Posts Tagged ‘religioso’

IL CERTIFICATO DI NASCITA DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E MARIA.

agosto 31, 2019
PRESO ATTO che alla data del 31 agosto 2019 il quotidiano Primo Piano Molise non ancora pubblica quanto dichiarato in data 13 aprile 2008 nell’articolo: Il Papa: “L’iserniano Celestino V”: […], documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino. L’associazione “La Fraterna” a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.
VISTA la dichiarazione del vescovo mons. Camillo Cibotti: Sembra quasi – ha affermato in conferenza stampa – che il Santo Patrono sia mortificato, perché non è sentito come ad esempio accade a Venafro per i Santi Nicandro, Marciano e Daria. E’ importante per la città l’identificazione il Patrono.
CONSIDERATO che il patrono della città di Isernia, non era mai stato san Pietro Celestino, proclamato tale UNICAMENTE in base ad un parere del Consiglio Comunale, come da articolo pubblicato dal quotidiano Nuovo Molise in data 11 giugno 2004: Pur riconoscendo l’alta competenza e l’autorità del Pontificio Comitato, nel prendere atto di tale comunicazione si evidenzia che il nuovo Statuto della Città di Isernia, recentemente adottato dal Consiglio Comunale, sancisce all’art. 1, comma 3, che: << Patrono della città di Isernia è San Pietro Celestino, la cui festività religiosa e civile è fissata per il giorno 19 maggio>>; a dispetto di quanto scrisse (1640-44) l’isernino Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, era san Nicandro e san Marciano: , si congettura ancora dall’antica protezione, che questi gloriosi Martiri han sempre tenuto, e tengono d’Isernia, e di Venafro, nelle quali da tempo antichissimo essi soli sono stati tenuti per padroni, e protettori, e CONTRO l’autorevole parere della Biblioteca Apostolica e del Pontificio Comitato di Scienze Storiche: […]. In accoglimento della Supplica avanzata dalla libera unione di studi agiografici, sotto il titolo di “Unione laicale Santissima Vergine Ausiliatrice”, va fatto manifesto che, in via non contingente, San Pietro Celestino Papa (Celestinus V Pontifex) è semplicemente compatrono secondario della Città dell’Isernia in Molise. Il principale (primis est) è San Nicandro, martire del sec. IV, protector della medesima Città e della Diocesi. Ne fanno nitida fede Atti Sinodali nonché episcopali Acta Pastoralis; vieppiù il “Decretum Pii”, il “Museo Italico” di Mabillon, la “Epistola ad Ecclesiam Aesemiensem e la coeva “Epistola Pastoralis ad clerum et populum” del vescovo Lodovico Cigni.
PRESO ATTO che nel periodo di soli 5 anni sono stati celebrati 2 (DUE) anniversari per gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio: il anniversario negli anni 2009-2010 fu organizzato dalla Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana di cui fa parte la diocesi di Isernia-Venafro, con la peregrinatio delle spoglie del santo papa in diverse località dell’Abruzzo e Molise, tra cui Isernia, e la presenza il 4 luglio 2010 nella città di Sulmona del papa emerito Benedetto XVI;
il 2° anniversario è stato celebrato nell’anno 2015 nella sola città di Isernia alla presenza di papa Francesco I.
PRESO ATTO che le testimonianze per accreditare alla città di Isernia la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, si sono rivelate TUTTE INFONDATE:
1). La casa natale di Pietro di Angelerio nella città di Isernia.
2). Il fondo paterno o una vigna nei pressi della città di Isernia dove Pietro di Angelerio avrebbe fatto edificare un monastero.
3). La visita di san Francesco di Assisi nella città di Isernia dove avrebbe incontrato il piccolo Pietro di Angerio di circa 6 o 8 anni.
4). La lettera del vescovo Giacomo.
5). La Bolla di papa Gregorio X.
6). La pergamena del vescovo Matteo.
7). La pergamena del vescovo Dario.
8). La pergamena del vescovo Roberto.
9). La presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.
10). Il dono di papa Celestino V di UNA o DUE croci alla città di Isernia.
11). L’anno di nascita di Pietro di Angelerio.
12). Il cognome della madre di Pietro di Angelerio.
13). Il monastero nei pressi della città di Isernia dove Pietro di Angelerio fu novizio.
PRESO ATTO che l’Annuario Pontificio organo ufficiale informativo pubblicato dalla Santa Sede (su google: annuario pontificio prima pubblicazione) dalla sua prima edizione (anno 1716), nella edizione dell’anno 1862 era scritto: CXCIII. S. Celestino V, d’Isernia, Angeleri dal Murrone, c. 1294. Si dimise dal Pontificato dopo aver seduto m. 5, g. e che fino alla edizione dell’anno 1997 era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone [… ].
PRESO ATTO che dall‘anno 1998, lo stesso Annuario Pontificio, senza una giustificazione, dichiara: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone […].
ESAMINATE E LETTE le antiche fonti bibliografiche ricche di informazioni UTILI per localizzare ed identificare il luogo di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, la cui ATTENDIBILITA’ è TESTIMONIATA dagli autorevoli giudizi di mons. Sergio Pagano (2012) e di mons. Giuseppe Petrocchi (2013).
Mons. Pagano:
1). L’Autore della cosiddetta Vita C, la fonte più attendibile sulle gesta di Celestino V, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa. […] povera contadina Maria, sposa di Angelerio. […]. Abbiamo quindi la Vita (C) di Celestino V attribuita ai monaci celestini Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona. La datazione del manoscritto fu fissata dal bollandista Van Ortoy tra il 1303 e il 1306;studi più recenti (Eugenio Susi) la collocano però dopo il 1306.
2). […]. Bisogna menzionare in primo luogo la cosiddetta «Autobiografia» di Celestino V, la fonte agiografica più antica che possediamo, tradizionalmente attribuita allo stesso Pietro del Morrone, ma più probabilmente redatta, subito dopo la sua morte, da un anonimo compagno sulla base dei ricordi del santo eremita.
3). […]. Vita volgare di Stefano Tiraboschi, del secolo XV, tramandata dal manoscritto Cl. V, n. 68 della Biblioteca Marciana di Venezia.
4). Pure un grande studioso di Celestino V. ben noto anche qui a L’ Aquila, Peter Herde, ha scritto che la scelta di Pietro del Morrone […].
Mons. Petrocchi: […]. Nella più importante testimonianza agiografica sul Santo, quella che è ormai da tutti conosciuta come Vita C, scritta da due compagni di Pietro del Morrone Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona […].
PRESA VISIONE E LETTO l’articolo a firma dell’arcivescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini pubblicato dal Messaggero di Sant’Antonio (luglio-agosto 2008) scritto dopo la sua visita pastorale all’antico monastero benedettino di Santa Maria in Faifolis: In questo monastero benedettino […] e lui (Pietro di Angelerio) proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.
PRESA VISIONE ED ASCOLTATA l’intervista dell’arcivescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini rilasciata a TG 3 Rai il 25 luglio 2019:
D.: C’è ancora una diatriba tra S. Angelo Limosano e Isernia per chi ha dato i natali a Celestino V ho abbiamo la certezza?
R.: La diatriba resterà sempre perché il Vaticano se le sbrigata con: è nato nel Molise. Noi diciamo da gente di questo luogo che è nato a Sant’Angelo Limosano, altri diranno altre cose. Noi lo motiviamo per la particolare vicinanza che ha avuto questo Sant’Angelo con Faifoli dove lui è cresciuto come novizio, si è approfondita la sua vocazione ed è stato lì che ha emesso i voti, perciò c’è certamente una ragione diremo affettiva ed effettiva.
SI CERTIFICA
Il papa Celestino V, al secolo Pietro, figlio di Angelerio e di Maria, è nato in Sant’Angelo Limosano il giorno 29 giugno 1209.
(Oreste Gentile)

