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LE 2 (DUE) O 1 (UNA) CROCE DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.

ottobre 10, 2019
Papa Celestino V, al secolo figlio di Pietro di  Angelerio e di Maria, irritato per la pubblicazione di una antica ed artistica croce che si vuole sia stata da lui donata o inviata al popolo della città di Isernia, ha rilasciato la seguente intervista:
Non essendo esperto in arte orafa, dice l’anziano frate, non posso descrivere nei suoi particolari la CROCE che avrei donato o spedito al popolo di Isernia o stimare l’anno della sua realizzazione.
Non ignoro la sua esposizione in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954), ma l’epoca della realizzazione della CROCE, come è scritto nella legenda della sua presentazione, avvenne nella SECONDA META’ DEL SEC. XIV.

NATO NELL’ANNO del Signore 1209 (a proposito stanno dimenticando di celebrare i miei 810 anni della mia nascita) e tornato alla Casa del Padre nell’anno 1296 (XIII sec.), potevo donare o inviare al popolo di Isernia 1 (UNA) CROCE che sarebbe stata realizzata nella metà XIV secolo ?
Ho fatto tanti miracoli, ma NON quello di donare o inviare UNA CROCE dal secolo XIII alla metà del secolo XIV.
MI SBAGLIO ?
Oreste Gentile.

ANNO GIUBILARE CELESTINIANO ISERNINO: CELEBRAZIONE DEL14 e 15 ottobre (1294-2014).

ottobre 25, 2014

Padre, perdona loro, perchè non sanno ciò che fanno!

E’ l’invocazione di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, per coloro che si ostinano a < mantenere in vita > la tradizione storico-ecclesiale locale che dovrebbero accreditare la sua nascita ed un suo legame alla città di Isernia.

Tra gli anni 2009 e 2010 la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana celebrò l’Anno Giubilare Celestiniano per ricordare gli 800 anni della nascita di Pietro di Angelerio: le sue spoglie furono esposte e venerate nei centri più importanti delle diocesi dell’Abruzzo e del Molise, tra cui la città e la diocesi di Isernia-Venafro.

Non risulta che all’epoca, il vescovo o il vicario della diocesi di Isernia-Venafro abbiano manifestato il loro dissenso per quanto si stava organizzando, visto che la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana aveva <pilatescamente> dichiarato che l’anno di nascita di papa Celestino era stato stimato tra il 1209 (anno esatto) ed il 1215, però decisero di indire le celebrazioni e di concedere le indulgenze dall’agosto dell’anno 2009 all’agosto del 2010.

Nella circostanza, la diocesi di Isernia-Venafro, rinnegando il proprio credo e per non essere esclusi dalle celebrazioni, opportunamente dimenticò la tradizione storico-ecclesiale locale della nascita di Pietro di Angelerio nell’anno 1215 nella città di Isernia, partecipò attivamente con le diocesi dell’Abruzzo e del Molise alla 1^ edizione dell’Anno Giubilare Celestiniano 2009-2010.

La rivincita non si è fatta attendere: la presenza di papa Francesco nella loro città in occasione della visita al Molise nel corrente anno è stata strumentalizzata per indire, ad usum delphini a 5 anni dalla celebrazione degli 800 anni (1209-2009) della nascita, una 2^ edizione dell’Anno Giubilare Celestiniano da celebrare solo nella città di Isernia per ricordare gli 800 anni (12152015) della nascita nella città di Isernia, dimenticando la tradizione storico-ecclesiale locale.

La Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana ha TACIUTO!

Dal 1294, anno della elezione di Pietro di Angelerio al papato, la diocesi di Isernia-Venafro non ha mai ricordato o celebrato nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 la sua presenza nella città di Isernia; dopo 720 anni, invocando solo la tradizione storico-ecclesiale locale, ha voluto ricordare e celebrare nei giorni 14 e 15 di ottobre dell’anno 2014 il soggiorno di papa Celestino V.

Nessuno dei suoi più antichi biografi ha tramandato la presenza nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 nella città di Isernia; solo la biografia di Cantera nel 1892 diede la notizia, sconosciuta a Ciarlanti (1644) che, vissuto circa 250 anni prima, nativo di Isernia, storico ed arciprete della cattedrale della città, avrebbe avuto più di un motivo per “strumentalizzarla”, essendo stato un convinto sostenitore della nascita e del legame di Celestino V con Isernia.

