CITTA’ DI BOJANO: UNO STEMMA ANTISTORICO PER LA CAPITALE DEI SANNITI-PENTRI.

ottobre 7, 2010
L’origine della città di BOJANO (in osco Bovaianom, in latino Bovianum, nel medioevo Boviano o Bobiano) e dei primi abitanti che occuparono gran parte del territorio della regione Molise, è legata ad una delle emigrazione che hanno sempre interessato l’umanità.
Le cause sono le stesse in ogni epoca: l’aumento demografico avvenuto intorno al secolo VIII a. C. e le scarse risorse economiche del territorio abitato dai SABINI, costrinsero alcuni gruppi di giovani uomini e donne ad abbandonare la loro patria per raggiungere ed occupare i territori limitrofi.
Tale fenomeno diede origine ai popoli italici: Piceni, Aequi, Vestini, Marsi, Marrucini, Frentani, Carecini, Pentri, Irpini, Caudini etc..
Quanto tramandato dagli storici è diventato leggenda: alcuni gruppi giunsero alla meta seguendo il cammino o il volo di un animale sacro ad uno dei loro Dei e lo stesso animale, il più delle volte, dava origine al nome della nuova comunità: il cavallo agli Aequi, il lupo agli Irpini, il picchio ai Piceni.
I Pentri fecero eccezione: il bue, animale-guida sacro al dio Ares, il Mamerte dei Sanniti, il Marte dei Romani, non diede il nome alla comunità, alla tribù. ma alla metropoli, alla città madre, alla loro capitale Bovaianom.
I giovani emigranti detti Sabelli, più che il cammino del bue, in realtà seguirono un’asta sulla cui cima era stata riprodotta l’immagine dell’animale-guida ritenuta sacra; era la loro insegna che nei momenti della battaglia infondeva incitamento e coraggio ai guerrieri radunati intorno ad essa.
Possiamo ritenere che fin dal secolo VIII a. C. Bovaianom ed il popolo dei Pentri, avessero adottato il simbolo del bue, così come testimoniano quanti, in ogni epoca, si sono interessati alla loro storia; hanno sempre descritto un bue passante verso sinistra.
 
 
 
                                               (disegno realizzato dal prof. Nicola Patullo)
 
Non è raro trovare ancora oggi nel territorio dei Pentri l’effigie del bue nei fregi antichi.
Una testimonianza storica unica, semplice e chiara, atta a sintetizzare un evento importante non solo per la città di Bojano, ma per gran parte del territorio della nostra regione occupato dai Pentri.
Per quanto riguarda l’antico stemma della città di BOJANO, lo confermano Ciarlanti (1644), Ughelli (1720), Galanti (1780), Giustiniani (1797), Marucci (1922); nonché lo stemma riprodotto sul portale della chiesa di S. Maria del Parco (1729)
 
 
 
ed i bolli in uso sui documenti amministrativi della città di Bojano nell’ anno 1772: e ancora nel 2007 

Intorno agli anni ottanta, con una delibera del consiglio comunale della città di BOJANO, senza un giustificato motivo, fu adottato un nuovo stemma i cui simboli “stravolgono” la millenaria, gloriosa ed invidiabile storia della città.

 
Il simbolo del bue sacro al dio Ares fu sostituito da 3 (tre) immagini e da una frase da “fumetto”: EGO BOS TAURUS SAMNITES AD BOVIANUM PERDUXI, che non sono pertinenti alla storia della città.
Il simbolo in alto a sinistra, in campo rosso, raffigura il saunion: era la caratteristica punta della lancia o del giavellotto dei guerrieri sanniti; fu riprodotta su una moneta del IV sec. a. C., coniata dai coloni greci di Taranto in omaggio ai loro alleati.
 
Il simbolo in alto a destra mostra il toro sannita che assale la lupa romana: era l’immagine impressa su di una moneta coniata nella città di Corfinium, capitale degli insorti italici in occasione della Guerra Sociale (91-88 a. C.).
  
Al centro del nuovo stemma campeggia un toro coronato dalla dea della vittoria Nike.
  
Anche questo simbolo era stato inciso su una moneta non coniata dai Sanniti, ma nella città greca di Neapolis (Napoli) nel IV secolo a. C. e successivamente utilizzato nelle zecche delle città di Cales (260-240 a. C.), Teano (270-240 a. C.) e Suessa (260-240 a. C.).
Alcune di quelle monete facevano parte di un “tesoretto” rinvenuto durante gli scavi del santuario italico di Campochiaro: erano le offerte degli antichi visitatori al dio Ercole a cui era dedicato il luogo sacro.
Il simbolo del toro incoronato da Nike non era pertinente alla tradizione ed alla storia del popolo sannita; era un simbolo tipico della cultura greca che alcuni storici interpretano essere il dio fluviale Achelao o Bacco Hebon, il dio degli abitanti di Neapolis. Nike è la dea greca della vittoria che guidava i tori al sacrificio.
Nessuno di quei simboli facevano parte della cultura sannitica; al contrario, al dio Ares, il Mamerte dei Sanniti, il Marte dei Romani, era dedicato il ver sacrum, la primavera sacra ed il bueguida a cui è legata la fondazione di Bovaianom e l’origine dei Pentri.
L’immagine del bue nel nuovo stemma non è aderente alla realtà: la testa, con attaccatura al corpo poco proporzionata, collocata in un pettorale basso-sfiancato, è piccola rispetto al corpo, con orecchie da fantascienza e con corna piccole da manzo. Il garrese è bassissimo ed il posteriore è ibrido molto alto. Coda nervosa non conforme alla realtà; controsenso tra la coda da maschio e testa da vitellino.
La frase: EGO BOS TAURUS SAMNITES AD BOVIANUM PERDUXI è errata:
il bos taurus, che certamente non aveva le sembianze di quello raffigurato nel nuovo stemma, nell’VIII sec. a. C. condusse i giovani Sabini, detti Sabelli, denominati solo successivamente Samnites dai conquistatori Romani, in un luogo anonimo dove, dopo il loro arrivo, sarebbe sorta la capitale Bovaianom.
L’auspicio è che si torni all’antico stemma che ricorda l’emigrazione dei Sabelli e la fondazione di Bovaianom =BOJANO e l’origine del popolo dei Pentri, apportando una sola modifica: riportare la frase che Tito Livio ci ha tramandato per ricordare la grandezza della città:
    Caput hoc erat Pentrorum Samnitium longe ditissimum atque opulentissimum armis virisque   
    (era questo il capoluogo di tutti i Sanniti Pentri, di gran lunga il più ricco e opulento d’armi e di uomini).
Oreste Gentile.

La “VIA DEI 2 DUCATI LONGOBARDI” : da SPOLETO a BENEVENTO. Proposta di un itinerario storico e religioso.

gennaio 14, 2017

La Storia ricorda l’arrivo dei Longobardi in Italia (568-774), la istituzione del regno longobardo e dei 36 ducati, tra essi, nell’Italia centro meridionale (570), il ducato di Spoleto ed il ducato di Benevento, cosiddetta Langobardia minor.

Il territorio pertinente al ducato di Benevento, ha scritto Cilento: parte della provincia Valeria con il Chietino, e il ducato romano fino ai territori di Atina, Aquino, Fondi e la zona di Formia-Traetto; a sud, il Salento (detto allora Calabria) fino a Taranto e Brindisi, la Lucania fino ad Acerenza e il Bruzio fino a Cassano, Cosenza e Crotone. La fascia costiera della Campania, con l’enclave di Gaeta, da Cuma ad Amalfi, rimase sotto il controllo dei Bizantini, nonostante i ripetuti attacchi dei Longobardi.

 

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I confini dei territori dell’Italia longobarda

 

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                                                                                                   Ducato di Benevento

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(Nella città di Benevento): il territorio pertinente al “suoducato

Le principali strade che permettevano le comunicazioni tra il ducato di Spoleto ed il ducato di Benevento erano, con le varie deviazioni, la via Francigena (verde) e la via litorale del mare Adriatico (senape): la prima attraversava anche il territorio del ducato romano, la seconda, i territori dell’esarcato e della pentopoli.

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La Storia, con le descrizioni di Paolo Diacono (720/724 – 799 c.), ricorda la via interna che, attraversando unicamente i territori dei 2 ducati longobardi centro-meridionali, era un sicuro collegamento tra la città di Spoleto e la città di Benevento.

Si ritiene riferibile all’incirca a questo periodo un’impresa di re Autari. E fama che, attraverso la regione di Spoleto, giungesse a Benevento impadronendosi di quel territorio (584 ?) e poi spingendosi fino a Reggio, ultima città dell’Italia, posta di fronte alla Sicilia.

Aggiunse: 7 Di Grimoaldo che, sollecitato da suo figlio Romualdo, giunse a Benevento.[…]. Era allora duca di Benevento il figlio ancora giovinetto di Grimoaldo, Romualdo, il quale non appena seppe dell’avvicinarsi degli Imperiali, inviò subito al padre, al di là del Po, il suo balio, Sesualdo, per scongiurarlo di recare al più presto soccorso al figlio e ai Beneventani che lui aveva nutrito. E infatti Grimoaldo, messo al corrente della situazione, mosse subito alla volta di Benevento per portare aiuto al figlio […].

< Sta’ saldo, o mio signore > gli disse Sesualdo (a Romualdo), tornato a Benevento dopo aver incontrato Grimoaldo: sii fiducioso e non smarrirti perché tuo padre s’avvicina a portarti aiuto. Già stanotte è accampato con un forte esercito lungo le rive del Sangro.

Il corso < medio > del fiume Sangro (giallo) era il confine naturale di una parte del territorio dell’attuale regione Molise che, pertinente al ducato longobardo di Benevento, costituiva il gastaldato del bulgaro Alzecone istituito nell’anno 667 con i territori, scrisse Diacono, pertinenti ai centri di Sepino, Bojano ed Isernia.

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Con l’espansione Longobarda, i gastaldati dell’odierno territorio del Molise divennero 6: Venafro, Isernia, Trivento, Termoli, Larino e Bojano, con le rispettive sedi delle diocesi episcopali.

Il successivo dominio dei Franchi sostituì i gastaldati con le contee.

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Via dei 2 Ducati longobardi (rosso): da SPOLETO, 1 Rieti.                2  L’Aquila. 3 Castel di Sangro. 4 BENEVENTO. f. S. corso del fiume Sangro. Il territorio (nero) della regione Molise con i 6 gastaldati/contee.

Quanto tramandato da Diacono permette di localizzare l’esercito di Grimoaldo presso le rive del fiume Sangro, probabilmente non lontano dall’abitato di Castel di Sangro sito sull’antica via consolare Minucia che da Corfinio, raccordandosi con la via proveniente da L’Aquila, Rieti e Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato, permetteva di raggiungere, dopo avere attraversato i gastaldati di Isernia e di Bojano, ovvero i territori posti a settentrione del massiccio montuoso del Matese, la città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducato.Il suo percorso si originò principalmente seguendo il tracciato dei tratturi che dai territori montani dell’Aquilano conducevano alla pianura dauna.

Con i Longobardi, il percorso era un rapido e, soprattutto, sicuro collegamento tra i 2 capoluoghi perché attraversava solo i territori (fig. 2 linea gialla) del dominio longobardi; successivamente, con l’apparizione (490-493) ed il culto dell’arcangelo Michele voluto dai Longobardi dopo la definitiva vittoria contro i Bizantini, divenne un itinerario religioso.

Il percorso (fig. 1 linea verde tratt.ta) era conosciuto già nel X-IX sec. a. C. dai giovani migranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti che lo utilizzarono quando abbandonarono, con la migrazione legata al ver sacrum, la Sabina per occupare i territori centro meridionale della penisola italica.

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                                                               fig. 1

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   fig. 2 Tratturo Castel di Sangro-Lucera (1 verde). Tratturo Pescasseroli-Candela (2 verde). Cammino dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti (via gialla). Via dei 2 Ducati longobardi Spoleto-Benevento (linea rossa): segue in parte il percorso dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti che dopo Corfinio coincide con la via consolare Minucia; dopo Sepino segue di nuovo il Cammino dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti.

Esisteva anche la via di raccordo tra Bojano (via consolare Minucia) e Benevento (via consolare Appia, via consolare Latina Casilina e via consolare Traiana), come testimonia il suo utilizzo da parte dei consoli (Romani) che avevano il campo nei dintorni di Boviano (Bojano).

Tito Livio, descrivendo ciò che accadde dopo la battaglia di Canne (216 a. C.), scrisse: Fulvio, a cui era toccato in sorte quella provincia, partito di notte (dal campo nei dintorni di Boviano) si introdusse nelle mura di Benevento: l’esercito romano, in una sola notte coprì la distanza da Bojano a Benevento.

La via che univa Spoleto a Benevento, attraversando i territori più interni dei rispettivi ducati, permetteva ai pellegrini di raggiungere sì i porti della Puglia per proseguire verso la Terra Santa, ma dopo l’apparizione dell’Arcangelo Michele, anche il santuario di Monte Sant’Angelo.

Presso la città di Benevento, la via dei 2 Ducati longobardi si collegava alla via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo (in figura, linea senape) che conduceva a Monte Sant’Angelo dopo essere passata per Troia, Foggia, Siponto e Manfredonia.

Non era l’itinerario (giallo) più frequentato dai pellegrini che, partendo dalle regioni del nord Europa, desideravano visitare e soggiornare nei santuari e nei monasteri più importanti sorti lungo il percorso Roma, Monte Sant’Angelo e Terrasanta.

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La via dei 2 Ducati longobardi (gialla). La via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo (linea senape).

Fu privilegiata la via Francigena (rossa) per giungere a Roma, sede del Pontefice, delle tombe dei martiri San Pietro, San Paolo e di altri Santi.

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Per raggiungere i porti della Puglia, ad esempio Brindisi (4), si proseguiva lungo la via Appia (rossa) o la via Latina/Casilina (nera) che in seguito fu preferita all’Appia, per visitare e pernottare presso il monastero benedettino di Casamari e di Montecassino (2), tanto per citarne i più importanti.