PAPA CELESTINO V (Pietro di Angelerio) e lo STEMMA DELLA CITTA’ DI ISERNIA.

novembre 9, 2018

Finalmente, mi son detto, quando ha appreso che un noto quotidiano del Molise ha pubblicato importanti novità per confermare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nella città di Isernia.
Probabilmente era la risposta che l’Associazione “La Fraterna” di Isernia attendeva dalla Biblioteca monumento nazionale di Montecassino dopo avere l’inoltrato, nel lontano aprile 2008, a detta dell’autore dell’articolo (che si definisce iserniANO e non iserNINO) formale richiesta per visionare alcuni documenti dove è chiaro, come le luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.
CHE DELUSIONE, dopo aver letto il nuovo articolo.
Dopo più di 20 anni, l’Associazione “La Fraterna” non ancora riceve una risposta dalla Biblioteca monumento nazionale, in compenso, il noto quotidiano del Molise, dà la notizia di una ennesima prova per confermare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nella città di Isernia: è lo stemma della città di Isernia.
Fino ad oggi, TUTTE le prove che avrebbero dovute confermare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, in Isernia, si sono rivelate delle BUFALE: 1. Il cognome dei genitori. 2. L’esistenza di un fondo paterno nella città di Isernia. 3. La visita di san Francesco di Assisi ad Isernia. 4. La lettera del vescovo Giacomo. 5. La Bolla di papa Gregorio X. 6. La pergamena del vescovo Matteo7. La pergamena del vescovo Dario. 8. La pergamena del vescovo Roberto. 9. La presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14-15 ottobre 1294. 10. Il suo anno di nascita.

