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PAPA CELESTINO V. LA CHIESA E LA CARTA STAMPATA I DEPOSITARI DELLA VERITA’ ?

maggio 19, 2018

Celebriamo oggi, sabato 19 maggio 2018, S. Celestino V papa, al secolo Pietro di Angelerio, nel giorno della sua morte avvenuta sabato 19 maggio 1296, nel castello di monte Fumone, all’età di 87 anni, essendo nato lunedì 29 giugno 1209.

In quale località ?

                                      UNA DOMANDA SENZA UNA RISPOSTA.

Papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Il giorno 13 maggio 2018 è stata celebrata la 52ma Giornata delle Comunicazioni sociali. Tema: Notizie false e giornalismo di pace, e, come sempre, la Chiesa ha invitato i fedeli a pregare: Perché gli scrittori, i giornalisti, i registi e gli operatori della comunicazione nel raccontare il mondo che li circonda siano sempre  attenti e rispettosi della verità e della dignità di ogni persona…. .

Come spesso accade, sono pochi gli scrittori, i giornalisti, i registi e gli operatori della comunicazione che rispodono all’invito della Chiesa e, a volte, sono gli stessi uomini di Chiesa a < predicare bene e razzolare male >.

Una vicenda che si trascina da secoli: l’identificazione del luogo di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio (per brevità non esamireremo l’anno della nascita, il cognome dei genitori, lo stato patrimoniale e la sua presenza nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294).

Cosa hanno scritto gli uomini di Chiesa in merito al luogo della nascita di Pietro di Angelerio ?

Dimostrano indifferenza alla secolare polemica, tanto da scrivere nell’anno 2009, in occasione della celebrazione dell’VIII centenario (1209-2009) della nascita di papa Celestino V: Cari fratelli e sorelle, noi Arcivescovi e i Vescovi dell’Abruzzo e del Molise siamo lieti di annunciare che a San Pietro Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215.  Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

Perché evidenziare La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia e citare UNICAMENTE la città che da secoli ne rivendica la nascita ?

Perché ricordare la secolare polemica e giustificare l’atteggiamento dellaChiesa dichiarando: Oggi discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi (uomini di Chiesa, n. d. r.) queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita.

Si < lavano le mani > come Ponzio Pilato, poi esprimono pareri contrastanti tanto da confonderel’ignaro con queste dichiarazioni:1. nacque nel Molise2. nasce in terra d’Isernia, nel Molise; 3. il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia. Non entriamo nel merito ma di certo sentiamo molto fondato il sito di Sant’Angelo Limosano, perché quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli. 4. La ininterrotta tradizione locale, suffragata anche da autorevoli storici dell’ordine celestiniano, vuole nato in terra d’Isernia. 5. Hanno perfino dato la loro < benedizione> a una nuova località in provincia di Caserta che in tempi recenti si è candidata per rivendicare la nascita del papa molisano.

                                                  PIATTO RICCO MI CI FICCO.

Ignoro cosa sia stato scritto nell’Annuario Pontificio dell’anno 2018,ma nell’edizione dell’anno 1997, era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Morrone;  mentre nella edizione dell’anno 1998S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone: MOLISE indica tutto il territorio del regione, ergo papa Celestino V potrebbe essere nato in uno dei suoi 136 comuni, ma le biografie ricordano che nacque in un castrum,  mentre Isernia era una civitas ed entrambe si localizzavano nel comitatus o conteadi Molise.

                              “CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE … INTENDA”.

Così agiscono gli uomini di Chiesa.

Per come agiscono i giornalisti, esaminiamo un articolo pubblicato da un noto quotidiano del Molise il 13 aprile dell’anno 2008.

Il redattore (ne ometto l’identità per non offrirgli una “gratuita pubblicità”), esordisce, sic et simpliciter: L’iserniano Celestino V.

ISERNIANO (agg.vo-sost.vo masch.)  ?

La documentazione archeologica, numismatica e letteraria lo SMENTISCE.

Gaio Plinio Secondo il Vecchio (23 – 79 d. C.) in Naturalis Historia (libro III, 107) ricordò gli Aesernini.

Non male come premessa dell’articolo !

Il redattore, cicero pro domo sua, ha citato correttamente Platina (1421-1481), il cui vero nome era Bartolomeo Sacchi, abbreviatore [Enciclopedia Treccani: Nel Medioevo, denominazione (lat. abbreviator o breviator) degli ausiliari dei notai e, dal sec. 14°, degli impiegati della cancelleria pontificia che facevano estratti delle suppliche ricevute e stendevano le minute delle bolle e dei brevi pontifici.] di alcuni pontefici e fu direttore della Biblioteca Vaticana; la sua pubblicazione principale fu un breve trattato di gastronomia.

Con superficialità e leggerezza, senza un’approfondita ricerca bibliografica, ignorando quanto tramandato dai primi biografi del papa molisano, nell’anno 1479 Platina scrisse una breve: De vitis Pontifici: Celestino Quinto, chiamato prima Pietro da Morone, fù de Isernia e visse heremita in un luoghetto solitario due miglia lungi da Sulmona.

Chi furono i primi biografi di papa Celestino V, ignorati da Platina e dal diligente redattore ?

Il cardinale Jacopo Stefaneschi, circa 200 anni prima di Platina, tra il 1296 e il 1314, a pochi anni dalla morte (1296) di Celestino V, nel suo Opus Metricum aveva ricordato, riferendosi al luogo di nascita: Est locus Aprutii, cui profert accola nomen Molisium, patria huis: quonda vel parte Laboris Terrae.

                                               IGNORATA ISERNIA.

Il frate F. Francisci Pipini (1270-1328), bolognese scrisse nel Chronicon: Hic fuit conversatione Anachoreta, sive Eremita de Abrutio, oriundus prope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris, vocatus prius Frater Petrus de Murone.    

                                               IGNORATA ISERNIA.

TRE biografie denominate Vita A, Vita B e Vita C (1303 – 1306), ma la Vita C è stimata la più attendibile perché scritta da Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona, DUE dei discepoli più cari che stettero accanto a Pietro di Angelerio fino alla morte, ricordando il primo monastero frequentato dal giovane Pietro, scrissero: quod vocatur Sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.

Il monastero era nella provincia oriundus (di nascita) e Santa Maria in Faifoli dove fu ospite per il noviziato, è poco distante da Sant’Angelo Limosano.

                                                IGNORATA ISERNIA.

Per brevità, ricordiamo i biografi che scrissero PRIMA di Platina:

Guidonis (12611331) vescovo francese, fu dello stesso parere di Pipini.

                                                IGNORATA ISERNIA.

La Bolla di Canonizzazione (1313), ricordò: la Provincia di Terra di Lavoro, omettendo comitatus Molisi che era la denominazione di un unico Justitiariato nel regno di Napoli; proseguendo, il testo della Bolla ricordò erroneamente: Hic Fr. Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus Monachu.

                                                 IGNORATA ISERNIA.

Natione Apulus scrisse anche Petrus de Alliaco, cardinale francese (1326 – 1415).

                                                  IGNORATA ISERNIA.

Tra gli anni 1471- 1474, Stefano di Lecce, celestiniano e professore di sacra teologia,

IGNORATO dal Platina che aveva scritto nel 1479 (circa 8-5 anni dopo) e dal redattore dell’articolo in esame, nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio scrisse: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino Limosano. […] si chiamava Santa Maria del Molise (corruzione di Faifoli, n. d. r.), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

                                                      IGNORATA ISERNIA.

Lelio Marini, Abbate Generale della Congregatione de Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto scrisse la biografia San Pietro del Morrone già Celestino Papa V (1630), composta di 550 pagine e a buon diritto, può essere stimata la più completa per la ricchezza delle descrizioni storiche, geografiche e religiose.

Nella prefazione alla sua opera, Marini citò tra i biografi di Celestino V, anche Dionigi Fabro Francese, di cui non ho trovato altre notizie, mentre il redattore dell’articolo ricorda tale Fabbro, assertore dell’origine isernina di papa Celestino V.

MARINI ricordò che alla sua epoca (XVII sec.) si era diffusa la notizia: La patria del Santo secondo l’opinione volgare fù Esernia antica & illustre città dei Sanniti, ma aggiunse diligentemente: Altri scrittori non di meno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fu un castello chiamato Sant’Angelo: così hanno alcuni Manoscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si hà che fu il Beato Roberto de Sale. Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella sua fanciullezza & nei primi anni della sua conversione, fù trovato nella Cella di lui.  (segue un riferimento a quanto scritto dal cardinale Giacomo Caitano che citò un luogo chiamato Molisi e alla bolla di Canonizatione, già esaminata).

                                                            CAPITO ?

Marini 1630, quale scopo aveva per accreditare la nascita di papa Celestino V al castrum dell’odierno Sant’Angelo Limosano e non alla civitas di Isernia ?

Alcuni anni  dopo Marini, Ciarlanti 1640 (citato dal redattore) Telera 1648, Spinelli 1664, il Bullari Romano 1741, Celidonio 1896, senza indizi, indicarono la civitas di Isernia.

Il redattore dell’articolo evidenzia la pubblicazione nell’anno 1894 di un volume straordinario in cui viene chiarito esemplarmente il luogo e la data di nascita.

In verità, in verità a tale proposito, vale la pena esaminare quanto scrisse Grano nell’anno 1996: La Bolla fu esibita per la prima volta da Celestino Telera nel 1648, il quale così la inserì nella sua opera: “” Nacque Pietro detto del Morrone nell’anno di nostra salute 1215, sotto il pontificato d’Innocenzo III, in Isernia, città dei Sanniti; benchè altri, quanto alla patria, diversamente, ma senza appoggio di vere ragioni, stimassero; poiché negli antichi Officij della Chiesa e nella vita di lui, scritte da più gravi Autori leggiamo esser’egli nato in quella città. Il che si fa molto più chiaro da un editto del 1289 (che si trova appresso què cittadini) in cui Roberto Vescovo di Isernia, eresse una Compagnia di persone devote per impiegarle in esercitij di carità verso gl’infermi e peregrini “”.

Il testo della Bolla, ricorda: Nos Robertus, Dei gratia yserniensis, […] religosi viri fratris Petre de Murrone huius civitatis Ysernie civis […]. Actum Ysernie anno Domini Millesimo ducentesimo ottuagesimo nono, primo Octubris, terti anno secundo.e Indictionis, Pontificatus Nicolay Pape quarti. (1° ottobre 1289).

Il redattore esprime un proprio giudizio sul testo della pergamena, affermando: in cui viene chiarito esemplarmente il luogo e la data di nascita: in verità, Petre de Murrone fu ritenuto civitate Ysernie civis, ovvero semplicemente cittadino della città di Isernia, non nato o nativo di Isernia: la cittadinanza si acquisiva e si acquisisce trasferendosi dal luogo di nascita in un’altra località (di residenza); dove era scritto, come afferma il redattore, la data di nascita di fratris Petre de Murrone ?  

                                                          MISTERO.

Il MISTERO infittisce sulla esistenza della Bolla: SOLO Telera aveva trovato NON l’originale, ma una COPIA del XVI secolo di cui si ignora la provenienza; pertanto l’avrebbe potuta compilare lo stesso Telera.

Le sorprese non mancano e il giallo è sempre più avvincente.

Il Santo Giovanni Paolo II fu tratto in errore dal suo entourage che gli aveva scritto il discorso, ricordato dal redattore nel suo articolo, pronunciato il giorno 16 novembre 1996 in occasione della visita dei pellegrini non solo della diocesi di Isernia-Venafro con il vescovo mons. Gemma, come ha evidenziato il redattore presente all’evento; perché non ha ricordato anche la presenza dei fedeli della diocesi di Trivento con il loro vescovo mons. Santucci ?

                                                          MISTERO.

Avendo visionato la registrazione dell’evento, riassumo quanto ci interessa: il vescovo di Isernia-Venafro esordì rivendicando al capoluogo della sua diocesi la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angeleni; il Santo Papa, leggendo con molta fatica a causa della salute precaria quanto scritto da altri, rispose: Cari pellegrini di Isernia-Venafro, in questi tre anni di celebrazioni centenarie celestiane a ricordo dell’elevazione al sommo Pontificato dell’iserniano Pietro da Morrone, divenuto Celestino V, e dell’anniversario della sua santa morte […] .

