[– st]alieis maraiieis [m.t.], padre di Pak. Staii Mitl./Pacius Staius L.f. cui si deve la costruzione di tre vasche a Pietrabbondante di poco anteriore al 90 a. C.; e probabile fratello di  *Bantis Staiis, padre di Maras Staiis  Bantieis, che nel 90 a. C. offre un dono alla Vittoria nel Tempio B di Pietrabbondante. (vedi dedica e figura in DECITII).

Il dono a cui la dedica si riferisce era stato collocato nel Tempio B.  […]. Il dono era stato offerto da due magistrati associati in qualche impresa della guerra sociale e appartenenti a famiglie sannitiche di elevatissima condizione sociale. Considerando sempre i magistrati supremi/m.t. di cui si conoscono le vicende, agli Staii appartiene m.t. Sn. Staiis Mitl. K./Sn. Staius Metelli f. presente su un bollo del santuario Hercul Rani di Campochiaro m.t.sn.stai.mtl.k: a questo si deve riferire l’iscrizione nel m.t. che fece costruire qualcosa nel tempio A di Pietrabbondante: sten[is ….] meddiss tuv[tik]s, intorno al 130 a. C.. (vedi figure).

 Tempio A di Pietrabbondante.                 (prima e dopo il restauro).

Un dono votivo fu posto nel santuario di Vastogirardi da [sn.]u. staiiius, ossia i due fratelli Stenis e Uvis. Sempre a questo Uvis Staiis si può forse riferire la dedica di una statua nel santuario di Campochiaro: uv.s[taiis ….]. Intorno al 130 a. C.. (vedi figura).

[    ]aiis Hn. m. t/[-] Staius Herenni f. compare, scrive La Regina, nella dedica di un altare eretto senatei stanginud: ‘senatus sententia’ presso Pietrabbondante.

         Santuario di Vastogirardi.

EGNATII

 La Regina ricorda m.t. Ul. Egatiis Ul./Ol. Egnatius Ol.f , bollo di Bovianum da Campochiaro: m.t. ul.egaul; Livio ricordò, per gli avvenimenti dell’anno 296 a. C., K. Eganatiis : […], una grossa guerra viene scatenata contro i Romani in Etruria da molte popolazioni per istigazione del Sannita Gelli Egnazio; e […], quella nazione era stata istigata a levarsi in armi, che Gelli Egnazio, comandante dei Sannitti. Morì nell’anno 295 a. C.: […], ivi cadde Gellio Egnazio, il comandante in capo dei Sanniti; scontri: […], che non valsero tuttavia a fiaccare quegli animi intrepidi, mi limiterò a ricordare che nell’ultimo anno i Sanniti, con le sole loro forze e uniti ad altri, erano stati battuti da quattro eserciti, da quattro comandanti romani, nel territorio di Sentino e in quello dei Peligni, presso Tiferno, nei campi Stellati; avevano perduto il comandante più famoso della loro gente; vedevano gli alleati di guerra, Etruschi, Umbri e Galli, nelle stesse condizioni in cui si trovavano loro; […].

Alla stessa famiglia apparteneva Mr. Eganatiis/Marius Egnatius, comandante durante la guerra sociale, nel 90 prese Venafrum.

 METTII

Sn. Mettiis/Sthennius Mettius ricordato, scrive La Regina, da Fest. 150 L: ‘ ….. cum de toto Samnio gravis incidisse pestilentia, Sthennius Mettius eius gentis principes, convocata civium suorum contione …. Auctor  est Alfius libro primo belli Charthaginensis ‘.  Era Dopo l’anno 289 a. C..

Livio ricordò, in occasione della presenza di Annibale nel territorio campano dopo la vittoria di Canne: Il console Q. Fabio aveva il campo presso Casilino, che era occupata da una guarnigione di duemila Campani e di settecento soldati di Annibale. Essa era comandata da Stazio Mezio, mandato da Cn. Magio Atellano, che in quell’anno era il supremo magistrato.

Ancora una volta è confermata l’alleanza con i Romani dei soli Sanniti/Pentri; tant’è che nei pressi di Bovianum/Bojano erano accampato una parte dell’esercito Romano.

 DECITII

Dekitiis/Numerio Decitius C. f., fu ricordato da Livio per il suo intervento in favore dell’esercito Romano contro l’esercito di Annibale accampato presso Gerione nell’anno 217 prima della battaglia di Canne.

Livio scrisse: Con l’intervento successivo del sannita Numerio Decimio le sorti della battaglia ritornarono in favore dei Romani. Si racconta che costui, per stirpe e ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

Della sua famiglia si conosce m. t. Ni Dekitiis Mi./Numerius Decitius Mi.f. che finanziò la costruzione del tempio minore di Schiavi d’Abruzzo: Scm t ni dekidiud mi m[ 9 10 ] st.legu tangitud aamanfed.esidum.p[ru]fadet.upsed.g.paapi g f .

L’iscrizione testimonia l’appartenenza di alcuni siti oggi in provincia di Chieti al territorio dei Sanniti/Pentri e, successivamente in epoca romana, al municipio ed alla diocesi episcopale di Terventum/Trivento. Anno probabile I sec. a. C.

Schiavi d’Abruzzo. Il tempio minore (da http://www.terraecuore.net).

Luvkis Dekitis Marah[ieis]/L. Decitius Mr.f., compare nel Tempio B di Pietrabbondante insieme con Mr.Staiis Bn., in una dedica alla Vittoria durante la guerra sociale, forse nel 90 a. C.. Si tratta di due comandanti militari, non m. t. in occasione della dedica ma, forse, in precedenza.

maras.staiis.banttiei[s                                                                        luvkis dekitis marah[ieis                                                                        vikturrai dunum ded[ens .           Dedica di donario alla Vittoria da                                                                 Pietrabbondante (da Sannio Pentri e                                                           Frentani dal VI al I sec. a. C., 1980.).

Gn. Dekitiis Pk./Cn. Decitius Samnis: fu ricordato da Cicerone (106-43 a. C.) nella Pro Cluentio:  Cn. Decidio Samniti, ei qui proscriptus est, iniuriam in calamitate eius ab huius familia factam esse dixistis. Ab nullo ille liberalius quam a Cluentio tractatus est: huius illum opes in rebus eius incommodissimis sublevarunt, atque hoc cum ipse tum eius amici necessariique omnes cognorunt. Proscritto da Silla nell’anno 82. Per la sua riabilitazione Cesare pronunziò da giovane l’orazione ricordata da Tacito, pro Deci<ti> Samnite.

 SATRII

 La Regina ricorda m.t. Tr. Sadriis Tr./Tr. Satrius Tr.f. su bollo di Bovianum: m.t.tr.sadri.tr ; ed una iscrizione da Aesernia/Isernia: ‘L. Satrius L.f., magisterdei ‘Samnites inquolae’ (II sec. a. C.).

HERII

E’ noto m.t.Mi.Heriis Uv./Mi. Herius Ovi f. da un bollo di Bovianum dal santuario di Campochiaro: m.t.mi.keri.uv; probabilmente da Sepino il bollo: Dekis Hereiis Dekkieis Saipinaz. Un Herius, scrive La Regina, prese parte alla guerra di Numantia, anno 133 a. C. nell’esercito Romano al comando di Scipione Emiliano.

Dal santuario di Campochiaro proviene un frammento epigrafico: [A]sinis H[eriis ? -].

 POMPONII

Di questa famiglia si conosce m.t. Ni. Pumpuniis Tit./Numerius Pomponius Tit.f., da un bollo di Bovianum dal santuario di Campochiaro: mtnpumtit. Una epigrafe da Aesernia: C. Pomponius V.f., magister ’ dei ‘Samnites inquolae’ (II sec. a. C.) e da Saepinum: Cn. Pomponius Cn. f. Saturninus, senatore del I secolo d. C..

 VESULLIAEI

La Regina ricorda Nv. Vesulliais Tr. M. t./Novius Vesulliaeus Tr.f., vissuto nel II sec. a. C..

Nv. Vesulliais Tr. m. t./Novius compare nella iscrizione trovata nel santuario italico di Pietrabbondante: n(u)v(is) vesulliais tr(eis) m(eddiss) t(utiks) ekik sakaraklum

buvaianud aikdafed/NV. VESULLIAIS TR. M. T. EKIK SAKARAKLUM BUVAIANUD AIKDAFED”/Bovianum, Novio Vesullanio, figlio di Trebi magistrato supremo questo sacello [ ? ].

[Non entriamo nel merito della polemica sorta nell’anno 1846, sulla personale interpretazione di T. Mommsen (vedi: “BOVIANUM VETUS”. “BOVIANUM UNDECUMANORUM”. (2^ parte … in https://molise2000.wordpress.com/…/bovianum-vetus-bovianum-undecumanorum) sosteneva l’esistenza di 2 località denominate Bovianum, non senza aver modificato (manipolato?) una chiara descrizione nella Naturalis Historia di Plinio Secondo il Vecchio (23-79 de. C.)].

Epigrafe di Novius Vesulliaeus Tr.f. . (da Cianfarani, 1978)

 L’altro VESULLIAEI […] era Avl(eis) m.t., cui si deve una dedica a divinità. II sec. a. C..

LUCCEII

Ni. Luvkiis Mr./N. Lucceius Mr. f. inciso su di una moneta d’argento dell’anno 89 a. C.: viteliu / ni. luvki.mr. Probabilmente, scrive La Regina, N. Lucceius Mr.f. morì in magistratu nella prima metà dell’anno 89. (vedi figura).

 Quanto pubblicato da La Regina ha permesso di conoscere solo alcuni nomi dei magistrati Supremi/Meddis Tuvtiks/(m. t.): nella buona e nella cattiva sorte seppero, con le loro fortunate e sfortunate imprese belliche rendere grande la città di Bojano ed una parte del territorio dell’attuale regione Molise del popolo dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, denominatisi Pentri.

Permisero al popolo dei Sanniti/Pentri di progredire, favorendo: la costruzione dei siti difensivi sulle colline e le sommità delle montagne localizzati nel vasto territorio occupato, utili per il controllo del territorio e per facilitare le comunicazioni visive; promossero la costruzione dei Santuari, dei Templi e degli edifici di pubblica utilità; fecero sì che, attraverso la bonifica di un lago o di una palude esistente nella pianura di Bojano, si incrementasse l’agricoltura anche con la coltivazione della vite e dell’ulivo; l’allevamento del bestiame.

I centri fortificati (scoperti) dei Pentri. I santuari (scoperti).