Ergo, nell’anno 2018, dopo la pubblicazione dell’articolo del 30 ottobre u. s., come esamineremo, le BUFALE arrivano a quota 12.
L’articolista scrive di non avere notizie sull’epoca dell’adozione dello stemma della città di Isernia, del suo autore; ma ricorda l’esistenza di un privilegio concesso alla città di Isernia da Carlo V nell’anno 1521 (l’articolo riporta 1251, sicuramente una svista) su cui è riprodotto lo stemma che nel corso dei secoli è stato più volte ritoccato ed abbellito, lasciando invariato lo “scudo” e la disposizione delle “lettere”.
L’attuale stemma (vedi figura), si afferma, risale all’anno 1956: L’ideatore dello stemma d’Isernia tenne senz’altro presente lo stemma dei frati celestiniani che consisteva in una croce nera con una “S” sull’asta verticale (a volte al posto della “S” vi era un serpente), il tutto in campo azzurro.

Stemma  Celestiniano   anno 1520             Stemma della città di Isernia

Lo stemma della Congregazione dei Celestini (sigla O.S.B. Coel) è SEMPRE stato rappresentato dalla CROCE con una S della Salus e dello Spirito Santo, ma non sono rari i casi in cui compare la S della Serpente, dovuti soprattutto alla libera interpretazione di coloro che, qualche secolo dopo la morte del Santo fondatore dell’Ordine, fecero dell’iniziale S dello Spirito Santo, sostituita con la S di Serpente.
Alcuni esempi.
Sul frontespizio della biografia di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, scritta nell’anno 1520 dal poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano, fu stampano lo stemma della Congregazione: lo scudo (?) con al centro, ben evidente, la Croce e la S dello Spirito Santo. (vedi figura).

Il sito:
http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/ordini%C2%B7                congregazionedeicelestiniosb.html. Insegne araldiche: Ordini · Congregazione dei celestini O.S.B, pubblica una CROCE con attorcigliata la S dello Spirito Santo, data (indicativa) anno 1715.

 

 

Dal sito:
https://www.google.it/search?q=basilica+di+collemaggio+stemma+celestino: Santa Maria di Collemaggio. L’Aquila. Logo del Papa Celestino V, lo stemma dell’ordine celestiniano.

Nella volume di P. Herde (2004), Celestino V, sono pubblicati 2 stemmi di cui ignoro la data della realizzazione: il (a sinistra) è della Congregazione Celestiniana; il è lo stemma papale di Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Dal sito: http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=1&t=20
Lo stemma in questione si trova ad Oria (Br), scolpito al di sopra del balcone dei Celestini, residuo dell’antico palazzo abbattuto nel 1912 dalla giunta del sindaco Gennaro Carissimo per far posto alla costruzione dell’edificio scolastico.
Ben visibile, in alto ed al centro, l’originale stemma dei Celestini.

 

 

Da: http://www.museionline.info/tipologie-museo/basilica-di-santa-croce-lecce.
Il portale maggiore, costruito nel 1606, presenta […]. Sulle porte laterali sono esposti gli stemmi della Congregazionedei Celestini […].: nello stemma, in alto si nota la caratteristica CROCE e la S dello Spirito Santo.

 

Da: Palazzo dei Celestini a Carmiano: memorie di barocco e tabacco. Pubblicato il 14/06/2018 da fondazioneterradotranto.

Affresco nel palazzo (ex baronale) dei Celestini (XVI-XVIII) residenti in Carmiano già nel 1448 poco dopo il loro arrivo: il loro stemma non è dissimile dagli altri già esaminati, binomio: CROCE e S dello Spirito Santo.

 

Da: http://www.iluoghidelsilenzio.it/eremo-abbazia-di-santo-spirito-roccamorice, si nota il simbolo della Congregazione dei Celestini e l’anno 1689.

 

 

Da: STEMMA%20CELESTINI/la%20bottega%20del%20disordine_%20Il%20chiostro%20di%  20palazzo%20Celestini.html

Lo stemma celestiniano sul portale di via dei Quaranta in San Severo. Sotto la fascia centrale                               sono riportate le due pagnotte, simbolo dei lasciti normanni. In alto lo stemma di Celestino V con a lato due gigli angioini. (vedi figura).