E’ bene evidenziare che nel momento stesso in cui furono pronunciate queste parole, mons. Santucci, vescovo di Trivento, seduto tra il Pontefice e mons. Gemma, subito si volse verso il collega isernino per un commento di cui ignoro il contenuto: un suo giudizio sul termine iserniano o sulla nascita di Pietro di Angelerio nella città di Isernia ?

                                                              MISTERO.

Mons. Santucci (al centro) si rivolge a mons. Gemma. La mantellina bianca del Santo Giovanni Paolo II, seduto alla sinistra del vescovo della diocesi di Trivento. (immagine TV Telemolise).

Il redattore ha dato all’evento GRANDISSIMA importanza, al punto da scrivere: Questo basta e avanza per mettere a tacere qualche “ugola solitaria”.

Il finale dell’articolo è sorprendente.

Il redattore scrive: Conclusione: documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino. L’associazione “La Fraterna” a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni documenti dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.

Correva l’anno 1998, mese di Aprile; SIAMO nell’anno del Signore 2018, giorno 19 maggio, san Celestino V papa: I MEMBRI de L’associazione “La Fraterna” HANNO DIMENTICATO hanno dimenticato di inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni documenti o SI SONO PERSI NEI LUNGHI CORRIDOI DELLA BIBLIOTECA MONUMENTO NAZIONALE DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO o i documenti interessanti ed ancora inediti NON SONO MAI ESISTITI ?

                                                           MISTERO.

Dopo 10 anni, siamo in attesa della pubblicazione dei documenti interessanti ed ancora inediti dove è chiaro, come le luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.

E GLI UOMINI DI CHIESA CONTINUANO A FARE TIFO PER LA CITTA’ DI ISERNIA o per la TERRA DI ISERNIA.

                                                            AMEN.

Oreste Gentile.

 

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SAN FRANCESCO NELLA CITTA’ DI ISERNIA ?

ottobre 29, 2016

La notizia della presenza di san Francesco nella città di Isernia fu documentata da Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, nella sua opera Memorie Historiche del Sannio (1644): Dopo ch’ebbe pigliato (san Francesco) molti luoghi nella Puglia, nel ritorno onorando di nuovo con la sua presenza queste parti, fondò altri tre (monasteri) nella Provincia di Benevento, cioè quello di Mirabella. Ovvero di Acqua putrida, di Avellino, e di S. Maria Oliveta nella Terra d’Apici, come afferma il Vandingo in detto anno. Indi giunto in Isernia anche vi fondò il Convento sotto l’invocazione di S. Stefano, secondo lo stesso Autore, ove etiandio al presente si vede una stanza, in cui dimorò per quel poco tempo. Che vi si trattenne. […]. Vi è anche la campana, che fu fatta nel 1259.

Come non credere all’arciprete Ciarlanti?

Ma, consultando il testo originale Annales Minor (1625-1654), di Lukas Wadding scopriamo che san Francesco non è mai stato nella città di Isernia, né vi fondò un monastero.

Wadding, scrisse:

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Si legge: 1 San Francesco era in Puglia ed aveva visitato il santuario di San Michele. 2 Nei pressi di Benevento città nella provincia terrae laboris fondò un monastero presso Mirabello (Acquae pitridae), un altro ad Avellino ed il terzo a sancta Mariae Oliveta, presso l’odierna Apice. Successivamente san Francesco si trasferì presso oppido vici Albi e in oppido Apostae giunse a Eugubium (Gubbio), in Umbria città antica….. .

E la sua presenza ed il monastero nella città di Isernia ?

La città fu ignorata da san Francesco, visto che Vadding, prima che il santo giungesse al santuario di Monte Sant’Angelo, tramanda la sua presenza nell’odierna Mignano Monte Lungo, precisando che era adiacente a campis Venafranis (Venafro); successivamente il santo si trasferì a Maddaloni.

fr2Ci sono stati studiosi che hanno voluto “sfruttare” quanto scritto da Ciarlanti per testimoniare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio nella città di Isernia, inventando l’incontro di san Francesco, presente nella città addirittura nel giorno di Pasqua del 3 aprile 1222: Il culto di S. Francesco fu molto in auge nell’età celestiniana. Secondo una tradizione si vuole che durante la venuta dell’assisiate in Isernia (1222, cfr. par. XVI e Ciarl., IV, 333) il Poverello avesse conosciuto fanciullo il futuro Celestino V il quale in quell’epoca aveva otto anni.

Altri hanno scritto: Era l’anno 1222: Francesco d’Assisi, di passaggio per Isernia, nota tra la folla che lo attornia e lo venera un bambino di poco più di sei anni. Gli si avvicina, gli sorride dolcemente, lo accarezza. Il bambino diventerà Papa: papa Celestino V.

Quanta poesia, quanta dolcezza in questa descrizione, ma la Storia è tutt’altra cosa.

L’inesattezza di Ciarlante è stata sfruttata da alcuni studiosi per accreditare alla città di Isernia sia la nascita di Pietro di Angelerio, sia un diverso anno di nascita da loro stimato essere il 1215, mentre le più antiche biografie tramandano l’anno 1209.

Sottraendo da 1222, anno della presenza in Isernia di san Francesco, gli 8 anni del fanciullo, si ottiene 1214; sottraendo da 1222 i più 6 o 7 anni del bambino, si ottiene 1216 o 1215.

Questo è quanto.

(nel blog vedi in merito altri articoli)

Oreste Gentile

 

PAPA CELESTINO V: LE ULTIME “BUFALE” !

febbraio 3, 2016

Recentemente, per creare una maggiore confusione nella già confusa vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, hanno scritto che nacque in Terra di Lavoro , ma Terra di Lavoro  non identifica il Comitatus Molisii dove ebbe i natali il famoso frate eremita.

Terrae Laboris ed il Comitatus Molisii erano sempre state due entità territoriali distinte: la prima corrispondeva al Principato di Capua, la seconda alla Contea di Boiano, denominata per volere di re Ruggiero II, contea Mulisium (1142).

Lo "JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII"

Lo JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII. ( Il territorio del Comitatus Molisii in alto a ds.)

Con Federico II le funzioni svolte dai conti al tempo dei re normanni, specialmente nell’ambito della giustizia, subirono una revisione: l’imperatore e non più i conti, volle nominare i giustizieri.

In alcuni casi mentre la formazione territoriale di una contea si manteneva, la carica veniva lasciata vacante: la contea di Molise, ad esempio, divenne un’appendice della provincia di Terra di Lavoro, e in tal modo venne amministrata dai giustizieri di Federico.

Nell’anno 1240, Napoli era il capoluogo regionale per la Terra di Lavoro, il Molise, il Principato e la << terra beneventana >>; ovvero, i territori della Terrae Laboris e del Comitatus Molissi avevano sì un unico giustiziere, ma due feudatari.

Il feudatario del Comitatus Molisii all’epoca (1209/10-1296) di Pietro di Angelerio era la contessa Giuditta, figlia del conte Ruggero che aveva portato in dote la contea a Tommaso da Celano, figlio del potente conte Pietro da Celano.

Dopo alterne vicende che videro il conte Tommaso contrapposto a Federico II, gli successe il figlio Ruggero alla cui morte, avvenuta alla fine del dicembre 1282, la contea di Molise fu amministrata dalla curia reale e non venne più concessa ad alcun conte, essendo stata, per un tempo molto lungo, il rifugio dei ribelli e degli eretici, e Carlo, il re angioino, era deciso a non più esporsi a simili pericoli. Gli eretici furono trattati con grande severità.

In contrapposizione alla dottrina diffusa dagli eretici, nella contea di Molise si incoraggiarono gli eremitaggi dei Celestini.

Sia chiaro: all’epoca di Pietro di Angelerio, papa Celestino V, esisteva lo Justitiariato Terrae Laboris et Comitatus Molisii, costituito da due territori distinti; è certo che il papa nacque nel Comitatus Molisii dove si localizzavano la civitas di Isernia ed il castrum Sancto Angelo (Sant’Angelo Limosano).

Per quanto riguarda l’amministrazione ecclesiastica, le diocesi episcopali nel Comitatus Molisii erano presenti nelle civitas di Venafro e di Isernia, pertinente al metropolita di Capua, mentre quelle di Trivento, Bojano, Limosano (per breve tempo), di Larino e di Termoli al metropolita di Benevento.

Il territorio delle contee di Venafro (1), contea di Isernia (2), contea di Trivento (3) e contea di Bojano 4) avevano fatto (anno 667) parte del gastaldato di Alzecone, Divennero (anno 897?) 4 contee autonome. Nel territorio frentano furono istituite la contea di Termoli (4) e la contea di Larino (5).

La diocesi di Venafro (1), la diocesi di Isernia (2), la diocesi di Trivento (3) la diocesi di Termoli (4), la diocesi di Larino (5) e la diocesi di Bojano (6) .

Non è vero che Federico II, in una delle sue visite, nel 1220, incontra il giovane Pietro Angelerio, allora di anni 10, inviato lì a studiare perché rimasto orfano in tenera età.

L’unica certezza è la presenza di Federico II a Capua nel dicembre del 1220; partito da Augusta dopo un viaggio faticoso, privo di soste, senza possibilità di riposo, nemmeno a Roma, figuriamoci una sosta nel monastero della Ferrara lontano dalla via Appia e dalla via Latina e incontrare (perché?), un fanciullo di 10 anni.

Vogliono scherzare ?

Quale biografo ha ricordato la presenza del fanciullo Pietro in un monastero tanto lontano dal suo paese di origine e l’incontro con l’imperatore ?

TUTTE le biografie antiche e contemporanee ignorano i due avvenimenti, mentre concordano e ricordano che per la prima volta, all’età d’anni sedici in circa, scrisse Marini (1630), il più attendibile tra i suoi biografi; confermarono: Telera (1648), copiando Marini, e Spinelli (1663): In età percciò di sedici anni, pigliasse, come scrisse Marini, l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

Telera scrisse: si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il Noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco.

Confermò Spinelli, ed allora, che < c’entra > il monastero della Ferrara ?

L’articolo continua: Nulla si sa sulla sua estrazione sociale. I più ritengono i genitori contadini, ma i più attenti ritengono che la famiglia sia di nobili origini, cosa desunta dal cognome della madre “de Leoni” probabilmente apparentata con i regnanti di Spagna e di Francia.

Continuano  a scherzare ?

Pietro sarebbe nato in una famiglia di nobili origini ed apparentata con i regnanti di Spagna e di Francia ?

Marini: Erano di mediocre fortuna. […]. Si pativa la fame una volta in quel paese per la penuria del formento …. E particolarmente pativa assai la numerosa famiglia di Maria, non avendo in casa ne anco pur un puochetto di farina, ò di frumento per mantenerla.

Telera: I genitori di lui furono Angelerio e Maria, di bontà eminenti, benchè di fortuna non molto sublimi.

Il poetico Spinelli, descrisse l’avvenimento: finito il frumento, ogni altri biada mancata; i legumi venuti meno; l’immondo cibo delle ghiande, dalla concorrenza, altresì, reso in penuria; l’ultimo sussidio dell’herbe, anche selvaggie. omai desolato …..; in sì disastroso frangente, Maria mantenutasi colla sua casa per buona pezza col moderato sussidio del proprio granaio, alla perfine anch’ei vuotato, videsi pur ’ella co’ suoi figli fatta bersaglio degli affamati rigori, altresì condennata alla miseria comune …..

CHIARO ?

Un cognome per Pietro: de’ Leoni ?

Marini, Telera, solo Spinelli fu l’unico, sottolineo unico e solo tra i biografi, a scrivere: Hebbero in sorte Angelerio, e Maria de’ Leoni d’esser di sì gran pianta fortunate radici; nacque da due Leoni un’Agnello.

Tutte le altre biografie, a partire da J. C. Stefaneschi (1296-1314), dalla cosiddetta Autobiografia (1400), da Pedro de Alliaco (1326-1474), Stefano di Lecce (1471-1474), Notturno Napolitano (1520), Tiraboschi (1400), Platina (1479), Bullario (1741), Ciarlanti (1640-1644), ignorarono l’esistenza del cognome de’ Leoni.