Migliorando gli antichissimi percorsi dei tratturi, utilizzati dagli animali per le loro stagionali migrazioni, incentivarono i rapporti commerciali e culturali con le popolazioni dei territori circostanti (Etruschi e coloni greci dai quali appresero l’alfabeto osco derivante dal greco calcidiese e l’uso delle monete) e con i Greci e con gli altri popoli d’oltre mare.

Incentivarono l’economia industriale, con l’estrazione e la lavorazione dei metalli che importavano soprattutto dai popoli confinati.

I tratturi nel territorio dei Pentri e dei Frentani (foto sn.)  La Tabula Peutingeriana. (foto ds.).

Con il definitivo dominio di Roma, il territorio dei Pentri fu diviso in distretti amministrativi, municipii, facenti capo ad una civitas: Venafrum/Venafro divenne praefectura nel III sec. a. C. e colonia latina all’epoca di Augusto; Aesernia/Isernia fu colonia latina nell’anno 263 a. C.; Terventum/Trivento fu municipium; Bovianum/Bojano fu colonia e munipium; Saepinum/Sepino, municipium.                                                                                                  Con l’avvento del cristianesimo, furono anche sedi diocesane.

L’egemonia dei Pentri e della loro città madre e capitale, Bovaianom, Bovianum/Bojano, pur ridotta a < sovranità limitata >, revocata da Roma dopo la Guerra Sociale (91-88 a. C.), con la caduta dell’impero romano e con l’arrivo di nuovi conquistatori, fu governata da uomini e donne che seppero farle rivivere gli antichi splendori.

Quella vasta pianura di circa 100 kmq., culla dei Sanniti/Pentri, posta alle pendici settentrionali del Massiccio del Matese, oggi è quasi del tutta abbandonata e un sistema moderno di irrigazione costato all’epoca una decina di miliardi giace completamente inutilizzato.

La fiorente manifattura della lana, ricchezza dei Sanniti/Pentri è scomparsa.

Le miniere di manganese per sono state abbandonate.

L’estrazione dell’argilla per produzione delle tegole, dei “tegoloni” e della ceramica è scomparsa.

I boschi che ancora oggi sono presenti sulle colline e sui monti da cui i Sanniti/Pentri avevano sempre ricavato ricchezza di legname e per l’alimentazione, sono abbandonati, tranne per la raccolta dei funghi e del tartufo.

I grossi allevamenti di bestiame non esistono PIU’: non esiste un mattatoio.

Per alcuni anni è esistita una fiorente industria agroalimentare per la macellazione e la confezione dei polli, oggi non esiste PIU’.

La coltivazione della vite e dell’ulivo nelle due aree esposte ad un microclima sono state completamente abbandonate ……………………….., e pensare che nella città di Bojano, nell’anno 1936 si svolse la VII edizione della Festa dell’uva, riproposta nell’ anno 1937 con l’VIII edizione; ergo, la 1^ edizione ci fu nell’anno1929. (vedi figure).

TUTTO questo nella città di Bojano non esiste PIU’.

Oreste Gentile.

 

LA SUPERBA PIAZZA DI BOJANO NELLA STORIA. (Cenni storici dal XI-IX sec. a. C. ai nostri giorni).

Mag 16, 2019

Treccani (vocabolario): piazza s. f. [lat. platĕa «via larga, piazza» (dal gr. πλατεῖα, propriam. femm. di πλατύς «largo»); cfr. platea, che risale a una variante lat. platēa con e lunga]. – 1. a. Area libera, più o meno spaziosa, di forma quadrata, rettangolare, circolare, poligonale, che si apre in un tessuto urbano, al termine di una strada e più spesso all’incrocio di più vie, e che, limitata da costruzioni, spesso architettonicamente importanti, e abbellita talvolta da giardini, monumenti, fontane, ha la funzione urbanistica di facilitare il movimento ed eventualmente la sosta dei veicoli, di dare accesso a edifici pubblici, di servire da luogo di ritrovo e di riunione dei cittadini, costituendo non di rado il centro della vita economica e politica della città o del paese.

La principale piazza della città di Bojano è un’area di circa 3. 500 ha., con la caratteristica forma ellittica irregolare dovuta ai fabbricati che la delimitano; è stata divisa nominalmente in Piazza della Vittoria, a nord est; Piazza Roma a nord ovest e Via Cavallerizza a nord.

Da est a ovest è attraversata dal lungo Corso dei Pentri, già S. S. Appulo Sannitica, conosciuta come Strada rotabile Sannitica, Nazionale Pentrica o Via dei Pentri, già via consolare Minucia (221 a. C.) che è sempre stato parte del percorso del tratturo Pescasseroli-Candela.

L’odierna piazza della città di Bojano.

L’ampia piazza si caratterizza per la maestosità degli antichi platani piantati circa 2 secoli fa ad est e ad ovest del Palazzo del Municipio e nell’area dell’attuale Piazza Roma, escludendo l’attuale Piazza della Vittoria dopo diversi tentativi della loro messa in dimora.

La vasta area nella Storia, come esamineremo, ha subito diverse identificazioni in relazione agli avvenimenti che la videro protagonista.

Attualmente, procedendo da est, si identificano 4 aree: Piazza della Vittoria, Piazza Roma, Corso dei Pentri e Via Cavallerizza che separano il centro storico posto a sud dalla città moderna estesa verso nord est e nord ovest. (vedi figura).

Nel corso di poco meno di 3 millenni è stata testimone degli eventi che hanno vista principale protagonista la città di Bojano con la presenza: dei Sanniti/Pentri (dal XI-IX sec. al II sec. a. C.); dei Romani (II a. C.VI sec. d. C.); dei Longobardi, Bulgari e Franchi (VIXII sec.) e dei Normanni (XIIXIII). Fu protagonista dell’Unità d’Italia; dell’epilogo della 1^ guerra mondiale; testimone dell’avvento del fascismo e di quanto è accaduto in tempi recenti.

L’odierna piazza della città di Bojano.

PERIODO SANNITICO.

L’etimologia del nome Bojano deriva dall’osco Bovaianom, in latino: Bovianum, non tanto per la leggenda del BUE, animale guida dei giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, nominatisi Pentri, migranti dalla Sabina quando giunsero nella vasta pianura posta a settentrione del Massiccio del Matese, quanto per il mercato dei buoi conseguente alla presenza del tratturo Pescasseroli-Candela utilizzato dagli animali per le loro naturali migrazioni stagionali.

In quale zona della vasta pianura avveniva il mercato ?

L’insediamento di Bovaianom era sito sulla sommità della collina oggi denominata Civita Superiore di Bojano e, con una serie di terrazzamenti in opera poligonale, si estendeva come dimostra il sito di La Piaggia-san Michele e i resti delle mura poligonali di via Biferno, fino al lato destro del tratturo Pescasseroli-Candela, solitamente largo da 50 a 100 mt.. (vedi figura).

Il mercato probabilmente occupava un’area più vasta dell’attuale, forse era recintata, ed includeva l’attuale Corso Umberto I con il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, Piazza della Vittoria e Piazza Roma con il Corso dei Pentri, si ampliava a nord di Via Cavallerizza e ad ovest nell’area attraversata oggi da Via Calderari. (vedi figure).

L’insediemento di Bovaianom. Tratturo Pescasseroli-Candela. L’area del mercato. La palude o il lago.

Bovaianom. La probabile estensione dell’area del mercato con il tratturo Pescasseroli-Candela e le mura di Terrazamento.

PERIODO ROMANO.

Con la conquista del Sannio, i Romani costrinsero i Sanniti ad abbandonare gli insediamenti montani e costruire monumentali civitates in pianura, dotandole di mura di cinta e torri.

Nulla è rimasto a testimoniare significativamente l’urbanizzazione della romana civitas Bovianum/Bojano: distruzioni, calamità naturali e l’opera distruttrice degli uomini, hanno cancellato la sua monumentalità certamente non inferiore alla romana civitas Saepinum/Sepino, considerando che Bovianum era stata la capitale dei Pentri.

Ciò che conosciamo del passato romano di Bovianum, civitas di pianura, come già detto, consiste, in ordine cronologico delle scoperte: alcuni resti di un tempio dedicato a Venere; un mosaico  di un pavimento recuperato durante gli scavi per le fondazioni di un edificio costruito al limite nord est di Piazza della Vittoria; un tratto di muro in opera reticolato (opus reticulatum) venuto alla luce nei pressi di Via Colonno durante gli scavi per la costruzione del “seminario diocesano” e  vari resti di colonne e basamenti scoperti in Via Colonno, denominazione quanto mai appropriata; un tratto di strada romana che giaceva sotto il letto del fiume Calderari ed un’area, tutta da esplorare, dove si ipotizza un anfiteatro. 

Furono trovati e risotterrati i reperti scoperti in occasione della costruzione del ponte del Corso Francesco Amatuzio (si origina da Piazza Roma) per superare il fiume Calderari. (vedi figura).

Le testimonianze della romana civitas Bovianum: il tratturo Pescasseroli-Candela/via consolare Minucia; il tempio di Venere; il mosaico; il muro opus reticulatum (punto bianco); la Via Colonno; la strada romana; la zona dell’anfiteatro (punto verde).

Le poche testimonianze archeologiche dimostrano i 3 periodici storici vissuti da Bojano: sannitico, romano e medievale; poche per essere accadute sempre nello stesso sito, a differenza, per esempio, di Sepino i cui 3 periodici storici furono vissuti in 3 località diverse. (vedi figura).

Sepino: SannitaRomanaMedievale. Bojano: SannitaRomana–                                                                                       Medievale.

Possiamo ipotizzare che l’odierna piazza, non avendo subito nel corso dei millenni opere di urbanizzazione, divenne il fòro della civitas romana Bovianum: una vasta area libera da strutture edilizie e luogo idoneo per riunioni politiche, religiose, culturali e commerciali/mercato, attraversato dalle 2 strade principali: il decumano, la via con orientamento da est a ovest, costituito dalla via consolare Minucia, già percorso del tratturo Pescasseroli-Candela ed il cardo con direzione da nord a sud, che si originava da Porta di Visco, esistente nel periodo medievale, e proseguiva per Via Fiumicello e Via Colonno. (vedi figura).

Saepinum/Sepino. Il fòro (ricostruzione, da http://www.turismolise.it).

Bovianum/Bojano. Il fòro.

Era lo spazio libero già utilizzato dai Pentri, residenti nella città madre loro capitale, per il mercato degli ovini, bovini ed altro, sorto sul percorso del tratturo Pescasseroli-Candela (da ovest ed est).

