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PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA. LA PRESENZA SUA PRESENZA NELLA CITTA’ DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 OTTOBRE 1294.

ottobre 29, 2019

1^. LA PRESENZA DI PAPA CELESTINO V NELLA CITTA’ DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 OTTOBRE 1294.

D.: Frate Pietro, è di questi giorni la notizia per ricordare il suo passaggio, la sua visita, la sua sosta, la sua presenza nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre dell’anno 1294.

R.: Mai stato in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 è ERRATO, come hanno scritto, NON vi sono passato, NON vi ho soggiornato per recarmi con il re Carlo d’Angiò ai luoghi del Sacro Collegio, ossia a Perugia, e poi nella città de L’Aquila. La nomina mi fu recapitata nel mio eremo del Morrone e da lì, scortato dal re e dal figlio, fui condotto a L’Aquila per diventare papa Celestino V.

D.: Ma come, hanno scritto che in occasione del suo passaggio, della sua visita, della sua sosta, della sua presenza nella città di Isernia: la sua città d’origine, alla quale donò le preziose croci che ancora oggi sono conservate in Isernia ?

R.: Una BUFALA, come dite voi. Ma ti pare, CIARLANTI arciprete della Cattedrale di Isernia, convinto sostenitore della mia nascita in quella città, non avrebbe evidenziato il mio passaggio, la mia visita, la mia sosta, la mia presenza in Isernia ?

Proprio lui ch,e pur di sostenere la mia nascita in Isernia, si era invento nei pressi della città l’esistenza di un mio fondo paterno sul quale avrei fatto costruire un monastero ?

CIARLANTI ricordò SI le 2 (DUE) croci, ma scrisse: e due Croci ch’egli (ossia io) in dono mandò alla sua Patria (ossia Isernia), che nel Duomo si conservano.

Caro amico, le 2 (DUE) croci io le avrei mandate (ossia spedite, inviate, pervenire), ergo non le donai in occasione della mia falsa presenza, del mio passaggio, della mia visita, della mia sosta, della mia presenza nella città di Isernia: in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.

D.: Ma le 2 (DUE) croci sono veramente esistite ?

R.: Cosa vuoi, le INVENTANO TUTTE pur di farmi nascere nella città di Isernia. Ho appreso, ad esempio, che addirittura mons. Gemma, quando era vescovo della diocesi di Isernia-Venafro, dichiarò in una sua omelia l’esistenza di 1 (UNA) sola croce: e qui lasciasti come segno d’affetto, di comunione e di protezione QUELLA CROCE argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Vedi, caro amico, anche il vescovo mi vuole nato in Isernia.

Vedi, esiste una descrizione di UNA sola CROCE esposta in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954): CROCE IN ARGENTO DORATO (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo; tempesta di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. NOBILISSIMA ISPIRAZIONE DELL’ALTA OREFICERI, FORSE FIORENTINA. SECONDA META’ DEL SEC. XIV. PROPRIETA’ DEL CAPITOLO CATTEDRALE DI ISERNIA.

La seconda metà del sec. XIV E’ UNA DATA CHE NON SI CONCILIA CON L’ANNO 1294 E CON I GIORNI 14 E 15 OTTOBRE IN CUI AVREI DOVUTO ESSERE PRESENTE O PASSARE O VISITARE O SOSTARE NELLA CITTA’ DI ISERNIA ?

Le 2 croci ricordate nella intervista.

 

 

(continua).

Oreste Gentile

10° ANNIVERSARIO DELL’ARRIVO DI MONS. GIANCARLO MARIA BREGANTINI NELLA ARCIDIOCESI DI CAMPOBASSO BOJANO.

gennaio 22, 2018

AUGURI di LUNGA VITA a padre Giancarlo per il decennale della Sua presenza nella arcidiocesi di Campobasso-Bojano: Padre Giancarlo, così desidera essere chiamato dai suoi fedeli e da quanti hanno il piacere di incontrarlo.

Ha saputo conquistare la simpatia e l’amicizia dei più e, per le sue idee, non mancano coloro che lo criticano.

Con il suo accattivante sorriso e con le sue innegabili capacità affronta le quotidiane difficoltà; non gli manca l’esperienza, alla luce di quanto si legge nella sua prima biografia del compianto storico Mario Casaburi in Giancarlo Maria BREGANTINI una luce nel giardino della LOCRIDE (Editoriale Progetto 2000, 2013)Dal libro del prof. Casaburi è evidente, poi, come la “storia” di Mons. Bregantini, per tredici anni vescovo di Locri- Gerace, e dal 2007 arcivescovo metropolita di Campobasso- Bojano, non sia soltanto “storia ecclesiastica”, ma è inesorabilmente intrecciata alla “storia civile” di una comunità. Bregantini è un trentino “adottato” dal Sud, che ha imparato ad amare il Sud come neanche il Sud sa amare se stesso. Prete operaio, prima, vescovo coraggioso ed attento alle istanze sociali, dopo, l’intera parabola pastorale di Bregantini nella locride si caratterizza per l’impegno che egli profonde nell’offrire una speranza a gente stanca e snervata dalle angherie della criminalità organizzata.

Dopo la gioiosa e cordiale accoglienza dei fedeli nella < sua > arcidiocesi di Campobasso-Bojano, si diffuse, proprio per le sue capacità e la grande esperienza acquisita nella diocesi di Locri-Gerace, il timore di un suo rapido trasferimento in una diocesi più importante o, avvenimento più probabilmente, la nomina “cardinalizia”.