Qualche storico contemporaneo ha condiviso l’opinione di Spinelli, ma, leggendo con attenzione la frase, appare chiaro che il biografo non intendeva dare un cognome a Maria, ma con de’ Leoni aveva fatto riferimento ad entrambi i genitori e come era nel suo stile, volendo rendere più < poetica > la descrizione, finì per paragonarli a (i) Leoni, ricorrendo al sostantivo figurativo plurale de’ Leoni, tant’è che ritenne Pietro un agnello che nacque da due Leoni.

Scrisse Marini: il cognome della famiglia d’Angelerio non fù scritto da alcuno, aggiungendo chiaramente perché non si creassero equivoci: e se in alcuna scrittura si trova alcuno de i nepoti nominato di Angelerio (non de’ Leoni) facilmente sarà il nome del Padre ò dell’Avo, come si usa in quei paesi, ne i quali il nome del padre ò dell’Avo serve per cognome: Et al nostro Pietro non fù apposto mai altro cognome overo agnome, che quello del Morrone, il quale fu acquistato da lui stesso, come si dirà appresso.

Più chiaro di così !

Non c’è posto per fantasiose interpretazioni !

Quale nobiltà, quale apparentamento con i regnanti di Spagna e di Francia ?

Tutte le biografie tacciono, ma c’è chi si diverte a creare sempre più confusione nella vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Oreste Gentile.

 

PAPA CELESTINO V: DISCUTONO DEL SUO OMICIDIO, NON DELLA SUA VITA TERRENA !

maggio 10, 2015

Sono in corso le manifestazioni (qualcuno se ne è accorto?) per celebrare l’anno giubilare celestiniano 1205-2015 organizzato dalla diocesi di Isernia Venefro in froma < strettamente privata> , per l’assenza delle altre diocesi abruzzesi e molisane che furono, lo ricordo ai distratti, TUTTE (la diocesi di Isernia-Venafro avrebbe dovuto astenersi) coinvolte nell’organizzare l’Anno Giubilare Celestiniano 1209-2009 e nell’ospitare le spoglie del santo molisano nelle loro cattedrali.

Stiamo assistiamo ad una celebrazione < tutta isernina >: la Chiesa locale, rifugiandosi dietro una ininterrotta tradizione storico ecclesiale locale, suffragata anche da autorevoli storici dell’ordine celestiniano è convinta della sua nascita nato in terra (sic) d’Isernia nel 1215(come, non più nella città, n.d.r.).

L’Anno Giubilare Celestiniano 1209-2009 avrebbero potuto e dovuto fare chiarezza e mettere fine alla secolare polemica, così NON hanno voluto: l’argomento fu giudicato poco importante, non interessa la Chiesa, ma la stessa continua a favorire unicamente la città di Isernia (o la terra d’Isernia”?).

Il 5 maggio u. s., la diocesi di Isernia-Venafro, ha organizzato: un’interessante  Convegno Scientifico sul tema Celestino V: vittima di un assassinio?.

Con tutto il rispetto per i relatori che hanno partecipato, era fin troppo chiaro che l’incontro non avrebbe prodotto un risultato utile. Infatti, su ilgiornaledelmolise.it del 7 maggio u.s.: Per questo a suo parere (di uno dei relatori, n.d.r.) si è difronte più a leggende che a fatti storici realmente accaduti. Anche se, va detto, qualche dubbio resta.

Per ora il caso è archiviato, dunque. E’ veramente positivo che nulla sia stato scoperto in quanto l’omicidio del prigioniero Pietro di Angelerio, da/del Morrone, avrebbe avuto un unico mandante: il papa Bonifacio VIII; pertanto, la Chiesa ne sarebbe < uscita con le ossa rotte> .

L’anno giubilare celestiniano isernino sta volgendo al termine e la Chiesa di Isernia sarà soddisfatta per aver potuto continuare a proclamare “urbi et orbi” le origini isernine di Pietro Angelerio. Possibile che un cittadino di Isernia non si chieda e domandi: perché dopo 800 anni continua questa polemica?

Volevate addirittura risolvere (e non è stato fatto) un caso di omicidio, perché non date delle risposte a queste semplici e chiare domande: siamo certi che era nato e quando nella nostra città o, come dite ora, in terra d’Isernia”?

Perché papa Benedetto XVI nella sua omelia a Sulmona nel 2010 sottolineò per 2 volte che si stava celebrando l’Anno Giubilare Celestiniano in occasione degli 800 anni della sua nascita?

Era in errore il papa emerito o la diocesi di Isernia-Venafro?

Siamo certi che il padre di papa Celestino V aveva il cognome Angeleri e la madre Leone? Se esistono, come sostiene mons. Palumbo, DUE croci che dovrebbero testimoniare il suo passaggio per Isernia il 14 e 15 ottobre 1294, perché il vescovo emerito Gemma dichiarò in una sua omelia l’esistenza di UNA sola croce?

Perché Ciarlanti, storico di Isernia, scrisse “due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia, n.d.r.), quindi non furono donate in occasione di quella visita (mai avvenuta)?

Perché il Catalogo della mostra  delle Reliquie e Cimeli di papa Celestino V (L’Aquila), riferendo di UNA croce proveniente da Isernia, scrisse che NON era una croce del XIII secolo, epoca di papa Celestino V, ma una “nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina”, datata alla “Seconda metà del sec. XIV” ?

Perché Buriani (2001), lo fa nascere nel 1215 a Sant’Angelo Limosano? Perché lo storico tedesco Herde (2004) sostiene che nacque tra il 1209 ed il 1210 in Sant’Angelo Limosano?

Perché lo storico Golinelli (2007) scrive nel 1209 o, al tardi, all’inizio del 1210, e non, come una lunga tradizione locale sostiene sulla base di un’annotazione su un manoscritto episcopale di Isernia, verso il 1215” ?

Perché lo stesso storico ritiene per il luogo di nascita “la discussione è quanto mai aperta” ?

Perché l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Bregantini (2008), lo ritiene nativo di Sant’Angelo Limosano, mentre il vescovo di Sulmona-Valva, mons. Spina (2009), scrive (genericamente) in Molise tra il 1209 e il 1215?

Perché lo storico Rusconi ricorda l’anno 1215?

Perché l’Annuario Pontificio dall’anno 1998, scrivendo Molise (regione), ha cancellato Isernia?

Se gli storici continuano a manifestare questi ed altri dubbi, perché la Chiesa li valuta superflui e parteggia per Isernia, tanto da aver tratto in inganno papa Francesco, facendogli dichiarare la presenza di papa Celestino V nella città di Roma e la sua fuga in Isernia o nel Molise?

Oreste Gentile.

TERZO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE. (26-27-28 agosto 2015).

aprile 11, 2015

In occasione dell’incontro propedeutico del 28 giugno 2014 nella città di Norcia per inaugurare il II Forum delle Città Celestiniane, l’assessore al Turismo Lelio De Santis del comune de L’Aquila, evidenziò le finalità: favorire la creazione di una rete delle citta’ celestiniane che abbia la funzione di attrattore turistico religioso, di sviluppare iniziative durante tutto l’anno e di promuovere la Perdonanza al di fuori dei confini della provincia aquilana.

In un precedente articolo (PRIMO FORUM CITTA’ CELESTINIANE), sottolineando la lodevole iniziativa per rilanciare in campo nazionale ed internazionale la figura di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, mi chiedevo quale criterio era stato adottato per selezionare le città e le piccole località che possono vantare un rapporto con il santo molisano: la sua presenza? Il suo diretto interessamento? Un monastero edificato quando lui era vivente o solo dopo la sua morte?

La sua presenza, il suo interessamento o la costruzione di un monastero quando era in vita, coinvolgono numerose località più o meno importanti e conosciute, ma la selezione che è stata finora adottata ha voluto privilegiare alcune città che videro unicamente la presenza dei monaci celestini o un monastero costruito dopo la morte (anno 1296) del loro padre fondatore.

Storicamente sarebbe corretto, a partire del III Forum delle città celestiniane, invitare e dare la precedenza alle località che innanzitutto vantano la presenza di Pietro di Angelerio ed a seguire: quelle in cui furono costruiti i suoi primi monasteri; le località che vantano un suo interessamento ed infine, le città o piccoli centri che, dopo la sua morte, videro la presenza dei monaci o la costruzione di un monastero.

Ecco l’elenco, in ordine cronologico, probabilmente incompleto, delle località che più di altre hanno diritto di partecipare ai Forum.

Luogo di nascita: Sant’Angelo Limosano (CB).

Monastero e località in cui iniziò il noviziato: Santa Maria in Faifolis nel comune di Montagano (CB).

Le località testimoni del passaggio del ventenne Pietro quando, abbandonato (1229) il monastero, si fermò presso Castel di Sangro (AQ) e Palena (AQ) dove iniziò il primo periodo (3 anni) di eremitaggio: Molise. Duronia. Civitanova del Sannio. Chiauci. Pescolanciano. Carovilli. Roccasicura. Fòrli del Sannio. Rionero Sannitico.

La città di Roma dove fu autorizzato “a dire messa”.

Sulmona (AQ), nel cui territorio (1232) rimase per 62 anni in eremitaggio, fino alla sua elezione a pontefice (1294).

Ricordiamo Lione (1275), in Francia, dove l’eremita Pietro da/del Morrone incontrò papa Gregorio X, e le città che attraversò tornando dalla Francia: Lucca, Pistoia, Firenze, Mantova, Como, Padova, Bologna, Contado di Bretenoro, Bergamo.

Ed ancora, le città più importanti ed i piccoli borghi attraversati in occasione del viaggio da L’Aquila a Napoli dopo la sua elezione: Perugia (sede del conclave), LAquila, Raiano, Castel San Vincenzo, Venafro, San Germano, Cassino, Teano, Capua e Napoli.

Da non dimenticare le località interessate alle disposizioni impartite da papa Celestino V durante lo stesso viaggio: Benevento, Trivento, Ravenna, Norcia, Ostia e Velletri.

Le località in cui il rinunciatario Celestino V fu presente quando fuggì verso la Puglia e da prigioniero fu condotto da papa Bonifacio VIII: Casalnuovo, Riccia, Colle Sannita (Decorata), Apricena, Vieste, Rodi, Foggia, Troia, Lucera, Maddaloni, Mignano Montelungo, Aquino, Arce, Ferentino e Anagni.

Le località (sono state escluse le doppie citazioni) dove furono costruiti i suoi primi monasteri riconosciuti nella lettera di papa Gregorio X del 1275: Bolognano (PE), Tagliacozzo (AQ), Campo di Giove (AQ), Scontrone (AQ), Acciano (AQ), Isernia, Aielli (AQ), Sgurgola (FR), Civita di Antino (AQ).

Le località (escludendo quelle già nominate) che tra il 1259 (vivente Pietro) ed il 1320 (dopo la sua morte 1296) in cui furono costruiti eremi, monasteri, chiese e ospedali (da Morisco, Monasticon Coelestinum): Agnone (IS). Alife (CE). Atri (TE). Aversa (CE). Benevento. Bojano (CB). Bucchianico (CH). Caporciano (AQ). Capua (CE). Caramanico Terme (PE). Celano (AQ). Cerro al Volturno (IS). Chieti. Collarmele (AQ). Gessopalena (CH). Guardiagrele (CH). Isernia. Lanciano (CH). Lucera (FG). Lucoli (AQ). Manoppello (PE). Milano. Ortona (CH). Penne (PE). Pescina (AQ). Picciano (PE). Pizzoli (AQ). Pratola Peligna (AQ). Rapino (CH). Rieti. Roccamontepiano (CH). Roccamorice (PE). S. Maria Imbaro (CH). Sora (FR). Termoli (CB). Tocco da Casauria (PE). Vasto (CH).

Le località ricordate nel CODICE DIPLOMATICO CELESTINO (1249-1320) (da Morisco): Pretoro. Casalincontrada. Acquasanta. Vallebona. Polvere. Cumulo. Tremonti. Apricena. Civitate. Banzi. Lesina. Sannicandro. Varano. Popletto. Caporciano. Perillis. Vallebona. Collimento. San Giovanni in Piano. Avellino. Collecorvino. Spoltore. Picciano. Carpinone. Pontida. Pulsano (Siponto). Roccacaramanico. Fossanova. Alatri. Fara Filiorum Petri. Roccacasale.