Nel territorio pianeggiante esisteva anche un altro percorso, il tratturello oggi denominato Matese-Cortile-Centocelle (da sud a nord); in epoca romana divenne la via anonima rappresentata solo nella Tabula Peutingeriana: da Bobiano/Bovianum raggiungeva teneapulo/San Paolo Civitate in Daunia, utilizzando una parte dell’itinerario del tratturello.

Potrebbe avere avuto origine nei pressi di Porta Santa Maria, esistente nel periodo medievali, lì dove oggi fa bella mostra una lapide con scritto: STRADA S. AGOSTINO PER NAPOLI E TERMOLI; ovvero verso nord est per il litorale adriatico dove si localizzava teneapulo/San Paolo Civitate. (vedi figure).

Esiste un particolare da evidenziare.

Parafrasando la legge della conservazione delle masse: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, notiamo ai giorni nostri l’esistenza di una strada, la S. P. 49 da Bojano (Castellone) a Baranello.

Inizia nei pressi di Castellone, una delle contrade ad ovest di Bojano, con un percorso parallelo alla via consolare Minucia, già tratturo Pescasseroli-Candela, attraversa le località di Cucciolone, Chiovitti e Maiella; successivamente, Corso Garibaldi, già tratturo Pescasseroli-Candela (via Minucia), per proseguire lungo corso Umberto I e la via a ridosso della chiesa cattedrale; devia, attraversando da sud a nord est la via consolare Minucia all’altezza della chiesa di Santa Maria del Parco (Porta Santa Maria) per seguire un tratto di Via Cavadini, deviando ancora a nord est, lungo il percorso del tratturello Matese-Cortile-Centocelle verso Colle d’Anchise e raggiugere Baranello (dove all’epoca della T. P., era localizzata la statio denominata ad canales) e proseguire per Cortile e Centocelle. (vedi figura).

In ordine cronologico: Il trattuto Pescaseroli-Candela. Il probabile percorso (linea nera) della via consolare Minucia. Il probabile percorso della via anonima della Tabula Peutingeriana da Bobiano/Bovianum a teneapulo/San Paolo Civitate. Il percorso della S. P. 49 da Bojano a Baranello, passando per Colle d’Anchise. L’ampia piazza o il fòro della romana civitas Bovianum/Bojano.

La via anonima disegnata nella T. P., fu probabilmente utilizzata dal condottiero Numerio Decimio di Bovianum per soccorrere nei pressi di Gerione/Casacalenda l’esercito romano contro l’esercito di Annibale nell’anno 217 a. C.: Si racconta che costui (Numerio Decimio n. d. r.) per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano (presso Geronium, n. d. r.ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

 PERIODO MEDIEVALE.

Quanto realizzato dai conquistatori Romani e dai sottomessi Pentri, la cui civitas Bovianum/Bojano ed il territorio ad essa pertinente, godevano di una < sovranità limitata >, rispettò l’atavico spazio dedicato al mercato; ciò avvenne anche in epoca medievale con la presenza, dopo la caduta dell’impero romano, dei nuovi conquistatori: Longobardi, Franchi e Normanni.

Gli abitanti, seguendo l’esempio dei predecessori Pentri, per meglio difendersi dalle incursioni di altri popoli, tornarono a risiedere sulla sommità delle colline e dei monti; pertanto, la romana civitas Bovianum fu abbandonata, si contrasse a sud lungo le pendici e sulla sommità della collina.

L’antico insediamento pentro di Bovaianom sulla sommità della collina divenuta l’acropoli della romana civitas Bovianum, divenne Rocca Boiano, sede del capoluogo della omonima contea Longobarda-franca, poi Normanna, costituito da un castrum ed un castello.

Il terrazzamento sannitico di La Piaggia san Michele fu inglobato a est e ad ovest delle mura che, a nord proseguivano lungo l’odierna S. P. 49 da Porta Pasquino (2) posta ad ovest, lungo il fianco sinistro di Corso Umberto I e fino a Porta Santa Maria, giungendo ad est presso la chiesa di san Biagio (5 Porta san Biagio).

Nelle mura costruite parallelamente al Corso Umberto I ed al Corso dei Pentri, e l’odierna Via Biferno, si aprivano 5 porte: (1) Porta la torre e (2) Porta Pasquino a sud ovest; (3) Porta di Visco e (4) Porta Santa Maria si aprivano sull’area della Piazza del mercato (oggi piazza Roma); la (5) Porta san Biagio era l’uscita est della città per Sepino.

Non abbiamo notizie della vasta area pianeggiante extra moenia: non fu mai occupata da costruzioni e possiamo ipotizzare, essendo fuori e prossima alle mura di cinta della città, fosse utilizzata nei periodi di pace per il mercato, per tornei cavallereschi, campo d’armi o per altro. (vedi figura).

L’ampia piazza/mercato vide la costruzione della chiesa cattedrale a ridosso delle mura medievali della città, tra Porta di Visco e Porta Santa Maria; si ignora la posa della prima pietra, ma esisteva già nell’anno 1073, avendo ricevuto la donazione di un pezzo di terra e nell’anno 1080 era stata ristrutturata per volontà del normanno conte Rodolfo de Moulins/Molinis/Molisio, titolare della contea di Boiano. (vedi figure).

La chiesa cattedrale. (Pacichelli, 1703). La chiesa cattedrale (veduta est) separata dall’area del mercato dal Corso dei Pentri. (anno 1905).

 

Porta Santa Maria (anno 1729) nei pressi della omonima chiesa: uscita nord est della città medievale di Bojano della via anonima di epoca romana che collegava Bovianum con teneapulo/San Paolo Civitate.

Probabilmente, nell’anno 1221, l’ampia piazza/mercato vide la presenza dell’imperatore Federico II; sicuramente quella del suo esercito e dei baroni della contea di Molise, già denominata contea di Boiano, tutti uniti per sedare la rivolta del conte Tommaso da Celano, titolare della importante contea.

Il conte Tommaso da Celano, dopo avere abbandonato il castrum ed il castello di Rocca Boiano, sua residenza, con la moglie contessa Giuditta si rifugiò nel castello di Rocca Magenulfi (Roccamandolfi), dopo aver dato alle fiamme la città di Bojano.

Con l’avvento del francescanesimo, fondato da san Francesco nell’anno 1209, l’ampio spazio utilizzato dai Sanniti/Pentri per il mercato degli animali e di altro genere, divenuto il fòro della romana civitas Bovianum, divenne il luogo ideale per i tornei cavallereschi, campo d’armi o di altro genere della medievale Boviano/Boiano che vide intorno al XIII secolo, [tra il 1262 e il 1290 (Muccilli, 2010)] la costruzione extra moenia di un convento, evidenziato da Pacichelli (1703) nella “incisione” della medievale Boiano (vedi figura).

Nella veduta Pacichelli, scrive Cimmino (2010), il «Convento de’ Francescani Conventuali», protetto da un alto muro di cinta, racchiude diverse costruzioni, alcune turrite, e presenta un ingresso su quella che poi sarà chiamata via Cavallerizza (deformazione, forse, di “Calvarizia”, cioè il luogo ove si svolgeva il percorso della Via Crucis, rappresentazione sacra curata dai frati).

Muccilli (2010) ricorda il convento nell’anno 1307, citato nei Regesti Gallucci e per l’anno 1744, annota la presenza di 9 frati, precisando che ne poteva ospitare fino a 18.

Prima di illustrare la distruzione del convento francescano sito nella città di Bojano a causa del terremoto dell’anno 1805, ricordiamo, con la descrizione di Crescenzo Gentile nella sua opera inedita La vera storia di Bojano (1925) ciò che accadde nella città in occasione della invasione dell’Italia dagli eserciti della repubblica francese: fu eretto nell’anno 1799, sull’esempio di altre città e paesi, l’albero della libertà.

Pur in assenza di precisi riferimenti bibliografici, fu collocato nella vasta area del mercato, la piazza publica come era denominata all’epoca del disegno di Porta Santa Maria.

Il 23 gennaio il generale Championnet, scrisse Gentile, fatto il suo solenne ingresso in Napoli, proclamò la repubblica in apposito Editto che venne spedito, con veloci corrieri, a tutti i capoluoghi ed a tutte le più autorevoli città delle Provincie, per farlo conoscere subito all’intero Regno. Con l’inviato proclama, dichiaratosi cessato il Governo Borbonico, e con esso tutte le leggi, altre ne vennero stabilite, e prima d’ogni altro si faceva l’obbligo ai patriotti di piantare gli alberi della libertà e porsi la coccarda blu, gialla e rossa. L’albero della libertà consisteva in un naturale albero, per lo più di quercia, o pioppo, che si svelleva, o scavava, possibilmente con tutte le radici, dal luogo di nascita e si trapiantava in apposita buca nella piazza principale del paese. Esso albero dimostrava il potere popolare, la supremazia riunita del popolo. Veniva ornato di fiori, di fettucce tricolori, e sormontato da una coppola o berretto rosso. Alcune volte aggiungeva anche una bandiera tricolore.

In Boiano, mentre era Presidente Municipalista Di Gennaro Romano, e propriamente nel 15 aprile, fu di nuovo alzato l’albero. […]. Malgrado tutti gli onori e le attribuzioni, questi poveri alberi ebbero spesso a passare dei guai terribili. In molti comuni, e tra essi Boiano, furono abbattuti (quasi appena piantati e non solo una volta) e dai realisti locali, ovvero dalle truppe a massa degli insorgenti.

Certamente, dopo Il 23 gennaio 1799, un albero della libertà fu innalzato in un punto imprecisato della piazza publica, ovvero dell’area dell’antico mercato della città di Bojano. (vedi figura, albero di Avigliano aderente alla descrizione di Gentile).

L’albero della libertà. (da http://www.aviglianonline.eu).

Per seguire un ordine cronologico degli avvenimenti che coinvolsero l’ampia area del mercato, prima di descrivere la distruzione (anno 1805) del convento francescano, consideriamo le cosiddette misure in bella (sic) mostra collocate nell’area riservata al monumento ai Caduti posto al lato del Corso dei Pentri ed a nord della chiesa cattedrale e prospiciente l’area utilizzata per il periodico mercato

Gentile: Al fianco del Duomo, di fronte all’ovest, fin dal 1608 stanno situate le misure medievali scavate nei sassi. Era questo il luogo dell’annona che il Barone dava in affitto. Ora divenuto giardinetto col monumento ai caduti della guerra 1915-1918. (A tale proposito è bene ricordare che la misura più grande è stata realizzata utilizzando un capitello romano identico a quello della base della colonna posta in piazza Pasquino). (vedi figura).

