CITTA’ DI BOJANO: UNO STEMMA ANTISTORICO PER LA CAPITALE DEI SANNITI-PENTRI.

ottobre 7, 2010
L’origine della città di BOJANO (in osco Bovaianom, in latino Bovianum, nel medioevo Boviano o Bobiano) e dei primi abitanti che occuparono gran parte del territorio della regione Molise, è legata ad una delle emigrazione che hanno sempre interessato l’umanità.
Le cause sono le stesse in ogni epoca: l’aumento demografico avvenuto intorno al secolo VIII a. C. e le scarse risorse economiche del territorio abitato dai SABINI, costrinsero alcuni gruppi di giovani uomini e donne ad abbandonare la loro patria per raggiungere ed occupare i territori limitrofi.
Tale fenomeno diede origine ai popoli italici: Piceni, Aequi, Vestini, Marsi, Marrucini, Frentani, Carecini, Pentri, Irpini, Caudini etc..
Quanto tramandato dagli storici è diventato leggenda: alcuni gruppi giunsero alla meta seguendo il cammino o il volo di un animale sacro ad uno dei loro Dei e lo stesso animale, il più delle volte, dava origine al nome della nuova comunità: il cavallo agli Aequi, il lupo agli Irpini, il picchio ai Piceni.
I Pentri fecero eccezione: il bue, animale-guida sacro al dio Ares, il Mamerte dei Sanniti, il Marte dei Romani, non diede il nome alla comunità, alla tribù. ma alla metropoli, alla città madre, alla loro capitale Bovaianom.
I giovani emigranti detti Sabelli, più che il cammino del bue, in realtà seguirono un’asta sulla cui cima era stata riprodotta l’immagine dell’animale-guida ritenuta sacra; era la loro insegna che nei momenti della battaglia infondeva incitamento e coraggio ai guerrieri radunati intorno ad essa.
Possiamo ritenere che fin dal secolo VIII a. C. Bovaianom ed il popolo dei Pentri, avessero adottato il simbolo del bue, così come testimoniano quanti, in ogni epoca, si sono interessati alla loro storia; hanno sempre descritto un bue passante verso sinistra.
 
 
 
                                               (disegno realizzato dal prof. Nicola Patullo)
 
Non è raro trovare ancora oggi nel territorio dei Pentri l’effigie del bue nei fregi antichi.
Una testimonianza storica unica, semplice e chiara, atta a sintetizzare un evento importante non solo per la città di Bojano, ma per gran parte del territorio della nostra regione occupato dai Pentri.
Per quanto riguarda l’antico stemma della città di BOJANO, lo confermano Ciarlanti (1644), Ughelli (1720), Galanti (1780), Giustiniani (1797), Marucci (1922); nonché lo stemma riprodotto sul portale della chiesa di S. Maria del Parco (1729)
 
 
 
ed i bolli in uso sui documenti amministrativi della città di Bojano nell’ anno 1772: e ancora nel 2007 

Intorno agli anni ottanta, con una delibera del consiglio comunale della città di BOJANO, senza un giustificato motivo, fu adottato un nuovo stemma i cui simboli “stravolgono” la millenaria, gloriosa ed invidiabile storia della città.

 
Il simbolo del bue sacro al dio Ares fu sostituito da 3 (tre) immagini e da una frase da “fumetto”: EGO BOS TAURUS SAMNITES AD BOVIANUM PERDUXI, che non sono pertinenti alla storia della città.
Il simbolo in alto a sinistra, in campo rosso, raffigura il saunion: era la caratteristica punta della lancia o del giavellotto dei guerrieri sanniti; fu riprodotta su una moneta del IV sec. a. C., coniata dai coloni greci di Taranto in omaggio ai loro alleati.
 
Il simbolo in alto a destra mostra il toro sannita che assale la lupa romana: era l’immagine impressa su di una moneta coniata nella città di Corfinium, capitale degli insorti italici in occasione della Guerra Sociale (91-88 a. C.).
  
Al centro del nuovo stemma campeggia un toro coronato dalla dea della vittoria Nike.
  
Anche questo simbolo era stato inciso su una moneta non coniata dai Sanniti, ma nella città greca di Neapolis (Napoli) nel IV secolo a. C. e successivamente utilizzato nelle zecche delle città di Cales (260-240 a. C.), Teano (270-240 a. C.) e Suessa (260-240 a. C.).
Alcune di quelle monete facevano parte di un “tesoretto” rinvenuto durante gli scavi del santuario italico di Campochiaro: erano le offerte degli antichi visitatori al dio Ercole a cui era dedicato il luogo sacro.
Il simbolo del toro incoronato da Nike non era pertinente alla tradizione ed alla storia del popolo sannita; era un simbolo tipico della cultura greca che alcuni storici interpretano essere il dio fluviale Achelao o Bacco Hebon, il dio degli abitanti di Neapolis. Nike è la dea greca della vittoria che guidava i tori al sacrificio.
Nessuno di quei simboli facevano parte della cultura sannitica; al contrario, al dio Ares, il Mamerte dei Sanniti, il Marte dei Romani, era dedicato il ver sacrum, la primavera sacra ed il bueguida a cui è legata la fondazione di Bovaianom e l’origine dei Pentri.
L’immagine del bue nel nuovo stemma non è aderente alla realtà: la testa, con attaccatura al corpo poco proporzionata, collocata in un pettorale basso-sfiancato, è piccola rispetto al corpo, con orecchie da fantascienza e con corna piccole da manzo. Il garrese è bassissimo ed il posteriore è ibrido molto alto. Coda nervosa non conforme alla realtà; controsenso tra la coda da maschio e testa da vitellino.
La frase: EGO BOS TAURUS SAMNITES AD BOVIANUM PERDUXI è errata:
il bos taurus, che certamente non aveva le sembianze di quello raffigurato nel nuovo stemma, nell’VIII sec. a. C. condusse i giovani Sabini, detti Sabelli, denominati solo successivamente Samnites dai conquistatori Romani, in un luogo anonimo dove, dopo il loro arrivo, sarebbe sorta la capitale Bovaianom.
L’auspicio è che si torni all’antico stemma che ricorda l’emigrazione dei Sabelli e la fondazione di Bovaianom =BOJANO e l’origine del popolo dei Pentri, apportando una sola modifica: riportare la frase che Tito Livio ci ha tramandato per ricordare la grandezza della città:
    Caput hoc erat Pentrorum Samnitium longe ditissimum atque opulentissimum armis virisque   
    (era questo il capoluogo di tutti i Sanniti Pentri, di gran lunga il più ricco e opulento d’armi e di uomini).
Oreste Gentile.

