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SAN FRANCESCO NELLA CITTA’ DI ISERNIA ?

ottobre 29, 2016

La notizia della presenza di san Francesco nella città di Isernia fu documentata da Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, nella sua opera Memorie Historiche del Sannio (1644): Dopo ch’ebbe pigliato (san Francesco) molti luoghi nella Puglia, nel ritorno onorando di nuovo con la sua presenza queste parti, fondò altri tre (monasteri) nella Provincia di Benevento, cioè quello di Mirabella. Ovvero di Acqua putrida, di Avellino, e di S. Maria Oliveta nella Terra d’Apici, come afferma il Vandingo in detto anno. Indi giunto in Isernia anche vi fondò il Convento sotto l’invocazione di S. Stefano, secondo lo stesso Autore, ove etiandio al presente si vede una stanza, in cui dimorò per quel poco tempo. Che vi si trattenne. […]. Vi è anche la campana, che fu fatta nel 1259.

Come non credere all’arciprete Ciarlanti?

Ma, consultando il testo originale Annales Minor (1625-1654), di Lukas Wadding scopriamo che san Francesco non è mai stato nella città di Isernia, né vi fondò un monastero.

Wadding, scrisse:

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Si legge: 1 San Francesco era in Puglia ed aveva visitato il santuario di San Michele. 2 Nei pressi di Benevento città nella provincia terrae laboris fondò un monastero presso Mirabello (Acquae pitridae), un altro ad Avellino ed il terzo a sancta Mariae Oliveta, presso l’odierna Apice. Successivamente san Francesco si trasferì presso oppido vici Albi e in oppido Apostae giunse a Eugubium (Gubbio), in Umbria città antica….. .

E la sua presenza ed il monastero nella città di Isernia ?

La città fu ignorata da san Francesco, visto che Vadding, prima che il santo giungesse al santuario di Monte Sant’Angelo, tramanda la sua presenza nell’odierna Mignano Monte Lungo, precisando che era adiacente a campis Venafranis (Venafro); successivamente il santo si trasferì a Maddaloni.

fr2Ci sono stati studiosi che hanno voluto “sfruttare” quanto scritto da Ciarlanti per testimoniare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio nella città di Isernia, inventando l’incontro di san Francesco, presente nella città addirittura nel giorno di Pasqua del 3 aprile 1222: Il culto di S. Francesco fu molto in auge nell’età celestiniana. Secondo una tradizione si vuole che durante la venuta dell’assisiate in Isernia (1222, cfr. par. XVI e Ciarl., IV, 333) il Poverello avesse conosciuto fanciullo il futuro Celestino V il quale in quell’epoca aveva otto anni.

Altri hanno scritto: Era l’anno 1222: Francesco d’Assisi, di passaggio per Isernia, nota tra la folla che lo attornia e lo venera un bambino di poco più di sei anni. Gli si avvicina, gli sorride dolcemente, lo accarezza. Il bambino diventerà Papa: papa Celestino V.

Quanta poesia, quanta dolcezza in questa descrizione, ma la Storia è tutt’altra cosa.

L’inesattezza di Ciarlante è stata sfruttata da alcuni studiosi per accreditare alla città di Isernia sia la nascita di Pietro di Angelerio, sia un diverso anno di nascita da loro stimato essere il 1215, mentre le più antiche biografie tramandano l’anno 1209.

Sottraendo da 1222, anno della presenza in Isernia di san Francesco, gli 8 anni del fanciullo, si ottiene 1214; sottraendo da 1222 i più 6 o 7 anni del bambino, si ottiene 1216 o 1215.

Questo è quanto.

(nel blog vedi in merito altri articoli)

Oreste Gentile

 

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PAPA CELESTINO V: LE ULTIME “BUFALE” !

febbraio 3, 2016

Recentemente, per creare una maggiore confusione nella già confusa vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, hanno scritto che nacque in Terra di Lavoro , ma Terra di Lavoro  non identifica il Comitatus Molisii dove ebbe i natali il famoso frate eremita.

Terrae Laboris ed il Comitatus Molisii erano sempre state due entità territoriali distinte: la prima corrispondeva al Principato di Capua, la seconda alla Contea di Boiano, denominata per volere di re Ruggiero II, contea Mulisium (1142).

Lo "JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII"

Lo JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII. ( Il territorio del Comitatus Molisii in alto a ds.)

Con Federico II le funzioni svolte dai conti al tempo dei re normanni, specialmente nell’ambito della giustizia, subirono una revisione: l’imperatore e non più i conti, volle nominare i giustizieri.

In alcuni casi mentre la formazione territoriale di una contea si manteneva, la carica veniva lasciata vacante: la contea di Molise, ad esempio, divenne un’appendice della provincia di Terra di Lavoro, e in tal modo venne amministrata dai giustizieri di Federico.

Nell’anno 1240, Napoli era il capoluogo regionale per la Terra di Lavoro, il Molise, il Principato e la << terra beneventana >>; ovvero, i territori della Terrae Laboris e del Comitatus Molissi avevano sì un unico giustiziere, ma due feudatari.

Il feudatario del Comitatus Molisii all’epoca (1209/10-1296) di Pietro di Angelerio era la contessa Giuditta, figlia del conte Ruggero che aveva portato in dote la contea a Tommaso da Celano, figlio del potente conte Pietro da Celano.

Dopo alterne vicende che videro il conte Tommaso contrapposto a Federico II, gli successe il figlio Ruggero alla cui morte, avvenuta alla fine del dicembre 1282, la contea di Molise fu amministrata dalla curia reale e non venne più concessa ad alcun conte, essendo stata, per un tempo molto lungo, il rifugio dei ribelli e degli eretici, e Carlo, il re angioino, era deciso a non più esporsi a simili pericoli. Gli eretici furono trattati con grande severità.

In contrapposizione alla dottrina diffusa dagli eretici, nella contea di Molise si incoraggiarono gli eremitaggi dei Celestini.

Sia chiaro: all’epoca di Pietro di Angelerio, papa Celestino V, esisteva lo Justitiariato Terrae Laboris et Comitatus Molisii, costituito da due territori distinti; è certo che il papa nacque nel Comitatus Molisii dove si localizzavano la civitas di Isernia ed il castrum Sancto Angelo (Sant’Angelo Limosano).

Per quanto riguarda l’amministrazione ecclesiastica, le diocesi episcopali nel Comitatus Molisii erano presenti nelle civitas di Venafro e di Isernia, pertinente al metropolita di Capua, mentre quelle di Trivento, Bojano, Limosano (per breve tempo), di Larino e di Termoli al metropolita di Benevento.

Il territorio delle contee di Venafro (1), contea di Isernia (2), contea di Trivento (3) e contea di Bojano 4) avevano fatto (anno 667) parte del gastaldato di Alzecone, Divennero (anno 897?) 4 contee autonome. Nel territorio frentano furono istituite la contea di Termoli (4) e la contea di Larino (5).

La diocesi di Venafro (1), la diocesi di Isernia (2), la diocesi di Trivento (3) la diocesi di Termoli (4), la diocesi di Larino (5) e la diocesi di Bojano (6) .

Non è vero che Federico II, in una delle sue visite, nel 1220, incontra il giovane Pietro Angelerio, allora di anni 10, inviato lì a studiare perché rimasto orfano in tenera età.

L’unica certezza è la presenza di Federico II a Capua nel dicembre del 1220; partito da Augusta dopo un viaggio faticoso, privo di soste, senza possibilità di riposo, nemmeno a Roma, figuriamoci una sosta nel monastero della Ferrara lontano dalla via Appia e dalla via Latina e incontrare (perché?), un fanciullo di 10 anni.

Vogliono scherzare ?

Quale biografo ha ricordato la presenza del fanciullo Pietro in un monastero tanto lontano dal suo paese di origine e l’incontro con l’imperatore ?

TUTTE le biografie antiche e contemporanee ignorano i due avvenimenti, mentre concordano e ricordano che per la prima volta, all’età d’anni sedici in circa, scrisse Marini (1630), il più attendibile tra i suoi biografi; confermarono: Telera (1648), copiando Marini, e Spinelli (1663): In età percciò di sedici anni, pigliasse, come scrisse Marini, l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

Telera scrisse: si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il Noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco.

Confermò Spinelli, ed allora, che < c’entra > il monastero della Ferrara ?

L’articolo continua: Nulla si sa sulla sua estrazione sociale. I più ritengono i genitori contadini, ma i più attenti ritengono che la famiglia sia di nobili origini, cosa desunta dal cognome della madre “de Leoni” probabilmente apparentata con i regnanti di Spagna e di Francia.

Continuano  a scherzare ?

Pietro sarebbe nato in una famiglia di nobili origini ed apparentata con i regnanti di Spagna e di Francia ?

Marini: Erano di mediocre fortuna. […]. Si pativa la fame una volta in quel paese per la penuria del formento …. E particolarmente pativa assai la numerosa famiglia di Maria, non avendo in casa ne anco pur un puochetto di farina, ò di frumento per mantenerla.

Telera: I genitori di lui furono Angelerio e Maria, di bontà eminenti, benchè di fortuna non molto sublimi.

Il poetico Spinelli, descrisse l’avvenimento: finito il frumento, ogni altri biada mancata; i legumi venuti meno; l’immondo cibo delle ghiande, dalla concorrenza, altresì, reso in penuria; l’ultimo sussidio dell’herbe, anche selvaggie. omai desolato …..; in sì disastroso frangente, Maria mantenutasi colla sua casa per buona pezza col moderato sussidio del proprio granaio, alla perfine anch’ei vuotato, videsi pur ’ella co’ suoi figli fatta bersaglio degli affamati rigori, altresì condennata alla miseria comune …..

CHIARO ?

Un cognome per Pietro: de’ Leoni ?

Marini, Telera, solo Spinelli fu l’unico, sottolineo unico e solo tra i biografi, a scrivere: Hebbero in sorte Angelerio, e Maria de’ Leoni d’esser di sì gran pianta fortunate radici; nacque da due Leoni un’Agnello.

Tutte le altre biografie, a partire da J. C. Stefaneschi (1296-1314), dalla cosiddetta Autobiografia (1400), da Pedro de Alliaco (1326-1474), Stefano di Lecce (1471-1474), Notturno Napolitano (1520), Tiraboschi (1400), Platina (1479), Bullario (1741), Ciarlanti (1640-1644), ignorarono l’esistenza del cognome de’ Leoni.

Qualche storico contemporaneo ha condiviso l’opinione di Spinelli, ma, leggendo con attenzione la frase, appare chiaro che il biografo non intendeva dare un cognome a Maria, ma con de’ Leoni aveva fatto riferimento ad entrambi i genitori e come era nel suo stile, volendo rendere più < poetica > la descrizione, finì per paragonarli a (i) Leoni, ricorrendo al sostantivo figurativo plurale de’ Leoni, tant’è che ritenne Pietro un agnello che nacque da due Leoni.

Scrisse Marini: il cognome della famiglia d’Angelerio non fù scritto da alcuno, aggiungendo chiaramente perché non si creassero equivoci: e se in alcuna scrittura si trova alcuno de i nepoti nominato di Angelerio (non de’ Leoni) facilmente sarà il nome del Padre ò dell’Avo, come si usa in quei paesi, ne i quali il nome del padre ò dell’Avo serve per cognome: Et al nostro Pietro non fù apposto mai altro cognome overo agnome, che quello del Morrone, il quale fu acquistato da lui stesso, come si dirà appresso.

Più chiaro di così !

Non c’è posto per fantasiose interpretazioni !

Quale nobiltà, quale apparentamento con i regnanti di Spagna e di Francia ?

Tutte le biografie tacciono, ma c’è chi si diverte a creare sempre più confusione nella vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Oreste Gentile.

 

PAPA CELESTINO V: DISCUTONO DEL SUO OMICIDIO, NON DELLA SUA VITA TERRENA !

maggio 10, 2015

Sono in corso le manifestazioni (qualcuno se ne è accorto?) per celebrare l’anno giubilare celestiniano 1205-2015 organizzato dalla diocesi di Isernia Venefro in froma < strettamente privata> , per l’assenza delle altre diocesi abruzzesi e molisane che furono, lo ricordo ai distratti, TUTTE (la diocesi di Isernia-Venafro avrebbe dovuto astenersi) coinvolte nell’organizzare l’Anno Giubilare Celestiniano 1209-2009 e nell’ospitare le spoglie del santo molisano nelle loro cattedrali.

Stiamo assistiamo ad una celebrazione < tutta isernina >: la Chiesa locale, rifugiandosi dietro una ininterrotta tradizione storico ecclesiale locale, suffragata anche da autorevoli storici dell’ordine celestiniano è convinta della sua nascita nato in terra (sic) d’Isernia nel 1215(come, non più nella città, n.d.r.).

L’Anno Giubilare Celestiniano 1209-2009 avrebbero potuto e dovuto fare chiarezza e mettere fine alla secolare polemica, così NON hanno voluto: l’argomento fu giudicato poco importante, non interessa la Chiesa, ma la stessa continua a favorire unicamente la città di Isernia (o la terra d’Isernia”?).

Il 5 maggio u. s., la diocesi di Isernia-Venafro, ha organizzato: un’interessante  Convegno Scientifico sul tema Celestino V: vittima di un assassinio?.

Con tutto il rispetto per i relatori che hanno partecipato, era fin troppo chiaro che l’incontro non avrebbe prodotto un risultato utile. Infatti, su ilgiornaledelmolise.it del 7 maggio u.s.: Per questo a suo parere (di uno dei relatori, n.d.r.) si è difronte più a leggende che a fatti storici realmente accaduti. Anche se, va detto, qualche dubbio resta.

Per ora il caso è archiviato, dunque. E’ veramente positivo che nulla sia stato scoperto in quanto l’omicidio del prigioniero Pietro di Angelerio, da/del Morrone, avrebbe avuto un unico mandante: il papa Bonifacio VIII; pertanto, la Chiesa ne sarebbe < uscita con le ossa rotte> .

L’anno giubilare celestiniano isernino sta volgendo al termine e la Chiesa di Isernia sarà soddisfatta per aver potuto continuare a proclamare “urbi et orbi” le origini isernine di Pietro Angelerio. Possibile che un cittadino di Isernia non si chieda e domandi: perché dopo 800 anni continua questa polemica?

Volevate addirittura risolvere (e non è stato fatto) un caso di omicidio, perché non date delle risposte a queste semplici e chiare domande: siamo certi che era nato e quando nella nostra città o, come dite ora, in terra d’Isernia”?

Perché papa Benedetto XVI nella sua omelia a Sulmona nel 2010 sottolineò per 2 volte che si stava celebrando l’Anno Giubilare Celestiniano in occasione degli 800 anni della sua nascita?

Era in errore il papa emerito o la diocesi di Isernia-Venafro?

Siamo certi che il padre di papa Celestino V aveva il cognome Angeleri e la madre Leone? Se esistono, come sostiene mons. Palumbo, DUE croci che dovrebbero testimoniare il suo passaggio per Isernia il 14 e 15 ottobre 1294, perché il vescovo emerito Gemma dichiarò in una sua omelia l’esistenza di UNA sola croce?

Perché Ciarlanti, storico di Isernia, scrisse “due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia, n.d.r.), quindi non furono donate in occasione di quella visita (mai avvenuta)?

Perché il Catalogo della mostra  delle Reliquie e Cimeli di papa Celestino V (L’Aquila), riferendo di UNA croce proveniente da Isernia, scrisse che NON era una croce del XIII secolo, epoca di papa Celestino V, ma una “nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina”, datata alla “Seconda metà del sec. XIV” ?