Era sconosciuta ai biografi Marini (1630), Telera (1648) e Spinelli (1644), questi ultimi due furono i primi a proporre la nascita in Isernia.

Le più antiche biografie non hanno descritto il viaggio del papa e della  scorta reale da L’Aquila a Napoli dopo la cerimonia della sua elezione, hanno ricordato la sua presenza in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.

Potthast (18741875) ricostruì le tappe del viaggio in base ai documenti sottoscritti da Pietro di Angelerio dopo la sua elezione del 29 agosto 1294: si trattenne a L’Aquila fino al 5-6 ottobre (doc.ti dal n. 23949 al n. 23989); dal 7 all’11 ottobre (doc.ti dal n. 23990 al n. 23995) fece sosta in monasterio S. Spiritus prope Sulmonam; il 12 ottobre (doc. n. 23996) era nel castellum o castrum di Castel di Sangro ed il 13 ottobre  (doc. n. 23997) era ap. Monasterium S. Vincentii de Vulturno; dal 17 al 22 ottobre (doc. n. 23998) sostò a S. Germano e poi a Teano, a Capua ed infine a Napoli.

Potthast, al pari delle biografie più antiche, ignorava la presenza del papa nella civitas di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.

Cantera (1892), facendo tesoro delle ricerche di Potthast ed arricchendole con altri documenti di cui non sempre è sicura l’esistenza, scrisse che il papa ed il re si trattennero nella città de L’Aquila fino al 6 ottobre 1294: Il dì 7 giunse a Sulmona, ove si trattenne fino al dì 13 detto mese. Il 13 ottobre Celestino proseguì l’itinerario e da Sulmona passò a Castel di Sangro, nella quale terra vi si era recato pure il giorno precedente, ed indi nello stesso dì 13 ottobre visitò il convento di S. Vincenzo al Volturno, ove nominò Abate Nicola del suo ordine. Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15.

Mentre Potthast ritenne il papa presente il giorno 12 a Castel di Sangro (doc. n. 23996 ) ed il giorno 13 al monastero di san Vincenzo al Volturno, Cantera confermò la presenza del giorno 12 (doc. LXII) in Castel di Sangro ma, senza una giustificazione, scrisse che il papa aveva fatto ritornato a Sulmona per ripartire il giorno 13, ripassare per Castel di Sangro ed arrivare al monastero vulturnense.

Il viaggio di andata e di ritorno tra Sulmona e Castel di Sangro crea seri dubbi, considerata l’età avanzata del papa (aveva 85 anni) e la “fretta” del re angioino di arrivare al più presto a Napoli.

Cantera ricordò che fu il re ad organizzare il viaggio da L’Aquila a Napoli, scegliendo un percorso più breve ed impartendo delle precise disposizione per renderlo sicuro e meno faticoso: Il re Carlo II predispose il viaggio del Papa: scrisse al Giustiziere di Terra di Lavoro di effettuare interventi a Capua per accogliere il Papa prima dell’arrivo a Napoli. Ordinò (20 settembre) al Giustiziere di Abruzzo di preparare il frodo dovendo il pontefice e la Curia Romana recarsi a Napoli per via Sulmona e per la valle di Sora (in nota: … per iter Sulmonense alisque per iter vallis Soranae itinerantibus utenlilium.).

Nella realtà: il percorso ricordato da Cantera da L’Aquila per la valle di Sora avrebbe escluso la città di Sulmona sita più a sud est della direttrice L’AquilaSora (vallis Soranae)-Napoli ed avrebbe interessato le località di San GermanoCassino, Teano e Capua, per una lunghezza di circa 241 km.

Il papa lo avrebbe fatto modificare perchè escludeva sia Sulmona, città a lui cara per avervi iniziato il secondo periodo di eremitaggio, sia Castel di Sangro, testimone del primo periodo di eremitaggio.

Il percorso di cui sono documentate tutte le soste, seppure più lungo, fu probabilmente scelto dal papa per poter soggiornare nelle due città a lui care: L’Aquila-Sulmona (sosta)-Castel di Sangro (sosta)-Alfedena-Pizzone-monastero di san Vincenzo al Volturno (sosta) per una distanza di circa 148 km. + il percorso Venafro-San Germano-Cassino (sosta)-Teano (sosta)-Capua (sosta)-Napoli per un totale complessivo di circa 297 km..

