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PAPA CELESTINO V, IL “LIBER PONTIFICALIS”, LA “BOLLA DI CANONIZZAZIONE” E LA NASCITA A RAVISCANINA (Caserta).

settembre 23, 2012

In occasione dell’VIII centenario della nascita di papa Celestino V < 1209-2009 > i vescovi di Abruzzo e Molise (C.E.A.M.) comunicarono ai fedeli la celebrazione di uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate.

Per evitare ogni speculazione campanilistica da parte dei centri molisani (Isernia e Sant’Angelo Limosano) che si contendono la nascita di Pietro di Angelerio, mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona-Valva, nominato presidente del comitato scientifico per le celebrazioni, scrisse: Oggi discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita.

Agli “uomini di Chiesa” non interessava conoscere e far conoscere il luogo di nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, tanto da incaricare questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare.

Ponzio Pilato al loro confronto era stato un dilettante!

Non c’è dubbio che tutti desiderano conoscere ed hanno a cuore la sua vita, come scrisse mons. Spina, ma l’anno (era proprio il 1209) ed il luogo della sua nascita, importante perchè  influenzò la sua formazione spirituale, fanno parte della sua vita; al pari del cognome dei genitori e del loro stato patrimoniale, più volte messi in discussione.

In occasione dell’anno giubilare celestiniano furono organizzati 5 convegni che videro la partecipazione di studiosi e di storici: il presidente del comitato scientifico, in attesa del  futuro, non ritenne di invitare uno dei relatori a dare agli ignari, dopo 8 secoli dalla nascita, indicazioni più chiare sulla vita terrena dell’Angelerio.

Passata la festa gabbato lo santo e chi aveva suggerito la celebrazione dell’evento, nonchè quanti aspettavano ed ancora aspettano indicazioni più chiare.

Verba volant: i 5 convegni non hanno aggiunto nulla di più a quanto già si conosce della vita spirituale di papa Celestino V; ma in altra sede alcuni degli stessi relatori hanno pubblicato una biografia del santo molisano basata  su una  errata interpretazione di quanto hanno tramandato le fonti più antiche in merito al paese di origine, all’anno della sua nascita, al cognome dei genitori ed al monastero di Santa Maria di Faifoli dove il giovane Pietro, all’età di diciassette anni, iniziò la vita monastica.

Chi semina vento raccoglie tempesta: una località sconosciuta a tutte le fonti bibliografiche rivendica dopo 800 anni la nascita del santo papa e si sostiene che il monastero che ospitò il giovane Pietro come chierico era quello di Santa Maria di Ferrara  e non Faifoli (Montagano), come scrissero i vescovi dell’Abruzzo e del Molise.

L’anno celestiniano si concluse il 29 agosto 2010, ma le sacre spoglie ripresero a viaggiare: dal 10 al 17 settembre 2010 la comunità saltarese festeggerà la settimana giubilare celestiniana, ed in comunione con il proprio vescovo Mons. Armando Trasarti ospiterà nella chiesa a lui dedicata.

Gli abitanti di Saltara (Pesaro-Urbino) hanno conservata viva la devozione per Pietro di Angelerio e,  seguendo l’esempio delle diocesi di Abruzzo e Molise, hanno voluto dedicare al santo papa molisano una settimana di preghiera e di meditazione nella omonima chiesa di S. Pietro Celestino: La chiesa parrocchiale di Saltara è dedicata a “San Pietro Celestino, contiene 3 opere pittoriche che raffigurano il santo, e fino alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi fu chiesa dell’attiguo monastero celestiniano, in cui da secoli viveva una comunità di monaci, fondata come tante altre, specie in Abruzzo e Molise, ma in tutta Italia ed anche in Francia, dallo stesso Santo.

Ricapitolando: i vescovi dell’Abruzzo e del Molise dedicarono uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate

Nel settembre dello stesso anno giubilare celestiniano, gli abitanti di Saltara, per la loro antica devozione al santo papa, vollero ospitare le sacre spoglie nella chiesa parrocchiale che vanta la  presenza di 3 opere a lui dedicate ed è attigua all’antico monastero celestiniano.

Papa Celestino V tornò a riposare nella basilica di Collemaggio; dopo pochi mesi lo attese un lungo viaggio per S. Angelo d’Alife, in provincia di Caserta.

La notizia fu resa pubblica il  24 maggio 2011: S. Angelo d’Alife(Ce)- La salma di Celestino V – il papa del gran rifiuto, ritornerà nel suo paese natale Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, costituenti l’antica Rupecanina. Le spoglie del santo, attualmente custodite a L’Aquila, all’ interno della Basilica di Collemaggio dove sono miracolosamente scampate al crollo delle volte durante l’ultimo terremoto, giungeranno a Sant’ Angelo d’ Alife, il prossimo 29 maggio e vi resteranno fino al successivo tre giugno. Le reliquie di Celestino V saranno esposte in quella di Santa Maria della Valle, ubicata a Sant’Angelo D’Alife. L’evento è stato presentato in una conferenza stampa presso il comune di Sant’Angelo d’Alife, in cui il Sindaco Avv. Crescenzo Di Tommaso, il Vicesindaco dott. Michele Caporaso, con l’ ausilio di Don Mario Rega, parroco della Chiesa di Santa Maria della Valle e della Prof. Alfonsina Natale dell’ordine pastorale, hanno illustrato il denso programma che sarà sviluppato dal 29 al 3 giugno.  Le spoglie di Celestino V tornano nel paese che diede i natali al Papa del “gran rifiuto”. (…)Tra i motivi che hanno reso possibile l’organizzazione dell’evento, sicuramente la profonda amicizia che lega il parroco don Mario Rega a don Nunzio, rettore della Basilica di Collemaggio, un legame mai scalfitosi, anzi rafforzatosi nel corso degli anni. Da non dimenticare poi che Sant’Angelo d’Alife e la città de L’Aquila sono gemellate, e infine, la precisa e dettagliata ricerca dello storico Domenico Caiazza, il quale ha dimostrato che il Papa del “gran rifiuto” nacque (stando al Liber pontificalis) in Sant’Angelo di Terra di Lavoro (identificabile con Sant’Angelo di Rupecanina, oggi territorio dei Comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife). Tre ragioni fondamentali che legano la cittadina matesina alla figura di Celestino V.

Ignoriamo a quando risale la devozione dei cittadini di Sant’Angelo d’Alife per Pietro di Angelerio, papa Celestino V: nella cittadina esiste la chiesa dedicata a Santa Maria della Valle, la chiesa della Santissima Annunziata e la chiesa di San Bartolomeo e l’importante grotta di san Michele Arcangelo ai piedi della collina di Rupe Canina, è posto un vero e proprio “santuario rupestre”, dedicato a S. Michele Arcangelo, che ha poi dato origine al toponimo di S. Angelo.