Perché Buriani (2001), lo fa nascere nel 1215 a Sant’Angelo Limosano? Perché lo storico tedesco Herde (2004) sostiene che nacque tra il 1209 ed il 1210 in Sant’Angelo Limosano?

Perché lo storico Golinelli (2007) scrive nel 1209 o, al tardi, all’inizio del 1210, e non, come una lunga tradizione locale sostiene sulla base di un’annotazione su un manoscritto episcopale di Isernia, verso il 1215” ?

Perché lo stesso storico ritiene per il luogo di nascita “la discussione è quanto mai aperta” ?

Perché l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Bregantini (2008), lo ritiene nativo di Sant’Angelo Limosano, mentre il vescovo di Sulmona-Valva, mons. Spina (2009), scrive (genericamente) in Molise tra il 1209 e il 1215?

Perché lo storico Rusconi ricorda l’anno 1215?

Perché l’Annuario Pontificio dall’anno 1998, scrivendo Molise (regione), ha cancellato Isernia?

Se gli storici continuano a manifestare questi ed altri dubbi, perché la Chiesa li valuta superflui e parteggia per Isernia, tanto da aver tratto in inganno papa Francesco, facendogli dichiarare la presenza di papa Celestino V nella città di Roma e la sua fuga in Isernia o nel Molise?

Oreste Gentile.

TERZO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE. (26-27-28 agosto 2015).

aprile 11, 2015

In occasione dell’incontro propedeutico del 28 giugno 2014 nella città di Norcia per inaugurare il II Forum delle Città Celestiniane, l’assessore al Turismo Lelio De Santis del comune de L’Aquila, evidenziò le finalità: favorire la creazione di una rete delle citta’ celestiniane che abbia la funzione di attrattore turistico religioso, di sviluppare iniziative durante tutto l’anno e di promuovere la Perdonanza al di fuori dei confini della provincia aquilana.

In un precedente articolo (PRIMO FORUM CITTA’ CELESTINIANE), sottolineando la lodevole iniziativa per rilanciare in campo nazionale ed internazionale la figura di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, mi chiedevo quale criterio era stato adottato per selezionare le città e le piccole località che possono vantare un rapporto con il santo molisano: la sua presenza? Il suo diretto interessamento? Un monastero edificato quando lui era vivente o solo dopo la sua morte?

La sua presenza, il suo interessamento o la costruzione di un monastero quando era in vita, coinvolgono numerose località più o meno importanti e conosciute, ma la selezione che è stata finora adottata ha voluto privilegiare alcune città che videro unicamente la presenza dei monaci celestini o un monastero costruito dopo la morte (anno 1296) del loro padre fondatore.

Storicamente sarebbe corretto, a partire del III Forum delle città celestiniane, invitare e dare la precedenza alle località che innanzitutto vantano la presenza di Pietro di Angelerio ed a seguire: quelle in cui furono costruiti i suoi primi monasteri; le località che vantano un suo interessamento ed infine, le città o piccoli centri che, dopo la sua morte, videro la presenza dei monaci o la costruzione di un monastero.

Ecco l’elenco, in ordine cronologico, probabilmente incompleto, delle località che più di altre hanno diritto di partecipare ai Forum.

Luogo di nascita: Sant’Angelo Limosano (CB).

Monastero e località in cui iniziò il noviziato: Santa Maria in Faifolis nel comune di Montagano (CB).

Le località testimoni del passaggio del ventenne Pietro quando, abbandonato (1229) il monastero, si fermò presso Castel di Sangro (AQ) e Palena (AQ) dove iniziò il primo periodo (3 anni) di eremitaggio: Molise. Duronia. Civitanova del Sannio. Chiauci. Pescolanciano. Carovilli. Roccasicura. Fòrli del Sannio. Rionero Sannitico.

La città di Roma dove fu autorizzato “a dire messa”.

Sulmona (AQ), nel cui territorio (1232) rimase per 62 anni in eremitaggio, fino alla sua elezione a pontefice (1294).

Ricordiamo Lione (1275), in Francia, dove l’eremita Pietro da/del Morrone incontrò papa Gregorio X, e le città che attraversò tornando dalla Francia: Lucca, Pistoia, Firenze, Mantova, Como, Padova, Bologna, Contado di Bretenoro, Bergamo.

Ed ancora, le città più importanti ed i piccoli borghi attraversati in occasione del viaggio da L’Aquila a Napoli dopo la sua elezione: Perugia (sede del conclave), LAquila, Raiano, Castel San Vincenzo, Venafro, San Germano, Cassino, Teano, Capua e Napoli.

Da non dimenticare le località interessate alle disposizioni impartite da papa Celestino V durante lo stesso viaggio: Benevento, Trivento, Ravenna, Norcia, Ostia e Velletri.

Le località in cui il rinunciatario Celestino V fu presente quando fuggì verso la Puglia e da prigioniero fu condotto da papa Bonifacio VIII: Casalnuovo, Riccia, Colle Sannita (Decorata), Apricena, Vieste, Rodi, Foggia, Troia, Lucera, Maddaloni, Mignano Montelungo, Aquino, Arce, Ferentino e Anagni.

Le località (sono state escluse le doppie citazioni) dove furono costruiti i suoi primi monasteri riconosciuti nella lettera di papa Gregorio X del 1275: Bolognano (PE), Tagliacozzo (AQ), Campo di Giove (AQ), Scontrone (AQ), Acciano (AQ), Isernia, Aielli (AQ), Sgurgola (FR), Civita di Antino (AQ).

Le località (escludendo quelle già nominate) che tra il 1259 (vivente Pietro) ed il 1320 (dopo la sua morte 1296) in cui furono costruiti eremi, monasteri, chiese e ospedali (da Morisco, Monasticon Coelestinum): Agnone (IS). Alife (CE). Atri (TE). Aversa (CE). Benevento. Bojano (CB). Bucchianico (CH). Caporciano (AQ). Capua (CE). Caramanico Terme (PE). Celano (AQ). Cerro al Volturno (IS). Chieti. Collarmele (AQ). Gessopalena (CH). Guardiagrele (CH). Isernia. Lanciano (CH). Lucera (FG). Lucoli (AQ). Manoppello (PE). Milano. Ortona (CH). Penne (PE). Pescina (AQ). Picciano (PE). Pizzoli (AQ). Pratola Peligna (AQ). Rapino (CH). Rieti. Roccamontepiano (CH). Roccamorice (PE). S. Maria Imbaro (CH). Sora (FR). Termoli (CB). Tocco da Casauria (PE). Vasto (CH).

Le località ricordate nel CODICE DIPLOMATICO CELESTINO (1249-1320) (da Morisco): Pretoro. Casalincontrada. Acquasanta. Vallebona. Polvere. Cumulo. Tremonti. Apricena. Civitate. Banzi. Lesina. Sannicandro. Varano. Popletto. Caporciano. Perillis. Vallebona. Collimento. San Giovanni in Piano. Avellino. Collecorvino. Spoltore. Picciano. Carpinone. Pontida. Pulsano (Siponto). Roccacaramanico. Fossanova. Alatri. Fara Filiorum Petri. Roccacasale.

Da non dimenticare ed invitare ai prossimi Forum, le centinaia di località citate nelle donazione all’Ordine monastico Celestino.

In conclusione, è doveroso tenere presente quanto ha scritto Cicerchia: Per la metà del Cinquecento, e rimanendo circoscritti all’area italiana, possiamo quindi riscontrare la presenza di un’ottantina di monasteri nella zona meridionale – comprensiva delle attuali regioni dell’Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Lazio – e di ventiquattro nella zona centro-settentrionale, raggruppati nelle province di Romagna, Lombardia, Toscana e Umbria. Questi sono i numeri dai quali possiamo riannodare i fili del nostro percorso e che mettono inevitabilmente in luce la differenza quantitativa nella presenza italiana dell’Ordine, dove l’80% degli insediamenti celestini dovettero caratterizzare in maniera più marcatala società religiosa meridionale, mentre solo il 20% il Centro e il Settentrione della penisola.

Il sito di Cathopedia, l’enciclopedia cattolica, ricorda che La congregazione dei Celestini si diffuse rapidamente soprattutto in Italia (con 96 tra abbazie e priorati) e in Francia (21 case), dove venne introdotta da Filippo il Bello soprattutto per celebrare la figura di Celestino V, considerato vittima di Bonifacio VIII; i pochi insediamenti celestini fondati in Germania scomparvero all’epoca della riforma protestante. Soppressi in Francia da papa Pio VI dopo il 1776, i Celestini scomparvero anche in Italia agli inizi del XIX secolo.

Un augurio di buon lavoro agli organizzatori.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.

novembre 18, 2014

SONO TRASCORSI 3 ANNI DALLA PUBBICAZIONE DEL PRESENTE ARTICOLO E GIUDICO DOVEROSO PUBBLICARE QUANTO SCRITTO DA PIETRO DALENA IN DALLE VIE FRANCIGENE ALLA FRANCIGENA. CROCIATI E PELLEGRINI VERSO LA TERRA SANTA (2017) EDITORE ADD. 

[…]. PURTROPPO NEGLI ULTIMI TEMPI, DA MOLTI MASS MEDIA, DI ERUDITI LOCALI E DI STORICI IMPROVVISATI, SI E’ FATTA SEMPRE PIU’ INSISTENTE LA TENTAZIONE DI MANIPOLARE L’INFORMAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE PER SOTTOMETTERE LA STORIA ALLE RAGIONI SPECULATIVE DEI TERRITORI.[]. IN ALTRI TERMINI LA STORIA E IL TRACCIATO DELLA VIA FRANCIGENA (COME DEL RESTO LA VIA APPIA), SULLA SPINTA DEL PROGETTO POLITICO-CULTURALE CHE FINANZIA I CAMMINI NAZIONALI PIU’ SIGNIFICATIVI, IN ALCUNI TRATTI VENGONO ALTERATI E SNATURATI INTRODUCENDOVI ELEMENTI STORICAMENTE INCOERENTI.


Articolo dell’anno 2014. 18. 2014.

All’inizio fu la via Francigena (bianco).

Divenne famosa soprattutto per essere stata utilizzata dai pellegrini che dalle regioni del nord Europa volevano raggiungere la città di Roma.

L’itinerario originale, proseguendo da Roma verso i porti della Puglia, interessò la via Appia (rossa) e la via Latina (azzurra) che passava anche nel territorio della città pentro molisana di Venafro e proseguiva per Teano e la città di Capua dove incrociava la via Appia fino alla città di Benevento.

Da Benevento, con la via Appia, si poteva proseguire verso Venosa, Taranto ed il porto di Brindisi o, con la via Traiana (verde), per Canosa, Bari e Brindisi ed Otranto.

Dalla città di Benevento si originava la Via Sacra Langobardorum (giallo) o, più comunemente, “Via dell’Angelo: passando per Troia e Siponto, permetteva ai pellegrini che transitavano per il capoluogo del ducato, poi principato longobardo di Benevento, di raggiungere Monte SantAngelo (.), sede dell’omonimo santuario.

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La via Francigena (bianca). La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). La via Minucia (senape). La via Traiana (verde). La via Sacra Langobardorum (giallo).

Benevento, il capoluogo della Langobardia minor, era collegato anche con la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con una strada (senape) che passava per le città di Rieti, di L’Aquila e che, da Corfinio seguiva a la via Minucia per raggiungere le città pentre di Castel di Sangro, Isernia, Bojano e Sepino.

Ai confini con il territorio degli Irpini, la via Minucia proseguiva per Benevento (via Appia) e per Ariano Irpino (via Traiana).

E’ evidente che, fatta eccezione per il territorio molisano pertinente alla città di Venafro, il Molise (confine nero punteggiato) non era attraversato dalla via Francigena denominata del sud.

Un articolo pubblicato nel sito Regione Molise Homepage del primo semestre dell’anno 2012 condivide la promozione ed auspica la realizzazione del progetto Il Molise cammina sulla Via Francigena […] al fine di far rientrare la nostra Regione tra le tappe dell’antico cammino di pellegrinaggio. I rappresentanti di Palazzo Moffa hanno preso parte alla conferenza stampa di presentazione de “La Via Francigena del Sud“, insieme a rappresentanti delle altre regioni meridionali attraversate dal percorso religioso.

L’articolo inizia con la domanda: Anche il Molise sulla Via Francigena?

La politica ha dato una risposta affermativa: dopo 2 anni (21 luglio 2014) è stato annunciato che sono diversi i Comuni (del Molise, n. d. r.) che hanno ufficializzato il loro ingresso nell’associazione Pro Francigena del Molise. 

Le fonti storiche e la cartografia, come già esaminato, danno una risposta negativa anche a coloro che sostengono siano esistite “tante vie Francigene”; ma nel Molise solo una piccola parte del suo territorio fu interessata dal percorso della cosiddetta via Francigena del sud.

La via Francigena (rossa) era una.

Scrive Docci (2006) ne La Città Spontanea (Treccani Portale): Ritornando ai grandi percorsi viari medievali, un esempio spicca tra gli altri per importanza strategica, la via Francigena che, a partire dal IX-X sec., diviene il sistema viario più importante che collega Roma con l’Europa del Nord, la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. Questo importantissimo asse viario, che prende anche il nome di via Romea, è la strada sulla quale si avventureranno numerosi cittadini europei per visitare la tomba di Pietro, ma è anche il percorso dei mercanti, dei banchieri e delle milizie.

Nel Dizionario di Storia (2010) della Enciclopedia Treccani alla voce Francigena, via si legge: La più importante via medievale di pellegrinaggio che conduceva a Roma. Dal territorio dei franchi (di qui il nome), attraverso la Val d’Aosta entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia; superava gli Appennini nel valico della Cisa e toccava Lucca, quindi attraverso la Val d’Elsa arrivava a Siena e, passando nella Tuscia, giungeva infine a Roma.

Successivamente l’itinerario (tratt.gio nero) a cui sarà dato il nome di via Francigena del sud, attraversando la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco, proseguiva per i porti della Puglia e per la Terra Santa.

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La via Francigena (rossa). L’itinerario (tratt.gio nero) della cosiddetta via Francigena del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il vocabolario della stessa pubblicazione, precisa: francìgeno agg. [dal lat. mediev. Francigena, comp. di Francia e -gena (v. -geno); propr. «nato in Francia», e per estens. «francese»], ant. – Franco, francese. In partic., si chiamò via f. (o francisca) la più battuta delle vie romee medievali che, per la Val d’Aosta, entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia, per il valico della Cisa superava gli Appennini e toccava Lucca, per la Val d’Elsa raggiungeva Siena e poi, attraversando la Tuscia, arrivava a Roma.

I Franchi con la presenza in Italia lasciarono il loro nome, divenuto aggettivo, alla toponomastica dei territori che avevano attraversato ed occupato: francigeno/a o francisco/a; così era accaduto con la precedente presenza dei conquistatori Longobardi che in Italia diffusero il toponimo: Fara, Staffoli, Gualdo, Sala etc. .

L’aggettivo francigeno o francisco riferito ad una via è ancora diffuso in altri territori della penisola, ma una era la via Francigena o Francisca che a partire dal IX-X sec. fu utilizzata dai pellegrini per raggiungere la città di Roma dalle regioni del nord Europa.

Una era la via Francigena o Francisca percorsa dai pellegrini per giungere a Roma, sede del pontefice ed in cui avevano trovato il martirio l’apostolo Pietro e Paolo.