Localizzazione delle misure.              Le misure.

Prima che il convento fosse distrutto e non più riedificato dopo il terremoto dell’anno 1805, prosegue Muccilli, il chiostro del Convento era stato utilizzato anche come luogo per la riunione del Parlamento cittadino; una notizia utile per giustificare la costruzione del Municipio di Bojano, denominato palazzo san Francesco, sullo stesso sito del convento la cui proprietà confinava con la via Fiumicello, come testimonia il disegno della reintegra del tratturo Pescasseroli-Candela eseguito da Vincenzo Magnacca nell’anno 1811, dopo il terremoto dell’anno 1805.

Il disegno evidenzia in modo chiaro la struttura del convento e la sua estensione, ma sorge un dubbio: la reintegra è stata eseguita nell’anno 1811, ergo, il convento non poteva esistere, essendo stato distrutto dal terremoto dell’anno 1805.

Cimmino (2010): Il grafico del 1811, lungo corso dei Pentri, riporta un vasto spazio porticato con archi a tutto sesto (dove, come ci hanno tramandato alcuni scritti, si riuniva il «Parlamento cittadino») mentre la chiesa ha la facciata su «Largo della Piazzetta del Monastero», rivolta verso via delle Tintiere Vecchie; il recinto del giardino raggiunge la «Via al Fiumicello»; ossia, la proprietà del convento si estendeva sulla vasta piazza, includendo Via Cavallerizza o via Calvarizia (da Calvario, probabilmente per scene della via Crucis) e tutta l’area oggi denominata Piazza Roma ed escludendo l’odierna Piazza della Vittoria ed il Corso dei Pentri. (vedi figure).

Per la 1^ volta nella sua millenaria storia, una superficie dell’ampio spazio riservato al mercato già in epoca sannita e fòro della romana civitas Bovianum/Bojano, ebbe una propria denominazione e un proprietario (il monastero): Largo della Piazzetta del Monastero; anche l’area a nord del monastero in seguito, si ignora l’epoca, sarà denominata Antico Largo tredici, toponimo, scrive Muccilli, può, verosimilmente, farsi risalire alla tredicesima stazione della Via Crucis dove veniva rappresentata la deposizione di Gesù Cristo dalla Croce. (vedi figure).

L’area (confini giallo) pertinente al convento. L’area (confine rosso) pertinente all’antico mercato.

Largo tredici, oggi.

Dopo il terremoto dell’anno 1805, il distrutto convento, a causa anche delle leggi francesi dell’anno 1809, scrive Cimmino, non fu ricostruito.

Essendo stata consuetudine riunire il Parlamento cittadino di Bojano nel chiostro del convento, sulle sue fondamenta fu costruita la sede del Municipio della città di Bojano alla metà del XVIII secolo, un edificio ristrutturato ed ancora oggi esistente.

La presenza del Municipio ebbe come conseguenza una nuova denominazione di tutta la vasta area del mercato (compreso Largo della Piazzetta del Monastero): divenne Piazza Municipio, così descritta da Gentile: L’ampia piazza Municipo – divisa da est-ovest da una doppia fila di maestosi alberi monumentali (platani), tenendo in mezzo ad essi il vasto palazzo Municipale. […]. Quivi (nella piazza, n. d. r.) si raccoglie tutta la gente che interviene per sue faccende, per feste, per fiere e mercati […].

Del Palazzo Municipale, Gentile scrisse: Non piccolo oggidì è il fabbricato di Boiano, che potrebbe contenere altrettanta popolazione. Nel mezzo della vasta piazza si eleva il bel palazzo Municipale di grandezza proporzionata alla città. Oltre il Municipio vi risiede in ampio locale la Pretura, l’Agenzia delle Tasse, le carceri Mandamentali, lo spaccio in grande dei Sali e tabacchi, le Poste, il Telegrafo, due locali ad uso di circolo, ed una grande bottega di ogni sorta di tessuti e generi coloniali. (5). Vi si aggiungeranno in prosieguo, secondo il disegno esistente, convenienti locali per le scuole maschili e femminili.

Alla nota 5, Gentile evidenziò: E’ superfluo l’avvertire il lettore che questa descrizione si riferisce all’anno 1890, epoca in cui scriveva l’autore (la fonte bibliografica,ì di Gentile, n. d. r.).

Gentile, ricordò anche le strade o Le vie principali e parallele che intersecano Boiano da oriente ad occidente: la via nel cui mezzo è la piazza del Municipio, lunga oltre seicento metri, dove si eleva il palazzo Municipale; la via detta propriamente la Piazza o Corso Umberto Primo, che nell’intendersi prende altri nomi, lunga più di settecento metri.

Si apprende, in base alle descrizioni di Gentile: la piazza del Municipio era la vasta area che, dopo il terremoto dell’anno 1805, comprendeva le odierne Piazza della Vittoria, Piazza Roma e Via Cavallerizza; infatti, Via Cavallerizza non figura nell’elenco delle vie ricordate nella sua pubblicazione; alla sua epoca, con la Piazza si localizzava ed identificava unicamente Corso Umberto Primo.

La strada, Umberto I, ricordò Gentile, fu pavimentata nel 1859 e nel 1901 venne rinnovato il selciato al Corso Umberto I.

Il Municipio e l’omonima piazza ospitarono, come si evince da uno scritto di Campanella in Boiano tra storia e cultura popolare (1997), il re Ferdinando e la consorte Maria Cristina di Savoia nel loro passaggio per la città di Bojano nei giorni 16 e 17 ottobre 1844.

Anno 1890. Il palazzo Municipale (a sinistra). Corso dei Pentri (la strada al centro) e la Piazza Municipio. Sullo sfondo il campanile della chiesa di santa Maria del Parco e in primo piano quello della chiesa cattedrale. La contrada La Piaggia san Michele (in alto a destra).

Dopo i disastrosi terremoti degli anni 1456 e 1805, gli abitanti della città di Bojano, rispettando l’antica area adibita al mercato sannita, poi fòro romano e forse piazza d’armi nel medioevo, sempre immune dalla urbanizzazione, valutarono più sicuro edificare al di là delle mura medievali, iniziando ad urbanizzare la più assolata e vasta pianura. (vedi figura).

L’antica area del mercato (nella linea punt.ta rosso). Il Municipio. Piazza Municipio. Le mura della città medievale (tratteggiato giallo) sorgevano lungo fianco sinistro di Corso Umberto I, a ridosso della cattedrale e lungo il fianco sinistro di Via Biferno fino a Porta san Biagio. La vasta area da urbanizzare.

In base anche alle testimonianze delle date incise sulla chiave di volta poste al vertice degli archi ornamentali dell’ingresso di alcune abitazioni, furono fabbricati una serie di edifici più per la ristorazione ed il commercio: separavano la Via Cavallerizza dall’area non urbanizzata a nord est, attraversata dal corso del fiume Calderari, originato dalle sorgenti dopo i distrattosi terremoti dell’anno 1456 e dell’anno 1805.

I primi edifici costruiti lungo il fianco nord di Via Cavallerizza risalgono all’anno 1868 e all’anno 1884, quando dopo l’Unità d’Italia ebbe inizio una intensa attività edilizia di costruzione e ricostruzione che interessò anche il centro storico. (vedi figura).

L’area del mercato retrostante tra il Municipio e la Via Cavallerizza con gli edifici che le fanno da cornice all’inizio del 1900.  Vista da est (foto a sinistra). Vista da sud ovest (foto a destra).

Anno 1920. Gli edifici che delimitavano a nord-nord est Via Cavallerizza. Processione di san Michele. Il Municipio è sito dietro l’albero a destra. Tornano alla mente le processioni dei frati Francescani.
lungo la stessa strada.

Nella ricostruzione post terremoto, la struttura esterna delle mura di cinta della città medievale da Porta Pasquino, Porta di Visco fino a Porta san Biagio, fu utilizzata per costruire dei nuovi fabbricati abitativi o per attività commerciali, sempre preservando l’antica e vasta area del mercato dalla cementificazione. (vedi figure).

Chiave di volta di 2 fabbricati adiacenti in via Biferno: anni 1846. 1872.

1 – 2 – 3 i contrafforti dei suddetti fabbricati costruiti sulle mura medievali di cinta di via Turno.

 In occasione dell’Unità d’Italia, l’area dell’antico mercato, denominata Piazza Municipio fu protagonista di un episodio descritto da Alberto Mario, ne La camicia rossa (1870): Al nostro apparire in Bojano, Nullo, che immaginò accampati sulla piazza i tremila volontari, scorgendo la piazza ignuda, non frenò la sua ira contro il signor Pallotta. […]. Contristati dalla pietà, dalla incertezza e dall’umiliazione, a mezzanotte s’entrò a Bojano. Sulla piazza, una pattuglia della guardia nazionale ci fermò e le chiedemmo ansiosamente novelle e risapemmo che alcuni erano arrivati. […]. Alle due Nullo rassegnò la riaccozzata colonna sulla piazza di Bojano. Duecento uomini muti all’appello, e sei dei quattordici distaccati dal quartiere generale del dittatore. Il dì seguente ripartimmo per Campobasso.

Verso la fine del XVIII secolo la piazza della città di Bojano fu testimone della cerimonia di insediamento di mons. Felice Gianfelice, alla titolarità della diocesi di Bojano, descritta da Tavone in Bojano e oltre (2011): Monsignor Gianfelice fece ingresso a Bojano alle ore 11 e trenta minuti del 23 gennaio 1898 e il suo arrivo fu annunciato dal suono delle note della marcia reale.

Si formò un lungo corteo. A sfilare furono le Arciconfraternite, due bande musicali, di Bojano e di Morcone, i seminaristi e i loro insegnanti, il Capitolo, le autorità civili, gli arcipreti, gli economi curati e molti sacerdoti della diocesi, oltre a un gran numero di persone. Il vescovo, con il cappello verde e la cappa magna, procedeva su una mula bianca. Le redini furono portate da un esponente dei Pallotta, Giuseppe, figlio del patriota risorgimentale e deputato Girolamo, quasi a voler significare il potere che tale famiglia ancora aveva nella città sul finire dell’Ottocento e a sottolineare il rinverdirsi dei legami (non sempre tranquilli) tra la Chiesa e la ricca borghesia locale, con fare riverenziale di questa nei confronti della prima.

Dopo una sosta nella chiesa del Purgatorio (l’ingresso nella città avvenne da ovest, n. d. r.), dove il prelato indossò le vesti ufficiali, il corteo giunse alla cattedrale. Questa sulla facciata recava due iscrizione in latino: una con caratteri neri, l’altra d’oro.