Da non dimenticare ed invitare ai prossimi Forum, le centinaia di località citate nelle donazione all’Ordine monastico Celestino.

In conclusione, è doveroso tenere presente quanto ha scritto Cicerchia: Per la metà del Cinquecento, e rimanendo circoscritti all’area italiana, possiamo quindi riscontrare la presenza di un’ottantina di monasteri nella zona meridionale – comprensiva delle attuali regioni dell’Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Lazio – e di ventiquattro nella zona centro-settentrionale, raggruppati nelle province di Romagna, Lombardia, Toscana e Umbria. Questi sono i numeri dai quali possiamo riannodare i fili del nostro percorso e che mettono inevitabilmente in luce la differenza quantitativa nella presenza italiana dell’Ordine, dove l’80% degli insediamenti celestini dovettero caratterizzare in maniera più marcatala società religiosa meridionale, mentre solo il 20% il Centro e il Settentrione della penisola.

Il sito di Cathopedia, l’enciclopedia cattolica, ricorda che La congregazione dei Celestini si diffuse rapidamente soprattutto in Italia (con 96 tra abbazie e priorati) e in Francia (21 case), dove venne introdotta da Filippo il Bello soprattutto per celebrare la figura di Celestino V, considerato vittima di Bonifacio VIII; i pochi insediamenti celestini fondati in Germania scomparvero all’epoca della riforma protestante. Soppressi in Francia da papa Pio VI dopo il 1776, i Celestini scomparvero anche in Italia agli inizi del XIX secolo.

Un augurio di buon lavoro agli organizzatori.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.

novembre 18, 2014

SONO TRASCORSI 3 ANNI DALLA PUBBICAZIONE DEL PRESENTE ARTICOLO E GIUDICO DOVEROSO PUBBLICARE QUANTO SCRITTO DA PIETRO DALENA IN DALLE VIE FRANCIGENE ALLA FRANCIGENA. CROCIATI E PELLEGRINI VERSO LA TERRA SANTA (2017) EDITORE ADD. 

[…]. PURTROPPO NEGLI ULTIMI TEMPI, DA MOLTI MASS MEDIA, DI ERUDITI LOCALI E DI STORICI IMPROVVISATI, SI E’ FATTA SEMPRE PIU’ INSISTENTE LA TENTAZIONE DI MANIPOLARE L’INFORMAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE PER SOTTOMETTERE LA STORIA ALLE RAGIONI SPECULATIVE DEI TERRITORI.[]. IN ALTRI TERMINI LA STORIA E IL TRACCIATO DELLA VIA FRANCIGENA (COME DEL RESTO LA VIA APPIA), SULLA SPINTA DEL PROGETTO POLITICO-CULTURALE CHE FINANZIA I CAMMINI NAZIONALI PIU’ SIGNIFICATIVI, IN ALCUNI TRATTI VENGONO ALTERATI E SNATURATI INTRODUCENDOVI ELEMENTI STORICAMENTE INCOERENTI.


Articolo dell’anno 2014. 18. 2014.

All’inizio fu la via Francigena (bianco).

Divenne famosa soprattutto per essere stata utilizzata dai pellegrini che dalle regioni del nord Europa volevano raggiungere la città di Roma.

L’itinerario originale, proseguendo da Roma verso i porti della Puglia, interessò la via Appia (rossa) e la via Latina (azzurra) che passava anche nel territorio della città pentro molisana di Venafro e proseguiva per Teano e la città di Capua dove incrociava la via Appia fino alla città di Benevento.

Da Benevento, con la via Appia, si poteva proseguire verso Venosa, Taranto ed il porto di Brindisi o, con la via Traiana (verde), per Canosa, Bari e Brindisi ed Otranto.

Dalla città di Benevento si originava la Via Sacra Langobardorum (giallo) o, più comunemente, “Via dell’Angelo: passando per Troia e Siponto, permetteva ai pellegrini che transitavano per il capoluogo del ducato, poi principato longobardo di Benevento, di raggiungere Monte SantAngelo (.), sede dell’omonimo santuario.

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La via Francigena (bianca). La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). La via Minucia (senape). La via Traiana (verde). La via Sacra Langobardorum (giallo).

Benevento, il capoluogo della Langobardia minor, era collegato anche con la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con una strada (senape) che passava per le città di Rieti, di L’Aquila e che, da Corfinio seguiva a la via Minucia per raggiungere le città pentre di Castel di Sangro, Isernia, Bojano e Sepino.

Ai confini con il territorio degli Irpini, la via Minucia proseguiva per Benevento (via Appia) e per Ariano Irpino (via Traiana).

E’ evidente che, fatta eccezione per il territorio molisano pertinente alla città di Venafro, il Molise (confine nero punteggiato) non era attraversato dalla via Francigena denominata del sud.

Un articolo pubblicato nel sito Regione Molise Homepage del primo semestre dell’anno 2012 condivide la promozione ed auspica la realizzazione del progetto Il Molise cammina sulla Via Francigena […] al fine di far rientrare la nostra Regione tra le tappe dell’antico cammino di pellegrinaggio. I rappresentanti di Palazzo Moffa hanno preso parte alla conferenza stampa di presentazione de “La Via Francigena del Sud“, insieme a rappresentanti delle altre regioni meridionali attraversate dal percorso religioso.

L’articolo inizia con la domanda: Anche il Molise sulla Via Francigena?

La politica ha dato una risposta affermativa: dopo 2 anni (21 luglio 2014) è stato annunciato che sono diversi i Comuni (del Molise, n. d. r.) che hanno ufficializzato il loro ingresso nell’associazione Pro Francigena del Molise. 

Le fonti storiche e la cartografia, come già esaminato, danno una risposta negativa anche a coloro che sostengono siano esistite “tante vie Francigene”; ma nel Molise solo una piccola parte del suo territorio fu interessata dal percorso della cosiddetta via Francigena del sud.

La via Francigena (rossa) era una.

Scrive Docci (2006) ne La Città Spontanea (Treccani Portale): Ritornando ai grandi percorsi viari medievali, un esempio spicca tra gli altri per importanza strategica, la via Francigena che, a partire dal IX-X sec., diviene il sistema viario più importante che collega Roma con l’Europa del Nord, la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. Questo importantissimo asse viario, che prende anche il nome di via Romea, è la strada sulla quale si avventureranno numerosi cittadini europei per visitare la tomba di Pietro, ma è anche il percorso dei mercanti, dei banchieri e delle milizie.

Nel Dizionario di Storia (2010) della Enciclopedia Treccani alla voce Francigena, via si legge: La più importante via medievale di pellegrinaggio che conduceva a Roma. Dal territorio dei franchi (di qui il nome), attraverso la Val d’Aosta entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia; superava gli Appennini nel valico della Cisa e toccava Lucca, quindi attraverso la Val d’Elsa arrivava a Siena e, passando nella Tuscia, giungeva infine a Roma.

Successivamente l’itinerario (tratt.gio nero) a cui sarà dato il nome di via Francigena del sud, attraversando la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco, proseguiva per i porti della Puglia e per la Terra Santa.

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La via Francigena (rossa). L’itinerario (tratt.gio nero) della cosiddetta via Francigena del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il vocabolario della stessa pubblicazione, precisa: francìgeno agg. [dal lat. mediev. Francigena, comp. di Francia e -gena (v. -geno); propr. «nato in Francia», e per estens. «francese»], ant. – Franco, francese. In partic., si chiamò via f. (o francisca) la più battuta delle vie romee medievali che, per la Val d’Aosta, entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia, per il valico della Cisa superava gli Appennini e toccava Lucca, per la Val d’Elsa raggiungeva Siena e poi, attraversando la Tuscia, arrivava a Roma.

I Franchi con la presenza in Italia lasciarono il loro nome, divenuto aggettivo, alla toponomastica dei territori che avevano attraversato ed occupato: francigeno/a o francisco/a; così era accaduto con la precedente presenza dei conquistatori Longobardi che in Italia diffusero il toponimo: Fara, Staffoli, Gualdo, Sala etc. .

L’aggettivo francigeno o francisco riferito ad una via è ancora diffuso in altri territori della penisola, ma una era la via Francigena o Francisca che a partire dal IX-X sec. fu utilizzata dai pellegrini per raggiungere la città di Roma dalle regioni del nord Europa.

Una era la via Francigena o Francisca percorsa dai pellegrini per giungere a Roma, sede del pontefice ed in cui avevano trovato il martirio l’apostolo Pietro e Paolo.

Da qui, utilizzando la via Appia (rosso) o la via Latina (nero) che permetteva di passava per Cassino per la visita ed avere ospitalità presso il monastero fondato da san Benedetto, i pellegrini proseguivano per la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardo-franco.

La via Latina (nera) dopo Cassino e la mantio ad flexum, raggiungeva la città pentra di Venafro (2) (si poteva cogliere l’occasione di visitare ed essere ospitati presso il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno), proseguiva per Teano e Capua dove confluiva nella via Appia (rossa) proveniente da Roma (1) per arrivare a Benevento (3) e proseguire con la via Appia o con la via Traiana (azzurra)  per i porti pugliesi (4 Brindisi) ed imbarcarsi per la Terra Santa.

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La via Appia (rossa). La via Latina (nera). La via Traiana (azzurra). 1. Roma. 2. Venafro. 3. Benevento. 4. Brindisi.

 

GLI ITINERARI RELIGIOSI.

L’Itinerario religioso più antico è l’Itinerarium Burdigalense (333334): A BURDIGALA HIERUSALEM USQUE ET AB HERACLA PER AULONAM ET PER URBEM ROMAM MEDIOLANUM USQUE SIC.: era un itinerarium ad loca sanctum descritto da un pellegrino anonimo partito da Burdigala (Bordeuax) per Gerusalemme: all’andata, attraversando la pianura padana da ovest verso est, l’itinerario aveva escluso la città di Roma che fu la meta del viaggio di ritorno e dopo l’approdato nel porto di Otranto, percorrendo la via Traiana (azzurra) ed attraversando le città di Brindisi, Bari, Bitonto, Ruvo, Canosa, Erdonia, Troia, Aquilonia, Ariano Irpino, arrivava a Benevento (BN) per proseguire con la via Appia (rossa) per la città di Capua e Roma.

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da Radke: il percorso (azzurro) dell’Itinerario Burdigalense da Otranto a Benevento e (rosso) da Benevento a Capua- Roma

Scrive Pietro Dalena (2008) in Vie di pellegrinaggio nel Sud Italia verso Gerusalemme nel medioevo: L’Itinerario Burdigalense, ricco di utili indicazioni sulla via per Gerusalemme e sui luoghi di sosta, testimonia la vitalità tra il III e IV secolo della via Traiana, (da Benevento a Brindisi), della via Traiana Calabra (da Brindisi a Otranto), e della via Appia (da Roma a Capua). Soprattutto quest’ultima, dismessa la funzione militare per cui era stata concepita, già dalla fine del III secolo riveste funzione di itinerario cristiano non solo per essere la strada per la Terrasanta, ma per la presenza lungh’essa di cimiteri cristiani, come quello di San Callisto in cui venivano sepolti anche i papi, di sedi vescovili come quella dei Tres Tabernae, di chiese cristiane come San Sisto, Santa Maria in Camposelce, la Trinità di Mesa, San Giacomo, San Leonardo e quella Costantinopoli di Capua. E la stessa funzione, con minore rilevanza, ebbe anche la via Latina.

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Da Radke: descrizione (riquadro rosso) dell’Itinerario Burdigalense.

L’Appia e la Latina, scrive Dalena, infatti erano ancora all’inizio del VII secolo le principali strade che Roma conducevano ai porti del Mezzogiorno per l’Oriente attraverso Capua e Benevento. Da Benevento si imboccava la direttrice Traiana che proseguiva sino ai porti pugliesi per il traghetto verso l’Oriente.

Capua e Benevento erano crocevia più importanti del Meridione. Capua, dove convergevano l’Appia e la Latina, […]. Da Capua la via Appia continuava per Benevento, dove dalla Porta Aurea partivano le più importanti vie dell’Apulia: l’Appia e la Traiana.

Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano tramite il diverticolo “Troia-Siponto-Monte Sant’Angelo”, denominata Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo;

fig. 5 (2)

ergo, la Via Sacra Langobardorum (nera) o Via dell’Angelo era < unica > e si localizzava ed identificava con il diverticolo “Troia (TR)-Siponto (SI)-Monte Sant’Angelo(S. M.)