Da qui, utilizzando la via Appia (rosso) o la via Latina (nero) che permetteva di passava per Cassino per la visita ed avere ospitalità presso il monastero fondato da san Benedetto, i pellegrini proseguivano per la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardo-franco.

La via Latina (nera) dopo Cassino e la mantio ad flexum, raggiungeva la città pentra di Venafro (2) (si poteva cogliere l’occasione di visitare ed essere ospitati presso il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno), proseguiva per Teano e Capua dove confluiva nella via Appia (rossa) proveniente da Roma (1) per arrivare a Benevento (3) e proseguire con la via Appia o con la via Traiana (azzurra)  per i porti pugliesi (4 Brindisi) ed imbarcarsi per la Terra Santa.

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La via Appia (rossa). La via Latina (nera). La via Traiana (azzurra). 1. Roma. 2. Venafro. 3. Benevento. 4. Brindisi.

 

GLI ITINERARI RELIGIOSI.

L’Itinerario religioso più antico è l’Itinerarium Burdigalense (333334): A BURDIGALA HIERUSALEM USQUE ET AB HERACLA PER AULONAM ET PER URBEM ROMAM MEDIOLANUM USQUE SIC.: era un itinerarium ad loca sanctum descritto da un pellegrino anonimo partito da Burdigala (Bordeuax) per Gerusalemme: all’andata, attraversando la pianura padana da ovest verso est, l’itinerario aveva escluso la città di Roma che fu la meta del viaggio di ritorno e dopo l’approdato nel porto di Otranto, percorrendo la via Traiana (azzurra) ed attraversando le città di Brindisi, Bari, Bitonto, Ruvo, Canosa, Erdonia, Troia, Aquilonia, Ariano Irpino, arrivava a Benevento (BN) per proseguire con la via Appia (rossa) per la città di Capua e Roma.

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da Radke: il percorso (azzurro) dell’Itinerario Burdigalense da Otranto a Benevento e (rosso) da Benevento a Capua- Roma

Scrive Pietro Dalena (2008) in Vie di pellegrinaggio nel Sud Italia verso Gerusalemme nel medioevo: L’Itinerario Burdigalense, ricco di utili indicazioni sulla via per Gerusalemme e sui luoghi di sosta, testimonia la vitalità tra il III e IV secolo della via Traiana, (da Benevento a Brindisi), della via Traiana Calabra (da Brindisi a Otranto), e della via Appia (da Roma a Capua). Soprattutto quest’ultima, dismessa la funzione militare per cui era stata concepita, già dalla fine del III secolo riveste funzione di itinerario cristiano non solo per essere la strada per la Terrasanta, ma per la presenza lungh’essa di cimiteri cristiani, come quello di San Callisto in cui venivano sepolti anche i papi, di sedi vescovili come quella dei Tres Tabernae, di chiese cristiane come San Sisto, Santa Maria in Camposelce, la Trinità di Mesa, San Giacomo, San Leonardo e quella Costantinopoli di Capua. E la stessa funzione, con minore rilevanza, ebbe anche la via Latina.

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Da Radke: descrizione (riquadro rosso) dell’Itinerario Burdigalense.

L’Appia e la Latina, scrive Dalena, infatti erano ancora all’inizio del VII secolo le principali strade che Roma conducevano ai porti del Mezzogiorno per l’Oriente attraverso Capua e Benevento. Da Benevento si imboccava la direttrice Traiana che proseguiva sino ai porti pugliesi per il traghetto verso l’Oriente.

Capua e Benevento erano crocevia più importanti del Meridione. Capua, dove convergevano l’Appia e la Latina, […]. Da Capua la via Appia continuava per Benevento, dove dalla Porta Aurea partivano le più importanti vie dell’Apulia: l’Appia e la Traiana.

Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano tramite il diverticolo “Troia-Siponto-Monte Sant’Angelo”, denominata Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo;

fig. 5 (2)

ergo, la Via Sacra Langobardorum (nera) o Via dell’Angelo era < unica > e si localizzava ed identificava con il diverticolo “Troia (TR)-Siponto (SI)-Monte Sant’Angelo(S. M.)

La presenza dei Longobardi anche nel territorio dell’attuale regione Molise diffuse il culto per l’arcangelo Michele ed una assidua frequentazione della sua grotta a Monte Sant’Angelo fu favorita dai percorsi tratturali (verde) divenute viae micaeliche, che dall’Abruzzo, attraversando il territorio molisano, giungevano alla pianura foggiana posta ad ovest del promontorio del Gargano e di Monte Sant’Angelo.

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I percorsi (verde) tratturali che attraversano il territorio del Molise.

Erano gli itinerari utilizzati da coloro che risiedevano nei gastaldati, poi contee longobarde-franche istituite nei territori delle attuali regioni dell’Abruzzo e del Molise a partire dall’VIII secolo.

Un itinerario micaelico può identificarsi con la via consolare Minucia (azzurra) che seguiva il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, da Corfinio (A) sulla via Valeria, permettendo di raggiungere Benevento (5) e Brindisi.

Era un percorso interno più sicuro e rapido che, come già esaminato, collegava la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con Benevento (5), capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco.

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I collegamenti viari tra l’Italia del nord ed il sud. via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia (azzurra). via litorale Adriatico (marrone). via Sacra Langobardorum (gialla). via Traiana (verde).

I diversi itinerari micaelici erano complementari alla più importante Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo che si originava dalla città di Benevento (5), capitale del ducato, poi principato longobardo-franco, dove giungevano, scrive Dalena, pellegrini di area longobarda, di diversa estrazione sociale, dall’uomo comune ai massimi rappresentanti della dinastia longobarda (Grimoaldo, Romualdo II, Pertarito, Cuniperto, Ansa, Atalperga) e anche di altri paesi, specialmente d’Oltralpe, in transito per la Terrasanta dopo aver visitato la città di Roma e, se avessero percorso la via Latina, i monasteri di Montecassino e di san Vincenzo al Volturno nei pressi di Venafro, poi proseguire per Capua (4) e con la via Appia giungere a Benevento (5).

La via Latina (azzurra), scrive Dalena, chiamata comunemente Casilina dal IX secolo, partiva dall’omonima porta delle mura aureliane, per proseguire verso i colli Albani da dove si diramava in percorsi minori che raggiungevano i centri latini, il basso Lazio e la Campa

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da Radke: da Roma sud a Benevento (da sn. verso ds.): via Appia (nera). via Latina o Casilina (azzurra). via  Labicana (nera sottile).   via Prenestina (viola). via (marrone) Teano-Alife-Benevento.

In particolare la via Prenestina, aggiunge Dalena, che nel tardo medioevo sarà denominata “Francigena”, e la Labicana (linea nera sottile) furono i prevalenti percorsi di adduzione alla Latina.

Solo a partire dal tardo medioevo, afferma Dalena, l’aggettivo francigeno identificò solo la via Prenestina considerata un percorso adduttore alla via Latina che da Roma giungeva a Benevento, proseguendo con la via Traiana verso i porti della Puglia: divenne, come esamineremo, la cosiddetta via Francigena del sud.

La direttrice Latina, prosegue Dalena dall’VIII secolo fu preferita all’Appia proprio per la presenza lungh’essa del ricostruito santuario cassinese e di un maggior numero di luoghi attrezzati per l’assistenza e il ricovero dei pellegrini.

santuario cassinese, aggiunge Dalena, che per tutto l’alto medioevo fu l’unico ospizio monastico del pellegrinaggio in itinere lungo la via Latina. […]. Nei secoli successivi si continuò ad utilizzare questo percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno”. Lo dimostra anche l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e, in particolare, quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870, con due confratelli, Teodemondo del monastero di San Vincenzo al Volturno e Stefano, spagnolo, attraverso il Mezzogiorno longobardo e arabo in cui il passaggio era tutelato da un dispositivo della divisio ducatus Beneventani dell’849.

Quale era l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio e quello del monaco Bernardo ?

Si tratta, scrive Dalena, della comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’ itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento. Il percorso di questa strada è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento percorso e descritto dal nobile Dauferio e dal monaco Bernardo e coll.: via Latina (azzurra) fino a Venafro e da qui, con il percorso (rosso di raccordo punteggiato), proseguirono per Alife dove incrociarono la via (viola) proveniente da Teano e proseguirono verso Telese e Benevento.

La città di Venafro, tra le città dell’attuale Molise, è l’unica ad essere ricordata perché era attraversata dalla via Latina il cui percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno, identificava la via Francigena detta del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il percorso della via Latina (nera), poi conosciuta come via Francigena, giunto nei pressi di ad flexum (tra Cassino e Venafro), oggi San Pietro Infine, entrava nel territorio dei Sanniti-Pentri per raggiungere la città di Venafro [il monastero di san Vincenzo al Volturno (1) è sito a 31 km.] e proseguire a sud per Teano e per Capua dove incrociava la via Appia (rossa-nera-rossa) che conduceva a Benevento.

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Tratto della via Appia (rosso-nera-rossa) da Formia a Capua e Benevento. Tratto della via Latina (nero) tra Cassino e Teano con il passaggio per Venafro. Monastero di san Vincenzo al Volturno (1)

In base alle fonti bibliografiche ed alle cartografiche esaminate e che esamineremo, la via Francigena detta del sud attraversava il territorio dell’attuale Molise unicamente presso la città pentra di Venafro e, probabilmente, raggiungeva il monastero di san Vincenzo al Volturno per la sua importanza religiosa e fondiaria già all’epoca dei Longobardi.

Radke (1981) ricorda che Nell’Itin. Ant. 304, 2 sgg. è indicata una strada  che da Teano conduceva a Benevento passando per Alifae e Telesia: era una deviazione da ovest verso est che attraversava il territorio caudino per giungere a Benevento, capoluogo dei Sanniti Irpini.

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via Appia (nera). via Latina (azzurra). via (viola) TeanoAlifeBenevento.

 

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da Radke:  (da sin. verso ds.) via Appia (nera). via Latina (azzurra). Cerchiato punt.to marrone: via da Teano ad Alife e Benevento. Cerchiato punt.to azzurro: la via Latina tra ad flexumVenafroTeano.

 

 

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dall’Itinerarium Provinciarum: descrizione dell’itinerario TeanoAlifeTeleseBenevento.

I territori più interni dell’odierno Abruzzo, del Molise e della Campania occupati dai Sanniti Peligni, dai Sanniti Pentri e dai Sanniti Irpini, come già descritto, era attraversato dalla via Minucia ricordata nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Provinciarum: dalla città peligna di Corfinio(A) (Corfinium), posta sulla via Valeria, dopo avere attraversato Sulmona (Sulmo), Castel di Sangro (Aufidena romana), Isernia (Aesernia), Bojano (Bovianum) e Sepino (Saepinum), si diramava nei pressi di Super [Tha]mari fluvium per giungere a Benevento (5) e (tratto punt.to azzurro) ad Ariano IrpinoAd Equum Tuticum (B).

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via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia. via (viola) Teano (3)-Alife-Telese-Benevento.

4 erano le strade che convergevano verso la città di Benevento: 1) la via Appia; 2) la via Latina, poi detta Francigena; 3) una delle due diramazioni della via Minucia e 4) la via che da Teano (3), passando nel territorio caudino di Alife e di Telese, arrivava a Benevento (5).

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1) via Appia (rossa). 2) via Latina/Francigena (nera). 3) via Minucia (diramazione azzurra tratto intero). 4) via Teano-AlifeTelese (viola int. e punt.to). Via sacra Langobardorum o via dell’Angelo (verde-giallo). via Traiana (verde). La via costiera (trat.ggio marrone): Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Da Benevento (5), i 4 itinerarii seguivano la via Appia per Venosa (6), Taranto e Brindisi; mentre da Aequum Tuticum o Equo Tutico  (B) la strada si innestava alla via Traiana per Bari ed a Otranto (I. P.116), mentre la Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo  seguiva il percorso Troia-Siponto- Monte Sant’Angelo (punto rosso).

La via (tratt.ta marrone) che costeggiava il mare Adriatico interessava anche il territorio costiero ed interno dei Frentani di Larino, come testimonia l’ Itinerarium Provinciarum: collegava la Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Queste erano le strade che permettevano i collegamenti tra il nord dell’Italia con le regioni meridionali e con l’estremo oriente; solo una fu utilizzata dai pellegrini che dal nord dell’Europa volevano arrivare a Roma, sede del papa, visitare e pregare presso le tombe di san Pietro e di san Paolo, poi proseguire per la Terra Santa, non prima di avere visitato e soggiornato nella città di Benevento, sede del ducato, poi principato della Langobardia minor, con il complesso monastico di santa Sofia: il santuario della nazione longobarda beneventana […]. La chiesa fu costruita tra il 758 e il 760, all’interno di essa furono poste le reliquie dei XII Fratelli Martiri nel 760 e di San Mercurio, patrono dei longobardi beneventani, nel 768. (Katia Nuzzolo, Il complesso monumentale di Santa Sofia di Benevento) ed il monastero di san Lupo del X secolo, tanto per ricordare i più importanti.

Nel capoluogo dell’omonimo ducato/principato longobardo dal VII secolo si veneravano le sacre spoglie di san Barbato e dall’anno 838 quelle di san Bartolomeo.

LA VIA FRANCIGENA o FRANCISCA del SUD.

L’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870 descriveva, scrive Dalena, la comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’itinerario VenafroAlifeTeleseBenevento, che iniziava dalla mansio Ad Flexum, posta al pari di Venafro sulla via Latina.

Il percorso di questa strada (Venafro-Alife-Telese-Benevento, n. d. r.) è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’ itinerario  (trat.ggio rosso) di Dauferio (817) e di Bernardo e coll. (867-870): VenafroAlifeTeleseBenevento.

[ Nella figura: Via Latina (azzurra): Cassino-Venafro-Teano. Via Appia (nera): Capua-Montesarchio (Caudio)-BN. Via Minucia (verde): Isernia-Bojano-Sepino, dir.ne BN ed Aequum tuticum.].

Dalena continua: Giunti a Venafro (2) dalla statio ad Flexum (1) o seguendo la via Francisca (già via Latina) nei pressi di Mignano, si arrivava a Torcino (T.) nei pressi del Ponte Reale fatto costruire nel XVIII secolo da Carlo III di Borbone. Il tracciato (punt.to viola) proseguiva al di sotto del borgo medievale di Mastrati (T.), oggi detto Torre Umberto; e, passando per la Rocca Vecchia di Pratella (P.) (CE), la strada giungeva nel territorio di Ailano (A.) (CE) nei pressi dell’ abbazia cassinese di Santa Maria in Cingla (2), mentre nel territorio di Vairano Patenora era ubicato il monastero di Santa Maria della Ferrara (3).

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L’ itinerario (punt.to viola) Venafro (2)-Torcino (T.)-Mastrati (M.)  -Pratella (P.) Ailano (A.)Alife descritto da Dalena. Il monastero di san Vincenzo al Volturno (1 in alto).

La strada, seguendo il corso del Volturno, continuava per Santo Stefano dove incrociava la già ricordata via (punt.to rosso) proveniente da Teano. In quest’area si notano i resti di un complesso religioso altomedievale, forse battistero, e iscrizioni pertinenti ad edifici romani. Proseguendo verso Alife, resti della strada basolata romana sono ancora visibili in una via interpoderale che fiancheggia l’attuale strada statale. […]. Da questo punto fino alla Masseria Sansone il tracciato della via romana sembra coincidere con l’odierna statale per poi staccarsene, continuando lungo la via che passa sotto il santuario della Madonna delle Grazie (4), edificato in età medievale, sovrapponendosi alle strutture di un edificio funerario romano.