I PARENTI DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA, NON RISIEDEVANO NELLA CITTA’ DI ISERNIA.

dicembre 2, 2019

Tanto per accreditare ancora una volta la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro figlio di Angelerio e di Maria, alla città di Isernia, hanno inventato anche la BUFALA (sono circa 8) della residenza di alcuni suoi parenti nella città molisana.

Premesso che NESSUNO dei suoi biografi antichi ha ricordato l’evento, esaminiamo quanto scritto da alcuni biografi pro-Isernia.

Mattei (1978): Tra queste mura (della città di Isernia, n. d. r.) egli si tuffò in tutti i ricordi della sua patriarcale famiglia, di cui erano ancora superstiti il fratello Nicola e due suoi nipoti figli di Roberto, altro fratello già defunto.

Colitto (1980): […], ma già Carlo II dall’Aquila […] aveva assegnato un annuo vitalizio a Nicola, fratello del Papa, ed ai nipoti di lui Guglielmo e Pietro, figli del fratello Roberto, tutti e tre residenti in Isernia.

[…]. Quivi (in Isernia, n. d. r.) trovò (papa Celestino V, n. r. d.) suo fratello Nicola ed i due suoi nipoti, Guglielmo e Pietro, figli del fratello Roberto, ai quali tutti Carlo D’Angiò, come innanzi scritto, aveva assegnato un’annua rendita a vita in omaggio al loro illustre congiunto.

Grano (1996): […], Carlo II concesse un annuo vitalizio di dieci once d’oro a Nicola Angelerio, fratello del Papa, mentre a due suoi nipoti, Guglielmo e Pietro, figli di Roberto Angelerio, assegnò una provvigione di cinque once ciascuno.
E’ accertato, scrive ancora Grano, dunque che i destinatari del vitalizio: a) fossero congiunti intimi di Celestino V; b) portassero il cognome Angelerio; c) risiedessero in Isernia (o nelle immediate vicinanze).

Tanto per non dimenticare nessuno, Gagliardi (2000), scrive: Nicola suo fratello riceve da re Carlo d’Angiò un assegno di 10 once d’oro e i nipoti Guglielmo e Pietro un assegno di 5 once d’oro, perché c’era stato un terremoto in Isernia (anno 1294) con 1200 morti.

Di recente (2010), mons. Palumbo, oggi vescovo della diocesi di Trivento, ha scritto: […], quindi il 14 e 15 ottobre è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro figli del defunto fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua.

BUFALE, BUFALE ed ancora BUFALE: come si possono manipolare sfacciatamente le più antiche biografie ?

Nell’anno 1630, Marini, Abbate Generale de i Celestini, aveva già illustrato la verità: Mi avisa si bene il Molto Reverendo Padre Abbate D. Francesco d’Ailli d’haver letto nel Regio Archivio della Zecca di Napoli, dove dice esser registrate molte cose antiche di quel regno, in un libro Pergameno, che Carlo secondo Rè di Napoli doppò la morte di questo nostro santo, donò una certa rèdita od entrata perpetua de danari ad un nepote del santo, il nome del quale dice di non ricordarsi, sopra la gabella della bagliva della Città di Sulmona, e sopra la dogana di Foggia, à devotione di questo Santo Pietro, che fù Celestino Papa Quinto. […].
Di qua si può si può anco cogetturare, che il Santo essendo Sommo Pontefice non conferisse à suoi nepoti ne benefici, ne altre entrate.

Marini fu CHIARO: il Santo, essendo Sommo Pontefice NON conferisse à suoi nepoti NE benefici, NE altre entrate.

Per essere ancora più precisi nella nostra informazione, leggiamo quanto scritto da Ciarlanti (1640-1648), arciprete della cattedrale di Isernia; sono maggiori dettagli che permettono di dimostrare l’INESISTENZA della presenza di papa Celestino V in Isernia: […], che Re Carlo II. Fè a Nicola d’Angelerio fratello, & a Guglielmo e Pietro nipote del SS. Padre figliuoli di Roberto parimente fratello, cioè di oncie dieci annue in perpetuo a Nicola, & oncie 5. Per uno a Guglielmo, e Pietro dell’entrate, che la Regia Corte havea sopra bagliva di Foggia in Puglia, come nel Regist. Del 1298. e 1290. e non potendo poi quegli haverle da Foggia, ce le assegnò sopra la bagliva di Sulmona, come nel Regist. del 1298. con la Data in Napoli 1. Di Settembre […].
Erano pure fratelli germani, e nipoti di tale Santissimo, e famosissimo Papà, a cui contemplazione il Re li fè si picciol non dono, ma gravoso assignamento per servigio militare, c’havessero a fare.

Ciarlanti fu CHIARONON dono, ma gravoso assignamento per servigio militare, c’havessero a fare: ossia, lo dovevano
guadagnare unicamente se avessero svolto servigio militare.

Il gravoso assignamento per servigio militare, c’havessero a fare, autorizzato dal re Carlo II d’Angio tra gli anni 1298-1290, NON era in relazione con una presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294, ergo, la sua presenza è una BUFALA.

NESSUN nepotismo di papa Celestino V: le BUFALE furono inventate per dare credito alla BUFALA della residenza di alcuni suoi parenti nella città di Isernia con lo scopo di identificarla quale località della sua nascita.

Sia Marini, sia Ciarlanti evidenziarono il trasferimento della riscossione delle somme a favore del fratello Nicola e dei nipoti Guglielmo e Pietro, figli del fratello Roberto, dalla bagliva di Foggia alla bagliva di Sulmona: se i parenti di papa Celestino V avessero avuto la residenza nella città di Isernia, le somme sarebbero state riscosse presso la bagliva di Isernia, ancora esistente nell’anno 1487.