[…]. Frequenti i suoi viaggi e gli impegni spirituali del prelato trentino nella diocesi lombarda, tanto che il suo nome, scrisse un’agenzia di stampa, era già stato incluso nel 2011 nella rosa dei papabili nella successione all’uscente Dionigi Tettamanzi. Allora Benedetto XVI gli preferì Angelo Scola.

Il timore si accrebbe quando il < nostro > arcivescovo scrisse le meditazioni:  VOLTO DI CRISTO, VOLTO DELL’UOMO, lette da papa Francesco in occasione della Via Crucis del venerdì santo dell’anno 2014; e  la voce che si diffuse nel mese di dicembre sempre dell’anno 2014, al punto che dovette dichiarare: Il Vescovo ringrazia della stima ma sorride della ingenuità dei giornalisti visto che la notizia è infondata! –ed ha soggiunto-  Ma c’è qualcuno che mi vuole proprio cacciare! “.

Il 15 gennaio 2015, isNews pubblicava: CAMPOBASSO. Ci ha pensato Papa Francesco in persona, durante l’Angelus, a smentire i rumors molisani. In realtà che Monsignor Bregantini potesse essere nominato Cardinale sembrava più che una possibilità e più di una voce girava con insistenza negli ambianti molisani, soprattutto dopo la storica visita del Pontefice in Regione e gli ottimi rapporti tra il numero uno della Chiesa cattolica e il nostro Vescovo. Ma Padre Giancarlo non figura tra i tre italiani che otterranno ufficialmente la nomina il prossimo 14 febbraio.

Ancora nell’anno 2016, in un articolo di Salvatore Bruno: Ma, secondo alcune indiscrezioni filtrate da ambienti vicini alla curia della Capitale, quell’incarico sarebbe destinato al cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia, mentre Bregantini dovrebbe approdare all’ombra della “Madunina”, in una posizione comunque assai strategica nell’ambito dei nuovi equilibri della Chiesa, in piena evoluzione grazie all’azione riformatrice messa in atto da Papa Francesco.

Fu una previsione errata: la nomina fu conferita a mons. Mario Delpini, già vicario generale della diocesi di Milano; ancora una mancata < promozione > nel concistoro del 28 giugno dell’anno 2017.

I timori dei fedeli dell’arcidiocesi di Campobasso Bojano sono per il momento svaniti e il < nostro > padre Giancarlo Maria, per il piacere dei più o per il dispiacere di tanti, è ancora con noi.

Le nomine “cardinalizie” si sono succedute nel tempo e padre Giancarlo Maria continua la sua missione pastorale nella < sua > diocesi molisana.

Com’è nella natura umana, all’iniziale preoccupazione del suo trasferimento ha fatto seguito la delusione della mancata assegnazione della < porpora > e il suo nome non è mai stato scritto nei vari elenchi dei < promossi >.

Nel frattempo i Molisani hanno appreso la nomina (o promozione ?) di mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona- Valva, ad arcivescovo della diocesi di Ancona- Osimo, mentre il vicario della diocesi di Isernia è stato nominato vescovo della diocesi di Trivento.

Ricordo una frase attribuita a Giulio Andreotti: A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.

Prima che incontrassi padre Giancarlo il 25 agosto del 2008 (san Bartolomeo, patrono di Bojano e dell’arcidiocesi), avevo letto un suo articolo pubblicato dal Messaggero di Sant’Antonio (luglio-agosto 2008) scritto dopo la sua visita pastorale all’antico monastero benedettino di Santa Maria in Faifolis: In questo monastero benedettino […] e lui (Pietro di Angelerio) proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.

Con il buon senso e, conoscendo la vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, padre Giancarlo aveva espresso il suo parere sul luogo di nascita del papa molisano, inconsapevole di essere finito in un ginepraio che dura da circa 800 anni: il luogo di nascita di Pietro di Angelerio che all’età di 17 anni aveva iniziato il noviziato proprio nel monastero di Santa Maria in Faifoli.

Avendo fatto un po’ di calcoli, l’anno 2009 era appropriato per celebrare l’anniversario degli 800 anni della nascita di Pietro di Angelerio.

Padre Giancarlo si fece promotore dell’iniziativa presso la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana, altri suoi colleghi la fecero propria e, probabilmente, fu isolato da quanti sono convinti che la città di Isernia sia stato il paese natale di Pietro di Angelerio.

Nella occasione, convinto delle proprie conoscenze e, soprattutto, di buon senso, padre Bregantini continuò a sostenere le sue valutazioni.

In un mio articolo del 17 settembre 2010, con la conclusione delle celebrazioni dell’anniversario celestiniano, espressi alcuni giudizi su quanto accaduto: Gli studiosi e gli storici hanno potuto sempre illustrare le loro ricerche e le loro considerazioni per far conoscere la vita spirituale e religiosa di papa Celestino V, in ogni epoca ed in diversi dibattiti; un rito ripetuto di recente, una passerella per coloro che vivono nell’ombra, una opportunità che in tanti hanno colto al volo per farsi conoscere, per far conoscere il proprio pensiero e per arricchire il loro “curriculum” nella speranza di un “avanzamento” di carriera ecclesiastica o laica.

Dopo circa 7 anni, c’è chi ha goduto del mio augurio con un “avanzamento” di carriera ecclesiastica; ma il mio augurio non ha coinvolto padre Giancarlo, sempre convinto delle sue conoscenze, avendo ancora una volta affermato: “Un evento significativo per la nostra terra del Molise, pur vissuto con molta semplicità – ha detto il vescovo durante l’omelia della Celebrazione Eucaristica da lui presieduta- che diede al paese, novanta anni orsono, un ulteriore impulso spirituale già vivo per aver dato i natali a san Pietro Celestino. (primapaginamolise.it del 4.1.2016).