Per illustrare la tradizionale cerimonia di insediamento dei vescovi nella diocesi di Bojano (oggi diocesi di Campobasso-Bojano) descritta da Tavone, proponiamo la testimonianza fotografica della cerimonia nell’anno 1940: l’ingresso nella città di Bojano di mons. Secondo Bologna in groppa ad un cavallo di colore bianco (vedi figura).

Un cerimoniale non dissimile da quelli celebrati degli anni precedenti: attraversavano e sostavano nell’ampia area del mercato prima dell’ingresso nella chiesa cattedrale. (vedi in seguito).

 

Cerimonia dell’anno 1940. Il vescovo mons. Bologna in groppa al cavallo bianco attorniato dalle autorità e fedeli in Piazza della Vittoria (già piazza Municipio, già area del mercato) alle spalle il palazzo Colagrosso (foto a destra).

Tavone ricorda quanto scritto dal canonico Leonzio Porfirio di Trivento dopo un soggiorno in Bojano nell’ anno 1901: Bojano è una cittadina a modo, dove si vive e si gode ogni vantaggio relativo al benessere morale e materiale. Strade pulite, un bel corso fiancheggiato da una doppia fila di alberi (allude al Corso dei Pentri, da tempo spogliato degli alberi che lo fiancheggiavano), un palazzo municipale isolato nella grande piazza, dove si fa pure e costantemente un mercato di importanza ogni sabato. Porfirio ricordò un bel corso fiancheggiato da una doppia fila di alberi: il Corso dei Pentri, dopo Piazza della Vittoria, lungo il suo percorso e su ambo i lati, fu abbellito da una doppia file di alberi presenti già nell’anno 1890 ed almeno fino all’anno 1935. (vedi figura).

Passeggio lungo Corso dei Pentri (nella foto Via dei Pentri). Anno 1905. Si nota ai due lati della Via la doppia fila di alberi e Piazza Roma (già Piazza Municipio, già area dell’antico mercato). Il palazzo del Municipio (l’edificio a destra dopo gli alberi).

Piazza Roma. Il lungo ed alberato Corso dei Pentri (visto da ovest). Si nota la pubblica illuminazione.

Con la costruzione ai due lati della strada dei marciapiedi, gli alberi, essendo di ostacolo alla circolazione, furono un po’ alla volta abbattuti.

(foto a sinistra: Il bel corso fiancheggiato da una doppia fila (al centro con la gente, visto da ovest). Il campanile della cattedrale in primo piano ed il campanile di Santa Maria del Parco. (foto a destra): Il bel corso fiancheggiato da una doppia fila di alberi di alberi   (visto panoramica da ovest). Il palazzo Municipale (a sinistra).

Piazza Roma nei pressi del Palazzo Municipale (a nord e sud). Alberi e marciapiede (prima e dopo): un difficile connubio.

Porfirio ricordò anche le abitazioni nella città di Bojano: Belli fabbricati qua e là, fra i quali primeggia elegante il palazzo Colagrosso, che da solo illustra la città e la piazza perché, senza esagerare, è degno di un grande centro.

Infatti, dopo il Municipio, seguendo l’esempio di quanto era stato edificato lungo Via Cavallerizza alla fine del XIX secolo, sul lato dell’immaginario ellisse che delimita a nord est l’ampia ed antica area per il mercato, nell’anno 1901 era stato costruito il palazzo Colagrosso,. (vedi figura).

Tavone: è una preziosa testimonianza di archeologia industriale per avere ospitato, oltre a una ricca e dinamica famiglia borghese, un mulino (prima a palmenti, poi a cilindri), un pastificio, un panificio e una sottostazione per la fornitura di luce elettrica. […].

Nel 1905, scrive Tavone, infatti, con Daniele Ciampitti costituisce (Angelo Gabriele Colagrosso, n. d. r.) una società per la creazione di un mulino, prima a palmenti e poi a cilindri, e di un pastificio. I due opifici, ubicati nei sotterranei e al pianterreno del suo palazzo, entrarono in funzione l’anno successivo e traggono l’energia necessaria da una centrale idroelettrica alimentata dalle acque della sorgente di Maiella.

A questa costruzione in tempi diversi, seguirono altri edifici pubblici e privati, tra cui il mulino dei F.lli Velardo (nella figura in basso prima e dopo la 2^ guerra) ed altre attività commerciali che completarono l’urbanizzazione a nord est della vasta Piazza Municipio, lungo la linea dell’immaginario ellisse. (vedi figura).

Il mulino F.lli Velardo prima della guerra con parte del palazzo Colagrasso. Il mulino dopo la guerra (fig. a destra).

Sul lato opposto, a nord del lungo Corso Umberto I, alcuni edifici ospitarono una rivendita di tabacchi e la somministrazione di caffè ed altre bevande (Patullo); un pastificio (F.lli Bernardo) e un po’ più in là, verso ovest, lo stabilimento per la filatura, carditura e tessitura (V. Colalillo). (vedi figure).

Piazza Municipio. Il fulcro delle attività della città di Bojano.

Piazza Municipio. Bar-tabacchi e pastificio.     Pubblicità del pastifico.

Piazza Municipio. Il Municipio (M). Pastificio (1).    Lanificio (2) e       pubblicità del lanificio. Assenza di lampioni elettrici lungo le strade.

Tavone ricorda una cartoleria, una casa editrice ed una tipografia della famiglia Fratelli Spina, ma tante altre attività furono localizzate nella vasta Piazza Municipio. (vedi figure).

Si dice che presso la tipografia dei Fratelli Spina abbia lavorato il giovane Gino Cervi, in seguito divenuto famoso attore.

In Piazza Municipio, alla fine di Via Cavallerizza ed all’angolo con il Corso Amatuzio, era ubicata una sartoria, con una sede anche in via Rettifilo, il nome dell’attuale Corso Francesco Amatuzio (vedi figura), ed un Gran Bazar come rende noto la locandina. (vedi figura).

 

Poteva mancare un edificio per ospitare i forestieri ?

In Piazza Municipio fu costruito l’albergo-ristorante Biferno (Gianfrancesco): aveva l’ingresso a nord est, proprio sulla Piazza, mentre la restante parte si sviluppava a nord, all’inizio del lato destro di Corso Amatuzio, già Via Rettifilo, che collegava Piazza Municipio e Corso dei Pentri con la stazione ferroviaria.

Prima della costruzione dell’albergo-ristorante Biferno.  Albergo-ristorante Biferno (nel quadrato rosso).

Albergo-ristorante Biferno.                                    Sua pubblicità

La Piazza Municipio non era solo l’area per il mercato e per ospitare le cerimonie civili, essendo diventata, con l’espansione della città verso la pianura, il centro principale grazie alla vicinanza della chiesa cattedrale e della chiesa di Santa Maria del Parco, ospitava le imponenti processioni e le investiture dei vescovi. (vedi figura).

La Piazza Municipio una processione di fine ‘800    e   la processione del Corpus Domini. Anni ’50 lungo Corso dei Pentri. (Palazzo Colagrosso, in fondo a sin.).

Della vasta area dell’antico mercato, restava, come visto, uno spazio denominato unicamente Piazza Municipio.

Perché ?

La città di Bojano non ancora offriva in olocausto i suoi figli per la 1^ guerra mondiale (costr.ne del monumento); non ancora celebrava la vittoria (della guerra 1915/18 Piazza della Vittoria) e la città di Roma (avvento fascista, Piazza Roma) non ancora suscitava interesse al punto da dedicarle una piazza: la guerra degli anni 1915-1918 ed il fascismo erano da venire.

(Foto a sn.). La Piazza Municipio, a destra/nord della Via dei Pentri. La Piazza Municipio, a sinistra della Via dei Pentri. Il Municipio è l’edificio più alto dopo la prima fila di alberi. Il campanile della cattedrale in primo piano a sinistra. A sinistra della foto si nota il cognone ed il nome di mio nonno che aveva commissionato le prime foto illustrate di Bojano.   (Foto a ds.). Si nota il palazzo Municipio tra i rami dell’albero a sinistra. In fondo il campanile della cattedrale; in alto a destra la contrada La Piaggia san Michele, una delle 3 rocche ricordate da Appiano per difendere la sannita-romana civitas Bovianum dall’esercito romano di Silla.

Gentile ricordò (riassumiamo) una delle tante manifestazioni organizzate per i festeggiamenti del santo patrono, san Bartolomeo apostolo, nella Piazza Municipio: correva l’anno 1904 (vedi figura primo novecento. Timbro postale 1905).

Nei giorni 23, 24 e 25 agosto 1904 (vedi figura dell’anno 1905, n. d. r.) si eseguirono in Boiano festeggiamenti nuovi, artistici, per festeggiare il patrono S. Bartolomeo. […]. La piazza Municipio venne nella sua ampiezza sontuosamente festonata dalla Ditta Giordano e Orrei di Benevento, e la sera (…, n. d. r.) di ben 10 mila lumi la rendere incantevole ritrovo di quanti vollero godere l’indimenticabile colpo d’occhio.

Nel centro di essa, al mezzo dei platani maestosi, sorgeva bellissimo, il Chiosco – Caffè, dove la ditta Manarra e Marotti di Benevento, all’uopo scritturata, trasportò il suo riposto per servire doverosamente il pubblico. Gli insuperabili concerti di Lucera e Nardò, unitamente all’ottima banda cittadina, che volle prestare graziosamente l’opera sua, si avvicendarono nella esecuzione orchestrali e da piazza.

I divertimenti regionali popolari si eseguivano incessantemente e, fra tutti, fu il trattenimento della veduta Cinematografica a colori, presentati seralmente al pubblico, su campo di proiezione di metri 8×8 della ditta M. Recanati residente in Napoli

La ricercatezza variata dei festeggiamenti, la fiera importantissima che ricade nei predetti giorni […].

Mancando le foto dell’allestimento cinematografico, proponiamo l’allestimento nell’anno 1936 di un teatro nella Piazza Municipio di fronte all’ingresso del palazzo Colagrosso (32 anni dopo in epoca fascista, quando la piazza verrà denominata Piazza della Vittoria), probabilmente la sua localizzazione non doveva essere dissimile dall’allestimento cinematografico per i festeggiamenti del santo patrono avvenuto dell’anno 1904, descritti da Gentile.

Gentile, descrivendo i festeggiamenti dei giorni 23, 24 e 25 agosto 1904, ricordò le proiezioni cinematografiche; pertanto, l’elettricità aveva iniziato a sostituire, probabilmente a partire da quell’anno, le lampade a petrolio.