La via Appia, la via Latina/Casilina e la via dei 2 Ducati longobardi convergevano nella città di Benevento (3) dove, con la via Appia o con la via Traiana-Minucia si proseguiva per uno dei porti della Puglia.

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1 Roma. 2 Cassino. 3 Benevento. 4 Brindisi. Via Appia. Via Latina/Casilina. Via Traiana Minucia. SPO. (Spoleto). Via dei 2 Ducati longobardi (gialla).

La città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, era una tappa importante per i pellegrini: avevano la possibilità venerare le reliquie di San Bartolomeo, di San Mercurio, Sant’Eliano e di numerosi altri martiri e confessori venerati nel monastero longobardo di Santa Sofia.

Quanto illustrato è documentato da un antico itinerario, forse il primo della storia dei pellegrinaggi verso la Terra Santa: Itinerarium Burdigalense (rosso), percorso e descritto da un anonimo pellegrino, probabilmente un funzionario statale con relativo seguito, parte nel 333 d.C. dalla città di Bordeaux in Francia (Burdigala) e attraverso il fitto sistema viario dell’impero si reca sui luoghi della vita di Gesù.

Nel viaggio di ritorno dalla Terra Santa e lo sbarco nella città Brindisi, l’itinerario proseguì sulla via Traiana Minucia fino alla città di Benevento e sulla via Appia per le città di Capua e di Roma (http://burdigale.weebly.com/il-cammino.htmlun): ciuitas brindisi (Brindisi) milia XI mansio spilenaees milia XIIII mutatio ad decimum milia XI ciuitas leonatiae milia X mutatio turres aurilianas milia XV mutatio turres iuliana milia VIIII ciuitas beroes (Bari) milia XI mutatio butontones (Bitonto) milia XI ciuitas rubos (Ruvo) milia XI mutatio ad quintumdecimum milia XV ciuitas canusio (Canosa) milia XV mutatio vndecimum milia XI ciuitas serdonis (Erdonia) milia XV ciuitas aecas (Troia) milia XVIII mutatio aquilonis milia X Finis apuliae et campaniae. Mansio ad equum magnum milia VIII mutatio uicus forno nouo milia XII ciuitas beneuento (Benevento) milia X ciuitas et mansio claudiis milia XII mutatio nouas milia VIIII ciuitas capua (Capua) milia XII.

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Itinerarium Burdigalense (rosso)

 

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ITINERARIUM BURDIGALENSE (334) nel tratto Brindisi- Troia- Benevento. (da Renzo Infante).

Dalena: Questo itinerario assume nel IV secolo forte rilevanza per l’elevato flusso di pellegrini che lo percorrono dall’Occidente verso i luoghi santi tanto che s. Girolamo verso il 397 si dice oppresso dalla moltitudini dei laici e monaci che vi accorrono da ogni parte del mondo. […].

Questo accadeva circa 300 anni prima dell’apparizione dell’arcangelo Michele, avvenuta tra l’anno 490 ed il 493, sul monte Drion del promontorio del Gargano.

I Longobardi, convertiti al cattolicesimo, subito manifestarono una grande devozione all’Arcangelo, tanto da dedicargli le loro chiese e dipingere la sua effige sulla loro bandiera.

La città di Benevento, per l’esistenza delle due strade consolari, la via Appia e la via Traiana Minucia, acquisì una maggiore importanza: il santuario di Monte Sant’Angelo era ubicato nel territorio dell’omonimo ducato ed i pellegrini lo potevano raggiungere prima dell’imbarco per la Terra Santa.

Dalena: La via Traiana, infatti, che ricalcava la via di Minucio che rientrava in quell’ampio programma di ammodernamento viario del governo traianeo ricordato da Galeno, sin dalla sua costruzione nel 109 d. C., cominciò gradatamente a sostituire la via Appia da Benevento a Brindisi quando cominciò a diffondersi il culto micaelico del Gargano.

Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo I (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano

tramite il diverticoloTroia-Siponto-Monte Sant’Angelo”, denominato Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo”: pellegrini di area longobarda, di diversificata estrazione sociale, dall’uomo comune ai massimi rappresentanti della dinastia longobarda (Grimoaldo, Romualdo I, Romualdo II, Pertarito, Cuniperto, Ansa, Atalperga) e anche di altri paesi, specialmente d’Oltralpe, in transito per la Terrasanta, tra cui alcuni anglosassoni attestati dalle iscrizioni runiche nella grotta dell’Angelo.

[…], l’assestamento politico del Mezzogiorno, tra VI e VII secolo, sotto i bizantini e i longobardi di Benevento, resero più sicuro il transito e favorirono varie forme di pellegrinaggio, di laici e religiosi, per le strade più importanti del Meridione d’Italia: la vita di Santa Artellaide, la più antica testimonianza odeporico-devozionale, consente di cogliere l’importanza dell’itinerario “Benevento-Siponto” nei collegamenti tra il Settentrione d’Italia e le sponde adriatiche nella dinamica dei pellegrinaggi verso la Terrasanta, che, da Roma sino a Benevento, scendevano lungo la via Latina e la via Appia.

Il nuovo itinerario religioso, caldeggiato dai Longobardi del ducato-principato di Benevento, divenne la via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo: con una < deviazione > di pochi giorni di cammino raggiungeva Monte Sant’Angelo, seguendo il percorso, scrive Dalena: Troia-Siponto-Monte Sant’Angelo, utilizzato da: Bernardo il Saggio (867-870), (1151-1154), frate inglese (1344-1345), Anselmo e Giovanni Adorno (1470-1471). (vedi figura)

Dalena ricorda quanto lasciò scritto il monaco islandese Nikulas Saemundarson (o Nicolas Munkathvera), abate del monastero benedettino di Thingeyrar, durante il viaggio a Gerusalemme effettuato tra il 1151 e il 1154, annota puntualmente l’itinerario, le distanze, i tempi di percorrenza tra i luoghi di sosta e della via Appia.[…].

Da Benevento il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana/Francigena sino a Troia, da dove un diverticolo denominato ‘via Peregrinorum’, forse da identificarsi con l’antica via sacra Langobardorum, conduce a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario prosegue verso Bari, […]. San Magdalveo nel 757 che avrebbero seguito lo stesso itinerario compiuto dal monaco Bernardo tra l’867 e l’870.

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La via dei 2 Ducati longobardi di Spoleto–Benevento attraversava i territori di 4 regioni: Umbria, Abruzzo, Molise e Campania, come strada “militare” per facilitare e rendere più sicuri gli spostamenti dell’esercito longobardo nei territori della Langobardia minor.

Con il diffondersi della devozione per l’Arcangelo Michele, divenne anche un itinerario di pellegrinaggio: una vera e propria via pellegrinorum che vide sorgere lungo il suo percorso monasteri, chiese ed edicole votive.

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La via dei 2 Ducati longobardi (gialla), già via dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, nel territorio della regione Molise nel tratto: Castel di Sangro, Isernia, Bojano, Sepino e Benevento.

La via dei 2 Ducati longobardi di Spoleto e di Benevento, era sì una via micaelica, ma assolutamente non può essere identificata con la più antica, tradizionale e più famosa via peregrinorum o via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo, ricordata da Santa Artellaide, martirizzata in Benevento nell’anno 570.

Era la strata percorsa, forse per primo, da San Magdalveo nel 757, ma sicuramente dal monaco Bernardo negli anni 867-870, da Nicola Munkathvera (o Nikulas Saemundarson) negli anni 1151-1154, da un anonimo frate inglese nel 1344-1345 e, non ultimi, Anselmi e Giovanni Adorno nel 1470-1471.

 

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Con il trascorre dei secoli, l’antica via dei 2 Ducati longobardi ha perso la sua importanza religiosa.

La città di Benevento, privata dell’importanza politica ed amministrativa che nel medioevo aveva acquisita sui territori pertinenti alle attuali regioni Abruzzo e Molise, venuta meno la devozione dei pellegrini di quelle regioni per le reliquie conservate e venerate nelle sue chiese, è stata esclusa dagli itinerari moderni che seguono le strade più comode che il più delle volte, trascurando le località dove la devozione è “secolare”, ne prediligono altre che mai hanno manifestato una particolare devozione all’Arcangelo Michele.

Lungo il tratturo Pescasseroli Candela (elenco dei centri attraversati), in parte già incluso nell’itinerario del Cammino dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, della via consolare Minucia e della via dei 2 Ducati, si localizzano i centri dove ancora oggi si venera (in rosso) l’Arcangelo Michele.

In provincia di IS: Rionero Sannitico, Forlì del Sannio, Isernia, Miranda, Pettoranello del Molise, Castelpetroso, Sant’Angelo in Grotte, Santa Maria del Molise, Cantalupo nel Sannio.

In provincia di CB: San Massimo, Boiano, San Polomatese, Campochiaro, Guardiaregia, Sepino, Cercemaggiore.

E’ doveroso ricordare che, pur non essendo pertinente alla via dei 2 Ducati longobardi ed alla via peregrinorum o via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo, la diocesi di Larino può vantare una delle chiese più antiche, edificata in territorio di Civitacampomarano e dedicata a San Michele, come ricorda e testimonia una lettera di papa Gelasio redatta tra gli anni 493494, ovvero pochi anni dopo la 1^ apparizione dell’Arcangelo.

La chiesa, scrive Otranto, è stata localizzata nel territorio di Civitacampomarano in prossimità del tratturo Celano-Foggia.

La via micaelica che permetteva ai pellegrini di raggiungere dal territorio di Larino il santuario di Monte Sant’Angelo corrispondeva all’antica via litorale adriatica; ma questa è un’altra Storia.

 

Oreste Gentile

LA “GIUDECCA” IN CIVITA SUPERIORE DI BOJANO.

dicembre 17, 2016

Giudecca nella Enciclopedia Treccani on line: Nome dato anticamente in varie città d’Italia al quartiere abitato dagli Ebrei o prevalentemente da Ebrei.

Nella città di Bojano, nel borgo denominato Civita Superiore di Bojano che domina la città e l’omonima pianura posta a settentrione del massiccio del Matese, esiste, pur indicando una via, la denominata località Giudecca: il toponimo dovrebbe testimoniare l’esistenza ed identificare il quartiere abitato dagli Ebrei o prevalentemente da Ebrei.

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Civita Superiore di Bojano, già Rocca Boiano: la Località Giudecca (tratto intero rosso: la via omonima) e la sua probabile estensione (linea punteggiata rossa).

 

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La cinta muraria (tra il tratt,gio rosso, vista da sud) del castrum di Rocca Boiano, parete esterna delle abitazioni della Località (via) Giudecca.

Pur essendo diffusa tra i cittadini di Bojano l’opinione della presenza di una comunità ebraica nella località Giudecca in Civita Superiore di Bojano, si è sempre ignorato il periodo del suo arrivo, ma potremmo sapere di più conoscendo le vicende storiche di cui fu indiscussa protagonista Civita Superiore di Bojano, all’epoca denominata Rocca Boiano.

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La toponomastica (rettangolo bianco in alto a sn.) indica Località Giudecca. La via è parallela alle mura del lato sud (and.to est-ovest) del castrum di Rocca Boiano.

 

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Particolare di alcune delle abitazioni (sullo sfondo) che “poggiano” sul muro di cinta (lato sud) di Rocca Boiano, terminando ad est con una torre d’angolo. L’ingresso delle abitazioni “affaccia” sulla Località (via) Giudecca.

La Storia, per i secoli X-IX a. C. ricorda la colonizzazione del territorio posto a settentrione del massiccio del Matese da parte dei giovani di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita.

Presero il nome di Pentri e sulla sommità della collina (Civita Superiore di Bojano) fondarono Bovaianom, la loro città madre, la capitale che dominava la vasta pianura.

Con la dominazione romana, l’importante insediamento divenne l’acropoli della città sannita-romana fondata lungo le pendici della collina e nella pianura interessata dal percorso della via consolare Minucia (Corfinio-Brindisi) e dalla via che permetteva di raggiungere Teano degli Apuli (San Paolo Civitate) e la costa adriatica.

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1. Civita Superiore di Bojano. 2. La città di Bojano in epoca romana. T. Tratturo Pescasseroli-Candela. V. via da Bovianum a Teneapulo ed alla costa adriatica.

Con la caduta dell’impero romano e con la presenza dei Longobardi, l’antico sito di Bovaianom, proprio per la sua originale localizzazione, tornò ad essere protagonista della Storia: l’insediamento, con la costruzione delle mura di cinta con più torri, divenne un castrum ed al suo interno, nella zona più elevata, fu costruito un castello.

Era sorta Rocca Boiano a difesa di Boiano, la civitas di pianura.

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Rocca Boiano (lato sud) vista da monte Crocella: il castello (a sn.) separato in modo chiaro dal castrum (borgo a ds.).

E’ in questo periodo che le vicende di Rocca Boiano e della civitas di Boiano tornarono a legarsi con la Storia di Benevento ed alla comunità ebraica presente nella città, già capitale dei Sanniti Irpini.

Nel periodo longobardo la città di Benevento fu il capoluogo dell’omonimo ducato e, successivamente, del principato che comprendeva i territori già dei Pentri e dei Frentani, oggi regione Molise.

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Anno 667: il duca Romualdo, figlio del re Grimoaldo, concesse al bulgaro Alzecone, scrisse Paolo Diacono, una vasta regione sino allora deserta, e cioè le città di Sepino, Boviano, Isernia e altre con i loro territori. Come ordinò che Alzecone, anziché duca, venisse chiamato gastaldo. I Bulgari abitano ancora oggi (VIII sec.) quei luoghi e, sebbene parlino anche latino, non hanno tuttavia perso l’uso della loro lingua.