Le somme furono trasferite presso la bagliva di Sulmona, città dove risiedevano Nicola, Guglielmo e Pietro, come testimoniano I Registri dell’Archivio vol. III, Abbazia di Montecassino (1966): 1383, agosto 5, ind. IV., a. III. Carlo III Sulmona. Giovanna
vedova del fu Scarso, e sua figlia Santuccia moglie di Angelerio di Pietro da Sulmona vendono ….. .

Pietro, detto da Sulmona, nell’anno 1383, altri non era che il fratello di Guglielmo, entrambi figli di Roberto e nipoti di Nicola e di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio e di Maria.

I fratelli di Pietro di Angelerio e di Maria, si erano trasferiti da Sant’Angelo Limosano, loro paese di origine, nella città di Sulmona, per essere vicini al loro parente, l’eremita di monte Morrone.

Oreste Gentile.

LA TORMENTATA STORIA DI RODOLFO DE MOULINS, CONTE DI BOIANO. UN PO’ DI VERITA’.

novembre 13, 2019

Più di uno studioso descrive gli avvenimenti del passato, NON consultando i documenti e le fonti bibliografiche, ma assecondando esclusivamente le proprie fantasie.
Dopo avere consultato diversi antichi documenti e più di una fonte bibliografica antica, nonché più di un autore contemporaneo, NON posso fare a meno di rettificare quanto è stato pubblicato sulle vicende del normanno Rodolfo de Moulins/Molinis/Molisio, titolare della contea longobardo-franca di Boiano e di alcuni suoi familiari.
Dal sito https://www.geni.com/family-tree/html/start: Rodolfo de Moulins, conte di Boiano, (nato tra il) 934 e 1054 Figlio di conte Guimondo de Moulins, marito di Alferada principessa longobarda, padre di Ugo I de Molisio, conte di Molise; di Sichelgaita de Molisio e Altruda d’Altavilla, di Boiano, signora di Geraci. Cavaliere normanno, Fu il primo conte di Molise. […]. Alferada de Moulins (di Guardia), principessa longobarda (nata tra il) 922 e 1042 morta prima 1088.
Si ignora la data di nascita del conte Rodolfo: sappiamo che nell’anno 1033 era ancora in vita il nonno Guimondo (I), padre di Guimondo (II) e nell’anno 1053, partecipando alla battaglia di Civitate (18 giugno 1053), era già titolare della contea di Boiano per
avere sposato in seconde nozze, la contessa longobarda Emma figlia del conte Roffrid (o Rofrit).
In base agli antichi documenti, Alferada, citata dal sito, NON era principessa longobarda, si ignora se fosse nata tra gli anni 992 e 1042; certamente era stata la 1^ (prima) moglie normanna del conte Rodolfo; deceduta, non prima del 1088, probabilmente nell’anno 1045, dopo l’arrivo in Italia con i 7 (sette) figli: Ugo (I), Ruggero, Roberto, Rodolfo, Guglielmo, Adelizia e Beatrice.
Al tempo in cui vissero i conti Rodolfo ed Ugo (I), la contea era denominata di Boiano; sarà detta di Molise a partire dall’anno 1142 quando il titolare era Ugo (II), figlio del conte Simone e nipote del conte Ugo (I).
Inoltre, NON era esistita una figlia del conte Rodolfo chiamata Sichelgaita, né una figlia chiamata Altruda.
Questo può bastare, pur essendo state pubblicate le altre inesattezze dal sito in oggetto.
Che sia proprio il comune di Bojano ad illustrare in maniera errata la Storia di Rodolfo de Moulins/Molinis/Molisio, è davvero il COLMO.
Da http://www.comune.bojano.cb.it/storia-tradizioni-e-cultura:
A metà dell’XI secolo Bojano venne conquistata dalle armate Normanne degli Altavilla e ne divenne feudatario un compagno d’armi di Roberto il Guiscardo, Raoul de Moulins, che italianizzò il proprio nome in Rodolfo de Molisio che ebbe due figli: un maschio ed una femmina. La figlia del Conte Rodolfo de Moulins, Aldruda de Moulins, va in sposa a Serlo II d’Altavilla. A Rodolfo de Moulins si deve l’edificazione (o riedificazione) dell’attuale cattedrale di Bojano e la fondazione della contea.
NESSUNA conquistata dalle armate Normanne degli Altavilla della contea longobardo franca di Boiano; probabilmente, fu pacificamente portata in dote dalla contessa longobarda Emma a Rodolfo il normanno.
Abbiamo già ricordato ed è documentato: il conte Rodolfo NON ebbe due figli: un maschio ed una femmina, bensì 7 figli, di cui 2 femmine di nome Adelizia e Beatrice.
Una figlia del conte Rodolfo chiamata Altruda de Moulins, NON era MAI esistita e NON andò in sposa a Serlo II d’Altravilla: Serlo II, nipote di Roberto il Guiscardo, sposò una figlia del conte Rodolfo, ma le cronache dell’epoca ne ignorarono il nome.
Da https://it.wikipedia.org/wiki/Rodolfo_di_Moulins: Rodolfo di Moulins era il figlio del conte Guimondo, signore normanno del Castrum Molinis (Moulins-la-Marche, situato nell’arrondissement di Mortagne-au-Perche).                                                                        Dopo l’anno 1045, giunge con alcuni degli Altavilla nell’Italia Meridionale.
Compagno d’armi di Roberto il Guiscardo, Rodolfo di Moulins nella metà dell’XI secolo era a fianco degli fratelli d’Altavilla nella conquista di Bojano (Molise): divenne conte di Boiano nel 1053, e la contea crebbe in ricchezza e in potenza sotto il suo
dominio da abbracciare gran parte del territorio regionale, fino a Trivento, Venafro, Castelvolturno, Pietrabbondante, Isernia, Roccamandolfi. Il territorio prese il nome di Contado di Molise e faceva capo al Castello di Civita Superiore, sede della famiglia de’ Moulins. […].
Sposato con una principessa longobarda, Rodolfo di Moulins ha avuto diversi figli: almeno un maschio: Ugo I de Molisio; Sichelgaita, andò in sposa a Goffredo, conte di Conversano; Aldruda andò in sposa a Serlone II d’Altavilla, nipote di Ruggero d’Altavilla, poi andò in sposa a Angelmaro.
Rodolfo con la famiglia e con alcuni compagni normanni, giunse in Italia e, forse, si fermò all’Abbazia di Montecassino: NON era con alcuni degli Altavilla, già presenti nell’Italia Meridionale.
Nell’anno 1053 (18 giugno), era GIA’ conte di Bojano e, con tale titolo, partecipò da vincitore alla battaglia di Civitate combattuta dai Normanni contro i Longobardi e papa Leone IX.
Il conte Rodolfo, solo in parte, estese i confini della contea di Boiano: fu il conte Ugo (I) a completare l’opera di espansione e, solo nell’anno 1142, con la titolarità del conte Ugo (II), regnando Ruggero II d’Altavilla, la contea fu denominata Molise.
NON sposò, come già esaminato, una principessa, ma in seconde nozze, una contessa longobarda, Emma Roffrid.
NON ebbe almeno un maschio, ma come esaminato, aveva 5 maschi e 2 femmine e, come già illustrato, NESSUNA delle figlie era chiamata Sichelgaita e Aldruda, ma Beatrice ed Adelizia.
Le stesse notizie ERRATE possono essere lette nel sito Storia del Molise –Wikiwandhttps://www.wikiwand.com.
E’ interessante quanto si legge nel sito http://www.sistemacral.com/it-molise.html: l’argomento è sempre la dinastia della famiglia de Moulins/Molinis/Molisio, non dissimile dalle altre descrizioni già esaminate; in comune hanno un particolare: l’autore o gli autori hanno consultato e fatte proprie alcune notizie inedite pubblicate dal sottoscritto; successivamente, hanno preferito uniformarsi, descrivendo dei personaggi e degli avvenimenti con aderenti alla realtà dell’epoca.
Abbandoniamo quanto è stato pubblicato dai vari siti web e passiamo ad esaminare la carta stampata.
Il volume: Dai Longobardi agli Aragonesi. La storia del Molise attraverso rocche e castelli di G. Di Rocco (2013), descrive ampiamente la storia medievale del Molise, ma è incorsa in un secolare equivoco pur avendo consultato quanto pubblicato nel