L’attenta visione delle cartoline illustrate permette di notare un uso parsimonioso della nuova scoperta: pochi punti luce furono collocati nella Piazza Municipio, dapprima su pali di legno o di ferro, successivamente furono sostenuti da due pali.

La vita quotidiana era ed è ancora oggi la prerogativa dell’antica e vasta area che era stata denominata Piazza Municipio: mutò nome proprio nel corso del secolo XX per ricordare, come accennato, gli avvenimenti che vide protagonista il popolo Italiano nelle due guerre mondiali negli anni 1915/18 e 1939/45.

A proposito di guerre, Tavone scrive un episodio accaduto al tempo della guerra libica (1911/31): I reduci ovunque furono accolti da trionfatori. A Bojano il loro onore il 22 giugno 1913 fu organizzata una cerimonia pubblica su iniziativa della Giunta Comunale. La festa patriottica fu inaugurata dalle note della banda musicale cittadino. Un corteo, composto dall’Amministrazione comunale, dalla Società Operaia, dall’onorevole Michele Pietravalle, dal capitano Baccari, in rappresentanza del Ministero della Guerra, e “da un numero grandissimo di eletti cittadini”, convennero in Piazza Municipio (oggi Piazza Roma), dove già si trovavano i seminaristi con i loro professori e il loro rettore, gli insegnanti elementari, i bambini dell’Asilo d’infanzia con le suore del Buono e Perpetuo Soccorso e la popolazione bojanese.

Palazzo Municipio.

Prima che Piazza Municipio fosse coinvolta nelle manifestazioni celebrative dopo la 1^ guerra mondiale, Gentile, ricordò nella Piazza Municipio, probabilmente dove esiste ancora oggi ed in altri siti, la sistemazione delle fontanine a colonna di ferro; correva l’anno 1914 e la loro costruzione si rese necessaria per far fronte a l’epidemia colerica del 1911.

Fu ancora Piazza Municipio nell’agosto dell’anno 1918, ad essere teatro di una rivolta da parte di alcune donne esasperate, scrive Campanella in Boiano tra storia e cultura popolare (1997): un po’ perché gli uomini erano tutti in guerra, un po’ per la mancanza di viveri di prima necessità, moltissime donne innalzarono una bandiera fatta con una canna ed uno straccio sopra e cominciarono una forte protesta recandosi sotto il Comune (Piazzza Municipio, n. d. r.) per reclamare roba da mangiare. Il corteo dei rivoltosi subito si reca alla stazione per fermare il treno e per tagliare i fili del telefrafo. […]. A questo punto la folla dei rivoltosi si divise in due tronconi che operavano a brevissimo distanza. Il primo troncone, formate di donne del rione Biferno, fece un breve e veloce disgressione e diresse verso il pastificio Colagrosso. […]. Il gruppo dei manifestanti ricompattatosi iniziò una grande forma di protesta sotto il palazzo municipale. Le autorità del palazzo, vedendo la folla inferocita, pensarono di barricarsi dentro sbarrando dall’interno la porta d’ingresso. Allora le donne, alle quali si erano uniti anche alcuni uomini, cominciarono un grosso lancio di pietre distruggendo tutte le persiane. Quindi i dimostranti cominciarono una carica per abbattere la porta del Municipio. L’impeto dei rivoltosi verso il portone fu talmente forte che la porta cadette.

Il Municipio (palazzo a sinistra) e Piazza Municipio teatro della rivolta dell’anno 1918. I campanili della chiesa cattedrale (primo piano) e della chiesa di Santa Maria del Parco (in fondo).

Purtroppo la rivolta ebbe come conseguenza la morte di una ragazza, Mainelli Carmelina di anni 18. […]. Tutti coloro che parlano di questa rivoluzione citano come testimonianza il segno sul portone del Comune. Si dice infatti che durante la sommossa uno dei colpi sparati dalle forze dell’ordine, forse di rimbalzo, finì sul portone di ferro del Comune. Su questo portone infatti ancora oggi si possono vedere i segni di un piccolo avvallamento che, a dire di tutti quelli che hanno parlato della rivoluzione, è il segno lasciato proprio dal colpo di fucile.

Con l’avvento del fascismo (1922/45), per ricordare la vittoria nella 1^ guerra mondiale del 1915-1918, nell’anno 1922 fu eretto il monumento ai Caduti e la toponomastica dell’area dell’antico mercato, Piazza Municipio, fu modificata per ricordare i due eventi: Piazza della Vittoria, per essere prospiciente il monumento ai Caduti e Piazza Roma, intitolazione imposta da una norma fascita per ricordare la capitale del nuovo impero in ogni paese o città; rimase invariato il nome del Corso dei Pentri e di Via Cavallerizza. (vedi figura).

Per erigere il monumento ai Caduti, fu creato un comitato, scrive Campanella, per raccogliere i fondi necessari per erigere il monumento in modo che la collocazione non fosse di ostacolo al normale svolgimento del mercato: l’area scelta era sita a ridosso della monumentale cattedrale ed il Corso dei Pentri. (vedi figure).

Localizzazione del monumento ai Caduti.                    Il monumento.                              

Inaugurazione 24 maggio 1922                L’area sacra nell’anno 1930.      del monumento ai Caduti del 1915/18.

Il  mercato nel Corso dei Pentri (visto da est, foto a sn.). Il Corso dei Pentri. (foto a ds. visto da est: a sinistra si nota la ringhiera in ferro per proteggere l’area sacra del monumento ai Caduti.

Il progresso fece sì che già nell’anno 1926 fosse aperta una pompa di benzina all’inizio est del Corso dei Pentri e circolassero le prime automobili. (vedi figura).

Piazza della Vittoria in terra battuta. Il marciapiede a sinistra fiancheggia la chiesa cattedrale e l’area sacra del monumento ai Caduti. Un automobile (a sinistra) percorrere Corso dei Pentri. Il palazzo Colagrosso a destra. Gli alberi di Piazza della Vittoria (a destra) e di Piazza Roma (in fondo).

Per adeguare la vasta area del mercato alle esigenze dell’epoca, Gentile informa che una prima sistemazione della Piazza Municipio avvenne nell’anno 1924 con la costruzione dei marciapiedi della superficie intorno all’edificio e, parallelamente, ai due lati della Nazionale dei Pentri, un’altra delle denominazioni usate per l’antica via consolare Minucia, realizzata nell’anno 221 a. C., poi Via dei Pentri o Strada consolare Sannitica, successivamente S. S. Appulo Sannitica 17, infine Corso dei Pentri, in origine era l’antico percorso del tratturo Pescasseroli-Candela. (vedi figura).

I marciapiedi intorno al Municipio ed ai lati della Nazionale dei Pentri  nell’anno 1928 (foto a sn.). Piazza Roma (foto a ds.) nei pressi del Municipio da localizzare a sinistra. Il campanile (in fondo in alto) della chiesa cattedrale ed in alto a destra la chiesa di san Michele. Anni ’40.

Il progresso, nell’anno 1932, completò con una discreta cementificazione le aree ancora in terra battuta, migliorando e rendendo più fruibile ai pedoni Piazza della Vittoria prospiciente il monumento ai Caduti e Piazza Roma: erano solo una parte dell’area dell’antico mercato, ad ovest dove era sito il Municipio. (entrambe e non sono le uniche, oggi sono lastricate con betonelle e “buche” fuori luogo per un centro storico). (vedi fotografie).

Pavimentazione in cemento dell’area prospiciente il palazzo Colagrosso ubicato in Piazza della Vittoria.

 Piazza Roma.       Piazza Roma (in primo piano, la fontana tra gli alberi)  Anno 1938.

Piazza Roma con la fontana ed eleganti panchine in ferro.

Il mercato (foto a sn.) sul marciapiede di Piazza Roma lungo Corso dei Pentri. Anni ’40. Auto (foto a ds.) in sosta presso il marciapiede sito tra Corso dei Pentri e l’area a destra del marciapiede e libera da costruzioni. Anni ’40.

Conservando la prerogativa di area utilizzata per gli scambi commerciali, Piazza della Vittoria, Piazza Roma, via Cavallerizza e Corso dei Pentri divennero anche il < salotto > della città di Bojano: luogo per riunioni, per il passeggio, per manifestazioni civili e religiose, luogo di istruzione.

Gli edifici lungo il lato a sud di Piazza Roma (lungo Corso Umberto I), furono costruiti sulle fondazioni della mura medievali della città dopo il terremoto dell’anno 1805, seguendone l’allineamento: da Porta Pasquino, lungo Corso Umberto I, Porta di Visco, via Biferno per terminare a Porta san Biagio. (vedi figura).

 Piazza della Vittoria, Piazza Roma (area delle foto successive), Corso dei Pentri.

                   Piazza Roma (area sud), con un automobile in sosta.

Mostra di auto (foto a sn.) nell’area a sud di Piazza Roma (in alto si notano le abitazioni della parte alta della città. Anno 1938. Una balilla (foto a ds.) parcheggiata nell’area sud di Piazza Roma parallela a Corso dei Pentri. Sullo sfondo, a destra, il Palazzo Colagrosso.

Piazza Roma (la foto conserva Piazza Municipio). Autocolonna della mostra del grano nei maggiori di produzione granaria. Anno 1930. Ancora gli alberi lungo Corso dei Pentri nei pressi del Municipio.

Piazza Roma. Il Municipio ospitò il Regio Istituto Magistrale “Luigi Razza” fino all’anno 1940 e le scuole medie.

La vasta area che da tempo immemore aveva ospitato il mercato, aveva mutato l’aspetto e con gli interventi negli anni ’30 e ‘40 si presentava ancora più ordinata, più pulita e, soprattutto, più elegante.

L’area di Piazza Roma compresa  tra via Cavallerizza ed il Municipio fu “sottratta” al mercato e trasformata in elegante giardinetto pubblico; la rimanente area della Piazza era considerata Villa dei Platani. (vedi figura).

Lungo il Corso dei Pentri, in piazza Roma, furono collocati sui marciapiedi degli ornamentali e caratteristici vasi, in seguito rimossi per cancellare, pare, ogni testimonianza del periodo fascista.

Piazza Roma e il Corso dei Pentri elegantemente arredati. Un unico lampione per la luce elettrica.

La città di Bojano stava vivendo un periodo di floridezza che vide l’Italia dominata dal regime fascista: l’ampia area che da tempo immemore aveva ospitato il mercato e successivamente le manifestazioni civili, politiche, religiose e spettacoli vari, divenne anche lo scenario per le manifestazioni tipiche dell’epoca: parate, esibizioni ginniche, cerimonie celebrative. (nota: i vasi sui marciapiedi non ancora erano presenti).