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Nell’anno 667 i territori delle 3 città citate da Diacono costituirono un unico gastaldato, ma nell’anno 860, quando i Franchi si erano già sostituiti ai Longobardi nel governare la penisola italica ed il ducato di Benevento che con Arechi II era divenuto principato indipendente (774), esistevano già 6 distinti gastaldati: Venafro, Isernia, Trivento, Termoli, Larino e Boiano il cui gastaldo, Guandelperto, di sua iniziativa e con l’aiuto di Maielpoto telesino con molte cure e con preghiere assoldarono Lamberto duca di Spoleto, e Gerardo conte dei Marsi, per contrastare l’avanzata dell’esercito dei Saraceni guidati da Saugdan.

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I confini dei gastaldati-contee-diocesi di: 1. Venafro. 2. Isernia.              3. Trivento. 4. Termoli. 5. Larino. 6. Bojano.

Con il dominio dei Franchi i gastaldati, conservando la loro originaria estensione territoriale, divennero contee con un proprio titolare.

In seguito, alla fine dell’anno 900, con l’istituzione del principato di Capua e del principato di Benevento, le contee di Venafro ed Isernia furono amministrate dai principi di Capua, le contee di Trivento, Termoli, Larino e Boiano dai principi di Benevento.

Nello stesso tempo, le diocesi episcopali istituite agli inizi del IV-V secolo nei capoluoghi dei municipia delle 6 civitates capoluogo delle omonime gastaldati/contee, furono così amministrate: le diocesi di Venafro ed Isernia dalla metropolita di Capua, le diocesi di Trivento, Termoli, Larino e Boiano dalla metropolita di Benevento.

Nell’anno 1003 Maria, figlia del conte Roffrid, appartenente alla nobiltà del principato di Benevento, era già titolare del gastaldato di Boiano, non ancora contea: lo divenne prima dell’anno 1032.

Uno stretto rapporto politico, amministrativo esisteva tra la città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, poi principato longobardo-franco, e la civitas di Boiano, capoluogo dell’omonimo gastaldato, poi contea.

Stretto era anche il rapporto religioso: la diocesi di Boiano era suffraganea della metropolita di Benevento e con Benevento, che conserva le sacre reliquie, condivideva e condivide il patrono: san Bartolomeo.

Questo stretto rapporto politico, amministrativo e religioso permette di conoscere l’epoca della presenza di una comunità ebraica nella Civita Superiore di Bojano, nel medioevo Rocca Boiano.

Dal sito Italia Giudaica: Quando Benevento passò alla Chiesa, la città ospitava una comunità ebraica dalle radici secolari e in pieno rigoglio. Tracce dell’antica presenza potrebbero essere due epigrafi latine databili al sec. V, dedicate a un Acholitus senior e a un Faustinus senior[2]. Infatti, senior sembra essere l’equivalente del titolo, abituale fra i giudei, di presbyteros e indicare quindi una funzione comunitaria (Cod. Iust.  XVI 8, 2). Quanto al nome Faustinus, esso era assai diffuso nei secoli V-VI presso alcune famiglie di notabili ebrei di Venosa.[…].

A metà del IX secolo la comunità era ormai ampiamente attestata: verso l’850 essa accolse il celebre maestro di misteri Abu Aron di Bagdad, che, da Gaeta, dove era sbarcato, si stava recando in Puglia. Ebrei di Oria venivano nello stesso periodo a B. per affari, come i fratelli Shefatiah ed Eleazar b. Amittai.[…].

Gli stretti rapporti degli ebrei pugliesi e campani con B.(enevento) erano favoriti dalla felice posizione della città,  in cui l’Appia Antica si biforcava nella Traiana e incrociava le strade provenienti dal mar Tirreno e dal Sannio. Nell’VIII secolo, inoltre, la città aveva vissuto con Arechi II una splendida stagione culturale, che non dovette lasciare indifferenti i giudei. Un tale ambiente e opere come la  Historia romana  di Paolo Diacono (756-774) e la  Historia  Longobardorum  dello stesso autore, fanno ritenere probabile l’attribuzione alla nostra comunità del Sefer Yosefon, il capolavoro della storiografia ebraica medievale composto nel X secolo.

La comunità ebraica, Giudecca, di Benevento occupava un esteso quartiere con 3 sinagoghe:

 

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Benevento: San Nazario de Jiudeca in piazza Piano di Corte.

 

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Benevento: San Tommaso de Jiudeca nei pressi di Porta Somma.

 

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Benevento: Santo Stefano de Judeca o de Neophitis in via Bartolomeo Camerario.

Quando arrivarono gli Ebrei a Rocca Boiano/Civita Superiore di Bojano ?

Prima ipotesi.

I periodi del loro arrivo potrebbero essere diversi e sempre dipendenti dalle vicende che videro protagoniste le comunità ebraiche residenti nella città di Benevento o nelle regioni limitrofe.

Ricordando quanto scritto da Paolo Diacono sulle condizioni in cui versavano nell’anno 667 i territori pertinenti alle città di Sepino, Boiano ed Isernia: una vasta regione sino allora deserta, è ipotizzabile che oltre ai bulgari di Alzecone, anche dei coloni ebrei potrebbero essere stati invitati od obbligati a stabilirsi in quei centri.

Purtroppo, la loro presenza e la presenza dei Longobardi hanno una scarsa documentazione a causa delle vicende che in ogni epoca (sannitica, romana, medievale e la distruttrice epoca moderna) compromisero le strutture urbanistiche sorte sulla sommità della collina di Rocca Boiano e nella stessa civitas di Bovianum.

Rocca Boiano offriva alla comunità ebraica una migliore difesa e la pianura sottostante un maggiore sviluppo agricolo per le sue numerose sorgenti di acqua utili, come vedremo, anche per lo sviluppo dell’industria tessile, mentre la via verso la Daunia e la costa adriatica e la via consolare Minucia verso la città di Benevento, favorivano gli scambi commerciale.

Ciò che resta a testimoniare la presenza dei Longobardi e della comunità ebraica, è una < balaustra > in cui fu scolpito il nodo longobardo o nodo di Salomone ed il toponimo Giudecca dove risiedeva la comunità di Ebrei.

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Pluteo Nodo longobardo o nodo di Salomone di Rocca Boiano.

Prerogativa della comunità ebraica presente nella città di Benevento era il mestiere o l’arte della tessitura e della colorazione delle stoffe: una attività che necessitava di una grande disponibilità di acqua.

In Italia Giudaica è scritto: Alla morte del principe longobardo Landolfo VI (1077), gli ebrei passarono, come tutta la città, sotto il dominio della Curia romana alla quale pagavano gabelle per il diritto di tingere e di vendere le stoffe.[…].

Nel suo noto Itinerario Benjamin de Tudela racconta che nel 1165 fu ospitato a Benevento, dove risiedevano circa 200 famiglie, dai suoi correligionari. Nel 1198 dentro il quartiere occupato dagli ebrei vi erano tre chiese parrocchiali che, alla propria denominazione, facevano seguire “de Judeca”. Gli ebrei avevano il controllo della tintoria dei drappi locali. Il drappo beneventano era molto rinomato.

Borgia in Memorie istoriche della pontificia città di Benevento (parte seconda, 1763), descrivendo le Proprietas que remansit Curie de regalibus Beneventi, ricordò la < tassa > della Curia romana per Tincta Judeorum.

Proprio la presenza delle abbondanti sorgenti di acqua avrebbe favorito il trasferimento di alcuni Ebrei dalla città di Benevento o dalle regioni limitrofe a Rocca Boiano o nella civitas di Boiano.

Nella città di Bojano ancora oggi esistono alcuni toponimi o si ha memoria del loro utilizzo nel passato: via Tintiere vecchie, ancora esistente, e via valchiere, oggi via Turno ed una area detta valcaturo.

Tintiere deriva da tincta (Judeorum), la lavorazione quasi in esclusiva dei colori e delle tinte dei tessuti da parte delle comunità ebraiche.Valchiere e valcaturo sono la corruzione di Gualchiera o Valchiera, di derivazione longobarda: Walcan o Walkjan = pressare, tipico delle macchine idrauliche che rendevano il tessuto più resistente attraverso l’infeltrimento della lana.

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1. via Tintiere Vecchie. 2. via Valchiere. Chiesa san Biagio (punto rosso).

 E’ verosimile, stando alla testimonianza dei 2 toponimi longobardi, che alcuni membri della comunità ebraica residenti nella città di Benevento si fossero o siano stati obbligati a trasferirsi in Rocca Boiano nel periodo della presenza del gastaldo bulgaro Alzecone o subito dopo, stabilendo nella località Giudecca la loro residenza.

La loro principale attività di tingere e di lavorare la lana, come testimoniano i 2 toponimi tintiere e valchiere da gualchiera o valchiera, fu svolta nella città di Boiano la cui pianura era/è ricca di sorgenti di acqua.

Nei pressi della via valchiere e la vicina località valcaturo, già nell’anno 1241 esisteva Ecclesia Sancti Blasii de Porta Bojano: era anche nei pressi del valcaturo dove operavano le valchiere e dedicata a San Biagio per ricordarene il martirio: fu torturato con i pettini di ferro delle macchine utilizzate per cardare la lana e poi fu decapitato. E’ patrone dei cardatori di lana e protettore contro il “male di gola”.

I Regesti Gallucci pubblicati da G. De Benedettis nel 2011, ricordano per gli anni 1138 e 1147 un atto di vendita rogato per mano di N. Machabeo di Boiano: un “cognome” utilizzato dalle comunità ebraiche ed il nome Salathiele figlio di Giovanni Saneb di d(ett)a Città (di Boiano) per gli anni 1166 e 1168.

Nei Regesti Gallucci più volte furono ricordate, fuori dal centro di Boiano, li Valcatori siti a Riofreddo sopra il Ponte, posseduti da esso Vesc(ov)o, dicendo che né ad essi frati, né ad altro spetta rag(io)ne alc(u)na sopra detti Valcatori, ma mostrando le loro ragioni si offere pronto di stare a’ Giustizia l’anno del sig(no)re per l’anno 1307 e per il 1314, agosto 24 Due Molini e tre valcatori a Rio freddo iuxta la possessione di Nicola di Boiano et altri fini.

Seconda ipotesi.

Le comunità ebraiche furono protagoniste della Storia anche con l’imperatore Federico II.

Riccardo Calimani in Storia degli ebrei italiani (volume primo) scrive: Dieci anni dopo (1231) estese a tutti gli ebrei del regno la speciale protezione accordata ai tranesi nel 1224 e confermò che la vita e gli averi di tutti erano tutelati dai suoi provvedimenti. Agli episcopati diminuì i redditi che essi percepivano dalle giudecche e decise che i contributi di tutte le tintorie fossero pagate al regio fisco.

Si evidenzia che la citazione della Ecclesia Sancti Blasii de Porta Bojano dell’anno 1241, era pertinente ad una confisca dell’imperatore.

Federico II aveva una particolare predilezione per Rocca Boiano, all’epoca conosciuta anche come Castrum Boyani, tanto che nell’anno 1223 si riservò il suo possesso: potremmo ipotizzare che in quel periodo una comunità di Ebrei possa essere stata trasferita su suo ordine a Rocca Boiano nella località poi denominata Giudecca.

Terza ipotesi.

L’ultima ipotesi è sempre legata ad una < migrazione > di una comunità di Ebrei che si sarebbe stabilita nella località Giudecca di Rocca Boiano a causa degli avvenimenti del XVII secolo.

Da Corriere Sannita, it (marzo 2016): Nel 1442, Alfonso d’Aragona salì al potere e concesse alcuni privilegi agli Ebrei. Tuttavia nel 1458, alla morte di Alfonso, Benevento ritornò sotto lo Stato pontificio. A Benevento, essendo nello Stato Pontificio, fu risparmiata l’espulsione degli Ebrei ordinata dai Reali di Spagna nel 1541. Disgraziatamente, dopo l’elezione di Papa Paolo IV nel 1555, gli Ebrei sentirono una crescente pressione per indurli alla conversione e diversi si convertirono al cattolicesimo. Nel 1569 gli Ebrei furono espulsi da Benevento e da altre piccole città sotto il potere pontificio. Gli Ebrei ritornarono a Benevento nel 1617, ma nel 1630 furono espulsi definitivamente e non vi fecero più ritorno.

Il plurisecolare legame storico e religioso tra la città di Benevento e la città di Bojano accrediterebbe anche questa 3^ ipotesi, ma i toponimi di origine longobarda che ancora esistono nelle 2 città, tintiere e gualchiere, connessi alla preminente attività delle comunità ebraiche ed i “cognomi” di alcuni personaggi presenti nella civitas di Boiano daterebbe il loro arrivo a Rocca Boiano tra l’VII secolo, presenza in Boiano di Alzecone, ed il IX secolo.

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

BOJANO NEGLI “ANTICHI ITINERARI”.

dicembre 17, 2016

 BOJANO/BOVAIANOM/BOVIANUM/BOVIANO-BOBIANO, capitale storica della regione Molise, fu fondata dai SAFINI/SABINI/SABELLI/SANNITI tra i secoli X-IX a. C. alle falde settentrionali del massiccio del Matese e svolse un ruolo di primaria importanza nel corso della Storia, soprattutto nel periodo compreso tra il X-IX secolo a. C. ed il XIII secolo.

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Il territorio presso Bojano nel X – IX sec. a. C.. (tratturo verde)

I tratturi permisero la migrazione (ver sacrum) dei giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti verso i territori prescelti per dare origine alle nuove popolazioni: Piceni, Marrucini, Vestini, Equi, Marsi, Peligni, Carecini, Frentani, Pentri, Irpini, Caudini e Lucani.

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Le direzioni delle migrazioni dei giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti

Lo sviluppo della città di Bojano fu favorito fin dalla sua fondazione (X-IX a. C.), da uno dei tratturi che attraversavano da occidente ad oriente il territorio della attuale regione Molise e consentivano la transumanza stagionale delle greggi dagli altipiani dell’Abruzzo alle coste adriatiche ed alla pianura dauna.

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I percorsi dei tratturi

 

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I tratturi nel Molise. Da: [PDF] MoliSeb Wine & FoodBlog.