Sorpassata la Madonna delle Grazie, la via antica piegava verso sud e si dirigeva verso la porta occidentale di Alife. Attraversata la città e oltrepassata la porta orientale e il torrente Torano, la strada continuava fino al territorio di Telesia (od. San Salvatore Telesino) dove i pellegrini poteva visitare ed essere ospitati  presso l’abbazia benedettina di san Salvatore (VII-IX secolo).

L’ itinerario (punt.to viola) proposto e descritto da Dalena: VenafroTorcinoMastratiPratellaAilanoAlife (esamineremo in seguito il suo percorso fino a Benevento) permetteva ai pellegrini sì di visitare e di trovare ospitalità nei monasteri interessati dalla via Francigena del sud, ma escludeva l’importante monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1) fondato dai tre nobili beneventani di origine longobarda, sito a nord e distante circa di 31 km. della città di Venafro (2).

In base alla toponomastica del territorio pertinente alla città pentra posta a confine con il Lazio e la Campania, la via Francigena del sud da Venafro (2) probabilmente proseguiva anche per il monastero di san Vincenzo al Volturno (1).

Un documento (Gentile, 1991) del Chronicon Vulturnense Doc. 93. 954 (2) novembre, [Capua], a cui pare faccia riferimento Dalena, ricordando Paldefrit comes calstadatui Benafrani, descrive alcuni possedimenti del monastero di san Vincenzo al Volturno: que dicitur silva Cicerana, usque in via Francisca (C), […]; alia terra, ubi ecclesia Sancte Marie cella vocabulo edificata est, que dicitur Olivetum (a) , et ecclesia Sancte Cristine: habet fines eadem terra de una parte via Francisca (C) , que venit da campo Famelic, et vadit per capite per ipsa ceruaricia usque in via, que fuit silice, que venit da Benafro circa nominata ecclesia Sancte Cristine, …. .

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Territorio ad est della città di Venafro. L’odierna S.S. 85 (1-3) direzione Isernia. L’odierna S.S. 158 (2) dal bivio di Roccaravindola ad Alfedena, passando nei pressi del monastero di san Vincenzo al Volturno. Il centro di Santa Maria Oliveto (a). Il centro di Roccaravindola (b). La localizzazione della via Francesca (C). L’odierna S.S. 158 (4) in direzione di Capriati (CE).

Esisteva la strada (1), oggi S.S. 85 (tratto 1 e 3), che  l’IGM dopo la città di Venafro  riporta con il nome di Francesca (C), localizzata prima del ponte sul fiume Volturno e nei pressi del bivio per Roccaravindola (b), probabilmente si prolungava (2, oggi S.S. 158) fino al monastero di san Vincenzo al Volturno.

via Francisca è un toponimo ricordato in altri antichi documenti ed in territori diversi e distanti tra loro, ma la via Francisca, ricordata dal Chronicon Vulturnense, essendo stata localizzata ed identificata nel territorio di Venafro, città attraversata dalla via Latina, detta via Francigena, e non lontana dall’itinerario Venafro (2)-AlifeTeleseBenevento, è possibile facesse parte della via Francigena del sud.

La via Francigena o Francisca del sud (F), stando alla documentazione esistente, interessava il territorio dell’attuale Molise solo nel percorso dalla città di Venafro (2), attraversata dalla via Latina, ed il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1).

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Via Latina /Francigena del sud (punt.to viola) tra San Pietro Infine (1) e Venafro (2). L’ itinerario seguito dal nobile  Dauferio e dal monaco Berardo (punt.to viola). L’itinenario (punt.to nero), coinvolgendo la via Francisca (F) dopo Venafro (2), permetteva la visita al monastero di san Vincenzo al Volturno ed il ritorno per Capriati-Prata-Pratella-Ailano-Alife.

Per il viaggio di ritorno (itinerario viola punt.to), si potrebbe avanzare l’ipotesi che, ritornando dal monastero benedettino (1) e per evitare un secondo passaggio per Venafro (2) ed essere costretti a passare per Torcino (T) e Mastrati (M), era più comodo l’itinerario parallelo (nero punt.to) che, dopo aver attraversato il fiume Volturno presso il bivio di Roccaravindola, seguiva il percorso, oggi S.S. 158: Capriati al Volturno, Prata Sannita, Pratella (P), Ailano (A) dove, presso l’abbazia di Santa Maria in Cingla (2), incrociava il percorso (punt.to viola) da Mastrati (M) e, volendo, si poteva visitare ed essere ospitati presso il monastero di Santa Maria della Ferrara (3); poi proseguire verso il santuario della Madonna delle Grazie (4) e la città di Alife.

Google Earth permette di ricostruire l’itinerario della via Francisca o Francesca (F) nel territorio molisano di Venafro (2) e nel territorio casertano e beneventano:

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La via Francisca (F) dopo la città di Venafro (2) e l’itinerario lungo il percorso della S.S. 158 per Capriati (6)-Prata Sannita (7)-Pratella (8)-Ailano (9) ed Alife (10), alternativo all’itineario da Venafro (2) a Torcino-etc. (verde punt.to).

tornando dal monastero di san Vincenzo al Volturno, al bivio di Roccaravindola, dopo il ponte sul fiume Volturno, si prende il bivio per Capriati (6), oggi S.S. 158, e, passando per i territori di Prata Sannita (7), Pratella (8), Ailano (9), si arriva alla città di Alife (10), evitando l’itinerario più lungo che dal monastero di san Vincenzo al Volturno ritornava a Venafro (2) e passava per Torcino (T) e Mastrati (M) e da qui arrivare ad Ailano (9) ed Alife (10).

Dalla città caudina di Alife (10) l’itinerario prosegue verso i centri di Gioia Sannitica (G) e Faicchio (F) per giungere al monastero di San Salvatore Telesino (S.S.T) ed all’odierna città di Telese (11) e raggiungere Benevento.

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Il probabile itinerario caudinoirpino della via Francigena del sud (dopo Venafro) tra AlifeTelese e la città di Benevento.

Scrive Dalena: Pochi km ad est, nei pressi della confluenza del Titerno nel Volturno si scorgono pochi resti di un altro ponte romano, il cosiddetto Ponte Iaco, nel comune di Faicchio. Superato il Titerno la strada costeggia ancora il Volturno fino a Torre Vecchia Marafi e da qui raggiungeva Benevento seguendo il corso del fiume Calore. Da Benevento, seguendo la direttrice Traiana, anche questa più tardi nota come strada “Francisca”, i pellegrini Bernardo, Teodemario e Stefano, che descrissero l’itinerario ricordato da Dalena, pervennero prima alla grotta di San Michele, poi a Bari “civitas Sarracenorum” e, infine, attraverso la Via per compendium, a Taranto, dove s’imbarcarono alla volta di Alessandria per raggiungere la Terrasanta.

Ma se nella consuetudine dei pellegrini, scrive Dalena, ormai si andava consolidando la preferenza per questo itinerario, nei documenti che ricordano questi pellegrinaggi altomedievali non ricorre mai la parolaFrancigena”, “Francesca” o “Francisca.

In realtà il toponimo Via Francigena o Francesca sostituisce o si sovrappone, sicuramente dai primi anni dell’XI secolo, a quello della Traiana da Troia a Canosa, come dimostrano alcune chartae del monastero di Banzi della fine dell’XI secolo, per cui una “strata Francesca” conduceva alla “via Canusina”.

Dalena ricorda anche l’itinerario percorso dal monaco islandese Nikulas Saemundarson nell’anno 1151 dall’Islanda a Gerusalemme effettuato attraverso l’Italia; a Vevey sul lago di Ginevra, dove convergevano le strade dei pellegrini diretti in Italia: Franchi, Fiamminghi, Inglesi, Tedeschi e Scandinavi […] prima di giungere a Milano e proseguire per Pavia, Piacenza lungo la Francigena sino a Roma e poi per la Latina sino a Benevento.

Il monaco islandese, percorrendo la via Latina era sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Da Benevento, prosegue Dalena, il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana sino a Troia, da dove un diverticolo denominato “via Pelegrinorum”, forse da identificarsi con l’antica “via sacra Langobardorum” conduceva a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario proseguiva verso Bari, per una sosta al santuario nicolaiano, e verso il porto di Brindisi. […].

Le varianti di percorso alla direttrice Traiana registrate nel diario del monaco islandese, continua Dalena, sono confermate dall’itinerario di Filippo II Augusto del 1191, reduce dalla terza crociata. Il sovrano francese sbarcato a Otranto, proveniente da Corfù, percorre la direttrice Traiana sino a Bari e, da qui, la litoranea sino a Barletta, da dove tramite un diverticolo si immette nuovamente sulla Traiana per San Lorenzo in Carminiano, Troia, Benevento; poi lungo la via Latina per San Germano (Cassino) sino a Roma e proseguire per la Francigena sino al Moncenisio.

L’ itineraio di Filippo II Augusto del 119, percorrendo la via Latina, era passato sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Concludendo: nell’attuale regione Molise, la via Francigena del sud passava unicamente nel territorio pertinente alla città di Venafro e, probabilmente, arrivava al monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno.

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La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). L’itinerario (viola) di Dauferio e di Bernardo. La via Traiana (marrone). La via litorale adriatica (punt.to turchese).

La via Appia fu la 1^ via Francigena del sud; successivamente lo divenne la via Latina che, dopo Cassino, passava per Venafro, proseguiva per Teano e presso l’antica Capua si immetteva nella via Appia per arrivare a Benevento.

Gli antichi itinerari ricordano e descrivono il percorso alternativo alla via Latina: dalla città di Venafro (e forse fino al monastero di san Vincenzo al Volturno) seguiva un tracciato (viola) posto alle falde meridionali del massiccio del Matese, ovvero nell’antico territorio dei Caudini, con le città di Alife e di Telese/Telesia (San Salvatore Telesino) e degli Irpini con la capitale Benevento

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

 

 

 

DIOCESI DI ISERNIA- VENAFRO: LE BUGIE SU PAPA CELESTINO V.

novembre 8, 2014

Per chi non vuole essere preso in giro!

Curiosando in internet, sul sito: Diocesi di Isernia – Venafro:: Anno Celestiniano www.isernia.chiesacattolica.it/…diocesi/diocesi/00022914_Anno_Celestin, si legge: La visita di papa Francesco in Molise del 5 luglio 2014 è coincisa con un evento di grazia che la diocesi di Isernia-Venafro attendeva da tempo. E’ stato proprio il Sommo Pontefice nel suo intervento in piazza A. D’Isernia a promulgare solennemente l’inizio dell’Anno Giubilare  Celestiniano in occasione dell’VIII Centenario della nascita San Pietro Celestino.

Nel discorso pronunciato sul sagrato della cattedrale di Isernia, papa Francesco indisse l’Anno Giubilare Celestiniano, ma non fece riferimento all’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V.

Diversa e molto chiara fu l’omelia di papa Benedetto XVI il giorno 4 luglio 2010 nella città di Sulmona: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

E’ chiaro: la diocesi di Isernia-Venafro, di comune accordo con i Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, aveva indetto lo speciale Anno Giubilare per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.

All’epoca, perché la diocesi di Isernia-Venafro non manifestò il proprio dissenso, visto che oggi afferma: Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V, infatti, secondo la plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 da genitori contadini poveri, onesti e profondamente religiosi.  Intorno ai 20 anni decise di dedicarsi a Dio nella preghiera e nel nascondimento ritirandosi dal mondo come eremita: non beveva vino, non mangiava carne e praticava sei quaresime l’anno. […]. ?

SOLO in base ad una  plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica hanno sempre sostenuto che Pietro di Angelerio era nato nella città di Isernia, ma da qualche tempo affermano genericamente: nacque in terra di Isernia, ignorando ciò che è scritto nell’Annuario Pontificio fin dall’anno 1998: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone, per correggere quanto era stato scritto negli anni precedenti: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone.

Se nacque proprio nel 1215, perché la diocesi di Isernia Venafro condivise con le altre diocesi dell’Abruzzo e del Molise la celebrazione degli 800 anni della nascita stimata tra gli anni 12091210?

Hanno tratto in errore papa Benedetto XVI o papa Francesco I?

Il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, prosegue: 14 e 15 ottobre 2014. Il primo appuntamento celestiniano ricorda l’occasione in cui Papa Celestino V fece sosta ad Isernia nel suo viaggio da Sulmona a Napoli. Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia, ove erano il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto). La tradizione storico-ecclesiale locale lega a questo momento il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite. […].

Per chi volesse conoscere i dettagli del suo viaggio da Sulmona a Napoli e che Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia, si rimanda all’articolo del blog: www. molise2000 worpress.com: ANNO GIUBILARE CELESTINIANO di Isernia. 14 e 15 ottobre (1294-2014).

Basta sapere: nessuno dei più antichi biografi di papa Celestino V ha tramandato che Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia; solo la biografia di Cantera nel 1892 diede la notizia, sconosciuta a Ciarlanti (1644) che, vissuto circa 250 anni prima, nativo di Isernia, storico ed arciprete della cattedrale della città, avrebbe avuto più di un motivo per “strumentalizzarla”, essendo stato un convinto sostenitore della nascita e del legame di Celestino V con Isernia.

L’avvenimento era sconosciuto ai biografi Marini (1630), Telera (1648) e Spinelli (1644), questi ultimi due, con Ciarlante, furono i primi a proporre la nascita di Pietro di Angelerio in Isernia.

Priva di fondamento anche la presenza de il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto): la diocesi di Isernia-Venafro ritiene  i due nipoti Guglielmo e Pietro (di papa Celestino Vfigli del defunto fratello Roberto, ma è proprio Cantera a smentire : si leggono accordate da re Carlo II delle provvisioni a Nicola di Angelerio fratello, e a Guglielmo e Pietro Roberto di Angelerio nipoti del fu Pp. Celestino V, non del fu fratello Roberto!

i due nipoti Guglielmo e Pietro non erano figli del defunto fratello Roberto, ma erano nipoti del fu Pp. Celestino V.

Ciarlanti aveva scritto circa 250 anni prima di Cantera: ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis quond. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosanctae Romanae,[…].

Ciarlanti, Cantera e gli altri biografi antichi non hanno mai tramandato un incontro nella città di Isernia tra papa Celestino V ed i parenti.

Errata anche La tradizione storico-ecclesiale locale lega a questo momento il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite.

Ciarlanti conosceva un’altra realtà: e due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia), che nel Duomo si conservano; le due preziose croci non erano state donate in occasione della sosta del 14 e del 15, ma papa Celestino V le mandò.

Se le mandò significa che Celestino V non era nella città di Isernia il 14 ed il 15 ottobre 1294!

In merito, è bene conoscere anche il parere (1998) di mons. Gemma, vescovo emerito della diocesi di Isernia-Venafro: e qui (in Isernia) tu lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione quella croce argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Ciarlanti nel 1644 ricordava due croci ch’egli mandò alla sua Patria; mons. Gemma nel 1998 ha ricordato quella croce che tu lasciasti, ovvero il papa era presente nella città Isernia e lasciò una croce; mentre il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, nell’anno 2014, ricorda due preziose croci.

La verità venne a “galla” con le Celebrazioni Celestiniane. Mostra di cimeli e documenti custoditi nei luoghi che potevano vantare la presenza di papa Celestino V.

Nel catalogo (1954) della mostra dedicata alle Reliquie e Cimeli della città di Isernia si legge l’esistenza di una croce: 18. Croce in argento dorato (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo: tempestata di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di Isernia.