L’affermazione di Cantera: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15, non è confermata dai biografi già citati, non è confermata da Potthast, non è confermata dai documenti pubblicati dallo stesso Cantera.

Esistono le testimonianze a favore delle città in cui il papa aveva soggiornato, ma non per  Isernia.

In base ai documenti ed alle date in essi riportate, chiunque può ricostruire il percorso del corteo papale-reale da L’Aquila fino a Napoli e conoscere le località dove soggiornò: L’Aquila, Sulmona, Castel di Sangro, monastero di san Vincenzo al Volturno, San Germano-Cassino, Teano, Capua.

La civitas di Isernia era esclusa!

Cantera per fornire una testimonianza che sostenesse quanto aveva affermato, pensò bene di proporre e descrivere un altro itinerario che da L’Aquila e Sulmona, passando per Isernia, portava a Napoli: Per andare da Sulmona ad Isernia doveva transitare << per partes Vallis Oscure, Peschi, Rivinigri et Foroli >> e nel dì 17 giunse a S. Germano ed ivi deliberò di visitare il celebre Archicenobio di Monte Cassino ove restò fino al 20 ottobre 1294.

L’itinerario proposto da Cantera aveva l’unico scopo di sostenere il passaggio e la presenza del papa nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294; 2 giorni ignorati dalle cronache dell’epoca e dai biografi vissuti prima di Cantera che non avrebbero mai trascurato di descrivere un avvenimento tanto importante: la visita di papa Celestino V alla città natale e l’incontro con i congiunti.

Il papa durante la permanenza nella città di Isernia non sottoscrisse, come era solito fare durante le soste, un privileggio, diede disposizioni in favore di una comunità: nei 14 e 15 ottobre 1294 le cronache dell’epoca tacciono.

L’unica testimonianza, ovvero l’itinerario proposto da Cantera, è il percorso della via consolare Minucia, oggi S.S. 17, che, collegando Corfinio, Sulmona, Castel di Sangro e passando nei pressi di Fòroli, oggi Fòrli del Sannio, giungeva ad Isernia; ergo, il papa prima di giungere il giorno 13 ottobre al monastero di san Vincenzo al Volturno (doc. n. 23997 di Potthast e LXIII di Cantera), dovette passare, ma non si fermò, per Isernia, proseguì per il bivio di Fornelli e per Colli al Volturno (itinerario nero); il giorno dopo, 14, sarebbe ritornato ad Isernia per rimanere fino al 15.

L’itinerario (nero) Sulmona-Castel di Sangro (1)-Fòruli (2)-Isernia (3)-monastero vulturnense (4), proposto da Cantera, era di circa 101 km.; il giorno seguente il papa dal monastero sarebbe ritornato ad Isernia e ripartito per San GermanoCassino, via Venafro (5).

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L’itinerario (nero) proposto e descritto da Cantera. L’itinerario (rosso) percorso dal corteo papale-reale da Castel di Sangro (1) al monastero di san Vincenzo al Volturno (4).

L’itinerario (rosso) che in realtà fu utilizzato dal papa e dalla sua scorta, da Castel di Sangro (1), passando per Alfedena (A) e Pizzone (P) giungeva al monastero vuturnense (4), dopo aver percorso circa 35 km.; il giorno dopo partì per San GermanoCassino, via Venafro (5).

Cantera, rendendosi conto della improponibilità del “suo” itinerario per accreditare l’affermazione: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15,  ritenne opportuno “sostenerla” con una fonte bibliografica sconosciuta a Potthast: Reg. Ang. N. 65 cit. ff. 52 a tergo. 53 a tergo: n. 73 cit. f. 32. e si guardò bene dal trascrivere il testo completo.

Altri biografi contemporanei per giustificare la presenza del papa in Isernia, scrissero: Ad Isernia il Papa concesse un vitalizio di dieci once d’oro a Nicola Angelerio, fratello del Papa, mentre a due suoi nipoti, Guglielmo e Pietro, figli di Roberto Angelerio, assegnò una provvigione di cinque once ciascuno.

Cantera conosceva la concessione di un vitalizio reale, però interpretò il testo originale in due modi che si contraddicono; nel scrisse: si leggono accordate da re Carlo II delle provvisioni a Nicola di Angelerio fratello, e a Guglielmo e Pietro Roberto di Angelerio nipoti del fu Pp. Celestino V, precisando in nota il riferimento bibliografico al Reg. Ang. n. 94 1298 D e n. 125 1302 E f. 185.