 Il tracciato del tratturo denominato Pescasseroli-Candela, come vedremo, raccordandosi a nord con gli altri percorsi, permise di costruire la via consolare Minucia: passando per la città di Bojano, collegava la città peligna di Corfinio, posta sulla via consolare Valeria, con la città di Brindisi.

Bojano, in osco Bovaianom, in latino Bovianum, fu la città-madre, la capitale dei PENTRI fino alla conquista romana; 2^ capitale della Lega Italica in occasione della guerra sociale (I sec. a. C.), colonia, municipio e sede di diocesi episcipale durante il dominio romano.

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Le colonie, i municipia e le diocesi episcolali nel territorio dei Sannti Pentri e Frentani: 1. Venafro 2. Isernia 3. Trivento 4. Termoli 5. Larino 6. Bojano

Con il dominio dei Longobardi, Bojano fu capoluogo di uno dei gastaldati (anno 667) nel ducato di Benevento e, successivamente, di uno dei 6 gastaldati nel ducato di Benevento istituiti nei territori che avrebbero costituita la regione Molise.

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Con i Franchi, i gastaldati divennero contee e, con il dominio dei Normanni, Bojano accrebbe la sua importanza avendo esteso i confini della omonima contea inglobando i territori pertinenti alle contee di Venafro, Isernia, Trivento, parte di quella di Larino e con 2 feudi: Serracapriola in provincia di Foggia e Castelvolturno in provincia di Caserta.

Nell’anno 1142 la Contea di Boiano fu denominata Contea di Molise.

Molise, per ricordare la famiglia comitale Molinis, Molisio originaria del feudo normanno di MOULINS.

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La contea di Molise nella sua massima espansione (confine rosso).

La contea di Molise, con capoluogo Boiano, fu protagonista di tutti gli avvenimenti che videro impegnati i suoi titolari in conflitto con i re e gli imperatori presenti all’epoca nell’Italia centro meridionale.

La sua decadenza inizò con il dominio degli Angioini.

In considerazione del suo ruolo, Bojano fu presente negli itinerari e nella più antica cartografia.

La più antica carta geografica che rappresenta la città di Bojano in base alle coordinate geografiche calcolate all’epoca, è la Geografia di Tolomeo (I sec. d. C.).

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Le coordinate calcolate da Tolomeo.

 

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 ( Nota: nella cartina realizzata secondo le coordinate calcolate da Tolomeo nel I secolo, la localizzava di Bovianum/Bojano (bianco) a nord di Aesernia/Isernia ha sollevato il classico “polverone” per sostenere la sua identificazione con l’odierna Pietrabbondante (IS): era la conferma che era esistito Bovianum vetus citato nella Storia una sola volta da Plinio. Coloro che hanno voluto “sfruttare” l’imprecisione causata dalle coordinate geografiche di Tolomeo, non hanno valutato che altre città non rispettavano le odierne localizzazioni: Sulmo/Sulmona, Corfinium/Corfinio, Aufiudena/Castel di Sangro, Anxanum/Lanciano e lo stesso territorio dei Frentani, erano stati posti più a sud di Bovianum/Bojano, mentre nella realtà sono a nord di Bojano e della stessa Pietrabbondante ).

Si deve ad un console romano la costruzione della via Minucia che interessava i territori interni della penisola italica con un percorso parallelo alla via Appia, alla via Latina/Casilina ed alla via litorale adriatico.

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La Via consolare Minucia (giallo). 1 Corfinio. 2. Bojano (tratto giallo). Via Appia (1). Via Latina/Casilina (2), Via Traiana (azzurro), Via litorale adriatico (marrone).

Secondo Radke (1981), il costruttore della via Minucia dovrebbe essere scelto tra: M. Minucio Rufo console nel 221 a. C., Quinto Minucio Rufo console nel 197 a. C. e Q. Minucio Thermus console nel 193 a. C.. Radke propende per M. Minucio Rufo.

La via Minucia fu ricordata da Cicerone (106 – 43 a. C.), da Orazio (65 – 8 a. C.) e da Strabone (p. 60 a. C. – c. 20 d. C.) che scrisse: Ci sono due vie che partono da Brendesion: la prima è una mulattiera che passa attraverso il territorio dei Peucezi chiamati Pedicli e poi attraverso quello dei Dauni e dei Sanniti fino a raggiungere a Beneventum. Su questa via c’è la città di Egnatia e poi Celia, Netium, Canusium ed Herdonia. L’altra via, passa per Taranto, volge un pò verso sinistra, allungando l’itinerario di circa un giorno. E’ chiamata via Appia ed è maggiormente praticabile per i carri.

La prima, ricordata da Strabone come una mulattiera era la via Minucia che oggi si identifica con la S. S. Appulo Sannita 17.

La via consolare Minucia (1) fu disegnata nella Tabula Peutingeriana (Itineraria picta/dipinto) le cui edizioni furono stimate all’anno 170 ed all’anno 365.

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Bojano si localizza e si identifica con Bobiano (2 torri) ed è posto ad oriente della catena appenninica e non lontano (a sinistra) da Hercul Rani (Campochiaro).

Le località poste sulla via consolare Minucia e riportare nella T. P., sono nell’ordine: Corfinio, Sulmona, Campo di Giove, Castel di Sangro, bivio Fòrli del Sannio, Isernia, Santa Maria del Molise, Bojano, Campochiaro, Sepino, Ariano Irpino.

Da Bobiano si originava una altra via (2) che lo collegava con adcanales (Baranello), e con: ad pyr (Campolieto), Geronum (Gerione-Casacalenda) e Teneapulo (S. Paolo Civiate).

Bobiano/Bojano era collegato anche con la costa del mare Adriatico con un percorso che seguiva il tracciato del tratturo Matese-Centocelle, oggi identificabile con la odierna S. S. 87 Sannitica.

Nella città di Bojano, all’inizio di via Francesco Cavadini l’iscrizione STRADA S. AGOSTINO PER NAPOLI E TERMOLI testimonia l’esistenza della via che collegava la capitale dei Sanniti Pentri con il territorio dei Sanniti Frentani, con la costa adriatica ed il territorio die Dauni.

Una via precursora dell’attuale S. S. 647 “Bifernina“, da Bojano a Termoli.

 

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Foto R. Colella.

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All’epoca della T. P., il tracciato da Bobiano/Bojano raggiungeva nell’ordine: adcanales nei pressi di Baranello (? CB), l’odierna taverna Cortile nei pressi di Campobasso, dove incrociava il trattuto Castel di Sangro-Lucera, ad pyr presso Campolieto (CB), Geronum/GerioneCasacalenda (CB) e teneapulo/San Paolo Civitate (FG).

Un lungo tratto della via consolare Minucia pertinente al percorso da Milano a Reggio Calabria, fu descritto nell’Itineraria Antonii Augusti (Itineraria ad notata/descrittivo, anni 284-305): Iter quod a Mediolano per Picenum et Campaniam ad Columnam, id est Traiectum Siciliae ducit mpm DCCCCLVI sic […].

Castello Firmano mpm XX. Troento civitas mpm XXVI. Castro civitas mpm XII. Aterno civitas mpm XXIIII. Interpromium vicus mpm XXV. Sulmone civitas mpm XXVIIII. Aufidena civitas mpm XXIIII. Serni civitas mpm XXVIII. Boviano civitas mpm XVIII. Super Thamari fluvium mpm XVI. Ad Equum tuticum mpm XXI. Ad Matrem magnam mpm XVI.

Nel secolo VII la città di Bojano è ricordata dal Ravennatis Anonymi Cosmographia come Bobianum, localizzata dopo la città di Esernia (Isernia) e prima del sito di Rani (Hercul Rani/Campochiaro nella Tabula Peutingeria):

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e nel Guidonis Geographia: Bobianum si localizza tra Cleturcium (Santa Maria del Molise) e Rani (Campochiaro).

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In epoca medievale il territorio della regione MOLISE, già pertinente alle popolazioni italiche dei Sanniti Pentri e dei Sanniti Frentani, svolse un ruolo di primaria importanza per le comunicazioni tra il nord ed il sud della penisola italica.

Le cronache dell’epoca longobarda, ricordano l’esistenza di una via che facilitava le comunicazioni tra la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato, con la città di Benevento, capoluogo dell’omonimo ducatoprincipato, e da qui, con la Via Sacra Langobardorum, si poteva raggiungeva il santuario di Monte Sant’Angelo.

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La via dei 2 Ducati (gialla). La via Sacra Langobardorum o via micaelica o via dell’Angelo (o dell’Arcangelo) o Cammino dell’Angelo (linea senape)

La via dei 2 Ducati, in epoca federiciana, fu testimone della ribellione del conte Tommaso di Celano e delle contessa Giuditta, titolare della contea di Molise.

Fu utilizzata per il trasferimento degli eserciti dell’imperatore e dei ribelli fedeli al conte da Rocca Boiano, l’odierna Civita Superiore di Bojano, e dalla città di Bojano, capoluogo della contea di Molise, al castellum di Rocca Mandolfi ed a Celano, capolugo della omonima contea.

Con l’avvento degli Angioini iniziò il lento declino della città di Bojano: la contea di Molise non più data in feudo e fu amministrata dalla corte reale.

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL TERREMOTO E’ UN ” CASTIGO DIVINO ” ?

novembre 7, 2016

Dal periodico Famiglia Cristiana:

< Una visione pagana, non cristiana. Offensiva per i credenti, scandalosa per chi non crede >. Da Oltretevere, dopo giorni di polemiche roventi, arriva l’intervento – pesantissimo – di condanna del Vaticano su uno dei conduttori di Radio Maria, il domenicano padre Giovanni Cavalcoli, che lo scorso 30 ottobre, a poche ore dal violento terremoto che ha devastato Norcia e Camerino provocando migliaia di sfollati, ha affermato che questi disastri sono un castigo divino per le          < offese >, parole di Cavalcoli, arrecate < alla famiglia e alla dignità del matrimonio con le unioni civili >.  A intervenire dalla Santa Sede è stato monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato: < Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede >, ha detto venerdì sera all’Ansa. Per Becciu queste posizioni sono < datate al periodo precristiano che non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo >. Impossibile quindi  < non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece – conclude – che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno del Papa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore >.  

Non si tratta di essere credenti o non credenti, ma qualcuno dovrebbe spiegare perché nell’uso comune, quando accade qualcosa di spiacevole, istintivamente si dice   ” è un castigo di Dio “.

I credenti sono consapevoli che quanto di spiacevole accade può essere causato dalla    “trasgressione” ai “voleri divini”; i non credenti, con quella imprecazione, manifestano il loro disappunto.

Sorprende non poco la reazione di coloro che si professano credenti alla esternazione del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli.

Teologo è chi si dedica allo studio allo studio delle cose divine e del loro rapporto con quelle umane e naturali; egli, come tutti coloro che si professano credenti, crede nel diluvio universale, crede nei “castighi di Dio” verso il Faraone e gli Egiziani, crede in Sodoma e Gomorra: tutti avvenimenti illustrati con dovizia di particolari dalla Sacra Bibbia ed accaduti nella cosiddetta epoca                 < precristiana >.

Perché Dio in epoca < precristiana > fu così severo ed oggi, per chi si dice credente, dovrebbe essere permissivo ?

In epoca  < precristiana > è stato scritto: Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: < E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra per causa loro è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con al terra. >.

Oggi, in epoca < cristiana >, Dio dovrebbe tollerare coloro che quotidianamente sono dediti alla corruzione, alla violenza, alla perversione ?

Vogliono far intendere che dopo il soggiorno di Cristo sulla terra presso i mortali, Dio dovrebbe essere meno vendicativo, più permissivo, più misericordioso ?

Se non sbaglio, Mosè ricevette le Tavole dei 10 Comandamenti nell’epoca               < precristiana >, hanno ancora valore per i credenti che vivono l’attuale epoca           < cristiana > ?

Non è stato Gesù a dire: Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge e i Profeti, non sono venuto per abolire, ma per dare compimento ?

Disse ancora: sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso. […]. Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra ? No, vi dico, ma la divisione. […]. No, vi dico, se non vi convertite perirete alla stesso modo.

Addirittura disse: Chi poi dice al fratello: “stupido“, sarà sottoposto al sinedrio; chi gli dice “pazzo“, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

Altro che perdono o misericordia !

Gesù oltre alle benedizioni, non proferì anche le maledizioni ?

Non disse: Quelli che vivono secondo la carne non possono piacer a Dio ?

Nella nostra  epoca < cristiana >, per il credente, Dio sarà misericordioso verso coloro che vivono secondo la carne ?

Non è stato Gesù ad invitare i peccatori alla conversione, senza la quale non si entra nel Regno e non ci sarà misericordia ?

Quale è stata la bestemmia del teologo ?

Ha affermato che questi disastri sono un castigo divino per le < offese > arrecate < alla famiglia e alla dignità del matrimonio con le unioni civili >: è solo il parere di uno che si professa credente; il non credente avrebbe < fatto spallucce > con un sorriso beffardo !

E’ da ritenere che se proprio la Chiesa non avesse sollevato il polverone, la                     bestemmia del teologo sarebbe passata inosservata, ma hanno voluto creare lo scandalo.

Oreste Gentile

SAN FRANCESCO NELLA CITTA’ DI ISERNIA ?

ottobre 29, 2016

La notizia della presenza di san Francesco nella città di Isernia fu documentata da Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, nella sua opera Memorie Historiche del Sannio (1644): Dopo ch’ebbe pigliato (san Francesco) molti luoghi nella Puglia, nel ritorno onorando di nuovo con la sua presenza queste parti, fondò altri tre (monasteri) nella Provincia di Benevento, cioè quello di Mirabella. Ovvero di Acqua putrida, di Avellino, e di S. Maria Oliveta nella Terra d’Apici, come afferma il Vandingo in detto anno. Indi giunto in Isernia anche vi fondò il Convento sotto l’invocazione di S. Stefano, secondo lo stesso Autore, ove etiandio al presente si vede una stanza, in cui dimorò per quel poco tempo. Che vi si trattenne. […]. Vi è anche la campana, che fu fatta nel 1259.