Il suo patrono è san Michele arcangelo che si festeggia il 7 maggio.

Nulla testimonia un legame tra la comunità di Sant’Angelo d’Alife e Pietro di Angelario.

E’ ammirevole che don Nunzio, rettore della Basilica di Collemaggio abbia voluto soddisfare il desiderio dell’amico parroco don Mario Rega, ancor più motivato dal gemellaggio tra Sant’Angelo d’Alife e la città de L’Aquila, ma la nascita di papa Celestino V in Raviscanina e Sant’Angelo d’ Alife, costituenti l’antica Rupecanina, non può  essere giustifica, visto che le più alte autorità ecclesiastiche dell’Abruzzo e del Molise (C.E.A.M.) solo un anno prima avevano dichiarato: Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate.

L’unica prova su cui basano la loro rivendicazione è una citazione del Liber pontificalis (1892):CELESTINUS V, conversazione eremitica, natione de terra Laboris,oriundus prope Sulmonen. …. ad ipsum, qui tunc erat in parti bus Apulie seu Aprutii, in suo habitaculo colens Deum.

C’è un riferimento a Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, costituenti l’antica Rupecanina ?

E’ opportuno conoscere le altre autorevoli fonti antecedenti al Liber pontificalis.

Regesta Pontificum Romanorum (1874-1875): Coelestinus V. 1294 ……, oriundus, patria Iserniensis, natione Apulus.

Bullari Romano (1741): Coelestinus Quintus,……, patria Iserniensis.

Bolla di Canonizzazione (1313): O quam felix, es Provincia & Terrae Laboris. B.igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis parentibus … .

Prima della pubblicazione (5 maggio 1313) della Bolla di canonizzazione, altri autori: cardinali, vescovi, frati ed abati celestiniani, pubblicarono una biografie del santo papa: nulla permette di identificare il castrum dove nacque Pietro di Angelerio in Raviscanina e Sant’Angelo d’ Alife, costituenti l’antica Rupecanina.

Tutti purtroppo, al pari degli studiosi nostri contemporanei, predecessori, ignorando la storia e la geografia dell’epoca in cui visse papa Celestino V, proposero diverse località  della sua origine .

Il card. Stefaneschi (1296-1314) scrisse: De prima vita Fr. Petri singulari exercitationis rigori. Est locus Aprutii, cui profert accola nomen Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae: non esisteva in Abruzzo una località denominato Molise!

Il frate bolognese Pipini (1270-1328): oriundus prope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris: la città di Sulmona non si localizzava nella provincia di Terra di Lavoro.

Il vescovo francese Guidonis (1261-1331): COElestinus V. conversatione Heremitica. Natione de terra laboris Oriundus prope Sulmona: vedi anche Pipino; ma non è la citazione che dopo circa 500 anni leggiamo nel Liber pontificalis?

Il cardinale francese de Alliaco (1326-1415): … Hic ergo de Abrutio in partibus Apuliae natus: l’Abruzzo non era una parte della medioevale Puglia!

Ai nostri giorni: non è mai esistita, né esiste una fonte bibliografica che testimoni la nascita di papa Celestino V in Raviscanina e Sant’Angelo d’ Alife, costituenti l’antica Rupecanina.

Dalla locandina del programma religioso predisposto per l’arrivo di papa Celestino V a Sant’Angelo d’Alife, si apprende la partecipazione di mons. Di Cerbo, vescovo di Alife-Caiazzo; dell’Arciabate di Montecasino, padre Vittorelli; di mons.  Rinaldi, vescovo di Acerra; di mons. Farina, vescovo di Caserta; del card. Sardi e del card. Sepe di Napoli.

La devota presenza ed il loro omaggio alle sacre spoglie del papa non avrebbero dovuto essere interpretati come l’avallo della nascita di Pietro di Angelerio in Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, costituenti l’antica Rupecanina, né  avrebbero dovuto incoraggiare l’errata convinzione che era in contrasto sia con quanto dichiarato dagli eminenti colleghi dell’Abruzzo e del Molise nell’anno 2009, sia da ciò che è scritto nel Annuario Pontificio dal 1998: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Morrone … .

La presenza di mons. Spina, vescovo di Sulmona-Valva, avrebbe dovuto fugare ogni dubbio sul giudizio (sconosciuto allo scrivente) espresso dai sui colleghi campani; egli era stato presidente del comitato scientifico per le celebrazioni degli 800 anni della nascita di Pietro di Angelerio ed aveva anche sottoscritto la lettera che la C.E.A.M. aveva inviato ai fedeli abruzzesi e molisani.

Così non è stato, per cui c’è da chiedere: gli “uomini di Chiesa” presenti alle celebrazioni sapevano < perchè > le sacre spoglie erano state richieste da Sant’Angelo d’Alife?

Mons. Spina si prodigò, come aveva fatto in occasione delle celebrazioni abruzzese-molisane, perché gli organizzatori campani non “sfruttassero” a fini campanilistici l’importante avvenimento religioso?

Gli autorevoli “uomini di Chiesa” presenti alle cerimonie avallarono la rivendicazione o i loro saggi consigli non furono ascoltati  dagli organizzatori?

All’ingresso del paese di Raviscanina fa bella mostra una tabella: Benvenuti a RAVISCANINA Terra Natale di Celestino V (da: Raviscanina L’arrivo del Cardinale Sepe – YouTube).

Nell’anno 2012 la stampa locale ha dato ampio risalto ad un altro avvenimento organizzato per ribadire la nascita di papa Celestino V in Raviscanina e Sant’Angelo d’ Alife, costituenti l’antica Rupecanina:

Palio per rievocare Celestino V. Il Papa del gran rifiuto nacque a Raviscanina.

Ed ancora: Un Palio in memoria di Celestino V, il Papa che fece il Gran Rifiuto e che ebbe i suoi natali a Raviscanina, in provincia di Caserta. L’iniziativa, organizzata dalla Pro Loco Rupecanina e dall’Ente provinciale per il turismo di Caserta, è in programma per l’8 e il 9 settembre 2012. (…..). Per due giorni, l’8 e il 9 settembre, la cittadina dell’alto casertano rievocherà la figura di Celestino V, nato nel 1219 nel castello di Rupecanina, come emerso dal ritrovamento della sua bolla di canonizzazione. Le spoglie del Papa, di cui anche Dante parla nella Divina Commedia, furono esposte l’anno scorso nella chiesa di Santa Croce.