Nel scrisse: 5 settembre 1294 concesse un’annua provvisione ai fratelli e nipoti del papa.

Nella descrizione il papa era deceduto (anno 1296) visto che il documento esibito da Cantera recava la data Reg. Ang. n. 94 1298; nella descrizione il papa era in vita perché il documento ricordato da Cantera era datato 5 settembre 1294; ma il mese di settembre non corrisponde al mese di ottobre (giorni 14 e 15) in cui il papa avrebbe dovuto essere presente in Isernia.

Cantera non poteva ignorare quanto Ciarlanti aveva scritto circa 250 anni prima: come nel Regist. del 1298. e 1299. e non potendo poi quegli (i parenti del papa) averle da Foggia, ce le assegnò sopra la bagliva di Sulmona, come nel Regist. dei 1298. con la data in Napoli al 1. di Settembre; ed oltre di ciò pare, che anche probabilmente congetturar si possa dalle parole della propria scrittura, che sono queste:.B. Carolus II. etc. Secreto Aprutii, necnon Bajulis, et Cabellotis, seu Credenceriis Cabellae Bajulationis, et altorum Jurium Curiae nostrae ad ipsa Cabellam spectantium in Sulmona praesentibus, etc. Pridem per patentes literas nostras Secreto Apuliae, nec non Bajulationis Fogiae tam praesentibns, quam futuris sub certa forma recolimus injunxisse, ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis quond. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosanctae Romanae,[…].

Viti, studioso isernino confermò (1972), smentendo Cantera e gli altri studiosi e gli storici contemporanei, ciò che aveva scritto Ciarlanti: Privilegio di Carlo II a favore di Nicola, Guglielmo e Pietro Angelario, rispettivamente fratello e nipoti di Celestino V, col quale si concedono 10 once d’oro al primo e 5 ai secondi, da riscuotersi sulla Bagliva di Foggia (Reg. ang. Anni 1298-1299; altro priv. In Sulmona 1 settembre 1298, ibid.).

Marini (1630) aveva già illustrato la verità: Mi avisa si bene il Molto Reverendo Padre Abbate D. Francesco d’Ailli d’haver letto nel Regio Archivio della Zecca di Napoli, dove dice esser registrate molte cose antiche di quel regno, in un libro Pergameno, che Carlo secondo Rè di Napoli doppò la morte di questo nostro santo, donò una certa rèdita od entrata perpetua de danari ad un nepote del santo, il nome del quale dice di non ricordarsi, sopra la gabella della bagliva della Città di Sulmona, e sopra la dogana di Foggia, à devotione di questo Santo Pietro, che fù Celestino Papa Quinto.

Il documento che ricordava il dono di una certa rèdita, è stato utilizzato “in modo improprio” da studiosi, da storici e di recente anche da uomini di Chiesa, per accreditare la presenza del papa in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294, ma la sua redazione e divulgazione avvenne nell’anno 1296, ovvero 2 anni dopo la morte del prigioniero Pietro di Angelerio; pertanto non era in relazione con la presenza del papa nella città di Isernia il 14 e 15 ottobre dell’anno 1294.

C’è di più!

Il Codice Diplomatico Celestiniano nei Regesti dei documenti (1249-1320) smentisce quanto fu sostenuto da Cantera e condiviso da altri studiosi e storici contemporanei.

Il curatore dell’opera, esaminando il documento scritto in Sulmona con il  n. 23995 in Potthast e ricordato da Cantera con il n. LXI, ha dichiarato che non dovrebbe avere la data dell’11 ottobre, ma del 14 ottobre; ergo, papa Celestino V non poteva essere presente in Isernia in quello stesso giorno!

La correzione della data dall’11 al 14 ottobre, qualora fosse avallata da altri studiosi, sarebbe una ulteriore conferma che il papa non era nella città di Isernia il giorno 14 (e 15) di ottobre del 1294 e modificherebbe anche le date degli altri documenti che il Codice diplomatico Celestiniano non ha preso in considerazione: il n. 23996 di Potthast ed il n. LXII di Cantera redatto il 12 ottobre in Castel di Sangro; il n. 23997 di Potthast  ed il n. LXIII di Cantera, redatto il 13 ottobre ap. Monasterium S. Vincentii de Vulturno.