Si tratta di una croce NON di fattura longobarda-bizantina, ma Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina della Seconda metà del sec. XIV; ovvero, la croce che hanno affermato fosse stata lasciata o mandata nell’anno 1294, NON esisteva nel secolo XIII in cui visse papa Celestino V!

Il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, conclude: 5 luglio 2015. Quest’ultimo appuntamento che chiude l’Anno Giubilare Celestiniano, coincide con l’elezione di Pietro del Morrone a sommo pontefice. In età ormai veneranda (difficile precisare a quanti anni) il Morronese «dalla dura vita» fu eletto papa proprio il 5 luglio 1294, dopo circa due anni di sede vacante dalla morte cioè del papa Niccolò IV avvenuta il 4 aprile 1292.

Come si può affermare che l’elezione di Pietro del Morrone avvenne In età ormai veneranda (difficile precisare a quanti anni)?  

Se la diocesi di Isernia-Venafro è convinta ed afferma che papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 e fu eletto papa proprio il 5 luglio 1294, non è difficile, per chi ha le idee chiare, fare una semplice operazione aritmetica: 1294 – 1215 = 79 sono gli anni che aveva Pietro di Angelerio alla sua elezione.

In realtà, nel 1294 aveva compiuto 85 anni e morì prigioniero di Bonifacio VIII il 19 maggio 1296 all’età di 87 anni, come testimonia la biografia Vita C (1303-1306): Anno domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°. VII°., die XIX mai.

Per gli uomini di Chiesa che non conoscono il latino: morì nell’anno del signore 1296 il 19 maggio, all’età di 87 anni; ergo: 129687 = 1209 è l’anno di nascita di papa Celestino V, tant’è, come disse papa Benedetto XVI il 4 luglio 2010, tutte le diocesi dell’Abruzzo e del Molise indissero l’ Anno Giubilare Celestiniano per celebrare gli 800 anni della sua nascita.

Oreste Gentile.

PAPA BENEDETTO XVI – PAPA FRANCESCO I : DUE PAPI PER DUE ANNIVERSARI.

novembre 2, 2014

                                                                                                                       melius abundare quam deficere.                                           

Nell’anno 2009, la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana, per ricordare e celebrare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, inviò una lettera ai fedeli: Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

La C. E. A. M., ritenendo gli storici unici responsabili di non avere indicato un preciso anno di nascita del papa molisano, perché collocata tra il 1209 e il 1215, decise di collocarlo tra il 1209 ed il 1210, forse ignorando la biografia più antica del santo eremita che esplicitamente ricorda: la morte avvenne all’età di 87 anni e nell’anno 1296; ergo: 1296 – 87 = 1209.

Il testo della lettera crea un’altra perplessità: tra i tanti luoghi in cui è molto sentita la devozione perché fu ricordata solo la città di Isernia?

Perché non L’Aquila, dove volle la costruzione della basilica di Collemaggio e dove fu proclamato pontefice?

Perché non Castel di Sangro (AQ), nei cui pressi aveva iniziato il primo periodo di eremitaggio?

Perché non Sulmona (AQ), nei cui pressi svolse il secondo periodo di eremitaggio?

Perché non Montagano (CB), dove aveva frequentato il monastero di Santa Maria in Faifoli?

Perché non Sant’Angelo Limosano (CB) etc., dove la devozione è molto sentita?

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 Francobollo emesso nell’anno 2010 per ricordare la presenza di papa Benedetto XVI a Sulmona in occasione dell’Anno Giubilare Celestiniano nell’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V.

Le sacre spoglie di papa Celestino V furono ospitate nei principali centri delle diocesi delle due regioni tra il mese di agosto dell’anno 2009 e l’agosto 2010; il 4 luglio 2010, papa Benedetto XI visitò la città di Sulmona e durante la celebrazione eucaristica disse: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

Dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, papa Francesco I volle visitare la città di Campobasso ed in occasione della sua presenza anche nella città di Isernia, i mass media pubblicarono: La prefettura della Casa pontificia ha ufficializzato il programma della visita pastorale di Papa Francesco a Isernia del 5 luglio 2014. […]. ore 18.15 – in piazza Andrea D’Isernia sul palco saluto del vescovo monsignor Cibotti; discorso del Santo Padre; solenne proclamazione dell’Anno Giubilare Celestiniano per gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino (1215-2015).

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Francobollo ed annullo filatelico emessi per la presenza di papa Francesco I ad Isernia per indire l’anno giubilare celestiniano per l’ VIII centenario della nascita di papa CelestinoV.

Ignoriamo se la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana fosse a conoscenza dell’iniziativa, visto che la celebrazione dovrebbe interessare solo la diocesi di Isernia-Venafro; ignoriamo se La prefettura della Casa pontificia fosse a conoscenza che la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana aveva già proclamato 5 anni prima la celebrazione della nascita di papa Celestino V; ignoriamo se la stessa prefettura abbia informato papa Francesco I che il 4 luglio dell’anno 2010 il suo predecessore era presente nella città di Sulmona per partecipare alle celebrazioni degli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

Domanda: se il 5 luglio 2014 nella città di Isernia fosse stato in carica e presente papa Benedetto XVI, avrebbe rinnegato quanto detto il 4 luglio 2010 nella città di Sulmona e proclamato un Anno Giubilare Celestiniano per gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino (1215-2015), così come ha scritto La prefettura della Casa pontificia?

Durante la sua visita, papa Francesco I non ha messo in relazione la nascita di papa Celestino V con la città di Isernia; nel suo discorso ufficiale pronunciato sul sagrato della cattedrale della città: proclamò l’Anno Giubilare Celestiniano, ma non in relazione, come fece papa Benedetto XVI, alla celebrazione degli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

L’Anno Giubilare Celestiniano indetto per celebrare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, ha unicamente l’imprimatur di papa Benedetto XVI.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“NUOVO” ANNO GIUBILARE CELESTINIANO (1215 – 2015) !

agosto 5, 2014

ISERNIA 2 BUONAISERNIA 1 BUONA

 

 

 

 

Uno “speciale annullo filatelico” è stato diffuso in occasione della presenza di papa Francesco nella città di Isernia il 5 luglio 2014, data che coincide con la elezione al soglio pontificio il 5 luglio 1294 del frate eremita Pietro di Angelerio, meglio conosciuto come Pietro da/del Morrone.

Lo “speciale annullo filatelico” avrebbe dovuto ricordare la visita e la presenza eccezionale di papa Francesco nella città di Isernia o, se avessero voluto, il 720° (1294-2014) anniversario della elezione di Pietro di Angelerio a pontefice: hanno pensato ben altro!

Avendo capito che la Chiesa con il suo comportamento ipocrita non ha mai voluto prendere una chiara posizione sul luogo, sull’anno di nascita e su gli altri avvenimenti legati alla vita terrena di papa Celestino V, hanno pensato bene di <strumentalizzare > la presenza di papa Francesco nella città di Isernia per fargli indire un Anno giubilare celestiniano per ricordare gli 800 anni della nascita di Pietro di Angelerio.

Dove? Ma nella città di Isernia!

Nel proclamare l’Anno giubilare celestiniano, papa Francesco nel suo discorso pronunciato sul sagrato della cattedrale di Isernia non lo mise in relazione all’anno ed all’VIII centenario della nascita del suo santo predecessore: forse era consapevole che una sua esplicita dichiarazione avrebbe avallato la nascita di Pietro di Angelerio nell’anno 1215 e nella città di Isernia?

ISERNIA 1 BUONA

Esaminando lo “speciale annullo filatelico, nulla testimonia e ricorda la presenza e la visita di papa Francesco alla città di Isernia: in alto a sinistra si legge: Anno Giubilare Celestiniano; il francobollo con l’immagine del papa non è in relazione alla presenza in Isernia in quanto fu emesso nel marzo dell’anno 2013 in occasione della sua proclamazione mentre l’annullo postale evidenzia lo stemma dell’ordine fondato dal frate-eremita Pietro di Angelerio ed ai suoi lati le legende che ricordano gli anni 1215 e 2015 e la *SOLENNE PROCLAMAZIOINE ANNO GIUBILARE CELESTINIANO*. VERSO L’VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI SAN PIETRO CELESTINO* con la data 5. 7. 2014.

ISERNIA 2 BUONACiò che davvero sorprende e può destare una grande meraviglia in quanto è veramente fuori  <tema> sono le immagine riprodotte sull’altra faccia della cartolina isernina che raffigura papa Benedetto XVI, un busto di papa Celestino, nello sfondo la facciata del duomo di san Panfilo di Sulmona ed in basso a destra un francobollo: il tutto è stato copiato dalla cartolina e dal francobollo che furono diffusi in occasione della visita di papa Benedetto XVI alla città di Sulmona per la celebrazione dell’ VIII centenario (1209 – 2009) della nascita di Pietro di Angelerio.

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FRANCOBOLLO 2 2010

SULMONA 3

 

 

 

cartolina, francobollo ed annullo postale di Sulmona. 4. 7. 2010
 

 

Papa Benedetto XVI, il 4 luglio dell’anno 2010, fu invitato dalla diocesi e dalla città di Sulmona in occasione della celebrazione dell’ Anno Giubilare celestiniano indetto dalla Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana (CEAM)dei vescovi delle due regioni per ricordare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, come ricorda il loro parere “ipocrita” riportato in una lettera ai fedeli: Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

Papa Benedetto XVI (o chi aveva scritto la sua omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica nella città di Sulmona) disse: Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

La Chiesa a causa della sua ipocrisia, a distanza di 5 anni, permette che venga proclamato un (2°) anno giubilare celestiniano per (ri)celebrare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Pensate a ciò che la Chiesa permetterebbe di scrivere se volesse farci conoscere anche il luogo della nascita, il cognome e lo stato patrimoniale dei suoi genitori!

Oreste Gentile

SECONDO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE.

luglio 28, 2014

“ Una impresa davvero ardua attende l’assessore per il Turismo del Comune de L’Aquila: in base alle testimonianze delle biografie, le città da invitare nei prossimi forum saranno tante al pari degli itinerari che possono essere proposti per visitarle. In bocca al lupo ”.

Era l’augurio scritto alla fine dell’articolo FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE. QUALE IL CRITERIO DELLA LORO SCELTA ? (pubblicato in internet) all’assessore al Turismo del Comune de L’Aquila che aveva organizzato il Primo Forum delle città Celestiniane in occasione del VII centenario della canonizzazione (1313-2013) di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio,

Abbiamo notizia che è stato presentato ed inaugurato il SECONDO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE: Si svolgera’ a Norcia, il prossimo 28 giugno, il convegno, propedeutico al Forum delle citta’ celestiniane, “L’Umbria chiama L’Aquila”, iniziativa nata dal primo Forum che si e’ svolto lo scorso giugno all’Aquila. Lo ha annunciato l’assessore al Turismo Lelio De Santis spiegando che l’intento e’ quello di valorizzare la figura di Celestino V e favorire la creazione di una rete delle citta’ celestiniane che abbia la funzione di attrattore turistico religioso, di sviluppare iniziative durante tutto l’anno e di promuovere la Perdonanza al di fuori dei confini della provincia aquilana. Si prova a fare una diversa promozione della Perdonanza – ha detto l’assessore – instaurando rapporti con i territori legati alla figura di Celestino V, che saranno poi invitati a vivere direttamente la 720esima edizione della manifestazione. Infatti il Secondo Forum delle Citta’ celestiniane quest’anno sara’ collocato all’interno del programma della Perdonanza, in data 27 agosto, e nella giornata seguente del 28 le delegazioni parteciperanno all’apertura della Porta Santa ed al corteo storico. L’iniziativa – ha spiegato De Santis – si svolgera’ a Norcia, in virtu’ del legame che c’e’ tra la basilica di Collemaggio e quella di San Benedetto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Jan Bassand de Besancon. A Norcia, inoltre, si e’ ricostituita una comunita’ di benedettini che hanno assunto come immagine, nel loro stemma, anche la croce con la ‘S’ di San Pietro Celestino. Floro Panti, presidente del Centro Studi celestiniano, ci ha anticipato, invece, che l’anno prossimo, ad Assisi, si concludera’ la tappa conclusiva del ‘Cammino del Perdono’ ,che partira’ dall’Aquila e che tocchera’ gli eremi celestiniani. L’anno scorso tale percorso – ha ricordato l’amministratore comunale – ha interessato la tratta da Sant’Angelo Limosano all’Aquila e questo anno andra’ dalla parte meridionale della Puglia fino a Monte Sant’Angelo.

Al di là degli scopi religiosi che gli organizzatori intendono perseguire, resta senza una risposta l’interrogativo formulato lo scorso anno: quale è il criterio che si adotta per identificare e selezionare i territori legati alla figura di Celestino V.

Nella sua lunga vita, è vissuto 87 anni, Pietro di Angelerio, pur avendo scelto di condurre una vita eremitica, era continuamente in viaggio: aveva percorso in lungo ed in largo il vasto territorio compreso tra il Gran Sasso, la Maiella e le Mainardi settentrionali ed una parte del Molise centrale; intraprese un viaggio che lo portò a visitare le città poste sull’itinerario che dall’eremo del Morrone giungeva alla città francese di Lione; dopo l’elezione a pontefice, furono diverse le località che lo ospitarono in occasione del suo trasferimento da L’Aquila a Napoli; tante altre possono testimoniare il suo passaggio quando, dimissionario, da Napoli si avviò verso Sulmona e dopo quelle che lo videro fuggiasco verso Vieste per raggiungere l’estremo oriente.

Alle tante località che posso testimoniare la sua presenza bisogna sommare quelle in cui furono istituiti i monasteri celestiniani quando era in vita ed in altri luoghi dopo l’anno 1296, anno della sua morte, considerato che nel momento della loro massima floridezza (i celestini) erano stati titolari di quasi 150 monasteri, sparsi in Italia, Francia, Boemia, Inghilterra, Spagna, Belgio, etc.. (sito Basilica di Collemaggio)

La città di L’Aquila, lo stadio olimpico di Roma od un’altra struttura più spaziosa non potrebbero ospitare i rappresentanti delle tantissime località che possono testimoniare un legame diretto con papa Celestino V e di quelle in cui esisteva un monastero istituito prima e dopo la sua morte.

E’ una impresa ardua realizzare l’ambizioso progetto di fare testimoniare proprio tutti, figuriamoci poi le difficoltà che si avrebbero se fossero invitate delle località che non hanno avuto un legame con Pietro di Angelerio.

I territori che non hanno avuto un rapporto diretto con Celestino V o in cui fu costruito unicamente un monastero soprattutto dopo la sua morte, possono considerarsi legati alla figura di Celestino V ?

Lo scorso anno furono invitate le città: Bologna, Limay (Francia), Norcia, Lecce, Firenze, Ripalimosani, S. Angelo Limosano, S. Severo, Monte Sant’Angelo, Fumone, Isernia, Salle, Lama dei Peligni, Castel di Sangro, Celano, Guardiagrele, Roccamorice, Pratola Peligna.

Le uniche, tra quelle citate, che possono vantare la sicura presenza di papa Celestino V, come scritto nel precedente articolo, sono state ricordate dalle sue più antiche biografie: Firenze, Fumone, Castel di Sangro, Roccamorice.

Le altre possono vantare sì l’istituzione di un monastero celestiniano quando lui era ancora in vita o dopo la morte, ma non la sua presenza.