Se il nostro amato arcivescovo, padre Giancarlo, continuerà a indicare Sant’Angelo Limosano, luogo di nascita di papa Celestino V, non potrà mai aspirare alla dignità cardinalizia: rimarrà con noi nel Molise, con il piacere dei più o con il dispiacere di tanti.

AUGURI, padre Giancarlo.

Oreste Gentile.

UNO “SCHERZO DA PRETE” PER PAPA FRANCESCO !

maggio 3, 2015

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A proposito dei discorsi di san Giovanni Paolo II, il frate Pellegrino Santucci della basilica di Santa Maria dei Servi, sita in Bologna, così si espresse in una intervista a “Il Giornale” (2002); alla domanda: << Che cosa pensa di Giovanni Paolo II ?” “Da soldato che darebbe la vita per il Papa, vi dico che i suoi discorsi sono insopportabili. Ma la colpa non è sua: glieli scrivono male >>.

Che giudizio per chi ha scritto e fatto dire a papa Francesco nel discorso del 2 u.s. ai pellegrini della diocesi di Isernia-Venafro durante l’incontro nella “sala Paolo VI” ?

<< Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti! Dal momento in cui io sono entrato ho visto la vostra gioia, siete gioiosi voi, siete gioiosi! Adesso capisco un po’ perché Papa Celestino non si trovava bene a Roma, è tornato da voi… Per la vostra gioia! >>.

Papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, da pontefice non fu mai presente a Roma: “prigioniero/ostagio” del re Carlo II d’Angiò, a pochi giorni della sua elezione fu “costretto” a recarsi a Napoli, sede del regno angioino.

La prima presenza nella città eterna del giovane Pietro, avvenne nell’anno 1232 all’età di 23 anni, dopo i primi 3 anni di eremitaggio tra Castel di Sangro e Palena, per essere consacrato sacerdote e tornare tra i monti della Maiella, in Abruzzo, per vivere altri 62 anni da eremita, fino alla sua elezione nel 1294.

Dopo le sue dimissioni il 13 dicembre 1294, iniziò il periodo di “calvario” come ostaggio, ricercato, fuggiasco e prigioniero di papa Bonifacio VIII. Fuggito da Napoli, si rifugiò non nel Molise, come hanno fatto dichiarare a papa Francesco, ma tornò in Abruzzo, tra i monti della Maiella, per poi fuggire nel bosco Mazzocca nei pressi di Riccia, all’epoca in contado di Molise, con l’intento di partire dalla Puglia verso l’Oriente.

Con la fuga non trovò  << gioia >>: la persecuzione da parte di papa Bonifacio VIII durò circa 2 anni, fino alla morte, nell’anno 1296, all’età di 87 anni, prigioniero nel castello di Fumone.

Oreste Gentile.

BUON COMPLEANNO, PAPA FRANCESCO. DA PAPA CELESTINO V.

dicembre 24, 2014

 

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Caro Papa Francesco, le tue biografie mi informano che sei nato da Mario Jose BergoglioRegina Maria Sivori il 17 dicembre 1936, in Flores, Buenos Aires, Argentina; in ritardo ti faccio i miei più cordiali auguri per il compleanno del giorno 17 u. s..

La tua elezione è dovuta alla rinuncia di papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger, figlio di Joseph Ratzinger e di Maria Rieger, nato il 16 aprile 1927 in Marktl am Inn, in Baviera.

Chi ti scrive è colui che nella storia della Chiesa ha creato un precedente: la rinuncia al papato.

Sono Pietro detto da/del Morrone, già papa Celestino V, al secolo, Pietro figlio di …, nato il ….., in ….. .

Ti chiederai il significato dei punti sospensivi; ebbene, io non ho potuto, né posso godere la celebrazione del mio compleanno, non posso far conoscere al mondo l’anno e la località della mia nascita, il nome dei miei genitori.

Dopo la mia morte, avvenuta il 19 maggio 1296, ho dovuto subire, a partire dall’anno 1479, i capricci di alcuni miei biografi che ancora oggi, ignorando le biografie più antiche, la geografia e la storia dell’Italia nel XIII secolo, ed inventando 9 false testimonianze ed una tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, mi fanno nascere da Angelerio o Angelerii e da Maria Leone, nell’anno 1215, nella città di Isernia.

E’ storia recente: tra gli anni 2009 e 2010 le diocesi dell’Abruzzo e del Molise, all’unanimità, hanno indetto l’Anno Giubilare Celestiniano per ricordare gli 800 anni della mia nascita.

Per la prima volta, ho potuto celebrare un compleanno!

Celebrato l’anniversario e trascorsi gli anni 2011, 2012 ed il 2013, nell’anno 2014 e per l’intero anno 2015, solo la diocesi di Isernia-Venafro, che nel 2009 aveva aderito alla celebrazione dei miei 800 anni, strumentalizzando la tua presenza del giorno 5 luglio u. s., ha voluto celebrare un 2° anno giubilare celestiniano per ricordare, una seconda volta, gli 800 anni della mia nascita.

Troppa grazia!

Dopo secoli di silenzio, 2 celebrazioni nel giro di 5 anni: e pensare che l’antica diocesi di Isernia-Venafro, nel corso di 8 secoli, pur sostenendo l’anno 1215, mai ha celebrato la mia nascita.

Solo in 2 occasioni ha ricordato la mia morte avvenuta nel 1296: nell’anno 1896 e nell’anno 1996.

Facile il calcolo aritmetico, ma hanno trascurato un altro di pari facilità.