La presenza dei Longobardi anche nel territorio dell’attuale regione Molise diffuse il culto per l’arcangelo Michele ed una assidua frequentazione della sua grotta a Monte Sant’Angelo fu favorita dai percorsi tratturali (verde) divenute viae micaeliche, che dall’Abruzzo, attraversando il territorio molisano, giungevano alla pianura foggiana posta ad ovest del promontorio del Gargano e di Monte Sant’Angelo.

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I percorsi (verde) tratturali che attraversano il territorio del Molise.

Erano gli itinerari utilizzati da coloro che risiedevano nei gastaldati, poi contee longobarde-franche istituite nei territori delle attuali regioni dell’Abruzzo e del Molise a partire dall’VIII secolo.

Un itinerario micaelico può identificarsi con la via consolare Minucia (azzurra) che seguiva il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, da Corfinio (A) sulla via Valeria, permettendo di raggiungere Benevento (5) e Brindisi.

Era un percorso interno più sicuro e rapido che, come già esaminato, collegava la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con Benevento (5), capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco.

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I collegamenti viari tra l’Italia del nord ed il sud. via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia (azzurra). via litorale Adriatico (marrone). via Sacra Langobardorum (gialla). via Traiana (verde).

I diversi itinerari micaelici erano complementari alla più importante Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo che si originava dalla città di Benevento (5), capitale del ducato, poi principato longobardo-franco, dove giungevano, scrive Dalena, pellegrini di area longobarda, di diversa estrazione sociale, dall’uomo comune ai massimi rappresentanti della dinastia longobarda (Grimoaldo, Romualdo II, Pertarito, Cuniperto, Ansa, Atalperga) e anche di altri paesi, specialmente d’Oltralpe, in transito per la Terrasanta dopo aver visitato la città di Roma e, se avessero percorso la via Latina, i monasteri di Montecassino e di san Vincenzo al Volturno nei pressi di Venafro, poi proseguire per Capua (4) e con la via Appia giungere a Benevento (5).

La via Latina (azzurra), scrive Dalena, chiamata comunemente Casilina dal IX secolo, partiva dall’omonima porta delle mura aureliane, per proseguire verso i colli Albani da dove si diramava in percorsi minori che raggiungevano i centri latini, il basso Lazio e la Campa

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da Radke: da Roma sud a Benevento (da sn. verso ds.): via Appia (nera). via Latina o Casilina (azzurra). via  Labicana (nera sottile).   via Prenestina (viola). via (marrone) Teano-Alife-Benevento.

In particolare la via Prenestina, aggiunge Dalena, che nel tardo medioevo sarà denominata “Francigena”, e la Labicana (linea nera sottile) furono i prevalenti percorsi di adduzione alla Latina.

Solo a partire dal tardo medioevo, afferma Dalena, l’aggettivo francigeno identificò solo la via Prenestina considerata un percorso adduttore alla via Latina che da Roma giungeva a Benevento, proseguendo con la via Traiana verso i porti della Puglia: divenne, come esamineremo, la cosiddetta via Francigena del sud.

La direttrice Latina, prosegue Dalena dall’VIII secolo fu preferita all’Appia proprio per la presenza lungh’essa del ricostruito santuario cassinese e di un maggior numero di luoghi attrezzati per l’assistenza e il ricovero dei pellegrini.

santuario cassinese, aggiunge Dalena, che per tutto l’alto medioevo fu l’unico ospizio monastico del pellegrinaggio in itinere lungo la via Latina. […]. Nei secoli successivi si continuò ad utilizzare questo percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno”. Lo dimostra anche l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e, in particolare, quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870, con due confratelli, Teodemondo del monastero di San Vincenzo al Volturno e Stefano, spagnolo, attraverso il Mezzogiorno longobardo e arabo in cui il passaggio era tutelato da un dispositivo della divisio ducatus Beneventani dell’849.

Quale era l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio e quello del monaco Bernardo ?

Si tratta, scrive Dalena, della comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’ itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento. Il percorso di questa strada è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento percorso e descritto dal nobile Dauferio e dal monaco Bernardo e coll.: via Latina (azzurra) fino a Venafro e da qui, con il percorso (rosso di raccordo punteggiato), proseguirono per Alife dove incrociarono la via (viola) proveniente da Teano e proseguirono verso Telese e Benevento.

La città di Venafro, tra le città dell’attuale Molise, è l’unica ad essere ricordata perché era attraversata dalla via Latina il cui percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno, identificava la via Francigena detta del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il percorso della via Latina (nera), poi conosciuta come via Francigena, giunto nei pressi di ad flexum (tra Cassino e Venafro), oggi San Pietro Infine, entrava nel territorio dei Sanniti-Pentri per raggiungere la città di Venafro [il monastero di san Vincenzo al Volturno (1) è sito a 31 km.] e proseguire a sud per Teano e per Capua dove incrociava la via Appia (rossa-nera-rossa) che conduceva a Benevento.

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Tratto della via Appia (rosso-nera-rossa) da Formia a Capua e Benevento. Tratto della via Latina (nero) tra Cassino e Teano con il passaggio per Venafro. Monastero di san Vincenzo al Volturno (1)

In base alle fonti bibliografiche ed alle cartografiche esaminate e che esamineremo, la via Francigena detta del sud attraversava il territorio dell’attuale Molise unicamente presso la città pentra di Venafro e, probabilmente, raggiungeva il monastero di san Vincenzo al Volturno per la sua importanza religiosa e fondiaria già all’epoca dei Longobardi.

Radke (1981) ricorda che Nell’Itin. Ant. 304, 2 sgg. è indicata una strada  che da Teano conduceva a Benevento passando per Alifae e Telesia: era una deviazione da ovest verso est che attraversava il territorio caudino per giungere a Benevento, capoluogo dei Sanniti Irpini.

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via Appia (nera). via Latina (azzurra). via (viola) TeanoAlifeBenevento.

 

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da Radke:  (da sin. verso ds.) via Appia (nera). via Latina (azzurra). Cerchiato punt.to marrone: via da Teano ad Alife e Benevento. Cerchiato punt.to azzurro: la via Latina tra ad flexumVenafroTeano.

 

 

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dall’Itinerarium Provinciarum: descrizione dell’itinerario TeanoAlifeTeleseBenevento.

I territori più interni dell’odierno Abruzzo, del Molise e della Campania occupati dai Sanniti Peligni, dai Sanniti Pentri e dai Sanniti Irpini, come già descritto, era attraversato dalla via Minucia ricordata nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Provinciarum: dalla città peligna di Corfinio(A) (Corfinium), posta sulla via Valeria, dopo avere attraversato Sulmona (Sulmo), Castel di Sangro (Aufidena romana), Isernia (Aesernia), Bojano (Bovianum) e Sepino (Saepinum), si diramava nei pressi di Super [Tha]mari fluvium per giungere a Benevento (5) e (tratto punt.to azzurro) ad Ariano IrpinoAd Equum Tuticum (B).

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via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia. via (viola) Teano (3)-Alife-Telese-Benevento.

4 erano le strade che convergevano verso la città di Benevento: 1) la via Appia; 2) la via Latina, poi detta Francigena; 3) una delle due diramazioni della via Minucia e 4) la via che da Teano (3), passando nel territorio caudino di Alife e di Telese, arrivava a Benevento (5).

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1) via Appia (rossa). 2) via Latina/Francigena (nera). 3) via Minucia (diramazione azzurra tratto intero). 4) via Teano-AlifeTelese (viola int. e punt.to). Via sacra Langobardorum o via dell’Angelo (verde-giallo). via Traiana (verde). La via costiera (trat.ggio marrone): Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Da Benevento (5), i 4 itinerarii seguivano la via Appia per Venosa (6), Taranto e Brindisi; mentre da Aequum Tuticum o Equo Tutico  (B) la strada si innestava alla via Traiana per Bari ed a Otranto (I. P.116), mentre la Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo  seguiva il percorso Troia-Siponto- Monte Sant’Angelo (punto rosso).

La via (tratt.ta marrone) che costeggiava il mare Adriatico interessava anche il territorio costiero ed interno dei Frentani di Larino, come testimonia l’ Itinerarium Provinciarum: collegava la Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Queste erano le strade che permettevano i collegamenti tra il nord dell’Italia con le regioni meridionali e con l’estremo oriente; solo una fu utilizzata dai pellegrini che dal nord dell’Europa volevano arrivare a Roma, sede del papa, visitare e pregare presso le tombe di san Pietro e di san Paolo, poi proseguire per la Terra Santa, non prima di avere visitato e soggiornato nella città di Benevento, sede del ducato, poi principato della Langobardia minor, con il complesso monastico di santa Sofia: il santuario della nazione longobarda beneventana […]. La chiesa fu costruita tra il 758 e il 760, all’interno di essa furono poste le reliquie dei XII Fratelli Martiri nel 760 e di San Mercurio, patrono dei longobardi beneventani, nel 768. (Katia Nuzzolo, Il complesso monumentale di Santa Sofia di Benevento) ed il monastero di san Lupo del X secolo, tanto per ricordare i più importanti.

Nel capoluogo dell’omonimo ducato/principato longobardo dal VII secolo si veneravano le sacre spoglie di san Barbato e dall’anno 838 quelle di san Bartolomeo.

LA VIA FRANCIGENA o FRANCISCA del SUD.

L’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870 descriveva, scrive Dalena, la comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’itinerario VenafroAlifeTeleseBenevento, che iniziava dalla mansio Ad Flexum, posta al pari di Venafro sulla via Latina.

Il percorso di questa strada (Venafro-Alife-Telese-Benevento, n. d. r.) è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’ itinerario  (trat.ggio rosso) di Dauferio (817) e di Bernardo e coll. (867-870): VenafroAlifeTeleseBenevento.

[ Nella figura: Via Latina (azzurra): Cassino-Venafro-Teano. Via Appia (nera): Capua-Montesarchio (Caudio)-BN. Via Minucia (verde): Isernia-Bojano-Sepino, dir.ne BN ed Aequum tuticum.].

Dalena continua: Giunti a Venafro (2) dalla statio ad Flexum (1) o seguendo la via Francisca (già via Latina) nei pressi di Mignano, si arrivava a Torcino (T.) nei pressi del Ponte Reale fatto costruire nel XVIII secolo da Carlo III di Borbone. Il tracciato (punt.to viola) proseguiva al di sotto del borgo medievale di Mastrati (T.), oggi detto Torre Umberto; e, passando per la Rocca Vecchia di Pratella (P.) (CE), la strada giungeva nel territorio di Ailano (A.) (CE) nei pressi dell’ abbazia cassinese di Santa Maria in Cingla (2), mentre nel territorio di Vairano Patenora era ubicato il monastero di Santa Maria della Ferrara (3).

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L’ itinerario (punt.to viola) Venafro (2)-Torcino (T.)-Mastrati (M.)  -Pratella (P.) Ailano (A.)Alife descritto da Dalena. Il monastero di san Vincenzo al Volturno (1 in alto).

La strada, seguendo il corso del Volturno, continuava per Santo Stefano dove incrociava la già ricordata via (punt.to rosso) proveniente da Teano. In quest’area si notano i resti di un complesso religioso altomedievale, forse battistero, e iscrizioni pertinenti ad edifici romani. Proseguendo verso Alife, resti della strada basolata romana sono ancora visibili in una via interpoderale che fiancheggia l’attuale strada statale. […]. Da questo punto fino alla Masseria Sansone il tracciato della via romana sembra coincidere con l’odierna statale per poi staccarsene, continuando lungo la via che passa sotto il santuario della Madonna delle Grazie (4), edificato in età medievale, sovrapponendosi alle strutture di un edificio funerario romano.

Sorpassata la Madonna delle Grazie, la via antica piegava verso sud e si dirigeva verso la porta occidentale di Alife. Attraversata la città e oltrepassata la porta orientale e il torrente Torano, la strada continuava fino al territorio di Telesia (od. San Salvatore Telesino) dove i pellegrini poteva visitare ed essere ospitati  presso l’abbazia benedettina di san Salvatore (VII-IX secolo).