Piazza della Vittoria.

Piazza Roma. Saggi ginnici maschili e femminili nei pressi della fontana. Sullo sfondo, da sinistra, il Palazzo del Municipio e  Via Cavallerizza.

Parata militare lungo Corso dei Pentri.  (foto sn,). Parata militare (foto ds.) nell’area ancora oggi compresa tra Municipio e Corso dei Pentri (asino e padrone) e gli edifici che parallelamente separano Piazza Roma da Corso Umberto I.

Una parata spettacolare (foto in sequenza): lungo Corso dei Pentri, da Piazza Roma alla fine di Piazza della Vittoria. Pompa di benzina nel riquadro rosso.

Cerimonia per i giovani balilla in Piazza Roma. (si nota l’uniformità  e l’eleganza della pavimentazione in cemento della piazza)

Piazza Roma. Raduno sotto i platani (foto a sn.). Passaggio (foto a ds.) di consegne tra baci ed abbracci in Piazza della Vittoria nei pressi di Palazzo Colagrosso.

Passaggio del Duce Benito Mussolini lungo Corso dei Pentri, da Piazza della Vittoria a Piazza Roma e Palazzo del Municipio.

Il balcone della Palazzo del Municipio che si affaccia/va su Piazza Roma e sul Corso dei Pentri, si prestava a comizi politici: Immagini della campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 marzo 1937 XII dell’era fascista..

L’ampia area permetteva, oltre alle spettacolari parate militari, le esibizioni sportive (cavalli e biciclette) lungo il Corso dei Pentri.

Per la vicinanza della monumentale chiesa cattedrale, non potevano mancare le ricorrenti ed imponenti processioni religiose; ad esempio, quella della festa del Corpus Domini e quella del patrono san Bartolomeo apostolo (del 25 agosto dell’anno 1934) lungo Corso dei Pentri.

Corpus Domini, benedizione dal balcone del Palazzo del Municipio. (foto a sn.). Processione in occasione della festa del santo patrono san Bartolomeo. I partecipanti invadono Piazza della Vittoria, Piazza Roma ed il Corso dei Pentri, in procinto di svoltare per Piazza Pasquino. (foto a ds.).

Non solo parate militari, esercizi ginnici e manifestazioni religiose; la ricorrente Festa dell’uva si celebrava annualmente lungo il percorso del Corso dei Pentri, Piazza Roma, Piazza della Vittoria e Via Cavallerizza.

Sembra inverosimile, eppure nei pressi della città di Bojano, esistevano ed esistono due territori che godono di un microclima utile per coltivare la vite e l’olivo.

VII Festa dell’uva. Anno 1936. (1^ foto a sn..). VIII Festa dell’uva. Anno 1937. Piazza Roma e lungo Corso dei Pentri (in alto a destra il Municipio. (foto al centro). VIII Festa dell’uva Piazza Roma (a nord del Corso dei Pentri). (foto a ds.).

Questi erano gli avvenimenti che caratterizzavano e rendevano la città di Bojano veramente vivace culturalmente e socialmente.

Sulla scia di quanto di buono era stato realizzato nella città di Bojano durante il famigerato periodo fascista, l’arredo urbano di Piazza Roma e di Corso dei Pentri subì degli ulteriori miglioramenti per rendere più accogliente la vasta area dell’antico mercato. (vedi figura).

Piazza Roma e Corso dei Pentri nei pressi del Palazzo del Municipio. Un solo lampione per la luce elettrica.

Tavone ricorda verso la fine degli anni ‘30 del secolo scorso l’istituzione e l’ubicazione del parco archeologico ideato e realizzato dall’arch. Geppino Gentile: nell’area restrostante Palazzo S. Francesco (Municipio, n. d. r.) e in quella laterale – in passato detta Piazzetta del Monastero[…]. Caratterizzata, prosegue Tavone, dalla presenza di ombrosi e rigogliosi platani. […]. Lungo i vialetti che separano le zone erbose, introdotte da aiule fiorite, sono posti numerosi reperti. […]. Una piacevole fontana abbellisce il piazzale principale e panchine modellate da roccia spugnosa che invitano alla sosta e a godere l’armonia che regna nel giardino, detto pure “villa comunale”, il cui perimetro è adornato da monumentali vasi con arbusti. In piacevole contesto una dignità architettonica è posseduta perfino dai bagni pubblici. Il giardino è a cantinua cura da parte di un esperto giardiniere.

Tutto ciò è sconvolto negli anni Sessanta, allorchè il luogo è rivoluzionato da lavori effettuati per creare un sito da riservare al mercato ortofrutticolo e nell’ex Piazzetta del Monastero una colata di cemento invasiva si diffonde tra i platani al posto dell’erba. La rimanente parte del complesso, quella retrostante il Palazzo Municipale, si avvia a una lenta ma progressiva decadenza. (vedi figure).

Parco Archeologico. (area foto a sn..). Una piacevole fontana abbellisce il piazzale principale e panchine sagomate da roccia spugnosa che invitano alla sosta. (foto a ds.).

L’area dove si localizzava il Parco archeologico sito a nord e ad ovest del Palazzo del Municipio (a destra). Con il trascorre del tempo iniziarono le modifiche non certo migliorative.

Anno 1937 (foto a sn.). Il corteo funebre di mia nonna Teresa Marrelli mentre attraversa il Corso dei Pentri. Va notato l’ordine e la bellezza del marciapiede e delle aiuole intorno agli alberi al lato del Corso dei Pentri nei pressi del Palazzo del Municipio (l’edificio in alto nella foto).              Anni 50 (foto a ds.). Il Parco Archeologico lungo il percorso del Corso dei Pentri nei pressi del Palazzo del Municipale (a ds. nella foto) e i reperti archeologici in bella mostra con i vasi ornameltali. Nei pressi del Palazzo del Municipale, in basso a ds. si intravede una pompa di benzina.

Con il progresso, nella città di Bojano, dagli inizi del 1950, piazza Roma vide la presenza di una sala cinematografica, il cinema Moderno, degli stessi proprietari del pastificio Moderno sito nella stessa piazza, a pochi isolati di distanza e presso i locali del lanificio già ricordato. (vedi figura).

Con il trascorre degli anni gli abitanti della città di Bojano iniziarono, causa l’aumento demografico e le nuove esigenze, ad urbanizzare al di là dell’ampia area dell’antico mercato, costruendo all’inizio su ambo i lati del Corso Francesco Amatuzio, già Via Rettifilo, che si originava nei pressi di Via Cavallerizza e di Piazza Roma per raggiungere la stazione ferroviaria.

Il nuovo piano edilizio aveva localizzato una nuova area per gli edifici scolastici fuori dalle 2 Piazze principali. (vedi figura).

Piazza della Vittoria, Piazza Roma, Corso dei Pentri e Via Cavallerizza, ancora oggi continuano ad essere il centro principale della città di Bojano. (vedi figura).

Bojano. L’area dell’antico mercato, oggi.

Ospitano le periodiche manifestazioni civili e religiose; le manifestazioni sportive quando coinvolgono un maggior numero di partecipanti e spettatori; le manifestazioni rievocative del ver sacrum (migrazione dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti), della fondazione delle città di Bojano ed il matrimonio  dei Sanniti; la rievocazione degli avvenimenti più salienti della famiglia comitale de Moulins/Molinis/de Molisio, titolari dell’antica contea normanna di Bojano-Molise. (vedi figure).

Piazza Roma. Arrivo del Bue sacro.    

Piazza della Vittoria. Rievocazione del matrimonio dei Sanniti.

    

Piazza della Vittoria. Corteo rievocativo del conte Rodolfo de Moulins e consorte.

Piazza della Vittoria. Il conte Rodolfo de Moulins illustra la sua storia.

Per quanto riguarda oggi lo stato dell’ampia area dell’antico mercato, è meglio stendere un velo pietoso.

Oreste Gentile.

 IL POPOLO DEI   SANNITI: ” VERITA’ VO’ CERCANDO “.

gennaio 4, 2019

Continuano a farsi del male da soli, a piangersi addosso, dando ad altri la colpa se non riescono a venire a capo della storia del popolo dei Sanniti (e del medioevo molisano).

Le loro lamentele sono insistenti, ripetitive e stimano non vero quanto scritto dagli storici, soprattutto Romani, del popolo dei Sanniti e dei circa 50 anni di scontri contro la potenza Romana,

Ripetono che la storia è stata illustrata dai vincitori Romani e, mentre alcuni storici contemporanei si sforzano di migliorarne la conoscenza avvalendosi delle scoperte archeologiche e delle necropoli con i loro corredi funerari, alcuni studiosi (?) molisani, probabilmente per protagonismo o per campanilismo, vanno controcorrente ed ostacolano la conoscenza del passato delle popolazioni presenti nella penisola italica prima dell’avvento e durante il dominio di Roma.

Interpretano ad usum delphini non tanto le descrizioni delle vicende belliche, quanto le localizzazioni e le identificazioni degli antichi insediamenti, degli antichi itinerari o della presenza di una antica popolazione.

Il caso della localizzazione e della identificazione della città di Bovianum è emblematico: secondo Mommsen, esisteva una vetus presso Pietrabbondante ed una undecumanorum presso Bojano; la prima capitale dei Carecini, la seconda capitale dei Pentri.

Senza trattare i particolari della secolare polemica, risolta dai maggiori storici, può essere stimato   < credibile > uno storico che modificò con queste giustificazione: nulla è contrario; così è necessario; sembrasuppongo; E né è contrariocome è lecito (supporre)nulla impediscequantunque per dire il vero la chiara citazione di Plinio Secondo il Vecchio (23-79 d. C.) della Historia Naturalis (III, 12, 107): Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere, colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum ?

Colonia era ed è un sostantivo singolare femminile; il plurale era al tempo di Plinio e lo è tutt’oracoloniae.

CHIARO ?

Cosa scrisse Mommsen ?

LIV. BOVIANUM UNDECUMANORUM (Bojano). Tribù Voltinia.

Samnium, ait Plinio 13, 12, 107, colonia (immo coloniae/anzi le colonie) Bovianum vetus et alterum cognomine Undecumanorum.