lontano anno 1991 ne Il Sannio Pentro dalla civitas di Bojano alla contea di Molise in cui si illustrano le vicende della contessa Clementia di Catanzaro, correggendo il giudizio di alcuni storici che ritenevano e ritengono la contessa consorte del conte Ugo (II) de Moulins/Molinis/Molisio, titolare della contea di Molise, già contea di Boiano.
Di Rocco, afferma: Secondo una secolare tradizione, che fa capo ad Ugo Falcando, il conte avrebbe sposato la figlia illegittima del sovrano, identificata, in seguito, con la contessa Clemenza di Catanzaro, la quale, dopo la morte di Ugo, avrebbe amato il
nobile Matteo Bonello.
Le cronache dell’epoca tramandano: Il conte Ugo (II) de Molisio aveva sposato una figlia illegittima di re Ruggero II d’Altavilla di cui non si conosce il nome (Adelaide?), mentre il re aveva avuto una relazione, da cui era nato Simone, con la sorella (si ignora il nome) del conte di Molise, già conte di Boiano.
Se gli studiosi e gli storici del passato e del presente fossero stati più diligenti nella ricerca delle fonti bibliografiche, avrebbero scoperto che: Risulta invece che la contessa di Catanzaro, fu figlia di Segelguarda, moglie del fu Raimondo conte di Catanzaro. Entrambi nel 1167, 28 luglio, ind. XIV, donarono alla Chiesa di Cefalù la chiesa di S. Cristoforo con case e terre, alla presenza di Rainaldo, arcidiacono di Catania, di mastro Urso di Bologna, e di Roberto vescovo di Catanzaro, nella cui diocesi erano la chiesa e le terre donate.
Concludiamo con alcuni brani tratti da Rodolfo de Moulins Conte di Bojano di M. G. Tagliaferri (s. d.) le cui descrizioni sono il risultato più della fantasia dell’autrice e non di quanto tramandano le antiche bibliografie:
[…], il profondo legame del De Moulins con la grande storia internazionale, potendo documentare le sue radici in Normandia (la Francia) e la sua imprescindibile connessione con la storia inglese visto che proprio Rodolfo de Moulins venuto a Bojano, aveva cercato di usurpare il trono a William detto “il Conquistatore”, colui il quale, la notte di Natale dell’anno 1066, conquistò l’Inghilterra !.
Rodolfo de Moulins, primogenito di Guimondo (II) e di Emma NON aveva cercato di usurpare il trono a William dettoil Conquistatore, colui il quale, la notte di Natale dell’anno 1066, conquistò l’Inghilterra: era stato il padre Guimondo (II), molti anni prima dell’anno 1066, a ribellarsi in Normandia a Guglielmo detto il Bastardo, successivamente soprannominato il Conquistatore per avere conquistato il trono d’Inghilterra nel Natale dell’anno 1066.
Probabilmente, il fuggiasco Rodolfo, nell’anno 1045 era presente nell’Abbazia di Montecassino e nell’anno 1053, come esaminato, era già titolare della contea longobardo franca di Boiano.
Ergo, NESSUNA imprescindibile connessione con la storia inglese da parte del futuro conte di Boiano.
Inoltre, la Storia del conte Rodolfo, NON si collega alla strada Micaelica, alla Francia e alla dinastia inglese dei Plantageneti, come scrive Tagliaferri.
Alla Francia, sì, ma NON alla strada Micaelica che all’epoca era la longobarda via Francigena e NEPPURE alla dinastia inglese dei Plantageneti: era una Dinastia inglese, si legge nel sito http://www.treccani.it/enciclopedia/plantageneti il cui nome deriva dal soprannome di Goffredo V il Bello, conte d’Angiò (1128-1151) e duca di Normandia (dal 1144), che aveva per emblema un ramo di ginestra (lat. genista; franc. plante genêt); l’estensione di questo soprannome personale alla sua discendenza è esclusivamente una convenzione moderna.
NON corrisponde al vero quanto scritto da Tagliaferri: […]. Eppure, pian piano, i Vichinghi divennero cristiani. Si deve dunque proprio a loro, il culto di San Michele Arcangelo che era veneratissimo nel medioevo, al punto tale che spesso i normanni, scendevano a visitare le grotte di Puglia.                                                                                                                                                                                             E’ documentato che furono i Longobardi, NON i Vichinghi o i Normanni, a diffondere il culto per l’Arcangelo.
Infatti, nel sito http://www.santuariosanmichele.it/lorigine-del-santuario, si legge:
Età longobarda. In ragione del fatto che il Santuario convogliava l’interesse delle diverse forze che agivano nell’Italia meridionale, tra il VI e il VII secolo, esso assunse una precisa connotazione che si intrecciò strettamente con la storia dei Longobardi. Il Santuario di San Michele si caratterizzò per un preciso ruolo di mediazione tra la promozione di una fede popolare e il consolidarsi di una politica religiosa: divenendo il sacrario nazionale dei Longobardi che vedevano nell’Arcangelo la figura ideale di dio guerriero protettore.        NON con i Normanni, bensì con la presenza dei Longobardi, iniziarono i pellegrinaggi anche da Bojano verso il monte Gargano e sarebbero continuati nei secoli a venire.                                                                                                                                                      In che modo il normanno Rodolfo acquisì la titolarità della contea longobardo franca di Boiano ?                                                  Tagliaferri scrive: Gli storici locali, a questo punto, interpretano come segue: uno afferma che Rodolfo, sposando Emma, la figlia longobarda del Conte Roffrid, (la moglie morì dopo l’eccidio di Montecassino), divenne Conte di Bojano; l’altro invece, sostiene che Rodolfo partecipò alla battaglia di Civitate (1053) per volere del papa Leone IX e siccome si era distinto per il valore militare, fu nominato “Conte di Bojano”.
In effetti, entrambe le cose accaddero ed è dunque agli atti della storia ufficiale che Rodolfo il Normanno, Signore di Moulins, divenne Conte di Bojano.
Gli storici locali, in realtà è UNICAMENTE il sottoscritto che ha sostenuto in modo chiaro: la titolarità della contea di Boiano fu acquisita, come già illustrato, da Rodolfo in seconde nozze con la contessa di Boiano, Emma figlia del conte longobardo Roffrid.
La morte della sua prima moglie, Alferada, è stata ipotizzata UNICAMENTE dal sottoscritto in occasione della loro probabile presenza nell’anno 1045 presso l’Abbazia di Montecassino.
In occasione della battaglia di Civitate (1053), Rodolfo era già conte di Boiano ed era schierato con i connazionali normanni contro l’esercito longobardo e loro alleati, guidati da papa Leone IX: ergo, era impossibile che per volere del papa Leone IX fu
nominato “Conte di Bojano”.
Per concludere e ristabilire quanto tramandano le antiche fonti bibliografiche, è bene SMENTIRE: E’ documentato che a Silva Marca, nei pressi dell’attuale Avellino, Ugone convocò in assemblea tutti i nobili e i cavalieri del regno e in quella circostanza, fu redatto un trattato detto, appunto, di “Silva Marca” in cui fu stabilito che, a partire da quell’anno, la Contea di Bojano, sarebbe stata definitivamente chiamata “Contea di Molisio”.
Ugone o Ugo (II), conte di Boiano, non aveva alcun potere per convocare una assemblea: fu il re Ruggero II d’Altavilla, suo suocero e cognato, a disporre una nuova amministrazione del suo vasto regno.