L’ itinerario (punt.to viola) proposto e descritto da Dalena: VenafroTorcinoMastratiPratellaAilanoAlife (esamineremo in seguito il suo percorso fino a Benevento) permetteva ai pellegrini sì di visitare e di trovare ospitalità nei monasteri interessati dalla via Francigena del sud, ma escludeva l’importante monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1) fondato dai tre nobili beneventani di origine longobarda, sito a nord e distante circa di 31 km. della città di Venafro (2).

In base alla toponomastica del territorio pertinente alla città pentra posta a confine con il Lazio e la Campania, la via Francigena del sud da Venafro (2) probabilmente proseguiva anche per il monastero di san Vincenzo al Volturno (1).

Un documento (Gentile, 1991) del Chronicon Vulturnense Doc. 93. 954 (2) novembre, [Capua], a cui pare faccia riferimento Dalena, ricordando Paldefrit comes calstadatui Benafrani, descrive alcuni possedimenti del monastero di san Vincenzo al Volturno: que dicitur silva Cicerana, usque in via Francisca (C), […]; alia terra, ubi ecclesia Sancte Marie cella vocabulo edificata est, que dicitur Olivetum (a) , et ecclesia Sancte Cristine: habet fines eadem terra de una parte via Francisca (C) , que venit da campo Famelic, et vadit per capite per ipsa ceruaricia usque in via, que fuit silice, que venit da Benafro circa nominata ecclesia Sancte Cristine, …. .

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Territorio ad est della città di Venafro. L’odierna S.S. 85 (1-3) direzione Isernia. L’odierna S.S. 158 (2) dal bivio di Roccaravindola ad Alfedena, passando nei pressi del monastero di san Vincenzo al Volturno. Il centro di Santa Maria Oliveto (a). Il centro di Roccaravindola (b). La localizzazione della via Francesca (C). L’odierna S.S. 158 (4) in direzione di Capriati (CE).

Esisteva la strada (1), oggi S.S. 85 (tratto 1 e 3), che  l’IGM dopo la città di Venafro  riporta con il nome di Francesca (C), localizzata prima del ponte sul fiume Volturno e nei pressi del bivio per Roccaravindola (b), probabilmente si prolungava (2, oggi S.S. 158) fino al monastero di san Vincenzo al Volturno.

via Francisca è un toponimo ricordato in altri antichi documenti ed in territori diversi e distanti tra loro, ma la via Francisca, ricordata dal Chronicon Vulturnense, essendo stata localizzata ed identificata nel territorio di Venafro, città attraversata dalla via Latina, detta via Francigena, e non lontana dall’itinerario Venafro (2)-AlifeTeleseBenevento, è possibile facesse parte della via Francigena del sud.

La via Francigena o Francisca del sud (F), stando alla documentazione esistente, interessava il territorio dell’attuale Molise solo nel percorso dalla città di Venafro (2), attraversata dalla via Latina, ed il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1).

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Via Latina /Francigena del sud (punt.to viola) tra San Pietro Infine (1) e Venafro (2). L’ itinerario seguito dal nobile  Dauferio e dal monaco Berardo (punt.to viola). L’itinenario (punt.to nero), coinvolgendo la via Francisca (F) dopo Venafro (2), permetteva la visita al monastero di san Vincenzo al Volturno ed il ritorno per Capriati-Prata-Pratella-Ailano-Alife.

Per il viaggio di ritorno (itinerario viola punt.to), si potrebbe avanzare l’ipotesi che, ritornando dal monastero benedettino (1) e per evitare un secondo passaggio per Venafro (2) ed essere costretti a passare per Torcino (T) e Mastrati (M), era più comodo l’itinerario parallelo (nero punt.to) che, dopo aver attraversato il fiume Volturno presso il bivio di Roccaravindola, seguiva il percorso, oggi S.S. 158: Capriati al Volturno, Prata Sannita, Pratella (P), Ailano (A) dove, presso l’abbazia di Santa Maria in Cingla (2), incrociava il percorso (punt.to viola) da Mastrati (M) e, volendo, si poteva visitare ed essere ospitati presso il monastero di Santa Maria della Ferrara (3); poi proseguire verso il santuario della Madonna delle Grazie (4) e la città di Alife.

Google Earth permette di ricostruire l’itinerario della via Francisca o Francesca (F) nel territorio molisano di Venafro (2) e nel territorio casertano e beneventano:

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La via Francisca (F) dopo la città di Venafro (2) e l’itinerario lungo il percorso della S.S. 158 per Capriati (6)-Prata Sannita (7)-Pratella (8)-Ailano (9) ed Alife (10), alternativo all’itineario da Venafro (2) a Torcino-etc. (verde punt.to).

tornando dal monastero di san Vincenzo al Volturno, al bivio di Roccaravindola, dopo il ponte sul fiume Volturno, si prende il bivio per Capriati (6), oggi S.S. 158, e, passando per i territori di Prata Sannita (7), Pratella (8), Ailano (9), si arriva alla città di Alife (10), evitando l’itinerario più lungo che dal monastero di san Vincenzo al Volturno ritornava a Venafro (2) e passava per Torcino (T) e Mastrati (M) e da qui arrivare ad Ailano (9) ed Alife (10).

Dalla città caudina di Alife (10) l’itinerario prosegue verso i centri di Gioia Sannitica (G) e Faicchio (F) per giungere al monastero di San Salvatore Telesino (S.S.T) ed all’odierna città di Telese (11) e raggiungere Benevento.

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Il probabile itinerario caudinoirpino della via Francigena del sud (dopo Venafro) tra AlifeTelese e la città di Benevento.

Scrive Dalena: Pochi km ad est, nei pressi della confluenza del Titerno nel Volturno si scorgono pochi resti di un altro ponte romano, il cosiddetto Ponte Iaco, nel comune di Faicchio. Superato il Titerno la strada costeggia ancora il Volturno fino a Torre Vecchia Marafi e da qui raggiungeva Benevento seguendo il corso del fiume Calore. Da Benevento, seguendo la direttrice Traiana, anche questa più tardi nota come strada “Francisca”, i pellegrini Bernardo, Teodemario e Stefano, che descrissero l’itinerario ricordato da Dalena, pervennero prima alla grotta di San Michele, poi a Bari “civitas Sarracenorum” e, infine, attraverso la Via per compendium, a Taranto, dove s’imbarcarono alla volta di Alessandria per raggiungere la Terrasanta.

Ma se nella consuetudine dei pellegrini, scrive Dalena, ormai si andava consolidando la preferenza per questo itinerario, nei documenti che ricordano questi pellegrinaggi altomedievali non ricorre mai la parolaFrancigena”, “Francesca” o “Francisca.

In realtà il toponimo Via Francigena o Francesca sostituisce o si sovrappone, sicuramente dai primi anni dell’XI secolo, a quello della Traiana da Troia a Canosa, come dimostrano alcune chartae del monastero di Banzi della fine dell’XI secolo, per cui una “strata Francesca” conduceva alla “via Canusina”.

Dalena ricorda anche l’itinerario percorso dal monaco islandese Nikulas Saemundarson nell’anno 1151 dall’Islanda a Gerusalemme effettuato attraverso l’Italia; a Vevey sul lago di Ginevra, dove convergevano le strade dei pellegrini diretti in Italia: Franchi, Fiamminghi, Inglesi, Tedeschi e Scandinavi […] prima di giungere a Milano e proseguire per Pavia, Piacenza lungo la Francigena sino a Roma e poi per la Latina sino a Benevento.

Il monaco islandese, percorrendo la via Latina era sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Da Benevento, prosegue Dalena, il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana sino a Troia, da dove un diverticolo denominato “via Pelegrinorum”, forse da identificarsi con l’antica “via sacra Langobardorum” conduceva a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario proseguiva verso Bari, per una sosta al santuario nicolaiano, e verso il porto di Brindisi. […].

Le varianti di percorso alla direttrice Traiana registrate nel diario del monaco islandese, continua Dalena, sono confermate dall’itinerario di Filippo II Augusto del 1191, reduce dalla terza crociata. Il sovrano francese sbarcato a Otranto, proveniente da Corfù, percorre la direttrice Traiana sino a Bari e, da qui, la litoranea sino a Barletta, da dove tramite un diverticolo si immette nuovamente sulla Traiana per San Lorenzo in Carminiano, Troia, Benevento; poi lungo la via Latina per San Germano (Cassino) sino a Roma e proseguire per la Francigena sino al Moncenisio.

L’ itineraio di Filippo II Augusto del 119, percorrendo la via Latina, era passato sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Concludendo: nell’attuale regione Molise, la via Francigena del sud passava unicamente nel territorio pertinente alla città di Venafro e, probabilmente, arrivava al monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno.

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La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). L’itinerario (viola) di Dauferio e di Bernardo. La via Traiana (marrone). La via litorale adriatica (punt.to turchese).

La via Appia fu la 1^ via Francigena del sud; successivamente lo divenne la via Latina che, dopo Cassino, passava per Venafro, proseguiva per Teano e presso l’antica Capua si immetteva nella via Appia per arrivare a Benevento.

Gli antichi itinerari ricordano e descrivono il percorso alternativo alla via Latina: dalla città di Venafro (e forse fino al monastero di san Vincenzo al Volturno) seguiva un tracciato (viola) posto alle falde meridionali del massiccio del Matese, ovvero nell’antico territorio dei Caudini, con le città di Alife e di Telese/Telesia (San Salvatore Telesino) e degli Irpini con la capitale Benevento

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

 

 

 

DIOCESI DI ISERNIA- VENAFRO: LE BUGIE SU PAPA CELESTINO V.

novembre 8, 2014

Per chi non vuole essere preso in giro!

Curiosando in internet, sul sito: Diocesi di Isernia – Venafro:: Anno Celestiniano www.isernia.chiesacattolica.it/…diocesi/diocesi/00022914_Anno_Celestin, si legge: La visita di papa Francesco in Molise del 5 luglio 2014 è coincisa con un evento di grazia che la diocesi di Isernia-Venafro attendeva da tempo. E’ stato proprio il Sommo Pontefice nel suo intervento in piazza A. D’Isernia a promulgare solennemente l’inizio dell’Anno Giubilare  Celestiniano in occasione dell’VIII Centenario della nascita San Pietro Celestino.

Nel discorso pronunciato sul sagrato della cattedrale di Isernia, papa Francesco indisse l’Anno Giubilare Celestiniano, ma non fece riferimento all’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V.

Diversa e molto chiara fu l’omelia di papa Benedetto XVI il giorno 4 luglio 2010 nella città di Sulmona: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

E’ chiaro: la diocesi di Isernia-Venafro, di comune accordo con i Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, aveva indetto lo speciale Anno Giubilare per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.

All’epoca, perché la diocesi di Isernia-Venafro non manifestò il proprio dissenso, visto che oggi afferma: Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V, infatti, secondo la plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 da genitori contadini poveri, onesti e profondamente religiosi.  Intorno ai 20 anni decise di dedicarsi a Dio nella preghiera e nel nascondimento ritirandosi dal mondo come eremita: non beveva vino, non mangiava carne e praticava sei quaresime l’anno. […]. ?

SOLO in base ad una  plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica hanno sempre sostenuto che Pietro di Angelerio era nato nella città di Isernia, ma da qualche tempo affermano genericamente: nacque in terra di Isernia, ignorando ciò che è scritto nell’Annuario Pontificio fin dall’anno 1998: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone, per correggere quanto era stato scritto negli anni precedenti: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone.

Se nacque proprio nel 1215, perché la diocesi di Isernia Venafro condivise con le altre diocesi dell’Abruzzo e del Molise la celebrazione degli 800 anni della nascita stimata tra gli anni 12091210?

Hanno tratto in errore papa Benedetto XVI o papa Francesco I?

Il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, prosegue: 14 e 15 ottobre 2014. Il primo appuntamento celestiniano ricorda l’occasione in cui Papa Celestino V fece sosta ad Isernia nel suo viaggio da Sulmona a Napoli. Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia, ove erano il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto). La tradizione storico-ecclesiale locale lega a questo momento il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite. […].

Per chi volesse conoscere i dettagli del suo viaggio da Sulmona a Napoli e che Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia, si rimanda all’articolo del blog: www. molise2000 worpress.com: ANNO GIUBILARE CELESTINIANO di Isernia. 14 e 15 ottobre (1294-2014).