Due delle mie biografie più antiche, la Vita A e la Vita C hanno tramandato che tornai al Padre all’età di 86 0 87 anni; ergo: 1296 – 86 o 87 = 1210 o 1209.

Chi continua a sostenere che sarei nato nel 1215, offende l’intelligenza dell’ignaro fedele o studioso.

Tu solo puoi invitare i vescovi dell’Abruzzo e del Molise ad affrontare e risolvere la vexata questio che coinvolge anche mia madre, il cui cognome non era Leone, e la località della mia nascita che non era la città di Isernia, bensì, come indicano 11 indizi storici, geografici e religiosi, era l’antico castrum di Sant’Angelo Limosano.

Sicuro del tuo interessamento, rinnovo i miei auguri.

Pietro di Angelerio, già papa Celestino V.

P.S. Il papa emerito Benedetto XVI, il giorno 4 luglio 2010, nella città di Sulmona dichiarò che l’Anno Giubilare 2009-2010 era stato indetto per celebrare il mio VIII compleanno: 1209 – 2009.

PAPA CELESTINO V E’ MIO! E’ TUO ? E’ SUO ! MA DI CHI E’ ?

novembre 27, 2014

 

Povero, vecchio, famoso eremita, perseguitato in vita, “sfruttato” nella morte !

Diverse località da secoli si contendono la nascita e, grazie alla  < viltà > degli uomini di Chiesa non è possibile mettere la parola fine alla diatriba.

L’occasione propizia si era avuta nell’anno 2009 con la celebrazione degli 800 anni della sua nascita, 1209-2009: intorno ad un tavolo alcuni degli storici o degli studiosi che si sono interessati alla sua vita ed alle sue opere, avrebbero potuto, oltre a disquisire sulla sua vita religiosità,  mettere la parola fine alla < vexata quaestio >.

La richiesta di un confronto non fu accettata e perciò, è il caso di dire, si continua a < lucrare  > sulla ignoranza (non conoscenza) degli ignari cittadini e degli ignari fedeli che credono in ciò che sentono ed in ciò che vedono: furono coinvolti con le sacre spoglie del papa dimissionario Celestino V, nelle celebrazioni dell’Anno Giubileo Celestiniano indetto tra il 2009 ed il 2010 per gli 800 anni della nascita, come testimonia l’omelia (Sulmona, 5 luglio 2010) di papa Benedetto XVI: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

C’era chi aveva le idee chiare sull’oggetto delle celebrazioni;nel sito http://www.sanpietrocelestino.com/ si legge: Anno Celestiniano  In preghiera con San Pietro Celestino  Immersi nella Trinità, con Maria, Vergine e Madre  (di S.E. Mons. Bruno Forte, vescovo). Nell’anno giubilare dell’ottavo centenario dalla nascita di San Pietro Celestino, coincidente con l’anno sacerdotale voluto da Papa Benedetto XVI per tutta la Chiesa, può essere particolarmente significativo e bello metterci alla scuola del Santo Monaco e Pastore, per imparare da lui il Suo segreto più prezioso: l’esperienza della Sua preghiera, da cui è scaturita la Sua straordinaria ricerca di Dio e la libertà profetica del Suo cuore di fronte agli scenari drammatici della Chiesa e del potere mondano del Suo tempo.

Il 4 luglio del 2014 gli ignari cittadini e gli ignari fedeli, dopo 4 anni, sono stati coinvolti di nuovo nelle celebrazione di un anno giubilare celestiniano 2014-2015, indetto solo dalla diocesi di Isernia-Venafro per gli 800 anni della nascita nella città di Isernia nell’anno 1215.

E’ stato papa Francesco ad indire il 4 luglio 2014, dal sagrato della cattedrale di Isernia, un anno giubilare celestiniano isernino che, badate bene, non messe in relazione con l’anno di nascita 1215: nel suo discorso non fece un esplicito riferimento (vedi l’omelia di papa Benedetto XVI), lo messe in relazione agli 800 anni di nascita.

La città di Isernia si è sempre arrogata la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, e, di volta in volta, ha proposto: 1) un castello o castrum denominato Sant’Angelo all’interno delle sue mura medioevali; 2) l’esistenza  in Isernia della casa natale di Pietro Angelerio; 3) l’esistenza di un fondo paterno; 4) la visita di san Francesco; 5) la lettera del vescovo Giacomo; 6) la bolla di papa Gregorio X; 7) la pergamena del vescovo Matteo; 8) la pergamena del vescovo Dario; 9) la pergamena del vescovo Roberto; 10) la presenza di papa Celestino V in Isernia durante  il 14 e 15 ottobre 1294, in occasione del viaggio di papa Celestino V alla volta di Napoli; 11) il dono di due o una croce e l’incontro con i familiari;12) il cognome della madre.

QUANTE NE HANNO INVENTATE !

In questa proficua documentazione, NULLA corrisponde alla realtà degli avvenimenti che videro protagonista il santo molisano.

La città di Isernia non è l’unica a rivendicare la nascita: recentemente Sant’Angelo di Alife/Ravecanina/Raviscanina è in concorrenza con Sant’Angelo Limosano, già castrum Sancti Angeli, la patria di Pietro di Angelerio.

Se uno storico, uno studioso od un lettore valutasse attentamente quanto hanno tramandato le biografie più antiche del frate-eremita, scoprirebbe che esistono 8 indizi storici, geografici e religiosi, tra essi il monastero di Santa Maria in Faifolis, che localizzano ed identificano in Sant’Angelo Limosano il paese natale di Pietro di Angelerio.