 

Da http://www.fondazioneterradotranto.it/ Oria. Da: Un caso di araldica pontificia immaginaria, alla nota 30, si legge: Lo stemma innalzato dai monaci della Congregazione Celestina non ebbe nel corso del tempo una configurazione stabile. Manca lo spazio per approfondire la questione. In questa sede mi limito pertanto a dire che in origine i monaci portarono uno scudo d’argento, alla croce latina accollata alla lettera S, il tutto di nero: la bicromia bianco/nero rappresenta l’araldizzazione dell’abito monastico, mentre la lettera S sta probabilmente per Santo Spirito (ma altre spiegazioni sono state addotte), al quale Pietro del Morrone era particolarmente devoto, come provano anche i numerosi monasteri eretti sotto questo titolo e alcune fra le denominazioni primitive della Congregazione (v. supra, nota 14). Successivamente lo stemma fu incrementato con l’aggiunta di altre figure di carattere allusivo: un monte all’italiana di tre cime, probabile allusione ai monti Morrone e Maiella, cari al papa eremita, e due gigli, in ricordo della speciale protezione e del sostegno accordati ai Celestini dai sovrani angioini di Napoli e da quelli di Francia. Lo stemma divenne così d’azzurro, alla croce latina di nero (alias d’oro), accollata alla lettera S d’oro, accostata da due gigli dello stesso e fondata su un monte all’italiana di tre cime di verde, movente dalla punta. Ma vi furono varianti sia negli smalti, sia nella foggia della croce.

 

Talora la lettera S assunse una forma serpentina. Cfr. Maiorano, Mari, Gli stemmi superstiti cit., pp. 80-88; G. Zamagni, Il valore del simbolo: stemmi, simboli, insegne e imprese degli Ordini religiosi, delle Congregazioni e degli altri Istituti di perfezione, Cesena 2003, pp. 53-54.

 

Da quanto esaminato, lo stemma della Congregazione dei Celestini NON ha alcuna relazione con lo stemma della città di Isernia che si è arrogata la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

N. B.
Se uno dei celestiniani si fosse ispirato allo stemma della città di Isernia per creare quello della Congregazione, saremmo autorizzati a pensare ad un omaggio al luogo di nascita, Isernia, del loro Santo fondatore.
Così non è stato, forse è accaduto il contrario con l’unico scopo di accreditarne la nascita alla città di Isernia, anche alla luce di ciò che l’articolista ha scritto: l’ideatore dello stemma d’Isernia tenne senz’altro presente lo stemma dei frati Celestiniani che consisteva in una croce nera con una ‘S’ sull’asta verticale (a volte al posto della ’S’ vi era il serpente) il tutto in campo azzurro. A Ferentino (dove fu sepolto Celestino V dopo la sua morte avvenuta nel castello di Fumone) la ‘S’ bianca sull’asta verticale risulta prolungata sull’asta trasversale della Croce e, dopo che i Celestini francesi ebbero un certo sopravvento nell’Ordine, nel campo azzurro si trovano due gigli bianchi di Francia.
Per quante ricerche abbia fatto, questo (vedi figura) è l’unico stemma trovato in cui S è posta sull’asta verticale risulta prolungata sull’asta trasversale della Croce, tenendo in considerazione il commento: Tutto l’apparato decorativo (potale, pozzo, acquasantiera…) del complesso architettonico del Monastero dei Celestini di San Severo è caratterizzato dalla ripetizione di uno stemma alquanto singolare (due pagnotte, sotto la croce con il serpente) che trova le sue origini in un monastero, oggi abbandonato e allo stato di rudere, tra Apricena e Poggio Imperiale: san Giovanni in Piano.

Sito http://labottegadeldisordine.blogspot.com/2011/ Stemma celestiniano in vico Marzille di San Severo.