Basta sapere: nessuno dei più antichi biografi di papa Celestino V ha tramandato che Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia; solo la biografia di Cantera nel 1892 diede la notizia, sconosciuta a Ciarlanti (1644) che, vissuto circa 250 anni prima, nativo di Isernia, storico ed arciprete della cattedrale della città, avrebbe avuto più di un motivo per “strumentalizzarla”, essendo stato un convinto sostenitore della nascita e del legame di Celestino V con Isernia.

L’avvenimento era sconosciuto ai biografi Marini (1630), Telera (1648) e Spinelli (1644), questi ultimi due, con Ciarlante, furono i primi a proporre la nascita di Pietro di Angelerio in Isernia.

Priva di fondamento anche la presenza de il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto): la diocesi di Isernia-Venafro ritiene  i due nipoti Guglielmo e Pietro (di papa Celestino Vfigli del defunto fratello Roberto, ma è proprio Cantera a smentire : si leggono accordate da re Carlo II delle provvisioni a Nicola di Angelerio fratello, e a Guglielmo e Pietro Roberto di Angelerio nipoti del fu Pp. Celestino V, non del fu fratello Roberto!

i due nipoti Guglielmo e Pietro non erano figli del defunto fratello Roberto, ma erano nipoti del fu Pp. Celestino V.

Ciarlanti aveva scritto circa 250 anni prima di Cantera: ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis quond. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosanctae Romanae,[…].

Ciarlanti, Cantera e gli altri biografi antichi non hanno mai tramandato un incontro nella città di Isernia tra papa Celestino V ed i parenti.

Errata anche La tradizione storico-ecclesiale locale lega a questo momento il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite.

Ciarlanti conosceva un’altra realtà: e due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia), che nel Duomo si conservano; le due preziose croci non erano state donate in occasione della sosta del 14 e del 15, ma papa Celestino V le mandò.

Se le mandò significa che Celestino V non era nella città di Isernia il 14 ed il 15 ottobre 1294!

In merito, è bene conoscere anche il parere (1998) di mons. Gemma, vescovo emerito della diocesi di Isernia-Venafro: e qui (in Isernia) tu lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione quella croce argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Ciarlanti nel 1644 ricordava due croci ch’egli mandò alla sua Patria; mons. Gemma nel 1998 ha ricordato quella croce che tu lasciasti, ovvero il papa era presente nella città Isernia e lasciò una croce; mentre il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, nell’anno 2014, ricorda due preziose croci.

La verità venne a “galla” con le Celebrazioni Celestiniane. Mostra di cimeli e documenti custoditi nei luoghi che potevano vantare la presenza di papa Celestino V.

Nel catalogo (1954) della mostra dedicata alle Reliquie e Cimeli della città di Isernia si legge l’esistenza di una croce: 18. Croce in argento dorato (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo: tempestata di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di Isernia.

Si tratta di una croce NON di fattura longobarda-bizantina, ma Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina della Seconda metà del sec. XIV; ovvero, la croce che hanno affermato fosse stata lasciata o mandata nell’anno 1294, NON esisteva nel secolo XIII in cui visse papa Celestino V!

Il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, conclude: 5 luglio 2015. Quest’ultimo appuntamento che chiude l’Anno Giubilare Celestiniano, coincide con l’elezione di Pietro del Morrone a sommo pontefice. In età ormai veneranda (difficile precisare a quanti anni) il Morronese «dalla dura vita» fu eletto papa proprio il 5 luglio 1294, dopo circa due anni di sede vacante dalla morte cioè del papa Niccolò IV avvenuta il 4 aprile 1292.

Come si può affermare che l’elezione di Pietro del Morrone avvenne In età ormai veneranda (difficile precisare a quanti anni)?  

Se la diocesi di Isernia-Venafro è convinta ed afferma che papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 e fu eletto papa proprio il 5 luglio 1294, non è difficile, per chi ha le idee chiare, fare una semplice operazione aritmetica: 1294 – 1215 = 79 sono gli anni che aveva Pietro di Angelerio alla sua elezione.

In realtà, nel 1294 aveva compiuto 85 anni e morì prigioniero di Bonifacio VIII il 19 maggio 1296 all’età di 87 anni, come testimonia la biografia Vita C (1303-1306): Anno domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°. VII°., die XIX mai.

Per gli uomini di Chiesa che non conoscono il latino: morì nell’anno del signore 1296 il 19 maggio, all’età di 87 anni; ergo: 129687 = 1209 è l’anno di nascita di papa Celestino V, tant’è, come disse papa Benedetto XVI il 4 luglio 2010, tutte le diocesi dell’Abruzzo e del Molise indissero l’ Anno Giubilare Celestiniano per celebrare gli 800 anni della sua nascita.

Oreste Gentile.

PAPA BENEDETTO XVI – PAPA FRANCESCO I : DUE PAPI PER DUE ANNIVERSARI.

novembre 2, 2014

                                                                                                                       melius abundare quam deficere.                                           

Nell’anno 2009, la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana, per ricordare e celebrare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, inviò una lettera ai fedeli: Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

La C. E. A. M., ritenendo gli storici unici responsabili di non avere indicato un preciso anno di nascita del papa molisano, perché collocata tra il 1209 e il 1215, decise di collocarlo tra il 1209 ed il 1210, forse ignorando la biografia più antica del santo eremita che esplicitamente ricorda: la morte avvenne all’età di 87 anni e nell’anno 1296; ergo: 1296 – 87 = 1209.

Il testo della lettera crea un’altra perplessità: tra i tanti luoghi in cui è molto sentita la devozione perché fu ricordata solo la città di Isernia?

Perché non L’Aquila, dove volle la costruzione della basilica di Collemaggio e dove fu proclamato pontefice?

Perché non Castel di Sangro (AQ), nei cui pressi aveva iniziato il primo periodo di eremitaggio?

Perché non Sulmona (AQ), nei cui pressi svolse il secondo periodo di eremitaggio?

Perché non Montagano (CB), dove aveva frequentato il monastero di Santa Maria in Faifoli?

Perché non Sant’Angelo Limosano (CB) etc., dove la devozione è molto sentita?

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 Francobollo emesso nell’anno 2010 per ricordare la presenza di papa Benedetto XVI a Sulmona in occasione dell’Anno Giubilare Celestiniano nell’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V.

Le sacre spoglie di papa Celestino V furono ospitate nei principali centri delle diocesi delle due regioni tra il mese di agosto dell’anno 2009 e l’agosto 2010; il 4 luglio 2010, papa Benedetto XI visitò la città di Sulmona e durante la celebrazione eucaristica disse: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

Dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, papa Francesco I volle visitare la città di Campobasso ed in occasione della sua presenza anche nella città di Isernia, i mass media pubblicarono: La prefettura della Casa pontificia ha ufficializzato il programma della visita pastorale di Papa Francesco a Isernia del 5 luglio 2014. […]. ore 18.15 – in piazza Andrea D’Isernia sul palco saluto del vescovo monsignor Cibotti; discorso del Santo Padre; solenne proclamazione dell’Anno Giubilare Celestiniano per gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino (1215-2015).

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Francobollo ed annullo filatelico emessi per la presenza di papa Francesco I ad Isernia per indire l’anno giubilare celestiniano per l’ VIII centenario della nascita di papa CelestinoV.

Ignoriamo se la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana fosse a conoscenza dell’iniziativa, visto che la celebrazione dovrebbe interessare solo la diocesi di Isernia-Venafro; ignoriamo se La prefettura della Casa pontificia fosse a conoscenza che la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana aveva già proclamato 5 anni prima la celebrazione della nascita di papa Celestino V; ignoriamo se la stessa prefettura abbia informato papa Francesco I che il 4 luglio dell’anno 2010 il suo predecessore era presente nella città di Sulmona per partecipare alle celebrazioni degli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

Domanda: se il 5 luglio 2014 nella città di Isernia fosse stato in carica e presente papa Benedetto XVI, avrebbe rinnegato quanto detto il 4 luglio 2010 nella città di Sulmona e proclamato un Anno Giubilare Celestiniano per gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino (1215-2015), così come ha scritto La prefettura della Casa pontificia?

Durante la sua visita, papa Francesco I non ha messo in relazione la nascita di papa Celestino V con la città di Isernia; nel suo discorso ufficiale pronunciato sul sagrato della cattedrale della città: proclamò l’Anno Giubilare Celestiniano, ma non in relazione, come fece papa Benedetto XVI, alla celebrazione degli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

L’Anno Giubilare Celestiniano indetto per celebrare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, ha unicamente l’imprimatur di papa Benedetto XVI.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“NUOVO” ANNO GIUBILARE CELESTINIANO (1215 – 2015) !

agosto 5, 2014

ISERNIA 2 BUONAISERNIA 1 BUONA

 

 

 

 

Uno “speciale annullo filatelico” è stato diffuso in occasione della presenza di papa Francesco nella città di Isernia il 5 luglio 2014, data che coincide con la elezione al soglio pontificio il 5 luglio 1294 del frate eremita Pietro di Angelerio, meglio conosciuto come Pietro da/del Morrone.

Lo “speciale annullo filatelico” avrebbe dovuto ricordare la visita e la presenza eccezionale di papa Francesco nella città di Isernia o, se avessero voluto, il 720° (1294-2014) anniversario della elezione di Pietro di Angelerio a pontefice: hanno pensato ben altro!

Avendo capito che la Chiesa con il suo comportamento ipocrita non ha mai voluto prendere una chiara posizione sul luogo, sull’anno di nascita e su gli altri avvenimenti legati alla vita terrena di papa Celestino V, hanno pensato bene di <strumentalizzare > la presenza di papa Francesco nella città di Isernia per fargli indire un Anno giubilare celestiniano per ricordare gli 800 anni della nascita di Pietro di Angelerio.

Dove? Ma nella città di Isernia!

Nel proclamare l’Anno giubilare celestiniano, papa Francesco nel suo discorso pronunciato sul sagrato della cattedrale di Isernia non lo mise in relazione all’anno ed all’VIII centenario della nascita del suo santo predecessore: forse era consapevole che una sua esplicita dichiarazione avrebbe avallato la nascita di Pietro di Angelerio nell’anno 1215 e nella città di Isernia?

ISERNIA 1 BUONA

Esaminando lo “speciale annullo filatelico, nulla testimonia e ricorda la presenza e la visita di papa Francesco alla città di Isernia: in alto a sinistra si legge: Anno Giubilare Celestiniano; il francobollo con l’immagine del papa non è in relazione alla presenza in Isernia in quanto fu emesso nel marzo dell’anno 2013 in occasione della sua proclamazione mentre l’annullo postale evidenzia lo stemma dell’ordine fondato dal frate-eremita Pietro di Angelerio ed ai suoi lati le legende che ricordano gli anni 1215 e 2015 e la *SOLENNE PROCLAMAZIOINE ANNO GIUBILARE CELESTINIANO*. VERSO L’VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI SAN PIETRO CELESTINO* con la data 5. 7. 2014.

ISERNIA 2 BUONACiò che davvero sorprende e può destare una grande meraviglia in quanto è veramente fuori  <tema> sono le immagine riprodotte sull’altra faccia della cartolina isernina che raffigura papa Benedetto XVI, un busto di papa Celestino, nello sfondo la facciata del duomo di san Panfilo di Sulmona ed in basso a destra un francobollo: il tutto è stato copiato dalla cartolina e dal francobollo che furono diffusi in occasione della visita di papa Benedetto XVI alla città di Sulmona per la celebrazione dell’ VIII centenario (1209 – 2009) della nascita di Pietro di Angelerio.

VAIIIIIIII

 

FRANCOBOLLO 2 2010

SULMONA 3

 

 

 

cartolina, francobollo ed annullo postale di Sulmona. 4. 7. 2010
 

 

Papa Benedetto XVI, il 4 luglio dell’anno 2010, fu invitato dalla diocesi e dalla città di Sulmona in occasione della celebrazione dell’ Anno Giubilare celestiniano indetto dalla Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana (CEAM)dei vescovi delle due regioni per ricordare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, come ricorda il loro parere “ipocrita” riportato in una lettera ai fedeli: Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

Papa Benedetto XVI (o chi aveva scritto la sua omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica nella città di Sulmona) disse: Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

La Chiesa a causa della sua ipocrisia, a distanza di 5 anni, permette che venga proclamato un (2°) anno giubilare celestiniano per (ri)celebrare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Pensate a ciò che la Chiesa permetterebbe di scrivere se volesse farci conoscere anche il luogo della nascita, il cognome e lo stato patrimoniale dei suoi genitori!