L’albero genealogico della famiglia comitale di Rodolfo de Moulins/Molinis/Molisio.

QUESTO QUANTO TRAMANDANO LE ANTICHE FONTI STORICHE.

Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA. IL DONO DI UNA CROCE ALLA CITTA’ DI ISERNIA.

ottobre 29, 2019

SEMPRE LA SUA CROCE.

Ancora una volta, frate Pietro mi azzittisce; è irritato per la pubblicazione di una antica ed artistica croce che si vuole sia stata da lui donata o inviata al popolo della città di Isernia.
Non essendo esperto in arte orafa, dice l’anziano frate, non posso descrivere nei suoi particolari la CROCE che avrei donato o spedito al popolo di Isernia o stimare l’anno della sua realizzazione.
Non ignoro la sua esposizione in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954), ma l’epoca della realizzazione della CROCE, come è scritto nella legenda della sua presentazione, avvenne nella SECONDA META’ DEL SEC. XIV.
NATO NELL’ANNO del Signore 1209 (a proposito si sono dimenticati di celebrare i miei 810 anni) e tornato alla Casa del Padre nell’anno 1296 (XIII sec.), potevo donare o inviare al popolo di Isernia 1 (UNA) CROCE che sarebbe stata realizzata nella metà XIV secolo ?

Ho fatto tanti miracoli, ma NON quello di donare o inviare UNA CROCE dal secolo XIII alla metà del secolo XIV.

MI SBAGLIO ?

(continua).
Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA. LE DUE CROCI DONATE ALLA CITTA’ DI ISERNIA.