La biografia conosciuta come la Vita C è stata ricordata nell’anno 2012 da mons. Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano: cosiddetta Vita C, la fonte più attendibile sulle gesta di Celestino V, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa. […]. Abbiamo quindi la Vita (C) di Celestino V attribuita ai monaci celestini Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona. La datazione del manoscritto fu fissata dal bollandista Van Ortoy tra il 1303 e il 1306; studi più recenti (Eugenio Susi) la collocano però dopo il 1306.

In essa, a proposito del monastero di Santa Maria in Faifoli, fu scritto: Inter alia cepit unum bonum monasterium tunc paene dirutum et destructum, quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus; il monastero era sito nella provincia di origine, localizzata nel regno angioino ed identificata con il comitatus Molisii.

La Vita C, ricordando anche l’età di 87 anni che aveva il prigioniero Pietro di Angelerio, già papa Celestino V, alla sua morte nell’anno 1296, permette di conoscere anche l’anno di nascita: 1296 – 87 = 1209, altro che anno 1215 su cui hanno programmato il giubileo celestiniano isernino.

La recente candidatura di Sant’Angelo di Alife/Ravecanina/Raviscanina si basa unicamente sulla < poca conoscenza > della storia medioevale del secolo XIII in cui visse Pietro di Angelerio, quando Sant’Angelo Limosano, all’epoca Castrum Sancti Angelo, ricordato dalle biografie più antiche, si localizzava nella contea di Molise o comitatus Molisii che con il territorio pertinente alla Terra/ae Laboris costituivano un unico Justitiariato del regno angioino, già federiciano: JUSTITIRIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII.

Sostengono che: nacque in Terra di Lavoro, nel Castrum Sancti Angeli cognomento Rabicanum o di Ravicanina e che compì i suoi studi nella vicina abbazia di Santa Maria della Ferrara.

NON ESISTE UNA BIOGRAFIA, ANTICA o RECENTE, IN CUI SI POSSA LEGGERE UNA PANZANA SIMILE !

TUTTE LE BIOGRAFIE RICORDANO CHE IL MONASTERO ERA SANTA MARIA IN FAIFOLIS NELLA DIOCESI DI BENEVENTO.   

NON ESISTONO TESTIMONIANZE CONTRARIE!!!!

Tiraboschi (1450): In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che si chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin.

Più chiaro Stefano di Lecce (1471-74), per localizzare e per identificare sia il luogo di nascita: Pietro di Castel Sant’Angelo contado del Molise, vicino a Limosano; sia il monastero: il cui nome era Sancta Maria in Fayfolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Marini (1630): La patria del Santo secondo l’opinione volgare fù Esernia antica & illustre Città de i Sanniti, ma aggiunse diligentemente: Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo; così hanno alcuni Manoscritti antichissimi.

Per il monastero, scrisse: E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella diocesi di Benevento, dove egli poi fu fatto Abbate.

Marini, in proposito, ricordò altri autori: E ciò supponendo per certo, dico col Fabro, che pigliò l’habito nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posta nella diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manuscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriundo.

Ricordò ancora: In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto di Santa Maria in Faifolis:…..; & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

Ed infine: Egli (Capodiferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso, volse & operò che il Santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e monastero.

Due biografi che hanno sostenuto la nascita nella città di Isernia, non hanno avuto  dubbi per localizzare ed identificare il monastero di Santa Maria in Faifolis, ma hanno ignorato (volutamente ?) la sua vicinanza al luogo di origine: comprometteva il loro “credo” !

Ciarlanti (1640/44): Era stato molto celebre un Monastero detto S. Maia in Faifoli de’ Monaci Benedettini nella Diocesi di Benevento, dal cui Abbate ad opinione del Marini, avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto.

Telera (1648): essendo egli di 16 anni in circa, impetrato il beneplacito di sua madre, si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il Noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco. Quegli stessi motivi che spinsero il Santo à partirsi ancor giovinetto, dal Monastero di S. Maria in Faifolis, …, mossero anche l’Arcivescovo di Benevento chiamato Monsignor Capiferro a desiderare qualche ristoro al già detto Monastero; né tutto ciò poteva da altri sperarsi, che da Pietro del Morrone, per aver egli nello stesso luogo professata la regola Benedettina.

Quale fonte bibliografica ha ricordato che il diciassettenne Pietro di Angelerio compì i suoi studi nella vicina abbazia di Santa Maria della Ferrara ?

NON ESISTE !

Sostenere che sancto angelo, ricordato dalle fonti antiche come la patria di papa Celestino V, non era nel territorio dell’attuale Molise, ma unicamente in Terra di Lavoro (gran parte del territorio della provincia di Caserta), significa NON conoscere la Storia del XIII secolo.

Quando le fonti antiche localizzavano ed identificavano il luogo di nascita di papa Celestino V, citando unicamente la Terra/ae Laboris, si riferivano ad uno dei XII distretti amministrativi, denominato Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, in cui era diviso il regno angioino, già federiciano, formato da 2 distinte unità territoriali: la Terra/ae Laboris ed il Comitatus Molisii.

Le biografie di papa Celestino V, ma anche i Registri della Cancelleria Angioina in cui furono trascritti tutti gli atti, molto spesso, per brevità e non per “ignoranza”, riportavano solo Terra/ae Laboris, intendendo non il territorio, ma la denominazione della provincia amministrativa.

Nel Registro della Cancelleria Angioina, si legge: Si ordina al Procuratore di T.(erra) di Lavoro e Principato di ricevere, per conto della R. Corte la consegna della terra di Boiano in T.(erra) di Lavoro da parte ….