Come non credere all’arciprete Ciarlanti?

Ma, consultando il testo originale Annales Minor (1625-1654), di Lukas Wadding scopriamo che san Francesco non è mai stato nella città di Isernia, né vi fondò un monastero.

Wadding, scrisse:

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Si legge: 1 San Francesco era in Puglia ed aveva visitato il santuario di San Michele. 2 Nei pressi di Benevento città nella provincia terrae laboris fondò un monastero presso Mirabello (Acquae pitridae), un altro ad Avellino ed il terzo a sancta Mariae Oliveta, presso l’odierna Apice. Successivamente san Francesco si trasferì presso oppido vici Albi e in oppido Apostae giunse a Eugubium (Gubbio), in Umbria città antica….. .

E la sua presenza ed il monastero nella città di Isernia ?

La città fu ignorata da san Francesco, visto che Vadding, prima che il santo giungesse al santuario di Monte Sant’Angelo, tramanda la sua presenza nell’odierna Mignano Monte Lungo, precisando che era adiacente a campis Venafranis (Venafro); successivamente il santo si trasferì a Maddaloni.

fr2Ci sono stati studiosi che hanno voluto “sfruttare” quanto scritto da Ciarlanti per testimoniare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio nella città di Isernia, inventando l’incontro di san Francesco, presente nella città addirittura nel giorno di Pasqua del 3 aprile 1222: Il culto di S. Francesco fu molto in auge nell’età celestiniana. Secondo una tradizione si vuole che durante la venuta dell’assisiate in Isernia (1222, cfr. par. XVI e Ciarl., IV, 333) il Poverello avesse conosciuto fanciullo il futuro Celestino V il quale in quell’epoca aveva otto anni.

Altri hanno scritto: Era l’anno 1222: Francesco d’Assisi, di passaggio per Isernia, nota tra la folla che lo attornia e lo venera un bambino di poco più di sei anni. Gli si avvicina, gli sorride dolcemente, lo accarezza. Il bambino diventerà Papa: papa Celestino V.

Quanta poesia, quanta dolcezza in questa descrizione, ma la Storia è tutt’altra cosa.

L’inesattezza di Ciarlante è stata sfruttata da alcuni studiosi per accreditare alla città di Isernia sia la nascita di Pietro di Angelerio, sia un diverso anno di nascita da loro stimato essere il 1215, mentre le più antiche biografie tramandano l’anno 1209.

Sottraendo da 1222, anno della presenza in Isernia di san Francesco, gli 8 anni del fanciullo, si ottiene 1214; sottraendo da 1222 i più 6 o 7 anni del bambino, si ottiene 1216 o 1215.

Questo è quanto.

(nel blog vedi in merito altri articoli)

Oreste Gentile

 

IL “CAMMINO DEI SAFINI”. LA NASCITA DELLA “PRIMA ITALIA”.

ottobre 11, 2016

Se non ci fosse l’UNIONE EUROPEA condurremmo tutti una vita noiosa e soprattutto sedentaria.

Grazie a questo lungo elenco di itinerari approvati il “cittadino europeo” ha la possibilità di intraprendere un lungo e salutare cammino ……………. !

Da La via micaelica: importanza di un itinerario europeo di Gabriele Tardio, si apprende:

Con sede a Lussemburgo, esso nasce per “dare attuazione al programma degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa”. Le attività svolte da questa istituzione comprendono il sostegno agli enti che propongono progetti per l’analisi delle azioni e la ricerca di partner europei; l’applicazione delle priorità della politica del Consiglio d’Europa in materia di itinerari culturali; la vigilanza sulle evoluzioni delle espressioni della cultura e la consulenza a chi sia intenzionato a presentare progetti sull’evoluzione del turismo culturale.

Lista degli itinerari già selezionati dal consiglio d’Europa: I Cammini di pellegrinaggio: I Cammini di Santiago. La Via Francigena. Habitat rurale nei Pirenei. Le Vie di Mozart. L’ itinerario Schickhardt. L’itinerario dei Cistercensi.

La rete dei siti cluniacensi. I Celti. Le Rotte dei Vichinghi. L’ Itinerario Wenzel. L’Itinerario Vauban. L’Eredità Al-Andalus. Le rotte dei Sefaradi. Itinerari europei del patrimonio ebraico. La Rotta del ferro nei Pirenei. Le rotte dell’olivo. La Via Regia. Itinerari europei del patrimonio delle migrazioni. Le Transversales. Teatri della Gioventù. Centri d’arte. Le Rotte dei Fenici. Gli Zingari. L’Umanismo. Le Luci del Nord. Le Città europee delle Grandi Scoperte. Il Barocco. Le rotte europee della setta e del tessile. I riti e le feste popolari in Europa. Il Libro e lo Scritto. L’itinerario militari fortificate in Europa: Il progetto della Via Carolingia è nato per rispondere al bisogno di ricercare e trasmettere il senso di appartenenza ad una comunità più grande, quale è l’Europa, seguendo il percorso del viaggio (da Aquisgrana a Roma).

Alle Associazioni delle Regioni interessate e, soprattutto, a quelle presenti nella città di Bojano, considerando l’importanza ed il ruolo svolto dalla nostra città nel periodo della nascita dei popoli di origine safina/sabina/sabella/sannita (vera sacrum), si offre l’occasione di proporre il cammino dei SAFINI che permise la nascita della Prima Italia.

il-cammino-dei-safini

Le regioni interessate dal percorso: MARCHE con la provincia di Ascoli Piceno; LAZIO con la provincia di Rieti; ABRUZZO con il suo territorio; il MOLISE con il suo territorio; CAMPANIA con le province di Benevento e di Avellino e la BASILICATA con i territori che a nord confinano con la Campania e la Puglia.

Tutti i territori interessati sono ricchi di Storia e di cospicue emergenze archeologiche: le necropoli, i santuari, i teatri.

I musei presenti nelle città e nei piccoli centri permettono di ammirare quanto seppero realizzare i popoli della cosiddetta Prima Italia: armi, monili maschili e femminili, monete e suppellettili in ceramica etc., etc..

Le Associazioni ed i burocrati non perdano l’occasione di proporre un itinerario quanto mai CULTURALE e salutare.

 

Oreste Gentile.

“VIA MICAELICA”: QUANTE NE SONO ESISTITE ? CHI CI CAPISCE E’ BRAVO.

settembre 30, 2016

 Le fonti bibliografiche e gli antichi itinerari tramandano che fin dall’epoca longobarda (VII secolo) la città di Benevento, capitale dell’omonimo ducato, era collegata con il santuario di Monte Sant’Angelo da un percorso denominato Via Sacra Langobardorum o via Micaelica o via dell’Angelo.

Oggi c’è la < smania > della novità che sta creando solo CONFUSIONE, disorientando lo studioso o il curioso.

Hanno deciso che NON esiste UNA Via Sacra Langobardorum o via Micaelica o via dell’Angelo, ma più itinerari con gli stessi nomi.

Giudicate voi.

Nel sito www.retecamminifrancigeni.eu/index.php, è scritto:

CAMMINO DELL’ARCANGELO (Via Micaelica da Benevento).  Sull’asse viario della Via Appia Traiana, a Benevento, si innesta un suggestivo cammino, detto CAMMINO dell’Arcangelo,   convergente al Santuario di San Michele nel Gargano, meta antichissima di pellegrinaggi da tutta l’Europa cristiana longobarda e germanica.

L’ultimo tratto, che coincide con la Via Micaelica  da Roma, è detto anche Via Sacra Langobardorum: un antico cammino, erede di ancora più antichi tratturi, che, staccandosi dalla via Appia Traiana all’altezza di Troia, permetteva di raggiungere, attraverso gli attuali S. Severo, Stignano, S. Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, il santuario di San Michele, al culmine del Gargano.

Concorda con quanto letto, la pubblicazione: La via Francigena della Capitanata. […] (2008), a cura di Vecchione, Pazienza, Russo, Infante, Longo, del Giudice e Guglielmi che hanno pubblicato l’itinerario percorso da Bernardo il Saggio nell’anno 870 .

Il percorso rosso corrisponde alla Via Sacra Langobardorum o la via Micaelica o la via dell’Angelo.

 

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L’ itinerario percorso dal Bernardo il Saggio nell’anno 870.

Il suddetto percorso dovrebbe corrispondere, nell’ultimo tratto, alla descrizione (da Benevento a Monte Sant’Angelo), dell’itinerario disegnato nella sottostante cartina (linea gialla): dal sito

www.angolohermes.com/Approfondimenti/San_Michele/Micaelica.html., così descritto: Tranche 3: da Roma a Monte Sant’Angelo. Roma – Castelgandolfo – Nemi – Velletri – Giulianello – Cori – Sermoneta – Sezze – Fossanova – Terracina – Fondi – Sperlonga – Sessa Aurunca – Francolise – Sant’Angelo in Formis (Capua) – Casertavecchia – Sant’Agata de’ Goti – Foglianise – Benevento – Buonalbergo – Aequum Tuticum – Troia – Lucera – San Severo – Santuario di Stignano – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo.

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Dal sito L’ Angolo di hermes: L’itinerario (giallo)  S. Angelo in Formis-Benevento- Monte Sant’Angelo.

Oggi vengono proposti nuovi e diversi percorsi denominati via Micaelica che, identificando non UNO, ma 4 (quattro) itinerari per raggiungere Monte Sant’Angelo, escludono la città di Benevento ed altre storiche località .

Il sito PELLEGRINANDO documenta l’esistenza di più itinerari proposti da autori diversi, denominati via Micaelica.

giallo: itinerario Seracchioli – blu: itinerario D’Atti/Cinti – rosso: itinerario Iubilantes mattone: itinerario ministeriale.

giallo: itinerario Serracchioli blu: itinerario D’Atti/Cintirosso: itinerario Iubilantesmarrone: itinerario ministeriale.

Si legge (il grassetto è d. r.): L’ itinerario odierno non è ancora definito in modo univoco.  Non è ancora stata apposta la segnaletica orizzontale e verticale. Esistono luoghi di accoglienza povera prevalentemente in strutture religiose e luoghi di sosta in strutture private turistiche.

C’è un percorso “ufficiale” tracciato su iniziativa del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo, al quale hanno aderito le Regioni Lazio, Puglia, Molise e Campania: http://www.viefrancigenedelsud.it/it/. Sono scaricabili dal sito le tracce GPS ed è consultabile una mappa interattiva nella quale sono visualizzabili i percorsi, le strutture di accoglienza pellegrina e turistica.

Segue la descrizione dell’itinerario D’Atti/Cinti (blu): nella loro guida (vedi sotto) propongono un itinerario che differisce dal precedente nel tratto laziale e campano riunendosi con quello a Benevento e proseguendo sostanzialmente coincidente sino a Brindisi.   Da qui il cammino prosegue fino a Santa Maria di Leuca.

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Itinerario (rosso) D’Atti/Cinti

E’ l’UNICO, tra quelli che stiamo esaminando, che corrisponde alla descrizione tramandate dalle fonti bibliografiche e dai primi pellegrini, ossia l’antico ed originario percorso:

Benevento-Casalbore-Troia-Siponto-MonteSant’Angelo: Via Sacra Langobardorum o Via micaelica o via dell’Angelo.

L’itinerario di Angela Serracchioli, nella sua guida (vedi sotto) propone un itinerario francescano/micaelico che inizia a Poggio Bustone, termine del Cammino di Francesco per raggiungere Monte Sant’Angelo.   Questo percorso si snoda più a nord rispetto agli altri, partendo dal Lazio, attraversando Abruzzo, Molise e terminando in Puglia, sul Gargano.

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Itinerario (giallorosso) Serracchioli. (ripr.ne deformata)

In territorio Molisano l’itinerario della Serracchioli attraversa le località: Carovilli, Carpinone, Sant’Angelo in Grotte, Sant’Elena Sannita, Ripalimosani, Toro e Pietracatella.

Ignoro, fatta eccezione di Sant’Angelo in Grotte, se nelle altre località sia presente una antica testimonianza della devozione a San Michele; è certo che sono state trascurate altri centri del Molise in cui esistono strutture medievali dedicate all’Arcangelo.

Segue l’itinerario, così descritto: L’associazione “Iubilantes“ di Como ha realizzato nel 2002 un pellegrinaggio da Roma a Monte Sant’Angelo. L’itinerario ha seguito quello di Nikulas sino a Cassino. Di qui, anziché seguire a sud per il Matese e l’Irpinia, è salito nel Sannio, raggiungendo Lucera, San Severo, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo.

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Itinerario (rosso) Iubilantes.

L’itinerario, correttamente, segue l’ originario, antico e tradizionale percorso seguito da Nikulas da Roma a Benevento per la via Latina/Casilina fino a Cassino: perché DOPO è salito nel Sannio, raggiungendo Lucera, San Severo, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo ?

Più che del Sannio, si tratta del territorio della regione Molise pertinente ai Sanniti PENTRI che MAI è stato attraversato né dalla via Francigena (vedi articolo VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.), né dalla Via micaelica.

Inoltre, come accade per l’itinerario Serracchioli, l’itinerario Iubilantes nel territorio molisano ha trascurato località in cui ancora esistono strutture medievali che testimoniano il culto per San Michele: la cartina evidenzia unicamente Venafro, Montaquila, Bojano, Vinchiaturo, Ferrazzano, Riccia e Campodipietra; soprattutto l’itinerario molisano non corrisponde alla Via micaelica descritta dalle fonti bibliografiche e dai primi pellegrini.

Il sito Pellegrinado.it, prosegue nella descrizione (rosso e grasseto sono è d.r.): Anacleto, Mario, Rinaldo hanno percorso la Via Micaelica, sperimentando alcuni percorsi, verificandoli, proponendo variantiQuesta è la descrizione del loro cammino, proposto a chi voglia ripercorrerlo e segnale miglioramenti e precisazioni al tracciato.