Per dare maggiore credito alla presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni del 14 e 15 ottobre 1294, ci pensò Gasdia nel 1960: Il 14 e 15 dimora ad Isernia. Alla cattedrale della sua patria il papa donò due croci, prezioso lavoro di argenteria bizantina e langobarda, che tuttora si custodiscono nel tesoro di quel duomo assieme con l’urna di san Nicandro ed altre poche argenterie.

Altri sostenitori della causa isernina hanno condiviso il dono: E’ ben accetto dal Capitolo Cattedrale che soddisfatto dell’accoglienza riservatagli, donava a quel consesso due croci di argento di fattura longobarda-bizantina.

Come accadde per l’esistenza in Isernia della casa o di due case di Celestino V, altri autori contemporanei hanno sostenuto e divulgato la notizia che non erano DUE le croci, ma UNA croce: quella croce argentea!

Ciarlanti conosceva un’altra realtà: e due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia), che nel Duomo si conservano.

Erano state donate personalmente dal papa durante la sua presenza del 14 e del 15, o le mandò, come scrisse l’arciprete isernino Ciarlanti?

Se le mandò significa che il papa non era nella città di Isernia il 14 ed il 15 ottobre!

La verità venne a “galla” con le Celebrazioni Celestiniane. Mostra di cimeli e documenti custoditi nei luoghi che potevano vantare la presenza  del papa.

Nel catalogo della mostra dedicata alle Reliquie e Cimeli della città di Isernia si legge dell’esistenza di una croce: 18. Croce in argento dorato (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo: tempestata di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di Isernia.

Si tratta di una croce NON di fattura longobarda-bizantina, ma Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina della Seconda metà del sec. XIV; ovvero,  quella croce NON poteva esistere nel secolo XIII in cui visse papa Celestino V!

Oreste Gentile

2° ANNO GIUBILARE CELESTINIANO. IL SILENZIO DI MONS. BREGANTINI HA PENALIZZANO LA COMUNITA’ DI SANT’ANGELO LIMOSANO (CB).

luglio 6, 2014

Era accaduto con Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica Italiana nell’anno 2002, perché non riprovarci con papa Francesco nell’anno 2014? Nella visita alla città di Isernia il 25 marzo 2002, Ciampi scrisse sul libro d’onore del Comune: A Isernia, che vanta il titolo di prima capitale d’Italia, custode di bellezze naturali e di significative testimonianze di una lunga storia di civiltà; […].

Finalmente, dopo circa 30 anni dalla divulgazione della notizia che Isernia era stata la prima capitale d’Italia, la dedica dal presidente Ciampi autenticava l’avvenimento. Il presidente non era a conoscenza che la Storia dell’Italia antica insegna: in occasione della Guerra Sociale (I secolo a. C.) i popoli Italici istituirono nella città peligna di Corfinium (Corfinio) la loro 1° capitale, denominata Italia.

Successivamente la capitale fu spostata nella città pentra di Bovianum (Bojano) e, solo dopo la sua conquista da parte dei Romani, la capitale fu trasferita nella città pentra e colonia latina di Aesernia (Isernia).

Visto che la “bufala” era stata accettata “urbi et orbi”, perché non strumentalizzare anche la presenza di papa Francesco nella città di Isernia, facendogli promulgare un 2° Anno Giubilare Celestiniano (il 1° è stato celebrato tra gli anni 2009-2010) e, soprattutto, ufficializzare la nascita in Isernia di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio?

Ad Isernia sono convinti che papa Celestino V è nato nell’anno 1215, ma nell’anno 2010 non hanno disdegnato di partecipare attivamente alla celebrazione dell’Anno Giubilare Celestiniano (agosto 2009-agosto 2010) indetto dalla Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana su sollecitazione di mons. Bregantini, arcivescovo della diocesi di Campobasso-Bojano e metropolita delle diocesi del Molise, per ricordare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

Mons. Spina, vescovo di Sulmona-Valva, presidente del comitato organizzativo, aveva escluso un incontro tra gli studiosi e gli storici che avesse come tema la secolare polemica sull’anno e sul luogo di nascita di Pietro di Angelerio per risolverla in modo definitivo. Dichiarò che alla Chiesa interessa la sua vita spirituale, non la terrena: il rifiuto di allora, oggi ha originato ed autorizzato la strumentalizzazione della presenza di papa Francesco nella città di Isernia, facendogli promulgare, trascorsi solo 5 anni dal 1°, un 2° Anno Giubilare Celestiniano in modo ufficializzare la nascita del santo eremita nella città di Isernia nell’anno 1215.