Il cronista nell’indicare l’anno di nascita ha scritto 1219 in sostituzione dell’anno 1209 ed aggiunse che il luogo di nascita del santo papa era emerso dal ritrovamento della sua bolla di canonizzazione.

La Bolla di Canonizzazione, datata 5 maggio 1313, è sempre stata di “dominio pubblico”, ma oggi c’è chi ne rivendica il ritrovamento ed al pari del Liber Pontificalis utilizzato nel 2011, sfrutta una semplice “frase” che  non porta acqua al mulino di quanti escludo i natali di Pietro di Angelerio dal Molise o dall’antico Comitatus Molisii

Nella Bolla di Canonizzazione è scritto: O quam felix, es Provincia & Terrae Laboris . B.igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis parentibus … .

E’ una citazione chiara e storicamente più precisa di quella riportata nel Liber Pontificalis: l’estensore fece un riferimento preciso alla provincia o Justitiariato denominata Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii che, all’epoca in cui visse Pietro di Angelerio, comprendeva i territori della Terra di Lavoro ed il comitatus (o contea) di Molise.

E’ chiaro che il luogo della sua origine non fu citato, ma 2 volte fu ricordata la Provincia denominata Terrae Laboris che, come tramanda la Storia, era uno dei distretti amministrativi del regno denominati provinicia o Justitiariato, istituiti da Federico II ed ereditati dagli Angioni.

La Terra di Lavoro e la Contea di Molise erano 2 territori distinti, ma facevano parte di un’unica provincia o Justitiariato denominato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii.

Consultando i Registri della Cancelleria Angioina, si nota che i redattori dell’elenco dei feudi e dei feudatari del Comitatus Molisii, utilizzarono spesso solo il termine Terra/ae Laboris (perché più importante?) che non si riferiva al territorio omonimo, ma all’unica provincia amministrativa denominata Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii.

Un esempio fra i tanti: Si ordina al Procuratore di T.(erra) di Lavoro e Principato di ricevere, per conto della R. Corte la consegna della terra di Boiano in T.(erra) di Lavoro da parte …. .

Il Procuratore non era solo di T.(erra) di Lavoro, ma anche del Comitaus Molisii che costituivano una provincia amministrativa unica di cui faceva parte la città di Bojano ed il suo territorio; si preferì solo scrivere in T.(erra) di Lavoro, omettendo Comitatus Molisii dove si localizzava la città di Bojano, già sua capitale.

Una disposizione del re angioino dell’anno 1292 (papa Celestino V era ancora in vita, morì nel 1296) in favore di Clemenzia, moglie di Carlo, suo primogenito, ricorda il castrum Sancti Angeli dove nacque papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio: castri Sancti Angeli de Limosani et eiusdem feudi siti in territorio civitatis caserte de iustitiariatu Terre Laboris et Comitatus Molisii.

Il castrum Sancti Angeli de Limosani ed il suo territorio, al pari di quanto visto per la città di Bojano, era incluso nella provincia o Justitiariato denominato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ma da localizzare nel territorio del Comitatus Molisii.

Il card. Stefaneschi (1296-1314) non ricordò solo  Laboris Terrae, trascurando la citazione del Comitatus Molisii, un Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae ?

Il frate bolognese Pipini (1270-1328) non ricordò erroneamente oriundus prope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris ?

Il vescovo francese Guidonis (1261-1331) non ricordò erroneamente  Natione de terra laboris Oriundus prope Sulmona ?

Per coloro che sostengo la nascita di Pietro di Angelerio in Raviscanina e Sant’Angelo d’ Alife, costituenti l’antica Rupecanina e per gli “uomini di Chiesa” che vogliono emulare o superare il comportamento di Ponzio Pilato, vale la pena ricordare quanto scritto e presentato a L’Aquila da mons. Pagano, prefetto dell’ Archivio Segreto Vaticano in occasione della prentazione della bolla di elezione di papa Celestino V al soglio pontificio (27 agosto 2012): Felix mulier et tanti filii tam digna mater-Donna fortunata e degna madre di tanto figlio: così si rivolgeva all’umile Maria, madre di Pietro del Morrone, l’Autore della cosidetta Vita C, la fonte più attendibile sulle gesta di Celestino V, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa.

L’autorevole giudizio del prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano espresso su ciò che tramanda la più antica biografia di papa Celestino V, conosciuta come Vita C, non dovrebbe più dare origine a dubbi od a fantasiose ricostruzioni della vita terrena di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio: per buona pace di coloro, compresi I diversi “uomini di Chiesa”, che vogliono emulare il comportamento dello struzzo!

Cosa ricorda la Vita C?

Una certezza: l’anno della nascita, 1209 a cui gli “uomini di Chiesa”, che non sapendo fare di conto, ancora non credono e danno la colpa agli storici (dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215), pur avendo celebrato gli 800 anni  della sua nascita nel 2009.

Nella Vita C  è scritto che il dimissionario papa Celestino V morì nel 1296 all’età di 87 anni, per cui una semplice differenza dà 1209 , l’unico anno di nascita.

La Vita C ricorda in occasione della sua nomina ad abate nell’anno 1276, l’unico monastero dove il giovane Pietro di Angelerio era entrato all’età di 17 anni per compiere il noviziato: Inter alia cepit unum bonum monasterium tunc paene dirutur et destructum, quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.

Pietro di Angelerio fu nominato abate del monastero di Santa Maria in/di Faifoli che era localizzato nella provincia di provenienza-nativo: la provincia o Justitiariato era Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ma il riferimento era al Comitatus Molisii nel cui territorio ancora oggi è localizzato il monastero.

Il monastero di Santa Maria in/di Faifoli era sì localizzato nello Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ma era sotto la giurisdizione ecclesiastica della metropolita di Benevento: l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il quale forse fu quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli era fu fatto Abate. (Marini, 1630).

Diversa è la localizzazione  e la giurisdizione ecclesistica del monastero di Santa Maria di Ferrara, ricordato dal Corriere del Mezzogiorno (8.10.2009) per accreditare la nascita in Raviscanina e Sant’Angelo d’ Alife, costituenti l’antica Rupecanina: Il papa Celestino V per 18 anni studiò nell’Abbazia della Ferrara prima di partire per Roma dove fu ordinato sacerdote; mentre la giurisdizione ecclesistica era pertinente alla metropolita di Capua.

Le località che ambiscono alla nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, devono aderire ad 8 indizi storici-geografici tramandati dalle più antiche biografie:

(1) essere  stato nel Comitatus Molisii. (2) essere nelle vicinanze del monastero di Santa Maria in Fayfolis. (3) essere  stato nella diocesi di Benevento. (4) essere stato un castrum/castellum. (5) rispettare il tempo e (6) la distanza da Castel di Sangro. (7) essere denominato sancto angelo. (8) essere vicino al castello di Limosano.