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Itinerario Anacleto, Mario, Rinaldo.

Riassumendo, le tappe dell’ itinerario sono: Roma – Albano Laziale – Artena – Anagni – Alatri – Isola Liri – Atina – Colli al Volturno Santuario dell’Addolorata di Pastena VinchiaturoJelsi – San Marco La Catola – San Severo – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo – Siponto.(I centri in grassetto rosso sono in territorio molisano).

  è una via Micaelica perché la meta è Monte Sant’Angelo, ma non corrisponde alla tradizionale ed originale via Micaelica che non attraversava il territorio della regione Molise e che esclude alcune località legate al culto di San Michele fin dal medioevo.

Dopo quest’ampia panoramica: quale è il percorso, il tracciato dell’antica ed originale via micaelica ?

Oreste Gentile.

 

L’ UNIONE EUROPEA E LA “VIA MICAELICA”.

settembre 29, 2016

Con la ricorrenza nel giorno 29 settembre in cui la chiesa celebra San Michele Arcangelo, insieme a Gabriele e Raffaele, esaminiamo le viae più importanti che hanno sempre permesso di raggiunge Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia.

(Giovanni 1,45-51): […]. Natanaele esclamò; “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”.

Parafrasando l’esclamazione di Natanaele noi possiamo dire: Dall’Unione Europea può mai venire qualcosa di buono ?

Con i tanti problemi economici – finanziari e politici ancora da risolvere, L’UE non trova di meglio che emanare direttive su: la lunghezza delle banane, il diametro delle albicocche, un baccello non deve avere meno di 3 piselli, la curvatura dei cetrioli, il diametro “giusto” delle vongole, i decibel dei tosaerba per limitare l’inquinamento acustico.

Di recente, L’Ue ci impone il formaggio senza latte […]. In parole povere Bruxelles decide che per adeguarci alle schifezze in uso negli altri Paesi europei dobbiamo permettere anche noi la produzione del formaggio «zero latte». E per raggiungere questo bel risultato la Commissione Ue si è presa il disturbo e la fatica di mandarci una lettera ufficiale di messa in mora per infrazione. Non è così che si aumenta il prestigio e la legittimità delle istituzioni europee. Del resto Bruxelles ha già dato via libera al cioccolato senza cacao, al vino senza uva e alla carne annacquata.

Poteva mancare “una premurosa attenzione” dell’UE per la nostra cultura ?

Dal momento che l’Unione Europea ha iniziato a finanziare, come scrive il sito http://www.politichepiemonte.it/site/index, Il progetto Per Viam. Pilgrims’ Routes in Action, finanziato dall’Unione Europea, vede collaborare partner europei coinvolti nella valorizzazione degli itinerari di pellegrinaggio certificati dal Consiglio d’Europa al fine di migliorare la comunicazione, la visibilità e la fruibilità della Via Francigena e degli altri itinerari storici di pellegrinaggio quali il Cammino di Santiago di Compostela, quello di San Michele, la via di Sant’Olav, l’itinerario di San Martino di Tours, attraverso il coinvolgimento di dieci Paesi Europei ed il rafforzamento politico-istituzionale lungo l’asse Nord-Sud del Mediterraneo, sono nati, come i funghi dopo la pioggia ed il calore del sole, “nuovi ed ineditiitinerari di pellegrinaggio (?) che stravolgono quanto hanno tramandato le antiche fonti bibliografiche sui principali “itinerari” seguiti dai primi, veri pellegrini da non confondere con i moderni < camminatori >.

Oggi va molto di moda il cosiddetto “Pellegrinaggio (definito dal dizionario Sabatini Coletti: Viaggio verso un luogo sacro, fatto per devozione, penitenza, preghiera) culturale e religioso” che dovrebbe (sottolineo dovrebbe), seguire gli antichi itinerari per raggiungere le 3 mete principali: Gerusalemme, Roma, Monte Sant’Angelo Santiago de Compostella.

Per i pellegrini provenienti dal nord dell’Europa, d’obbligo era il passaggio e la sosta nella città di Roma, tanto che le vie per raggiungerla vennero denominate Romee ed una di esse, la via Francigena (vedi figura), soprattutto in epoca Longobarda, divenne la più importante per il collegamento con la città di Pavia, capitale del regno longobardo.

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dal sito L’Angolo di Hermes: La via Francigena.

Hanno scritto: L’Europa in cammino. Non esiste una sola via Francigena: vi sono bensì numerose vie di pellegrinaggio che portano questo nome, tracciate nel corso dei secoli dai popoli in movimento attraverso l’Europa. (vedi nel sito l’articolo VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.)

Allo stesso modo, con i finanziamenti (o direttive ?) dell’Unione Europea, la Storia dell’antica via per il Monte Sant’Angelo è stata stravolta: non esiste più UNA via micaelica, ma TANTE vie micaeliche.

In principio fu la Via Sacra Langobardorum.

Scrive Dalena (grassetto anche precedente è del redattore): Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo I (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano tramite il diverticolo “Troia-Siponto-Monte-Sant’Angelo”, denominato Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo.[…].

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Via Sacra Langobardorum o Via dell’Angelo o Via Peregrinorum o Via Micaelica: Benevento (BN)-Troia (TR)-Siponto (SI)-Monte Sant’Angelo (S. M.). Vedi anche Itinerario di Bernardo.

Tra VII e VIII secolo è ricordato ancora il passaggio di alcuni pellegrini settentrionali per le strade maestre del Ducato (di Benevento, n.d.r. ) diretti in Terrasanta, come l’abate Thomas di Farfa all’inizio dell’VIII secolo, al ritorno, e San Magdalveo nel 757 che avrebbero seguito lo stesso itinerario compiuto dal monaco Bernardo tra l’867 e l’870. […].

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da  LA VIA FRANCIGENA NELLA CAPITANATA, autori vari: l’ Itinerario di Bernardo. (rosso-nero). La Via Sacra Langobardorum (rossa).

Lo stesso itinerario francigeno si inserisce, e non solo simbolicamente, dentro un altro grande itinerario di fede e devozione, denominato “Via dell’Angelo”, che collegava Mont-Saint-Michel (Normandia) al santuario micaelico del Gargano attraverso l’abbazia di San Michele della Chiusa in Val di Susa, fondata verso la fine del X secolo da pellegrini francesi diretti al santuario garganico.

Un’altra testimonianza di Dalena: Il monaco islandese Nikulas Saemundarson, abate del monastero benedettino di Thingeyrar, durante il viaggio a Gerusalemme effettuato tra il 1151 e il 1154 che Da Benevento il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana/Francigena sino a Troia, da dove un diverticolo denominato ‘via Peregrinorum’, forse da identificarsi con l’antica via sacra Langobardorum, conduce a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario prosegue verso Bari, per una sosta al santuario nicolaiano, e verso il porto di Brindisi lungo la direttrice adriatica attraverso le città costiere di Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo.

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Da la VIA FRANCIGENA NELLA CAPITANA, autori vari: L’ Itinerario di Nikulas Saemundarson (rosso-nero). Via Sacra Langobardorum (rossa).

Scrive Giuseppe Piemontese (sottolinea e grassetto il redattore), probabilmente dopo l’iniziativa (o direttiva) della Unione Europea: Recentemente, tuttavia, attraverso alcune pubblicazioni (Corsi, Infante, Bertelli) riguardanti i percorsi su cui sono sorti gli insediamenti micaelici in Italia, si tenta di sottovalutare o negare del tutto l’importanza della Via Sacra Langobardorum, confutandone il significato e la stessa esistenza.

Il tutto a vantaggio di una generalizzazione degli itinerari micaelici, sorti lungo la Via Francigena. Noi invece, siano convinti che fu propria la presenza dei Longobardi nell’Italia meridionale a dare origine alla Via Sacra Langobardorum, che era ben differente dal percorso canonico della Via Francigena o Via Francesca. Con i Longobardi, infatti,  si ebbe un grande sviluppo del pellegrinaggio micaelico da Benevento al Gargano, tanto da creare una vera e propria “strata peregrinorum“, che prenderà, in seguito, la denominazione di Via Sacra Langobardorum.

E tale noi la chiameremo, in quanto la presenza  qualificante e determinate dei Longobardi nell’Italia centro-meridionale, ha determinato la nascita di una vera e propria civiltà e cultura legata al culto micaelico, civiltà che sopravvivrà anche dopo la scomparsa della Longobardia Maior, ad opera di Carlo Magno (742-814), mentre essa continuerà nella Longobardia Minor, fino all’XI secolo, con al centro la città di Benevento, da cui parte e si sviluppa la Via Sacra Langobardorum.

Del resto di una “strata peregrinorumlongobarda,  si parla già al tempo della regina Ansa, moglie di Desiderio (756-774), la quale aveva dato disposizione affinché i pellegrini diretti al santuario di San Michele sul Gargano avessero la massima protezione da parte delle autorità. Ciò lo si ricava dall’Epitaphium Ansae reginae, riportato dallo storico longobardo Paolo Diacono nella sua opera Historia langobardorum.

Inoltre lo stesso percorso, che va da Benevento verso il Gargano, attraversando i territori di San Severo, la valle di Stignano, la gola del torrente Jana presso San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, lo troviamo, quale strada di pellegrinaggio micaelico, in un documento dell’849, intitolato Redelgisi et Siginulfi Divisio Ducatus Beneventani, in cui, in seguito alla divisione del ducato di Salerno dal principato di Benevento, si fa esplicito riferimento al pellegrinaggio che si era sviluppato verso il santuario garganico.

Con tale accordo i beneventani si impegnavano a consentire ai salernitani l’attraversamento indisturbato dei propri territori per poter raggiungere il santuario garganico. In seguito abbiamo diversi altri  documenti che attestano l’esistenza di una via sacra verso il santuario garganico (sacra perché nel santuario micaelico vi era la prerogativa dell’indulgenza plenaria).[…].

In tutti gli altri casi, come abbiamo visto, il pellegrinaggio diretto verso il santuario di San Michele si chiamava Via Francesca e nella dizione popolare Via Sacra Langobardorum.

Via Francigena del sud è una qualifica, quindi, indistinta e generalizzante, che comprendeva l’intero percorso viario del pellegrinaggio cristiano dalla Francia fino a Roma. Mentre quello più specifico riguardante Benevento e il Gargano, sia lungo la direttiva della Litoranea che quella dell’Appia-Traiana,  poteva essere chiamata, come lo intendiamo noi, come Via Francesca o più propriamente Via Sacra Langobardorum, che costituiva un itinerario specifico riguardante l’Italia meridionale, con riferimento esclusivo al santuario micaelico.

A tale proposito, ricorda Piemontesi, così scrive G. Otranto: “Tra le tante strade secondarie che facevano corona alla Traiana, assunse particolarmente importanza la cosiddetta Via Sacra Langobardorum, denominazione che non ha riscontro in epoca medievale, ma viene abitualmente usata dagli studiosi moderni per indicare la via che penetrava nel Gargano da sud-ovest e che era percorsa principalmente dai Longobardi di Benevento per raggiungere la grotta dell’angelo di cui erano particolarmente devoti: per questo fu definita sacra. Nel tratto terminale, passava per l’antica Ergitium, nelle vicinanze di San Severo, attraversava la valle di Stignano, raggiungendo l’attuale convento di San Matteo a San Marco in Lamis, per poi proseguire verso San Giovanni Rotondo, da dove, attraverso la valle di Carbonara, convogliava i pellegrini, che confluivano da tanti  diverticula laterali, verso al grotta-santuario”.

Evidentemente l’assunzione del culto micaelico da parte dei Longobardi venne ad incidere positivamente sullo sviluppo sociale e culturale delle popolazioni meridionali, ampliando e intensificando la rete viaria fra Benevento e il Gargano, attraverso la nascita di quella che sarà per antonomasia chiamata la Via Sacra Langobardorum, che costituirà una delle costanti principali di tutto il pellegrinaggio medievale e che diventerà una delle vie principali nel contesto storico-geografico fra Oriente ed Occidente.

Scrive il sito Iubilantes.it (sottolinea e grassetto del redattore): Via Micaelica italiana e europea. La Via Micaelica: importanza di un itinerario europeo. Destinazione: il monte dell’Angelo. […]. Il nostro percorso per Monte S. Angelo vuole essere, nelle nostre intenzioni, non solo un tratto dell’antichissima Via Sacra Longobardorum ma anche la via italiana verso la Terrasanta. Come la Via Francigena, riconosciuta nel 1994, e il Cammino di Santiago, riconosciuto negli anni ’80, anche il Cammino verso il Monte dell’Angelo dovrebbe essere riconosciuto dal Consiglio d’Europa come Itinerario Culturale Europeo [riconoscimento ottenuto nel 2007, N.d.R.].

Fa riflettere il fatto, non certo casuale, che un percorso più ampio sulle tracce dei Monti dell’Angelo porta inevitabilmente ad una dimensione transeuropea e agli avamposti più cruciali della cristianità: a Mont St. Michel in Normandia, avamposto verso il nord; alla Sacra di San Michele, avamposto nelle Alpi; e infine, appunto, a Monte S. Angelo, avamposto verso l’oriente. Le grandi rotte di pellegrinaggio hanno fatto la comune civiltà europea. E certamente la Via MICAELICA è stata una di queste. A questo dovremmo lavorare. Bisogna riportare la gente a riscoprire le più antiche tradizioni, e a farlo camminando sulle antiche strade che hanno fatto l’Europa: questo è l’obiettivo concreto al quale ci piace lavorare.” […].

Il cammino  “verso il monte dell’Angelo”, o Via Micaelica, è un percorso storico fondamentale per la storia italiana ed europea.

Dall’VIII al XIII secolo, dai tempi longobardi  e per tutta la Pax normanna l’itinerario terrestre attraverso l’Italia in direzione Gerusalemme è stato quello che portava ai porti della Puglia. L’itinerario si snodava principalmente lungo l’asse viario Appia, Casilina (Casamari – Montecassino), Appia Traiana, Via Sacra Langobardorum (San Severo- Monte Sant’Angelo).