Le più antiche fonti e la documentazione esistente non ricordano, tanto per fare un esempio, un legame di papa Celestino V con la città francese di Limay (meglio Limay Yvelines); forse in Limay Yvelines, come per altri centri francesi, fu fondato un monastero celestiniano dopo la sua morte avvenuta nel 1296: questo sarebbe il legame di Celestino V con una città di cui forse egli stesso ignorava l’esistenza ?

La città di Norcia può vantare un legame con papa Celestino V ?

Era sì la patria di san Benedetto fondatore delle omonima congregazione, ma non aveva mai avuto un rapporto diretto o un legame con il frate eremita che dopo l’esperienza negativa del suo breve noviziato (3 anni) proprio presso un monastero benedettino, aveva deciso di dare vita ad una nuova congregazione meno legata alle <cose terrene>.

I benedettini non godevano delle <simpatie > di Pietro di Angelerio, visto che dall’inizio del’eremitaggio sulla Maiella, crescendo il numero de’ compagni, scrisse Marino, tanto che passavano seicento, & non potevano capirsi in sì piccioli luoghi, che teneva egli nella Maiella, e nel Morrone; cominciò a pigliare diversi altri luoghi, e questi poverissimi, accioche l’Ordine di S. Benedetto si ristorasse e riformasse sul fondamento della povertà, & dell’humiltà, il quale era quasi andato in rovina per l’abondanza e superbia richeze.

Una reciproca < simpatia > che il frate-eremita Pietro da/del Morrone manifestò con uno dei primi provvedimenti quando fu eletto pontefice; scrisse Marino: Il medesimo Riccardo lasciò scritto, che Celestino aggregò à suoi Monasteri il Monastero di Monte Cassino, e che vi introdusse quasi cinquanta de suoi Monaci del suo habito Camelino di vilissimo panno, e vi fece un’Abbate de suoi chiamato Angelerio, nel mese d’Ottobre, si come riferisce l’Autore del Legno della Vita lib. I. c. 9. dal detto Ricardo Abate. Aggiunge à ciò il Cardinale di San Giorgio, che Celestino sforzò e costrinse i Monaci del Monastero di Monte Cassino à pigliare l’habito Monastico, il qual egli haveva instituito, de Monaci che vivevano sotto le sue riforme, e quegli che non volsero obedire, scacciò fuora del Monastero. Aggiungendo: andò di persona à Monte Cassino, per riformare quel Monastero, & unirlo alla sua Religione, e vi fece perciò eleggere per Abbate Angelerio uno de suoi discepoli cohavervi introdotti cinquanta de suoi Monaci, e sforzati quei Monaci neri à pigliare l’habito de suoi, che era di color camelino di vilissimo panno.

Quale poi il legame che c’è tra la basilica di Collemaggio e quella di San Benedetto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Beato Jan Bassand de Besancon è davvero tutto da scoprire.

La prima fu voluta nella città de L’Aquila dal frate Pietro da/del Morrone intorno all’anno 1287: Chiesa di Santa Maria di Collemagio (la quale era stata fabricata dal Santo per il suo Ordine), scrisse Marino, dove suo Ordine è riferito a quello celestiniano; la seconda fu costruita intorno al 1200, nove anni prima della nascita di Pietro di Angelerio e certamente non può essere considerata, come hanno scritto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Jan Bassand de Besancon che, nato tra il 1360 ed il 1365, divenne a 85 anni priore del convento di Santa Maria di Collemaggio dove morì nell’anno 1445. Si ignora un suo intervento in favore della basilica di san Benedetto di Norcia che fu posseduta dalla congregazione dei celestini dall’anno 1484 al 1810 (Andenna, 2001).

Le città che possono realmente vantare la presenza o un interessamento diretto di papa Celestino V, prima da semplice frate-eremita e successivamente da pontefice sono tantissime; pertanto non si comprende la scelta di Norcia sia per il Primo che per il Secondo Forum della città celestiniane.

Seguendo quanto hanno tramandato le più antiche biografie e l’ordine cronologico degli avvenimenti che hanno visto protagonista il santo frate-eremita fin dalla sua giovinezza, si poteva iniziare con Montagano, un piccolo centro in provincia di Campobaso, meno noto di Norcia, ma nel suo territorio era stato costruito il monastero di Santa Maria in Faifoli, dove il giovane Pietro svolse per solo 3 anni il noviziato e vi tornò in seguito come abate. Certo, Montagano non avrebbe fatto notizia!

Cronologicamente Pietro fu poi a Castel di Sangro nel cui territorio iniziò i primi 3 anni di eremitaggio e poi, e poi, e poi: le località, come già detto sono tantissime, ma solo procedendo con tale metodo si crea un itinerario religioso, culturale e storico aderente alla realtà, senza voli pindarici.

Tra le località che parteciparono al Primo Forum delle città celestiniane compare la città di Isernia e il paese di Sant’Angelo Limosano: entrambe rivendicano la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, ma la Chiesa, correggendo quando scritto in precedenza (fino all’anno 1997) sull’Annuario Pontificio a favore della prima città, scrive solo Molise, nome della regione.

Un metodo pilatesco, se non ipocrita di risolvere il dubbio!

Stando la scelta di ricordare la nascita nella regione Molise, perché è stato invitato Sant’Angelo Limosano e perché è stato avallato un itinerio da Sant’Angelo Limosano all’Aquila ?

La città di Isernia merita la presenza perché nel suo territorio era stato costruito un monastero celestiniano nell’anno 1272; tutte le altre testimonianze che dovrebbero sostenere una plurisecolare tradizione, sono state create ad arte.

Il piccolo centro di Sant’Angelo Limosano non dovrebbe essere presente: nel suo territorio non è mai esistito un monastero celestiniano, né altre testimonianze sono riconducibili ad un legame con papa CelestinoV, però la Chiesa ed altri ignorano che a differenza della città di Isernia e di altri centri che di volta in volta rivendicano la famosa nascita, gode di diversi indizi ricordati dalle più antiche biografie di Pietro di Angelerio che lo ritengono la patria di papa Celestino V.

Auguri agli organizzatori per il Secondo Forum delle città celestiniane; stimolate pure la conoscenza della vita e delle opere del santo molisano, ma potreste tra i tanti argomenti che saranno trattati, mettere la parola fine alla secolare diatriba sul luogo e sull’anno di nascita di un povero cristiano ?

Oreste Gentile

PRIMO FORUM CITTA’ CELESTINIANE.

luglio 27, 2014

E’ lodevole l’iniziativa dell’assessore al Turismo del Comune de L’Aquila di avere organizzato il I Forum delle città Celestiniane in occasione del VII centenario della canonizzazione (1313-2013) di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio; un evento che alcune località non protagoniste nella lunga vita del santo molisano ed i soliti uomini di chiesa, ancora una volta, hanno saputo sfruttare ad usum delphini.

Sono trascorsi 4 anni dalla celebrazione dell’VIII centenario (2009-1209) della nascita del papa molisano che ha visto la peregrinatio delle sue spoglie nelle diocesi episcopali dell’Abruzzo e del Molise, nonché l’organizzazione di 5 incontri e 29 relazioni, tenuto conto che tra gli anni 1987 e 1994 già erano state presentate circa 68 relazioni per illustrare la sua vita terrena, religiosa e spirituale di Pietro di Angelerio, papa Celestino V.

Dopo 804 anni dalla nascita dovremmo conoscere tutto di papa Celestino V, ma si continua a ricordarlo più per la “discussa” citazione dantesca che per quanto realizzò nella sua lunga vita.

Gli studiosi e gli storici nei tanti dibattiti hanno avuto modo di illustrare le loro ricerche e le loro considerazioni, un rito che è stato celebrato anche in occasione del I Forum delle città Celestiniane, ma non  c’è stato chi con < coraggio > facesse  luce su alcuni eventi ancora controversi della vita terrena di Pietro di Angelerio: l’anno ed il luogo della nascita, l’esistenza di un cognome dei genitori, lo stato patrimoniale della famiglia, dove era nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294 quando da L’Aquila si recò a Napoli.

Nei tanti  incontri non soltanto hanno evitato di dare delle risposte, ma si sono arrogati il diritto di descrivere degli avvenimenti frutto solo di una loro libera, quanto campanilistica interpretazione delle fonti storiche, che forse non hanno mai consultato ed ignorando le fonti bibliografiche più antiche, fanno capire che hanno descritto la < falsa > vita terrena del grande personaggio.

Dan Brown è un dilettante al loro confronto!

La Chiesa, pur seguendo l’esempio di Pilato, prende in giro l’ignaro lettore: in più occasioni ha indicato la città di Isernia come luogo di nascita di Pietro di Angelerio, mentre i primi biografi accreditarono il castrum che oggi si identifica con Sant’Angelo Limosano.

Il I Forum delle città Celestiniane ha visto la presenza di 3 relatori che si erano già esibiti nella celebrazione della nascita: trascorsi 4 anni hanno scoperto delle notizie inedite?

In occasione del I Forum hanno illustrato: 1) Dal processo alla bolla di canonizzazione. 2) San Pietro, confessore a settecento anni dalla canonizzazione. La santità non passa mai di moda. 3) Reformatio ecclesiae in capite et in membris:  l’esempio e l’opera di Celestino V. 4) Celestino V e Montecassino. 5) Le congregazioni Celestiniane in Europa. 6) Testimonianze celestiniane nella terra di San Benedetto – Norcia. 6) L’impronta dei celestini a Bologna: dalle origini all’Archivio di Stato. 7) Tracce di Celestino V in Francia a Limay.

Si sono trastullati con gli argomenti che hanno scelto di relazionare e che sicuramente hanno interessato gli eruditi, ma il volgo avrebbe voluto che con < coraggio > avessero finalmente e definitivamente date delle risposte ai 4 quesiti: 1°) l’anno ed il luogo della nascita, 2°) l’esistenza di un cognome dei genitori, 3°) lo stato patrimoniale della famiglia, 4°) dove era nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294 quando da L’Aquila si recò a Napoli.

Stando al programma, sono state anche illustrate le Testimonianze delle città partecipanti: Bologna, Limay (Francia), Norcia, Lecce, Firenze, Ripalimosani, S. Angelo Limosano, S. Severo, Monte Sant’Angelo, Fumone, Isernia, Salle, Lama dei Peligni, Castel di Sangro, Celano, Guardiagrele, Roccamorice, Pratola Peligna.

Non sappiamo dove era nato Pietro di Angelerio, ma abbiamo scoperto che esistono delle città italiane e straniere ritenute celestiniane.

Quale criterio è stato adottato per la loro selezione?

Furono realmente protagoniste nella lunga vita dell’umile frate, eremita, papa, dimissionario, ostaggio, fuggiasco, prigioniero e santo Celestino V?

Tutti i biografi hanno avuto serie difficoltà per descrivere i suoi continui spostamenti,  come scrisse Marino (1630): pigliò e fondò molti luoghi, ne’ quali distribuiva i discepoli, che in gran numero concorrevano, & egli in persona andava nelle fondazioni de i luoghi, come in molti luoghi d’Abruzo, e di Campagna di Roma, dove fondò avanti il Concilio di Lione Sant’Antonio à Fiorentino, altri luoghi in Anagni, Scolcola, Sora, e per edificatione e devotione de i popoli vi si fermava qualche tempo: e anche a Roma si fermò molte volte ò per negotij, o per sodisfare alla devozione de molti devoti amici. […]. Non habbiamo tuttavia chiarezza alcuna de i tempi, ne’ quali particolarmente habitò a Roma, ò Fiorentino, ò altri luoghi di Campagna e d’Abruzo, & ne i Marsi.

Risulta ardua l’impresa di redigere un elenco de altri luoghi e Citta e provincie che possano avergli dato ospitalità: qualsiasi località può creare la  < bufala > della sua presenza.

Ci sono anch’io: piatto ricco, mi ci ficco!

La Chiesa non interviene, tollera ed in più occasioni ha incoraggiato  iniziative che creano una grande confusione.

Un esempio fra i tanti: il 24 maggio 2011 fu pubblicato S. Angelo d’Alife(Ce)- La salma di Celestino V – il papa del gran rifiuto, ritornerà nel suo paese natale Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, costituenti l’antica Rupecanina.

Dalla locandina del programma religioso predisposto per l’arrivo delle sacre spoglie a Sant’Angelo d’Alife, si apprende la partecipazione di mons. Di Cerbo, vescovo di Alife-Caiazzo; dell’Arciabate di Montecasino, padre Vittorelli; di mons.  Rinaldi, vescovo di Acerra; di mons. Farina, vescovo di Caserta; del card. Sardi e del card. Sepe di Napoli, mentre tra i relatori del convegno organizzato per l’occasione era stato invitato il vescovo Angelo Spina della diocesi di Sulmona-Valva.

Nessuno degli “alti prelati” ha voluto deludere le aspettative dei fedeli di Sant’Angelo d’Alife: sono stati autorizzati a rivendicare/vantare la nascita di papa Celestino V nel loro territorio!

Il giudizio dei vescovi Abruzzesi e Molisani per il I Forum delle città Celestiniane sarà stato certamente positivo, ma chi ha selezionato le città che sono state e saranno invitate per i prossimi Forum?

Quante di esse si vanteranno di avere ospitato il santo o di essere state protagoniste nella sua lunga vita?

Le candidate saranno tante, forse ricorderanno e descriveranno avvenimenti surreali, trascurando la valutazione di ciò che scrissero i primi biografi di papa Celestino V che, con dovizia di particolari, permettono  di conoscere la sua vita terrena, religiosa e spirituale.

Se la partecipazione di una città o di un piccolo centro ai forum non è vincolata alla presenza di Pietro di Angelerio, ma alla sola esistenza di un monastero celestiniano  nel loro territorio  o perché furono il luogo di nascita di un suo seguace o perché una istituzione laica-religiosa esistente nella località ricevette un suo privilegio, la città de L’Aquila, per quanto grande e ricca di strutture ricettive, non potrebbe dare  ospitalità ad un sì grande numero di partecipanti: non il Palazzetto dei Nobili, ma lo stadio Fattori a malapena potrebbe contenerli!

Circa 53 sono le località in cui fu edificato tra l’anno 1250 ed il 1320 un monastero celestiniano.

Marino (1630) ricordò nella biografia del santo al capitolo Le lettere Apostoliche di papa Gregorio Decimo a favore dell’Ordine (1275) le prime fondazioni: Da queste lettere si raccoglie ancora la fondazione de molti luoghi, che ancor’oggidì vi sono, essersi fatti avanti questo tempo. Sonio nominati in tutto sedici, i quali all’hora haveva l’ordine e dipendevano da Santo Spirito di Maiella. […]. I 16 monasteri: Ecclesiam Sancti Georgij de Rocca Moricij, Sancti Ioannis de Monte Magellae, Sancti Bartholomaei de Logro, Sancti Cleti de Motillulo, Sancta Maria, & Sancti Angeli de Intermontes Ecclesia, Sancta Mariae de Murrone, Santi Antonini de Campo Iovis, Sancti Ioannis de aqua Sancta, Sancti Comity de Acziano, Sancti Spiritus de Isernia, Sanctae Mariae de Agello, Sancti Antonij de Ferentino, Sancti Antonini de Anagnia, Sancti Leonardi de Sculcula, & Sancti Francisci de Civitate Antena.

Le testimonianze della presenza di fra’ Pietro in alcune fra le località citate nelle lettere Apostoliche non esistono, ma nel corso nei secoli, per vanto campanilistico, furono inventate  tante  < leggende metropolitane>.

Le città ed i piccoli centri che hanno avuto il privilegio e possono vantare di averlo ospitato quando era frate, eremita, papa, dimissionario, ostaggio, fuggiasco e prigioniero sono meno numerose: alcune sono state ricordate con dovizia di particolari dalle biografie più antiche, altre si sono candidate inventando fatti mai accaduti.