Ed aggiunse: … due città (Bovianum, n. d. r.), delle quali una è chiamata chiaramente capitale dei Sanniti Pentri (Livio 9,31), l’altra dei Sanniti Caraceni che fu una volta capitale allo stesso modo, nulla è contrario; per dare maggiore credibilità ritenne opportuno ripetere nel C.I.L. Regio IV, LVII. BOVIANUM VETUS. (Pietrabbondante prope Agnone). Tribù Voltinia.: Ciò se avvertimmo rettamente che nel medesimo luogo (Pietrabbondante, n. d. r.) è indicata la capitale della gente, come l’altra dei Pentri, così è necessario che qua fosse la città primaria dei Sanniti Caraceni.

Con la sua interpretazione, volle dimostrare l’esistenza nel passato di 2 (due) Bovianum: una, Pietrabbondante, capitale dei Carecini, l’altra capitale dei Pentri, dimenticando per distrazione o consapevolmente, quanto scritto dal geografo greco Tolomeo (100-170 d. C.) allorquando citò i Caraceni o Carecini o Carracini: stimò, non Bovianum vetus/Pietrabbondante, bensì, unicamente, Aufidena (Castel di Sangro): Caracenorum, qui sunt infra Frentanos, Aufidena.

Oggi si continua a sostenere: Mommsen disse … ; Mommsen scrisse .

Il metodo Mommsen è stato adottato in epoca moderna da uno studioso (?) molisano, tanto da manipolare la descrizione del glottologo Devoto (1967) in merito ad una delle tribù dei Sanniti: […]; quella dei Pentri con la capitale Boviano, nell’alto bacino del Trigno, del Biferno, del Fibreno, del Volturno; […].

Per accreditare la localizzazione e la identificazione di una della 2 (due) Boviano con Pietrabbondante, ha scritto soltanto: quella dei Pentri con la capitale Boviano, nell’alto bacino del Trigno.

Omettendola citazione degli altri tre bacini fluviali ricordati da Devoto, lo studioso(?) molisano identifica Bovianocapitale dei Pentri, con Pietrabbondante sita nell’alto bacino del Trigno.

Troncando la frase di Devoto, lo studioso (?) molisano non solo ha modificato il pensiero e le conoscenze del glottologo, ma ha smentito Mommsen che aveva sostenuto per Pietrabbondante: così è necessario che qua fosse la città primaria dei Sanniti Caraceni.

Era il territorio dei Pentri, di cui Boviano era la capitale, ad estendersi, come scrive Devoto, nell’alto bacino del Trigno, del Biferno, del Fibreno, del Volturno, bacini fluviali citati partendo da nord, verso sud e sud ovest.

Chiaro ?

Per confondere la storia dei Sanniti non certo voluta dagli storici romani o greci, c’è ad esempio, la localizzazione e la identificazione di Fresilia, di Marmoreas (modificata erroneamente in Maronea) e di Meles.

Fresilia, antico sito dei Marsi, fu identificata con Frosolone il cui insediamento fortificato, non ancora identificato, si localizza nel cuore del territorio dei Pentri.

Di Marmoreas, scrisse Livio (59 a. C.-17 d. C.): In Italia il console Marcello, dopo aver ripreso per tradimento Salapia, strappò con la forza ai Sanniti le città di Marmoree (Marmoreas) e di Mele (Meles). Qui furono sopraffatti circa tremila soldati di Annibale, che vi erano stati lasciati come guarnigione.

Alcuni studiosi (?) molisani, non certo gli storici romani o greci, hanno identificato Marmoree (Marmoreas), modificandolo in Maronea, con Montefalcone del Sannio il cui insediamento fortificato, non ancora identificato, si localizza ai confini del territorio dei Pentri con i Frentani.

Alcuni studiosi (?) molisani, non certo quelli romani o greci, hanno identificato Mele Meles con il paese di Molise, località sita nel cuore del territorio dei Pentri.

E’ bene ricordare in proposito: correva l’anno 210 a. C., dopo la battaglia di Canne del 2 agosto 216 a. C., i Romani ed i soli Pentri loro alleati, sconfitti, continuarono a contrastare i movimenti dell’esercito cartaginese nei territori dauniirpinicampani etc..

I Sanniti a cui i Romani, scrisse Livio, avevano strappato Marmoree e Meles, sicuramente non erano i Pentri, essendo sempre stati loro alleati: Marmoree Meles non potevano essere in territorio pentro.

Visto che siamo in argomento, sfatiamo un’altra accusa agli storici romani o greci: dove hanno scritto, come sostengono, che Annibale attraversò il territorio dei Pentri, saccheggiando e distruggendo ?

Come già evidenziato, dal suo arrivo in Italia l’unico popolo della stirpe Safina/Sabina/Sabella/Sannita che tenne fede al patto di alleanza con i Romani furono i Pentri e, tenuto conto della tattica dell’esercito cartaginese di preferire le vaste pianure, temendo le insidie delle valli circondate dalle montagne, Annibale avrebbe potuto attraversare indenne il territorio montuoso pentro ?

L’unico scontro vittorioso dei Romani contro Annibale avvenne nel territorio dei Frentani, ai confini con la Daunia, nei pressi di Gerione nell’anno 217 a. C., grazie al propizio intervento del sannita/pentro Numerio Decimio.

Gli storici Polibio (fine II sec. a. C.) e Livio, con dovizia di particolari, illustrarono gli itinerari dell’esercito guidato da Annibale prima e dopo la battaglia di Canne del 2 agosto 216 a. C. (vedi articolo in https://molise2000.wordpress.com/2016/04/02/annibale-nel-territorio-dei-sanniti-pentri/): nessuno degli itinerari attraversò il territorio dei Pentri.

Quale storico romano o greco ha descritto la presenza dell’esercito cartaginese ed il saccheggio del santuario di Pietrabbondante (non ancora santuario dei ribelli italici, divenuto tale solo negli anni 91-88 a. C.) o del santuario di Hercul Rani, presso Bovianum/Bojano ?

Quale storico romano o greco ha ricordato l’esistenza di un Alto Sannio, territorio coincidente con l’Almosavail luogo di origine della nazione sannita che per almeno cinque secoli (VI – I a. C.) ebbe il suo cuore pulsante tra Castel di Sangro, l’antica Aufidena, gli altopiani di S. Pietro Avellana, Carovilli, Vastogirardi, Capracotta, Pescopennataro, Agnone e Pietrabbondante. Secondo il leggendario archeologo Mommsen, le cui teorie oggi vengono confermate dai più recenti scavi di Pietrabbondante fu da questo territorio che le prime generazioni di giovani sanniti migrarono per espandersi nelle valli di Isernia-Venafro e Bojano-Sepino per costituire i Pentri e poi, un (sic) secoli di primavere sacre, verso Benevento e la Campania per formare Caudini, Hirpini e Lucani ?

Non esiste una sola fonte bibliografica antica romana o greca, che possa avallare quanto suddetto: né Polibio, né Strabone, né Livio, né Plinio etc., avevano un interesse particolare per mistificare quanto era accaduto non nei secoli VI – I a. C., come hanno scritto, visto che la migrazione/ver sacrum dalla Sabina avvenne molti secoli prima, ossia tra i secoli XI-IX a. C..

Le teorie del leggendario archeologo Mommsen, di cui abbiamo già esaminato il metodo di esposizione, oggi NON vengono confermate dai più recenti scavi di Pietrabbondante, né si può sostenere: da questo territorio (alto Sannio o Almosava, n. d. r.) che le prime generazioni di giovani sanniti migrarono per espandersi nelle valli di Isernia-Venafro e Bojano-Sepino per costituire i Pentri e poi, un (sic) secoli di primavere sacre, verso Benevento e la Campania per formare Caudini, Hirpini e Lucani.

La storia dei Sanniti non è stata vandalizzata dagli autori romani preoccupati più ad esaltare le gesta romane che la cultura sannita o dei popoli italici considerati di classe inferiore,bensì da alcuni studiosi (?) molisani che addirittura hanno identificati i 7.000 giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti con i cosiddetti vitelios, popolo (sconosciuto con tale denominazione) che Devoto chiaramente localizza e descrive: Un’antica tribù protolatina, che occupava una parte imprecisata dell’odierna Calabria, portava un nome che doveva sonare approssimativamente come VITELOI e Aristotele (384/383 a.C.–322 a.C., n.d.r.) ha conservato in forma greca: Italoi. Questo nome vien derivato da Ellanico (V sec. a.C.) dal nome indigeno del vitello. […].

Se imprecisione ci fu nella descrizione della migrazione/ver sacrum, va imputata al geografo greco Strabone (67 a. C.-20 d. C.): Intorno ai Sanniti c’è un’altra tradizione secondo cui i Sabini, da lungo tempo in guerra contro gli Umbri, […]. Quelli (i Sabini, n. d. r.) fecero dunque  così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini. E’ verisimile perciò supporre che il loro nome Sabelli sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori (i Sabini, n. d. r.).

Non è corretta la citazione: nel paese degli Opici, essendo stata una popolazione presente nel territorio campano.

(vedi articolo https://molise2000.wordpress.com/2016/01/12/strabone-gli-opici-gli-oschi-osci-e-la-lingua-osca/).

Ancora oggi, purtroppo, si continua a sostenere che i Sanniti giunsero nel paese degli Opici o, correggono, degli Oschi o Osci, presenti nel territorio dell’attuale Molise.

Chi fra gli storici e i geografi romani o greci ha ricordato un territorio denominato Pentria, se non alcuni studiosi (?) molisani, tanto da indurre La Regina (1978), per non creare confusione, a precisare: Una denominazione di territorio costruita sull’etnico < Pentri > non è mai esistita, in quanto il loro ambito territoriale si è sempre chiamato < Samnium >. La ricostruzione moderna, Pentria, diffusa localmente, è errata e antistorica.

Chi fra gli storici e i geografi romani o greci, se non alcuni studiosi (?) molisani, hanno scritto nel sito della regione Molise: La più imponente per numero e importante per identità culturale erano sicuramente i Pentri, che occuparono un territorio che corrisponde grosso modo all’attuale provincia di Isernia.

Pentri, non occuparono anche un area corrispondente all’attuale provincia di Campobasso, di L’Aquila e di Chieti ?

Chi fra gli storici romani o greci, se non unicamente alcuni studiosi (?) molisani, hanno interpretato e sostengono in modo errato il toponimo ad pirum (VIII), una località della Tabula Peutingeriana, presso l’odierno Campolieto, in cui è scritto in modo chiaro ad pyr VIII ?

Gli storici ed i geografi romani o greci non hanno alcun coinvolgimento con la storia medievale del Molise, ma sono alcuni studiosi (?) molisani a creare tanta confusione da disorientare, ancora una volta, coloro che vorrebbero conoscere correttamente fatti e personaggi.

Oreste Gentile.