ottobre 29, 2019
QUANTE ERANO LE CROCI DI PAPA CELESTINO V ?
D.: Fra’ Pietro la stampa (UNA) molisana in questi giorni ha dato ampio risalto al suo dono di 2 (DUE) o 1 (UNA) alla città o alla cattedrale di Isernia, ci po’ dare qualche informazione in più ?
R.: Mi meraviglio della tua poca memoria, caro amico: già nella 1^ intervista ti ho dato qualche informazione aderente alla VERITA’.
L’arciprete della cattedrale di Isernia, CIARLANTI, dopo la BUFALA dell’esistenza di un terreno nella città di Isernia posseduto dal mio buon padre Angelerio, notizia rivelatasi FALSA, dichiarò che, ascolta bene, le 2 (DUE) croci le avrei INVIATE alla città di Isernia da una mia residenza ignota ed in una occasione imprecisata, ergo: NON furono donate in occasione dell’ INVENTATO mio passaggio, della mia visita, della mia sosta, della mia presenza del 14 e 15 ottobre 1294.
Se furono INVIATE, è CHIARO che non furono consegnate da me o da un mio incaricato nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.
Una BUFALA crea sempre confusione e contraddizioni: ad esempio, in una sua omelia, il compianto mons. Gemma, vescovo di Isernia, dichiarò:”” e qui lasciasti come segno d’affetto, di comunione e di protezione QUELLA CROCE argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale””; le 2 (DUE) CROCI, in base alla testimonianza di mons. Gemma era 1^ (una) SOLA.
NON SOLO, FAI BEN ATTENZIONE: TUTTI i miei biografi più antichi, tranne CIARLANTI, oltre ad IGNORARE il mio passaggio, la mia visita, la mia sosta, la mia presenza del 14 e 15 ottobre 1294 nella città di Isernia, hanno sempre IGNORATO l’INVIO o il DONO delle 2 (DUE) o 1 (UNA) CROCE alla città o alla cattedrale di Isernia.
In VERITA’, in VERITA’ ti dico: le 2 (DUE) CROCI ESISTONO davvero nella cattedrale di Isernia ed 1 (UNA) sola di esse fu esposta in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954): “”CROCE IN ARGENTO DORATO (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo; tempesta di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. NOBILISSIMA ISPIRAZIONE DELL’ALTA OREFICERIA, FORSE FIORENTINA. SECONDA META’ DEL SEC. XIV. PROPRIETA’ DEL CAPITOLO CATTEDRALE DI ISERNIA””. (ti allego a ds. la foto di una di esse pubblicata da Isnews. Nella foto a sn. le 2 (CROCI) pubblicate in “Pietro Celestino Il cammino di un santo”. Isernia 2010).
Esistendo, come già ho detto, 2 (DUE) CROCI conservate nella cattedrale di Isernia. RIBADISCO: NON MI SONO MAI APPARTENUTE, NE’ DONATE E INVIATE AL POPOLO DI ISERNIA.

(continua).
Oreste Gentile

14 – 15 OTTOBRE 1294. PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA: “NON SONO STATO NELLA CITTA’ DI ISERNIA”.

ottobre 29, 2019
Papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio e di Maria, mi ha azzittito.
Caro amico intervistatore, mi deludi.
Da solo ho scoperto cosa scrivono i giornali sulla mia vita terrena. Ho letto con grave disappunto l’articolo pubblicato dal quotidiano Primo Piano Molise nella sua edizione del giorno del Signore 7 ottobre 2019 in merito alla mia visita, alla mia sosta, alla mia presenza nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.
Incuriosito, ho preso visione dell’articolo dopo quanto mi avevi illustrato nella tua 2^ intervista ed altresì convinto che il quotidiano avesse pubblicato quei documenti richiesti dall’Associazione “La Fraterna”, nel lontano anno 2008, alla Biblioteca Monumento Nazionale dell’Abbazia di Montecassino dove si attestava in modo inconfutabile la mia nascita nella città di Isernia.
Sono rimasto deluso, ancora una volta non si trattava della pubblicazione degli importanti documenti, ma si descriveva in modo COMPLETAMENTE ERRATO, la mia visita, la mia sosta, la mia presenza nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.
Ho sempre sostenuto e sostengo di NON ESSERE STATO IN ISERNIA NEI GIORNI 14 e 15 OTTOBRE DELL’ANNO 1294; probabilmente NESSUNO ha fatto tesoro di quanto ho dichiarato nella precedente intervista.
Hanno la mente talmente confusa nel volermi far nascere, costi quel che costi, nella città di Isernia, da IGNORARE e CREARE UNA GRANDE CONFUSIONE anche su come avvenne la mia elezione papale.
La mia visita, la mia sosta, la mia presenza nella città di Isernia sarebbe avvenuta ADDIRITTURA PRIMA della mia elezione papale; hanno scritto che avrei fatto un VIAGGIO DAL MIO EREMO DEL MORRONE A PERUGIA INSIEME AL RE CARLO II D’ANGIO’, ed hanno aggiunto: << […]. La tradizione vuole che fra’ Pietro nel suo viaggio da monte Morrone, passando vicino ai luoghi che ne videro i natali volle deviare dal percorso organizzato per rivedere la sua città d’origine, […] >>.
Ma come, la tanto decantata tradizione della mia nascita nella città di Isernia ha sempre sostenuto la mia visita, la mia sosta, la mia presenza nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294, ossia DOPO LA MIA INCORONAZIONE E IN OCCASIONE DEL MIO VIAGGIO VERSO LA CITTA’ DI NAPOLI, ed ora affermano che la mia visita, la mia sosta, la mia presenza nella città di Isernia sarebbe avvenuta PRIMA DELLA MIA ELEZIONE ?
LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA.
Le cartine allegate illustrano l’INFONDATEZZA di quanto è stato scritto nell’articolo che ho avuto il DISPIACERE di leggere.
(continua).
Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA. DOCUMENTI INESISTENTI.

ottobre 29, 2019
IN ATTESA DI UNA RISPOSTA.
D.: Prima di continuare a ricordare i biografi convinti assertori delle sue origini isernine, può dirci se nella Biblioteca Monumento Nazionale dell’Abbazia di Montecassino VERAMENTE esistono documenti che possono attestare indiscutibilmente la sua nascita nella città di Isernia ?
Sono più di 11 anni che i lettori del quotidiano “Primo Piano Molise”, che non dimenticano, attendono quanto promesso da un suo giornalista (?) nel giorno del Signore 13 aprile 2008: […]. Conclusione: documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino. L’associazione “La Fraterna” a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni documenti dove è chiaro come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V..
R.: I documenti interessanti ed ancora inediti NON ESISTONO; dubiti forse della diligenza e fattiva collaborazione di cui hai goduto da parte del compianto Don Gregorio De Francesco ?
Cosa dirti a proposito della mancata pubblicazione ?
In base a quanto scrisse il giornalista (?), ti propongo 3 ipotesi: 1^. l’associazione “La Fraterna” nel lontano anno 2008 avrà dimenticato di << inoltrare formale richiesta >>; 2^. Il giornalista (?) era convinto della smemoratezza dei lettori del quotidiano; 3^. I documenti interessanti ed ancora inediti NON SONO MAI ESISTITI.