Quale era il legame tra papa Celestino V e le città che hanno partecipano al I Forum delle città celestiniane?

Le più antiche biografie di Pietro di Angelerio offrono al lettore una descrizione chiara della sua vita; la più completa fu scritta dal citato padre Don Lelio Marino Lodeggiano. Abbate Generale della medesima Congregatione (Congreg. De Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto, n. d. r.), pubblicata nell’anno 1630.

Dalla loro attenta lettura risulta: era nato nel castrum dell’odierno Sant’Angelo Limosano nel 1209; a 17 anni  fu ospite del monastero di Santa Maria in Faifoli; compiuti 20 anni abbandonò il monastero per vivere 62 anni da eremita (?) in una vasta area compresa tra il Gran Sasso, la Maiella e le Mainarde settentrionali, pertanto potrebbero sono diversi i centri di quella vasta area a vantare la sua presenza.

Pietro di Angelerio è giudicato un eremita, ma nella sua lunga vita, visse 87 anni, effettuò frequenti viaggi soprattutto per difendere dai soprusi di alcuni vescovi quanto veniva donato al suo nuovo Ordine monastico.

Tutti i biografi del papa molisano concordano nel ricordare che fu a Lione presso papa Gregorio X all’età di circa 66 anni, perché fosse riconosciuto il suo Ordine monastico; continuò l’eremitaggio fino all’età di circa 85 anni, quando a L’Aquila, nel luglio del 1294, fu eletto papa; visse per un po’ a Napoli ed il 13 dicembre del 1294, sottoscrivendo la rinuncia, iniziò i 2 anni più travagliati della sua vita: ostaggio, fuggiasco e prigioniero di papa Bonifacio VIII a Fumone, dove morì all’età di 87 anni sabato 19 maggio 1296.

Le città presenti al I Forum delle città Celestiniane.

BOLOGNA: non si hanno notizie di un legame diretto tra la città e papa Celestino V.

LIMAY, è più appropriato scrivere Limay Yvelines, una città francese sconosciuta dagli antichi biografi del papa che ricordano solo la presenza del sessantaseienne frate Pietro di Angelerio nella città di Lione per incontrare papa Gregorio X. Limay Yvelines dista circa 500 km. da Lione: cosa avrebbe fatto Pietro di Angelerio in quella località non è dato sapere: le fonti tacciono. Forse in seguito a Limay Yvelines  fu fondato, così come accadde in diverse località della Francia, un monastero celestiniano?

NORCIA: si ignora la presenza di papa Celestino V, ma esisteva, come in tante città italiane e straniere, un monastero dedicato alla Spirito Santo.

LECCE: si ignora una relazione tra papa Celestino V e la città pugliese; è esistito Stefano di Lecce, professore di sacra teologia che compare nell’elenco degli abati generali dell’Ordine … Al 56° e 58° posto (essendo stato eletto per due volte, ma non consecutive).

Fu proprio Stefano di Lecce a pubblicare, tra il 1471 ed il 1474, la Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio, indicando a chiare lettere: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise vicino a Limisano, nato da ottimi genitori, Maria e Angelo o, con termine, come penso, corrotto, Angelario.

La Chiesa continua ad ignorare quanto scritto dal 56° e 58° abate generale dell’Ordine Celestiniano, nonché professore di sacra teologia.

Il biografo non ricordò un legame tra Lecce, sua città di origine, e Celestino V; ma è noto che solo dopo alcuni anni dalla canonizzazione del papa, nel 1352, il conte di Lecce e duca d’ Atene, Gualtieri IV di Brienne introdusse in città l’Ordine dei Celestini (che aveva preso il nome dal fondatore Papa Celestino V, al secolo Pietro da Morrone); non è esistito un rapporto diretto tra Lecce e papa Celestino V; come per altri numerosissimi casi simili, dopo la sua morte, esiste la diffusione del suo Ordine .

FIRENZE: è una delle città che può vantare la presenza di Pietro Angelerio; scrisse Marino: Vi è anco fama in Firenze che in questo viagio mentre il Santo passò per quella Città ò andando ò ritornando, in uno de i Spedali di quella (como costumava di fare in ogni luogo, per dove fosse passato visitando i luoghi pij prima d’ogni altro qffare) nel quale era grandissima moltitudine d’infermi, interrogatigli & dispostigli alla penitenza & all’amore d’Idio, tutti ad uno ad uno col Segno della Croce gli rese sani.

Marino, nella sua attenta e particolareggiata descrizione, ricordò le altre città che furono visitate dall’umile frate: Mantova (è stata invitata?), gli fosse della Città ò governatore di essa concesso quel luogo, che hora si possede. & che anco in Como (è stata invitata?) celebrasse la messa nell’altare maggiore della Chiesa, che ancora hora e del nostro Ordine.

Marino ricordò che: Pietro donque nel ritornare di Francia faceva il viagio per la Toscana, & passava un giorno per quel paese, che è tra Lucca e Pistoia.

E’ stato identificato ed invitato al I Forum, quel paese che è localizzato tra Lucca e Pistoia?

I tanti relatori, espertissimi studiosi della vita di papa Celestino V, dovrebbero conoscere l’identità di quel paese e proporre la sua partecipazione ai prossimi forum.

Marino ricordò che nell’anno 1280, essendo già celebre il suo nome e Santità, andò personalmente in molti altri paesi, e senza dubbio chiamato e pregato, e si legge che nell’anno 1280. Andò, e tornò di Toscana; in Roma vi era andato molte volte e vi haveva già ottenuto il luogo di San Pietro in Montorio nel Ianicolo, che è colle vicino al Vaticano. […]. Si deve anco credere che il santo in quel tempo andasse in molti altri luoghi e Citta e provincie, ordinando molte cose a gloria e servigio d’Idio, al quale era tutto intento.

Non è data sapere l’identità di molti altri luoghi e Citta e provincie e ciò può creare, come già detto, tante < leggende metropolitane >.

RIPALIMOSANI: non esiste un legame con Pietro di Angelerio; il centro è vicino Montagano, comune in cui è sito il monastero di Santa Maria in Faifoli dove il giovane Pietro di Angelerio entrò all’età di 17 anni per il noviziato. La pretesa che il convento sia stato aperto dallo stesso S. Pietro Celestino nell’anno 1282 e fosse chiamato in quel tempo con il nome  di S. Maria degli Angeli, è priva di fondamento; sono notizie che non furono ricordate nelle biografie del santo, tant’è che il centro non è ricordato nell’elenco del Monasticon Coelestinum, eremi, monasteri, chiese e ospedali in Italia (1259-1320) (da paduaresearch.cab.unipd.it/314/10/10).

Montagano, nel cui territorio esisteva il monastero di Santa Maria in Faifoli dove il giovane Pietro di Angelerio svolse per 3 anni il noviziato, era stato invitato al I Forum?

S. ANGELO LIMOSANO: è il paese natale di papa Celestino, al secolo Pietro di Angelerio; lo confermano le biografie più antiche, ma la Chiesa, facendo orecchie da mercante, non esprimendo ufficialmente un parere, < parteggia > per la città di Isernia, ingannando l’ignaro lettore

S. SEVERO: la città pugliese non svolse un ruolo da protagonista, a differenza della odierna città di Apricena nel cui territorio era stato edificato il monastero benedettino di San Giovanni in Piano che passò al nuovo ordine monastico fondato da Pietro; scrisse Marino: Si accrebbe assai l’Ordine d’altri Monasteri e de Monaci, e tra gli altri hebbe il Monastero di San Giovanni in Piano antichissimo, posto in Puglia alla radice del monte Gargano, vicini al Castello chiamato Porcina (che era già dote del medesimo Monastero) nella Diocesi di Lucera, non longi dal mar Adriatico … . Nel monastero di San Giovani in Piano trovarono rifugio nell’anno 1285 i monaci del monastero di Santa Maria in Faifoli perseguitati da Simone di Sant’Angelo.

Marino ha tramandato che Pietro, vivendo presso Santo Spirito a Maiella, consigliò all’abate di Faifoli più tosto abandonare il luogo, che lasciare in pericolo la salute de’ suoi: Madò perciò lettere & huomini a posta all’Abbate del quel Monastero sustituito già in suo luogo, ordinandogli, che lasciasse quel Monastero, adducendo il detto di Salomone, […]. …, e tutti se n’andassero nella Puglia al Monastero di San Giovanni in Piano, per restaurare ed accrescere quella casa, la quale puoco avanti haveva havuta, e sperava dovesse durar più tempo à servigio e gloria d’Idio. […]. La partita de’ monaci da questo Monastero di Faifoli avvenne l’anno 1285, in circa, il che raccoglio, perché il Santo vi stette circa l’anno 1276., parti nel 1277. circa 1278. la persecutione cominciò puoco doppo, e durò sei anni, come dice il Fabro, si che circa l’anno 1285. i monaci partirono.

La sua presenza in alcune zone della Puglia settentrionale è documentata dopo la rinuncia al papato: cercò di fuggire dalla persecuzione di papa Bonifacio VIII; tra il mese di Gennaro e Febraro, scrisse Marino, se ne partì di là (dal Morrone, n. d. r.) per andarsene in una vastissima selva di Puglia, la quale era lontana dal Monte Morrone il viagio di quattro giorni […]. Fuggiva il Santo in paesi a lui stranieri per non essere conosciuto […]. Qual sia questa Selva della Puglia, dove il Santo stava nascosto, non fu dichiarato e lasciato scritto da gli autori, & è difficile il saperlo, perché dicono che dall’Apruzo andando in Puglia tutto il paese sia pieno di selve. Tuttavia prima che si entri nella Puglia piana per la parte de i Monti mediteranei vi hà tra gli Monti, vicino dove si dice l’Ariccia, una selva grande, che si continua sin’ al piano, nel quale habitano molti Romiti; vi sono ancora altre selve come quella di San Leonardo, & quella dell’Incoronata, chè tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quarata, & lontana dal Morrone le quattro giornate, & da San Giovanni in Piano da una e mezza, ò due.

Nell’artico PAPA CELESTINO V, DIMISSIONARIO E FUGGIASCO, SI RIFUGIO’ NELLA “SELVA GRANDE”/BOSCO DI MAZZOCCO DELLA CITTA’ DI RICCIA (CB).  sarà dimostrato che il Santo non stette in questa (quella dell’Incoronata, n. d. r.).

Per fuggire la procella di quella persecuzione, Marino ricordò che il perseguitato aveva progettato di passare di là del mare, perciò il Priore del monastero di San Giovani in Piano per non perdere più tempo, trattò subito e patteggiò coi marinai de Rodi (questo è luogo al litto del mare Adriatico alla radice del monte di S. Angiolo molto dilitioso, e puoche miglia lontano dal Monastero di San Giovanni).

Perché non si creino equivoci sui nomi delle località,  monte di S. Angelo non identifica l’odierna città di Monte San’Angelo che è stata invita al I Forum, ma, come precisò Marino, al Monte Gargano: Mandò il Santo uno di questi suoi Monaci al Monastero di San Giovanni in Piano, il quale non molto lontano dal Monte Gargano detto hora di Sant’Angiolo, vicino un Castello chiamato la Porcina (l’odierna Apricena, n. d. r.), che era già del medesimo Monastero, posto sopra un’eminente colle, hà la Puglia piana à mezo dì e Ponente, da Oriente il monte suddetto & il Mare Adriatico, dal quale non è molto lontano, si come habbiamo descritto altrove.

Apricena era stata invitata?

MONTE SAN’ANGELO: l’importante centro garganico invitato al I Forum non ha avuto un legame con papa Celestino V la cui presenza nella Regione Puglia, stando alle biografie, è testimoniata per il monastero di San Giovanni in Piano, presso Apricena, per alcune località della costa garganica settentrionale e per altri centri che furono testimoni del passaggio del prigioniero Pietro Angelerio dopo la sua cattura.

Nella città di Monte Sant’Angelo solo la toponomastica ricorda: via Celestino V, via Callisto I e Agapito I.

FUMONE: nel suo castello fu tenuto prigioniero il dimissionario e fuggiasco papa Celestino V, dove morì il sabato del 19 maggio 1296, all’età di 87 anni.

ISERNIA: con il placet della Chiesa, la città ha sempre rivendicato e rivendica la nascita di Pietro di Angelerio, ma le biografie più antiche la smentiscono. Per accreditarle l’onore della nascita diversi studiosi hanno inventato: il suo anno di nascita, il nome dei suoi genitori, l’esistenza della sua casa, il possesso di un fondo paterno su cui sarebbe stato edificato un monastero, la visita di san Francesco, una lettera del vescovo Giacomo, la pergamena del vescovo Dario, la pergamena del vescovo Matteo, la pergamena del vescovo Roberto, le omelie del vescovo Gemma, la presenza di Celestino V nei giorni 14 e 15 ottobre del 1294 ed il dono di due o una croce alla città.

Non esiste un documento che possa testimoniare un legame tra la città di Isernia e Pietro di Angelerio, né la sua presenza nella città.

In Isernia, come in tanti centri dell’Abruzzo e del Molise, fu edificato un monastero dopo la donazione, nell’anno 1272, di un terreno; monastero che esisteva nell’anno 1274 e fu ricordato nelle lettere apostoliche  (1275) di papa Gregorio X con cui riconosceva l’Ordine monastico fondato dall’eremita molisano. Non esiste un privilegio concesso da papa Celestino V in favore del monastero di S. Spirito di Isernia, mentre diversi furono i privilegi in favore dei monasteri edificati in altre località.

SALLE: il castello in provincia di Pescara vide la nascita di Roberto da Salle, il più giovane, perciò prediletto, tra i discepoli di Pietro da/del Morrone; Telera (1648) scrisse: Nacque Roberto in Salla l’anno della nostra salute 1273.

Non è dato sapere della presenza di Pietro Angelerio nel centro natio del suo giovane seguace, ma la loro amicizia fa sì che possa essere stimato una città celestiniana.

LAMA DEI PELIGNI: più che a papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, visto che prima del 1320 non esisteva un monastero, il centro abruzzese è legato a Roberto da Salle che Nel 1327, nominato Procuratore Generale della Congregazione dei Celestini, fondò visitò e restaurò parecchi Monasteri, tra cui: S. Tommaso a Caramanico, Lama dei Peligni, Atessa e Gessopalena. […].Fra tutte le opere da lui volute e seguite, particolarmente care ne furono tre: il Monastero della Civitella a Chieti, Santo Spirito a Majella dove ancora oggi sono riconoscibili alcune opere da lui stesso ordinate e dirette, e la cosiddetta Basilica della Madonna a Lama dei Peligni.( Germano D’Aurelio2004, dal sito SantiBeati)

CASTEL DI SANGRO: nel centro abruzzese, nell’anno  1229, iniziarono i primi 3 anni di vita eremitica di fra’ Pietro; all’età di 20 anni aveva abbandonato il monastero di Santa Maria in Faifoli ed il castrum dove era nato, oggi Sant’Angelo Limosano. E’ documentata nel giorno 12 ottobre 1294 la presenza di papa Celestino V in occasione del trasferimento da L’Aquila a Napoli dopo la sua elezione.

SULMONA: con la città de L’Aquila è protagonista nella vita di Pietro di Angelerio.