Si evince che la terra di Boiano in T.(erra) di Lavoro non intendeva che era IN territorio denominato Terra di Lavoro, ma che amministrativamente dipendeva dallo Justitiariato Terra/ae Laboris: era stato omesso la citazione di Comitatus Molisii.

Troviamo scritto: Symonis de Sancto Angelo, domini castri Montis Agani: In Terra Laboris. Francisco de Sancto Agapito, dominis Luparie: Montagano/ Montis Agani e Lupora/Luparie erano e sono nel Molise, ma nel medioevo erano amministrate dallo Justitiariato di Terra Laboris, era stato omesso Comitatus Molisii.

Ancora: Una disposizione del re angioino dell’anno 1292 (papa Celestino V era ancora in vita, morì nel 1296) in favore di Clemenzia, moglie di Carlo, suo primogenito, ricorda il castrum Sancti Angeli dove era nato Pietro di Angelerio: castri Sancti Angeli de Limosani et eiusdem feudi siti in territorio civitatis caserte de iustitiariatu Terre Laboris et Comitatus Molisii.

E chiaro che il castri Sancti Angeli de Limosani ed i feudi siti nel territorio della città di Caserta erano amministrati dallo iustitiariatu Terre Laboris et Comitatus Molisii, ergo, castri Sancti Angeli de Limosani era nel territorio del Comitatus Molisii, ma con gli altri feudi casertani, amministrativamente era pertinenti allo Justitiariato Terre Laboris et Comitatus Molisii.

Sfruttare le descrizioni poco chiare riportate in alcune delle antiche fonti bibliografiche al solo scopo di volere imporre il proprio punto di vista, senza confrontarle con le altre più chiare, significa prendere in giro l’ignaro lettore.

Papa Celestino V è di TUTTI, ma la nascita avvenne nel Castel Sant’Angelo contado del Molise, vicino a Limosano, nell’anno 1209, il lunedì del 29 giugno.

Oreste Gentile.

LA DIOCESI DI ISERNIA-VENAFRO E GLI “STORIOGRAFI DELL’ORDINE CELESTINIANO”.

novembre 16, 2014

Eminenza Reverendissima,

l’anno 2015 costituisce per la chiesa diocesana di Isernia-Venafro un anno particolare, in quanto cadono gli ottocento anni della nascita di S. Pietro Celestino V, che la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, vuole nato a Isernia nel 1215. Essendo già da tempo vivissimo desiderio del clero e del popolo celebrare un particolare anno giubilare celestiniano, nella circostanza della venuta ad Isernia di Papa Francesco, il 5 luglio p.v., (fu questo il giorno della elezione a pontefice dell’Eremita del Morrone), con la presente Chiediamo la concessione di una speciale indulgenza plenaria, da lucrarsi, alle consuete condizioni prescritte, per i vivi e per i defunti, nella chiesa cattedrale di Isernia – Per l’intero anno che va dal 5 luglio 2014 al 5 luglio 2015.

Questo è una parte del testo della lettera inviata da mons. Salvatore Visco Amministratore Apostolico e da mons. Camillo Cibotti Vescovo eletto a Sua Eminenza il Signor Card. Mauro Piacenza Penitenziere Maggiore Penitenzieria Apostolica.

Si evince che i due prelati della diocesi di Isernia-Venafro sono convinti della nascita di S. Pietro Celestino, al secolo Pietro di Angelerio, a Isernia nell’anno 1215 in base a la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano.

Siamo certi che il Card. Mauro Piacenza non abbia avuto il tempo per consultare quanto tramandano gli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma chi è interessato all’argomento, non ha difficoltà a consultare le antiche biografie dedicate a papa Celestino V.

Prima di illustrarle, è bene sapere: nell’ anno 2010, il 4 luglio, XIV domenica del Tempo Ordinario, nella piazza Garibaldi di Sulmona, papa Benedetto XVI, concelebrando la santa messa e pronunciando l’omelia, evidenziò il motivo della sua presenza: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.[…]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità. […]. 

La polemica sul luogo della nascita di Pietro di Angelerio iniziò nell’anno 1479 con Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, che non era uno storiografo dell’Ordine celestiniano, ma abbreviatore di alcuni pontefici e direttore della Biblioteca Vaticana; la sua pubblicazione principale fu un breve trattato di “gastronomia” !

Egli scrisse: Celestino Quinto, chiamato Pietro da Morone, fù de Isernia e visse heremita in un luoghetto solitario due miglia lungi da Sulmona.

Autori più importanti: cardinali, vescovi e frati che scrissero tra il 1296 ed il 1415, non conoscendo la geografia dell’epoca, diedero solo delle vaghe indicazioni, ma non citarono la città di Isernia.

La stessa Bolla di canonizzazione dell’anno 1313 non fece riferimento ad una località precisa, ma solo ed in modo generico alla Provincia & Terrae Laboris che con il Comitatus Molisii era uno degli Justitaiariatii amministrativi del regno angioino.

All’anno 1400 è stata datata la cosiddetta Autobiografia che non tramandò il nome del luogo di nascita del Nostro, ma lo identificò come un castro, mentre Isernia, all’epoca, era una importante e conosciuta civitas!

L’Autobiografia offre un altro indizio importante: la durata del viaggio a piedi che intraprese il giovane Pietro di Angelerio ed un confratello, dalla loro patria a Castel di Sangro: un giorno + un altro giorno fino all’ora nona (ore 15), sufficiente per coprire la distanza dalla loro patria fino a Castel di Sangro, esagerato per un viaggio a piedi da Isernia a Castel di Sangro.

Vedremo che un’altra biografia, descrivendo lo stesso viaggio, concluderà con un commento sfavorevole alla città di Isernia.