L’articolista scrive: C’è da ricordare che l’Ordine dei Celestini fu fondato da Celestino V, Papa nel 1294, il quale nacque a Isernia nel 1215 e morì nel 1296. Lo stemma papale, invece, del nostro ‘Santone’ era raffigurato da un leone rampante rivolto verso sinistra, d’argento in campo azzurro, con una fascia trasversale rossa; esso sarebbe stato suggerito dal cognome della madre di Celestino che, secondo molti storici, si chiamava Maria Leone. Per concludere rimane da dire che si possono fare tante disquisizioni sul simbolismo e sulle figure araldiche dello stemma d’Isernia, ma ritengo che le cose siano molto più semplici di ciò che sembrano: a mio avviso il simbolo dell’ “impresa” isernina ci conduce a Papa Celestino V, il nostro illustre concittadino Pietro Angelerio.
Ho sempre sostenuto e sosterrò, in base alle più antiche biografie del Santo molisano, la sua nascita in Sant’Angelo Limosano avvenuta nell’anno 1209 (o, forse, come esamineremo, nel 1210).
Per il luogo della sua nascita abbiamo una delle biografie più antiche, scritta da Stefano di Lecce negli anni 1471-1474: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano e lo ripetè allorquando ricordò il monastero dove aveva svolto il noviziato: si chiamava Santa Maria del Molise(corruzione di Faifoli, n. d. r.), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.
Più chiaro di così.
Cosa volete, alcuni ipocriti uomini di Chiesa, seguendo l’esempio di Ponzio Pilato che al loro confronto è un dilettante, pur di non accreditare la nascita a Sant’Angelo Limosano, hanno rinuncianto a dichiararlo nato in Isernia, scegliendo: nato in terra di Isernia.
Pensate: esistono ben 8 (dico OTTO) INDIZI tramandati dalle sue più antiche biografie che identificano Sant’Angelo Limosano il luogo della nascita.
L’articolista sostiene la nascita nell’anno 1215 ?
Alcuni ipocriti uomini di Chiesa, simili a sepolti imbiancati, hanno dapprima celebrato l’anniversario degli 800 anni della sua nascita tra gli anni 2009 e 2010; successivamente, per non fare un torto alla città di Isernia, hanno (RI)celebrato gli 800 anni della nascitala nell’anno 2015.
Se hanno interpretato in tale maniera le più antiche biografie di Pietro di Angelerio, quale credibilità possiamo dare loro allorquando ci vengono a illustrare gli antichi testi della religione cristiana ?
Basta la volontà di leggere e dare credito a 2 biografie del Santo, scritte da 2 dei suoi più affezionati discepoli, la cosiddetta Vita A (1303-1306) e Vita C (1303-1306), in cui è scritto, nella 1^: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX dir maii, Vixit autem iste sanctus anni LXXXVI: la morte avvenne nel 1296 e visse anni 86, ossia 1296 – 86 = 1210.

Nella 2^: Anno Domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°. VII. die XIX mai; anno 1296 – 87 = 1209.
Nacque nell’anno 1210 o nell’anno 1209 ? Morì a 87 o a 86 anni ?
Nato il 29 giugno, in un anno X, e morto sicuramente il 19 maggio dell’anno 1296, avrebbe compiuto esattamente 87 anni di lì a 1 mese e 10 giorni: ossia sarebbe nato nell’anno 1210; ma qualche suo biografo preferì un “calcolo per difetto” e stimò avesse 86 anni nel giorno della morte 19 maggio 1296.
E’ CERTEZZA: l’anno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, non era il 1215: vade retro anno 1215.
L’articolista, scrive ancora: Lo stemma papale, invece, del nostro ‘Santone’ era raffigurato da un leone rampante rivolto verso sinistra, d’argento in campo azzurro, con una fascia trasversale rossa; esso sarebbe stato suggerito dal cognome della madre di Celestino che, secondo molti storici, si chiamava Maria Leone.
In quanto allo stemma, lascio al lettore decidere se la descrizione di un leone rampante rivolto verso sinistra, d’argento in campo azzurro è aderente agli stemmi pubblicati ((vedi fugura) in Google: il leone rampante rivolto a sinistra, non è azzzurro in campo più o meno giallo ?

 

 

E’ molto probabile che lo stemma papale di Celestino V non sia stato scelto e né ideato dal neoeletto Pietro di Angelerio, ma sia stato “creato” addirittura dopo la sua morte, come illustra Marcello Semeraro in UN LEONE RAMPANTE CON UNA FASCIA A TRAVERSO (vedi fig. 2): LO STEMMA PAPALE DELLA CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA DI ORIA, UN CASO DI ARALDICA PONTIFICIA IMMAGINARIA. (http://www.fondazioneterradotranto.it).