CELANO: nessuna fonte ricorda un legame tra lo storico centro abruzzese e papa Celestino V. Da Monasticon Coelestinum, eremi, monasteri, chiese e ospedali in Italia (1259-1320) si apprende che esisteva Santa Maria delli Seniuri, già Santa maria in Palude, donata nell’anno 1289 a fra Bartolomeo da Trasacco, uno dei due più fedeli compagni di Pietro di Angelerio ed autore di una delle prime biografie del santo.

GUARDIAGRELE: chi può testimoniare una presenza di fra’ Pietro di Angelerio nel centro abruzzese?

Le biografie tacciono. E’ documentata la fondazione nell’anno 1312 per volere del nobile Vinciguerra da Guardiagrele, di un monastero intitolato a S. Pietro confessore.

ROCCAMORICE: l’eremita Pietro dopo il suo ritorno da Roma dove era stato consacrato sacerdote, si ritirò presso Sulmona e sul monte Morrone iniziò il II periodo di eremitaggio durato 62 anni, ovvero fino alla elezione a pontefice nell’anno 1294. Disturbato dalla continua presenza di curiosi, dall’eremo del Morrone si spostò nei pressi di Roccamorice dove trovò rifugio e fondò l’eremo, poi monastero di Santo Spirito della Maiella.

Marino scrisse: Di qua avenne, che egli intitolò al Spirito santo quasi tutte le Chiese & Oratorij, chè di poi furono da lui da i fondamenti eretti ò notabilmente rinovati.

Il territorio del centro abruzzese che l’eremita Pietro aveva scelto, è posto sul versante settentrionale della Maiella, vi fondò l’eremo di San Bartolomeo di Legio, la chiesa di San Giorgio, entrambi ricordati nelle lettere apostoliche del 1275, e l’eremo di San Nicola.

PRATOLA PELIGNA: solo per la sua distanza di non meno di 10 km. dalla città di Sulmona potrebbe avere ospitato l’eremita Pietro da/del Morrone.

Quattro chiese di Pratola Peligna  nell’anno 1294 furono annesse al monastero di Santo Spirito del Morrone: S. Angeli de Valle, de Campeliano, S. Cesidii, S. Johannise S. Mariae.

In base alla documentazione esistente, alcuni località che hanno partecipato al I Forum erano da escludere, mentre la partecipazione di altri centri si giustifica unicamente per la presenza nel suo territorio di un monastero celestiniano o per avere veramente ospitato l’eremita Pietro di Angelerio.

Dall’elenco dei centri (da paduaresearch.cab.unipd.it/314/10/10) che dall’anno 1250 al 1320 videro nel loro territorio la costruzione di uno o più eremo, chiesa, monastero od ospedale, ricorderemo quelli fino all’anno 1296  della morte del santo molisano: Acciano (AQ), Agnone (IS), Aielli (AQ), Alife (CE), Anagni (FR),  Apricena (FG), Benevento, Bojano (CB), Bolognano (PE), Bucchianico (CH), Campo di Giove (AQ), Caporciano (AQ), Caramanico Terme (PE), Castel di Sangro (AQ), Celano (AQ), Cerro al Volturno (IS), Civita d’Antino (AQ), Collarmele (AQ), Ferentino (FR), Isernia, Lanciano (CH), L’Aquila, Lucoli (AQ), Manoppello (CH), Napoli, Ortona (CH), Penne (PE), Pescina (AQ), Picciano (PE), Pratola Peligna (AQ), Rieti, Roccamontepiano (CH), Roccamorice (PE), Roma, S. Imbaro (CH), Sgurgola (FR), Sulmona (AQ), Tocco da Casauria (PE), Trivento (CB), Venafro (IS).

Questi centri dovrebbero essere invitati ai prossimi Forum ed inseriti in un itinerario che preveda la visita degli eremi, delle chiese, dei monasteri o degli ospedali celestiniani.

Altre località potrebbero essere invitate ai Forum ed inserite in un itinerario per ricordare la presenza di Pietro di Angelerio in occasione del suo primo viaggio che intraprese dal castrum dell’odierno Sant’Angelo Limosano a Castel di Sangro, interessando i territori degli attuali centri di Fossalto, Pietracupa, Bagnoli, Civitanova, Chiauci, Pescolanciano, Carovilli, Roccasicura, Forli del Sannio e Rionero Sannitico.

Il successivo viaggio lo portò dal suo eremo della Maiella a Lione, in Francia: Presi doi compagni Giovanni d’Atri Sacerdote, & Placido de Morreis laico, prese il viaggio a piedi verso la Francia, ricordò Marino, ma non descrisse l’itinerario e le città che lo ospitarono.

Marino ricordò le difficoltà del viaggio sia a causa della stagione che era stata scelta, ma anche l’aspreza delle strade, l’altezza dei monti, la diversità e varietà delle stagioni, il rigore dell’Inverno, la carestia e penuria d’ogni, cosa, e le difficoltà & calamità di que’ tempi, e principalmente le discordie e guerre civili delle Provincie, delle Città, e quasi d’ogni luogo di tutta Italia.

Solo per il viaggio di ritorno, Marino ricordò che l’eremita ed i due accompagnatori passarono per la Toscana e per una località non identificabile, sita tra Lucca e Pistoia, per la città di Firenze; alla fine della descrizione il biografo ricordò un passaggio per Mantova e Como.

La ricostruzione di un itinerario celestiniano verso la Francia, partendo dal versante settentrionale della Maiella, potrebbe prendere in considerazione la via Francigena per raggiungere la città di Lione e per il ritorno passare per un itinerario Como, Mantova e la regione Toscana con le città di Lucca, Pistoia e Firenze.

Consapevoli che la vita eremitica di Pietro da/del Morrone non fu priva di altri viaggi, le biografie non consentono di conoscere i centri che veramente videro la sua presenza.

Le biografie e la ricca redazione di documenti sottoscritti da Pietro di Angelerio quando fu eletto papa Celestino V ed in occasione del suo trasferimento da L’Aquila a Napoli, consentono di ricostruire e riproporre un altro itinerario.

Le città che furono interessate dal soggiorno papale: Sulmona (AQ) (dal 7 a 11 ottobre), Castel di Sangro (AQ) (12 ottobre), il monastero di S. Vincenzo al Volturno (IS) (dal 13 al 16 (?) ottobre), S. Germano-monastero di Montecassino (FR) (dal 17 al 22 ottobre), Teano (CE) (dal 23 al 28 ottobre), Capua (CE) (dal 3 al 12 novembre) e poi Napoli (dal 14 novembre al 13 dicembre 1294).

Le località  interessate solo dal passaggio del corteo papale sono localizzate sull’attuale S.S. 17: Pettorano sul Gizio (AQ) e Roccaraso (AQ), successivamente dopo Castel di Sangro (AQ), il percorso seguì seguendo l’attuale S.S. 158, attraversò Alfedena (AQ), il territorio di Montenero Val Cocchiara (IS), di Pizzone (IS), Rocchetta al Volturno (IS), Colli al Volturno (IS), Montaquila (IS), Montaquila (IS), Pozzilli (IS), Venafro (IS), San Pietro in Fine (CE) e San Vittore del Lazio (FR).

Da S. Germano-Cassino a Teano e Capua, il percorso seguì la antica via consolare LatinaCasilina e sono tanti i centri interessati dal passaggio del corteo che proseguì fino a Napoli.

Dopo la rinuncia al papato, tenendo conto di ciò che scrisse Marino, Pietro da/del Morrone, partendo da Napoli probabilmente seguì il percorso inverso per raggiungere il monastero di Montecassino: Passava il Santo per un luogo chiamato Casal nuovo. Arrivato che fù il Santo alla Terra chiamata San Germano, che è sotto Monte Cassino, alloggiò nell’hospitio del Monastero Cassinense per poi cercare rifugio nella sua Cella presso Sulmona.

L’evento irritò Bonifacio VIII che impartì l’ordine di catturare il suo predecessore; Marino scrisse che il successore di papa Celestino V abbandonò la città di Napoli, pigliando il viagio per Capua, monte Cassino, Ceperano verso Anagni, accompagnato da i due Re Carli Padre e figliulo.

Preoccupato dalla reazione di Bonifacio VIII, Pietro da/del Morrone lasciò l’eremo di Sant’Onofrio per cercare rifugio nella lontana Puglia: se ne partì di là, scrisse Marino, per andarsene in Puglia, la quale era lontana dal monte Morrone il viaggio di quattro giorni, & haveva inteso esser’ habitata da alcuni romiti servi d’Idio.

Seguendo i ricordi di Marino, si apprende il periodo in cui Pietro da/del Morrone, già papa Celestino V, si diresse verso le località della Puglia: la partita del Santo da Napoli fù nel fine dell’anno 1294. & nel principio del seguente arrivò nela sua Cella del Morrone, & puochi giorni, doppò essere stato ritrovato dal Messagiero del Papa, si nascose nel luogo segreto. Verso il principio del mese di Marzo dell’istesso anno si ritirò nella selva di Puglia, e vi si fermò fin’ al principio del mese d’Aprile ò puoco doppò, essendo che corse quell’anno la Pasqua a 3. Aprile.

La presenza del papa dimissionario non sfuggì ai curiosi, tant’è che Non so in che modo e forse per relatione d’alcuno de i Romiti di quella Selva, ò d’altro pratticante quei boschi, venne all’orecchie d’un certo Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere …. Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico, ma Quaranta propriamente si chiama il luogo (Hora questo è membro del Monastero di Santa Maria d’Andria) nella Puglia detta da gli Geografi Peucetia Hora terra de Bari.

Di seguito, scrisse: Quale sia questa Selva nella Puglia, dove il Santo stava, nascosto, non fù dichiarato e lasciato scritto da gli autori, & difficile il saperlo, perché dicono che dall’Apruzo andando in Puglia tutto il paese sia pieno di selve. Tutta via prima che si entri nella Puglia piana per la parte dei Monti mediteranei vi hà tra gli Monti, vicino dove si dice l’Ariccia, una selva grande, che si continua fin’ al piano, nella quale habitano molti Romiti; Vi sono ancora altre selve come quella di San Leonardo, & quella dell’Incoronata, che è tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quaranta, e lontana dal Morrone le quattro giornate, & da San Giovanni in Piano da una e meza, ò due.

Dal Morrone, dopo un viaggio durato quattro giornate per percorrere circa 146 km., trovò rifugio in una selva grande vicino a l’Ariccia, l’antico toponimo dell’odierna Riccia, città in provincia di Campobasso, confinante con alcune località della Puglia con cui condivideva una selva grande di cui restano numerose estensioni sparpagliate a “macchia di leopardo” alla pianura dauna, come  ricordò Marino: che si continua fin’ al piano, nella quale habitano molti Romiti. Tra essi, nel XII secolo, nella selva grande che si estendeva tra Riccia, Tufara ed i centri limitrofi della provincia di Benevento e di Foggia, vissero molti Romiti, fra di essi: il beato Giovanni da Tufara ed il beato Stefano Corumano di Riccia

Fu nella selva grande, scrisse Marino, che il perseguitato Pietro di Angelerio, già papa Celestino V, ricevette la visita dell’Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere. Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico, ma il biografo volle precisare che Quaranta propriamente si chiama il luogo; in realtà la località Corata oggi è denominata Decorata.

Da quanto esaminato, Pietro di Angelerio non si era rifugiato nella selva che Marino credette quella dell’Incoronata, che è tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quaranta, una località difficile da localizzare, e lontana dal Morrone  (vedi cartina) più de le quattro giornate, & da San Giovanni in Piano meno da una e meza, ò due.

Pietro di Angelerio, avendo concordato, scrisse Marino, con l’abate del monastero di San Giovanni in Piano la fuga oltremare, abbandonò la selva grande e dopo un viaggio d’una giornata e meza, o due al più, & il Santio Vecchio ottogenario faceva il viagio à piedi, giunse alla meta con la speranza di imbarcarsi al porto di Rodi per attraversare l’Adriatico: Rodi (questo è luogo al litto del mare Adriatico alla radice del monte S. Angiolo molto delitioso, & puoche miglia lontano dal Monastero di San Giovanni).

I tentativi di lasciare il porto di Rodi non andarono a buon fine: l’ultimo si concluse in un luogo lontano dalla Città di Vesti cinque miglia; & ivi aspettando più felice commodità e bonaccia per navigare si fermarono e trattenero nove giorni.

La località potrebbe identificarsi con Peschici: Vesti, scrisse Marino, è Città posta al lido del mare Adriatico alla radice del Monte di Santo Angelo verso Oriente tra Rodi e Monfredonia, dal volgo detta Bestia ò Bestici.

Marino ritenne che l’odierna Vieste corrispondesse ai toponimi Bestia ò Bestici, ma è scritto: Un cronista del tempo ci riferisce che nel settembre 1239, 25 galee veneziane mandate da Papa Gregorio IX contro lo scomunicato Federico II, “prendono e prostrano Bestice (Peschici) e Bestie (Vieste)”. (digilander.libero.it/maregargano/peschici.htm); ergo, Vieste era Bestie e Peschici era Bestici, il luogo lontano dalla Città di Vesti cinque miglia dove avvenne il naufragio.

La presenza di Pietro di Angelerio è certa in Peschici, meno per Vieste, a meno che i seguaci di Bonifacio VIII  non lo trasferirono a Vieste per fargli iniziare da prigioniero il viaggio che l’avrebbe condotto alla presenza del suo successore per essere sottoposto a giudizio.

Dando credito alla partenza da Vieste, Marino ricordò: Perché dalla città de Vesti vennero a Rodi, indi a Foggia, di qua forse a Troia (per Lucera non passorno perché era ancora tenuta da i Saraceni), indi per Valle de gaudio, e poi per il territorio di Benevento, per Matalone, per Capua, Teano, Miniano (che ora è distrutto) Venafro, Aquino, San Germano, Fiorentino, Anagni, e per i luoghi intermedij, de quali perché io no hò perfetta cognitione, però forse nel descrivere i miracoli, no osservarò il giusto ordine de i luoghi e del viagio.

Marino, descrivendo i miracoli di Pietro di Angelerio, ricordò le località visitate: San Vito (forse è questo un luogo alla radice del Monte di Sant’Angelo molestato da serpenti nella pianura trà Sansevero e Manfredonia descritto da Frà Leandro). In Argentio, Sotto Castello d’Altavilla nel territorio di Benevento, In Borgo nuovo, Isola (e forse il Castello così nominato presso Sora & Arce ò Arpino trà due fiumi e perciò da gli antichi detto Interamnia).

Scrisse Marino: Lo tenne il Papa quasi doi mesi appresso di sé in Anagni, mentre fra tanto si fortificava e muniva il Castello e la torre, dove haveva destinato di rinchiuderlo, chiamato Fumone, col consenso del medesimo Santo.

Morì, prigioniero, il sabato 13 maggio 1296, all’età di 87 anni che avrebbe compiuti il 29 di giugno. Fu sepolto nella Chiesa di Sant’Antonio presso Fiorentino (Ferentino, n. d. r.), la quale il medesimo Santo haveva fabricata da i fondamenti, & aggregata al suo Ordine; nella stessa Chiesa, scrisse Marino, poi stette per trent’anni, sin tanto che fù transferito all’Aquila.

L’eremita Pietro di Angelerio nella sua lunga vita percorse tantissimi chilometri e la sua presenza nelle città che visitò è testimoniata dalle biografie più antiche.

Una impresa davvero ardua attende l’assessore per il Turismo del Comune de L’Aquila: in base alle testimonianze delle biografie,  le città da invitare nei prossimi forum saranno tante al pari degli itinerari che possono essere proposti per visitarle.

“In bocca al lupo”.

Oreste Gentile