Quello, appunto, ripercorso dal pellegrinaggio Iubilantes.

Nulla da eccepire dopo questa dettagliata e documentata premessa, ma l’itinerario che esamineremo, proposto da Iubilantes, stravolge il percorso dell’antico itineraro su descritto con dovizia di particolari.

L’ itinerario Iubilantes disegnato (rosso) nella cartina inizia da Roma, prosegue lungo la via Casilina (Casamari-Montecassino), poi devia, abbandonando la tradizionale via Appia Traiana e la Via Sacra Langobardorum, citate nella descrizione, verso la città di Venafro e proseguire nel territorio interno della regione Molise.

L’itinerario Iubilantes (linea rossa): prima di Mignano Monte Lungo, devia per Venafro e prosegue nel territorio della regione Molise fino a Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Barletta.

L’ itinerario Iubilantes (linea rossa): prima di Mignano Monte Lungo, devia per Venafro e prosegue nel territorio della regione Molise fino a Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Barletta.

L’itinerario proposto da IubilantesLa “Via Micaelica” può diventare, merita di diventare, un itinerario dello spirito e della cultura da riproporre alla comunità mondiale. Come per il Cammino di Santiago, percorso da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo; come  per la Via Francigena, nella cui valorizzazione l’Associazione Iubilantes è da tempo fortemente impegnata, così dovrebbe essere per questo straordinario percorso, che può essere definito – e lo è davvero in numerosi antichissimi documenti – la “via Francigena” del Sud, la via italiana verso la Terrasanta.

Lo testimoniano numerosi itinerari, a partire dall’Itinerarium Bernardi monaci franci (870) che fondò Mont St. Michel recando con sé “reliquie” dal santuario garganico; autorevole e celebre l’itinerario di Nikulas de Munkathvera, abate islandese (1154) che, dopo essere giunto a Roma percorrendo la Francigena, si imbarca in Puglia dopo avere seguito il consueto itinerario Appia – Casilina – Monte S. Angelo. Lo testimonia l’esperienza dello stesso San Francesco, anch’egli pellegrino al Santuario garganico di San Michele nel suo percorso missionario verso la Terrasanta.

Purtroppo le testimonianze di Berardi monaci e Nikulas de Munkathvera, giustamente invocate da Iubilantes, non corrispondono all’itinerario che essi propongono attraverso il territorio interno della regione Molise.

LA “VIA FRANCIGENA DELLA CAPITANATA” STUDIO PER UN PROGETTO DI VALORIZZAZIONE TURISTICA ED ECONOMICA DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI FOGGIA Vincenzo Vecchione, Pasquale Pazienza, Massimo Russo, Renzo Infante, Luigi Longo, Michele Del Giudice e Raffaele Guglielmi. Quaderno n. 14/2008, permette di ristabilire la verità sugli antichi itinerari che dalla città di Roma raggiungevano Monte Sant’Angelo ed i porti della Puglia.

L’ Itinerarium Bernardi monaci franci dell’anno 870, citato da Iubilantes ed illustrato in precedenza, è stato pubblicato dal su citato Studio:

2. ITINERARIO DEI LUOGHI SANTI DI BERNARDO IL SAGGIO (870)

2. ITINERARIO (linea nera) DEI LUOGHI SANTI DI BERNARDO IL SAGGIO (870).

Bernardo intraprende il viaggio da Roma e anche se non menziona tutte le tappe del viaggio, sembra probabile che egli segua la via Traiana fino a Troia, da dove si dirama l’antica strada per raggiungere il porto di Siponto, e di lì affronti la salita sino al santuario micaelico. […].

Studio che ha pubblicato anche l’itinerario di Nikulas de Munkathvera citato  da Iubilantes: autorevole e celebre l’itinerario di Nikulas de Munkathvera, abate islandese (1154) che, dopo essere giunto a Roma percorrendo la Francigena, si imbarca in Puglia dopo avere seguito il consueto itinerario Appia – Casilina – Monte S. Angelo. Lo testimonia l’esperienza dello stesso San Francesco, anch’egli pellegrino al Santuario garganico di San Michele nel suo percorso missionario verso la Terrasanta.  La descrizione e la figura allegata smentiscono il passaggio per il territorio interno della regione Molise.

3. L’ITINERARIO DI PELLEGRINAGGIO AI LUOGHI SANTI DI NIKULAS DI MUNKATHVERA, ABATE ISLANDESE (1151-1154).

3. L’ITINERARIO (linea nera) DI PELLEGRINAGGIO AI LUOGHI SANTI DI NIKULAS DI MUNKATHVERA, ABATE ISLANDESE (1151-1154).

Dopo quanto esaminato, un cultore di Storia resta davvero confuso.

Il sito L’Angolo di hermes, ne I segreti di San Michele. La via Micaelica, descrive la Trache 3: da Roma a Monte Sant’Angelo: Sermoneta–Sezze–Fossanova–Terracina– Fondi–Sperlonga-Sessa Aurunca–Francolise–de’ Goti–Foglianise–Benevento– Buonalbergo-Aequum Tuticum–Troia–Lucera-San Severo-Monte Sant’Angelo, non fa altro che ricordare il percorso della via Appia (con una deviazione per Foglianise) e della Via Sacra Langobardorum o via Micaelica da Benevento a Monte Sant’Angelo.

Consultando il sito Pellegrinando|Francigena del Sud e Via Micaelica http://www.pellegrinando.it › Cammini in Italia e in Europa, abbiamo la testimonianza di ciò che sta accadendo da quando l’ Unione Europea ha iniziato il finanziamento, il recupero e la valorizzazione delle antiche viae percorse dai pellegrini dalla città di Roma a Monte Sant’Angelo ed ai porti della Puglia.

Hanno scritto (grassetto del redattore) giustamente: Viene chiamata Via Micaelica, o Via dell’Angelo, se la si considera la Via che collega Roma con Monte S. Angelo, ove si trova l’antichissimo santuario ipogeo di San Michele. Sempre più spesso, anche se impropriamente, viene chiamata “Francigena del Sud” se la si considera l’ideale prosecuzione della via che collega il nord Europa con Roma.  Il suo tracciato segue l’itinerario della romana Via Latina (detta più comunemente Casilina) o della Via Appia fino a Capua e lungo la Via Appia Traiana.

Tra il 1151 ed il 1154 Nikulas di Munkathvera, abate islandese del monastero di Thingor, si recò in pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme e scrisse un diario accurato nel quale descrisse itinerari, varianti di percorso, luoghi visitati. Oltrepassata Roma l’abate scelse la Via Latina in quanto la Via Appia nel tempo si era andata impaludando nell’area Pontina; passò da Frascati, Ferentino, Ceprano, Aquino, Capua, Montecassino, Benevento, Siponto, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Bari. Un’altra descrizione di questo percorso è stata lasciata dal re francese Filippo Augusto che, tornando alla fine del secolo XII dalla terza crociata, sbarcò ad Otranto, seguì la costa pugliese percorrendo poi la via Appia Traiana e la Via Latina, in un percorso coincidente in sostanza con quello di Nikulas.

Questa direttrice di viaggio ha garantito, fin dall’epoca romana, un collegamento tra il mediterraneo orientale e Roma. Le navi potevano attraccare ad Otranto, Brindisi, Bari, Siponto. Le vie consolari, nonostante l’abbandono seguito alla decadenza e poi alla caduta dell’impero romano, che ne garantiva la continua manutenzione, conducevano a Roma e, attraverso la Via Francigena, all’Italia e all’Europa del nord. Questa direttrice fu quindi utilizzata per scopi commerciali, civili, bellici oltre che come via di pellegrinaggio.

Anche su questa Via erano presenti luoghi di ospitalità e protezione dei viandanti e dei pellegrini. Diversi ordini cavallereschi e congregazioni ospitaliere assicuravano questo servizio, stimolati a questo dallo slancio religioso costituito dalle sette Crociate che, fra l’XI ed il XIII secolo, fecero transitare nell’Italia del sud eserciti, volontari, pellegrini, uomini di chiesa. La necessità di provvedere anche al sostentamento di queste persone spinsero questi ordini religiosi e cavallereschi ad intraprendere attività agricole e commerciali.

I principali ordini cavallereschi su questa via erano i Templari, i Cavalieri Teutonici, gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme. Le principali congregazioni ospedaliere erano l’Ordine di Santo Spirito, i Cruciferi, e Betlemiti.

A questa dettagliata descrizione seguono i disegni di alcuni itinerari (vedi cartina in basso), ma alcuni di essi NULLA hanno a che fare con i percorsi  precedentemente descritti ed utilizzati ab antiquo dai pellegrini ricchi o poveri, dai commercianti, dai vari ordini cavallereschi, dai papi, dai re e dagli imperatori. (per saperne di più vedi articolo Chi ci capisce è bravo.)

giallo: itinerario Seracchioli – blu: itinerario D’Atti/Cinti – rosso: itinerario Iubilantes mattone: itinerario ministeriale.

Itinerari pubblicati da Iubilantes: giallo: itinerario Seracchioli – blu: itinerario D’Atti/Cinti – rosso: itinerario Iubilantes mattone: itinerario ministeriale.

L’itinerario dell’antica via Micaelica tramandato dalla Storia, percorso e descritto nei minimi dettagli dagli antichi pellegrini nobili e plebei è sopravvissuto a tutte le epoche ed alle vicende che hanno interessato l’Italia centro-meridionale, quale è lo scopo di proporre delle varianti a quanto è stato già sperimentato, verificato e proposto ab antiquo ?

Da Roma, centro della cristianità, dapprima con la via Appia e successivamente con la via Latina o via Casilina, i pellegrini avevano al possibilità di visitare e sostare presso le abbazie di Casamari, di Montecassino ed altre meno importanti, fino a raggiungere la città di Benevento, capoluogo del ducato longobardo, per visitare la famosa basilica di Santa Sofia, le tombe dell’apostolo Bartolomeo, di san Barbato e venerare le reliquie di altri Santi.

Da Benevento la via Sacra langobardorum o via Micaelica o via dell’Angelo permetteva un rapido ed agevole percorso per raggiungere Monte Sant’Angelo: 3 denominazioni diverse , ma hanno sempre identificato un unico antico ed originale percorso.

La smania del nuovo, stravolgendo la Storia: hanno creato dei nuovi itinerari denominandoli “via micaelica” che nulla hanno a che fare con il percorso dei primi pellegrini il cui unico scopo era la visita e la sosta in luoghi ritenuti “santi”.

Oreste Gentile

 

 

Oreste Gentile.

I “SANNITI” REALIZZAVANO. I “POLITICI” PROMETTONO ! I TRATTURI (IERI) E LE STRADE STATALI (OGGI). SI STAVA MEGLIO, QUANDO SI STAVA PEGGIO !

settembre 15, 2016

Tanti incontri, tante chiacchiere, tante promesse e, soprattutto, quanto tempo perso !

Non sanno più cosa inventarsi per la crescita economica e sociale delle nostre Regioni; ora è la volta della costruzione di nuove strade per migliorare il movimento di uomini e di mezzi.

Hanno impiegato circa 30 anni per realizzare 2 S. S. dette “fondovalli” : La Bifernina (S. S. 647, in figura n. 1) da Bojano (CB) a Termoli (CB) e la Trignina (S. S. 650, in figura n. 2) da Isernia a S. Salvo (CH), per migliorare i collegamenti tra la costa adriatica e l’entroterra (Molise, Abruzzo, Lazio e Campania).

Intorno agli anni ’70 iniziarono i lavori della “fondovalleSangritana (S. S. 652, in figura n. 3) che collega Fossacesia (CH) a Castel di Sangro (AQ), non ancora ultimati nell’anno 2016.

Oltre alla S. S. Adriatica che corre lungo la costa adriatica e la “A 14”, autostrada adriatica, le altre S. S. presenti in Abruzzo e Molise sono: la S. S. 17 “Appulo Sannitica” (in figura S.S. 17, linea gialla) che si origina presso Antrodoco (RI) e giunge a Foggia, seguendo a grandi linee il tracciato del tratturo Pescasseroli-Candela (in figura linea verde); è disegnata nella Tabula Peutingeriana (in figura linea gialla) del III sec. d. C, come via consolare Minucia da Corfinio (AQ) a Brindisi.

La S. S. 87 “Sannitica” (in figura linea gialla) da Napoli a Termoli (CB), nel tratto molisano segue il tracciato del tratturello Matese-Cortile- Centocelle ed è presente nella Tabula Peutingeriana con il tracciato Bobiano/Bojano-ad canales/Baranello-ad pyr-Campolieto-geronium/Gerione/Casacalenda (vedi figura).

La S. S. 6 dir. (in figura linea azzurra) da San Pietro in Fine (CE) a Venafro (IS) e la S. S. 85 da Venafro ad Isernia. Disegnata anche nella Tabula Peutingeriana.

La S. S. 158 della “Valle del Volturno” (in figura linea senape) dal bivio di Roccaravindola (IS) (o bivio Monteroduni) ad Alfedena (AQ)-Castel di Sangro (AQ), disegnata nella Tabula Peutingeriana per un breve tratto che si origina da ad Rotas (Monteroduni) e si ferma all’Appennino.

La S. S. 86 “Istonia” dal bivio di Fòrli del Sannio (Is), presso S. S. 17, prosegue per Agnone (IS) e giunge a Vasto (CH).

Queste sono le strade più importanti che interessano il territorio del Molise ed una parte del territorio dell’Abruzzo.

I loro tracciati risalgono alla preistoria quando gli animali, migrando al cambiamento di stagione dagli altopiani abruzzesi e molisani alla vasta pianura dauna, tracciarono diversi itinerari: i tratturi.

1. Tratturo Pescasseroli- Candela. 2. Tratturo Castelo di Sangro-Lucera. 3. Tratturello del Matese-Cortile-Centocelle. 4. Tratturo Celano-Foggia. A. Sprondasino-Castel del Giudice. B. Ateleta-Biferno. 5. Centurelle-Montesecco. 6. L’Aquila-Foggia.