Per l’evento, la diocesi di Isernia-Venafro ha reso noto: Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V, infatti, secondo la plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 […]. La plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica, ma non le più antiche biografie pubblicate dopo la morte di papa Celestino V, dovrebbe sostenere la sua nascita in Isernia nell’anno 1215.

Il volume L’invenzione della tradizione, di E. J. Hobsbawm e T. Ranger, pubblicato nel 1983 dalla Cambridge University Press e negli anni 1987, 1994 e 2002 da Einaudi editori di Torino, ci aiuta a comprendere come si inventa una tradizione: Le <tradizioni> che ci appaiono, o si pretendono, antiche hanno spesso un’origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta. (…). Tutte le tradizioni inventate infatti, laddove è possibile, ricorrono alla storia come legittimazione dell’azione e cemento della coesione di gruppo.

Hanno sempre sostenuto e pubblicato che la nascita era avvenuta nella città di Isernia, ma da qualche tempo hanno deciso in terra di Isernia, ignorando che le biografie più antiche ricordano che avvenne in un castrum e non in una civitas, quale all’epoca era Isernia.

Sostenere in Isernia o in terra di Isernia, dimostra che ignorano quanto scritto nell’anno 1998 nell’Annuario Pontificio: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Morrone; mentre nelle edizioni precedenti si affermava: S. Celestino, di Isernia, Pietro del Morrone. Ergo, era nato nella regione Molise, non nella città di Isernia.

L’invenzione della tradizione, secondo Hobsbawm, può avvalersi anche del valore pubblicitario degli anniversari e l’emissione di francobolli postali – dopo il denaro, la più universale tra le forme dell’iconografia pubblica – con immagine storiche, o di genere consimile.

Come non ricordare la celebrazione nella città di Isernia dell’anniversario dei 700 anni (1296-1996) della morte di papa Celestino, con la pubblicazione di una cartolina con la legenda: 192 Pontefice, nacque ad ISERNIA nel 1215; con l’emissione di un francobollo (tre milioni di esemplari) con la legenda: Isernia 1215-Fumone 1296 e con l’annullo filatelico la cui legenda ripeteva, per chi non l’avesse ancora capito: Isernia 1215-Fumone 1296.

Oggi, la cronaca locale dà notizia della diffusione di un annullo filatelico con la legenda: Verso l’VIII Centenario della nascita di San Pietro Celestino; non sarebbe stato più opportuno un annullo filatelico per ricordare la visita di papa Francesco?

Le biografie più antiche, ignorate da quanti sostengono la nascita in Isernia, offrono al lettore ed allo studioso attento otto indizi per localizzare ed identificare il luogo di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

La cosiddetta Autobiografia (1400), ricorda l’assetto urbano del luogo della nascita: era un castro, non una civitas.

Ricorda la durata del viaggio dalla sua patria a Castel di Sangro, avvenimento che fu ricordato successivamente dall’abate Marini (1630) per identificare in Sant’Angelo Limosano (CB) il luogo di nascita di Pietro di Angelerio: il tempo impiegato per percorrere l’itinerario fino a Castel di Sangro non corrisponde, scrisse il biografo, alla distanza di Isernia da Castel di Sangro.

Il celestiniano Stefano Tiraboschi da Bergamo (1450), ricordò che i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin.

Stefano di Lecce (1471-1474), celestiniano e professore di sacra teologia, scrisse un vero certificato di nascita: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino Limosano, e aggiunse, ricordando il monastero del suo noviziato: si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Ignoro se mons. Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano e metropolita delle diocesi molisane, sia a conoscenza di quanto citato, ma ciò che ha pubblicato nell’anno 2008 conferma che papa Celestino V non è nato nella città di Isernia, né in terra di Isernia.

Mons. Bregantini scrisse: Siamo intorno al 1230 e lui (papa Celestino V) proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.

Perché con il suo silenzio di 5 anni fa e quello di oggi ha voluto penalizzare la piccola comunità di Sant’Angelo Limosano (CB), privandola del suo figlio più illustre, e favorire una città che ha vantato anche di essere stata la prima capitale d’Italia?