Sant’Angelo Limosano, in provincia di Campobasso, è il paese di origine di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, più conosciuto come Pietro da/del Morrone.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

 

 

PESCHE (IS) E LA NASCITA DI PAPA CELESTINO V: UNA “BUFALA” !

dicembre 4, 2011

L’articolo Pesche, apogeo e oblio del borgo di un quotidiano molisano del 18.XI.2011, dando la notizia di un convegno svolto a Campobasso, ha riproposto una ricerca del sacerdote don Sante Tommasini, pubblicata nell’anno 1999, a sostegno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nell’odierna PESCHE, in provincia di Isernia, o nelle sue vicinanze: nacque a S.Angelo di Isernia.

L’affermazione fu avallata dal can. prof. Claudio Palumbo nella presentazione della pubblicazione: …, ove più si consideri che, dimostrando essere Sant’Angelo di Isernia il vero titolo di Pesche fino a tutto il XVIII secolo della nostra era, il Tommasini reca un contributo affatto trascurabile alla vexata quaestio sulla patria natale di San Pietro Celestino V.

Le biografie più antiche del santo papa molisano tramandano la nascita in una località ritenuta un castrum o castello denominato sancti Angeli o sancto angelo o S. Angeli, un piccolo agglomerato di case difese dalle mura di cinta, diverso da Isernia, una civitas fin dalla dominazione romana; il castrum è uno dei tanti indizi che escludono le “pretese” della civitas di Isernia.

L’ipotesi di Tommasini si basa su una ricca bibliografia, ma avendola interpretata ad usum delphini, commise degli errori: non fece distinzione di localizzazione e di identificazione tra la civitas di Isernia ed i centri esistenti sul suo territorio che corripondeva alla contea longobardo-franca, con capoluogo Isernia, già pertinente alla colonia latina, poi municipio di Aesernia, nonché alla diocesi episcopale.

PESCHE, oggetto della pubblicazione, e quindi Carpinone (vedi in seguito), Monteroduni, Longano, Miranda etc., sorti nelle varie epoche sul territorio della colonia latinamunicipio romano, della diocesi episcopale e della contea longobardo-franca, furono localizzati ed identificati da Tommasini nella città di Isernia!

Scrisse: a) quando ancora Pesche non era comune indipendente, questo territorio era considerato isernino. b) Tutto ciò era considerato nella città.     

Il territorio pertinete alla "contea longobardo-franca", già "colonia latina" e "municipio romano" e "diocesi episcopale" (azzurro): Tommasini sostenne che "Tutto ciò era considerato nella città".

La civitas di Isernia, stando al parere di Tommasini, era un “grande contenitore” (vedi figura in alto) ed all’ interno delle sue mura di cinta erano localizzati i centri esistenti sul territorio pertinente alla contea longobardo-franca, già colonia latina, municipio romano e diocesi episcopale.

PESCHE e gli altri centri abitati, fin dalla loro fondazione nel territorio della  colonia-municipio-diocesi-contea di Isernia erano amministrati dalla civitas di Isernia, ma godevano di una propria identità e di una precisa, quanto inconfondibile localizzazione. Nessuno dei centri che era nel territorio poteva essere considerato nella città di Isernia, ovvero all’interno delle sue mura di cinta.

La "civitas" di Isernia aveva sempre avuto la giurisdizione sul territorio pertinente alla "colonia latina", al "municipio romano", alla "diocesi episcopale" e, per ultimo, alla "contea longobardo-franca" omonima (poi inglobata nella "contea" di Bojano-Molise), su cui erano stati fondati nel tempo gli odierni centri di PESCHE, Monteroduni, Longano, Miranda, Carpinone etc.: centri che avevano una localizzazione ed una identità autonoma dalla "civitas" capoluogo.

La errata interpretazione delle fonti bibliografiche fece commettere a Tommasininon pochi errori:

Nella introduzione alla pubblicazione, scrisse: Mi sono cimentato a scrivere la cronistoria, in parte sconosciuta, di un paese (a) che prima del millesettecento era una parrocchia (a), in Isernia, gestita dai padri benedettini di Montecassino. E noto a tutti che, in quei tempi, i benedettini avevano sulle loro popolazioni poteri ecclesiastici e civili; per cui possiamo facilmente comprendere come la gestione religiosa di S. Angelo d’Isernia (a) fosse soggetta direttamente al Padre Abate di Montecassino. . .. . Il centro abitato (a), che inizialmente era detto “Castello di S. Angelo d’Isernia(a) , con il tempo, dopo che i benedettini si erano insediati nel luogo sovrastante detto “delle  pietre”, ci fu un progressivo spostamento della popolazione verso l’alto ed il villaggio (a) cominciò a prendere nome dal luogo pietroso su cui sorgeva, infatti ancora oggi nel dialetto locale le pietre son chiamate “peschie”. Era (a) in territorio isernino. (La a identifica la stessa località).

Da quanto letto, si apprende: il paese, l’odierna PESCHE, prima era una parrocchia, in Isernia, conosciuta come S. Angelo d’Isernia divenne un centro abitato, che inizialmente era detto “Castello di S. Angelo d’Isernia, con il tempo dopo che i benedettini si erano insediati nel luogo sovrastante detto “delle  pietre”, ci fu un progressivo spostamento nello spazio della popolazione verso l’alto.

Pertanto, il Castello di S. Angelo d’Isernia” non si localizzava più  nella civitas di Isernia dove non esisteva una località verso l’alto, esisteva  un luogo pietroso; ci troviamo in territorio isernino, ma il villaggio che Tommasini identificò con PESCHE non era una parrocchia, in Isernia, gestita dai padri benedettini di Montecassino, era Il centro abitato, che inizialmente era detto “Castello di S. Angelo d’Isernia”.

Le fonti bibliografiche non ricordano ilCastello S. Angelo d’Isernia”.

La verità è che il Chronicon Vulturnense, consultato da Tommasini, per l’anno 814 e per l’anno 881 tramanda: Vi è, dunque, all’interno  della città (di Isernia) la chiesa di Sant’Angelo con venticinque case dei servi tutt’intorno, e il presbitero Giordano servo e vicedomino del predetto monastero (san Vincenzo al Volturno), …… . Questa chiesa, con le altre numerose cappelle ad essa sottomesse, i casali che si trovano nei pressi del torrente Petroso, dove i due fiumi confluiscono, appartennero tutti ai servi di San Vincenzo. E i monaci che vivono lì, lavoravano i terreni paludosi che si trovavano nei pressi della stessa città (di Isernia), per il monastero di Sant’Angelo.