LO STEMMA PAPALE
Lo stemma in questione, di grandi dimensioni, venne collocato al termine dei lavori costruzione della facciata settecentesca voluta dall’abate Tommaso Marrese nel 1718[12]. Timbrato da una tiara priva di infule e accollato alle chiavi petrine decussate, di cui restano solo le impugnature[13], lo scudo presenta una foggia ovale accartocciata e raffigura al suo interno un leone rampante attraversato da una fascia diminuita (fig. 2). L’analisi del manufatto e del contesto di committenza non lascia dubbi sulla sua attribuzione. Si tratta dello stemma di Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio (1209/10-1296), il celebre papa eremita, fondatore dell’omonima Congregazione monastica, che rinunciò al soglio petrino dopo appena cinque mesi dalla sua elezione e che finì i suoi giorni prigioniero di Bonifacio VIII nel castello di Fumone[14].
N.B.
Tuttavia, quello scolpito sulla facciata della chiesa oritana non è lo stemma pontificio realmente innalzato da Pietro del Morrone, semplicemente perché egli non ne ebbe mai uno vero. Si tratta, invece, di un’insegna fittizia, di un’arma di fantasia che qualcuno gli attribuì a posteriori, di un vero e proprio falso, insomma, di cui restano, come vedremo, numerose testimonianze. Com’è noto, il primo pontefice di cui si possa attestare con certezza l’uso di uno stemma nell’esercizio della sua carica fu Bonifacio VIII (1294-1303), ma è con Clemente VI (1342-1352) che la conformazione dell’arma papale si canonizza nella forma che diventerà classica (scudo ornato da tiara e chiavi decussate, legate da un cordone)[15], mantenendosi tale fino al pontificato di Benedetto XVI[16]. Quanto a Celestino V, le prime attestazioni della sua arma leonina non rimontano oltre il XVI secolo. Sull’origine di questa insegna sono state avanzate alcune ipotesi suggestive ma prive di qualsiasi riscontro storico e documentario[17]. Secondo alcuni studiosi, si tratterebbe dell’arma parlante dei Leone (o de Leone), nobili di Alife e Venafro, dai quali discenderebbe Maria, madre del pontefice[18]. Secondo altri, invece, l’insegna sarebbe stata ricalcata su quella del cardinale Guglielmo Longhi (†1319), che fu fra i porporati creati da Celestino V nel corso del suo breve pontificato. Quest’ultima ipotesi è quella che ha goduto di una maggiore fortuna[19]. Lo stemma del cardinale Longhi, apparentemente simile a quello attribuito ex post a papa Celestino, si trova scolpito in coppia ai lati del sarcofago del suo pregevole monumento funebre ammirabile nella basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo[20]. All’interno di una cornice modanata compare un leone attraversato da una banda diminuita e trinciata, ma il manufatto non contiene alcuna indicazione cromatica utile alla ricostruzione degli smalti originari[21] (fig. 3).
Il Longhi apparteneva a una nobile famiglia bergamasca e fu anche intimo della corte angioina, abile diplomatico nonché amico di Bonifacio VIII, per incarico del quale gestì la delicata fase di abdicazione del papa eremita. Dopo la morte di quest’ultimo nel castello di Fumone, inoltre, ne prese in custodia il corpo e presenziò alla sua sepoltura nella tomba terragna posta al centro della chiesa di S. Antonio Abate a Ferentino. Secondo lo studioso Fabio Valerio Maiorano, è possibile che «in ricordo dell’evento, il cardinale de Longhi abbia fatto incidere sulla lastra sepolcrale la propria insegna araldica, in epoche successive “interpretata” e scambiata erroneamente per lo stemma papale di Celestino V»[22].

 

 Insegna araldica del cardinale de Longhi

 

N.B.. Marcello Semeraro, scrive: Fra tutti gli stemmi di fantasia della cronotassi papale anteriore a Bonifacio VIII, l’insegna araldica attribuita al papa eremita vanta il primato di essere quella che presenta la configurazione più instabile e variabile nel corso del tempo

Per concludere: papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, NON aveva commissionato il suo stemma papale ed è una BUFALA assimilare l’immagine del leone ad un INESISTE cognome della madre MARIA: esso (lo stemma. n. d. r.) ha scritto l’articolistasarebbe, stato suggerito dal cognome della madre di Celestino che, secondo molti storici, si chiamava Maria Leone.

Per brevità non approfondiremo l’argomento, ma basta EVIDENZIARE: TUTTI i suoi più antichi biografi: dal vescovo Guidonis (1261-1331) a Celestino Telera (1648) non hanno dato un cognome alla madre, al padre di Pietro (figlio di Angelerio); solo dall’anno 1663, qualche storico inventò il cognome Leone per Maria, la madre di Pietro.
Perché NON fu adottato il cognome (che non esisteva) del padre, il cui nome era Angelerio ?
Quanto mai interessante è la nota [18] della pubblicazione di Semerario: In realtà i cognomi de Angeleriis e de Leone sono sconosciuti ai primi biografi di Celestino V e sono stati tirati fuori per accreditarne l’origine isernina, basandosi su due documenti la cui autenticità è stata giudicata dubbia da studiosi del calibro di Peter Herde. Cfr. P. Herde, Celestino V, santo, in «Encicplopedia dei Papi», disponibile al seguente indirizzo: http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-celestino-v_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/.
Terminiamo con l’appellativo di Santone con cui, dicono, gli Isernini usano chiamare papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, con l’unico scopo di accreditare la sua nascita alla città di Isernia.
Nulla di eccezionale chiamarlo Santone, che in Google significa: 1.Eremita, asceta o mago dell’Oriente, spec. dell’India; e Treccani: 1. Persona, in genere di età avanzata, dedita alla vita religiosa e alle pratiche ascetiche, e oggetto di venerazione da parte dei fedeli, con partic. riferimento alle religioni orientali.
Probabilmente Pietro di Angelerio, o Pietro di/da Morrone fu chiamato Santone in contrapposizione a Roberto de Salle, suo carissimo e diletto giovane discepolo, che Pietro chiamò affettuosamente Santuccio.
Non esistono, né penso esisteranno, eclatanti scoperte sul luogo e l’anno di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, visto che dopo più di 20 anni anche l’articolista iserniano ancora attende di visionare alcuni documenti dove è chiaro, come le luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.
Resta l’amarezza di quanta ipocrisia esista in alcuni uomini di Chiesa a cui è demandato il compito di fare chiarezza e della divulgazione di bufale da parte di alcuni articolisti.