Oreste Gentile

SECONDO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE.

luglio 28, 2014

“ Una impresa davvero ardua attende l’assessore per il Turismo del Comune de L’Aquila: in base alle testimonianze delle biografie, le città da invitare nei prossimi forum saranno tante al pari degli itinerari che possono essere proposti per visitarle. In bocca al lupo ”.

Era l’augurio scritto alla fine dell’articolo FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE. QUALE IL CRITERIO DELLA LORO SCELTA ? (pubblicato in internet) all’assessore al Turismo del Comune de L’Aquila che aveva organizzato il Primo Forum delle città Celestiniane in occasione del VII centenario della canonizzazione (1313-2013) di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio,

Abbiamo notizia che è stato presentato ed inaugurato il SECONDO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE: Si svolgera’ a Norcia, il prossimo 28 giugno, il convegno, propedeutico al Forum delle citta’ celestiniane, “L’Umbria chiama L’Aquila”, iniziativa nata dal primo Forum che si e’ svolto lo scorso giugno all’Aquila. Lo ha annunciato l’assessore al Turismo Lelio De Santis spiegando che l’intento e’ quello di valorizzare la figura di Celestino V e favorire la creazione di una rete delle citta’ celestiniane che abbia la funzione di attrattore turistico religioso, di sviluppare iniziative durante tutto l’anno e di promuovere la Perdonanza al di fuori dei confini della provincia aquilana. Si prova a fare una diversa promozione della Perdonanza – ha detto l’assessore – instaurando rapporti con i territori legati alla figura di Celestino V, che saranno poi invitati a vivere direttamente la 720esima edizione della manifestazione. Infatti il Secondo Forum delle Citta’ celestiniane quest’anno sara’ collocato all’interno del programma della Perdonanza, in data 27 agosto, e nella giornata seguente del 28 le delegazioni parteciperanno all’apertura della Porta Santa ed al corteo storico. L’iniziativa – ha spiegato De Santis – si svolgera’ a Norcia, in virtu’ del legame che c’e’ tra la basilica di Collemaggio e quella di San Benedetto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Jan Bassand de Besancon. A Norcia, inoltre, si e’ ricostituita una comunita’ di benedettini che hanno assunto come immagine, nel loro stemma, anche la croce con la ‘S’ di San Pietro Celestino. Floro Panti, presidente del Centro Studi celestiniano, ci ha anticipato, invece, che l’anno prossimo, ad Assisi, si concludera’ la tappa conclusiva del ‘Cammino del Perdono’ ,che partira’ dall’Aquila e che tocchera’ gli eremi celestiniani. L’anno scorso tale percorso – ha ricordato l’amministratore comunale – ha interessato la tratta da Sant’Angelo Limosano all’Aquila e questo anno andra’ dalla parte meridionale della Puglia fino a Monte Sant’Angelo.

Al di là degli scopi religiosi che gli organizzatori intendono perseguire, resta senza una risposta l’interrogativo formulato lo scorso anno: quale è il criterio che si adotta per identificare e selezionare i territori legati alla figura di Celestino V.

Nella sua lunga vita, è vissuto 87 anni, Pietro di Angelerio, pur avendo scelto di condurre una vita eremitica, era continuamente in viaggio: aveva percorso in lungo ed in largo il vasto territorio compreso tra il Gran Sasso, la Maiella e le Mainardi settentrionali ed una parte del Molise centrale; intraprese un viaggio che lo portò a visitare le città poste sull’itinerario che dall’eremo del Morrone giungeva alla città francese di Lione; dopo l’elezione a pontefice, furono diverse le località che lo ospitarono in occasione del suo trasferimento da L’Aquila a Napoli; tante altre possono testimoniare il suo passaggio quando, dimissionario, da Napoli si avviò verso Sulmona e dopo quelle che lo videro fuggiasco verso Vieste per raggiungere l’estremo oriente.

Alle tante località che posso testimoniare la sua presenza bisogna sommare quelle in cui furono istituiti i monasteri celestiniani quando era in vita ed in altri luoghi dopo l’anno 1296, anno della sua morte, considerato che nel momento della loro massima floridezza (i celestini) erano stati titolari di quasi 150 monasteri, sparsi in Italia, Francia, Boemia, Inghilterra, Spagna, Belgio, etc.. (sito Basilica di Collemaggio)

La città di L’Aquila, lo stadio olimpico di Roma od un’altra struttura più spaziosa non potrebbero ospitare i rappresentanti delle tantissime località che possono testimoniare un legame diretto con papa Celestino V e di quelle in cui esisteva un monastero istituito prima e dopo la sua morte.

E’ una impresa ardua realizzare l’ambizioso progetto di fare testimoniare proprio tutti, figuriamoci poi le difficoltà che si avrebbero se fossero invitate delle località che non hanno avuto un legame con Pietro di Angelerio.

I territori che non hanno avuto un rapporto diretto con Celestino V o in cui fu costruito unicamente un monastero soprattutto dopo la sua morte, possono considerarsi legati alla figura di Celestino V ?

Lo scorso anno furono invitate le città: Bologna, Limay (Francia), Norcia, Lecce, Firenze, Ripalimosani, S. Angelo Limosano, S. Severo, Monte Sant’Angelo, Fumone, Isernia, Salle, Lama dei Peligni, Castel di Sangro, Celano, Guardiagrele, Roccamorice, Pratola Peligna.

Le uniche, tra quelle citate, che possono vantare la sicura presenza di papa Celestino V, come scritto nel precedente articolo, sono state ricordate dalle sue più antiche biografie: Firenze, Fumone, Castel di Sangro, Roccamorice.

Le altre possono vantare sì l’istituzione di un monastero celestiniano quando lui era ancora in vita o dopo la morte, ma non la sua presenza.

Le più antiche fonti e la documentazione esistente non ricordano, tanto per fare un esempio, un legame di papa Celestino V con la città francese di Limay (meglio Limay Yvelines); forse in Limay Yvelines, come per altri centri francesi, fu fondato un monastero celestiniano dopo la sua morte avvenuta nel 1296: questo sarebbe il legame di Celestino V con una città di cui forse egli stesso ignorava l’esistenza ?

La città di Norcia può vantare un legame con papa Celestino V ?

Era sì la patria di san Benedetto fondatore delle omonima congregazione, ma non aveva mai avuto un rapporto diretto o un legame con il frate eremita che dopo l’esperienza negativa del suo breve noviziato (3 anni) proprio presso un monastero benedettino, aveva deciso di dare vita ad una nuova congregazione meno legata alle <cose terrene>.

I benedettini non godevano delle <simpatie > di Pietro di Angelerio, visto che dall’inizio del’eremitaggio sulla Maiella, crescendo il numero de’ compagni, scrisse Marino, tanto che passavano seicento, & non potevano capirsi in sì piccioli luoghi, che teneva egli nella Maiella, e nel Morrone; cominciò a pigliare diversi altri luoghi, e questi poverissimi, accioche l’Ordine di S. Benedetto si ristorasse e riformasse sul fondamento della povertà, & dell’humiltà, il quale era quasi andato in rovina per l’abondanza e superbia richeze.

Una reciproca < simpatia > che il frate-eremita Pietro da/del Morrone manifestò con uno dei primi provvedimenti quando fu eletto pontefice; scrisse Marino: Il medesimo Riccardo lasciò scritto, che Celestino aggregò à suoi Monasteri il Monastero di Monte Cassino, e che vi introdusse quasi cinquanta de suoi Monaci del suo habito Camelino di vilissimo panno, e vi fece un’Abbate de suoi chiamato Angelerio, nel mese d’Ottobre, si come riferisce l’Autore del Legno della Vita lib. I. c. 9. dal detto Ricardo Abate. Aggiunge à ciò il Cardinale di San Giorgio, che Celestino sforzò e costrinse i Monaci del Monastero di Monte Cassino à pigliare l’habito Monastico, il qual egli haveva instituito, de Monaci che vivevano sotto le sue riforme, e quegli che non volsero obedire, scacciò fuora del Monastero. Aggiungendo: andò di persona à Monte Cassino, per riformare quel Monastero, & unirlo alla sua Religione, e vi fece perciò eleggere per Abbate Angelerio uno de suoi discepoli cohavervi introdotti cinquanta de suoi Monaci, e sforzati quei Monaci neri à pigliare l’habito de suoi, che era di color camelino di vilissimo panno.

Quale poi il legame che c’è tra la basilica di Collemaggio e quella di San Benedetto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Beato Jan Bassand de Besancon è davvero tutto da scoprire.

La prima fu voluta nella città de L’Aquila dal frate Pietro da/del Morrone intorno all’anno 1287: Chiesa di Santa Maria di Collemagio (la quale era stata fabricata dal Santo per il suo Ordine), scrisse Marino, dove suo Ordine è riferito a quello celestiniano; la seconda fu costruita intorno al 1200, nove anni prima della nascita di Pietro di Angelerio e certamente non può essere considerata, come hanno scritto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Jan Bassand de Besancon che, nato tra il 1360 ed il 1365, divenne a 85 anni priore del convento di Santa Maria di Collemaggio dove morì nell’anno 1445. Si ignora un suo intervento in favore della basilica di san Benedetto di Norcia che fu posseduta dalla congregazione dei celestini dall’anno 1484 al 1810 (Andenna, 2001).

Le città che possono realmente vantare la presenza o un interessamento diretto di papa Celestino V, prima da semplice frate-eremita e successivamente da pontefice sono tantissime; pertanto non si comprende la scelta di Norcia sia per il Primo che per il Secondo Forum della città celestiniane.

Seguendo quanto hanno tramandato le più antiche biografie e l’ordine cronologico degli avvenimenti che hanno visto protagonista il santo frate-eremita fin dalla sua giovinezza, si poteva iniziare con Montagano, un piccolo centro in provincia di Campobaso, meno noto di Norcia, ma nel suo territorio era stato costruito il monastero di Santa Maria in Faifoli, dove il giovane Pietro svolse per solo 3 anni il noviziato e vi tornò in seguito come abate. Certo, Montagano non avrebbe fatto notizia!

Cronologicamente Pietro fu poi a Castel di Sangro nel cui territorio iniziò i primi 3 anni di eremitaggio e poi, e poi, e poi: le località, come già detto sono tantissime, ma solo procedendo con tale metodo si crea un itinerario religioso, culturale e storico aderente alla realtà, senza voli pindarici.

Tra le località che parteciparono al Primo Forum delle città celestiniane compare la città di Isernia e il paese di Sant’Angelo Limosano: entrambe rivendicano la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, ma la Chiesa, correggendo quando scritto in precedenza (fino all’anno 1997) sull’Annuario Pontificio a favore della prima città, scrive solo Molise, nome della regione.

Un metodo pilatesco, se non ipocrita di risolvere il dubbio!

Stando la scelta di ricordare la nascita nella regione Molise, perché è stato invitato Sant’Angelo Limosano e perché è stato avallato un itinerio da Sant’Angelo Limosano all’Aquila ?

La città di Isernia merita la presenza perché nel suo territorio era stato costruito un monastero celestiniano nell’anno 1272; tutte le altre testimonianze che dovrebbero sostenere una plurisecolare tradizione, sono state create ad arte.

Il piccolo centro di Sant’Angelo Limosano non dovrebbe essere presente: nel suo territorio non è mai esistito un monastero celestiniano, né altre testimonianze sono riconducibili ad un legame con papa CelestinoV, però la Chiesa ed altri ignorano che a differenza della città di Isernia e di altri centri che di volta in volta rivendicano la famosa nascita, gode di diversi indizi ricordati dalle più antiche biografie di Pietro di Angelerio che lo ritengono la patria di papa Celestino V.

Auguri agli organizzatori per il Secondo Forum delle città celestiniane; stimolate pure la conoscenza della vita e delle opere del santo molisano, ma potreste tra i tanti argomenti che saranno trattati, mettere la parola fine alla secolare diatriba sul luogo e sull’anno di nascita di un povero cristiano ?

Oreste Gentile