E’ chiaro: la chiesa di Sant’Angelo ed il monastero omonimo era all’interno  della città di Isernia, ma i monaci gestivano anche i beni che si trovavano nei pressi della stessa città di Isernia eranobenedettini, ma appartenevano al monastero di san Vincenzo al Volturno, non dai padri benedettini di Montecassino, come sostenne Tommasini.

Per Tommasini la chiesa di S. Angelo d’Isernia, divenne Il centro abitato, che inizialmente era detto “Castello S. Angelo d’Isernia, con il tempo, dopo che i benedettini si erano insediati nel luogo sovrastante detto “delle pietre”, ci fu un progressivo spostamento della popolazione verso l’alto ed il villaggio cominciò a prendere nome dal luogo pietroso su cui sorgeva, infatti ancora oggi nel dialetto locale le pietre son chiamate “peschie”. Era in territorio isernino.

 

La "civitas" di Isernia: La localizzazione (rosso ) della chiesa di Sant’Angelo nel rione Sant’Angelo, in cui, secondo l’isernino D’Acunto, sarebbe nato papa Celestino V.

La chiesa di Sant’Angelo era ubicata all’interno delle mura della civitas di Isernia, nella parte bassa a nord-ovest e, come scrisse l’isernino Viti (1972), cambiò nome in chiesa San Giuseppe ed aggiunse: Anche oggi, infatti, la piazzetta antistante l’ex chiesetta di S.Angelo conserva tale nome, anziché quello di San Giuseppe, più recente.

La confusione è palese: non ci fu un progressivo spostamento della popolazione verso l’alto dalla chiesa di Sant’Angelo ubicata dentro le mura della civitas di Isernia, come ricorda il Chronicon, esisteva unCastello S. Angelo d’Isernia”.

Tommasini descrisse  poeticamente Il villaggio (castello) che si era formato attorno alla chiesa di S. Angelo si presentava in ottima posizione, ben soleggiato, ricco di acque, sovrastante una fertile campagna molto adatta all’agricoltura. E alle pendici di una zona montagnosa piena di fascino adatta sia alla pastorizia, sia alla coltura del bosco.

Quanto letto non è pertinente al Castello S. Angelo d’Isernia, mai esistito; la localizzazione dell’antica e dell’odierna PESCHE, sempre esistita lontana dalla città di Isernia, ispirò la poetica descrizione di Tommasini.

Panorama di PESCHE (IS). L'esposizione della località a sud-ovest corrisponde alla descrizione poetica di Tommasini.

PESCHE, al contrario di quanto sostenne Tommasini: prima del millesettecento (1700), aveva una localizzazione e soprattutto una identità precisa, testimoniata da due diplomi di donazione  sottoscritti da Rodolfo de Moulins-de Molisio, conte di Bojano, che aveva occupato la contea longobardo-franca di Isernia: anno 1088: …… in hac ecclesia vocabulo Sancte Crucis, que constructa esse videtur infra fines Ysernie civitatis supra ipsum locum qui Pesclatura vocatur, hoc quod subscriptum est dedi et spontaneo concessi, castellum scilicet, quod vocatur Balneum. Anno 1092: …, quae ecclesia S. Crucis constructa esse videtur in comitatu Iserniae civitatis supra locum, qui Pescla vocatur.

Già negli anni 1088 e 1092,  esisteva la località denominata PESCLATURA o PESCLA, l’odierna PESCHE: si localizzava nel territorio della contea di Isernia, divenuto parte integrante della contea normanna di Bojano.

Due citazione  dello storico Galanti nell’anno 1781, testimoniano: 1) Pesco d’Isernia, ovvero Peschi. E’ popolato di 1251 cittadini in diocesi d’Isernia. Si chiamava Pesclum nel XII secolo. Ha 10 cappelle. 2) Peschi: popolazione del 1778 1108, del 1780 1251, Num. Di fuochi 66, testatico I, Once de’ beni 2506.

Le antiche mappe documentano che PESCHE si localizzava ed identificava sì nel territorio di Isernia, ma lontano dalla civitas ed ha sempre conservato la propria identità: Le Pescora (1640), Lepescora (1714), La Pescora (1794), Pesche (1816) e sempre Pesche anche nell’anno 1831.

Perché per un periodo PESCHE fu denominato Pesche d’Isernia?

Viti scrisse: occorre risalire ai primissimi mesi dell’anno 1495, allorquando i sindaci della dicta città di Isernia rivolsero al re di Napoli Ferdinando II d’Aragona di poter estendere la loro giurisdizione amministrativa anche al castella delle Pesche; quindi nell’anno 1495 non esisteva ilcastello S. Angelo d’Isernia”.

Tutto ciò smentisce anche quanto scritto da Palumbo nella presentazione del volume di Tommasini: dimostrando essere Sant’Angelo di Isernia il vero titolo di Pesche fino a tutto il XVIII secolo della nostra era.

Da quanto esaminato, l’odierna PESCHE non corrisponde alla chiesa di Sant’Angelo che era ubicata all’interno della mura della civitas di Isernia, si identifica con ilCastello S. Angelo d’Isernia”mai esistito, né essere stata la patria di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Per quanto riguarda il citato castellum Balneum, ricordato per la prima volta nella donazione dell’anno 1088 dal conte Rodolfo de Moulins-de Molisio, al contrario di ciò che sostenne Tommasini, non faceva parte dei beni donati nel 1064 da Bernardo, conte di Isernia, al monastero di Montecassino; l’oggetto della donazione era solo il monastero di S. Marci apostoli ubicato  in locum, qui nuncupareut Carpenone in finibus ejusdem Comitatus Esernienses.

Se usassimo il metodo di Tommasini per interpretare le fonti bibliografiche che ricordano anche il castrum di Carpenone ed il monastero di S. Marci apostoli, dovremmo ritenere, come accadde per PESCHE, che Tutto ciò era considerato nella città (di Isernia): il monastero di S. Marci apostoli ed il castrum di Carpinone in finibus ejusdem Comitatus Esernienses vanno localizzati nella città di Isernia.

I brevi cenni della vita di papa Celestino V riportati da Tommasini nella sua pubblicazione, si basano pedissequamente su quanto scritto da altri autori a favore della sua nascita nella civitas di Isernia.

L’argomento esula dal presente studio; si rimanda agli articoli pubblicati in merito su questo blog.

Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V: QUALCUNO NON HA ANCORA LE IDEE CHIARE!

agosto 5, 2009

I redattori di un manifesto diffuso nella città di Isernia in occasione della ricorrenza di san Pietro Celestino del 19 maggio 2009, hanno ancora una scarsa conoscenza (affermazioni in rosso) della vita del santo papa molisano:

a)  La testimonianza in più di una fonte che egli è nato in Terra Sancti Angeli senza specificare quale sia questa Terra quando fra Terra di Lavoro e Regione Molise vi sono almeno dodici luoghi che portano questo nome.