Il compianto Don Gregorio De Francesco.

 

La sala consultazioni della Biblioteca Monumento Nazionale di dell’Abbazia di Montecassino.

L’Abbazia di Montecassino.

(continua).

Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA. LA PRESENZA SUA PRESENZA NELLA CITTA’ DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 OTTOBRE 1294.

ottobre 29, 2019

1^. LA PRESENZA DI PAPA CELESTINO V NELLA CITTA’ DI ISERNIA NEI GIORNI 14 E 15 OTTOBRE 1294.

D.: Frate Pietro, è di questi giorni la notizia per ricordare il suo passaggio, la sua visita, la sua sosta, la sua presenza nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre dell’anno 1294.

R.: Mai stato in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 è ERRATO, come hanno scritto, NON vi sono passato, NON vi ho soggiornato per recarmi con il re Carlo d’Angiò ai luoghi del Sacro Collegio, ossia a Perugia, e poi nella città de L’Aquila. La nomina mi fu recapitata nel mio eremo del Morrone e da lì, scortato dal re e dal figlio, fui condotto a L’Aquila per diventare papa Celestino V.

D.: Ma come, hanno scritto che in occasione del suo passaggio, della sua visita, della sua sosta, della sua presenza nella città di Isernia: la sua città d’origine, alla quale donò le preziose croci che ancora oggi sono conservate in Isernia ?

R.: Una BUFALA, come dite voi. Ma ti pare, CIARLANTI arciprete della Cattedrale di Isernia, convinto sostenitore della mia nascita in quella città, non avrebbe evidenziato il mio passaggio, la mia visita, la mia sosta, la mia presenza in Isernia ?

Proprio lui ch,e pur di sostenere la mia nascita in Isernia, si era invento nei pressi della città l’esistenza di un mio fondo paterno sul quale avrei fatto costruire un monastero ?

CIARLANTI ricordò SI le 2 (DUE) croci, ma scrisse: e due Croci ch’egli (ossia io) in dono mandò alla sua Patria (ossia Isernia), che nel Duomo si conservano.

Caro amico, le 2 (DUE) croci io le avrei mandate (ossia spedite, inviate, pervenire), ergo non le donai in occasione della mia falsa presenza, del mio passaggio, della mia visita, della mia sosta, della mia presenza nella città di Isernia: in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.

D.: Ma le 2 (DUE) croci sono veramente esistite ?

R.: Cosa vuoi, le INVENTANO TUTTE pur di farmi nascere nella città di Isernia. Ho appreso, ad esempio, che addirittura mons. Gemma, quando era vescovo della diocesi di Isernia-Venafro, dichiarò in una sua omelia l’esistenza di 1 (UNA) sola croce: e qui lasciasti come segno d’affetto, di comunione e di protezione QUELLA CROCE argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Vedi, caro amico, anche il vescovo mi vuole nato in Isernia.

Vedi, esiste una descrizione di UNA sola CROCE esposta in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954): CROCE IN ARGENTO DORATO (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo; tempesta di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. NOBILISSIMA ISPIRAZIONE DELL’ALTA OREFICERI, FORSE FIORENTINA. SECONDA META’ DEL SEC. XIV. PROPRIETA’ DEL CAPITOLO CATTEDRALE DI ISERNIA.

La seconda metà del sec. XIV E’ UNA DATA CHE NON SI CONCILIA CON L’ANNO 1294 E CON I GIORNI 14 E 15 OTTOBRE IN CUI AVREI DOVUTO ESSERE PRESENTE O PASSARE O VISITARE O SOSTARE NELLA CITTA’ DI ISERNIA ?

Le 2 croci ricordate nella intervista.

 

 

(continua).

Oreste Gentile

LE 2 (DUE) O 1 (UNA) CROCE DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.

ottobre 10, 2019
Papa Celestino V, al secolo figlio di Pietro di  Angelerio e di Maria, irritato per la pubblicazione di una antica ed artistica croce che si vuole sia stata da lui donata o inviata al popolo della città di Isernia, ha rilasciato la seguente intervista:
Non essendo esperto in arte orafa, dice l’anziano frate, non posso descrivere nei suoi particolari la CROCE che avrei donato o spedito al popolo di Isernia o stimare l’anno della sua realizzazione.
Non ignoro la sua esposizione in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di Cimeli e Documenti (L’Aquila 1954), ma l’epoca della realizzazione della CROCE, come è scritto nella legenda della sua presentazione, avvenne nella SECONDA META’ DEL SEC. XIV.

NATO NELL’ANNO del Signore 1209 (a proposito stanno dimenticando di celebrare i miei 810 anni della mia nascita) e tornato alla Casa del Padre nell’anno 1296 (XIII sec.), potevo donare o inviare al popolo di Isernia 1 (UNA) CROCE che sarebbe stata realizzata nella metà XIV secolo ?
Ho fatto tanti miracoli, ma NON quello di donare o inviare UNA CROCE dal secolo XIII alla metà del secolo XIV.
MI SBAGLIO ?
Oreste Gentile.

IL VATICANO HA SUPERATO PONZIO PILATO.

settembre 20, 2019
IL CASO DELLA PATRIA DI PAPA CELESTINO V, AL SECOLO PIETRO DI ANGELERIO E DI MARIA.
Da una intervista di TG 3 Molise a l’arcivescovo metropolita, Giancarlo Maria Bregantini, della diocesi di Campobasso-Bojano:
D.: C’è ancora una diatriba tra S. Angelo Limosano e Isernia per chi ha dato i natali a Celestino V o abbiamo la certezza?
R.: La diatriba resterà sempre perché il Vaticano se l’è sbrigata con: è nato nel Molise. Noi diciamo da gente di questo luogo che è nato a Sant’Angelo Limosano, altri diranno altre cose. Noi lo motiviamo per la particolare vicinanza che ha avuto questo Sant’Angelo con Faifoli dove lui è cresciuto come novizio, si è approfondita la sua vocazione ed è stato lì che ha emesso i voti, perciò c’è certamente una ragione diremo affettiva ed effettiva.
Ponzio Pilato si lavò le mani, delegando il popolo a scegliere tra Gesù e Barabba.
Il Vaticano, lascia TUTTI nel secolare DUBBIO, permettendo la disputa della famosa nascita.
La secolare disputa continua con la erezione di 3 (TRE) monumenti rappresentanti papa Celestino V in 3 (TRE) località diverse: Isernia, Sant’Angelo Limosano e Sant’Angelo di Raviscanina.