Nell’anno 1450, il celestiniano, ovvero uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, Stefano Tiraboschi da Bergamo, scrisse nella Vita del Santissimo Pietro Celestino Papa: In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin […].

Gli storici e gli studiosi hanno discusso e polemizzato all’infinito unicamente su quale significato dare a de terra de noe, trascurando volutamente il chiaro riferimento di Tiraboschi alla patria di papa Celestino V: i uno castello che se chiama sancto angelo; non era la civitas di Isernia.

Stefano di Lecce, celestiniano, ovvero uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, professore di sacra teologia, nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio (1471-1474), scrisse: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino a Limosano. […]; e ricordando il monastero di Santa Maria in Faifoli, scrisse: … si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

PIU’ CHIARO DI COSI’ !

Nell’anno 1520, il poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano, indicò il luogo di nascita del glorioso Santo Pietro Celestino: De la fertil provincia dil’Avoro E una Citta Lemusani appelata; ergo, anche se l’identificazione era errata, non si trattava di Isernia; ma Lemusani a detta di Stefano di Lecce era nel contado di Molise e vicina a Castel Sant’Angelo.

Nell’anno 1595, il benedettino, quindi non era dell’Ordine celestiniano, Wion scrisse sic et simplicite: qui Esernia in Samnio loco humili natus, & Petrus de Morrone vocatus.

Nell’anno 1630 abbiamo la prima, vera biografia di papa Celestino V, scritta da don Lelio Marini, Abbate generale de Celestini, uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, forse sconosciuto ai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro.

Scisse: la patria del Santo secondo l’opinione volgareEsernia antica & illustre Città de i Sanniti, ma aggiunse diligentemente: Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo: così hanno alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un monaco di santa vita discepolo & si hà che fu il Beato Roberto di Sale. Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella fanciullezza, & ne i primi anni della sua conversione, fù trovato nella cella di lui. […].

Marini ci offre un altro importante indizio per localizzare e identificare la patria di papa CelestinoV: il monastero frequentato dal giovane Pietro di Angelerio e già ricordato da Stefano di Lecce: E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fu fatto Abbate.

Il monastero di Santa Maria in Faifolis non era più vicino alla civitas di Isernia.

Descrisse anche il viaggio del giovane Pietro dalla patria a Castel di Sangro: all’età di vinti anni in circa, come anco gli antichi scrissero […]. Usciamo dalla patria, & andiamo lontano à servire à Dio. […]. Mà doppò haver fatto una giornata, […]. Da quello donque abbandonato rimase solo (Pietro), e fatto anco più costante preso maggior’animo, passò più avanti, & il secondo giorno a hora nona (ore 15) arrivo ad un luogo chiamato Castel di Sangro. E’ posto questo Castello trà gli più alti gioghi dell’Appenino […], è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si può congenturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero di questo nostro Santo.

Il tempo di percorrenza della distanza dalla patria di papa Celestino V e dal monastero di Santa Maria in Faifoli a Castel di Sangro corrispondeva ad una giornata + il secondo giorno all’ora nona

Ciarlanti (1640), fu un convinto sostenitore pro Isernia: non era uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma arciprete della cattedrale di Isernia e vicario capitolare; scrisse: Ma più di tutte le altre può pregiarsi, e gloriarsi la Città d’Isernia, per aver partorito il Santissimo Pietro Sommo Pontefice chiamato Celestino V. tanto noto per tutto l’Universo. Hanno molti scritto la sua vita, gesti, morte, e miracoli, ed ultimamente il P. D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti non aveva fatto tesoro di ciò che aveva scritto 10 anni prima P. D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti fece un altro riferimento a Marini in merito al monastero di Santa Maria in Faifoli, ricordando che avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto, ma dimenticò quanto aveva scritto il Marini in merito alla vicinanza del monastero di Faifoli alla patria del giovane Pietro di Angelerio.

Ciarlanti trascurò di scrivere nella sua pubblicazione gli indizi storici, geografici e religiosi che sicuramente aveva letto nella biografia di Marini: non erano a favore della civitas di Isernia, sua città natale.

Celestino Telera, già abbate Difinitore e poi abbate Generale della medesima Congregazione, era uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano invocati dai vescovi isernini, dedicò al fondatore del suo ordine due pubblicazioni.

In S. Petri Caelestini PP. V opuscula omnia (1640), scrisse: ……., quam cum ho minibus conversatus, de Matris alvo prodijt apud Aesernia Urbem.

Nella Historia sagre degli huomini illustri per santità della Congregazione de Celestini, dell’Ordine di S. Benedetto (1648), scrisse: Nacque Pietro, detto del Morrone, … in Isernia, Città dei Sanniti; benché altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni, stimassero; poiché negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella Città.

Leggendo la biografia scritta da Telera, il lettore la giudicherà non originale perché fu copiata da quella di Marini ed inoltre, adottando il “metodo” di Ciarlanti, non ricordò e né valutò gli indizi storici, geografici e religiosi che da “uomo dotto” sicuramente conosceva, ma li sottovalutò e li trascurò perché non erano favorevoli alla civitas di Isernia.

Un esempio fra i tanti: il viaggio del giovane Pietro dalla patria a Castel di Sangro, così fu descritto da Telera: s’incamminarono insieme (Pietro ed il confratello) di buon cuore; ma appena finita la prima giornata l’incostante compagno arrestò il corso… . Proseguì dunque senz’altro compagno il Santo giovanetto la strada, e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Perché non scrisse quando avvenne l’arrivo a Castel di Sangro, così come avevano ricordato l’Autobiografia e Marini?