NESSUNA  fonte avalla l’affermazione nato in Terra Sancti Angeli.

   Stefano di Lecce fu l’unico tra i biografi antichi a ricordare il territorio di Sant’Angelo perché scrisse: vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso (papa Celestino V) era originario.

Il soggetto della descrizione era il monastero di Santa Maria in Faifolis, sito nei pressi di Montagano (CB), dove Pietro di Angelerio si recò a 17 anni e vi rimase  3 anni per svolgere il noviziato.

Un monastero, come vedremo (f), di fondamentale importanza per localizzare ed identificare inequivocabilmente il luogo vicino al Castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Ammesso che vi sono almeno dodici o più luoghi che portano questo nome (Sant’Angelo)   fra Terra di Lavoro e Regione Molise, solo Sant’Angelo Limosano era ed è ancora oggi a 4, 1 km da Limosano ed a 16, 4 km. da Montagano nei cui pressi esiste una chiesetta che è l’unica testimonianza del monastero di Santa Maria in Faifoli.

E’ bene ricordare e sottolineare: tutti i primi biografi hanno tramandato che papa Celestino V nacque in un castrum, una forma di urbanizzazione diversa dalla civitas e dalle terrae.

Stefano di Lecce volle essere ancora più preciso: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano.

La Vita C non identificò il paese di origine, ma ricordando il monastero di Faifoli, lo localizzò nella provincia in cui il papa era nato: sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus.  

   Stefano Tiraboschi che scrisse prima di Stefano di Lecce, era a conoscenza che: In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin.

Tiraboschi aveva le idee chiare: il castello o castrum dove nacque il nostro santo si identificava e si identifica con sancto angelo che si localizzava nella provincia de terra de noe che era sotto al regnamo de napoli.

Il sancto angelo di Tiraboschi era il Castel Sant’Angelo di Stefano di Lecce!

La Storia insegna che il regno angioino di Napoli, ma già con l’imperatore Federico II quando nacque Pietro di Angelerio, era suddiviso amministrativamente in 9 province, 7 sul continente e 2 in Sicilia: il Comitatus Molisii e la Terrae Laboris erano stati inclusi in un unico Justitiario e costituivano un’unica provincia amministrativa denominata Justitiariato Terrae Laboris et Comitatus Molisii.

Non c’è dubbio che Tiraboschi, nel ricordare la  provincia de terra de noe nel regnamo de napoli, specificando provincia ed omettendo di citare il Comitatus Molisii, localizzava sancto angelo non in un territorio autonomo, ma in quello compreso in una delle 7 province amministrative del continente denominata: terra de noe, dal significato sì ancora oscuro, ma che senza dubbi si riferiva alla Terrae Laboris.

Marini con una sola descrizione ci offre 4 (quattro) indizi che sono pertinenti solo all’odierno Sant’Angelo Limosano: 1) Altri scrittori nondimeno hanno lasciata memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fu un Castello chiamato Sant’Angelo: 2) Così hanno  alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte dei quali si professa nel prologo, che fu lasciata scritto di mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si ha che fu Beato Roberto de Sale. 3) Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella sua fanciullezza, & nei primi anni della sua fanciullezza, & nei primi anni della sua conversione, fu trovato nella Cella di lui, 4) Et anco dal progresso della vita, pare che il medesimo (Castello Sant’Angelo, ) si possi facilmente raccogliere.

   Tiraboschi, Stefano di Lecce e Roberto de Sale ricordato da Marini, concordarono su un unico nome del castrum in cui nacque Pietro di Angelerio: castello sancto angelo, Castel Sant’Angelo e Castello  Sant’Angelo.

  Marini ricordò un altro biografo di papa Celestino V: il Poeta Notturno Napolitano, che scrisse in versi volgari la vita del Santo,……, stampata nell’anno 1520, dice che la patria del Santo fu la Terra chiamata Limosano.  La quale precisò Marini è nei medesimi confini & nel Contado di Molisii.

Il Notturno Napolitano (Antonio Simone Bugatti) non ritenne opportuno citare il castrum Sant’Angelo, ma preferì ricordare Terra (territorio) pertinente all’odierno Limosano, centro che era già stato civitas e che per un breve periodo fu anche sede episcopale da cui, all’epoca, dipendeva anche il meno importante e vicino castrum.

Marini aggiunse: Edonque cosa certa, scrisse di seguito, che la Patria del nostro Santo Pietro fu nel Contado de Molisi, che è parte di terra di Lavoro, & in questo distretto stà posto il nominato Castello, & anco la Città d’Isernia.

Quale dei due centri era la patria del papa?  

   Marini fornì, dandogli molta importanza, un preciso indizio per identificare il castrum dove nacque papa Celestino V: il castrum di Castel di Sangro.

Quando il giovane fra’ Pietro abbandonò il monastero di Faifoli per andare a Roma per essere consacrato sacerdote, si fermò a Castel di Sangro; le considerazioni del biografo sono di rilevante importanza: il tempo impiegato per percorrere la distanza per raggiungere quell’antico castrum è verosimile solo per Sant’Angelo Limosano, non per Isernia!

L’importanza di questo indizio era ed è tale che non è mai stato preso in seria considerazione!

VIVA LA SERIETA’ DELLA RICERCA!

Il monastero di Santa Maria in Faifolis ricordato da tutti i biografi, ma ignorato in quel manifesto, tanto da affermare, come vedremo in seguito (f), che Il noviziato era stato svolto a Sant’Angelo Limosano e non in un monastero, è sempre stato un indizio utilissimo per localizzazione ed identificare il paese di origine di papa Celestino V.

La Vita C che è ritenuta la più attendibile e la più completa delle sue prime biografie, ricorda la nomina di Pietro di Angelerio ad abate proprio del monastero di Santa Maria in Faifoli che aveva già frequentato da giovane per seguire la Regola di san Benedetto: sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde ipse oriundus exstiterat, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.  

   Stefano di Lecce: Il primo di questi (monastero) fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Fayfolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Marini, al pari di Stefano di Lecce, diede molta importanza alla vicinanza del paese natale di papa Celestino V al monastero di Santa Maria in Faifoli dove svolse il noviziato: Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

   Ricordando: In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifolis: Dall’Abbate di questo Monastero, che all’hora era buono, e grande, haveva il Santo (Celestino V) primieramente havuto l’habito di Religione, & in esso haveva professato l’Ordine, e la Regola del Padre San Benedetto: & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso (Celestino V) haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

1) Monastero di Santa Maria in Faifoli, 2)  Limosano, 3) Sant’Angelo un trinomio che si localizzava unicamente nel territorio del Comitatus Molisii e che era stato incluso in un unico Iustitiariato denominato Terrae Laboris et Comitatus Molisii.

          b)  L’origine della famiglia materna Leone da Sant’Angelo di Alife, in Terra di Lavoro.