Alla presenza di papa Francesco, mons. Cibotti, da poco titolare della diocesi di Isernia-Venafro si è subito adeguato alla plurisecolare tradizione¸ dichiarando: Il 5 luglio 1294 il popolo di Isernia esultò perché uno dei suoi figli, Pietro Angelerio del Morrone fu assunto al soglio Pontificio con il nome di Celestino V.

Mons. Bregantini, mons Cibotti, l’Annuario Pontificio, a chi dare credito?

Alla Chiesa, dichiarò mons. Spina, interessa la vita spirituale di papa Celestino V, ed allora perché hanno lasciato che si strumentalizzasse la presenza di papa Francesco per proclamare, trascorsi 5 anni appena, un 2° Anno Giubilare Celestiniano e dichiarare la nascita nella città di Isernia?

Ciò che nell’anno 2009 non è stato permesso alla piccola comunità di Sant’Angelo Limosano, è stato “autorizzato” alla città di Isernia, prima capitale d’Italia.

Oreste Gerntile.

 

SECONDA LETTERA DI PAPA CELESTINO V A PAPA FRANCESCO.

maggio 22, 2014

Santo Padre, facendo seguito alla mia lettera del 11 aprile c. a., ti informo che non solo qualche uomo politico molisano ha strumentalizzato la tua prossima visita nel Molise, programmata per il giorno 5 luglio p. v., ma un uomo di Chiesa vuole per forza coinvolgere e rendere protagonista la città di Isernia. Cosa ha inventato? In occasione della ricorrenza del mio onomastico (19 maggio) la città di Isernia, avendomi proclamato suo patrono, mi ha reso omaggio: Celestino V, oggi celebrazioni speciali con il giubileo alle porte ha titolato primo piano Molise, un quotidiano regionale, aggiungendo: Quello di oggi però, è un giorno speciale, perché è in arrivo anche l’anno giubilare dedicato al santo eremita. Il giubileo. Lo scorso venerdì, durante l’incontro culturale su Papa Francesco che si è tenuto nell’aula magna dell’università a Isernia, monsignor Claudio Palumbo ha annunciato che il prossimo 5 luglio, giorno della visita di Bergoglio nella diocesi di Isernia-Venafro, potrebbe coincidere con l’inizio dell’anno ‘giubilare’ celestiniano (2014-2015). Infatti il 5 luglio, com’è noto, oltre ad essere la data della visita papale, è anche il giorno in cui Pietro Angelerio è salito al soglio pontificio, nel 1294. A ciò si aggiunga che la maggior parte delle fonti (ma non tutte) segnala il 1215 quale suo anno di nascita, quindi il 2015 sarà l’ottavo centenario del genetliaco di Celestino V. Le due ricorrenze hanno suggerito la celebrazione dell’Anno Celestiniano che, appunto, se non ci saranno problemi organizzativi, avrà inizio in occasione dell’arrivo a Isernia di Papa Francesco. Non penso che mons. Palumbo possa aver dimenticato (fu tra i principali protagonisti) che gli 800 anni della mia nascita sono stati già celebrati con la peregrinatio delle mie spoglie in alcuni centri delle diocesi abruzzese e molisane, dall’agosto dell’anno 2009 all’agosto del 2010. In occasione dell’VIII centenario (1209-2009) della mia nascita, i vescovi di Abruzzo e Molise (C.E.A.M.) comunicarono ai fedeli: uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. E’ il caso di evidenziarti che i vescovi abruzzesi e molisani, dando prova della loro incapacità di effettuare una seria ricerca bibliografica, seguendo l’esempio di Ponzio Pilato, chiamarono in causa sì gli storici, ma per la celebrazione scelsero il 1209 che, come ti dimostrerò, è il vero anno della mia nascita. Mons. Bregantini, arcivescovo della diocesi di Campobasso-Bojano, già ricordato nella mia precedente lettera (monoculi in terra caecorum), in occasione della presenza delle mie spoglie in alcuni centri della sua diocesi, scrisse: Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210; il suo parere non fu accettato dagli altri vescovi che preferirono seguire il vecchio clichè. La diocesi di Sumona-Valva pubblicò: Il suo nome era Pietro Angelerio, nacque tra il 1209 e il 1215. La diocesi di Termoli-Larino: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce (…), tra il 1209 ed il 1215, secondo una accreditata storiografia risalente a fonti contemporanee al santo. La diocesi di