Oreste Gentile

PAPA CELESTINO V e la “profezia” di Oreste Gentile

gennaio 21, 2018

Nel lontano 17 settembre 2010 nel mio articolo PAPA CELESTINO V. “L’AVVENTURA D’UN POVERO CRISTIANO”, OGGI! analizzavo quanto era accaduto in occasione delle celebrazioni dell’VIII centenario della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio; scrissi in proposito: Gli studiosi e gli storici hanno potuto sempre illustrare le loro ricerche e le loro considerazioni per far conoscere la vita spirituale e religiosa di papa Celestino V, in ogni epoca ed in diversi dibattiti; un rito ripetuto di recente, una passerella per coloro che vivono nell’ombra, una opportunità che in tanti hanno colto al volo per farsi conoscere, per far conoscere il proprio pensiero e per arricchire il loro “curriculum” nella speranza di un “avanzamento” di carriera ecclesiastica o laica.

Dopo circa 7 anni, c’è chi ha goduto, con il mio augurio, di un “avanzamento” di carriera ecclesiastica.

Fui buon “profeta”: avendo illustrato, in occasione dei festeggiamenti di san Bartolomeo dell’agosto dell’anno 2008, all’arcivescovo della diocesi di Campobasso Bojano, mons. Bregantini, la coincidenza dell’anno 2009/10 con gli 800 anni della nascita (1209/1210) di papa Celestino V, fu inviata in data 2 aprile 2009 ai fedeli dell’Abruzzo e del Molise questa lettera da parte della Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana: Cari fratelli e sorelle, noi Arcivescovi e i Vescovi dell’Abruzzo eì del Molise siamo lieti di annunciare che a San Pietro Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

Già il testo della lettera era ambiguo: nell’anno 2009/2010 si indiceva un anno giubilare per gli 800 anni della nascita, però si creava il dubbio se fosse il 1209 o, addirittura, l’anno 1215 e si evidenziava la grande devozione sentita in tanti luoghi tra cui Isernia: perché citare solo Isernia ?

Perché furono sottaciute le conoscenze dell’arcivescovo Bregantini, evidenziate sul Messaggero di sant’Antonio dell’anno 2008, in cui indicava in Sant’Angelo Limosano il paese di origine di papa Celestino V ?

Per le celebrazioni degli 800 della nascita fu istituito un apposito comitato presieduto da mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona-Valva, che ne illustrò gli scopi: per affrontare le tematiche di carattere storico-culturale-spirituale riguardanti San Pietro Celestino.

Carattere storico è anche la sua nascita in un piccolo castrum che sorgeva nel Comitatus Molisii, la cui localizzazione influì non poco sulla formazione spirituale del giovane Pietro: il suo paese natale era vicino al monastero di Santa Maria in Faifoli, dove entrò a 17 anni per il noviziato e ne uscì a 20 anni per raggiungere i monti della Maiella, luogo prediletto dagli eremiti.

Furono proprio le caratteristiche peculiari del luogo della sua nascita che contribuirono non poco alla formazione spirituale del giovane Pietro di Angelerio; ma furono ritenute ininfluenti, perché mons. Spina dichiarò (settembre-ottobre 2009): Oggi si discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perchè ciò che ci sta a cuore è la sua vita, che continua ad affascinarci con una testimonianza così attuale che interpella le nostre coscienze umane e cristiane.

Il comitato scientifico, avendo giudicato più importante discutere “unicamente” la sua vita, che continua ad affascinarci con una testimonianza così attuale che interpella le nostre coscienze umane e cristiane, ritenne inutile ed inopportuno un confronto tra gli storici e gli studiosi per una risposta alle tematiche che ancora continuano, dopo secoli, a sollevare dubbi e polemiche campanilistiche.

Il comitato scientifico promosse 5 convegni per illustrare 29 relazioni e ritenne opportuno che a nessuno degli storici e degli studiosi partecipanti fosse richiesta una relazione che sarebbe stata sì “originale” ed “inedita” e che avrebbe potuto darci indicazioni più chiare sui tanti dubbi che ancora esistono sulla vita terrena di papa Celestino V.