   Sant’Angelo di Alife si localizza e si identifica in Terra di Lavoro?

   SI, è vero, ma tutte le biografie di papa Celestino V ne IGNORARONO l’esistenza perché non fu MAI coinvolto negli avvenimenti che interessarono la sua lunga vita.

   Proporre quel centro ed anche il cognome Leone della madre Maria, è frutto solo di fantasia!

c)  La presenza della famiglia AngelerioLeone a Isernia ove l’Angelerio padre esercitava l’attività di Agricola cioè possidente e non di colono, cioè lavoratore dipendente.

NESSUNA fonte biografica ha ricordato che il cognome del padre Angelerio fosse Angelerio e che quello della madre Maria fosse Leone, NELa presenza della famiglia AngelerioLeone nella civitas di Isernia

Marini, in merito al cognome o ai cognomi dei genitori di Pietro fu non chiaro, ma chiarissimo: Il cognome della famiglia (di papa Celestino V) non fu scritto da alcuno, e se in alcuna scrittura si trova alcuno de i nipoti nominato di Angelerio, facilmente sarà il nome del Padre o dell’Avo, come si usa in quei paesi, ne i quali il nome del padre o dell’Avo serve per cognome: Et al nostro Pietro non fu apposto mai altro cognome overo agnome, che quello del Morrone, il quale fu acquistato da lui stesso, come si dirà appresso. L’insegne nondimeno, che si chiama Arma, al nostro Pietro si trova in tutte le sue imagini antiche attribuito un Leone rampante con una fascia a traverso dalla coscia al piede sinistro, essendo come appoggiato su il lato sinistro, sì come è descritto da tutti gli autori e in tutte le imagini.

Il Leone rampante non ricordava il “fantasioso” cognome Leone della madre, altrimenti Papa Celestino V, scegliendo il cognome Leone della madre per realizzare lo stemma pontificio, un leone rampante, avrebbe abiurato alla discendenza da Angelerio!

Altrettanto chiara e l’Autobiografia: Ordunque, dirò anzitutto qualcosa dei miei genitori, i cui nomi sono Angelerio e Maria: nessuno cognome di papa Celestino V!

d) Il padre esercitava l’attività di Agricola cioè possidente e non di colono, cioè lavoratore dipendente.

L’Autobiografia ricorda solo: Entrambi come io credo, erano giusti davanti a Dio e molto lodati presso gli uomini: semplici, retti e timorati di Dio: umili e pacifici, non contraccambiavano il male con il male, e molto volentieri davano ai poveri elemosine e ospitalità.

Probabilmente il padre era un Agricola, il cui significato è sempre stato agricoltore, contadino, ma nulla autorizza a ritenerlo possidente, visto che viene ricordato un fratello di Pietro, che era ammogliato, raccoglieva la messe; ed ancora che la madre si rivolse ad uno dei figli: Figlio mio, prendi la falce, vai nel campo e cerca in esso,…. senza specificare come era condotto quel fondo: per proprietà,  per affitto o per conto del proprietario.

Certamente non vivevano nell’indigenza visto che molto volentieri davano ai poveri elemosine e ospitalità, e che la madre, in contrasto con i figli, prese quanto le spettava dei beni familiari, visto che il padre era già morto, e lo diede a un maestro perché istruisse il piccolo Pietro

e)  L’infanzia trascorse a Isernia.

NON ESISTE TESTIMONIANZA!

f) Il noviziato svolto a Sant’Angelo Limosano Terra della Metropolita Beneventana e poi lì ancora come guida della Comunità monacale.

NESSUNA biografia testimonia che il noviziato fu svolto a Sant’Angelo Limosano Terra della Metropolita Beneventana.

   Il giovane Pietro di Angelerio svolse il noviziato in un monastero: NEL castrum di SANT’ANGELO LIMOSANO NON ESISTEVA UN MONASTERO!

   L’Autobiografia e Stefano Tiraboschi, descrivendo con dovizia di particolari la fanciullezza di Pietro, ritennero opportuno tramandare che, avendo compiuto 17 anni, si recò nel monastero di Santa Maria in Faifoli ove rimase 3 anni per svolgere il noviziato: in un monastero e non a Sant’Angelo Limosano, suo paese di origine!

La Vita C ricorda la nomina di Pietro di Angelerio ad abate proprio di quello stesso monastero di Santa Maria in Faifoli che aveva frequentato da giovane per seguire la Regola di san Benedetto: sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde, precisando che ipse oriundus exstiterat, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.  

Stefano di Lecce, come abbiamo già visto, aveva le idee chiarissime nel ricordare dove Pietro di Angelerio svolse il noviziato: Il primo di questi fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Faifoli, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario, poiché un uomo degno di santa memoria Capiforo, arcivescovo di beneventano, gliela concesse e ve lo consacrò abate.

Marini, altrettanto preciso, concordò con Stefano di Lecce: Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

   Ed ancora: In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero di Santa Maria in Faifolis: Dall’Abbate de questo Monastero, che all’hora era buono, e grande, haveva il Santo primieramente havuto l’habito di Religione, & in esso haveva professato l’Ordine, e la Regola del Padre San Benedetto: & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

   Egli, l’arcivescovo di Benevento, perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso, volse & operò che il santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero.

Sant’Angelo Limosano Terra della Metropolita Beneventana: come interpretare questa descrizione?

E’ ESATTO ritenere il castrum di Sant’Angelo Limosano, al pari delle diocesi delle civitas di Bojano, Trivento e Guardialfiera all’epoca di Pietro di Angelerio soggetto al metropolita di  Benevento.

Se si vuole intendere che il suo territorio non era amministrato dallo Justitiariato Terrae Laboris et Comitatus Molisii, ma da una provincia del regno angioino denominata Terra Beneventana si commette un gravissimo errore, dimostrando di ignorare la storia medioevale.

Delle 7 province o Istitiariati in cui era diviso il regno angioino sul continente, una era denominata  Principatus et Terre Beneventane di cui faceva parte anche la civitas di Benevento, MAI il castrum di Sant’Angelo (Limosano).

Il castrum di Sancto Angeli, oggi Sant’Angelo Limosano, paese in cui nacque Pietro di Angelerio, papa Celestino V, con il territorio ad esso pertinente era sito nel Comitatus Molisii alla cui guida politica in epoca sveva e poi angioina, si avvicendarono diversi feudatari.