Isernia-Venafro: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce (…), tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. Avrai notato che la diocesi di Termoli-Larino e quella di Isernia-Venafro espressero un parere identico;  uno era l’autore: mons. Claudio Palumbo, vicario della diocesi di Isernia-Venafro, lo stesso che vorrebbe (ri)celebrare, avendo scelto l’anno 1215, il mio VIII centenario della nascita. Come mai il vescovo della sua diocesi e gli altri vescovi (non mons. Bregantini che aveva proposto l’iniziativa) non si opposero alle celebrazioni indette nell’anno 2009? Quale sarà il comportamento dei vescovi della CEAM in merito alla proposta illustrata da mons. Palumbo al quotidiano primo piano Molise ? Quanto dichiarato dal tuo predecessore, papa Benedetto XVI in visita il 4 luglio a Sulmona in occasione dell’Anno Giubilare Celestiniano non ha alcuno valore ? Nella sua omelia disse:  Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. Sorvolando il vostro territorio, ho potuto contemplare la bellezza del paesaggio e, soprattutto, ammirare alcune località strettamente legate alla vita di questa insigne figura: il Monte Morrone, dove Pietro condusse per molto tempo vita eremitica; l’Eremo di Sant’Onofrio, dove nel 1294 lo raggiunse la notizia della sua elezione a Sommo Pontefice, avvenuta nel Conclave di Perugia; e l’Abbazia di Santo Spirito, il cui altare maggiore venne da lui consacrato dopo la sua incoronazione, avvenuta nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila. In questa Basilica io stesso, nell’aprile dell’anno scorso, dopo il terremoto che ha devastato la Regione, mi sono recato per venerare l’urna con le sue spoglie e lasciare il pallio ricevuto nel giorno dell’inizio del mio Pontificato. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità. La santità, infatti, non perde mai la propria forza attrattiva, non cade nell’oblio, non passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con sempre maggiore luminosità, esprimendo la perenne tensione dell’uomo verso Dio. Dalla vita di san Pietro Celestino vorrei allora raccogliere alcuni insegnamenti, validi anche nei nostri giorni. Cogliendo  l’occasione per ringraziarlo dei giudizi espressi nei miei confronti, ti sottolineo che per ben 2 volte egli ricordò che si stavano celebrando gli ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V. Quando papa Benedetto XVI ricordò le motivazioni della celebrazione l’ Anno Giubilare Celestiniano, erano assenti o erano distratti coloro che vogliono (ri)proporre in mio onore la celebrazione l’VIII centenario della nascita ? Quante volte sarei nato ? Caro papa Francesco, i tantissimi impegni del tuo pontificato non ti permettono di calcolare l’anno della mia nascita, ma in base a quanto hanno tramandato le mie più antiche biografie, ti illustro quanto segue. Le biografie conosciute come Vita A e Vita C, entrambe redatte tra il 1303 ed il 1306, sono in disaccordo: la Vita A tramanda che sarei morto all’età di 86 anni, mentre la Vita C ricorda l’età di 87 anni: 1296 – 86 = 1210. 1296 – 87 = 1209. Certo non era l’anno 1215. E’ bene che tu sappia che la citata Vita C, ritenuta la più antica ed attendibile, fu scritta da Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona, due dei discepoli più affezionati che rimasero al mio fianco e mi assistettero fino alla morte che avvenne il 19 maggio 1296, poco prima che compissi 87 anni (29 giugno). Ricordando le fasi più salienti della mia vita tramandate dalle biografie più antiche, ti illustro due semplici operazioni di aritmetica:  20  (17+3) età di quando abbandonò la casa/ il monastero + 3 anni vissuti da eremita tra Castel  di Sangro e Palena + 62 anni vissuti da eremita tra il  Morrone e la  Maiella + 2  anni vissuti da papa (1294), fuggiasco, prigioniero e morte (1296) = 87. 1296 – 87 = 1209. Questo è quanto devi conoscere, sperando che non approfittino, così come ha fatto con il santo papa Giovanni Paolo II e con gli ignari fedeli, della tua buona fede. Dio benedica il tuo pontificato. Pietro di Angelerio, già papa Celestino V.