Telera valutò utile ignorare la durata di quel viaggio e scrisse solo: e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Dovrebbe sorgere spontanea una domanda: possibile che Telera, oltre a non avere valutato obiettivamente quanto scritto da Marini, non conoscesse gli indizi storici, geografici e religiosi riportati dalla cosiddetta Autobiografia (fu lui a pubblicarla per la prima volta), da Tiraboschi e da Stefano di Lecce ?

Celestino Spinelli, Abbate è Procuratore Generale de Celestini, uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, pubblicò nell’anno 1664 la Vita Di S. Pietro del Morrone detto Celestino V e scrisse: E’ in questa così imparadisa Provinzia frà le altre, nomata per preclarata la Città di Isernia, già tra’ i Romani una delle più antiche, ed illustri Colonie: mà lasci homai gli antichi vanti, e di glòrie più vere, benche recenti, vada degnamente fastosa; quivi l’anno di gloria rimembranza 1215, mentre nel sovrano Trono del Divin Vicariato sedeva Innocenzo terzo, e dello scetro di Cesare, federico secondo Rè delle due Sicilie ….. (evitiamo altre descrizioni poetiche e concludiamo): dico ….. Di quel Pietro, ragiono che per sovrano volere asceso al pontificato col nome di Celestino quinto; semplificando: papa Celestino V era nato nel 1215 nella città di Isernia.

Spinelli (1664) scrisse la sua biografia, ma appare strano, al pari di quanto visto per Telera (1648), che ignorasse gli indizi storici, geografici e religiosi tramandati, vale la pena ancora ricordare: Autobiografia (1400), Tiraboschi (1450), Stefano di Lecce (14711474) e le più antiche Vita A, Vita B e Vita C (1303-1306), quest’ultima soprattutto per conoscere l’anno di nascita di papa Celestino V.

Non diedero loro il giusto valore, le criticarono: le ignorarono !

Per quanto è stato scritto in merito all’anno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, Marini fu primo biografo a proporlo nell’anno 1630: Nacque donque Pietro l’anno della salute humana Millesimo ducentesimo quinto decimo (il giorno ed il mese non si trova scritto) essendo Sommo Pontefice nel governo di Sata Chiesa Papa Innocenzo Terzo della nobilissima dei Conti d’Anagni; reggendo l’Imperio Federico Rogerio Secondo intitolato anche Re di Sicilia e di Napoli: la descrizione ricorda tanto quella “poetica” di Spinelli !

L’anno di nascita era il 1215.

L’anno 1215, stimato da Marini (1630), fu condiviso da Ciarlanti (1640), da Telera (1648) e da Spinelli (1664), che, guarda caso, non avevano valutato, criticato gli indizi storici, geografici e religiosi ricordati da Marini e che non identificavano e localizzavano nella città di Isernia o nel suo territorio la patria o la località di nascita di papa Celestino V.

Anno 1215, una stima difforme da quanto tramandano due più antiche biografie: la VITA A e la VITA C dell’anno 1303/06, tenendo conto che la VITA C è considerata la più attendibile in quanto scritta da Bartolomeo da Trasacco e da Tommaso da Sulmona, due dei discepoli dei discepoli più affezionati che rimasero al fianco di papa Celestino V fino alla sua morte.

La VITA A, tramanda: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX die maii, Vixit autem iste sanctus annis LXXXVI; la morte avvenne nel 1296 – 86 (vissuti) = 1210 anno della nascita.

La VITA C, tramanda: Anno Domini M°. CC°. LXXXX° VI.,vitae vero suae anno LXXX°. VII., die XIX mai: 1296 – 87 = 1209, anno della nascita.

Le due biografie concordano sul giorno del 19 maggio e sull’anno 1296 della morte, ma sono in disaccordo “solo” di UN anno (86 o 87) su quelli vissuti, pertanto l’anno di nascita si colloca tra il 1210 ed il 1209: la differenza è di UN solo anno, non di 6 anni se fosse preso in considerazione il 1215 !

La differenza tra gli anni di nascita 1210 o 1209 probabilmente è dovuta alla stima “per eccesso o per difetto” di quando avrebbe compiuto gli anni nel 1296, anno della sua morte, essendo probabilmente nato nel mese di giugno e morto nel mese di maggio: aveva compiuto 87 anni ?

In base ad una attenta lettura delle biografie più antiche di papa Celestino V che ricordano gli momenti più importanti della sua vita è possibile calcolare l’anno di nascita.

Morì nell’anno 1296 – 2 [anni trascorsi dalla rinuncia al papato (1294) fino alla morte] – 62 (anni di eremitaggio sul Morrone) – 3 (anni di eremitaggio presso Castel di Sangro e Palena) 3 (anni di presenza nel monastero di Santa Maria in Faifoli) -17 (età che aveva quando entrò nel monastero per il noviziato) = 1209 anno di nascita.

la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, invocata dai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro è stata sempre convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano che favorivano la città di Isernia.

E’ lecito chiedere ai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro, perché dallanno 1998 nell’Annuario Pontificio, organo ufficiale della Santa Sede, è scritto: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone, mentre fino al 1997 era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone ?

Illuminante è il parere di Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita della dicocesi di Campobasso-Bojano, dopo la visita pastorale dell’anno 2008 alla chiesetta, unica testimonianza del monastero di Santa Maria in Faifoli; ha scritto: In questo monastero benedettino, ……, il giovane novizio Pietro di Morrone (futuro Celestino V), impara le materie filosofiche e letterarie. Siamo intorno al …. e lui proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.

Oreste Gentile.