La divisione amministrativa del regno svevo-angioino, come già esaminato al punto a, aveva istituito un’unica provincia o Justitiariato che comprendeva due entità territoriali distinte e politicamente autonome l’una dall’altra: la Terrae Laboris ed il Comitatus Molisii.

I Registri della Cancelleria Angioina offrono una dettagliata descrizione delle disposizioni amministrative per lo Justitiariato: spesso nel descrivere un castrum sito nel territorio del Comitatus Molisii, citano solo Iustitiariato Terrae Laboris, omettendo et Comitatus Molisii: era ed è evidente che quel castrum non poteva essere localizzato ed identificato in un territorio diverso dal Comitatus Molisii.

g)  Il decreto di fondazione della Frataria “La Fraterna” del 1° ottobre 1289 ad opera del vescovo Roberto che chiama Pietro Angelerio Civis Aeserniensis senza porsi il problema dei suoi natali.

In verità, nella città di Isernia è conservata una pergamena il cui testo, redatto con la grafia in uso nel XVII, è ritenuta la copia non autenticata di un “qualcosa” che sarebbe stato redatto il 1 ottobre 1289  in cui era scritto che  Pietro Angelerio era Civis Aeserniensis, ovvero era nato nella civitas di Isernia!

L’originale di quella pergamena e la sua copia erano sconosciuti a tutti i biografi di papa Celestino V che vissero prima del 1648, anno in cui Celestino Telera per la prima volta esibì quella copia.

Ciarlanti (164044), nativo di Isernia, arciprete della cattedrale di quella città e storico “insigne” ne ignorava l’esistenza; lo stesso vale per Ughelli (164264), autore della monumentale opera Italia Sacra che contiene la biografia dei vescovi e la descrizione degli avvenimenti più significativi accaduti nelle diocesi durante la loro titolarità.

Ughelli, ricordando quel vescovo Roberto scrisse solo:

   Robertus anno 1287. cujus extat memoria etiam anno 1289. in Coenobio Monialium S. Clarae de Aesernia.

Ughelli era a conoscenza che durante la titolarità del vescovo Roberto non era accaduto nulla che valesse per tramandare ai posteri!

La descrizione che lasciò per il vescovo Dario fu più dettagliata perché “qualcosa” era realmente accaduta:

15. DARIUS temporibus Innocentii III. itemque Honorii III. Aeserniensis fuit Episcopus, cujus prima mentio in onumentis habetur anno 1208. ultima vero anno 1221. sub quo natus est anno 1215. S. Petrus de Morone, postea Pontifex Max. sub nomine Coelestini Quinti.

h)  La Bolla di Canonizzazione emanata in Avignone il 5 maggio 1313 che lo dà nato in Terra di Lavoro.

   In verità, nella Bolla di Canonizzazione emanata in Avignone il 5 maggio 1313 NON lo dà nato in Terra di Lavoro, ma si legge: O quam felix es Provincia & Terrae Laboris …….,  a cui segue una precisazione: B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis  parentibus, Catholicis & devoti.

traxisse fertur originem non esprime una certezza: si dice che ha tratto origine dalla predetta provincia Terra di Lavoro, non un territorio preciso e politicamente autonomo, ma la Provincia, lo Justitiariato che sappiamo essere quello denominato per intero Terrae Laboris et Comitatus Molisii che era uno dei 9 Justitiariatii in cui era stato diviso amministrativamente il regno svevo-angioino.

La Bolla non indicò, al contrario dei biografi che avevano scritto prima della sua pubblicazione, un castrum o una civitas, utilizzò solo il termine più generico Provincia che serviva per localizzare, ma non per identificare in quel Justitiariato il paese natale di Pietro di Angelerio.

Una citazione di un altro capitolo della Bolla di Canonizzazione evidenzia che il suo redattore aveva una scarsa conoscenza storico-geografica del regno angioino: Hic Fr. Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus, ovvero Pietro del Morrone sarebbe stato Apulo di nascita!

                                         NESSUN COMMENTO

i)  Il culto ininterrotto dagli inizi del XIV secolo ad oggi del Popolo di Isernia che lo ha eletto Patrono e Santone cioè Taumaturgo della sua Città.

… dagli inizi del XIV, NON corrisponde al vero perché solo a partire dall’anno 1479, siamo quindi un po’ oltre la metà del XV secolo, Platina, senza alcuna testimonianza, nel De Vitis Pontifici scrisse sic et simpliciter: Pietro da Morrone, fù de Isernia.

E’ molto strano che gli isernini abbiano lasciato trascorrere ed atteso circa 166 anni dalla sua canonizzazione, avvenuta nel 1313, per iniziare Il culto ininterrotto di san Pietro confessorela cui “fama” si era già diffusa in Italia ed in Europa; loro hanno “ignorato” la sua “fama” e la sua esistenza per 166 anni!

che lo ha eletto Patrono e Santone cioè Taumaturgo della sua Città: patrono di Isernia dal XV secolo?

Ciarlanti, arciprete e vicario capitolare della cattedrale d’Isernia, era a conoscenza (1640-44) di ben altra tradizione, perché durante la sua epoca solo san Nicandro e san Marciano erano i santi patroni della città di Isernia: si congettura ancora dall’antica protezione, che questi gloriosi Martiri han sempre tenuto, e tengono d’Isernia e di Venafro, nelle quali da tempo antichissimo essi soli sono stati tenuti per padroni e protettori.

L’invenzione dell’originale termine Santone per  identificare papa Celestino V si può far risalire all’anno 1968: fu inventato solo per testimoniare un legame ed una nascita che non avvenne in quella città!

Tra papa Celestino V e la civitas di Isernia non vi fu alcun rapporto, né fu nei suoi pensieri!

E’ sempre stata invocata come una “cantilena” una tradizione che non è suffragata da un documento o da un avvenimento che vedesse coinvolta quella città nella lunga vita del papa.

Per sostenerla si sono inventati: 1) l’esistenza di un suo fondo paterno in Isernia, 2) l’esistenza di una sua casa in Isernia, 3) il cognome dei genitori, 4) la visita di san Francesco ad Isernia, 5) una lettera del vescovo Giacomo, 5) una bolla di papa Gregorio IX, 6) una pergamena del vescovo Dario, 7) una pergamena del vescovo Roberto, 8) la presenza di papa Celestino V in Isernia durante il viaggio da L’Aquila a Napoli, 9) recentemente hanno proposto la sua nascita in Sant’Angelo di Alife ed il suo successivo trasferimento con tutta la famiglia ad Isernia!

Oreste Gentile