E’ PRENDERE IN GIRO IL SANTO FRATE EREMITA ED ILLUDERE I CITTADINI DELLE 3 (TRE) LOCALITA’ IN CONTESA ?
PROPRIO IL VATICANO !
SCHERZA CON I FANTI E LASCIA STARE I SANTI.
Per fortuna la Provvidenza rimedia agli ERRORI degli uomini.
Il Cammino del Perdono, ideato ed organizzato da Il Movimento Celestiniano con sede in L’Aquila: Il Cammino del Perdono nasce dal desiderio di riscoprire quegli elementi e quei personaggi che favorirono la rappacificazione tra popoli da secoli in guerra a causa delle famigerate Crociate Cristiane.
Dal sito http://ilcamminodelperdono.eu: Il percorso collega il luogo di nascita di San Pietro Celestino alla città che ne vide principalmente le gesta. Il cammino ripercorre, quindi, le tappe fondamentali della esistenza di Celestino, passando attraverso alcuni dei luoghi ove si rifugiò da eremita e che conservano ancora una forte spiritualità ed una bellezza mistica.

I luoghi coinvolti nel percorso sono: Monticchio, Fossa Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, Campana, Fontecchio, Acciano, Madonna della Santità, Castelvecchio Subequo, Castel di ieri, Goriano Sicoli, Raiano, Pratola Peligna, Sulmona, Badia di Santo Spirito, Eremo di Sant’Onofrio, Eremo di Sant’Onofrio, Marane, Pacentro, Campo di Giove, Vado di Coccia, Palena, Eremo della Madonna dell’Altare, Roccaraso, Castel di Sangro, S. Pietro Avellana, Pescolanciano, Civitanova del Sannio, Sant’Angelo Limosano.
L’intero percorso misura 220 km.

L’itinerario da L’AQUILA a SANT’ANGELO LIMOSANO.

Oreste Gentile.

IL MOLISE CHE NON ESISTE, RESISTE.

settembre 18, 2019

Coloro che continuano a dire o scrivere: il Molise non esiste, dimostrato una grande ignoranza non più tollerabile, per ovvi motivi, ai giorni nostri.

Nella mia giovinezza vissuta per motivi scolastici nella bella città di Pesaro, alla domanda: di dove sei? Rispondere, Bojano, Campobasso o Molise, i miei interlocutori commentavano: Campania, Napoli, Puglia; neppure Abruzzo.

Cosa farci se nelle scuole di ogni ordine e grado avevano trascurato l’insegnamento o lo studio della geografia.

Oggi non dovremmo più trovarci in questa situazione, ma se qualcuno volesse conoscere il Molise attraverso la lettura della sua Storia, si troverebbe disorientato vista la diffusione permanente delle cosiddette “storie di campanile o credenze popolari” il più delle volte documentate esclusivamente da una sempre invocata “tradizione” orale fondata sul NULLA, ma creata “ad hoc” pur di negare l’evidenza.  

Nel presente sito https://molise2000.wordpress.com si possono consultare gli articoli (in elenco solo alcuni) pubblicati.

 

IL TERRITORIO DELLE REGIONE MOLISE. IL TERRITORIO DEGLI  SANNITI/PENTRI ED IL TERRITORIO DEI SANNITI/FRENTANI CON GLI ATTUALI 136 “CAMPANILI”.

 

SAN FRANCESCO NELLA REGIONE MOLISE

LA ” PENTRIA “.

DIOMEDE ed il SANNIO.

SAN FRANCESCO IN MOLISE 

ANNIBALE NEL TERRITORIO DEI “SANNITI PENTRI”

MONTEFALCONE NEL SANNIO non è “MARONEA”.

FROSOLONE NON E’ L’ANTICA “FRESILIA”.

LANDOLFO BORRELLO ED I COLONI VENEZIANI IN AGNONE (IS).

FERRAZZANO NON E’ “FERENTINO”.

ALTO SANNIO o NAZIONE SANNITA? VOGLIONO RISCRIVERE LA STORIA DEI SANNITI.

FO’RLI’ del Sannio: quale la vocale tonica

Rodolfo “di Molhouse” o “di Mulhausen”, normanno, conte di Bojano: mai esistito!

LA “CONTEA” DI PIETRABBONDANTE E LA “CONTEA” DI CAMPOMARINO: NON SONO MAI ESISTITE.

LA BATTAGLIA DI CANNE: QUANDO IL FIUME OFANTO SFOCIAVA NEL MARE JONIO.

GIAMBATTISTA MASCIOTTA: uno storico non attendibile.

PESCHE (IS) E LA NASCITA DI PAPA CELESTINO V: UNA “BUFALA” !

“ad pyR VIII” = “ad Pir(um)”: una “bufala” !

PAPA CELESTINO V. NARCOTIZZATI DA UNA “TRADIZIONE” FONDATA SUL “NULLA” E CHE ABUSA DELLA CREDULITA’ POPOLARE.

PAPA CELESTINO V: QUALCUNO MENTE SUL LUOGO DELLA SUA NASPAPA CELESTINO V. CONTINUA LA SAGRA DELLE BUGIE!CITA!

LA BATTAGLIA DI CANNE: ANCORA DUE BUFALE!

LA TRIBU’ DEI PENTRI: LA REGIONE MOLISE “RISCRIVE” LA STORIA!

PAPA CELESTINO V: UN PATRONO CONTESO DA UNA CITTA’ ED UN PAESE.