Faceva parte del comitato anche don Claudio Palumbo, vicario generale della diocesi di Isernia e docente di Storia della Chiesa presso l’ITAM; il docente in più occasioni aveva manifestato le < sue certezze > sulla nascita in Isernia di papa Celestino V, a dispetto di quanto tramandano le biografie più antiche e pertanto, in occasione di quelle celebrazioni, ebbe la possibilità di pubblicare solo ciò che favoriva Isernia.

Devo riconoscere di essere un “profeta”: il vescovo Spina è stato nominato arcivescovo e Palumbo è stato nominato vescovo.

Alle prossime celebrazioni celestiniane, auguro loro la nomina cardinalizia ed arcivescovile.

Ad maiora !

Oreste Gentile.

IL TERREMOTO E’ UN ” CASTIGO DIVINO ” ?

novembre 7, 2016

Dal periodico Famiglia Cristiana:

< Una visione pagana, non cristiana. Offensiva per i credenti, scandalosa per chi non crede >. Da Oltretevere, dopo giorni di polemiche roventi, arriva l’intervento – pesantissimo – di condanna del Vaticano su uno dei conduttori di Radio Maria, il domenicano padre Giovanni Cavalcoli, che lo scorso 30 ottobre, a poche ore dal violento terremoto che ha devastato Norcia e Camerino provocando migliaia di sfollati, ha affermato che questi disastri sono un castigo divino per le          < offese >, parole di Cavalcoli, arrecate < alla famiglia e alla dignità del matrimonio con le unioni civili >.  A intervenire dalla Santa Sede è stato monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato: < Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede >, ha detto venerdì sera all’Ansa. Per Becciu queste posizioni sono < datate al periodo precristiano che non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo >. Impossibile quindi  < non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece – conclude – che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno del Papa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore >.  

Non si tratta di essere credenti o non credenti, ma qualcuno dovrebbe spiegare perché nell’uso comune, quando accade qualcosa di spiacevole, istintivamente si dice   ” è un castigo di Dio “.

I credenti sono consapevoli che quanto di spiacevole accade può essere causato dalla    “trasgressione” ai “voleri divini”; i non credenti, con quella imprecazione, manifestano il loro disappunto.

Sorprende non poco la reazione di coloro che si professano credenti alla esternazione del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli.

Teologo è chi si dedica allo studio allo studio delle cose divine e del loro rapporto con quelle umane e naturali; egli, come tutti coloro che si professano credenti, crede nel diluvio universale, crede nei “castighi di Dio” verso il Faraone e gli Egiziani, crede in Sodoma e Gomorra: tutti avvenimenti illustrati con dovizia di particolari dalla Sacra Bibbia ed accaduti nella cosiddetta epoca                 < precristiana >.

Perché Dio in epoca < precristiana > fu così severo ed oggi, per chi si dice credente, dovrebbe essere permissivo ?

In epoca  < precristiana > è stato scritto: Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: < E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra per causa loro è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con al terra. >.

Oggi, in epoca < cristiana >, Dio dovrebbe tollerare coloro che quotidianamente sono dediti alla corruzione, alla violenza, alla perversione ?

Vogliono far intendere che dopo il soggiorno di Cristo sulla terra presso i mortali, Dio dovrebbe essere meno vendicativo, più permissivo, più misericordioso ?

Se non sbaglio, Mosè ricevette le Tavole dei 10 Comandamenti nell’epoca               < precristiana >, hanno ancora valore per i credenti che vivono l’attuale epoca           < cristiana > ?

Non è stato Gesù a dire: Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge e i Profeti, non sono venuto per abolire, ma per dare compimento ?

Disse ancora: sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso. […]. Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra ? No, vi dico, ma la divisione. […]. No, vi dico, se non vi convertite perirete alla stesso modo.

Addirittura disse: Chi poi dice al fratello: “stupido“, sarà sottoposto al sinedrio; chi gli dice “pazzo“, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

Altro che perdono o misericordia !

Gesù oltre alle benedizioni, non proferì anche le maledizioni ?

Non disse: Quelli che vivono secondo la carne non possono piacer a Dio ?

Nella nostra  epoca < cristiana >, per il credente, Dio sarà misericordioso verso coloro che vivono secondo la carne ?

Non è stato Gesù ad invitare i peccatori alla conversione, senza la quale non si entra nel Regno e non ci sarà misericordia ?

Quale è stata la bestemmia del teologo ?

Ha affermato che questi disastri sono un castigo divino per le < offese > arrecate < alla famiglia e alla dignità del matrimonio con le unioni civili >: è solo il parere di uno che si professa credente; il non credente avrebbe < fatto spallucce > con un sorriso beffardo !

E’ da ritenere che se proprio la Chiesa non avesse sollevato il polverone, la                     bestemmia del teologo sarebbe passata inosservata, ma hanno voluto creare lo scandalo.

Oreste Gentile