1. Tratturo Pescasseroli- Candela. 2. Tratturo Castelo di Sangro-Lucera. 3. Tratturello del Matese-Cortile-Centocelle. 4. Tratturo Celano-Foggia. A. Sprondasino-Castel del Giudice. B. Ateleta-Biferno. 5. Centurelle-Montesecco. 6. L’Aquila-Foggia.

Nelle epoche storiche, alcuni dei percorsi tratturali furono utilizzati dai Romani per costruire importanti vie consolari ancora in uso nelle epoche successive e fino all’epoca moderna quando, con le opportune modifiche, divennero le Strade Statali. La più antica rappresentazione di alcune di esse è documentata dalla Tabula Peutingeriana del III secolo d. C..

Tabula Peutingeriana (III sec.): in evidenza (linea gialla) le strade i cui tracciati sono stati utilizzati dalle moderne Strade Statali riportate nella soprastante figura. [da sinistra verso destra: VE = Venafro. Punto nero = ad Rotas (Monteroduni). C. S. = Castel di Sangro. IS = Isernia. Punto rosso = Cluturno (Santa Maria del Molise). BO = Bojano. Punto nero = Hercul Rani (Campochiaro). Punto nero = Sepinum (Sepino)]. [da BO = Bojano in alto verso sinistra: punto nero = ad Canales (Baranello). Segue punti neri = ad Pyr (Campolieto) e Geronum (Casacalenda).

Tabula Peutingeriana (III sec.): in evidenza (linea gialla) le strade i cui tracciati sono stati utilizzati dalle moderne Strade Statali riportate nella soprastante figura. [da sinistra verso destra: VE = Venafro. Punto nero = ad Rotas (Monteroduni). C. S. = Castel di Sangro. IS = Isernia. Punto rosso = Cluturno (Santa Maria del Molise). BO = Bojano. Punto nero = Hercul Rani (Campochiaro). Punto nero = Sepinum (Sepino)]. [da BO = Bojano in alto verso sinistra: punto nero = ad Canales (Baranello). Segue punti neri = ad Pyr (Campolieto) e Geronum (Casacalenda).

Lo stato attuale delle principali vie di comunicazione tra l’Abruzzo ed il Molise (figura).

Stato attuale: 1. S.S. 647 “Bifernina” Bojano-Termoli. 2. S. S. “Trignina” S. Salvo-Isernia. 3. S. S. “Sangritana” Fossaceca-Castel di Sangro. 4. Fondo valle Verrino: “Trignina” - Agnone. 5. “Fresilia”: Bifernina - Frosolone. T. (verde) tracciato tratturo. P. (giallo) via nella Tabula Peutingeriana. S. S. 17 e 87 (strade statali odierne). S. S. 156 (strada statale Volturno). C. S. Castel di Sangro. IS Isernia. VE Venafro. BO Bojano. 4. (azzurro) S.S. Venafrana.

Stato attuale: 1. S.S. 647 “Bifernina” Bojano-Termoli. 2. S. S. “Trignina” S. Salvo-Isernia. 3. S. S. “Sangritana” Fossaceca-Castel di Sangro. 4. Fondo valle Verrino: “Trignina” – Agnone. 5. “Fresilia”: Bifernina – Frosolone. T. (verde) tracciato tratturo. P. (giallo) via nella Tabula Peutingeriana. S. S. 17 e 87 (strade statali odierne). S. S. 156 (strada statale Volturno). C. S. Castel di Sangro. IS Isernia. VE Venafro. BO Bojano. 4. (azzurro) S.S. Venafrana.

La S. S. “Sangritana”, Fossacesia – Castel di Sangro, iniziata all’incirca nel 1970 non è ultimata, ma in più di un incontro a scadenze pluriennali, si è discusso di una nuova strada definita “transcollinare” o “dorsale appennica”, il cui tracciato (nella cartina tratteggio bianco) dovrebbe essere parallelo alla S. S. 17 (linea gialla), ma più a nord-est verso la costa adriatica, utile per collegare le 3fondovalli” (nella figura: la 1. la 2. e la 3. ancora da completare).

collinareLa nuova strada denominata “transcollinare” o “dorsale appenninica”, è considerata un opera di primaria importanza tant’è che se ne discute da più anni.

Cronologicamente, si ricorda che nel dicembre 2009 il sito www.mynews.it/sotto-costa pubblicava: Oggi, nella sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, i rappresentanti delle Regioni Marche, Abruzzo e Molise e delle Province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti e Campobasso hanno firmato il Protocollo d’intesa che costituisce il primo concreto passo verso la realizzazione della Dorsale Marche – Abruzzo – Molise, un corridoio stradale che, nella sostanza, riprende la vecchia idea progettuale della transcollinare ed ha lo scopo di mettere in collegamento le aree interne delle tre regioni interessate. Sottolineando: Con questa nuova arteria stradale verranno messi in collegamento tra loro le strade di fondovalle che costituiscono le principali infrastrutture di collegamento trasversale. Ad esempio, nel Molise, si avrà finalmente un raccordo fra la Trignina ( S.S. 650) e la Bifernina (S.S. 647) . Dobbiamo tener conto, che l’assenza di grandi vie di comunicazione ha penalizzato le nostre aree interne, determinandone lo spopolamento. Solo con un raccordo veloce fra la montagna e la costa sarà possibile frenare l’esodo di popolazioni verso la costa.[…].

La dorsale Marche – Abruzzo – Molise rientra nelle opere di interesse nazionale in quanto infrastruttura strategica a valenza interregionale. Le opere previste in Molise avranno il costo presumibile di 18 ml. di euro. 

Considerando la fondamentale importanza della nuova arteria stradale, la cosiddetta “prima pietra” dovrebbe avere già una sua giusta collocazione ed invece, nell’anno 2016, siamo ancora al punto 0 (zero); solo: parole, parole, parole !

Il 10 settembre dell’anno 2016 TERMOLIlive ore 23.00, ha pubblicato: Una transcollinare per collegare Bifernina, Trianina e Val di Sangro.

Per l’occasione il Presidente della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ha annunciato l’approvazione del progetto definitivo per il completamento della Fondovalle Sangro, un arteria importante anche per il Molise. “Un grande traguardo – commenta Maurizio Cacciavillani, responsabile enti locali per il Molise-, ma ora è il momento di pensare al collegamento delle tre arterie principali della regione molisana, al fine di congiungere il capoluogo Campobasso con la Val di Sangro, zona di fondamentale importanza anche per i molisani, essendoci molte attività produttive, ed anche in vista del progetto di parco archeologico Alto Sannio, che abbraccia località dell’Alto Molise e dell’Abruzzo.

Ergo: a). La “fondovalle” Sangritana”, già denominata S. S. 652, iniziata intorno agli anni 70, nell’anno 2016 avrebbe raggiunto l’agognato traguardo dell’approvazione del suo progetto definitivo. b). In merito al collegamento delle tre arterie di cui è il momento di pensare alla data del 10 settembre 2016, ignorando che già 7 anni prima, nel dicembre 2009 (vedi sopra), era stato firmato nella sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, i rappresentanti delle Regioni Marche, Abruzzo e Molise e delle Province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti e Campobasso, il Protocollo d’intesa che costituisce il primo concreto passo verso la realizzazione della Dorsale Marche – Abruzzo – Molise, un corridoio stradale che, nella sostanza, riprende la vecchia idea progettuale della transcollinare ed ha lo scopo di mettere in collegamento le aree interne delle tre regioni interessate.

I Sanniti che già nel X secolo a. C. popolavano e dominavano nei territori della penisola italica, molto più pratici dei “politici” dei nostri giorni, avevano risolto i problemi della viabilità migliorando i percorsi dei tratturi e creandone dei nuovi: ciò che oggi è stato fatto o è ancora da realizzare, i Sanniti lo avevano già fatto.

La “transcollinare” o Dorsale Marche-Abruzzo-Molise, i Sanniti, nei loro rispettivi territori: Marrucino, Carecino e Pentro già l’avevano realizzata per migliorare le comunicazioni e gli scambi commerciali.

Sopravvive ancora oggi: il suo tracciato è stato utilizzato per le altre Strade Statali e, soprattutto, per le numerose strade provinciali nei loro rispettivi territori abruzzesi e molisani.

Nella cartina: la “transcollinare” o “dorsale appenninica” dei Sanniti (linea gialla). Le 3 S. S. di “fondovalle” (linea bianca). Le località (punto rosso) nell’ordine citate da La Regina tra Chieti (partenza) e Bojano (arrivo).

Nella cartina: la “transcollinare” o “dorsale appenninica” dei Sanniti (linea gialla). Le 3 S. S. di “fondovalle” (linea bianca). Le località (punto rosso) nell’ordine citate da La Regina tra Chieti (partenza) e Bojano (arrivo).

La Regina scrive: Questa strada che attraversa il santuario (di Pietrabbondante, n. d. r.), faceva parte del percorso più diretto tra la valle dell’Aterno e il versante settentrionale del Matese, in particolare tra Teate Marrucinorum (Chieti, n. d. r,) e Bovianum attraverso le sedi dei Marrucini, dei Carricini e dei Pentri, rasentando gli insediamenti di Rapino, Guardiagrele-Comino, Càsoli-Piano La Roma (Cluviae), Iuvanum, Montenerodomo, Quadri, Capracotta, Pietrabbondante, Chiauci, Colle d’Onofrio, Civitanova e Frosolone. Un miliario di Montenerodomo (CIL IX 5974) dimostra che nel IV secolo d. C., vi era una strada che da Teate (Chieti, n. d. r.) si dirigeva verso il Sangro nei pressi di Trebula (Quadri) donde si diramavano percorsi diversi. La prosecuzione verso Bovianum (Bojano, n. d. r.) non divenne una “via publica” romana, ma nel percorso più antico restano tracce della viabilità locale e dei sentieri che tuttora collegano quei luoghi; se ne apprende implicitamente l’esistenza anche da Livio (IX, 31) a proposito delle operazioni dell’anno 311 a. C. nel Sannio.

Gli stessi Sanniti: Marrucini, Carricini e Pentri, se avessero conosciuto l’esistenza del toponimo < Alto Sannio > per identificare e localizzare, come è stato scritto, alcune località dell’Alto Molise e dell’Abruzzo, si sarebbero < scompisciati dalle risate >: nella Storia non è mai esistito un < Alto Sannio >.

I Sanniti erano a conoscenza che il territorio oggi denominato Alto Molise, altro non era che il territorio più settentrionale dei Sanniti Pentri, a confine con i Sanniti Carecini e con i Sanniti Frentani.

Anche alcune località dell’Abruzzo meridionale, oggi denominato Alto Sangro: Alfedena, Castel di Sangro, centri oggi in provincia de L’Aquila, erano comprese nel territorio dei Sanniti Pentri ed a confine con i Sanniti Peligni.

E’ certo: tra le strade iniziate e non ancora finite, dorsali da realizzare non si sa quando e nuovi toponimi, ancora una volta siamo costretti ad esclamare: si stava meglio quando si stava peggio !

Oreste Gentile

 

 

 

 

A A A CERCASI MAGNATE PER LA CITTA’ DI BOJANO.

settembre 10, 2016

CERCASI MAGNATE ITALIANO O STRANIERO PER FARE RINASCERE LA CITTA’ DI BOJANO IN PROVINCIA DI CAMPOBASSO.

La città di BOJANO. Passato GLORIOSO,. Futuro INCERTO.

La città di BOJANO. Passato GLORIOSO,. Futuro INCERTO.

LA STORIA DI QUESTA CITTA’ E’ INVIDIABILE: FONDATA INTORNO AL X- IX SEC. A. C. FU CAPITALE DEI SANNITI PENTRI.

Il territorio (rosso) della tribù dei "PENTRI".

Il territorio (rosso) della tribù dei SANNITI PENTRI. I “tratturi” (linea verde).

CON LA CONQUISTA ROMANA FU MUNICIPIO, COLONIA E SEDE DI DIOCESI EPISCOPALE.

La contea del conte Rodolfo de Molinis/de Molisio.

I confini (rosso) della colonia, del municipio e della diocesi episcopale della civitas BOVIANUM.

CAPOLUOGO DELLA CONTEA LONGOBARDO-FRANCA, CAPOLUOGO DELLA CONTEA OMONIMA IN EPOCA NORMANNA E DELLA PIU’ ESTESA CONTEA DI MOLISE.

La contea di MOLISE (anno 1142), già contea di BOJANO, nella sua massima espansione.

La contea di MOLISE (confine rosso, anno 1142), già contea di BOJANO, nella sua massima espansione. Titolare: conte Ugo (II) de Molisio, genero di re Ruggero II.

LA SUA DECADENZA INIZIO’ NEL XIII SECOLO, MA FU ANCORA, NELL’ANNO 1860, PROTAGONISTA DELL’UNITA’ D’ITALIA.

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Quivi, nella così detta Loggia dei Pallotta, per acclamazione, Girolamo Pallotta fu acclamato < Prodittatore > e dichiarata la decadenza del governo borbonico; la annessione di tutto l’ estendimento strategico boianese alla Monarchia del Re Galantuomo. […].

IL SOTTOSUOLO DEL SUO TERRITORIO HA RESTITUITO UN INGENTE NUMERO DI REPERTI ARCHEOLOGICI (IL PIU’ ANTICO RISALE AL X-IX SECOLO A. C.), PERTANTO SI RENDE NECESSARIO L’ISTITUZIONE DI UN MUSEO CIVICO.

ALCUNI REPERTI:

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VISTA LA LENTEZZA DELLA BUROCRAZIA, SI CHIEDE UN CONTRIBUTO FINANZIARIO PER LA “NASCITA” DEL MUSEO CIVICO PER IL RILANCIO CULTURALE E TURISTICO DELLA CITTA’.

E’ IN GIOCO L’ESISTENZA STESSA DELLA CITTA’.

GRAZIE A QUANTI CONTRIBUIRANNO AL SUO SALVATAGGIO.